Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Sun, 21 Apr 2019 06:26:49 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it La Puglia vieta la plastica nei lidi. È la prima Regione in Italia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3457-la-puglia-vieta-la-plastica-nei-lidi-e-la-prima-regione-in-italia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3457-la-puglia-vieta-la-plastica-nei-lidi-e-la-prima-regione-in-italia

Plastica Mare PugliaLestate pugliese sarà finalmente libera dalla plastica. Dalla prossima stagione estiva 2019 infatti sarà vietata nei lidi la somministrazione di cibo e bevande in materiale monouso non compostabile. La Puglia è la prima regione in Italia: tutti gli stabilimenti balneari dovranno rinunciare alla plastica monouso in favore di materiale ecocompatibile.
“È un risultato prezioso per l’equilibrio futuro del nostro ambiente marino”, ha detto il presidente Michele Emiliano.


La decisione è stata presa durante un incontro con ambientalisti e balneari. I rappresentanti degli stabilimenti hanno condiviso all’unanimità la decisione sin da questa stagione estiva. È un risultato storico per la difesa dell’ambiente e del mare. Oltre l’80% dei rifiuti marini è infatti costituito da plastica e oltre il 27% da attrezzi da pesca smarriti o abbandonati in acqua, come le reti e i fili.

La decisione pugliese è in linea con la proposta della Commissione Europea, approvata pochi mesi fa, di vietare dal 2021 la vendita di articoli in plastica monouso: grazie alla nuova direttiva, si eviterebbe l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2, danni ambientali pari a 22 miliardi di euro entro il 2030 e si produrrà un risparmio per i consumatori di 6,5 miliardi di euro.AL VIA LE “ECOFESTE”

“Così come già previsto dalla legge di bilancio approvata lo scorso dicembre, la Regione Puglia metterà a disposizione una dotazione finanziaria di 250mila euro per i Comuni e gli organizzatori di eventi che, in occasione di sagre e altre manifestazioni pubbliche, si impegneranno a ridurre la produzione dei rifiuti e ad incrementare la raccolta differenziata“. Lo ha annunciato l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Gianni Stea.
Il contributo potrà essere concesso per eventi, sagre, feste patronali e ogni altra manifestazione ricreativa, culturale, sportiva purché plastic free.

Fonte: http://www.facemagazine.it/la-puglia-vieta-la-plastica-nei-lidi-e-la-prima-regione-in-italia/?fbclid=IwAR0UxnkFykWYOf4Kc5cJJPfWZ7rcXqKIrbByll3nFcYvhFBPljf8mTeDWSI

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 12 Mar 2019 09:38:50 +0000
Sigarette vietate nelle spiagge della Sardegna: la lista dei Comuni smoke free http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3456-sigarette-vietate-nelle-spiagge-della-sardegna-la-lista-dei-comuni-smoke-free http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3456-sigarette-vietate-nelle-spiagge-della-sardegna-la-lista-dei-comuni-smoke-free

CIR Stintino Sigarette 3 19Dopo Bibione, anche alcuni comuni della Sardegna potrebbero vietare il fumo in spiaggia. L'idea di allontanare le sigarette dai litorali sardi è molto apprezzata da vari sindaci che si stanno già mettendo all'opera in vista della prossima estate.

Seguendo l'esempio di Bibione, cittadina veneta, che ha già disposto il divieto di fumo diventando il primo lido italiano smoke free, Stintino ha fatto la stessa cosa e nelle sue splendide spiagge, tra cui la celebre La Pelosa non ci sarà più nessuno che fuma e soprattutto non ci saranno più mozziconi abbandonati nella sabbia dorata.

di Francesca Mancuso

Niente fumo a Stintino

A Stintino il sindaco Antonio Diana ha già disposto il divieto a partire già dalla prossima estate. Niente fumo non solo alla Pelosa, già no smoke dalla scorsa estate, ma in tutte le spiagge del Comune.

"L’anno scorso abbiamo iniziato dalla Pelosa e lo stop alle sigarette ha funzionato alla grande. In tutta la spiaggia abbiamo previsto tre aree per fumatori, dove alla fine della stagione abbiamo raccolto circa 140mila cicche. Di queste l’80 per cento sarebbe finito sulla sabbia. E ora ho deciso di estendere il divieto in tutte le nostre spiagge" ha detto il primo cittadino alla Nuova Sardegna.

Così come per la Pelosa, anche sul litorale, vi saranno delle aree free-smoke dedicate ai fumatori. Fanno eccezione i chioschi dove la decisione è stata lasciata nelle mani dei titolari delle concessioni.

Proteste da parte dei fumatori? Secondo il sindaco, già dallo scorso anno la decisione è stata accettata di buon grado e alla Pelosa in totale sono state elevate solo 300 sanzioni, una cifra irrisoria se si considera la quantità di turisti che visitano la spiaggia durante i mesi estivi.

...e presto ad Alghero

Anche la splendida Alghero potrebbe vietare le sigarette nelle sue spiagge, come ha detto il sindaco Mario Bruno che punta a chiudere la partita in tempi brevi.

alghero spiagge smoke free

"Lo capiranno anche i fumatori, è una questione di rispetto tra persone consapevoli. Abbiamo dati scientifici che appurano quanto le sigarette possano nuocere alla salute".

La speranza è che già dalla prossima estate Alghero possa seguire l'esempio di Stintino.

Difficili i controlli a Orosei e Golfo Aranci

Per il sindaco di Orosei, invece, il divieto sarebbe di difficilissima realizzazione visto che le spiagge sono troppo lunghe e gli accessi tantissimi. A suo avviso sarebbe impossibile fare dei controlli capillari.

Dello stesso avviso anche Giuseppe Fasolino, sindaco di Golfo Aranci:

"A mio avviso sarebbe un ottimo provvedimento, ma già abbiamo difficoltà ad assicurare i controlli su tutti i divieti già in vigore, figurarsi se riusciremmo a garantirne degli altri. A livello di civiltà sarebbe un enorme passo avanti, ma oggi i Comuni non hanno personale".

Il buon senso dei bagnanti dovrebbe bastare, ma è davvero difficile che un fumatore possa dire spontaneamente addio alla sigaretta mentre si rilassa sotto l'ombrellone. L'unica soluzione concretamente valida rimane quella del divieto.

Speriamo che altri comuni possano presto seguire l'esempio di Bibione e Stintino.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/30732-divieto-fumo-spiagge-sarde?fbclid=IwAR2U91MPYCFB16k0FW7W-uFtDBlo5G1_XGobWn2pYRAsbpHHi3AsB56ODes

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 06 Mar 2019 08:52:21 +0000
Moria di api, decine di campi sotto sequestro http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3455-moria-di-api-decine-di-campi-sotto-sequestro http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3455-moria-di-api-decine-di-campi-sotto-sequestro

Ieri un'operazione disposta dal gip del Tribunale di Udine per inquinamento ambientale

 
api moria

Decine di campi di mais, in vari comuni friulani, sono finiti sotto sequestro. Da ieri mattina, su disposizione del gip del Tribunale di Udine, il Corpo forestale regionale ha dato esecuzione al procedimento. Nei terreni ci sarà il divieto, per l'anno 2019, alla coltivazione di granoturco conciato con qualsiasi principio attivo tossico per le api.

L’operazione, su richiesta della Procura di Udine, rientra nell’inchiesta condotta dal pm Viviana Del Tedesco che ha ipotizzato il reato d’inquinamento ambientale per l'uso improprio di un fitofarmaco. Il fascicolo era stato aperto in seguito alla segnalazione degli apicoltori, che avevano denunciato la moria di api.

Fonte: http://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/moria-di-api,-decine-di-campi-sotto-sequestro/2/194541?fbclid=IwAR2fE2bCB4WB9qqOiJ-NvNalT9slTPqA3VVaW8mTgZKI7vF8piTsXMBdB8o

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 06 Mar 2019 08:35:05 +0000
India: la Corte Suprema sfratta otto milioni di persone dalla foresta http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3448-india-la-corte-suprema-sfratta-otto-milioni-di-persone-dalla-foresta http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3448-india-la-corte-suprema-sfratta-otto-milioni-di-persone-dalla-foresta

India SfrattoLa Corte Suprema Indiana ha ordinato lo sfratto di quasi 8 milioni di persone, tra indigeni e altri abitanti della foresta. I ricercatori lo definiscono un “disastro senza precedenti” e “il più grande sfratto di massa mai verificatosi in nome della conservazione”. La denuncia e dell'associazione Survival International.

La Corte Suprema Indiana ha ordinato lo sfratto di quasi 8 milioni di persone, tra indigeni e altri abitanti della foresta. I ricercatori lo definiscono un “disastro senza precedenti” e “il più grande sfratto di massa mai verificatosi in nome della conservazione”.

L’ordine giunge in risposta alla richiesta, avanzata da gruppi indiani per la conservazione, di dichiarare invalido il Forest Rights Act, che riconosce agli abitanti della foresta diritti sulle loro terre ancestrali, anche all’interno delle aree protette. I gruppi hanno anche chiesto di espellere gli indigeni che avevano cercato senza successo di farsi garantire i loro diritti sulla base del Forest Rights Act.

Tra i gruppi in questione ci sarebbero Wildlife First, Wildlife Trust of India, la Nature Conservation Society, la Tiger Research and Conservation Trust e la Bombay Natural History Society.

Inoltre, sorprendentemente, il governo nazionale non si è presentato in tribunale per difendere i diritti dei popoli indigeni. La Corte ha quindi deliberato a favore degli sfratti. Sfratti che, secondo l’ordine, dovranno essere completati entro il 27 luglio.  La sentenza colpisce oltre 1,1 milioni di famiglie. Secondo gli esperti, comporterà l’espulsione  di oltre 8 milioni di persone – un dato che potrebbe aumentare poiché alcuni stati non hanno fornito dettagli circa il numero delle persone che saranno interessate.

“Questa è una sentenza di morte per milioni di indigeni in India. Un furto di terra dalle proporzioni epiche e una monumentale ingiustizia” ha dichiarato oggi il Direttore generale di Survival International, Stephen Corry. “Causerà miseria di massa, impoverimento, malattie e morte, una crisi umanitaria urgente e, di certo, non servirà a salvare le foreste che i popoli indigeni proteggono da generazioni. Il WWF, la WCS e le altre grandi organizzazioni conservazioniste condanneranno quest’ordine e s’impegneranno a contrastarlo, o saranno complici della più grande espulsione di massa mai realizzata nel nome della conservazione?".

Fonte: https://www.terranuova.it/News/Attualita/India-la-Corte-Suprema-sfratta-otto-milioni-di-persone-dalla-foresta

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 01 Mar 2019 11:24:50 +0000
Everest: la Cina chiude l’accesso alla montagna più alta del mondo a causa dei troppi rifiuti abbandonati http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3443-everest-la-cina-chiude-l-accesso-alla-montagna-piu-alta-del-mondo-a-causa-dei-troppi-rifiuti-abbandonati http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3443-everest-la-cina-chiude-l-accesso-alla-montagna-piu-alta-del-mondo-a-causa-dei-troppi-rifiuti-abbandonati

everestrashDa quando l’Everest è diventato sempre più accessibile a turisti e scalatori, si è trasformato nella discarica più alta del mondo. Per questo le autorità cinesi hanno deciso di mettere fine a tale via-vai. Perché le spedizioni che tentano di scalare gli 8.848 metri della bellissima montagna lasciano dietro di se miriadi di rifiuti: tende, bombole di ossigeno, pentolame e feci. Tonnellate di spazzatura che si stanno accumulando su uno dei luoghi più inaccessibili del Pianeta, man mano che viene assalito da alpinisti o semplici turisti...

D’ora in poi soltanto chi ha ottenuto un permesso di scalata potrà accedere al campo base dal lato di tibetano della montagna a 5.200 metri di altitudine. Tali permessi verranno rilasciati con il contagocce, appena 300 l’anno. Tutti gli altri visitatori si dovranno fermare al monastero di Rongbuk, più in basso. Nel frattempo una squadra speciale composta da 200 persone avrà il compito di ripulire la vetta dai rifiuti e provare a recuperare i corpi degli alpinisti morti sfidando la natura.

Una misura radicale, resa necessaria dalla situazione fuori controllo. Storicamente il lato della montagna più frequentato è sempre stato quello meridionale, sul suolo nepalese. Ma di recente il lato settentrionale, in territorio cinese, ha visto il traffico di turisti impennarsi, visto che il suo campo base è raggiungibile con la macchina. Nel 2015, ultimo dato disponibile, sono salite fino a lì 40mila persone.

Sia le autorità cinesi che quelle nepalesi hanno cercato in vari modi di contenere l’inquinamento. Per tutti i visitatori è stato introdotto l’obbligo di riportare a valle i propri rifiuti. Agli sherpa viene dato un premio in denaro per ogni chilogrammo di spazzatura che raccolgono sulla montagna. Mentre un deposito di 4000 dollari viene trattenuto su ogni spedizione che prende la via della vetta, e reso al ritorno solo a chi dimostra di non aver lasciato nulla per strada. Ma la situazione non va migliorando.

Da qui la decisione cinese di limitare le entrate e dedicarsi alla pulizia. Impresa che però sarà tutt’altro che facile. Le 8 tonnellate di rifiuti raccolte la scorsa primavera con tre operazioni sono solo una minima parte di quelle da recuperare, in condizioni ambientali proibitive.

Fonti: https://hfarmer.org/2019/02/20/addio-everest-la-cina-chiude-laccesso-alla-montagna-piu-alta-del-mondo-a-causa-dei-troppi-rifiuti-abbandonati/?fbclid=IwAR0TOAnN3wySbqoFH4UYo2xSvf0TWA4NZbco74a7ydhH-Mc3C-CQTtCUsgo

https://inhabitat.com/china-closes-mount-everest-base-camp-after-overwhelming-trash-problem-reports/?variation=d

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 26 Feb 2019 07:39:30 +0000
Baviera: un milione e 745mila cittadini chiedono un referendum per salvare le api. http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3437-baviera-un-milione-e-745mila-cittadini-chiedono-un-referendum-per-salvare-le-api http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3437-baviera-un-milione-e-745mila-cittadini-chiedono-un-referendum-per-salvare-le-api

di Lorenzo Brenna

lovebeesIl futuro delle api è una cosa seria e alla loro sopravvivenza è legata anche quella della nostra specie. Lo sanno bene in Baviera, stato nel sud-est della Germania, dove ben un milione e 745mila cittadini, circa il 18 per cento della popolazione, hanno firmato una petizione per chiedere un referendum per proteggere questi preziosi insetti impollinatori.

Manifestazione pro apiUn voto per la biodiversità

La petizione, firmata nelle ultime due settimane nei municipi bavaresi, ha dunque riscosso un successo straordinario, superando di gran lunga il milione di firme, pari al 10 per cento degli elettori, legalmente richiesto per ottenere il referendum, il quale dovrà essere organizzato entro sei mesi. La campagna per promuovere il referendum “salva-api” è stata sostenuta dai Verdi, dal Partito Ecologico-democratico bavarese (ÖDP) e da diverse organizzazioni conservazioniste. “È tempo di cambiare e avviare un nuovo corso per un’efficace conservazione della natura in Baviera”, ha commentato Ludwig Hartmann, uno dei leader dei Verdi in Baviera.

Una rivoluzione agricola e sociale

La proposta di referendum prevede che il 20 per cento dei terreni agricoli soddisfi gli standard biologici entro il 2025, arrivando poi al 30 per cento nel 2030. I pesticidi utilizzati nell’agricoltura convenzionale, e la conseguente perdita di biodiversità agricola, sono infatti la principale causa di declino delle api e di molti altri animali. Il dieci per cento degli spazi verdi in Baviera, inoltre, dovrà essere convertito in prati fioriti, per offrire un habitat idoneo alle api. Il progetto referendario propone anche di migliorare le misure di protezione per i corsi d’acqua per evitare che vengano contaminati dai pesticidi e dai fertilizzanti, e, infine, di aumentare l’educazione ambientale nei programmi scolatici.

Dalla parte delle api

Per promuovere l’importanza della convocazione del referendum, negli scorsi giorni in Baviera migliaia di persone si sono radunate per le strade travestite da api. La manifestazione, divertente e colorata, ha contribuito a garantire il sostegno popolare alla campagna, riuscendo a comunicare l’urgenza di proteggere gli habitat di insetti e uccelli, le cui popolazioni in Germania sono crollate negli ultimi anni. Secondo recenti studi, negli ultimi trenta anni, il numero di insetti volanti in Germania è diminuito di quasi l’80 per cento. Questo trend catastrofico riguarda ormai molte aree del pianeta, tanto che, secondo le stime, circa il 40 per cento delle specie di insetti è sottoposto a drastici tassi di declino e potrebbero sparire entro un solo secolo.

L’opposizione degli agricoltori

Contrari a questa svolta ambientalista sarebbero invece gli agricoltori bavaresi, che temono contraccolpi economici per la loro attività. L’associazione degli agricoltori regionali ha invitato la popolazione a “smettere di colpire gli agricoltori”, facendo leva sulle pressioni finanziarie cui sono sottoposti. È indubbio che il referendum, dovesse avere successo, potrebbe avere enormi conseguenze per l’industria agricola tedesca, ma i benefici che comporterebbe sono evidenti.

L’ondata verde bavarese

Mentre in Italia i temi ambientali continuano ad essere estromessi dall’agenda politica e le persone sensibili a queste tematiche, che pur ci sono, continuano a non sentirsi adeguatamente rappresentate, la Baviera ci dimostra che una politica ambientalista è possibile. La svolta è avvenuta alle elezioni dello scorso ottobre, quando il partito dei Verdi ha raddoppiato il proprio risultato rispetto alle elezioni del 2013, ottenendo quasi il 18 per cento dei consensi ed è diventando il secondo più votato in Baviera. Il programma dei Verdi prevedeva infatti, tra gli altri punti, la promozione dell’agricoltura biologica come strategia per conservare le risorse naturali e proteggere la biodiversità.

Fonte: https://www.lifegate.it/persone/news/wallace-broecker-pioniere-cambiamenti-climatici

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 21 Feb 2019 10:33:20 +0000
Le foreste giovani dei climi temperati assorbono molto più carbonio di quanto si pensasse http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3436-le-foreste-giovani-dei-climi-temperati-assorbono-molto-piu-carbonio-di-quanto-si-pensasse http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3436-le-foreste-giovani-dei-climi-temperati-assorbono-molto-piu-carbonio-di-quanto-si-pensasse

Gli oceani sono il più grande immagazzinatore di carbonio sul pianeta, ma anche le foreste danno un contributo importante. Un nuovo studio dell'Università di Birmingham ha rivelato che più della metà del carbonio immagazzinato nelle foreste del mondo, si trova in aree dove gli alberi sono relativamente giovani.

di Chrissy Sexton

Giovani Foreste

Questi alberi, che hanno meno di 140 anni, sono in genere cresiuti ​​su terreni precedentemente bonificati per scopi agricoli o da disturbi naturali come il fuoco.

I ricercatori hanno esaminato l'assorbimento di carbonio da parte di aree forestali vecchie e consolidate tra il 2001 e il 2010 e lo hanno confrontato con aree forestali più giovani. Hanno scoperto che la giovinezza degli alberi è uno dei principali motori della loro captazione di carbonio. "L'effetto età" rappresenta circa il 25% del biossido di carbonio totale assorbito dalle foreste.

I ricercatori hanno anche scoperto che questa captazione del carbonio basata sull'età si svolge principalmente nelle foreste di media e alta latitudine, non nei tropici. Queste foreste includono aree di ricrescita forestale negli Stati Uniti orientali, in Canada, in Russia e in Europa.

"È importante capire chiaramente dove e perché avvenga questo assorbimento di carbonio, perché questo ci aiuta a prendere decisioni mirate e informate sulla gestione delle foreste", ha affermato il dott. Tom Pugh, del Birmingham Institute of Forest Research (BIFoR).

Lo studio sottolinea non solo l'importante ruolo che le foreste temperate del mondo giocheranno nella lotta ai cambiamenti climatici, ma fornisce anche nuove informazioni su quanto assorbimento di carbonio ci si possa aspettare da queste foreste più giovani in futuro.

"La quantità di CO2 che può essere assorbita dalle foreste è limitata: in ultima analisi i programmi di rimboschimento saranno efficaci solo se lavoreremo simultaneamente per ridurre le nostre emissioni", ha spiegato il dott. Pugh.

Questo studio è stato pubblicato su  Proceedings of the National Academy of Sciences.

Fonte: https://www.earth.com/news/young-forests-storing-carbon/?fbclid=IwAR1cZWch6wk_ysfWGrSkkyDXz1BBLrGZQ2IxUgW0RB2DkgkfPKZouuh0THY

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 20 Feb 2019 09:55:58 +0000
Pesticidi e inquinamento: il 40% degli insetti al mondo è a rischio estinzione http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3434-pesticidi-e-inquinamento-il-40-degli-insetti-al-mondo-e-a-rischio-estinzione http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3434-pesticidi-e-inquinamento-il-40-degli-insetti-al-mondo-e-a-rischio-estinzione

Il 40% delle specie di insetti nel mondo rischia di estinguersi nei prossimi decenni, secondo la ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Biological Conservation  che indica una riduzione al ritmo del 2,5% all’anno. Il tasso di estinzione è otto volte più veloce di quello di mammiferi, uccelli e rettili.

di Ettore Cera

Farfalla 2 19

 

Sotto accusa, come riporta The Guardian in un lungo articolo dedicato alla meta analisi di 73 studi scientifici sui rischi che corre la biodiversità, l’agricoltura intensiva, l’uso dei pesticidi, l’inquinamento, la diffusione di nuovi patogeni e i cambiamenti climatici.

I ricercatori suggeriscono, quindi, “un ripensamento urgente delle attuali pratiche agricole, in particolare una seria riduzione dell’uso di pesticidi e la sua sostituzione con pratiche più sostenibili ed ecologiche. Inoltre, dovrebbero essere applicate tecnologie efficaci di bonifica, per pulire le acque inquinate sia in ambienti agricoli che urbani”.

La ricerca, come sottolinea l’Ansa.it, indica che negli ecosistemi terrestri, i lepidotteri, gli imenotteri e gli scarabei stercorari sembrano essere i più colpiti, mentre i più minacciati fra gli insetti acquatici sono odonati, plecotteri, trichotteri ed epemerotteri, che hanno già perso una parte considerevole delle specie.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2019/02/12/pesticidi-e-inquinamento-il-40-degli-insetti-al-mondo-e-a-rischio-estinzione/49055/?fbclid=IwAR2Qjoc-LpdT8cSJ3oQbHt6ON2ywtGrp-Lc-c4ONNPHdJL0_HxN-YRw7TW4&utm_campaign=buffer&utm_content=buffer91428&utm_medium=social&utm_source=facebook.com

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 15 Feb 2019 10:26:56 +0000
Contaminazione profonda da fluoruri nelle falde del “distretto incenerimento” di Bolzano http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3430-contaminazione-profonda-da-fluoruri-nelle-falde-del-distretto-incenerimento-di-bolzano http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3430-contaminazione-profonda-da-fluoruri-nelle-falde-del-distretto-incenerimento-di-bolzano

La “favola” dell’Ecocenter di Bolzano e del suo vecchio vicino, il vecchio inceneritore, è piena di capitoli ancora bui ma da quel poco che la Provincia di Bolzano ci ha permesso di avere ( dati ambientali ) lo scenario sembra caotico e rischioso.

Bolzano Inceneritore

Come Cova Contro abbiamo mandato la prima pec di richiesta informazioni nel settembre 2017 e dopo silenzi, abusi ed omissioni una parte dei dati ci viene inviata nell’ottobre 2018 contro ogni legge in materia di accesso agli atti e trasparenza ma i problemi sorgono già dal poco che ci è stato inviato.

L’aria che tira? Ecocenter non tipizza i metalli pesanti emessi, riporta solo il mercurio tra i metalli rilevati dallo SME ( sistema digitale di controllo ambientale dell’impianto, i cui accessi dovrebbero essere registrati e forse resi pubblici ) ed emessi dal camino ( dato anomalo perchè i metalli che ci si aspetta da un inceneritore sono anche nichel, piombo, tallio, cadmio, zinco, rame etc ). Non misurati gli idrocarburi non metanici, i composti organici volatili, molto volatili e semivolatili, le micropolveri ultrasottili etc., sono svariate decine i contaminanti aeriformi mai monitorati nell’apparente silenzio generale.

 Bolzano Inceneritore1

la camera dei rifiuti che alimentano il forno dell’Ecocenter

 

E a terra che si dice? Manca una rete di deposimetri che misuri la quantità di diossine e benzoapirene che si deposita al suolo e sui terreni agricoli, reti usate nel resto d’Italia anche vicino gli inceneritori ma non a Bolzano. Manca un biomonitoraggio spinto, lo studio del bioaccumulo nella microfauna-microflora parallelamente ad uno studio epidemiologico sulla popolazione locale. Mancano dati sui sedimenti dell’Adige, usato come discarica per decenni, manca un controllo terzo ed a sorpresa anche sui controlli parziali già esistenti. Manca la pubblicazione delle analisi sulle ceneri prodotte, i report degli allarmi radioattività scattati negli anni all’ingresso dell’Ecocenter, i report sugli incidenti all’interno dell’impianto etc etc

Ma sottoterra cosa accade? I dati sulla qualità delle falde non sono mai stati pubblicati sul web e dopo 13 mesi abbiamo ottenuto dalla Provincia di Bolzano dati anche parziali, alcuni allegati sotto. Ne emerge una diffusa contaminazione da fluoruri nei piezometri a ridosso dell’attiguo e vecchio inceneritore non più in uso: i fluoruri oscillano tra i 2850 mcg/l  (limite di legge a 1500) ed i 12600 mcg/l anche a quote di -33 mt sotto il piano campagna a ridosso di autostrada e terreni agricoli. In base a quale modello idrogeologico siano stati installati solo questi 10 piezometri non è dato saperlo ma quello che salta all’occhio oltre la contaminazione chissà quanto vecchia è l’incompletezza delle analisi forniteci, infatti la legge impone la ricerca di circa 90 parametri per le falde ma le analisi della Ecoresearch ne riportano solo 12 ! E gli altri parametri che fine hanno fatto? Difficilmente un inceneritore causerebbe una contaminazione esclusivamente fatta da soli fluoruri, sarebbe un caso più unico che raro. Come mai non sono pubblici tutti i dati sul vecchio inceneritore ? Dove sono i dati sulle analisi ambientali del sito dove dopo è sorto il nuovo inceneritore ? Per avviare un cantiere su terreni contaminati o è stata fatta la bonifica, ma mancano dati pubblici, oppure l’area non era inquinata ma servono le analisi per dirlo.

 Bolzano Inceneritore2dettaglio del forno dell’inceneritore Ecoresearch di Bolzano

 

Perchè non esiste un registro pubblico con l’analisi dei rifiuti in ingresso? Occorre superare l’equivoco tra quantità massima ammissibile di rifiuti e loro potere calorifico massimo: trattiamo l’inceneritore per quello che è oppure lo consideriamo solo una grande caldaia per la produzione di energia ? Il recupero energetico da rifiuto non può allentare i controlli su un impianto che è un inceneritore non una caldaia, occhio al rischio della ricerca degli utili dall’energia perchè l’approvvigionamento di rifiuti da solo potrebbe non garantire sostenibilità economica all’impianto: questi passaggi andrebbero chiariti definitivamente altrimenti un domani la produzione di energia potrebbe giustificare un cambio di politica nella gestione dei flussi di rifiuti. Perchè non si avvia un tavolo permanente di confronto con la cittadinanza per condividere tutti i dati ed i pareri senza ritardi ed omissioni ?

Quanti bolzanini sanno che in passato la ricerca delle diossine nei lavoratori del vecchio inceneritore rientrava in specifici studi universitari come nel caso della ricerca universitaria della Dott.ssa Frangipane dell’Università Cà Foscari ? Perchè non è pubblico il DVR di un’azienda pubblica e non è lecito sapere anche solo quali inquinanti ricerchino e come nei dipendenti dell’Ecocenter senza violare la loro privacy ? Quanto influisce il conflitto d’interesse in una catena di controlli dove la Provincia è sempre presente ? Ha detto Fattor in una recente intervista:”…se c’è un accordo non possiamo mica mandare indietro i camion…” mentre Cantone dice che la criminalità organizzata è pesantemente infiltrata nel ciclo dei rifiuti di tutta Italia, con il SISTRI abolito e con zero controlli analitici sui flussi dei rifiuti, in che modo Bolzano pensa di essere concretamente esente da giri di bolla e camuffamenti dei CER che importa ?

Le legge ambientale impone il confinamento idraulico delle falde contaminate ma ufficialmente alcun provvedimento a noi accessibile sembra riportare una messa in sicurezze delle stesse quindi chi non sta contenendo l’inquinamento da fluoruri e perchè, e da quando? Le bonifiche sono state fatte nell’area, se sì come? Possibile che in una delle aree più civili e vivibili d’Italia non esistano documenti pubblicati che attestino la bonifica di quei luoghi? Perchè ad ottobre 2018 ci hanno dato solo le analisi del 2017 sulle falde scrivendoci che stavano ancora elaborando i dati del 2018 ? Il referto o c’è o manca, quindi cosa c’è da “elaborare” se bastano 10 giorni per queste analisi? Aspettiamo fiduciosi risposte rapide e complete dalle autorità.

Fonte: http://analizebasilicata.altervista.org/blog/contaminazione-profonda-da-fluoruri-nelle-falde-del-distretto-incenerimento-di-bolzano/?fbclid=IwAR0oJ0d98-uWYDO7pDQqNkRilaGCA-YyCJ9HPVwDZtwNFq4dYn7oyYAedNQ&doing_wp_cron=1549532448.5641100406646728515625

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 09 Feb 2019 11:16:21 +0000
Salviamo la preziosa foresta umbra: crowdfunding per fermare il disboscamento http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3416-salviamo-la-preziosa-foresta-umbra-crowdfunding-per-fermare-il-disboscamento http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3416-salviamo-la-preziosa-foresta-umbra-crowdfunding-per-fermare-il-disboscamento

Di Francesca Mancuso

forestaumbraA caccia di fondi per salvare una preziosa foresta in Umbria, i cui alberi sono tagliati periodicamente per produrre legname. Potrebbe essere la prima Oasi naturale del Fondo Forestale Italiano, che ha lanciato la campagna di crowdfunding.

Situata nella Valnerina, al centro dell'Umbria, la foresta si affaccia sul paese medievale di Scheggino, pochi chilometri a nord delle cascate delle Marmore. Qui vivono lupi e nidificano le aquile reali. Un paradiso di biodiversità che rischia di essere distrutto.

24    "Tagliati periodicamente per fare legname, ai suoi alberi non viene mai permesso di diventare grandi e maestosi. La foresta è giovane e fragile, e per diventare una vera foresta, una foresta vetusta con alberi maturi, ha bisogno di essere protetta" si legge nella richiesta di aiuto del Fondo Forestale Italiano che vuole acquistare la foresta e renderla la sua prima Oasi Naturale Protetta.

Si tratta di un’area di 15 ettari dove gli alberi non verranno mai tagliati e avranno il tempo di crescere secondo le loro dinamiche naturali. Inoltre, verranno piantati anche degli arbusti per aumentare la biodiversità e offrire riparo e nutrimento alla fauna selvatica. Un'area area di 2.000 mq lungo il fiume Nera sarà invece riforestata con le specie arboree adeguate al territorio.

Percorso didattico

Oltre a tutelare la foresta, una parte della riserva dotata di una strada in terra battuta, sarà trasformata in un percorso didattico con informazioni sulla fauna e la flora locali, in un’ottica di promozione dell’educazione ambientale e dell'eco-turismo.

Un modo per far conoscere a grandi e piccoli un paradiso poco noto, nel cuore dell'Umbria.


Il crowdfunding per acquistare la foresta

Il Fondo Forestale Italiano ha lanciato una campagna di crowdfunding grazie alla quale spera di ottenere i 40mila euro necessari ad acquistare la foresta e a svolgere i lavori di tutela degli alberi e di messa a dimora delle nuove piante, oltre alla riforestazione della parte non boschiva.

"Le aree coperte da foreste vetuste sono sempre più ridotte e separate fra di loro da zone urbanizzate o sfruttate in altro modo, e non offrono un habitat sufficiente per le specie minacciate. L’attuale politica orientata a favorire le biomasse forestali come fonti di energia rischia di portare a una gestione dei boschi italiani in un’ottica di mero sfruttamento economico: una visione cieca di fronte all’importanza delle foreste in quanto habitat complessi e patrimonio comune da tutelare. È quindi imperativo e quanto mai urgente agire per salvaguardare l’esistente e ripristinare parte di quanto è stato perduto in termini di patrimonio forestale" spiega il Fondo.

Se volete contribuire a far nascere la prima Oasi naturale del Fondo Forestale Italiano cliccate qui.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/30287-foresta-umbra-disboscamento

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 30 Jan 2019 11:25:17 +0000