Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Fri, 20 Oct 2017 01:11:09 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Traffico di rifiuti: arresti e sequestri nella Tuscia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3048-traffico-di-rifiuti-arresti-e-sequestri-nella-tuscia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3048-traffico-di-rifiuti-arresti-e-sequestri-nella-tuscia

rifiuti tusciaUn noto imprenditore orvietano, insieme ad altri colleghi e dipendenti delle ditte di Orvieto e Castiglione in Teverina sono stati arrestati con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla gestione illecita di rifiuti all’autoriciclaggio e al falso.

A scoprire il vasto giro di affari, per un valore di 46 milioni di euro, è stata la Guardia costiera con un’indagine, coordinata dalla Dda di Roma, che ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti tossici spediti via mare dall’Italia fino in Asia. Materiali - come motori di treni o compressori di frigoriferi - che dovevano essere trattati secondo stringenti normative ambientali ma che invece venivano semplicemente maciullati e, una volta giunti a destinazione, riciclati rivenduti sotto forma di padelle e sportelli per auto. I rifiuti partivano dai porti di Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna per raggiungere la Cina, la Corea, il Pakistan e l’Indonesia.

di Sergio Zanchi

rifiuti tuscia1Il centro dell’inchiesta erano le due aziende locali: la Tmr di Castiglione in Teverina e la Alluminio Frantumati di Orvieto. L’inchiesta è partita all’inizio del 2016, quando da un controllo dei trasporti via mare gli investigatori si sono imbattuti nei traffici delle due società che effettuavano movimenti apparsi subito sospeti. Se infatti i porti di destinazione erano sempre gli stessi, quelli di partenza variavano: ascoltando le telefonate, la Guardia costiera ha scoperto che si trattava di una scelta fatta per sviare le indagini.

Un sistema che coinvolgeva direttamente un noto imprenditore di Orvieto, P. T. le sue iniziali, che è stato arrestato dalla Guardia Costiera e ritenuto al vertice dell’organizzazione che vedeva nella Alluminio Frantumati di Orvieto, rinata dall’attività della ex Trentavizi s.p.a., il centro delle “operazioni”. In manette anche il titolare della Alluminio Frantumati, C. P. le iniziali, e altri dipendenti della società che opera a Bardano: le responsabili del settore amministrativo E. S. ed E. L., e il responsabile del settore operativo M. M.

Per la Tmr di Castiglione in Teverina, che aveva collegamenti con la ditta orvietana sono statti arrestati: il titolare, M. M. le iniziali, e il responsabile del settore amministrativo N. C.

rifiuti tuscia2Gli arrestati sono stati prelevati dal loro posto di lavoro o nelle loro abitazioni e dopo le attività giudiziarie di notifica del provvedimento gli organi inquirenti hanno disposto gli arresti domiciliari.

Dieci i milioni di euro di beni sequestrati in due anni d’indagine. “Le misure adottate – spiega la Guardia costiera – sono state calibrate per censurare le attività dei soggetti e delle aziende che hanno operato illegalmente, interrompendo in via preventiva le condotte e cessando i traffici illeciti”. 

Il trucco ideato dall’organizzazione era allo stesso tempo semplice e pericoloso: mediante vari giri di false attestazioni e certificati,le aziende acquistavano rifiuti industriali contaminati - soprattutto da Pcb, i policlorobifenili considerati tossici come la diossina - ne simulavano la bonifica e li rivendevano tal quale come materiale recuperato e "pronto forno” per un nuovo ciclo produttivo.

In realtà i rifiuti, in Italia, subivano soltanto una mera macinatura e, inquinatissimi, venivano spediti via mare all’estero senza nessuno scrupolo per la salute degli operatori che entravano in contatto con Pcb, solventi e idrocarburi ben oltre i limiti consentiti dalla legge. mediante vari giri di false attestazioni e certificati, le aziende compravano i rifiuti industriali complessi e contaminati - anche da Pbc, vale a dire dai policlorobifenili, sostanze tossiche equiparate alla diossina - e, dopo aver simulato le procedure di bonifica ambientale previste dalle normative italiane e internazionali, li rivendevano tali e quali spacciandoli come materiale recuperato e “pronto forno" per un nuovo ciclo produttivo. In sostanza, le aziende si limitavano a `macinare´ i rifiuti, per poi spedirli dall’altra parte del mondo senza minimamente preoccuparsi della salute di chi sarebbe entrato in contatto con quei materiali.

fonte: http://www.orvietonews.it/cronaca/2017/10/12/traffico-di-rifiuti-arresti-e-sequestri-tra-orvieto-e-castiglione-in-teverina-57722.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 14 Oct 2017 10:33:29 +0000
Fazzoletti e carta igienica si mangiano le foreste http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3044-fazzoletti-e-carta-igienica-si-mangiano-le-foreste http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3044-fazzoletti-e-carta-igienica-si-mangiano-le-foreste

Wiping BorealDiffuso da Greenpeace International il rapporto che denuncia la situazione drammatica della devastazione delle grandi foreste del nord. In cosa si riducono? Fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli usa e getta.

Importanti aree della Grande Foresta del Nord, in Svezia, Finlandia e Russia, vengono distrutte per ricavare polpa di cellulosa usata per produrre fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli da Essity, il principale produttore di questi articoli in Europa, secondo nel settore a livello mondiale. Come dimostra “Wiping away the boreal  , rapporto diffuso da Greenpeace International, è spesso da questi alberi che vengono ricavati i prodotti di marchi come Tempo, Lotus, Cushelle, Colhogar ed Edet.

«È sconvolgente pensare che alberi che hanno svettato per decenni, o addirittura per secoli, vengano abbattuti per produrre fazzoletti o asciugatutto che verranno utilizzati per qualche secondo e poi gettati via», dichiara Martina Borghi, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia. «Non possiamo permettere che foreste ad Alto Valore di Conservazione, incluse le foreste vergini, vengano rase al suolo per produrre prodotti monouso».

La Grande Foresta del Nord, ovvero l'ecosistema forestale boreale, rappresenta quasi un terzo delle foreste rimaste sulla Terra. Le vaste torbiere e il permafrost che la caratterizzano ne fanno il più grande deposito di carbonio tra gli ecosistemi terrestri del nostro Pianeta, rendendo questa foresta indispensabile nella lotta contro i cambiamenti climatici. Eppure solo il 3 percento della sua estensione è protetto.

All’inizio di quest’anno, in seguito ad un riassetto societario, il Gruppo SCA è stato diviso in due aziende indipendenti: SCA, che lavora nel settore forestale, ed Essity, specializzata nel tissue, ovvero fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli. Il report di Greenpeace International  mostra come Essity acquisti da SCA della polpa di cellulosa derivante proprio da aree di foresta boreale ad Alto Valore di Conservazione, incluse le foreste vergini.

Queste zone sono l’habitat di specie minacciate, come il lupo grigio e la lince. Inoltre, SCA sostituisce gli alberi che taglia con piantagioni di pino contorto (Pinus contorta), specie arborea non autoctona, che alterano l’ecosistema forestale e rendono difficoltoso l’approvvigionamento di cibo per le renne, e la vita del popolo Sami, la cui sussistenza è basata soprattutto sul pascolo di questi animali.

Quello del tissue è un mercato in espansione in Europa. In Italia, nel 2016, il consumo procapite complessivo di fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli è stato di 9 chilogrammi all’anno.

«Essity è tra i leader nella produzione di tissue e deve assumere la leadership anche nella lotta per salvare la Grande Foresta del Nord», continua Borghi. «Chiediamo quindi ad Essity di eliminare dalla propria filiera i fornitori coinvolti nella distruzione di aree importanti della “corona verde” del nostro Pianeta, assicurando in questo modo anche il rispetto dei diritti dei Popoli Indigeni», conclude Borghi.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/Fazzoletti-e-carta-igienica-si-mangiano-le-foreste

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 09 Oct 2017 14:08:07 +0000
Per le bottiglie di acqua e birra si inverte la rotta, c’è il vuoto a rendere http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3040-per-le-bottiglie-di-acqua-e-birra-si-inverte-la-rotta-c-e-il-vuoto-a-rendere http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3040-per-le-bottiglie-di-acqua-e-birra-si-inverte-la-rotta-c-e-il-vuoto-a-rendere

Vuoto RendereIl Ministero dell’Ambiente ha approvato un nuovo regolamento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 settembre che reintroduce il vuoto a rendere per le bottiglie in vetro e nei materiali più resistenti, come plastica e alluminio per le lattineil provvedimento riguarda gli imballaggi contenenti acqua e birra.

Il regolamento da applicazione al “Collegato ambientale” già approvato nel 2015, con il quale si predisponevano misure volte a ridurre i rifiuti da imballaggio monouso, con la proposta di un anno di sperimentazione sulla reintroduzione del vuoto a rendere per le bottiglie in vetro e in altri materiali particolarmente resistenti.

Ovviamente la pratica è volontaria sia per l’utente sia per le attività commerciali che potranno scegliere se aderire o meno all’iniziativa.  Si tratta di un provvediemento che la dice lunga sui tentativi di rendere il nostro paese più vicino alle pratiche di riciclo, incoraggiando quell’evoluzione prima di tutto culturale, che in altri paesi è già un traguardo raggiunto.

Quando la bottiglia in vetro era a rendere

Eppure non si tratta certo di una novità, negli anni ’80 eravamo abituati a restitutire la bottiglie in vetro terminate, con tanto di contributo per il reso. Invertiamo dunque la rotta, ma per andare avanti e come allora torniamo a una pratica che si ritiene possa portare buoni risultati.

Gli obiettivi dell’iniziativa sono infatti, piuttosto articolati poichè: puntano a ridurre il quantitativo di vetro, plastica e alluminio nei rifiuti differenziati e previo opportuno trattamento di sterilizzazione, a riutilizzare le bottiglie più e più volte(circa una decina prima che diventino rifiuto). Considerando che il dispendio energetico necessario per i trattamenti di sterilizzazione in questione è di gran lunga meno oneroso rispetto a quello occorrente per creare ex novo l’imballaggio, è intuibile come i benefici potenziali siano di ampio respiro.

E se la speranza è una buona accoglienza e risultati positivi per ampliare l’iniziativa anche ad altra tipologia di imballaggi e materiali per il packaging, è bene ricordare che questo anno di sperimentazione sarà fondamentale anche per valutare la fattibilità di un piano di smaltimento con queste caratteristiche.

Cosa accadrà dal 10 ottobre

Ormai ai blocchi di partenza, l’anno di sperimentazione avrà inizio con il 10 ottobre, data a partire dalla quale potremo recarci con la nostra bottiglia in vetro, plastica o con la nostra lattina terminata, negli esercizi pubblici aderenti all’iniziativa; li riconosceremo facilmente grazie al contrassegno esposto all’ingresso. La cauzione per il nostro vetro a rendere e in generale per i nostri resi, verrà conteggiata in misura proporzionale alla capacità dell’imballaggio,  con importi variabili fra gli 0,05 euro per una lattina da 200 ml e gli 0,3 euro per una bottiglia da 1,5 litri.

Non ci sarà alcun sovraprezzo sul costo delle bibite e il vuoto potrà essere reso in qualsiasi esercizio pubblico, non necessariamente presso quello nel quale si è effettuato l’acquisto.

Fonte: https://www.infopackaging.it/vuoto-a-rendere-acqua-birra/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 04 Oct 2017 08:17:17 +0000
GRECIA: LE MERAVIGLIOSE SPIAGGE DI SALAMINA INVASE DAL PETROLIO. E' DISASTRO AMBIENTALE http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3036-grecia-le-meravigliose-spiagge-di-salamina-invase-dal-petrolio-e-disastro-ambientale http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3036-grecia-le-meravigliose-spiagge-di-salamina-invase-dal-petrolio-e-disastro-ambientale

Fuoriuscita di petrolio in mare in Grecia, davanti alle coste di Salamina. Il disastro ambientale è dovuto all'affondamento di una petroliera, la Aghia Zoni II avvenuto lo scorso sabato al largo dell'isola di Salamina.

La costa che si estende da Kinosoura alla comunità di Selinia è "diventata nera" e le autorità temono altre perdite dalla nave affondata. Molte spiagge che si affacciano nel Golfo Saronico sono state vietate ai bagnanti per scongiurare rischi per la salute pubblica.

La vecchia petroliera, dopo 45 anni di lavoro, ha sversato petrolio in mare destando grande preoccupazione visto che trasportava 2200 tonnellate di olio combustibile e 370 tonnellate di gasolio.

di Francesca Mancuso

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Secondo il sindaco dell'isola, Isidora Papathanasiou si tratta di un enorme disastro ambientale e finanziario: “Tutta la costa orientale dell'isola è coperta di greggio. L'odore è intenso”.

L'Aghia Zoni II ha imbarcato acqua mentre si trovava ancorata ed è affondata alle 14.45 di sabato. Le due persone a bordo sono state salvate da una nave che si trovava nelle vicinanze e sono state portate a riva, per poi essere soccorse all'ospedale Tzaneio del Pireo.

E quella che era stato considerata una fuoriuscita contenuta si è rivelata un disastroambientale dopo che il petrolio si è spostato verso le zone costiere residenziali.

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Non sono mancate le polemiche. La fuoriuscita è stata sottovalutata, lo sversamento era più grave di quanto stimato e di conseguenza anche le operazioni di pulizia sono state minimizzate. Ad aggravare la situazione anche le correntimarine,che hanno spinto a riva il petrolio. Ci vorranno ben più dei 20 giorni inizialmente stimati per ripulire tutto. Le operazioni di pulizia dureranno circa 4 mesi. Nel sobborgo di Atene di Glyfada, dove sono state create delle dighe galleggianti per frenare la fuoriuscita, il sindaco Giorgos Papanikolaou ha dichiarato che sono state rimosse 28 tonnellate di carburante da una sola spiaggia.

Le immagini delle tartarughe e degli uccellimorti dicono tutto. Ci vorranno anni prima che l'area interessata sia completamente recuperata. A Salamína, il centro più colpito dal disastro, le imprese costiere sono state costrette a chiudere.

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Secondo le associazioni ambientaliste greche il disastro ha evidenziato i pericoli che sottendono alla sfruttamento petrolifero della Grecia “Se le autorità non riescono a gestire un incidente relativamente controllato al di fuori del porto più grande del paese, è difficile immaginare cosa accadrebbe con un incidente più grave su una piattaforma petrolifera”, ha detto Karavellas.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25053-salamina-sversamento-petrolio

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 16 Sep 2017 10:38:49 +0000
Bloccata la stagione di caccia in Abruzzo, il TAR accoglie il ricorso del WWF http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3033-bloccata-la-stagione-di-caccia-in-abruzzo-il-tar-accoglie-il-ricorso-del-wwf http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3033-bloccata-la-stagione-di-caccia-in-abruzzo-il-tar-accoglie-il-ricorso-del-wwf

Ennesima conferma del fallimento della politica regionale sulla tutela della fauna selvatica abruzzese: cambiano le maggioranze ma continuano le scelte errate

Su ricorso del WWF Italia, il Presidente del TAR Abruzzo ha disposto l’annullamento della delibera n. 515 del 02/08/16 della Giunta regionale che approvava il calendario venatorio del 2016-2017.

cacciatori abruzzo

I giudici hanno ritenuto che il calendario venatorio varato dalla Giunta D’Alfonso sia da sospendere in quanto sussistono condizioni di estrema gravita e urgenza tali da non consentire l’avvio della stagione di caccia almeno per le date previste per il mese di settembre, fino all’esame collegiale del ricorso che è stato fissato per il 28 prossimo.

In attesa della trattazione in giudizio, il TAR ha ritenuto di accogliere la richiesta di misure cautelari monocratiche, avanzata dal WWF, per impedire il verificarsi di effetti irreversibili sulla fauna a seguito dell’apertura.

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Abbiamo dato la possibilità alla Giunta D’Alfonso-Pepe di lavorare serenamente nei primi due anni dopo l’insediamento in Regione, con la speranza di vedere finalmente realizzati i doverosi compiti di un pubblico amministratore che deve occuparsi di tutela e gestione della fauna selvatica nell’interesse collettivo e non soltanto a favore della minoranza dei cacciatori: la fauna selvatica è un patrimonio collettivo e non un trastullo per pochi. Purtroppo questo salto di qualità non è avvenuto.

I politici di oggi stanno dimostrando lo stesso spregio del nostro patrimonio ambientale già palesato da quelli di ieri. Eppure il WWF, prima che il calendario venatorio fosse approvato, aveva sottoposto all’attenzione della Regione Abruzzo alcuni punti di modifica che avrebbero potuto ridurre l’impatto ambientale della caccia semplicemente riconducendo il calendario nei limiti imposti dalla normativa e dal parere ISPRA! Ma nessuno di essi è stato davvero preso in considerazione e l’Associazione ambientalista è stata costretta, ancora una volta, a ricorrere ai giudici amministrativi per far valere le ragioni della fauna e dell’ambiente”.

Aggiunge l’avvocato Michele Pezone, che ha curato il ricorso per il WWF Italia: "Non posso che esprimere grande soddisfazione per questo provvedimento che ancora una volta pone il TAR de L'Aquila in una posizione di avanguardia rispetto ad altri Tribunali amministrativi nell'esigere, per la stesura del calendario venatorio, il rispetto delle indicazioni dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Auspico la conferma definitiva di questo provvedimento e il pieno allineamento dei futuri calendari con le prescrizioni dell'ISPRA, in modo da evitare il continuo ricorso alla magistratura per salvaguardare le esigenze di tutela della fauna selvatica".

A questo punto il WWF pretende che la Regione Abruzzo e gli ATC mettano in atto tutte le azioni necessarie al fine di informare i cacciatori della situazione determinatasi a seguito della decisione del TAR Abruzzo. Spetta infatti proprio a Regione e ATC impedire, così come stabilito dal giudice amministrativo, l'esercizio della caccia in Abruzzo.

“È ora importante– conclude Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali del WWF - far rispettare quanto disposto dai giudici del TAR.

Almeno a settembre non si potrà andare a caccia. L’azzeramento delle Polizie Provinciali, che si occupavano in maniera specializzata della vigilanza venatoria, rende più difficili i controlli, ma occorrerà accentuare gli sforzi delle altre forze di polizia, a cominciare dal Corpo Forestale dello Stato, e delle guardie volontarie perché venga imposto ovunque in Abruzzo il rispetto della legalità”.

Fonte: http://www.abruzzo24ore.tv/news/Bloccata-la-stagione-di-caccia-in-Abruzzo-il-TAR-accoglie-il-ricorso-del-WWF/175205.htm

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 14 Sep 2017 09:09:12 +0000
Le egagropile: perché anche il dio Poseidone gioca a biglie http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3005-le-egagropile-perche-anche-il-dio-poseidone-gioca-a-biglie http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3005-le-egagropile-perche-anche-il-dio-poseidone-gioca-a-biglie

Posidonia oceanica spheroidPalline pelose. Palline pelose ovunque.
Questo è lo spettacolo che spesso si staglia dinanzi a noi in spiaggia dopo una mareggiata. C’è chi ci gioca, c’è chi le ignora, c’è chi le considera un fastidio, c’è chi le osserva incuriosito…ma in quanti sanno di cosa si tratta realmente?

Nonostante i variopinti ed eterogenei nomi comuni con cui vengono frequentemente chiamate, da “polpette di mare” a “patate di mare”, possano far apparire quasi ridondante il più complesso nome scientifico, la loro corretta dicitura è “egagropile”.
D’altronde anche questo nome non è meno fantasioso di quelli utilizzati dal “grande pubblico”: deriva dal greco αἴγαγρος, “capra selvatica”, e πῖλος, “peli ammassati”…il motivo è abbastanza intuitivo, basta averne vista e maneggiata almeno una.

di Andrea Bonifazi

 

Questa simpatiche palline hanno un’origine vegetale, trattandosi di fibre di Posidonia Oceanica, pianta marina dalle lunghe foglie endemica del Mar Mediterraneo, caratteristica del piano infralitorale.
Sì, si tratta proprio di una pianta, non di un’alga, come è consuetudine pensare: come le sue cugine terrestri, può riprodursi tramite fiori e frutti (questi ultimi simili a olive galleggianti), sebbene sia più frequente ed energicamente più conveniente una riproduzione vegetativa.
Alla base della formazione delle egagropile c’è una notevole complessità di processi fisici e biologici.
Infatti Ecologia Marina, Botanica, Zoologia Marina, Oceanografia Fisica e Geomorfologia sono solo alcune delle discipline scientifiche che possono essere implicate nella loro analisi, ma servirebbe quasi un intero corso di studi per poter comprendere adeguatamente cause e conseguenze della loro presenza sulla battigia.

I processi di formazione implicano necessariamente una serie di condizioni favorevoli: la prima è che, ovviamente, sia presente nelle vicinanze della costa una prateria di Posidonia. Crescendo, tale fanerogama perde le foglie, come la stragrande maggioranza delle piante, e il rizoma ne accumula i residui fibrosi. Questi ultimi, fragili e induriti, vengono erosi dalle correnti marine, che letteralmente li strappano dal fusto, sfibrandoli. Prese in carico dalle correnti e dall’eventuale risacca, dipendente anche dalla morfologia della spiaggia, le fibre vegetali vengono letteralmente appallottolate in un processo continuo: più c’è risacca, più aumentano di dimensioni (in taluni casi assumono anche morfologie più strane e allungate, quasi fusiformi).
Insomma, dei piccoli e naturalissimi gomitoli vegetali.

egagropile2

Molto spesso le troviamo in grandi quantitativi sulla spiaggia dopo una mareggiata in quanto l’elevato idrodinamismo ne velocizza il processo di formazione. Bisogna aggiungere che, seccandosi, diventano quasi impermeabili, quindi molto leggere, tanto da poter galleggiare per diverso tempo, venendo trasportate lontano dalla prateria di origine. Inoltre, accumulando anche un certo quantitativo di materia organica al loro interno, spesso sono “abitate” da piccoli invertebrati, come Isopodi, Anfipodi o Policheti.

Per rendere più intuitivo ed empirico questo trasversale processo, immaginate di strappare della fibra vegetale dal fusto di una palma e di arrotolarla con entrambe le mani: il risultato finale, dopo un po’ di tempo, sarà essenzialmente simile a quello che quotidianamente genera le egagropile.

Una serie di processi naturali, complessi e affascinanti, concorrono quindi alla loro formazione, permettendoci conseguentemente di ricostruire anche le condizioni idrodinamiche a cui è sottoposta una spiaggia e di dedurne la morfologia del fondale. Rappresentano un involontario emblema di come sia fondamentale saper “leggere” intuitivamente la Natura per poterne comprendere anche i più complicati processi.
Un sorta di piccolo laboratorio di Ecologia Marina concentrato in…una palla pelosa!

egagropile3

È bene aggiungere che spesso è possibile osservare in spiaggia anche grossi quantitativi di foglie e rizomi di Posidonia: questi spessi letti vegetali prendono il nome di banquettes e sono importanti da un punto di vista ecologico in quanto sono in grado di sostenere delle vere e proprie comunità costituite perlopiù da piccoli invertebrati marini e terrestri. Quello che spesso viene considerato “degrado” e “sporcizia” è in realtà basilare per la sopravvivenza di moltissime specie, a dimostrazione di come ciò che viene malamente interpretato da un punto di vista antropocentrico sia in realtà importantissimo se considerato in maniera più olistica.

Posidonia oceanica, una pianta che solo nel Mediterraneo abbiamo l’onore di poter ammirare, tanto fondamentale quando è in vita, quanto lo è quando è morta.
Un continuo cerchio della Vita che può essere emblematicamente rappresentato dalle nostre care e sferiche egagropile.

Bibliografia

Kumar A. (2014). Origin and distribution of “Beach Balls” (Egagropili) of Brega, Libya, “Kedron Balls” of New Brunswick, Canada, and Carboniferous “Coal Balls”. Earth Science India, 7 (3): 1-12.

Suaria G., Aliani S. (2014). Floating debris in the Mediterranean Sea. Marine Pollution Bulletin, 86 (1-2): 494-504.

Fonte: http://www.scienze-naturali.it/ambiente-natura/biologia-marina/le-egagropile-perche-anche-il-dio-poseidone-gioca-a-biglie

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 11 Jul 2017 12:03:49 +0000
Enpa: «Dopo i roghi, ora la caccia: basta, gli animali sono allo stremo. Necessario rinvio» http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3025-enpa-dopo-i-roghi-ora-la-caccia-basta-gli-animali-sono-allo-stremo-necessario-rinvio http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3025-enpa-dopo-i-roghi-ora-la-caccia-basta-gli-animali-sono-allo-stremo-necessario-rinvio

Caccia RoghiA pochi giorni dall'inizio della stagione di caccia, arriva l'appello degli animalisti e delle associazioni per posticipare almeno, se non sospendere, l'ok alle doppiette. La siccità e i roghi hanno sremato la fauna del nostro paese, spiegano le associazioni, e ora la caccia arriva a dare il colpo di grazia.

I numeri delle tante calamità innaturali che a oggi hanno funestato il nostro Paese sono drammatici. Nel 2017 sono finora andati a fuoco 117.579 ettari di boschi, a fronte dei 38.310 ettari coinvolti in media dalle fiamme ogni anno tra il 2008 e il 2016. «Dall'inizio di luglio a oggi i roghi hanno interessato 100mila ettari di terreno. La settimana peggiore dell'estate è finora quella dal 9 al 15 luglio, con oltre 34mila ettari in fumo. Dall'inizio dell'anno si contano 608 incendi di grandi dimensioni, oltre i 30 ettari - spiega l'Enpa, ente nazionale protezione animali, insieme a Lav, Lipu e Lndc - Il numero è superiore di 3 volte e mezzo rispetto ai 170 incendi verificatisi in media ogni anno tra il 2008 e il 2016. Considerando una presenza media di 400 animali appartenenti ad ogni specie per ettaro, significa che più di 40 milioni di animali selvatici hanno perso la vita direttamente a causa degli incendi. Ai quali bisogna aggiungere le morti per l’assenza di precipitazioni e quelle dovute all’interruzione della catena trofica. Le Regioni maggiormente interessate dagli incendi e dalla siccità, che hanno richiesto lo stato di calamità sono 11: Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento. Nella sola Campania il Parco Nazionale del Vesuvio è andato distrutto dalle fiamme. E ad oggi l’emergenza idrica che ha messo in ginocchio il nostro Paese non accenna a diminuire. Una situazione che continua a provocare gravissime ripercussioni soprattutto all’agricoltura e all’approvvigionamento idrico, attività umane fortemente legate ai cicli della natura, al punto che nei giorni scorsi il Ministro delle Politiche Agricole si è detto pronto ad attivare il Fondo di Solidarietà Nazionale».

«Ma anche per la fauna occorre un piano nazionale speciale, una sorta di “Piano Marshall” - prosegue Enpa -Infatti, per la fauna selvatica si tratta di una vera e propria emergenza, ancor di più alla vigilia dell’apertura della stagione di caccia. 650.000, circa, sono i cacciatori che potrebbero invadere campagne e colline, con un’altra vera e propria “calamità innaturale” fatta di fucili e piombo. Un passatempo esercitato su animali già fortemente stremati, un vero e proprio tiro al bersaglio per esclusivo divertimento. Circa 100 milioni, ordinariamente, si calcolano gli animali destinati a cadere vittime di ogni stagione venatoria. Oltre 6 milioni sono i soli uccelli sterminati ogni anno in Italia dal bracconaggio. E sul fronte Unione Europea al numero 1 è l’Italia per l’estensione del territorio percorso dal fuoco, Italia a lungo nota come maglia nera per il numero di procedure d’infrazione in materia ambientale. 10 sono le impegnative domande che l’Europa ci ha posto con la procedura 6955/14/ENVI, sulla “sostenibilità” (o meglio insostenibilità) dei calendari venatori regionali. 21 sono le prescrizioni dettate dalla procedura Pilot 6730/14/ENVI relativa all’attuazione nel nostro Paese della Direttiva 92/43/CEE sulla conservazione degli Habitat naturali e della flora e fauna selvatica, habitat che troppo spesso versano o sono minacciati dal degrado e dalla distruzione».

«Il 10 agosto abbiamo chiesto al Governo la cancellazione della stagione di caccia – dichiarano ENPA, LAV, LIPU e LNDC– ma a oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta.”

“Siamo nel pieno di un vero e proprio disastro ambientale, che mette a rischio gli equilibri ecologici della fauna e dell’ambiente, con gravi ripercussioni anche sulla nostra vita quotidiana. Per questo motivo è necessario attivare un vero e proprio “piano Marshall” per l’ambiente e la fauna selvatica, una serie di interventi straordinari che consentano di uscire da questa gravissima fase caratterizzata dalle tante calamità innaturali. Come prima cosa chiediamo che il Governo risponda alla nostra richiesta di annullamento della stagione venatoria- concludono le associazioni.”

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Attualita/Enpa-Dopo-i-roghi-ora-la-caccia-basta-gli-animali-sono-allo-stremo.-Necessario-rinvio

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 25 Aug 2017 11:05:12 +0000
Addio parchi italiani http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3017-addio-parchi-italiani http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3017-addio-parchi-italiani

La nuova legge sui parchi affonda quello che resta di un patrimonio che invece mai come ora andrebbe salvaguardato. E si apre la strada ancora di più agli interessi privati. Ancora una decisione in nome e per conto di pochi.

di Martino Danielli

Addio Parchi

Di fronte a un aumento galoppante dell’effetto serra, alla minaccia di estinzione di migliaia di specie animali e vegetali importantissime sia per l’equilibrio di interi habitat sia per il sostentamento umano, quale obiettivo si dovrebbe prefiggere un governo? Il buon senso direbbe un obiettivo di salvaguardia e incremento delle aree protette, di incentivi politici ed economici per la protezione del territorio e degli esseri viventi che lo abitano. E infine un obiettivo culturale per sviluppare nella popolazione e soprattutto nei giovani amore, rispetto e conoscenza della natura.

Ma nel nostro paese sta succedendo esattamente il contrario. Con 249 voti a favore, 115 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge in materia di parchi ed aree protette. E chi ne è stato informato, se ha a cuore l’ambiente, ha fatto davvero fatica a non cadere nello sconforto.

La nuova legge è un’accozzaglia di concessioni e favoritismi nei confronti dei privati, di lobbies potenti come i cacciatori, di categorie come gli agricoltori. La politica entra a gamba tesa nella gestione dei parchi e lo fa come una ruspa in una foresta vergine, con protervia e ignoranza e con l’unico obiettivo di favorire interessi economici e speculazioni.

Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questa legge e perché ha fatto levare un coro di proteste da parte di tutte le associazioni ambientaliste.

In primo luogo, a chi governerà i parchi, ovvero i presidenti e i direttori, non sarà più richiesta alcuna competenza scientifica e i presidenti saranno nominati dal ministro e dalle Regioni, cioè dai politici; nei consigli direttivi dei parchi la metà dei membri sarà scelta dalle amministrazioni comunali, un quarto sarà composto di sindaci, ma ci sarà posto anche per gli agricoltori.

Si apre la strada a interessi economici privati, interessi politici e clientelistici (d’altra parte si dichiara che questa riforma è fatta per lo sviluppo economico), alle ditte del legname e all’industria del turismo.

Viene scardinata l’idea che un’area naturale protetta sia prima di tutto necessaria alla salvaguardia dell’ambiente, a preservare il futuro di un territorio, oltre che il presente. Passa l’idea che l’economia e il profitto siano l’unico obiettivo e metro di giudizio nei riguardi della natura.

Il mondo scientifico viene emarginato nella gestione dei parchi, e anche il mondo ambientalista è messo in un angolo, a favore di categorie politiche ed economiche. Si apre la strada a possibili trivellazioni ed estrazioni petrolifere, si potrà inquinare pagando delle royalties, si apre alle attività di caccia col pretesto del controllo degli ungulati, con le conseguenze di disturbo, danneggiamento e migrazione di altre specie anche rare e protette.

Una serie di vergognose scelte difese con assoluta facciatosta da voltagabbana dell’ambientalismo come Ermete Realacci, che da presidente di Legambiente è passato armi e bagagli al carrozzone politico e riesce a elogiare con accanimento una legge “mostro” inqualificabile.

Tale legge, tra l’altro, considera marginali le aree marine protette, privandole dei fondi e delle organizzazioni che spettano ai parchi naturali.

C’è poi la questione del delta del Po, da anni tema di proteste e proposte per realizzare un parco nazionale. Un’area che l’UNESCO ha dichiarato area prioritaria, che rientra nella Convenzione di Ramsar sugli uccelli migratori, e che ora è spezzettata in tre provincie con diverse concezioni e gestioni.

Questa legge-pastrocchio indecente ha fatto infuriare il WWF Italia, che parla di aree naturali protette “usate come merce di scambio da mettere in mano ai poteri di parte e locali, invece che un bene comune che appartiene ai cittadini”, e rincara la dose dichiarando “La Camera ha portato indietro di 40 anni la legislazione di salvaguardia della natura”.

Anche la LIPU parla di “mortificazione di una legge storica fondamentale per la conservazione della natura in Italia, e una delle pagine più grigie della legislazione ambientale italiana”.

Ecco dunque le disastrose decisioni prese dal nostro governo e avvallate da una parte dell’opposizione. Le ricadute ambientali, sociali e anche economiche potrebbero essere devastanti ma, per avvantaggiare interessi economici privati, si buttano alle ortiche i nostri beni più preziosi. Beni che non appartengono solo a noi ma anche alle generazioni future e che con questa legge saranno invece compromessi.

Ancora una volta una decisione politica antipopolare e che distrugge il patrimonio e l’immagine dell’Italia.

 

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/addio-parchi-italiani

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 14 Aug 2017 08:22:28 +0000
Il Vesuvio continua a bruciare - scoperti inneschi dolosi http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3006-il-vesuvio-continua-a-bruciare-scoperti-inneschi-dolosi http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3006-il-vesuvio-continua-a-bruciare-scoperti-inneschi-dolosi

incendio vesuvio notteAlba giallastra e aria irrespirabile, uno scenario apocalittico: gli incendi sul Vesuvio iniziati la mattina dell'11 luglio sono continuati per tutta la notte e hanno illuminato tragicamente la notte dei residenti alle falde del Vulcano, stamane avvolti dal fumo denso che intanto da Caserta ad Avellino fino a Napoli si è posato su gran parte della Campania.

La situazione aggiornata dei roghi è ancora drammatica. I focolai si sono estesi e nonostante il lavoro incessante dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile il fronte delle fiamme ha continuato a mangiare vegetazione vesuviana per tutta la notte, incenerendo qualsiasi cosa trovasse sul suo cammino. Dalla Costiera Sorrentina era più evidente, stanotte, il dramma: fiamme non solo 'davanti', ovvero dal Vesuvio visto verso Napoli ma anche dietro. Sette, otto focolai e altrettanti inneschi dolosi trovati dai pompieri. Una o più mani criminali hanno devastasto il Parco Nazionale (ecco perchè), la magistratura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo contro ignoti.

Così le fiamme hanno divorato il vulcano in poche ore

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Torre del Greco, Ottaviano, Trecase, Terzigno, Ercolano, San Giuseppe Vesuviano, Boscotrecase, Torre Annunziata, sono i comuni che più subiscono i disagi connessi ai roghi: fumo, in alcune casi evacuazioni di alloggi o strutture ricettive per l'incombere del fuoco. I Canadair hanno continuato il lavoro di spegnimento ma le operazioni di terra dovrebbero avere un impulso stamane a partire dall'alba. E ovviamente si spera che il meteo faccia la sua parte: per domani, giovedì 13, è prevista un po' di pioggia.

Fonte: http://napoli.fanpage.it/incendio-sul-vesuvio-2017-aggiornamenti/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 12 Jul 2017 07:06:22 +0000
Cos'è il Giardiniere Bioetico? http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2996-cos-e-il-giardiniere-bioetico http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2996-cos-e-il-giardiniere-bioetico

Il Giardiniere Bioetico è un marchio di qualità ideato da due esperti giardinieri, Simone Fenio e Francisco Merli Panteghini, che hanno deciso anni fa di cambiare profondamente il modo in cui svolgevano la loro professione.

Giardiniere bioetico2

Dice Simone Fenio: "Mi trovavo per l'ennesima volta di fronte ad una pianta che aveva la stessa infezione che aveva preso l'anno prima, e l'anno prima ancora. Realizzai che era inutile correre dietro ai sintomi e "rincorrere" sempre, dovevo trovare il modo per prevenire." Da quel momento di tanti anni fa è partita la sua personale ricerca che lo ha portato verso una nuova concezione del suo mestiere, con l'adozione di concetti metodi presi dall'agricoltura biologica e biodinamica.

La storia di Francisco Merli Panteghini è particolare: ex professore precario d'italiano nelle scuole superiori, con un grande interesse nelle tematiche del risveglio della coscienza e dell'ecologia si trovò, durante una delle pause "imposte", a lavorare per alcuni giorni per una ditta di giardinaggio. Scoprì allora di preferire immensamente quel lavoro all'aria aperta e fece la sua gavetta come giardiniere, per poi riuscire ad interpretare questo lavoro a suo modo, non solo nella maniera più "bio" possibile, ma anche fondandolo su alcuni principi etici fondamentali.

 

L'incontro tra i due avvenne circa due anni fa: Simone vide il sito di Francisco e s'interessò della sua visione. Decisero quindi di conoscersi aiutandosi a vicenda nel lavoro. Quindi Simone andò a lavorare alcuni giorni con Francisco, e viceversa. In questo modo si resero conto non solo di avere una visione comune del proprio lavoro, ma del vantaggio reciproco nel condividere le esperienze e le conoscenze.

Decisero quindi di creare un marchio con cui i professionisti del settore che si identificano con gli stessi principi potessero non solo distinguersi come servizio altamente professionale, ma anche fare rete di expertise e far conoscere ad un pubblico sempre più vasto la possibilità di occuparsi del proprio giardino in maniera più cosciente.

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Giardiniere bioeticoInfatti una delle problematiche fondamentali che sta a cuore ai due fondatori è quella del "giardino asettico": l'utilizzo intensivo di concimi chimici e diserbanti infatti, non solo va ad impoverire progressivamente il terreno, ma riduce anche le possibilità di sopravvivenza di insetti e uccelli la cui presenza favorisce la salute non solo delle piante nel proprio giardino, ma se moltiplicando per tutti i giardini d'Italia (e del mondo) si può vedere chiaramente come un modo diverso d'intendere la salute e la bellezza del proprio giardino possa avere un'influenza grandissima sulla sopravvivenza di ecosistemi ben più grandi. Non solo: spesso si dimentica che nel giardino trattato con agenti chimici, poi i proprietari (e i loro figli) ci devono vivere, e quindi entrare a contatto diretto con, e/o respirare sostanze che spesso sono veri e propri veleni. 

La loro concezione invece, è quella di creare giardini "vivi", che svolgano un ruolo attivo nel mantenimento della propria salute e dell'ecosistema di cui fanno parte.

Ecco le linee guida del giardiniere bioetico, prese dal loro sito:

1.il Giardiniere BioEtico conosce la normativa vigente nel campo della gestione biologica in agricoltura e lo standard BioHabitat

2.il Giardiniere BioEtico propone a tutti i suoi clienti di gestire i propri giardini secondo logiche biologiche

3.il Giardiniere BioEtico sostiene la biodiversità, inserisce piante rustiche e autoctone nelle sue proposte

4.il Giardiniere BioEtico effettua solo potature a regola d'arte, nei tempi e modi adatti a ciascuna specie e allo specifico obiettivo dell'intervento.

5.Il Giardiniere BioEtico Il giardiniere BioEtico® si ripropone di rispettare i cicli naturali delle piante, sia nei modi che nei tempi del suo intervento.

6.il Giardiniere BioEtico mette al bando tutti i prodotti cancerogeni e rischiosi per il ciclo delle acque e gestisce con oculatezza tutte le sostanze sostanze che introduce nei giardini cercando per quanto possibile di prevenire le fitopatologie.

7.il Giardiniere BioEtico rispetta il più possibile la corretta stagionalità dei lavori di manutenzione

8.il Giardiniere BioEtico agisce per la tutela della fauna ed in particolare per evitare danni alle api e agli altri insetti utili, gestendo le popolazioni del giardino con un obiettivo di equilibrio

La fase "ibrida"

Francisco Panteghini spiega che le linee guida non sono "integraliste". Il problema è che quasi tutti i giardini sono stati concepiti in passato senza tenere conto delle logiche di cura naturale, quindi, ad esempio, quasi sempre contengono accostamenti di piante che non vanno bene per la salute complessiva del giardino, che per essere curato in maniera assolutamente naturale avrebbe bisogno di essere concepito come un micro-ecosistema perfettamente compatibile con l'ecosistema più grande del luogo in cui si trova. Quindi a volte è assolutamente necessario ricorrere a metodi meno naturali, perchè non si può "cancellare" il giardino del cliente, se non per sua espressa richiesta. Quello che però si può fare in questi casi è limitare il più possibile l'uso di veleni ed inquinanti e magari concordare con il proprietario una transizione "morbida" verso un giardino sostenibile che col tempo richieda sempre meno sostanze nocive, fino ad arrivare a zero. 

Il loro marchio si sta ora espandendo in molte regioni d'Italia. Per informazioni sul giardiniere bioetico più vicino a te, clicca QUI.

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Ecologia Mon, 19 Jun 2017 09:44:02 +0000