Benessere Olistico http://coscienzeinrete.net Fri, 20 Apr 2018 14:25:38 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Rivoluzione Alzheimer, scoperto meccanismo che blocca la memoria http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3163-rivoluzione-alzheimer-scoperto-meccanismo-che-blocca-la-memoria http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3163-rivoluzione-alzheimer-scoperto-meccanismo-che-blocca-la-memoria

Alzheimer BrainUn gruppo di scienziati italiani ha individuato il ruolo chiave di una regione cerebrale nello sviluppo della malattia

E’ l’area tegumentale ventrale ad avere un ruolo determinante nello sviluppo dell’Alzheimer, che secondo un recente studio si potrebbe trasmettere attraverso il sangue. Questa area, deputata al rilascio di dopamina, importante molecola messaggera del cervello, in caso di malfunzionamento ha ripercussioni sul centro della memoria, l’ippocampo, compromettendo quindi la capacità di ricordare.

di Valentina Scotti

Il ruolo chiave della dopamina

La scoperta potrebbe rivoluzionare sia la diagnosi precoce, sia le terapie, spostando l’attenzione su farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Autrice dello studio è Annalena Venneri, dello Sheffield Institute for Translational Neuroscience (SITraN) in Gran Bretagna, che spiega: «la nostra scoperta indica che se l’area tegmentale-ventrale (VTA) non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, questo non funziona più in modo efficiente» e la formazione dei ricordi risulta compromessa.

 

Per la prima volta è stato dimostrato questo collegamento negli esseri umani. Venneri e Matteo De Marco della University of Sheffield hanno eseguito test cognitivi e risonanze magnetiche su 29 pazienti con Alzheimer, 30 soggetti con declino cognitivo lieve e 51 persone sane, evidenziando una correlazione tra dimensioni e funzioni della VTA con le dimensioni dell’ippocampo e le funzioni cognitive dell’individuo. Un traguardo raggiunto dopo un anno di esperimenti di laboratorio condotti presso l’Ircss Santa Lucia e l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Lo studio coordinato da Marcello D’Amelio evidenziava anche l’effetto del mancato rilascio di dopamina sulla perdita di motivazione della persona.

Rivoluzione per la diagnosi

«La nostra scoperta – spiega Venneri – indica che se una piccola area di cellule del cervello, chiamata area tegmentale ventrale, non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, un piccolo organo situato dentro il lobo temporale, questo non funziona più in modo efficiente. L’ippocampo è associato con la formazione di nuovi ricordi, per questo la scoperta è cruciale per la diagnosi precoce dell’Alzheimer. Il risultato mostra un cambiamento che scatta repentinamente e che può innescare l’Alzheimer». «Stiamo somministrando farmaci `agonisti-dopaminergici´ – spiega Giacomo Koch, Direttore del Laboratorio di Neuropsicofisiologia Sperimentale dell’IRCCS capitolino – a pazienti con malattia di Alzheimer per osservare se questi farmaci stimolano la plasticità cerebrale e quindi la conservazione delle facoltà cognitive».

Fonte: http://www.datamanager.it/2018/03/rivoluzione-alzheimer-scoperto-meccanismo-che-blocca-la-memoria/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Fri, 30 Mar 2018 10:06:52 +0000
“Servono più antenne abbassate le tutele sulle emissioni”. Manovre sporche sul 5G http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3150-servono-piu-antenne-abbassate-le-tutele-sulle-emissioni-manovre-sporche-sul-5g http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3150-servono-piu-antenne-abbassate-le-tutele-sulle-emissioni-manovre-sporche-sul-5g

5gIn Italia è appena iniziata la corsa al 5G. Per la quinta generazione delle reti mobili si sono appena definite le procedure di quella che si preannuncia come un’asta miliardaria e che, al momento, è ancora in fase preliminare con le regole appena dettate dall’AgCom.

Qualche paese, però, è più avanti di noi. E la strada che sta scegliendo può facilmente far desumere i rischi di quella che noi intraprenderemo a fine anno. È il caso della Svizzera dove – è notizia di oggi – Swisscom ha chiesto di innalzare abbondantemente i limiti previsti dalle leggi per tutelare la salute dei cittadini dai danni le emissioni di onde elettromagnetiche.

Servono più antenne, alzate i limiti

Il motivo di questa richiesta – che sta allarmando molte organizzazioni elvetiche – è semplice e drammaticamente attuale anche al di qua delle Alpi: secondo Swisscom, le antenne di oggi sono quasi completamente utilizzate con 3G e 4G. Per dare il via alla stagione della navigazione ultraveloce dai cellulari (che consentirebbe di scaricare un film in pochi secondi anche da smartphone) servono nuovi trasmettitori 5G da aggiungere a quelli vecchi. Con un inevitabile aumento delle radiazioni elettromagnetiche. Di qui la richiesta, svelata dalla stampa svizzera che ha pubblicato gli stralci di un documento interno di Swisscom che chiede di portare il limite di legge a uno nuovo, tre volte superiore.

Guadagno dei big o salute dei cittadini?

“Una scelta del genere renderebbe la Svizzera uno dei paesi europei con la peggiore protezione dalle radiazioni” denunciano molte associazioni sottolineando come la Svizzera finora aveva valori limite simili a quelli dei suoi vicini europei.
Per Harry Künzle, direttore dell’ambiente e dell’energia della città di San Gallo, e l’ingegnere Manuel Murbach della Fondazione IT’IS dell’ETH di Zurigo, Swisscom potrebbe introdurre il 5G senza aumentare i valori limite ma ha scelto la soluzione più economica a quella che proteggerebbe le persone dalle radiazioni dei telefoni cellulari. Una tentazione che sarebbe il caso di reprimere sul nascere anche da noi…

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/03/07/servono-piu-antenne-abbassate-le-tutele-sulle-emissioni-manovre-sporche-sul-5g/32710/?utm_content=buffer3c482&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Fri, 09 Mar 2018 09:31:58 +0000
Scienziati scoprono che il digiuno attiva le cellule staminali nel rigenerare tutto il nostro corpo http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3148-scienziati-scoprono-che-il-digiuno-attiva-le-cellule-staminali-nel-rigenerare-tutto-il-nostro-corpo http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3148-scienziati-scoprono-che-il-digiuno-attiva-le-cellule-staminali-nel-rigenerare-tutto-il-nostro-corpo

Uno studio pubblicato su  Cell Stem Cell mostra che cicli di digiuno prolungato non solo proteggono contro i danni al sistema immunitario, un importante effetto collaterale della chemioterapia, ma inducono la rigenerazione del sistema immunitario, spostando le cellule staminali da uno stato inattivo a uno stato di auto-mantenimento.

digiuno cellule staminali

I risultati di esperimenti sui topi e un test clinico umano di fase 1, hanno dimostrato che lunghi periodi di digiuno abbassano significativamente i livelli di globuli bianchi. Nei topi, il digiuno ha cambiato le vie di segnalazione delle cellule staminali ematopoietiche, un gruppo di cellule staminali che generano sangue. I ricercatori californiani confermano dunque che il digiuno innesca un meccanismo o uno switch rigenerativo che spinge le staminali a creare nuovissime cellule del sangue, nuovissimi globuli bianchi in particolare, essenziali per ripristinare l’intero sistema immunitario, promuovere la rigenerazione di cellule staminali del sistema ematopoietico.

La scoperta potrebbe essere particolarmente utile per le persone che soffrono di sistemi immunitari danneggiati, come i malati di cancro in chemioterapia. Si potrebbero anche aiutare gli anziani il cui sistema immunitario diventa meno efficace con l’avanzare dell’età, rendendo più difficile per loro combattere anche le malattie più comuni. Lo studio ha importanti implicazioni per quanto riguarda l’invecchiamento, in cui il declino del sistema immunitario contribuisce ad un aumento della suscettibilità alle malattie come per le persone  in età avanzata. Prolungati cicli di digiuno –  periodi di astensione dal cibo dai due a quattro giorni alla volta nel corso di sei mesi – uccidono le cellule immunitarie più vecchie e danneggiate generando così nuove cellule. La ricerca ha anche dimostrato implicazioni nella tolleranza alla chemioterapia per persone con un vasta gamma di carenze del sistema immunitario, tra cui disturbi causati dalle malattie autoimmuni, il corpo induce le cellule staminali a produrre nuove cellule immunitarie (globuli bianchi) capaci di combattere efficacemente ogni eventuale infiammazione del corpo.

“Non potevamo prevedere che il digiuno prolungato avesse un effetto così notevole nel promuovere la rigenerazione delle cellule staminali a base del sistema ematopoietico,” ha affermato Edna M. Jones docente di Gerontologia e le scienze biologiche alla USC School Davis Gerontologia e direttore del USC Longevity Institute .

“Quando viene privato del cibo, il sistema tenta di risparmiare energia, e una delle cose che può fare per risparmiare energia è quello di riciclare un sacco di cellule immunitarie che non sono necessarie, in particolare quelle che possono essere danneggiate”, afferma il Prof. Valter Longo lo scienziato italiano che è tra i maggiori esperti mondiali sul digiuno. “Ciò che abbiamo notato sia nel nostro lavoro sugli animali che su umani è che il numero di globuli bianchi scende con il digiuno prolungato. Poi, quando si riprende ad alimentarsi, le cellule del sangue tornano.”

Cicli di digiuno

Il digiuno prolungato costringe il corpo a utilizzare depositi di glucosio, grassi e chetoni, ma attinge anche ad una parte significativa di globuli bianchi.

Durante ogni ciclo di digiuno, questa diminuzione di cellule bianche del sangue induce cambiamenti che attivano la rigenerazione delle cellule staminali tramite nuove cellule del sistema immunitario. In particolare, il digiuno prolungato riduce l’enzima PKA, che precedentemente l’équipe di Longo ha scoperto che ciò estende la longevità negli organismi semplici e che è stato collegato in altre ricerche alla regolazione dell’auto rinnovamento delle staminali e alla pluripotenza (auto-rinnovamento delle cellule) – ossia il potenziale di una cellula di svilupparsi in altri tipi di cellula. Il digiuno prolungato, inoltre abbassa i livelli del IGF-1, un ormone collegato a invecchiamento, progressione dei tumori e rischio di cancro. Infatti per questo è fortemente sconsigliato ai malati di cancro di assumere latticini che invece stimolano l’IGF-1, come ha fatto notare il Dr. Berrino nell’articolo Raccomando a chi ha un tumore di NON bere latte di mucca.

“Spegnere il gene PKA è il passo chiave che induce le cellule staminali alla rigenerazione. E’ come dare l’ok alle cellule staminali per andare avanti e iniziare a prolifere per ricostruire l’intero sistema.”dice il Prof. Longo.

”E la buona notizia”, aggiunge, ”è che il corpo si libera anche delle parti del sistema che potrebbero essere danneggiate o vecchie e delle parti inefficienti, durante il digiuno. Se si ha un sistema fortemente danneggiato da chemioterapia o invecchiamento, i cicli di digiuno possono generare, letteralmente, un nuovo sistema immunitario“.

In uno studio clinico che ha coinvolto un piccolo gruppo di pazienti affetti da cancro, il team ha anche scoperto che il digiuno per tre giorni, prima di ricevere la chemioterapia, li proteggeva dai suoi effetti tossici.

Se da una parte la chemioterapia può essere utile in alcuni casi, dall’altra provoca anche danni significativi al sistema immunitario e il team spera che i loro risultati possano dimostrare che il digiuno può aiutare a minimizzare alcuni di questi danni. Questo è ciò che afferma Tanya Dorff, assistente di medicina clinica presso l’USC Norris Comprehensive Cancer Center. “Sono necessari ulteriori studi clinici, e qualsiasi intervento dietetico deve essere effettuato esclusivamente sotto la guida di un medico.”

Il Prof. Longo sta ora studiando se questi stessi effetti di rigenerazione funzionano con altri sistemi e organi oltre che con il sistema immunitario. Il suo laboratorio ha già in programma ulteriori studi su animali e studi clinici.

Lo studio è stato sostenuto dal National Institute of Aging parte del National Institutes of Health (numeri di sovvenzione AG20642, AG025135, P01AG34906). La sperimentazione clinica è stato sostenuta dalla V Foundation e dal National Cancer Institute of the National Institutes of Health (P30CA014089).

Chia Wei-Cheng di USC Davis è stato il primo autore dello studio. Gregor Adams, Xiaoying Zhou e Ben Lam del Eli e Edythe Broad Centro di Medicina Rigenerativa e ricerca sulle cellule staminali a USC; Laura Perin e Stefano Da Sacco dell’Istituto Saban Research all’ospedale dei bambini di Los Angeles; Min Wei di USC Davis; Mario Mirisola dell’Università degli Studi di Palermo; Dorff e David Quinn della Keck School of Medicine della USC; e John Kopchick della Ohio University sono stati co-autori dello studio.

Fonte: http://lospillo.info/scienziati-scoprono-digiuno-attiva-le-cellule-staminali-nel-rigenerare-nostro-corpo/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Wed, 07 Mar 2018 12:21:51 +0000
Camminare allevia la tristezza, lo stress e rigenera il cervello http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3137-camminare-allevia-la-tristezza-lo-stress-e-rigenera-il-cervello http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3137-camminare-allevia-la-tristezza-lo-stress-e-rigenera-il-cervello

Se ti senti triste, preoccupato o ansioso, uno dei migliori rimedi naturali è camminare. Allontanati dalla fonte del problema e immergiti nella natura.

Non c’è niente di meglio di una bella passeggiata per alleviare il dolore, sbarazzarsi dello stress accumulato e ricaricare le batterie.

Infatti, è noto che l’esercizio fisico, e camminare in particolare, è un’ottima terapia per il trattamento della depressione e dell’ansia. È stato dimostrato che camminare a ritmo sostenuto favorisce il rilascio di endorfine, degli ormoni che ci fanno sentire felici e rilassati, mentre riduce la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress.

Inoltre, i neuroscienziati della Princeton University ritengono che gli effetti di una sana camminata vadano ben oltre la produzione momentanea di alcuni neurotrasmettitori, ritengono infatti che camminare regolarmente può addirittura contribuire a rigenerare il cervello aiutandoci ad affronatare meglio, e con meno stress, i problemi della quotidianità.

camminare rigenera il cervello allevia la tristezza e lo stress

I “neuroni calmanti” nel cervello

Questi ricercatori hanno lavorato con due gruppi di cavie, un gruppo è rimasto attivo e l’altro è stato destinato ad una vita sedentaria. Dopo aver camminato, gli scienziati analizzarono i loro cervelli e scoprirono che negli animali che avevano fatto attività fisica si attivarono alcuni neuroni che inibiscono l’attività delle cellule nervose troppo eccitate.

In seguito aggiunsero un po’ di stress ambientale e riscontrarono l’attivazione dei neuroni eccitabili nell’ippocampo, una regione del cervello coinvolta nelle risposte emotive. Tuttavia, gli animali che camminarono furono in grado di affrontare meglio anche questa attivazione cerebrale dato che si attivarono anche i “neuroni calmanti” per evitare che l’impatto della situazione fosse eccessivo e per mantenere sotto controllo lo stress.

Questi risultati, che i neuroscienziati considerano validi anche per gli esseri umani, potrebbero spiegare il motivo per cui camminare ci aiuta a rilassarci e dimenticare preoccupazioni e dolori. Tutto indica che quando camminiamo si attivano nel cervello i “neuroni calmanti” che vanno ad inibire l’eccitazione dei neuroni che sono alla base delle preoccupazioni, le elucubrazioni e lo stress.

Ciò indica che l’attività fisica aiuta a riorganizzare il cervello, quindi è meno probabile che le persone che camminano e fanno regolarmente attività fisica soffrano di alti livelli d’ansia e lo stress interferirà meno durante la loro vita quotidiana. Fondamentalmente, camminare rafforza il meccanismo d’inibizione che impedisce alle cellule nervose più eccitabili di divenire iperattive.

Per beneficiare al massimo della camminata è meglio scegliere un percorso immerso nella natura

Non è la stessa cosa camminare su un tapis roulant, tra le quattro mura di una palestra, che farlo in città o immersi nella natura. I neuroscienziati della Heriot-Watt University lo dimostrarono monitorando l’attività cerebrale di 12 persone mentre queste camminavano per 25 minuti in un centro commerciale, uno spazio verde e una strada affollata. L’elettroencefalogramma mobile monitorò le loro emozioni e stati come la frustrazione, la meditazione, l’entusiasmo e l’attenzione.

Così scoprirono che il rilassamento e la meditazione erano più intensi quando i soggetti camminavano attraverso spazi verdi. Queste persone provavano anche un minor senso di frustrazione. Questo avviene perchè negli spazi verdi il nostro cervello riesce a staccare completamente e attiva quella che che viene definita “attenzione involontaria”, avendo la possibilità di muoversi più liberamente in uno stato abbastanza simile a quello della meditazione mindfulness. Al contrario, nelle strade e nei centri commerciali dobbiamo rimanere più attenti, quindi non abbiamo la possibilità di scollegarci completamente dalle nostre preoccupazioni e non permettiamo al nostro cervello di riposare.

Fonte: https://www.salutecobio.com/camminare-stress-tristezza

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Thu, 15 Feb 2018 12:55:18 +0000
Primari in pensione visitano chi è in difficoltà: l'ambulatorio è gratis http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3133-primari-in-pensione-visitano-chi-e-in-difficolta-l-ambulatorio-e-gratis http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3133-primari-in-pensione-visitano-chi-e-in-difficolta-l-ambulatorio-e-gratis

A Borgomanero (Novara) 23 primari in pensione visitano chi è in difficoltà economiche, affiancati da psicologi e infermieri: sono tutti volontari Auser. Visitate oltre mille persone l'anno. I fondi per le apparecchiature arrivano tutti da donatori privati.

Primari curano gratis

Italiani che rinunciano o rimandano le prestazioni sanitarie per motivi economici: sono 12 milioni secondo un recente studio del Censis, un milione 200 mila in più rispetto all’anno precedente. E spesso a dare una risposta a situazioni di difficoltà interviene il non profit. Accade così a Borgomanero, in provincia di Novara, dove opera ormai da alcuni anni un poliambulatorio totalmente gratuito per chi si trova in difficoltà economiche. L’attesa per una visita è solo di pochi giorni e i fondi per le apparecchiature arrivano tutti da donatori privati. Il poliambulatorio ha mosso i primi passi nel 2010, oggi oltre mille persone vengono visitate in un anno.

Un gruppo di 23 primari oggi in pensione, affiancati da psicologi e infermieri, tutti volontari dell’Auser, visitano gratuitamente anziani, rifugiati, persone che si trovano in difficoltà economica. "Persone - sottolinea l'organizzazione - che altrimenti rinuncerebbero a curarsi". Sono diciassette le specialità mediche offerte dall’ambulatorio dell’Auser, dalla cardiologia all’ortopedia, dalla pediatria, alla medicina interna, neurologia, dermatologia, otorinolaringoiatra. Si praticano anche ecografie ed ecodoppler, Ecg holter.

Nel 2017 è partito inoltre il progetto  “ambulatorio odontoiatrico diffuso” che fornire prestazioni ambulatoriali odontoiatriche a favore di cittadini in difficoltà su segnalazione dei servizi sociali del territorio.

Fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/564376/Primari-in-pensione-visitano-chi-e-in-difficolta-l-ambulatorio-e-gratis

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Mon, 12 Feb 2018 12:33:22 +0000
Ecco le piante utili contro il mal di testa http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3125-ecco-le-piante-utili-contro-il-mal-di-testa http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3125-ecco-le-piante-utili-contro-il-mal-di-testa

Ecco le piante utili contro il mal di testa articleimageAnche il CNR pubblica uno studio con il quale riconosce l'efficacia delle piante nella cura delle cefalee. Il valore terapeutico degli estratti delle piante è sempre più documentato scientificamente.

Sostanze estratte dalle piante sono efficaci contro la cefalea. Emerge da uno studio dell'Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo e dell'Istituto di scienze neurologiche del Cnr sui rimedi vegetali usati nella medicina popolare tra il XIX e il XX secolo. Circa l'80% presenta componenti in grado di contrastare i meccanismi alla base del mal di testa. Il 40% di queste piante era in uso già da circa 2000 anni. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, la cefalea è tra i disturbi del sistema nervoso più diffusi, con conseguenti gravi problemi di salute e disabilità. I ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche-Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom-Cnr) e Istituto di scienze neurologiche (Isn-Cnr) si sono interessati all'argomento con uno studio sui rimedi vegetali usati dalla medicina popolare italiana. Alla luce delle attuali conoscenze "circa il 79% delle piante utilizzate nel passato presenta metaboliti secondari (composti organici che non hanno una funzione diretta sulla crescita e lo sviluppo delle piante) con azione anti infiammatoria e analgesica e comunque in grado di contrastare i meccanismi ritenuti alla base delle principali forme di cefalee", spiega Giuseppe Tagarelli dell'Isafom-Cnr. Componenti organici quali flavonoidi, terpenoidi, fenilpropanoidi, afferma, "sembrano poter bloccare, in vivo, i mediatori chimici coinvolti nell'insorgenza delle cefalee.

Ad esempio, i diterpeni estratti dal girasole, dal sambuco e dall'artemisia agiscono sulle cavie come i FANS, i farmaci antiinfiammatori non steroidei che solitamente si assumono contro le cefalee, oltre che per ridurre lo stato infiammatorio in patologie articolari, reumatologiche e muscolo-scheletriche". Lo studio ha rivelato anche altro. "È stato evidenziato che circa il 42% delle piante utilizzate dalla medicina popolare italiana per la cura della cefalea era già in uso nel periodo tra il V secolo a.C. e il II d.C., come testimoniano tra gli altri Ippocrate e Plinio il Vecchio. Un significativo bagaglio di sapere per lo sviluppo di nuovi farmaci.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/Ecco-le-piante-utili-contro-il-mal-di-testa

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Wed, 24 Jan 2018 13:19:10 +0000
Sostituire il rischioso Wi-Fi col più sicuro cablaggio: è legge ma nessuno lo sa! http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3119-sostituire-il-rischioso-wi-fi-col-piu-sicuro-cablaggio-e-legge-ma-nessuno-lo-sa http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3119-sostituire-il-rischioso-wi-fi-col-piu-sicuro-cablaggio-e-legge-ma-nessuno-lo-sa

wifi GallettiNel fitto sottobosco della giungla normativa s’annida una disposizione silenziata e misconosciuta, attesa però da tempo dal fronte precauzionista allarmato dai pericolosi effetti non termici dell’elettrosmog. E’ contenuta nel decreto d’inizio 2017 firmato dal ministro dell’Ambiente Galletti per il Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione. E praticamente sfuggita a tutti: al punto 2, nella parte dedicata all’inquinamento elettromagnetico indoor (2.3.5.4.) sui ’criteri ambientali minimi per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione’ di edifici pubblici, la decretazione rivoluzionaria recita infatti: “Al fine di ridurre il più possibile l’esposizione indoor a campi magnetici ad alta frequenza (RF) dotare i locali di sistemi di trasferimento dati alternativi al wi-fi, es. la connessione via cavo o la tecnologia Powerline Comunication (PLC).”

di Maurizio Martucci

Apriti cielo: è proprio quello che da anni si chiede (ad esempio) per gli ospedali o rivendicano numerosi comitati di genitori impegnati nella lotta per la riduzione delle irradiazioni sugli alunni tra i banchi di scuola. In pratica si tratta di sostituire gli ubiquitari hot spot e router wireless con la connessione via cavo. Un’operazione che, oltre a prevedere un’adeguata dotazione finanziaria per spingere ad una maggiore sostenibilità ambientale dei locali, dall’altro consentirebbe di contenere l’inquinamento pervadente di radio frequenze e microonde pulsate non ionizzanti per cui ampia parte della comunità medico-scientifica si batte in ossequio al sacrosanto Principio di Precauzione, considerata l’ampia documentazione e letteratura medico-scientifica nazionale e internazionale che dimostra come queste frequenze comportino una grave tossicità che stimolano la produzione di radicali liberi, interferendo con i geni responsabili della vitalità cellulare e con il corretto funzionamento di diversi organi, come il sistema nervoso centrale e quello riproduttivo. La norma Galletti rende merito alla protesta dei genitori degli alunni di una scuola all’Isola d’Elba, dove il dirigente scolastico installò reti cablate nelle aule, e al primo cittadino piemontese di Borgofranco d’Ivrea (ricordate? Proprio per questo venne messo alla gogna!), così come ai dirigenti di una scuola di Civitanova Marche, nel Comune di Suzzara (Mantova), a Reggio Emilia, nella Alighieri-Diaz di Lecce (in un’iniziativa per altro sposata dalla federazione pediatrica provinciale) e nel convitto ‘Campanella’ di Reggio Calabria (genitori no-elettrosmog sono attivi anche a Roma, Cerveteri-Ladispoli, Udine, in Toscana, a Portici, Venezia e in altre città). Ma da piena ragione anche a quanti, come l’Ing. Spadanuda di Catanzaro, si battono per smantellare il wireless dagli ospedali dove il rischio Wi-Fi si estende anche all’influenza esercitata dal segnale sui macchinari sanitari, oltre che sulla salute dei ricoverati, visto che la radiofrequenza interferisce con il corretto funzionamento neurologico (inibizione dell’acetilcolisterenasi, apertura della barriera emato-encefalica).

Se adesso c’è un decreto per sostituire con la connessione più sicura via cavo il Wi-Fi, trattato dal Governo alla stregua di un agente inquinante, perché ci si ostina ancora a non riconoscere il rischio elettrosmog che tutti quanti noi stiamo inutilmente correndo? Ricalcando un appello per la difesa della salute pubblica sottoscritto da una nutrita task force di medici, biologi, fisici, ricercatori e ingegneri, “un eventuale ritardo nell’assumere provvedimenti cautelativi in materia di campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde non può essere in alcun modo paragonabile a ritardi già verificatisi in passato su questioni ambientali, come nel caso dell’amianto, del mercurio o del piombo, in quanto l’esposizione a radiofrequenza è diventata in pochi anni praticamente ubiquitaria e, quindi, il numero dei soggetti esposti è notevolmente alto e l’impatto della radiofrequenza e delle microonde sulla salute rischia di comportare da qui a dieci anni costi socio-sanitari e umani incalcolabili”. Ma adesso, decreto Galletti alla mano, non ci sono più scuse. Lo si applichi per smantellare il Wi-Fi e mettere sicurezza e precauzione al primo posto, prima di tutto.

Fonte: https://www.ultimavoce.it/sostituire-rischioso-wi-fi-col-piu-sicuro-cablaggio-legge-nessuno-lo-sa/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Sat, 20 Jan 2018 06:47:14 +0000
Sanità. Lista d’attesa troppo lunga? Puoi andare dal privato pagando solo il ticket http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3115-sanita-lista-d-attesa-troppo-lunga-puoi-andare-dal-privato-pagando-solo-il-ticket http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3115-sanita-lista-d-attesa-troppo-lunga-puoi-andare-dal-privato-pagando-solo-il-ticket

Liste AttesaEsami con liste d’attesa lunghe? Come chiedere e ottenere la scorciatoia in ospedale

Che fare se, dopo aver pagato il ticket, ci dicono che, per una visita specialistica in ospedale, i tempi di attesa sono lunghi?

Che possiamo fare se, per eseguire una risonanza magnetica, una tac o una ecografia dobbiamo aspettare diversi mesi, magari quando ormai la nostra patologia potrebbe essersi aggravata?

Eppure la legge parla chiaro: il malato ha diritto alle prestazioni mediche entro tempi certi che sono:

30 giorni per le visite mediche specialistiche;

60 giorni per gli esami diagnostici.

Che fare, allora, se la lista d’attesa in ospedale è troppo lunga? Ricorrere allo studio medico privato o alla clinica privata è certo una soluzione, ma a fronte di costi a volte eccessivi per le tasche dei cittadini.

Liste Attesa1

Preso dallo sconforto, il malato si adatta alla fila lunga, è obbligato ad attendere il suo posto in una interminabile lista d’attesa in ospedale.

Insomma ci si rassegna all’idea che il diritto alla salute non viene affatto tutelato da una sanità pubblica che, tuttavia, paghiamo annualmente con le tasse.

In verità, una soluzione c’è, ed anche particolarmente vantaggiosa, ma sono in pochi a conoscerla, anzi quasi nessuno. Né gli ospedali e le strutture pubbliche dell’Asl ne danno comunicazione ai malati.

Il tutto è scritto in un decreto legislativo del 1998 [1] (ne ha parlato su Rai Uno, a «Tempo e Denaro» l’avv. Angelo Greco).

In pratica la legge stabilisce il diritto del cittadino a conoscere la data entro cui avverrà la visita medica o l’esame diagnostico nonché il tempo massimo di attesa.

Se la prestazione non può essere garantita entro i tempi massimi garantiti per legge (che – come detto – sono di 30 giorni per le visite specialistiche e di 60 giorni per gli esami diagnostici),

Liste Attesa2

il malato può pretendere che la medesima prestazione sia fornita dal medico privatamente, in intramoenia, senza costi aggiuntivi rispetto al ticket già pagato.

Il malato dovrà presentare al direttore Generale dell’Azienda Sanitaria di appartenenza una richiesta in carta semplice per «prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria».

In essa dovrà fornire i propri dati e premettere che:

gli è stato prescritto un particolare accertamento diagnostico o una visita specialistica (indicando quale);

il Cup ha comunicato l’impossibilità di prenotare la prestazione richiesta prima della data del… (indicare la data che, come detto, deve essere superiore a 30 giorni per le visite specialistiche e 60 per gli accertamenti come Tac, risonanza magnetica, raggi, ecografie, ecc.);

la prestazione ha carattere urgente, incompatibile con i tempi di attesa indicati;
il decreto legislativo n. 124/1998, all’articolo 3 comma 10, prescrive che i Direttori Generali disciplinino i tempi massimi intercorrenti tra la richiesta e l’erogazione delle prestazioni.

Liste Attesa3

Dopo aver premesso ciò bisognerà chiedere:

che la prestazione richiesta (visita medica specialistica o esame diagnostico) venga resa in regime di attività libero-professionale intramuraria (o intramoenia, che dir si voglia), con onere a carico del Servizio Sanitario Nazionale ai sensi del citato decreto legislativo n. 124/1998 articolo 3, comma 13;

Leggi anche:  Sanità. Lista d'attesa troppo lunga? Puoi andare dal privato pagando solo il ticket

che venga fornita immediata comunicazione in merito.

Infine, nell’istanza, il malato dovrà comunicare che, in mancanza di prenotazione in regime di attività libero-professionale intramuraria come sopra richiesta,

la suddetta prestazione verrà effettuata privatamente, con preavviso di successiva richiesta di rimborso da parte dell’Azienda.

Insomma, quando la prestazione è urgente ed è incompatibile con i tempi di attesa,

il malato si può imporre e chiedere che l’ospedale garantisca la visita specialistica medica in intramoenia senza pagare alcunché oltre al ticket oppure, in assenza, potrà recarsi dal medico privato e poi chiedere il rimborso all’Asl.

È simile il diritto riconosciuto dal Tribunale di Castrovillari in una sentenza di qualche anno fa che si può leggere nell’articolo L’Asl rimborsa le cure in strutture private.

Liste Attesa4

Il cittadino costretto a curarsi presso cliniche private non convenzionate a causa delle interminabili liste di attesa all’ospedale, incompatibili con il proprio stato di salute,

può ottenere, dal Servizio Sanitario Nazionale, il rimborso delle spese sostenute a condizione che:

tali prestazioni mediche costituiscano – a causa delle specifiche condizioni cliniche o di rischio del paziente – un significativo beneficio in termini di salute;

e, nello stesso tempo, non sia possibile effettuare cure dello stesso tipo presso strutture pubbliche o convenzionate oppure non sia possibile farle entro i tempi previsti per legge.

In questo modo viene ristabilito il diritto alla salute del cittadino e la possibilità di vedersi garantito un intervento medico o diagnostico nei tempi stabiliti dalla legge. – Lo riporta la legge per tutti

Fonte: http://www.sostenitori.info/sanita-lista-dattesa/303906

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Wed, 17 Jan 2018 10:18:30 +0000
Gli effetti del glifosato su adulti e bambini http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3114-gli-effetti-del-glifosato-su-adulti-e-bambini http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3114-gli-effetti-del-glifosato-su-adulti-e-bambini

Gli effetti del glifosato su adulti e bambini articleimageQuali sono i possibili effetti del glifosato per la salute di adulti e bambini? Lo abbiamo chiesto a Fiorella Belpoggi, direttore del Centro di ricerca sul cancro "Cesare Maltoni", polo per la ricerca indipendente e la prevenzione del cancro e delle malattie di origine ambientale.

Abbiamo intervistato Fiorella Belpoggi, direttore del Centro di ricerca sul cancro "Cesare Maltoni" dell’Istituto Ramazzini, polo per la ricerca indipendente e la prevenzione del cancro e delle malattie di origine ambientale. Con oltre 200 composti studiati per la loro cancerogenicità, è il secondo istituto nel mondo per numero di sostanze studiate.

Quali sono i risultati dei vostri studi per quanto riguarda gli effetti del glifosato sull’uomo? Sono stati rilevati effetti potenzialmente cancerogeni o interferenze sull’equilibrio endocrino-ormonale?

Alla luce dei risultati ottenuti, possiamo anticipare che il glifosato e il Roundup®, anche a dosi ritenute sicure (1.75 mg/Kg/die) e per un periodo espositivo relativamente breve, sono in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della microflora intestinale.
Lo studio pilota effettuato non consente di verificare eventuali effetti cancerogeni dovuti al trattamento, in quanto l’esposizione degli animali è troppo breve. Tuttavia, mediante le analisi molecolari e i test di genotossicità (test micronuclei, aneuploidia spermatica) attualmente in corso, potremo correlare i diversi risultati e avere informazioni relative ad alterazioni genotipiche e/o molecolari riconducibili a meccanismi pre-cancerosi.

Il glifosato si accumula nei tessuti o negli organi?

I dati attualmente disponibili relativi alla farmacocinetica del glifosato nei vertebrati non sono sufficienti per quantificare la percentuale di sostanza che si distribuisce nei diversi tessuti e organi. Studi sperimentali in vivo mostrano che il glifosato viene principalmente escreto mediante feci (70-80%) e urine (20-30%), reni e fegato risultano dunque i principali organi target a livello di bioaccumulo.

Quali sono i rischi associati ai residui presenti nei cibi? Possiamo sentirci garantiti dalle dosi giornaliere massime ammesse dalle istituzioni europee o statunitensi? Se no, perché?

Il rischio generato dall’esposizione a pesticidi resta un nodo irrisolto, non solo per l’oggettiva difficoltà a integrare concretamente i parametri di sicurezza, ma anche per gli ostacoli metodologici nella comprensione degli effetti sulla salute generati dalle miscele di pesticidi presenti negli alimenti e dalle molecole attive a basso dosaggio.
Va sottolineato che i pesticidi autorizzati al commercio non sono riducibili al loro principio attivo, ma contengono una serie di altre sostanze, come ad esempio gli adiuvanti, normalmente esclusi dalle valutazioni di sicurezza istituzionalmente previste. Tale aspetto configura importanti criticità oggetto di dibattito da parte di ricercatori, operatori di salute pubblica e agenzie regolatorie.

In che modo veniamo principalmente a contatto con i pesticidi? Esistono altre forme di possibile contaminazione oltre all’ingestione del cibo?

I pesticidi, al pari di altre sostanze pericolose, possono entrare negli organismi animali per via respiratoria, cutanea, attraverso le mucose e per ingestione. Dal punto di vista delle esposizioni mediate dall’ambiente, la catena alimentare e l’acqua potabile costituiscono probabilmente le fonti di rischio più diffuse per gli esseri umani. Poiché l’uomo si trova al vertice della catena alimentare che egli stesso controlla, attraverso l’agricoltura e l’allevamento, l’esposizione alimentare ai pesticidi da parte della popolazione umana rappresenta una potenziale minaccia per la salute pubblica.

C’è un rischio più accentuato per i bambini?

I bambini sono i soggetti più esposti alla contaminazione alimentare da pesticidi, soprattutto durante la gravidanza e l’allattamento, per la biomagnificazione, un processo di bioaccumulo che accresce la contaminazione da pesticidi che dai livelli più bassi della catena alimentare sale via via a quelli più alti.
Durante lo sviluppo, il bambino risulta particolarmente suscettibile e vulnerabile all’azione di sostanze xenobiotiche come i pesticidi presenti negli alimenti e nell’ambiente a causa di una serie di fattori sia intrinseci sia estrinseci al bambino. Il fattore intrinseco più importante è riconducibile all’immaturità dei sistemi, quali il sistema nervoso, immunitario, endocrino, riproduttivo.
Tra i fattori estrinseci, prendendo il peso corporeo come riferimento, i bambini mangiano, bevono, respirano più di noi, cioè più di noi «scambiano con l’ambiente». Assumono infatti più cibo e più acqua rispetto all’adulto, il volume di aria inalata è maggiore e il derma risulta più permeabile. Dunque, l’esposizione attraverso le principali sorgenti, orale, inalatoria e dermica risulta quantitativamente maggiore.
Un’altra finestra di suscettibilità è naturalmente la fase embrionale, un periodo nel quale la moltiplicazione cellulare e la crescita dei tessuti sono generalizzate e davvero molto elevate.
Un’interferenza esterna durante la vita intrauterina può aumentare di molto il rischio di alterazione. Infine bisogna considerare la finestra della pubertà, durante la quale, sotto la spinta degli ormoni, ad essere in fase di sviluppo rapido è il sistema riproduttivo. In questo periodo molecole in grado di imitare l’attività degli ormoni sono potenzialmente in grado di produrre il massimo danno.

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Brano tratto dall'articolo Liberiamoci dal glifosato

Leggi l'articolo completo sul mensile   Terra Nuova Gennaio 2018

fonte: http://www.terranuova.it/Chiedi-all-esperto/Gli-effetti-del-glifosato-su-adulti-e-bambini

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Sat, 13 Jan 2018 12:07:34 +0000
Abbassare la febbre facilita la diffusione dei virus e rallenta la guarigione http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3109-abbassare-la-febbre-facilita-la-diffusione-dei-virus-e-rallenta-la-guarigione http://coscienzeinrete.net/benessere-olistico/item/3109-abbassare-la-febbre-facilita-la-diffusione-dei-virus-e-rallenta-la-guarigione

È tempo di influenza e di febbre e le pubblicità televisive invitano con insistenza al rapido controllo dei sintomi.

A dispetto della segnalazione obbligatoria delle avvertenze ministeriali per l'uso dei farmaci contro la febbre, le immagini trasmesse invitano a ridurre facilmente febbre e malessere per essere subito pronti a ripartire anche meglio di prima.

di Attilio Speciani (Medico)
Abbassare la febbre

E infatti i farmaci antipiretici e antinfiammatori (da molti conosciuti come FANS) sono tra i prodotti più usati al mondo. Purtroppo però non sono privi di rischi. Non solo di quelli legati alla azione del farmaco in sé, ma dovuti agli effetti della riduzione della febbre nei confronti della infezione virale e della sua diffusione tra la popolazione. 

Chi prende un farmaco che abbassa la temperatura cerca sempre un ipotetico vantaggio personale, senza ragionare sugli effetti sociali che questo tipo di azione può generare sulla storia della malattia stessa e sulla popolazione in generale.

Già dal 2001 è stato chiarito che abbassare la febbre per andare a lavorare in ufficio o per riuscire a mantenere un appuntamento è una scelta antifisiologica che allunga i tempi di guarigione, ma negli ultimi anni si è capito che si tratta di una scelta che può diventare lesiva nei confronti delle persone all'intorno, bambini o adulti che siano.

La febbre è un meccanismo difensivo potente e nella guida alla prevenzione delle malattie invernali da sempre segnaliamo che la giusta prevenzione porta spesso a evitare di ammalarsi, oppure consente di affrontare in tempi brevi e con ottime capacità di risposta lievi forme influenzali, che obblighino magari a un paio di giornate di riposo prima di riprendere la propria attività.

Questo tipo di incontro con il virus e il superamento dell'infezione aiutano a stimolare le cellule NK (particolari cellule del sistema immunitario) che svolgeranno nei mesi e anni successivi una migliore difesa antitumorale e antidegenerativa. Ammalarsi "gentilmente" può aiutare a prevenire malattie più gravi.

Eppure chi si ammala e evidenzia un deciso rialzo febbrile, se cerca di abbassare la febbre allunga i tempi della sua guarigione e mette a rischio la salute di chi gli sta intorno.

Si può fare riferimento con un preciso valore numerico al rischio di diffusione della malattia dovuto all'uso dei farmaci antipiretici nel corso di una stagione influenzale.

Il lavoro è stato effettuato da un gruppo di ricerca canadese composto da statistici, infettivologi, matematici e neurologi, che ha pubblicato su Proceedings Biological Sciences il risultato della analisi di quanti eventi mortali possano dipendere dall'uso di antipiretici (dal paracetamolo ai salicilati, comprendendo i moltissimi attualmente pubblicizzati su radio e televisione) (Earn DJ et al, Proc Biol Sci. 2014 Jan 22;281(1778):20132570. doi: 10.1098/rspb.2013.2570. Print 2014).

Abbassando la febbre con un farmaco, anziché accompagnarla in modo fisiologico, si riduce l'azione difensiva messa in atto dall'organismo, concedendo così al virus la possibilità di proseguire nella sua opera di diffusione e di trasmissione agli altri esseri viventi. In pratica, durante una stagione influenzale, abbassando la febbre in modo chimico si facilita la progressione dell'epidemia.

La valutazione fatta dai ricercatori canadesi è di forte impatto, perché a fronte di un'epidemia stagionale si ipotizza che il 5% dell'intera mortalità influenzale sia dovuto alla riduzione della febbre ottenuta per via farmacologica. Anche siti e riviste di divulgazione internazionale (come Science) si sono occupati della notizia, che riveste sicuramente un'importanza di carattere sociale.

Fin dal 2009 la Società Italiana di Pediatria aveva comunque chiarito, con una pubblicazione su Clinical Therapeutics, che nei bambini la febbre non andasse trattata di per sé; nel documento se ne sconsiglia anzi il controllo, salvo quando la febbre sia davvero causa di disagio per il bambino (Chiappini E et al, Clin Ther. 2009 Aug;31(8):1826-43. doi: 10.1016/j.clinthera.2009.08.006). Purtroppo invece la febbre viene abbassata in molti casi solo perché è presente e non perché stia generando un severo fastidio a chi ne soffra. 

La febbre può essere "accompagnata" modificando le reazioni cellulari, con interventi di supporto naturali, ad esempio con Omega 3 vegetali adatti (Olio di Perilla o Zerotox Ribilla), stimolando le difese immunitarie con una associazione di minerali come Oximix 1+, con vitamina C (Ester-C Plus 500), o ancora con un efficace rimedio a base di estratto di broccolo, zinco, inositolo e betaglucani. L'uso di Zerotox Betamune, di cui suggeriamo l'assunzione di 1 tavoletta al giorno durante tutto il periodo invernale, può essere incrementato in qualsiasi forma acuta da raffreddamento a 2-4 tavolette al giorno per i 2-3 giorni in cui l'infezione possa essere controllata.

In questo caso la scelta terapeutica (che porta anche all'abbassamento della febbre) origina da presupposti completamente diversi. Dove il farmaco blocca semplicemente un sintomo (la febbre) in modo chimico, i trattamenti indicati stimolano la risposta difensiva dell'organismo e lo portano a ridurre la febbre attraverso un percorso di graduale guarigione.

Decisamente tutta un'altra storia.

fonte: http://www.eurosalus.com/malattie-invernali/abbassare-la-febbre-diffonde-virus-influenzali

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Benessere Olistico Tue, 09 Jan 2018 10:38:15 +0000