Ecologia http://coscienzeinrete.net Sun, 26 Feb 2017 05:24:22 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Smartflower Pop, il fiore solare che produce energia http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2905-smartflower-pop-il-fiore-solare-che-produce-energia http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2905-smartflower-pop-il-fiore-solare-che-produce-energia

SmartflowerSmartflower POP è una soluzione di produzione di energia fotovoltaica all-in-one prodotta da una ditta austriaca, in quanto contiene già al suo interno tutti i componenti necessari e plug&play, semplice e veloce da installare. Segue il corso del sole nel cielo, per massimare la produzione di energia anche nelle ore periferiche della giornata.

È infatti un inseguitore biassiale basato su un innovativo algoritmo astronomico, che permette al sistema di posizionarsi con le celle fotovoltaiche in ogni momento e automaticamente verso il punto migliore nel cielo.

Produce più del 40% di energia rispetto ad un sistema convenzionale, ma soprattutto aumenta notevolmente la quota di autoconsumo. L'autoconsumo raggiunge infatti il 60%, valore doppio rispetto ad un impianto tradizionale, permettendo rilevanti riduzioni dei costi energetici in bolletta. Questo grazie alla sua capacità di produrre il massimo dell'energia disponibile dalle prime ore del mattino fino agli ultimi raggi solari della sera, che gli consente di alimentare i carichi domestici senza attingere dalla rete.

E' disponibile in 8 colori standard ed è personalizzabile in qualsiasi altra combinazione in base alle esigenze del cliente. È inoltre sicuro, perché dotato di un sensore anemometrico che gli permette di chiudersi in totale sicurezza in caso di forte vento, con due posizioni di sicurezza impostabili. L'installazione richiede pochissimo tempo: a fondazione posata, basta un'ora di tempo per installarlo e metterlo in funzione.

è disponibile in 3 versioni:

smartflower POP, versione standard per connessione a rete
smartflower POP+, dotato di accumulo agli ioni di litio che gli permettono di accumulare energia sotto forma di storage, per utilizzarla in un secondo momento, quando serve.
smartflower POP-e, per la ricarica di auto e biciclette elettriche grazie alla presenza di prese che consentono una carica fino a 22 kW.

(fonte: http://www.qualenergia.it/prodotti/20151209-smartflower-pop-di-vp-solar)

Il prezzo dovrebbe partire da 12 mila euro.

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 16 Feb 2017 10:39:06 +0000
600 GLOBICEFALI ARENATI IN NUOVA ZELANDA: SONO QUASI TUTTI MORTI (VIDEO) http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2904-600-globicefali-arenati-in-nuova-zelanda-sono-quasi-tutti-morti-video http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2904-600-globicefali-arenati-in-nuova-zelanda-sono-quasi-tutti-morti-video

GlobicefaliSiamo di fronte alla più grave moria di animali marini mai avvenuta in Nuova Zelanda. Tra venerdì e sabato scorso si sono arenati sulle coste del Paese più di 600 globicefali, di cui 400 hanno sicuramente perso la vita.

Ora gli esperti si stanno prendendo cura delle carcasse dei globicefali che vanno messe in sicurezza e rimosse. Un lavoro lungo da svolgere con attenzione. Gli esperti stanno lavorando presso la Golden Beach di South Island e il Dipartimento per la Conservazione ha isolato la zona.

All'interno delle carcasse dei globicefali senza vita si formano dei gas che possono portare ad una vera e propria esplosione. Per questo motivo gli scienziati stanno intervenendo per la messa in sicurezza, utilizzando coltelli e aghi per fare in modo che le carcasse rilascino verso l'esterno i gas interni.

I primi 400 esemplari arenati sono stati avvistati tra giovedì e venerdì scorso e ad essi si sono aggiunti altri 200 globicefali nella giornata di sabato. La causa precisa di tutto ciò non è ancora nota ma si sa che in questo punto le acque sono basse e che ciò può disorientare gli animali marini.

A quanto sembra le acque basse e fangose possono confondere i sonar dei globicefali rendendoli vulnerabili e lasciandoli in balia delle basse maree secondo gli esperti delle organizzazioni che si stanno occupando del caso.

di Marta Albè

I globicefali sono già stati indicati come animali in pericolo per quanto riguarda il loro stato di conservazione ma non si sa effettivamente quanti esemplari siano presenti nelle acque della Nuova Zelanda e come mai più di una volta abbiano raggiunto un punto così pericoloso per loro.

Altri 8 globicefali arenati sono stati avvistati nello stesso punto durante il pomeriggio di ieri, martedì 14 febbraio. L'intervento tempestivo ha permesso di salvarli e di reimmetterli in mare durante la notte.

{youtube}nw4MQqpN1no{/youtube}

Secondo il Conservation Department e il gruppo Jonah Project almeno 500 volontari sono intervenuti complessivamente negli ultimi giorni per salvare le balene ma purtroppo non tutti gli sforzi sono andati a buon fine.

Secondo gli ultimi dati, i globicefali arenati in Nuova Zelanda in questi giorni sono in totale 650, con un primo evento che lo scorso venerdì ha coinvolto 416 esemplari, dei quali da 250 a 300 erano già morti all'arrivo dei soccorritori. Nella giornata di sabato sono stati avvistati altri 240 esemplari arenati a cui vanno aggiunti gli ulteriori 8 di ieri pomeriggio.

Globicefali arenati, quali sono le cause?
Purtroppo il numero degli esemplari scomparsi supera quello dei sopravvissuti. Ora ci attendiamo che gli esperti riescano a comprendere le cause dell'accaduto in modo che si possa intervenire per prevenire altre morie di questo genere.

Al momento le ipotesi riguardano cause naturali. Globicefali e altri cetacei abituati a vivere in acque profonde si trovano improvvisamente in acque basse e perdono la capacità di orientarsi. Quando tentano di nuotare in acque basse non riescono a riprendere il largo e si ritrovano arenati a riva. In Nuova Zelanda simili incidenti sono già accaduti in passato nella stessa spiaggia, che probabilmente è un luogo sfavorevole per i cetacei. Quando i globicefali si trovano su una superficie dura al di fuori dall'acqua i loro organi interni vengono schiacciati e danneggiati.

A disorientare globicefali e balene può intervenire l'uso di sonar a livello militare. Questa causa era stata indicata nel 1996 per quanto riguarda la coincidenza tra un'esercitazione militare avvenuta vicino alle coste della Grecia e il ritrovamento di 12 cetacei arenati. Alcuni ricercatori ritengono che i sonar navali possano interferire con la capacità di orientamento delle balene e dei cetacei. Infine, secondo studi recenti, il fatto che i cetacei si arenino in massa può essere considerato un segno dei forti legami sociali tra questi animali.

PRIMA LE BALENE, POI LE SARDINE, ORA I GLOBICEFALI...COSA STA SUCCEDENDO NEL PACIFICO? (Clicca per leggere)

Fonte: https://www.greenme.it/approfondire/come-e-andata-a-finire/22953-globicefali-arenati-nuova-zelanda#accept

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 15 Feb 2017 13:08:17 +0000
Il genocidio dall'Amiata: avvelenare lentamente la popolazione con il mercurio http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2902-il-genocidio-dall-amiata-avvelenare-lentamente-la-popolazione-con-il-mercurio http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2902-il-genocidio-dall-amiata-avvelenare-lentamente-la-popolazione-con-il-mercurio

CIR Genocidio AmiataLa quantità di mercurio emessa dalle centrali Geotermoelettriche dell'Amiata è pari al 42,5% (cioè circa la metà) delle emissioni di mercurio di tutto il comparto industriale italiano, e il 2,1% di tutto il comparto industriale europeo. Una quantità esorbitante!

In questo video l'intervento del prof. Andrea Borgia (Università di Milano, Open University M. Keynes, UK, global Research Council proprio in geotermia), al convegno del 4 febbraio 2017 ad Abbadia San Salvatore "Dall'Amiata alla valle del Tevere. Ancora geotermia industriale o un altro sviluppo è possibile?"

{youtube}10UW1BzWBmI{/youtube}

I dati di mercurio emesso in atmosfera sono impressionanti:

"È possibile fare un calcolo approssimativo del mercurio emesso –questa quantità è sottostimata in quanto non vengono considerate le emissioni durante i fuori servizio degli impianti– in base ai dati disponibili", osserva il geologo Andrea Borgia, attento studioso della geotermia amiatina.

"Secondo i dati Enel nel 1996 le emissioni di mercurio erano pari a 2611 kg/anno.

Nella DGR Regione Toscana, la n. 344, si ricava che le centrali di Piancastagnaio emettono mercurio nella quantità di:

- 1969 kg/anno nel 2000;
- 749 kg/anno nel 2003;
- 914 kg/anno nel 2005;
- 740 kg/anno nel 2007;
- 248 kg/anno nel 2013.

Il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate.

Questa quantità di Mercurio immessa nell'ambiente è esorbitante".

Fonte: http://acquapendentesolange.blogspot.it/2017/02/il-genocidio-dallamiata-avvelenare.html

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 15 Feb 2017 10:01:07 +0000
Un milione di firme contro il glifosato: si parte a Roma http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2893-un-milione-di-firme-contro-il-glifosato-si-parte-a-roma http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2893-un-milione-di-firme-contro-il-glifosato-si-parte-a-roma

Glifosato firmeOggi parte in tutta Europa la raccolta firme per l'iniziativa dei cittadini europei (ICE) per chiedere alla Commissione Europea il divieto totale dell'uso del Glifosato, un pesticida dannoso per l'ambiente e probabilmente cancerogeno per la salute umana.

Terra Nuova fa parte del tavolo nazionale contro i pesticidi e aderisce all'iniziativa dei cittadini europei, così come le associazioni del tavolo. Iniziative di lancio si terranno contemporaneamente in molte città europee, tra cui Roma, dove diamo appuntamento di fronte alla Metro Colosseo con un'azione di lancio e un primo banchetto di raccolta firme al quale saranno presenti i promotori italiani della campagna.

QUI L'EVENTO FACEBOOK

L'obiettivo è di 1.000.000 di firme in tutta Europa da raccogliere nei prossimi mesi per vietare l'uso di uno dei pesticidi più diffusi al mondo. Una vasta opposizione sociale si è già espressa contro l'uso di questa sostanza, e l'iniziativa "StopGlyphosate" sostenuta da una vasta rete internazionale punta a portare queste istanze nelle sedi istituzionali.
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato su scala globale. È presente in oltre 750 formulati, tra cui il Roundup®, marchio registrato dalla multinazionale Monsanto, dedicati alle colture intensive, agli orti e al giardinaggio. Nel 2014 la produzione mondiale di glifosato ha superato le 800.000 tonnellate; il trend purtroppo nei prossimi anni è destinato crescere e si stima che entro il 2020 la richiesta possa raggiungere il milione di tonnellate. Lo sviluppo del mercato è legato al crescente impiego delle colture geneticamente modificate (OGM) resistenti al glifosato.
Ad accendere i riflettori sull'erbicida più venduto al mondo è stata la valutazione di cancerogenicità espressa lo scorso anno dalla IARC (International Agency for Research on Cancer), organo dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ritenuto la massima autorità in campo oncologico.
La Campagna italiana Stop Glifosato di cui Terra Nuova fa parte vuole rendere evidente che le alternative al glifosato esistono: sono le buone pratiche agronomiche, ecologiche e sostenibili anche sul piano economico a partire dai metodi di coltivazione biologici e biodinamici.
Pratiche come lo sfalcio e la trinciatura delle erbe non possono essere considerate un ritorno al passato: sono, piuttosto, una delle risposte a una serie di emergenze, come il drastico impoverimento della sostanza organica nel terreno, l'esigenza di limitare l'erosione dei suoli e quella di proteggere la biodiversità e gli habitat naturali.
Oggi la vera innovazione è adottare l'approccio agroecologico, per migliorare la fertilità dei suoli, diversificare le produzioni, aumentare la capacità di sequestro di carbonio, garantire raccolti adeguati e affrontare il controllo dei parassiti e delle erbe seguendo e monitorando le dinamiche naturali.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Un-milione-di-firme-contro-il-glifosato-si-parte-a-Roma

VOLANTINO Glifosato

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 08 Feb 2017 09:56:11 +0000
Ghana discarica dell’Occidente sotto i riflettori di Presa Diretta http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2891-ghana-discarica-dell-occidente-sotto-i-riflettori-di-presa-diretta http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2891-ghana-discarica-dell-occidente-sotto-i-riflettori-di-presa-diretta

AgbogbloshieSono passati vent'anni dalle inchieste di Ilaria Alpi e a Miran Hrovatin e il commercio di rifiuti speciali verso l'Africa che costò loro la vita non si è fermato. Nella trasmissione Rai Presa Diretta Riccardo Iacona ha visitato l'immensa discarica di rifiuti elettronici a Agbogbloshie, in Ghana, dove i rifiuti occidentali ridiventano materie prime in spregio alle più basilari precauzioni ambientali.

Nel documentario del giornalista Rai una discarica di rifiuti si staglia sul mare le cui onde diventano man mano più scure all'avvicinarsi della battigia. Un'umanità strappata alle campagne raccoglie, apre, frantuma dispositivi elettronici zeppi di sostanze cancerogene a cielo aperto e senza protezione alcuna in una vera e propria economia del riciclo senza scrupoli ai danni dell'ambiente sotto gli occhi compiacenti delle autorità.

Se un giudice della capitale Accra dovesse scendere in strada gli basterebbero 8 minuti a piedi per raggiungere la prima discarica a cielo aperto sul mare partendo dal modernissimo palazzo di giustizia da 42 aule. Costruito da un'impresa cinese e inaugurato dal presidente del Ghana John Dramani Mahama nel 2015, che scelse come tema del discorso inaugurale la lotta alla corruzione.

Lungi dall'essere un fenomeno criminale comune, Agbogbloshie è un sistema economico di scambio fra salute e ambiente in cambio di profitti e sviluppo. Sistema a cui il giornalista Mike Anane si oppone:

"Ogni mese ci sono più di 500 container carichi di spazzatura elettronica che arrivano in Ghana da diverse parti del mondo – dice l'attivista intervistato da Iacona – principalmente dai paesi industrializzati. In questo affare girano tanti soldi."

Agbogbloshie2

Anane raccoglie informazioni sulla provenienza dei rifiuti elettronici ed è arrivato a scoprire che persino gli enti di regolazione come l'EPA, l'agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti e l'equivalente agenzia olandese hanno smaltito in Ghana i rifiuti elettronici provenienti dai propri uffici.

"Ho ricevuto tante telefonate di minacce ... Mike smetti di fare quello che fai ... telefonate anonime. Ma non mi spaventano, anche se so che dietro ci sono grandi organizzazioni criminali. Perché dobbiamo fare la cosa giusta. Dobbiamo salvare l'ambiente, proteggere la salute pubblica, salvare i nostri pescatori e difendere l'oceano e la nostra stessa sopravvivenza."

QUI IL DOCUMENTARIO DI RUSSIA TODAY SULLA DISCARICA DI AGBOGBLOSHIE (Spagnolo)

{youtube}lGdgtUDE9TY{/youtube}

Agbogbloshie1Cosa possiamo fare

In Italia il sistema di raccolta RAEE soffre di lacune anche informative da parte dei consumatori e dei rivenditori.

Da luglio dello scorso anno i grandi rivenditori sono obbligati a ritirare piccoli apparecchi usati con la formula "uno contro zero". Per buttare via un telefonino o un piccolo elettrodomestico basta andare in una grande catena di elettronica e consegnare il vecchio apparecchio senza bisogno di acquistarne uno nuovo.

Per i grandi elettrodomestici vale invece ovunque l'uno contro uno, il ritiro del vecchio elettrodomestico all'acquisto di uno nuovo senza spese, perché il contributo RAEE è già stato pagato all'acquisto del nuovo.

È sempre possibile consegnare alle isole ecologiche gli apparecchi elettronici e tutti i rifiuti non diversamente differenziabili cercando il centro più vicino su questa mappa.

Per saperne di più

La discarica di Agbogbloshie, Presa Diretta 6/2/2017, 22' 58'', Raiplay

President inaugurates New Court Complex, ghana.gov.gh

Ghana: President Inaugurates Court Complex Built By Chinese Company, 15/10/2015

Rifiuti RAEE: video inchiesta di Greenpeace spinge l'UE a occuparsi del caso, 9/3/2011, Greenpeace

Isole ecologiche mappa, ecolamp

Fonte: http://www.outdoorpassion.it/news/mike-anane-navi-vergogna-ghana-discarica-occidente-presa-diretta/

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 07 Feb 2017 08:55:12 +0000
La balena di Norvegia con piu' plastica che pesci in corpo http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2887-la-balena-di-norvegia-con-piu-plastica-che-pesci-in-corpo http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2887-la-balena-di-norvegia-con-piu-plastica-che-pesci-in-corpo

BalenaUna balena e' stata trovata in fin di vita Sabato 28 Gennaio 2017 lungo le coste di Sotra in Norvegia. Era cosi debole e malata che non c'e' stato niente altro da fare se non eutanizzarla.

Gli esperti hanno cercato di capire cosa era successo, dopo la sua morte. E cosi hanno aperto la pancia della balena hanno trovato piu' di 30 buste di plastica in corpo alla povera creatura, oltre che vari pezzi di plastica.

La balena fu trovata annaspante mentre che cercava di arrivare a riva, e i pompieri chiamati per aiutare hanno per qualche tempo cercato di ridigiere la balena verso il mare aperto. Pensavano che si fosse persa. Ma il comportamento bizzarro dell'animale li hanno convinti che fosse malata e cosi hanno chiamato il dipartimento della conservazione della fauna marina.

di Maria Rita D'Orsogna

 

Sono quelli della conservazione marina che hanno eutanizzato la balena. E poi l'hanno aperta per studiarla.
Dopo sei ore di lavoro e cinque persone, ecco che emerge dalla pancia dell'animale un enorme ammasso di plastica. Erano 30 buste di plastica, pezzetti di plastica piu o meno grandi e involucri di caramelle e di buste del pane. La plastica aveva creato una barriere a qualsiasi tipo di sostanza nutritiva e la balena ha sofferto a lungo, come conferma lo zoologo Terje Lislevand.
C'era piu' plastica che cibo, che pesci.

Secondo gli esperti la balena ha scambiato le buste di plastica per calamari.

E cosi, una balena da due tonnellate e' morta di fame per colpa di 30 buste di plastica.

Per di piu' questa balena era una balena rara per i mari di Norvegia. E' della specie Cuvier's beaked whale ed era la prima volta che un esemplare giungeva a riva. Adesso, a testimonianaza del tutto, vogliono mettere quello che resta della carcassa dell'animale nel museo della citta' di Bergen.

Nel 2050 secondo il World Economic Forum, ci saranno in mare piu' pezzi di plastica che pesci.

In questo momento nel mare ci sono almeno 150 milioni di tonnellate di immondizia.

Ogni anno ne gettiamo via 8 milioni di tonnellate.

Un quarto dei pesci analizzati nelle pescherie di California e di Indonesia ha un qualche pezzo di plastica in corpo.

Queste immagini sono strazianti.

Balena1

 

Balena2Fonte: http://dorsogna.blogspot.it/2017/02/la-balena-di-norvegia-con-piu-plastica.html

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 06 Feb 2017 10:22:58 +0000
Olanda: dal 1 gennaio 2017 tutti i treni sono a vento http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2862-olanda-dal-1-gennaio-2017-tutti-i-treni-sono-a-vento http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2862-olanda-dal-1-gennaio-2017-tutti-i-treni-sono-a-vento

Dutch trains"Since 1 January, 100% of our trains are running on wind energy" (Dal primo gennaio 2017 il 100% dei nostri treni va a energia eolica)

Ton Boon, portavoce di NS, il sistema ferroviario olandese

Eccoci qui: tutti i treni d'Olanda sono alimentati dal vento.

Tutti.

di Maria Rita D'Orsogna

Dutch trains1La svolta inizio' nel 2015 quando la compagnia energetica Eneco si aggiudico' il bando per collaborare con le NS, il sistema ferroviario d'Olanda, per elettrizzare il trasporto su rotaia.

Il target era di arrivare al 100% rinnovabile entro il 2018. Ma le cose andarono meglio del previsto e ci siamo arrivati un anno prima di quanto previsto, grazie al boom dell'energia eolica nel paese.

Una turbina media, spinta da venti medi per un ora, puo' alimentare il trasporto su treno per 120 miglia. La collaborazione fra NS ed Eneco non e' finita perche' vogliono migliorare ancora l'efficenza ed arrivare a un calo del costo energetico per passeggero del 35% entro al 2020, se paragonato con il 2005.

Le NS trasportano circa 600mila passeggeri al giorno su circa 5500 viaggi al giorno, il consumo e' di 1.2 miliardi di KW-ore l'anno. L'equivalente del consumo di elettricita' in tutte le case della citta' di Amsterdam: un grande passo in avanti.

Quanta energia eolica si produce in Olanda? Circa 7.4 miliardi di KW-ore l'anno. Al paese necessitano 12.5 KW-ore l'anno. Oltre alla produzione domestica c'e' dunque anche energia eolica che arriva dall'estero, importata dal Belgio e dalla Finlandia.

Un altro passo in avanti. E in Italia? Sarebbe davvero difficile provarci? Volerlo, tentare, averne voglia?

E mentre che tutti vanno tutti via con il vento, noi siamo qui, indietro a guardare e a trivellare.

Qui un approfondimento su come ci si e' arrivati a questo 100% di treni green.

Ecco la tecnologia norvegese che permette di istallare fattorie eoliche in alto mare, dove non si deturpa il paesaggio

{youtube}_Oo2Y_ZWpco{/youtube}

In Scozia (dove estraggono petrolio) avviato il progetto per la più grande fattoria eolica marina del mondo. 

{youtube}4ySwVDRKCns{/youtube}

Fonte: http://dorsogna.blogspot.it/2017/01/olanda-dal-1-gennaio-2017-tutti-i-treni.html

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 12 Jan 2017 12:51:05 +0000
Cronache dal sottosuolo della geotermia italiana http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2861-cronache-dal-sottosuolo-della-geotermia-italiana http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2861-cronache-dal-sottosuolo-della-geotermia-italiana

Geotermia cronacheCi aveva creduto, Roberto Minervini, alla possibilità di creare un piccolo paradiso tropicale nell'Alta Tuscia viterbese. Dopo venticinque anni trascorsi a occuparsi di idrobiologia e pesca, dalla Somalia al Perù, aveva pensato di portare il mondo a casa sua. A Latera, poco meno di mille abitanti arroccati su un colle che affaccia su un'area vulcanica, vicino al lago di Bolsena, alla fine degli anni novanta l'Enel stava per aprire una centrale geotermica, figlia di un progetto pilota in joint venture con l'Agip risalente a vent'anni prima. Si trattava di una centrale che avrebbe usato una tecnologia a "ciclo binario", vale a dire che i fluidi sarebbero stati reimmessi sottoterra dopo averli estratti a grande profondità e averne utilizzato il calore.

di Angelo Mastrandrea

Provincia, comune e comunità montana avevano costituito un consorzio che, grazie a un finanziamento europeo di 4,5 miliardi delle vecchie lire, aveva costruito 31mila metri quadri di serre che avrebbero dovuto essere riscaldate con i vapori estratti dal sottosuolo vulcanico. Minervini, con alcuni soci in cooperativa, ne aveva presi in affitto cinquemila, con l'idea di mettere in piedi un allevamento di pesci destinati agli acquari e un vivaio di piante ornamentali. "Il progetto era tutto mio, puntavo al 10 per cento del mercato e a regime avrei impiegato almeno quindici persone", mi aveva raccontato poco prima di Natale passeggiando tra le rovine del suo gioiellino, del quale rimane solo una vasca colma di acqua piovana nella quale sopravvivono alcune carpe giapponesi. "Era uno spettacolo a vedersi", mi aveva detto allargando le braccia.

Archeologia energetica

Le cose avevano cominciato ad andar male fin dal primo giorno quando, accesi i motori, "le vetrate hanno cominciato a cadere" perché "le serre erano state costruite male e con materiali scadenti". Ma il colpo al cuore doveva ancora arrivare. La centrale chiuse i battenti subito dopo essere andata in funzione, quando "si accorsero che non riuscivano a rispedire i gas nel sottosuolo". Li dispersero nell'atmosfera e la puzza si sentì fino a Montefiascone, all'altro capo del lago di Bolsena, scatenando le proteste dei cittadini. Alla fine di marzo del 2002 l'Enel decise di fermare tutto perché "i costi per adeguarla erano eccessivi e non giustificavano il suo mantenimento operativo". La centrale, spiegarono, era scarsamente remunerativa.

Oggi l'impianto di Latera è ancora al suo posto, nuovo di zecca e inutilizzato. Si parla di una sua riconversione a biomasse ma per il momento rimane una cattedrale nel deserto. Lungo la collina scendono i tubi che avrebbero dovuto portare il calore a valle, solo parzialmente ricoperti dalla natura che lentamente sta riprendendosi ciò che le era stato sottratto. Le serre abbandonate sono un precoce esempio di archeologia energetica. Minervini e gli altri imprenditori che avevano creduto nel progetto avevano provato ad andare avanti, confidando che prima o poi la centrale sarebbe ripartita. "Avevamo investito un miliardo di vecchie lire in questo progetto, ricevendo pure i complimenti dall'Unione europea", mi aveva raccontato il biologo imprenditore, che aveva appena finito di smontare le vasche con i pesci, messe in vendita per ripianare i debiti della società, fallita con corollario di drammi personali, tra i quali il tentato suicidio di un socio che aveva impegnato tutto.

Lo sguardo di Minervini era quello mesto di chi ha preso una batosta dalla quale stenta a riprendersi, e chissà se pure nel suo caso la profonda delusione non sia stata alla radice del male che se l'è portato via meno di un mese fa, agli inizi del nuovo anno, lasciandogli solo il tempo di completare la dismissione dell'acquario.

"Fagioli è giunto alla conclusione che la geotermia

non è un'energia rinnovabile, com'è invece considerata, e

non è neppure così pulita come viene spacciata

Il caso di Latera potrebbe essere archiviato come un errore del passato, se non fosse che nella graduatoria delle dieci Istanze con procedimento avviato pubblicate sul sito del ministero dello sviluppo economico in seguito al "decreto Scajola" del 2011, che ha liberalizzato le trivellazioni, è comparsa una new-old entry: Latera, appunto. Da quel che si apprende, a presentare un nuovo "progetto pilota" è stata un'azienda con sede a Viterbo, la Latera sviluppo, e non è chiaro se abbia intenzione di rilevare l'impianto fermo o di costruirne un altro ex novo.

Geotermia cronache2In pole position c'è invece una proposta presentata da un'altra impresa nella vicina Castel Giorgio, ad appena una ventina di chilometri di distanza, in provincia di Terni. Qui incontro Vittorio Fagioli, un ex dipendente dell'Enel in pensione, oggi diventato uno dei principali animatori della rete No geotermia elettrica speculativa e inquinante (Nogesi), che si batte contro il business del calore sotterraneo, segnalando i rischi provocati dalle perforazioni in profondità, dalla fratturazione idraulica, il fracking, e dalle emissioni dei gas nell'atmosfera: piccoli terremoti (l'Enea e l'Ispra ne hanno "documentati" alcuni di magnitudo 2,9 della scala Richter "indotti" dalla centrale di Latera), inquinamento delle falde acquifere e dell'aria per via dell'acido solfidrico, del mercurio, del boro e dell'arsenico estratti.

Nel piccolo comune umbro dovrebbe nascere un "impianto-pilota" di nuova generazione, con cinque pozzi di estrazione fino a 1.200 metri di profondità e altri quattro di reiniezione dell'acqua profondi 2.300 metri. Ma i cittadini sono diffidenti e le amministrazioni locali non appaiono propense a ripetere l'esperienza fallimentare di Latera. Fagioli, che vive in un antico casale di campagna, si è messo a studiare ed è giunto alla conclusione che la geotermia non è un'energia rinnovabile, com'è invece considerata, e non è neppure così pulita come viene spacciata, a meno che non se ne faccia un "uso più capillare", appunto, a bassa entalpia per uso abitativo.

Le associazioni ambientaliste dell'orvietano, dell'Alta Tuscia e del viterbese denunciano le criticità dell'azienda che ha avuto il permesso: "Dalle visure camerali risulta che la Itw-Lkw Geotermia Italia spa è una società vuota", con capitale sociale iniziale di 200mila euro poi innalzato a un milione, e il curriculum del suo presidente è quello di un "commercialista e non di un imprenditore", hanno messo nero su bianco in una lettera inviata alle istituzioni, a partire dal ministero dello sviluppo economico. Dalle carte risulta, a loro dire, che l'azienda italiana ha "un socio unico, la Itw&Lkw Beteiligungs Gmbh, impresa di investimenti a responsabilità limitata di diritto austriaco con soli 35mila euro di capitale, presieduta dal signor Werner Vogt e apparentemente di proprietà di una piccola ditta del Liechtenstein intestata allo stesso Vogt". Soprattutto, sono sconcertati dalla "totale inesperienza" di quest'ultima: "La Itw non ha mai realizzato un impianto geotermico, neppure casalingo".

Geotermia cronache1

Frutto avvelenato del decreto Scajola

Nel piccolo comune umbro, che si fregia del titolo di "capitale europea del football americano" per via del primo impianto realizzato in Italia per questo sport, sono convinti che il permesso per i nuovi pozzi sia un frutto avvelenato del decreto Scajola, che ha dichiarato "di pubblico interesse e di pubblica utilità" la geotermia a "media entalpia", scavalcando le amministrazioni locali, e ha liberalizzato le concessioni, causando una moltiplicazione di richieste: 31 permessi sono stati assegnati nella sola Toscana, mentre nel Lazio se ne contano 25.

Geotermia cronache7I comuni di Acquapendente, Allerona, Bolsena, Castel Giorgio, Grotte di Castro, Montefiascone e Orvieto e la provincia di Viterbo hanno fatto ricorso al Tar del Lazio contro la concessione, mentre la Rete Nogesi ha presentato esposti alla procura della repubblica, alla corte dei conti e all'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), segnalando alcune anomalie che, se fossero accertate, getterebbero più di un'ombra sull'intera vicenda. Nel mirino, in particolare, sono finiti alcuni "conflitti d'interesse", a cominciare da quello del "primo firmatario e project supervisor per la società Itw-Lkw Geotermia Italia Spa, il professor Franco Barberi" che, scrivono nei loro ricorsi, "dopo aver depositato al ministero per lo sviluppo economico l'istanza di permesso per i suoi impianti geotermici" è stato nominato, "in qualità di esperto in materia di risorse geotermiche", componente della commissione "che deve approvare il suo progetto privato".

Geotermia cronache8In realtà Barberi, professore di vulcanologia, ministro con il governo Dini e sottosegretario con Prodi e D'Alema, nonché capo della protezione civile ai tempi della "missione Arcobaleno" in Kosovo, si è assentato al momento della votazione sul suo progetto, ma per gli ambientalisti questo non è stato sufficiente a garantire l'imparzialità dell'organismo e a evitare il conflitto d'interessi. Anche perché, insistono gli autori degli esposti, sua moglie Maria Luisa Carapezza, funzionaria dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), è stata incaricata dall'Istituto di "predisporre dati e relazioni" per la valutazione d'impatto ambientale sul progetto presentato dal consorte. Investito dal caso, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha però stabilito che il conflitto di interessi tra Barberi e Carapezza è "insussistente" (Ahahahahahahaha! - CIR).

Sotto la lente d'ingrandimento della rete contro il geotermico è finito pure il presidente della commissione che ha dato il via libera ambientale all'impianto, l'ingegner Guido Monteforte Specchi, accusato di aver partecipato a una conferenza come consulente privato della Itw-Lkw e di aver redatto e firmato, nella stessa veste, un "parere pro veritate". I comitati hanno sottolineato pure un'altra anomalia: la relazione finale sull'impatto ambientale sarebbe stata affidata a un astrofisico, senza tener conto del "parere allarmato" dell'unico esperto di geotermia presente nella commissione.

Un pugno in un occhio

La verità è che l'idea di costruire un impianto per estrarre il calore dal sottosuolo a Castel Giorgio piace davvero a pochi. L'ex assessore all'ambiente della regione Umbria Silvano Rometti ha espresso "forti perplessità in merito agli aspetti deontologici connessi al ruolo esercitato" dall'ingegner Specchi, mentre la soprintendenza per i beni architettonici e ambientali dell'Umbria ha espresso un parere critico: la centrale sarebbe un impianto industriale di scarsa qualità architettonica, con macchinari in vista, tubi per il trasporto dei fluidi e prefabbricati. Il che, in una zona intonsa dal punto di vista paesaggistico, sarebbe come un pugno in un occhio, come dimostra il caso di Latera.

La professoressa Fedora Quattrocchi dell'Ingv, incaricata dai sindaci del territorio di preparare una controrelazione, scrive di "misure essenziali mal rilevate o non fatte, insufficienza dei dati raccolti, pericolosità di incidenti mortali per uomini ed animali sottaciute, pericolosità non rilevate per abitazioni e ambienti". Senza troppi peli sulla lingua, la scienziata definisce la documentazione prodotta così carente da configurare una "truffa ai danni dei committenti e indirettamente allo stato".

Il progetto sarebbe stato inoltre bocciato dal gruppo di banche alle quali la Itw-Lkw si sarebbe rivolta per ottenere finanziamenti: la richiesta sarebbe stata negata dopo che tre esperti nominati dagli stessi istituti di credito (un geologo, un economista e un impiantista) avrebbero presentato relazioni negative.

Geotermia cronache3L'azienda si difende sostenendo che la centrale non ripeterà il flop di quella di Latera, perché sarà un impianto a emissioni zero e a ridottissimo impatto ambientale: in un comunicato si legge che esso sarà a "media entalpia", dunque meno invasivo, e userà anche in questo caso una piattaforma "a ciclo binario", con l'estrazione dei gas del suolo da una parte e la loro reimmissione nel sottosuolo dall'altra, senza disperderli nell'atmosfera. Inoltre, spiegano, "non sono previste le torri di trivellazione che impattano pesantemente sul paesaggio".

Per i comitati si tratta solo di campagne di "greenwashing", che puntano a far apparire ambientalmente presentabile una struttura che invece non lo sarà. Tutti hanno partecipato, agli inizi di novembre ad Acquapendente, nel viterbese, agli Stati generali della geotermia. Tra gli invitati c'era pure il primo cittadino di Casole Val D'Elsa, primo comune d'Italia a dichiararsi "degeotermizzato". Nel paesino senese l'amministrazione ha dato la parola ai cittadini e il risultato è stato un plebiscito di no al geotermico: ben 1.326 sono stati i voti contrari, contro appena 94 voti favorevoli. Ma l'intervento più sorprendente è stato quello del presidente del consorzio di tutela del Morellino di Scansano, intervenuto in rappresentanza di 106 aziende vitivinicole a esprimere la "profonda preoccupazione" per le conseguenze d'immagine negative che la geotermia potrebbe avere su un prodotto d'eccellenza come il celebre vino toscano.

A tutto geyser

L'Italia non è l'Islanda, che ricava dai geyser due terzi della sua energia, ma è al top in Europa, grazie alla presenza di zone vulcaniche e faglie appenniniche da cui attingere acqua calda e vapore: il 10 per cento della geotermia mondiale e la metà di quella europea sono "made in Italy". La Toscana, che si alimenta al 25 per cento grazie al calore delle viscere della terra, la considera alla stregua di un prodotto tipico dal giorno in cui Pietro Ginori Conti, bisnipote di Francesco Larderel che aveva promosso lo sfruttamento dei soffioni boraciferi toscani, riuscì ad accendere cinque lampadine con l'energia presa dal calore del sottosuolo. Era il 1 luglio del 1904 e da allora molte cose sono cambiate.

Oggi la centrale di Larderello produce 547 MW di elettricità, quanto un impianto nucleare, mentre una ricerca epidemiologica condotta dalla fondazione Monasterio, dal Cnr di Pisa e dall'Agenzia regionale di sanità della Toscana ha messo in evidenza un aumento della mortalità maschile nei comuni "geotermici" del 13 per cento rispetto alla media regionale, con il 30 per cento in più di morti per tumori nei comuni di Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio e Arcidosso. Sui dati si è scatenata la bagarre: la regione Toscana ha provato ad attribuirli a differenze negli "stili di vita" dei cittadini dell'Amiata rispetto agli altri, i comitati ritengono che le emissioni degli impianti concorrano a peggiorare la salubrità dell'ambiente e dunque delle persone, mentre l'Enel, titolare degli impianti, ha negato qualsiasi relazione di causa-effetto.

In questo momento quella dell'Amiata è la 'più grande questione ambientale dell'Italia centrale'

Geotermia cronache5Quale che sia la verità, l'unica certezza è che le morti in più non dipendono dagli "stili di vita": uno studio dell'Agenzia regionale di sanità ha stabilito che gli abitanti dell'Amiata non fumano più sigarette, non mangiano peggio, non fanno minore attività fisica e non bevono più alcolici di chi abita in un raggio di cinquanta chilometri e ha un tasso di mortalità inferiore. La rete Sos Geotermia cita una ricerca pubblicata sul Journal of cleaner production, secondo la quale "l'inquinamento prodotto da gas a effetto serra emessi delle centrali geotermiche in Amiata è quasi simile a quello di una centrale a carbone di uguale potenza", e uno studio di QualEnergia che prende di mira le emissioni di ammoniaca.

Il problema dell'Amiata, a loro dire, è l'utilizzo di una tecnologia considerata "superata": si chiama "flash" e prevede la dispersione dei gas nell'atmosfera, attraverso dei filtri, mentre i liquidi condensati sono reiniettati nel terreno. Per questo i comitati toscani hanno deciso di presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, sostenendo che "in una situazione già considerata a rischio non è corretto aggiungere altri inquinanti nell'atmosfera, anche se provengono da impianti a norma". "Ci appelliamo allo stesso principio utilizzato nelle grandi città quando si superano i livelli di pm10: si vieta l'utilizzo delle auto", dice Roberto Barocci, uno dei principali esponenti della rete toscana. A loro avviso, in questo momento quella dell'Amiata è la "più grande questione ambientale dell'Italia centrale".

Geotermia cronache6Enel Green Power, proprietaria degli impianti contestati, è di tutt'altra opinione. Rispondendo all'accusa, lanciata da un ambientalista locale a mezzo stampa, di essere la responsabile indiretta del crollo della produzione di castagne sull'Amiata, attaccate da un insetto killer proliferato a causa delle esalazioni, l'azienda ha risposto che "le emissioni geotermiche, peraltro sostitutive di manifestazioni naturali, vengono abbattute per la quasi totalità dagli impianti Amis (che abbattono le esalazioni di mercurio e idrogeno solforato, ndr) e, per le centrali di Bagnore, anche da un innovativo impianto di abbattimento ammoniaca". Inoltre, "dalle torri di raffreddamento esce per il 99,4 per cento vapore acqueo e co2 carbon free, su cui sono in corso innovativi progetti pilota per l'utilizzo della co2 a fini alimentari". La società dell'Enel deputata allo sviluppo delle energie rinnovabili, oltre alle 94 centrali e ai 490 pozzi in tutta Italia, ha conquistato una posizione da leader nel settore in tutto il mondo: fornisce il 30 per cento dell'energia in El Salvador, ha costruito quattro centrali negli Stati Uniti e si è appena aggiudicata la gara per la costruzione di un impianto da 55 MW in Indonesia.

Prossimo obiettivo: la solfatara di Pozzuoli

Favorevoli e contrari concordano su un unico punto: la geotermia va fatta bene. Il principio è stato messo nero su bianco, dopo una serie di audizioni di comitati territoriali, amministratori locali ed esperti, in una risoluzione approvata all'unanimità dalle commissioni ambiente e attività produttive alla camera dei deputati. Nel testo si sollecita il governo a emanare delle "linee guida" per le nuove concessioni delle quali la Valutazione d'impatto ambientale dovrà tenere conto. Inoltre, si chiede di "favorire lo sviluppo e la diffusione della geotermia a bassa entalpia, ossia con impianti che sfruttano il calore a piccole profondità, per l'importante contributo che può dare alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano".

Ma lo scontro pare destinato inevitabilmente a riaccendersi. Il motivo è riassunto nei dati forniti al parlamento dall'Unione geotermica italiana: le risorse potenzialmente estraibili sono pari a 500 milioni di tonnellate di petrolio. In buona sostanza, sembrano dire i fautori della geotermia, siamo seduti su una miniera di calore e questo potrebbe essere il nostro oro.

All'orizzonte già si delinea il prossimo fronte: i Campi Flegrei. Un'azienda con sede a Napoli, la Geoelectric, vorrebbe trivellare la solfatara di Pozzuoli e il vulcanologo dell'Osservatorio vesuviano Giuseppe Mastrolorenzo lancia l'allarme: "È un progetto pericolosissimo, perché si vuole bucare il vulcano più pericoloso al mondo, dove ogni giorno vengono emesse dalle fumarole tremila tonnellate di co2". La centrale verrebbe costruita su un bordo esterno del cratere, dove le emissioni naturali, come in un'enorme pentola a vapore, sono più forti e non c'è bisogno di scendere troppo in profondità. Secondo lo scienziato dell'Ingv, l'estrazione e soprattutto la reimmissione dei gas nel sottosuolo potrebbero provocare pericolosi terremoti, "in un'area già molto attiva dal punto di vista sismico e bradisismico": tra il 1983 e il 1984 la città di Pozzuoli si sollevò di quasi due metri, il tempio romano di Serapide, fino ad allora sommerso, tornò al di sopra delle acque e si registrarono diecimila microterremoti. Soprattutto, si rischia di risvegliare il mostro dormiente. "La risalita del magma è un'ipotesi estrema, ma non può essere esclusa", avverte Mastrolorenzo.

Per gli esponenti della rete Nogesi gli incentivi pubblici andrebbero indirizzati a piccoli contributi per impianti a bassissimo impatto

Quella dei Campi Flegrei non è l'unica centrale geotermica prevista in Campania: da mesi sull'isola di Ischia si polemizza sulla possibile costruzione di un impianto a Serrara Fontana, alle falde del monte Epomeo. A insorgere contro il progetto della società Ischia geotermia sono stati soprattutto albergatori e gestori delle terme, preoccupati per la possibilità che si possano modificare "le caratteristiche fisiche delle acque", facendo crollare la maggiore risorsa turistica dell'isola.

Geotermia cronache9"Perché continuare a costruire centrali quando i consumi stanno calando e l'Italia si sta deindustrializzando? Abbiamo davvero bisogno di altri 50 MW di energia elettrica quando già utilizziamo molto meno di quello che produciamo?", si chiede Fagioli. Di 130mila MW di potenza installata, l'Italia ne utilizza non più di 60 mila, e in questo contesto il geotermico appare ben poca cosa. Piuttosto, i comitati propongono che lo sfruttamento del calore sotterraneo avvenga con la "bassa entalpia", vale a dire estraendo il calore a temperature inferiori ai 90 gradi, senza bisogno di scendere in profondità, e consentendo di riscaldare le abitazioni senza inquinare e rischiare di provocare terremoti. Per gli esponenti della rete Nogesi gli incentivi pubblici andrebbero indirizzati in quella direzione: piccoli contributi per impianti a bassissimo impatto. (Eh, ma così i soldi andrebbero al pubblico, e non alle solite aziende e cordate... - nota di CIR)

Ma la legge Scajola va in tutt'altra direzione: le liberalizzazioni previste a molti fanno rimpiangere l'epoca in cui a gestire il geotermico era solo l'Enel e non le tante aziende che nascono come funghi per saltare sul carro degli incentivi di stato. Per dare il senso del fallimento delle privatizzazioni, citano un solo dato: dall'approvazione della legge Scajola che ha dato il via libera alle trivelle, delle dieci nuove centrali previste non ne è stata costruita ancora neppure una.

Fonte: http://www.internazionale.it/reportage/angelo-mastrandrea/2017/01/11/geotermia-energia-rinnovabile-italia-salute

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 12 Jan 2017 10:01:15 +0000
Rifiuti elettronici: una guida per non avvelenarci! http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2860-rifiuti-elettronici-una-guida-per-non-avvelenarci http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2860-rifiuti-elettronici-una-guida-per-non-avvelenarci

Rifiuti elettronici1Una guida, nata dalla collaborazione tra Ecodom e Cittadinanzattiva, sarà distribuita in tutte le regioni italiane per informare i cittadini su cosa sono i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche e qual è il giusto modo di smaltirli per far sì che il loro impatto non sia più nocivo di quanto già non è. In Italia, infatti, solo 4 risultano essere le province" virtuose" in termini di raccolta e trattamento dei RAEE: Olbia-Tempio, Como, Aosta e Sassari. In ben 40 province, invece, la situazione appare ben lontana dagli obiettivi di legge.

Rifiuti elettroniciIn Italia, la quantità di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (i cosiddetti RAEE) raccolti e riciclati è in aumento, ma per merito di poche aree geografiche: nel 2015, infatti, solo in 49 province la situazione appare in miglioramento rispetto agli anni precedenti, mentre in 40 province la raccolta è ancora al di sotto dei 4 kg per abitante (target in vigore fino al 31 dicembre 2015).

Solo 4 province superano non solo il target 2015 ma addirittura quello fissato per il 2016, che prevede per l'Italia una raccolta pro-capite pari a circa 7,5 kg per abitante: Olbia–Tempio (10,23 kg), Como (10), Aosta (8,24) e Sassari (7,92). In altre 3 province la situazione è rimasta stabile, mentre in ben 58 province è addirittura peggiorata rispetto a cinque anni fa: senza un deciso cambio di passo, appare irrealistica per il nostro Paese la possibilità di raggiungere l'obiettivo di circa 10 kg per abitante stabilito dalla Comunità Europea per il 2019.

La più alta media pro-capite si riscontra nelle regioni del Nord: Valle d'Aosta, Trentino e Friuli; in forte ritardo, invece, il Sud con Campania, Sicilia e Puglia.

A fornire questi dati è lo studio dell' Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva su dati 2015 del Centro di Coordinamento RAEE, che ha evidenziato come, negli ultimi mesi, in diverse città italiane sia esploso il problema dei rifiuti ingombranti e da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Per fronteggiare questo problema e spiegare ai cittadini cosa sono i RAEE e quale sia il modo migliore per smaltirli, Ecodom (il principale Consorzio operante in Italia nella gestione dei RAEE) e Cittadinanzattiva hanno realizzato una guida dal titolo: "Rifiuti elettrici ed elettronici: come fare?", che sarà distribuita in 10.000 copie presso tutte le sedi locali di Cittadinanzattiva (una per regione) e sarà disponibile on line, tramite i social network e i siti www.cittadinanzattiva.it e www.ecodom.it

"Questa iniziativa ha una valenza educativa molto importante" - commenta Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom. "La quantità di RAEE che ogni cittadino italiano 'produce' (cioè butta via) ogni anno è impressionante: quasi 13 kg a testa, che in totale fanno circa 800.000 tonnellate all'anno. L'obiettivo di questa guida è spiegare per quali motivi i RAEE devono essere oggetto di una raccolta differenziata, esattamente come già facciamo per la plastica, la carta, il vetro ... Da un lato, perché i RAEE contengono sostanze inquinanti, che devono essere estratte con tecnologie appropriate e correttamente smaltite; dall'altro, perché questi rifiuti possono davvero rappresentare un'importante miniera di materie prime da riutilizzare: da quelle più comuni come il ferro, l'alluminio, la plastica, il rame, fino a quelle più preziose o strategiche, come l'oro, il palladio, il cobalto, la grafite. Ricavare queste materie prime dai RAEE, inoltre, richiede meno energia e ha un impatto ambientale inferiore rispetto all'estrazione delle stesse dalle miniere".

Confrontando i dati pro-capite sui RAEE con la presenza e distribuzione dei centri di raccolta nelle varie regioni italiane, si evidenzia una situazione variegata. Ci sono realtà in cui, a parità di rapporto tra centri di raccolta e popolazione di riferimento, le performance di raccolta pro-capite sono diametralmente opposte.

"Nella gestione dei rifiuti, è la solita Italia a più velocità: vale per le tariffe come per i RAEE", dichiara Tina Napoli, responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva. "Se da un lato c'è da esser fiduciosi in quanto in Italia nei primi nove mesi dell'anno sta continuando ad aumentare la raccolta differenziata dei RAEE - registrando un +14% - dall'altro c'è da preoccuparsi e non poco in quanto il trend nel 2015 peggiora in ben 58 province rispetto ai dati 2011. A far la differenza, la capacità degli amministratori di implementare nei territori politiche nazionali ed obiettivi europei, gli investimenti in infrastrutture dedicate, a partire da una più capillare presenza di specifici centri di raccolta, ma anche la capacità di fare rete tra i vari soggetti della filiera direttamente interessati - produttori, distributori, consorzi, etc. - con le amministrazioni pubbliche e la società civile organizzata".

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/rifiuti-elettronici-una-guida-per-non-avvelenarci

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 11 Jan 2017 13:27:02 +0000
Hanno vinto i Sioux, niente oleodotto http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2838-hanno-vinto-i-sioux-niente-oleodotto http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/2838-hanno-vinto-i-sioux-niente-oleodotto

Sioux"The bitter cold has not chilled the passion behind stopping the pipeline. The many members of 'Veterans Stand for Standing Rock,' brought supplies such as gas masks, earplugs and body armor, to stand firm as a unit to protect protesters from the police and their rubber bullets. But instead, tonight they dance. It looks like the Americans have won, after all"

("Il grande freddo non ha raffreddato la passione di chi voleva fermare l'oleodotto. I molti membri di "Veterani per Standing Rock" hanno portato attrezzature come maschere antigas, tappi per le orecchie e armature per rimanere uniti come unità per proteggere chi protestava dalla polizia e dai loro proiettili di gomma. Ma stasera invece ballano. A quanto pare gli americani hanno vinto, dopo tutto")

L'Army Corps of Engineers ha annunciato che non approverà i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline sotto un pezzo del fiume Missouri e vicino a terre sacre agli indiani d'America.

di Maria Rita D'Orsogna

Jo-Ellen Darcy la Assistant Secretary delle opere interne per conto dell'Army dice che considereranno percorsi alternativi, in cui ci saranno delle valutazioni di impatto ambientale con le osservazioni del pubblico.

La storia parte molto tempo fa.

Il Dakota Access pipeline è un proposto oleodotto di 1.700 chilometri che avrebbe dovuto trasportare 400,000 barili di petrolio ogni giorno (64 milioni di litri!) provenienti dai campi petroliferi detti Bakken e Three Forks nel nord Dakota ed estratti con il fracking, nella sua versione per petrolio.

In questo momento il petrolio viene trasportato via rotaia. L'oleodotto cosi come era stato proposto avrebbe dovuto attraversare il North Dakota, South Dakota, lo Iowa, e poi finire nella città di Patoka, nell'Illinois. Da qui, una ragnatela di altri oleodotti avrebbero dovuto trasportare il petrolio in tutta la nazione.

Sioux1Dicono che l'oleodotto servirà a decongestionare il trasporto su rotaia ed a renderlo meno pericoloso, e dunque a salvare l'ambiente.

Arrivano i costruttori a realizzare questo Dapl – Dakota Access Pipeline. La ditta si chiama proprio come l'oleodotto, Dakota Access ed è una filiale della Energy Transfer che già controlla 114mila kilometri di oloeodotti Usa.

Ad ogni modo, la costruzione del Dapl è iniziata qualche mese fa, nel 2016 e più o meno si è a metà dell'opera.

Particolarmente arrabbiati sono stati gli indigeni, gli indiani d'America che protestano da due anni almeno. Non vogliono l'oleodotto. Punto. Questo perché prendono l'acqua dal fiume Missouri e sono preoccupati di eventuali perdite che potrebbero inquinarla, e poi come detto sopra, perche' ci sono terre a loro sacre, siti archeologici e cimiteri. Soprattutto, dicono di non essere mai stati interpellati nella progettazione di questo oleodotto.

Le proteste si sono intensificate nell'estate del 2016 quando quelli della Dakota Access hanno chiesto una variante per portare l'oleodotto proprio sotto il Lake Oahe, particolarmente prezioso ai Sioux e a ottocento metri dalla loro riserva.

I permessi qui devono essere dati da vari enti. Già a settembre 2016 l'amministrazione Obama aveva dato il suo no al cosiddetto Dapl. La palla passava appunto a questo Army Corps of Engineers.

Chi sono costoro?

È un corpo di circa duecento anni, fondato per studiare ed approvare a livello centrale strade, canali, ferrovie e altra infrastruttura di "importanza nazionale" che magari comprendevano più stati e che riguardano l'approvvigionamento idrico.

Per esempio, quando venne approvato il Clean Water Act, sotto Nixon nei primi anni '70, questi dell'Army Corps furono incaricati di sorvegliare tutte le infrastrutture idriche nazionali per far si che i limiti agli inquinanti e i controlli all'acqua potabile venissero rispettati secondo la nuova legge.

Fra le altre cose, l'Army Corps deve dare il suo nulla osta a tutti i progetti che in qualche modo intaccano o hanno la possibilità di intaccare la rete e le sorgenti idriche.

E doveva darlo anche per il Dakota Access Pipeline.

Le cose però si complicano quando di mezzo ci sono gli indiani d'America, maltrattati da cinquecento anni.

Sioux3Gli indiani hanno un attaccamento profondo alle loro terre, e in teoria le riserve in cui vivono sono oggi sotto la propria giurisdizione. Sulle riserve per molte cose hanno l'autonomia e molte cose possono deciderle da se. C'è pero' una importante considerazione: durante la conquista del west le tribù indigene vennero spesso spostate dalle loro terre ancestrali verso altri siti, che oggi sono diventate le riserve indiane.

In molti casi queste riserve nulla hanno a che fare con i siti storici. Cimiteri, aree archeologiche e altre zone che gli indiani considerano sacre non sempre (e anzi quasi mai!) sono dentro i confini delle riserve. Semplicemente a suo tempo le riserve vennero disegnate a tavolino altrove, senza preoccuparsi di metterci dentro l'area X perché non ci pensarono o perché era impossibile farlo.

L'Army Corps riconosce tutto ciò e quindi ogni volta che devono approvare un progetto nelle vicinanze di siti di indiani d'America sotto l'obbligo di fare tutto il possibile per identificare siti archeologici o storici di speciale importanza per le tribu indiane e soprattuto che tali indiani devono essere interpellati *prima* che le loro ex-terre diventino qualsiasi altra cosa.

Dave Archambault II, il rappresentante dei Sioux di Standing Rock ha ringraziato tutti – Obama, il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Interno, e l'Army Corps per questo risultato.

Esultano un po tutti: al canto di "We will not fight tonight, we will dance!".

La gente era qui accampata da settimane e mesi, e ci si preparava a resistere per tutto l'inverno.

Sono arrivate le celebrità in persona o a dare il loro supporto (da Jane Fonda a Mark Ruffalo, da Leonardo di Caprio a Robert Kennedy, da Susan Sarandon a Ben Affleck, da a Shailene Woodley). Ci sono state azioni di protesta in vari campus americani, per le strade di Washington e di New York, e qualche giorno fa sono arrivati anche 2mila veterani di guerra a dare il loro supporto.

Neve, freddo, minacce. Non c'è stato niente da fare, alla fine, abbiamo vinto ancora noi, gente normale, con la persistenza e la resistenza ad oltranza.

Grazie. È un bel giorno.

Fonte: https://comune-info.net/2016/12/vinto-sioux-niente-oleodotto/

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 05 Dec 2016 09:00:05 +0000