Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Tue, 28 Mar 2017 10:00:49 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Pesticida naturale scoperto a Sassari fa il giro del mondo http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2928-pesticida-naturale-scoperto-a-sassari-fa-il-giro-del-mondo http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2928-pesticida-naturale-scoperto-a-sassari-fa-il-giro-del-mondo

Antiparassitario NaturaleUn team di ricercatori dell'Università di Sassari, coordinati dal dottor Luca Ruiu, individua un potente pesticida naturale di un batterio, il brevibacillus laterosporus, in grado di proteggere le colture salvaguardando l'ambiente. La scoperta approda sulle pagine della rivista Scientific Reports del gruppo Nature, e porta con sè lo sviluppo di un recente brevetto internazionale a firma dell'Università di Sassari. La necessità di nutrire una popolazione globale in continua crescita richiede un incremento delle produzioni agrarie e zootecniche sulla superficie limitata del nostro pianeta. È perciò necessario sviluppare tecnologie che consentano di aumentare le rese di produzione in linea con i principi di salvaguardia ambientale. La tutela delle colture e degli animali in allevamento dai parassiti nocivi deve basarsi sempre di più sull'uso di pesticidi a basso impatto ambientale. In linea con questo approccio, la comunità scientifica e industriale è da anni impegnata nella scoperta e nello sviluppo di nuovi biopesticidi naturali.

Da queste motivazioni nasce lo studio dell'Università di Sassari, portato avanti da un gruppo coordinato dal ricercatore di Entomologia, Luca Ruiu, e composto da Maria Giovanna Marche (dottore di ricerca e attuale borsista Università degli Studi di Sassari), Maria Elena Mura (dottore di ricerca e attuale borsista Università degli Studi di Sassari), Giovanni Falchi (dottore di ricerca ed ex-collaboratore Bioecopest, spin off Università di Sassari). I ricercatori hanno scoperto nuovi fattori di virulenza di origine proteica prodotti dal batterio brevibacillus laterosporus che colpiscono gli insetti nocivi dopo ingestione: letali per i parassiti delle piante, dunque, ma innocui per l'uomo e gli animali a sangue caldo. Lo studio è il frutto di due progetti coordinati da Luca Ruiu, il primo a valere su finanziamenti Por Fesr Sardegna 2007-2013 a favore della società spin off Bioecopest, e il secondo sul finanziamento Prin del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) attualmente in corso. "Lo studio pubblicato su Scientific Reports e il brevetto associato sono un esempio di come il know how e gli sforzi dei ricercatori dell'Università possano portare non soltanto a risultati importanti dal punto di vista accademico, ma anche a risvolti significativi nel trasferimento tecnologico delle conoscenze in campo industriale", dichiara Luca Ruiu.

Fonte: http://www.sardegnaoggi.it/Scienza_e_Tecnologia/2017-03-18/35351/Parassiti_ko_piante_e_ambiente_protetti_Pesticida_naturale_scoperto_a_Sassari_fa_il_giro_del_mondo.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 21 Mar 2017 11:45:00 +0000
Il Kenya mette al bando le buste di plastica http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2926-il-kenya-mette-al-bando-le-buste-di-plastica http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2926-il-kenya-mette-al-bando-le-buste-di-plastica

Kenya Plastic Bags1Il governo keniota dichiara 'guerra' alla plastica mettendo al bando l'utilizzo, la produzione e l'importazione di ogni tipo di sacchetto. Una decisione forte, resa nota dall'Unep, il Programma ambientale della Nazioni unite, e presa anche alla luce di un dato assai significativo: in Kenya, infatti, solo dai supermercati, vengono distribuiti circa 100 milioni di buste di plastica ogni anno. Questi sacchetti, peraltro, sono una delle principali cause dei danni all'ambiente e di problemi per la salute dell'uomo.

Leadership ambientale – Il divieto di utilizzo, produzione e importazione dei sacchetti di plastica annunciato dal Kenya entrerà in vigore fra sei mesi. La mossa del governo africano arriva a tre settimane dal lancio della campagna Onu "Clean seas initiative", che ha già ottenuto il sostegno da dieci governi. Cento milioni di sacchetti di plastica sono distribuiti ogni anno nei supermercati kenioti. Una cifra enorme per un materiale che provoca danni all'ambiente uccidendo uccelli, pesci e altri animali che scambiano la plastica per cibo. Senza contare l'inquinamento dei siti turistici e il supporto (indiretto) alle zanzare che trasportano la malaria. "Il Kenya – afferma Erik Solheim, Responsabile dell'ambiente per le Nazioni unite – sta prendendo misure decisive per rimuovere una brutta macchia sulla sua straordinaria bellezza naturale". E aggiunge che "il Kenya dovrebbe essere lodato per la sua leadership ambientale. È un grande esempio e spero possa ispirare anche altri e contribuire a guidare ulteriori impegni per la campagna 'Clean seas'".

Kenya Plastic BagsPiù plastica che pesci negli oceani – In Kenya, i sacchetti di plastica sono la sfida numero uno nello smaltimento dei rifiuti urbani. In particolare, diventa una vera e propria urgenza nelle aree più povere dove l'accesso al sistema di smaltimento e all'assistenza sanitaria è limitato. I sacchetti fanno parte degli otto milioni di tonnellate di plastica che ogni anno finiscono negli oceani. Di questo passo, gli esperti stimano che entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci nei mari, con conseguenze nefaste per la pesca, la fauna selvatica e il turismo.

Le altre iniziative – Il Kenya è l'undicesimo paese che interviene a sostegno della campagna ambientale delle Nazioni unite. Nel continente africano, Ruanda e Marocco hanno già vietato i sacchetti di plastica e presto anche altri Paesi potrebbero annunciare misure in questo senso. E non sono casi isolati. L'Indonesia, ad esempio, si è impegnata a ridurre del 70% i rifiuti gettati in mare, il Canada ha aggiunto le microsfere (minuscole particelle di plastica) alla sua lista di sostanze tossiche, mentre Regno Unito, Nuova Zelanda e Stati Uniti hanno annunciato divieti di utilizzo delle microsfere per i prodotti di cosmesi.

Fonte: http://tg24.sky.it/tg24/ambiente/2017/03/16/kenya-vieta-sacchetti-di-plastica.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 20 Mar 2017 15:02:08 +0000
Nuova Zelanda: Il fiume sacro Maori ottiene personalità giuridica! http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2924-nuova-zelanda-il-fiume-sacro-maori-ottiene-personalita-giuridica http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2924-nuova-zelanda-il-fiume-sacro-maori-ottiene-personalita-giuridica

Per la prima volta al mondo un fiume ha ottenuto una personalità giuridica, protetta da rappresentanti legali. Il fiume Whanganui in Nuova Zelanda, riverito come sacro dal popolo maori, che scorre per 145 km dal centro dell'Isola del Nord fino al mare, ha ottenuto ora dal parlamento uno status giuridico come persona, dopo una battaglia legale durata 170 anni.

Whanganui2

Sarà rappresentato congiuntamene da un membro nominato dalla comunità maori e uno nominato dal governo. La legge deriva dallo storico trattato di Waitangi, che fu firmato nel 1840 da un rappresentante della corona inglese e da 40 capi delle tribù maori dell'Isola del Nord. In base al trattato, che mise fine a un lungo conflitto fra maori e colonizzatori, la Nuova Zelanda divenne colonia inglese. Esso offre da allora sostanziale protezione agli interessi e alle proprietà tradizionali dei maori.

Whanganui1

La nuova legge mette fine al più lungo contenzioso nella storia del Paese, ha detto il ministro per il trattato di Waitangi, Christopher Finlayson. "Questa legge riconosce la profonda connessione spirituale fra il locale popolo Whanganui Iwi e il loro fiume ancestrale. Ne riconosce le tradizioni e usanze e crea una base solida per il futuro del fiume". Un portavoce del locale popolo maori, Gerrard Albert, ha detto a Radio New Zealand che la comunità temeva da tempo per l'impatto del governo sulla "salute e benessere" del fiume. "Abbiamo sempre creduto che il fiume Whanganui sia un insieme indivisibile e vivente con tutti i suoi elementi fisici e spirituali, dalle montagne del centro dell'Isola del Nord fino al mare".

Whanganui3

Fonte: http://www.farodiroma.it/2017/03/16/nuova-zelanda-fiume-sacro-ottiene-personalita-giuridica/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 17 Mar 2017 12:08:07 +0000
Smartflower Pop, il fiore solare che produce energia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2905-smartflower-pop-il-fiore-solare-che-produce-energia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2905-smartflower-pop-il-fiore-solare-che-produce-energia

SmartflowerSmartflower POP è una soluzione di produzione di energia fotovoltaica all-in-one prodotta da una ditta austriaca, in quanto contiene già al suo interno tutti i componenti necessari e plug&play, semplice e veloce da installare. Segue il corso del sole nel cielo, per massimare la produzione di energia anche nelle ore periferiche della giornata.

È infatti un inseguitore biassiale basato su un innovativo algoritmo astronomico, che permette al sistema di posizionarsi con le celle fotovoltaiche in ogni momento e automaticamente verso il punto migliore nel cielo.

Produce più del 40% di energia rispetto ad un sistema convenzionale, ma soprattutto aumenta notevolmente la quota di autoconsumo. L'autoconsumo raggiunge infatti il 60%, valore doppio rispetto ad un impianto tradizionale, permettendo rilevanti riduzioni dei costi energetici in bolletta. Questo grazie alla sua capacità di produrre il massimo dell'energia disponibile dalle prime ore del mattino fino agli ultimi raggi solari della sera, che gli consente di alimentare i carichi domestici senza attingere dalla rete.

E' disponibile in 8 colori standard ed è personalizzabile in qualsiasi altra combinazione in base alle esigenze del cliente. È inoltre sicuro, perché dotato di un sensore anemometrico che gli permette di chiudersi in totale sicurezza in caso di forte vento, con due posizioni di sicurezza impostabili. L'installazione richiede pochissimo tempo: a fondazione posata, basta un'ora di tempo per installarlo e metterlo in funzione.

è disponibile in 3 versioni:

smartflower POP, versione standard per connessione a rete
smartflower POP+, dotato di accumulo agli ioni di litio che gli permettono di accumulare energia sotto forma di storage, per utilizzarla in un secondo momento, quando serve.
smartflower POP-e, per la ricarica di auto e biciclette elettriche grazie alla presenza di prese che consentono una carica fino a 22 kW.

(fonte: http://www.qualenergia.it/prodotti/20151209-smartflower-pop-di-vp-solar)

Il prezzo dovrebbe partire da 12 mila euro.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 16 Feb 2017 10:39:06 +0000
L'INDONESIA AFFIDA AGLI INDIGENI LA GESTIONE DELLA LORO FORESTA http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2915-l-indonesia-affida-agli-indigeni-la-gestione-della-loro-foresta http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2915-l-indonesia-affida-agli-indigeni-la-gestione-della-loro-foresta

Indonesia indigeniIl presidente dell'Indonesia Joko Widodo ha affidato la gestione delle foreste alle comunità indigene. Dopo decenni di conflitti per vigilare sulle bellezze ambientali, saranno nove comunità indigene a curare le foreste.

Prima che il governo coloniale olandese dichiarasse le foreste proprietà dello Stato, per secoli erano stati gli indigeni a proteggerle e farle prosperare. La decisione di Joko Widodo segna dunque una tappa fondamentale.

Per anni, infatti, essi hanno lottato per il riconoscimento dei loro diritti contestati dal governo nazionalista anche dopo l'indipendenza nel 1945. Nelle isole dell'Indonesia vivono migliaia di gruppi etnici distinti e Widodo recentemente ha compiuto un passo simbolico importante nel concedere formalmente titoli di gestione forestale a 9 comunità indigene.

di Francesca Mancuso

"Il riconoscimento della gestione abituale delle foreste non è limitato al riconoscimento dei diritti della Comunità come indicato nella Costituzione 1945. Riconoscimento significa anche apprezzamento dei valori originari dell'Indonesia e della sua identità come nazione", ha detto il presidene Widodo.

Dei nove destinatari, i Kajang sono stati notati da Widodo come modello nazionale da cui gli altri avrebbero dovuto imparare. La strada che porta al riconoscimento è stata lunga e difficile. La lotta è iniziata quando il governo nazionale precedente aveva cambiato lo status della gestione delle foreste dei Kajang trasformandolo da 'indigeni' a 'foreste di produzione ad uso limitato'.

James M. Roshetko, scienziato del World Agroforestry Centre ha spiegato che il buon coordinamento tra le organizzazioni partner di Agroforestry and Forestry in Sulawesi (AgFor), la comunità Kajang e il governo locale è stata la chiave che ha portato al riconoscimento e alla tutela delle foreste da parte delle popolazioni indigene.

Anche se le foreste del Kajang sono relativamente piccole e isolate, la lotta per proteggerle ha avuto un grande impatto sulla politica indonesiana. Esse ospitano numerose specie endemiche, simbolo culturale per le popolazioni locali, ma non solo. La loro cura permetterà di ridurre le emissioni di CO2, la deforestazione, lo sfruttamento e l'erosione del suolo.

indonesia indigeni1

Una vittoria che fa ben sperare. Siamo infatti abituati più spesso a raccontare e leggere storie con un finale meno lieto, in cui gli indigeni vengono cacciati via dalle loro terre native per far posto allo sfruttamento dell'olio di palma o a quelle del petrolio, come sta accadendo in questi giorni negli Usa con la Dakota Access Pipeline.

Una storia che dovrebbe servire da monito e che da una parte conferma la forte volontà degli indigeni di difendere le terre, tutelandole e amandole come i loro avi hanno fatto per secoli, dall'altra mostra la lungimiranza del governo indonesiano che le ha loro affidate, sapendo di metterle in buone mani.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/23082-indigeni-foreste-indonesia

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 03 Mar 2017 10:00:52 +0000
L'oleodotto dei Sioux finanziato da Intesa San Paolo. Tu da che parte stai? http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2914-l-oleodotto-dei-sioux-finanziato-da-intesa-san-paolo-tu-da-che-parte-stai http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2914-l-oleodotto-dei-sioux-finanziato-da-intesa-san-paolo-tu-da-che-parte-stai

popDopo avere bloccato la concessione dei permessi a dicembre 2016, di recente l'Army Corps of Engineers ha riesaminato e autorizzato la costruzione del Dakota Access Pipeline negli Stati Uniti, un oleodotto di 1900 chilometri che trasporterà petrolio dal Dakota fino all'Illinois. Un impianto che avrà un enorme impatto ambientale e distruggerà le terre degli indiani Sioux di Standing Rock. Tra i finanziatori c'è anche la banca Intesa San Paolo. E tu da che parte stai?

Se a dicembre i Sioux e i tanti attivisti e ambientalisti avevano esultato alla notizia che l'Army Corps of Engineers aveva annunciato che non avrebbe approvato i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline, oggi non c'è più nulla da festeggiare.

A inizio febbraio l'amministrazione Trump ha dato istruzioni all'Army Corps per riesaminare il tutto ed è arrivato il via libera.

«L'impatto umano e ambientale di questo progetto è devastante, poiché mette a rischio le riserve idriche di una vasta zona del Nord degli Stati Uniti e attraversa, con gravi impatti, un'area sacra per i nativi indiani Sioux - scrive Claudia Vago per la campagna "Non con i miei soldi" - I rischi sono alti: solo nel 2016 si sono registrati oltre 200 sversamenti dagli oleodotti nel territorio statunitense e il petrolio è una delle principali cause del cambiamento climatico. I Sioux stanno protestando da mesi per difendere le loro terre sacre, ricevendo solidarietà e sostegno da ogni parte del mondo. La loro protesta è stata spesso contrastata con metodi brutali. A fine 2016 i Sioux hanno chiesto di poter incontrare gli istituti bancari che finanziano, a diverso titolo, il progetto. Gli appelli sono caduti quasi tutti nel vuoto. Il 10 gennaio era la data limite per dare una risposta e le cose sono andate così: quattro banche hanno rifiutato l'invito (BayernLB, BNP Paribas, Mizuho Bank e Suntrust), sei non hanno risposto (Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ, BBVA Compass, ICBC, Intesa Sanpaolo, Natixis, e Sumitomo Mitsui Banking Corporation) mentre sette banche hanno accettato di incontrare le tribù (Citi, Crédit Agricole, DNB, ING, Société Générale, TD, e Wells Fargo). Tra le azioni intraprese dai Sioux e dagli attivisti che li sostengono c'è anche una campagna per invitare al divestment dagli istituti che finanziano il DAPL. Nelle scorse settimane uno dei finanziatori del progetto si è tirato indietro. L'olandese ABN AMRO ha annunciato che smetterà di finanziare la Energy Transfer Equity (ETE) se il Dakota Access Pipeline verrà costruito senza il consenso della tribù Sioux di Standing Rock o se continuerà ad essere utilizzata violenza contro gli attivisti che si oppongono al progetto. Tra le banche che finanziano direttamente il Dakota Access Pipeline figura anche Intesa Sanpaolo».

Greenpeace Italia ha scritto una lettera ufficiale ad Intesa Sanpaolo per chiedere se ha intenzione di continuare a finanziare la distruzione delle terre dei Sioux e di mettere a rischio l'acqua potabile di tutta quella zona, oppure se deciderà di non impegnare i soldi dei propri clienti per un progetto tanto pericoloso e controverso.
Intesa Sanpaolo non ha ancora dato una risposta ufficiale, il tempo corre e il suo è un silenzio assordante. Greenpeace ha lanciato una petizione online per rafforzare la propria richiesta a Intesa Sanpaolo. Firma ora e fai girare per chiedere a Intesa Sanpaolo da che parte sta!

banche Dakota Intesa DAPL

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/L-oleodotto-dei-Sioux-finanziato-da-Intesa-San-Paolo.-Tu-da-che-parte-stai

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 02 Mar 2017 10:17:31 +0000
600 GLOBICEFALI ARENATI IN NUOVA ZELANDA: SONO QUASI TUTTI MORTI (VIDEO) http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2904-600-globicefali-arenati-in-nuova-zelanda-sono-quasi-tutti-morti-video http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2904-600-globicefali-arenati-in-nuova-zelanda-sono-quasi-tutti-morti-video

GlobicefaliSiamo di fronte alla più grave moria di animali marini mai avvenuta in Nuova Zelanda. Tra venerdì e sabato scorso si sono arenati sulle coste del Paese più di 600 globicefali, di cui 400 hanno sicuramente perso la vita.

Ora gli esperti si stanno prendendo cura delle carcasse dei globicefali che vanno messe in sicurezza e rimosse. Un lavoro lungo da svolgere con attenzione. Gli esperti stanno lavorando presso la Golden Beach di South Island e il Dipartimento per la Conservazione ha isolato la zona.

All'interno delle carcasse dei globicefali senza vita si formano dei gas che possono portare ad una vera e propria esplosione. Per questo motivo gli scienziati stanno intervenendo per la messa in sicurezza, utilizzando coltelli e aghi per fare in modo che le carcasse rilascino verso l'esterno i gas interni.

I primi 400 esemplari arenati sono stati avvistati tra giovedì e venerdì scorso e ad essi si sono aggiunti altri 200 globicefali nella giornata di sabato. La causa precisa di tutto ciò non è ancora nota ma si sa che in questo punto le acque sono basse e che ciò può disorientare gli animali marini.

A quanto sembra le acque basse e fangose possono confondere i sonar dei globicefali rendendoli vulnerabili e lasciandoli in balia delle basse maree secondo gli esperti delle organizzazioni che si stanno occupando del caso.

di Marta Albè

I globicefali sono già stati indicati come animali in pericolo per quanto riguarda il loro stato di conservazione ma non si sa effettivamente quanti esemplari siano presenti nelle acque della Nuova Zelanda e come mai più di una volta abbiano raggiunto un punto così pericoloso per loro.

Altri 8 globicefali arenati sono stati avvistati nello stesso punto durante il pomeriggio di ieri, martedì 14 febbraio. L'intervento tempestivo ha permesso di salvarli e di reimmetterli in mare durante la notte.

{youtube}nw4MQqpN1no{/youtube}

Secondo il Conservation Department e il gruppo Jonah Project almeno 500 volontari sono intervenuti complessivamente negli ultimi giorni per salvare le balene ma purtroppo non tutti gli sforzi sono andati a buon fine.

Secondo gli ultimi dati, i globicefali arenati in Nuova Zelanda in questi giorni sono in totale 650, con un primo evento che lo scorso venerdì ha coinvolto 416 esemplari, dei quali da 250 a 300 erano già morti all'arrivo dei soccorritori. Nella giornata di sabato sono stati avvistati altri 240 esemplari arenati a cui vanno aggiunti gli ulteriori 8 di ieri pomeriggio.

Globicefali arenati, quali sono le cause?
Purtroppo il numero degli esemplari scomparsi supera quello dei sopravvissuti. Ora ci attendiamo che gli esperti riescano a comprendere le cause dell'accaduto in modo che si possa intervenire per prevenire altre morie di questo genere.

Al momento le ipotesi riguardano cause naturali. Globicefali e altri cetacei abituati a vivere in acque profonde si trovano improvvisamente in acque basse e perdono la capacità di orientarsi. Quando tentano di nuotare in acque basse non riescono a riprendere il largo e si ritrovano arenati a riva. In Nuova Zelanda simili incidenti sono già accaduti in passato nella stessa spiaggia, che probabilmente è un luogo sfavorevole per i cetacei. Quando i globicefali si trovano su una superficie dura al di fuori dall'acqua i loro organi interni vengono schiacciati e danneggiati.

A disorientare globicefali e balene può intervenire l'uso di sonar a livello militare. Questa causa era stata indicata nel 1996 per quanto riguarda la coincidenza tra un'esercitazione militare avvenuta vicino alle coste della Grecia e il ritrovamento di 12 cetacei arenati. Alcuni ricercatori ritengono che i sonar navali possano interferire con la capacità di orientamento delle balene e dei cetacei. Infine, secondo studi recenti, il fatto che i cetacei si arenino in massa può essere considerato un segno dei forti legami sociali tra questi animali.

PRIMA LE BALENE, POI LE SARDINE, ORA I GLOBICEFALI...COSA STA SUCCEDENDO NEL PACIFICO? (Clicca per leggere)

Fonte: https://www.greenme.it/approfondire/come-e-andata-a-finire/22953-globicefali-arenati-nuova-zelanda#accept

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 15 Feb 2017 13:08:17 +0000
Il genocidio dall'Amiata: avvelenare lentamente la popolazione con il mercurio http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2902-il-genocidio-dall-amiata-avvelenare-lentamente-la-popolazione-con-il-mercurio http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2902-il-genocidio-dall-amiata-avvelenare-lentamente-la-popolazione-con-il-mercurio

CIR Genocidio AmiataLa quantità di mercurio emessa dalle centrali Geotermoelettriche dell'Amiata è pari al 42,5% (cioè circa la metà) delle emissioni di mercurio di tutto il comparto industriale italiano, e il 2,1% di tutto il comparto industriale europeo. Una quantità esorbitante!

In questo video l'intervento del prof. Andrea Borgia (Università di Milano, Open University M. Keynes, UK, global Research Council proprio in geotermia), al convegno del 4 febbraio 2017 ad Abbadia San Salvatore "Dall'Amiata alla valle del Tevere. Ancora geotermia industriale o un altro sviluppo è possibile?"

{youtube}10UW1BzWBmI{/youtube}

I dati di mercurio emesso in atmosfera sono impressionanti:

"È possibile fare un calcolo approssimativo del mercurio emesso –questa quantità è sottostimata in quanto non vengono considerate le emissioni durante i fuori servizio degli impianti– in base ai dati disponibili", osserva il geologo Andrea Borgia, attento studioso della geotermia amiatina.

"Secondo i dati Enel nel 1996 le emissioni di mercurio erano pari a 2611 kg/anno.

Nella DGR Regione Toscana, la n. 344, si ricava che le centrali di Piancastagnaio emettono mercurio nella quantità di:

- 1969 kg/anno nel 2000;
- 749 kg/anno nel 2003;
- 914 kg/anno nel 2005;
- 740 kg/anno nel 2007;
- 248 kg/anno nel 2013.

Il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate.

Questa quantità di Mercurio immessa nell'ambiente è esorbitante".

Fonte: http://acquapendentesolange.blogspot.it/2017/02/il-genocidio-dallamiata-avvelenare.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 15 Feb 2017 10:01:07 +0000
Un milione di firme contro il glifosato: si parte a Roma http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2893-un-milione-di-firme-contro-il-glifosato-si-parte-a-roma http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2893-un-milione-di-firme-contro-il-glifosato-si-parte-a-roma

Glifosato firmeOggi parte in tutta Europa la raccolta firme per l'iniziativa dei cittadini europei (ICE) per chiedere alla Commissione Europea il divieto totale dell'uso del Glifosato, un pesticida dannoso per l'ambiente e probabilmente cancerogeno per la salute umana.

Terra Nuova fa parte del tavolo nazionale contro i pesticidi e aderisce all'iniziativa dei cittadini europei, così come le associazioni del tavolo. Iniziative di lancio si terranno contemporaneamente in molte città europee, tra cui Roma, dove diamo appuntamento di fronte alla Metro Colosseo con un'azione di lancio e un primo banchetto di raccolta firme al quale saranno presenti i promotori italiani della campagna.

QUI L'EVENTO FACEBOOK

L'obiettivo è di 1.000.000 di firme in tutta Europa da raccogliere nei prossimi mesi per vietare l'uso di uno dei pesticidi più diffusi al mondo. Una vasta opposizione sociale si è già espressa contro l'uso di questa sostanza, e l'iniziativa "StopGlyphosate" sostenuta da una vasta rete internazionale punta a portare queste istanze nelle sedi istituzionali.
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato su scala globale. È presente in oltre 750 formulati, tra cui il Roundup®, marchio registrato dalla multinazionale Monsanto, dedicati alle colture intensive, agli orti e al giardinaggio. Nel 2014 la produzione mondiale di glifosato ha superato le 800.000 tonnellate; il trend purtroppo nei prossimi anni è destinato crescere e si stima che entro il 2020 la richiesta possa raggiungere il milione di tonnellate. Lo sviluppo del mercato è legato al crescente impiego delle colture geneticamente modificate (OGM) resistenti al glifosato.
Ad accendere i riflettori sull'erbicida più venduto al mondo è stata la valutazione di cancerogenicità espressa lo scorso anno dalla IARC (International Agency for Research on Cancer), organo dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ritenuto la massima autorità in campo oncologico.
La Campagna italiana Stop Glifosato di cui Terra Nuova fa parte vuole rendere evidente che le alternative al glifosato esistono: sono le buone pratiche agronomiche, ecologiche e sostenibili anche sul piano economico a partire dai metodi di coltivazione biologici e biodinamici.
Pratiche come lo sfalcio e la trinciatura delle erbe non possono essere considerate un ritorno al passato: sono, piuttosto, una delle risposte a una serie di emergenze, come il drastico impoverimento della sostanza organica nel terreno, l'esigenza di limitare l'erosione dei suoli e quella di proteggere la biodiversità e gli habitat naturali.
Oggi la vera innovazione è adottare l'approccio agroecologico, per migliorare la fertilità dei suoli, diversificare le produzioni, aumentare la capacità di sequestro di carbonio, garantire raccolti adeguati e affrontare il controllo dei parassiti e delle erbe seguendo e monitorando le dinamiche naturali.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Un-milione-di-firme-contro-il-glifosato-si-parte-a-Roma

VOLANTINO Glifosato

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 08 Feb 2017 09:56:11 +0000
Ghana discarica dell’Occidente sotto i riflettori di Presa Diretta http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2891-ghana-discarica-dell-occidente-sotto-i-riflettori-di-presa-diretta http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2891-ghana-discarica-dell-occidente-sotto-i-riflettori-di-presa-diretta

AgbogbloshieSono passati vent'anni dalle inchieste di Ilaria Alpi e a Miran Hrovatin e il commercio di rifiuti speciali verso l'Africa che costò loro la vita non si è fermato. Nella trasmissione Rai Presa Diretta Riccardo Iacona ha visitato l'immensa discarica di rifiuti elettronici a Agbogbloshie, in Ghana, dove i rifiuti occidentali ridiventano materie prime in spregio alle più basilari precauzioni ambientali.

Nel documentario del giornalista Rai una discarica di rifiuti si staglia sul mare le cui onde diventano man mano più scure all'avvicinarsi della battigia. Un'umanità strappata alle campagne raccoglie, apre, frantuma dispositivi elettronici zeppi di sostanze cancerogene a cielo aperto e senza protezione alcuna in una vera e propria economia del riciclo senza scrupoli ai danni dell'ambiente sotto gli occhi compiacenti delle autorità.

Se un giudice della capitale Accra dovesse scendere in strada gli basterebbero 8 minuti a piedi per raggiungere la prima discarica a cielo aperto sul mare partendo dal modernissimo palazzo di giustizia da 42 aule. Costruito da un'impresa cinese e inaugurato dal presidente del Ghana John Dramani Mahama nel 2015, che scelse come tema del discorso inaugurale la lotta alla corruzione.

Lungi dall'essere un fenomeno criminale comune, Agbogbloshie è un sistema economico di scambio fra salute e ambiente in cambio di profitti e sviluppo. Sistema a cui il giornalista Mike Anane si oppone:

"Ogni mese ci sono più di 500 container carichi di spazzatura elettronica che arrivano in Ghana da diverse parti del mondo – dice l'attivista intervistato da Iacona – principalmente dai paesi industrializzati. In questo affare girano tanti soldi."

Agbogbloshie2

Anane raccoglie informazioni sulla provenienza dei rifiuti elettronici ed è arrivato a scoprire che persino gli enti di regolazione come l'EPA, l'agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti e l'equivalente agenzia olandese hanno smaltito in Ghana i rifiuti elettronici provenienti dai propri uffici.

"Ho ricevuto tante telefonate di minacce ... Mike smetti di fare quello che fai ... telefonate anonime. Ma non mi spaventano, anche se so che dietro ci sono grandi organizzazioni criminali. Perché dobbiamo fare la cosa giusta. Dobbiamo salvare l'ambiente, proteggere la salute pubblica, salvare i nostri pescatori e difendere l'oceano e la nostra stessa sopravvivenza."

QUI IL DOCUMENTARIO DI RUSSIA TODAY SULLA DISCARICA DI AGBOGBLOSHIE (Spagnolo)

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Agbogbloshie1Cosa possiamo fare

In Italia il sistema di raccolta RAEE soffre di lacune anche informative da parte dei consumatori e dei rivenditori.

Da luglio dello scorso anno i grandi rivenditori sono obbligati a ritirare piccoli apparecchi usati con la formula "uno contro zero". Per buttare via un telefonino o un piccolo elettrodomestico basta andare in una grande catena di elettronica e consegnare il vecchio apparecchio senza bisogno di acquistarne uno nuovo.

Per i grandi elettrodomestici vale invece ovunque l'uno contro uno, il ritiro del vecchio elettrodomestico all'acquisto di uno nuovo senza spese, perché il contributo RAEE è già stato pagato all'acquisto del nuovo.

È sempre possibile consegnare alle isole ecologiche gli apparecchi elettronici e tutti i rifiuti non diversamente differenziabili cercando il centro più vicino su questa mappa.

Per saperne di più

La discarica di Agbogbloshie, Presa Diretta 6/2/2017, 22' 58'', Raiplay

President inaugurates New Court Complex, ghana.gov.gh

Ghana: President Inaugurates Court Complex Built By Chinese Company, 15/10/2015

Rifiuti RAEE: video inchiesta di Greenpeace spinge l'UE a occuparsi del caso, 9/3/2011, Greenpeace

Isole ecologiche mappa, ecolamp

Fonte: http://www.outdoorpassion.it/news/mike-anane-navi-vergogna-ghana-discarica-occidente-presa-diretta/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 07 Feb 2017 08:55:12 +0000