Economia http://www.coscienzeinrete.net Fri, 19 Apr 2019 14:41:02 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Torino: cibo invenduto dai mercati regalato alle famiglie in difficoltà http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3460-torino-cibo-invenduto-dai-mercati-regalato-alle-famiglie-in-difficolta http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3460-torino-cibo-invenduto-dai-mercati-regalato-alle-famiglie-in-difficolta

fa bene1«Da una mela, una comunità»
Ecco lo slogan del virtuoso progetto di economia circolare a Torino.

Il progetto si chiama “Fa Bene” e prevede che una squadra di 150 volontari recuperi dai mercati il cibo fresco rimasto invenduto e lo ridistribuisca alle famiglie in difficoltà economica tramite le organizzazioni di quartiere. In cambio della spesa, a chi riceve il cibo si chiedono delle ore di tempo da dedicare ad attività solidali, come per esempio quella dei volontari stessi.

Chi è in difficoltà economica si troverà settimanalmente del cibo fresco a disposizione e in cambio diventa lui stesso volontario per aiutare gli altri, insomma un accordo che rende tutti vincitori.

Il progetto è un ottimo esempio di economia circolare, e di come da un gesto come donare del cibo, possa nascere intorno una comunità di persone che si conoscono e supportano a vicenda.

“Fa bene” nasce nel 2014 lavorando con un paio di mercati, e oggi finalmente il progetto riesce ad allargare il suo raggio d’azione a 7 mercati cittadini, grazie ai finanziamenti di AxTO.

Nei primi 4 anni di lavoro, il progetto ha recuperato e ridistribuito 100 tonnellate di alimenti, donati dalla generosità dei commercianti coinvolti, per un valore di 200mila euro, e andando ad individuare più di 250 le famiglie in difficoltà a cui donarlo, famiglie che a loro volta sono state coinvolte in più di 7000 ore di volontariato e attività socialmente utili.

E tutto questo fino ad oggi con solo 2 mercati, possiamo immaginare che con la copertura di 7 mercati cittadini si potrà fare ancora di più.

Da questo mese i volontari del progetto saranno attivi in piazza Foroni, piazza Madama Cristina, via don Grioli, corso Spezia, via Onorato Vigliani, corso Svizzera e tettoia dei contadini di Porta Palazzo.

Pronti al recupero di cibo fresco, di alta qualità e invenduto dai mercati, da donare alle famiglie bisognose, creando un buonissimo circolo virtuoso, con un obiettivo finale ancora più vasto rispetto a donare del cibo a chi ne ha bisogno: infatti “Fa bene” punta a far crescere le persone, farle crescere a livello umano e sociale, ed usare la loro crescita come un mezzo importante per contrastare la povertà.

Il Sindaco di Torino, Chiara Appendino spiega

     «Questa è un’iniziativa che punta a recuperare le periferie non fisiche, ma quelle esistenziali della nostra città, ricreando reti di appartenenza a una comunità».

Fonti: https://www.positizie.it/2019/03/13/torino-cibo-invenduto-dai-mercati-per-famiglie-difficolta/

https://torino.corriere.it/cronaca/19_marzo_09/torino-mercati-donano-prodotti-invenduti-famiglie-difficolta-71ee2a76-425e-11e9-95b9-e83ec3332214.shtml?fbclid=IwAR0sHDRVta-eF0ZUE8qa18hKZCqI3VKVwWFc93bNvRrGBJeCHZJXrd-i7oA

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Fri, 15 Mar 2019 09:29:09 +0000
Gli agricoltori comprano un Lidl e lo trasformano in un mercato contadino http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3454-gli-agricoltori-comprano-un-lidl-e-lo-trasformano-in-un-mercato-contadino http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3454-gli-agricoltori-comprano-un-lidl-e-lo-trasformano-in-un-mercato-contadino

In Alsazia un collettivo di agricoltori ha comprato un supermercato della catena Lidl trasformandolo in un mercato di vendita diretta. Qui le logiche della grande distribuzione vengono ribaltate a tutto vantaggio della qualità dei prodotti, del rapporto di fiducia con i consumatori e della prosperità per l'economia locale.

di Italia che Cambia

coeurpaysan

Come poter fare per vendere i propri prodotti di verdura e frutta direttamente ai consumatori, evitando i distributori tradizionali che gravano sul prezzo finale e riducono all’osso il guadagno dei produttori? Questa è la domanda che si sono posti 35 agricoltori e contadini dell’Alsazia. La risposta è arrivata rapidamente: raggrupparsi per comprare un supermercato!

{youtube}OZtL-41UNGY{/youtube}

L’iniziativa contadina per andare oltre la grande distribuzione, è crescente soprattutto negli ultimi tempi. Dall’esempio di altri agricoltori dell’est della Francia, zona Colmar, Denis Diegal, capo del collettivo dei produttori agricoli di Sélestat, ci racconta come è nato questo progetto di riscatto in Alsazia.

“Il pensiero era sorto da molto tempo: sono un produttore di verdure e pratico la vendita al dettaglio da anni senza vendere i miei prodotti alla grande distribuzione, sia per via dei ricarichi addossati al consumatore, sia per il tipo di servizio che offrono. Insieme ad altri agricoltori e contadini abbiamo pensato di comprare un magazzino Lidl, per arrivare direttamente al consumatore. Il supermercato è stato ribattezzato Coeur Paysan (Cuore contadino). È un luogo di vendita diretta dal produttore al consumatore, dove gli agricoltori vendono regolarmente. È un mezzo per prodotti locali e valorizzare il savoir-faire ancestrale dei produttori, cioè quello che la grande distribuzione non vuole!”.

Per Denis Diegel e i suoi colleghi, l’obiettivo è anche rispondere a una domanda in aumento di prodotti locali, soddisfatta da produttori che orbitano tutti in un raggio di 40 km dal supermercato. “In termini di prezzi siamo più vantaggiosi rispetto ai grossisti, per esempio, sulle primizie che vendiamo a 10 euro al chilo, mentre nelle grandi distribuzioni il prezzo è di 12/13 euro; per altri prodotti, tipo i formaggi, siamo più cari perché la qualità del prodotto non è sicuramente la solita!”.

Anche il modello economico del magazzino è diverso da quello della grande distribuzione: gli agricoltori e i contadini sono proprietari dei loro prodotti fino all’arrivo alla cassa del supermercato, dove viene imposta una commissione che va dal 22% al 32% da lasciare al magazzino; fino a lì i produttori sono responsabili dei loro prodotti con il consumatore, con cui trattano il prezzo faccia a faccia. Un altro obbligo dei produttori è la presenza nel supermercato in almeno due mezze giornate al mese. Questa presenza è apprezzata dai consumatori perché in questo modo hanno una trasparenza del prodotto che acquistano del 100%.

È la fine dell’anonimato alimentare“, sottolinea Denis. “Abbiamo necessità del ritorno del consumatore con cui ci si confronta e per cui ci adeguiamo al suo bisogno! Per esempio dei clienti ci hanno chiesto gli involtini primavera per il Capodanno cinese……e li abbiamo finiti tutti velocemente!”.

Dentro al magazzino Coeur Paysan si possono scoprire e ritrovare varietà di frutta e verdura dimenticati nella grande distribuzione: è un cambio nutritivo e gustativo! In più si possono trovare prodotti freschi ad un giusto prezzo che remunera correttamente i piccoli produttori. Non è difficile immaginare che questo supermercato possa far nascere altri piccoli magazzini, basta che questa esperienza venga conosciuta e divulgata a più persone possibile e che altri agricoltori e contadini prendano esempio dai colleghi Alsaziani!

Qui l’articolo originale.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/03/coeur-paysan-agricoltori-comprano-lidl-trasformano-mercato-contadino/?fbclid=IwAR099LqIfgijK-qf5XwyKLclNC0A189Thl9aRGY4cdQ2ltNjHJQn-1tPkr4

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Tue, 05 Mar 2019 15:13:51 +0000
"Nel mio bar ho tolto le slot e ho rimesso il biliardino" http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3449-nel-mio-bar-ho-tolto-le-slot-e-ho-rimesso-il-biliardino http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3449-nel-mio-bar-ho-tolto-le-slot-e-ho-rimesso-il-biliardino

CORTE DE' FRATI, CREMONA - Più dei facili guadagni, contano le persone.

Biliardino

Lo ha capito bene Marco Rozzi di Corte de' Frati (Cremona), che insieme alla compagna Laura Milini gestisce il bar "Al 56" in piazza Roma. I due hanno deciso di sostituire le tre slot machine che avevano nel bar, con un bilardino.

"Mi ero stancato di vedere amici e clienti bruciarsi lo stipendio. E chi perdeva alle slot poi diventata scontroso", racconta Rozzi a La Provincia di Crema. "Così abbiamo detto basta: meglio guadagnare qualcosa in meno ma creare un ambiente tranquillo proponendo un divertimento positivo per i ragazzi come il calcio balilla".

La "scelta etica" di Marco e Laura ha trovato l'appoggio anche del sindaco del paese, Rosolino Azzali, che l'ha definita un "gesto importante contro un'autentica piaga sociale", visto che "nel 2017 in paese si sono giocati 346mila euro".

Se lo facessero più gestori....

Fonte: http://www.mobinews.it/article/97636?fbclid=IwAR2dZdEfZopq1mcN1k95_2XJhosKW7kEIPRziDPoRFc1rfsv99tgUmOavF8

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Sat, 02 Mar 2019 08:47:54 +0000
SCIOCCANTE RICERCA DEL CEP: OGNI ITALIANO HA PERSO 73.600 EURO CON L’INTRODUZIONE DELL’EURO http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3444-scioccante-ricerca-del-cep-ogni-italiano-ha-perso-73-600-euro-con-l-introduzione-dell-euro http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3444-scioccante-ricerca-del-cep-ogni-italiano-ha-perso-73-600-euro-con-l-introduzione-dell-euro

Vi presentiamo un estratto dei risultati di una ricerca molto interessante svolta dal CEP, Centre for European Policy, think tank senza fini di lucro parte del Stiftung Ordnungspolitik. Chi lo desidera può consultare il paper per intero a seguendo questi  link. Ringraziamo Alex Del Prete per la segnalazione.

di Fabio Lugano

Euro Shock

Il centro di ricerca, con  Alessandro Gasparotti e Matthias Kullasha, ha analizzato per ogni paese europeo l’andamento del prodotto interno lordo  effettivo e quello che ci sarebbe stato in assenza dell’euro. La valutazione è stata fatta estrapolando il trend dei singoli paesi e quindi correggendoli con l’andamento di macrovariabili economiche e confrontando i risultati con un gruppo di controllo.. Rinviamo al paper per i temi metodologici.

I risultati sono molto interessanti e dovrebbero essere tema di un’attenta discussione e li possiamo vedere riassunti in questa tabella, dove si valutano le perdite o guadagni, a livello di PIL pro capite,  per il 2017:

Euroshock1

Rispetto al PIL in caso di MANCATA ADOZIONE dell’euro un cittadino italiano  ha pero 8756 euro, per un totale nazionale di 530 miliardi di euro a livello nazionale. Un cittadino tedesco ha guadagnato, per il 2017, 3390 euro.

Come sono i dati cumulati dal 1999 )anno del blocco dei cambi) ad oggi?

Vediamo i risultati:

Euroshock2

Cumulativamente ogni cittadino italiano ha perso 73.605 per l’introduzione dell’euro, per un totale di 4.325 miliardi complessivi come Italia. La Grecia ha guadagnato 190 euro pro capite di PIL, la Germania 23.116 mila euro pro capite di PIL guadagnati, per un totale di 1,893 miliardi di euro. 

Come è stata la distribuzione temporale dei guadagni e delle perdite. Iniziamo dall’Italia

Euroshock3

Se valutiamo le variazioni annue rispetto fra in euro e senza euro, ecco il risultato:

Euroshock4

L’Italia ha sempre perso dall’euro, e il risultato peggiore vi è stato nel 2016.

Vediamo invece l’andamento per la Germania:

Euroshock5

La Germania ha avuto un vantaggio sempre per la presenza dell’euro, come si può notare, tranne che nel cuore della crisi finanziaria. In questo grafico i differenziali di crescita.

Euroshock6

Invece come  è andata per la Grecia, spesso indicata come lo stato che ha maggiormente perso dall’introduzione dell’euro? In realtà sino alla crisi finanziaria molto bene, e questo, a livello cumulato, fa si che fino al 2017 il valore dell’entrata nell’euro fosse ancora positivo, a livello di PIL cumulato.

Euroshock7

Come vediamo dal 2010 cessa l’interesse per la Grecia ad essere nell’euro. Vediamo ora un grafico con il differenziale di PIL pro capite.

Euroshock8

In questo caso dopo il 2010 il differenziale si fa negativo e crescente. Sicuramente con il risultato 2018 il valore cumulato sarà con il segno meno.

Quali conclusioni possiamo trarne? da questo studio appare come l’entrata nell’euro fu un errore , clamoroso, che stiamo ancora pagando a livelli elevatissimi. Spesso si parla del fatto che l’Euro ci ha permesso di contenere gli interessi sul debito, ma qui appare che la perdita del PIL è stata pari ad oltre 2,4 volte il PIL attuale, e per quanto possiamo pensare ad un andamento degli interessi pesante, difficilmente avremmo avuto una situazione peggiore alla presente. La differenza è talmente grande che ci è difficile valutare la situazione di un Paese con un PIL tre volte l’attuale.

Spesso si parla di non uscita dall’euro al causa del “TINA”, There is no alternative, perchè il costo sarebbe troppo alto. Questo studio indica l’opposto: il costo annuo della permanenza nell’euro è pari al 30% del PIL annuo, una cifra colossale, ben superiore al servizio del debito attuale. Potremmo anche ipotizzare che qualsiasi soluzione, letteralmente, sarebbe meglio dell’euro.

Fonte: https://scenarieconomici.it/shoccante-ricerca-del-cep-ogni-italiano-ha-perso-73-600-euro-con-lintroduzione-delleuro/?fbclid=IwAR27QscpZMhWfejWZZpKZHcKAyUtkwFce0a4hCjlh5_TochtUIDjQLA9EzU

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Tue, 26 Feb 2019 10:08:07 +0000
Un terzo di tutto il cibo prodotto va sprecato. Ecco perchè e cosa si può fare. http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3428-un-terzo-di-tutto-il-cibo-prodotto-va-sprecato-ecco-perche-e-cosa-si-puo-fare http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3428-un-terzo-di-tutto-il-cibo-prodotto-va-sprecato-ecco-perche-e-cosa-si-puo-fare

E' uscito il lavoro dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sullo spreco alimentare:
- 2600 miliardi di $ di cibo che non raggiungerà mai le tavole, ovvero un terzo di tutto il cibo prodotto nel mondo perduto per la strada delle filiere agroalimentari inefficienti, ovvero 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile.

Di Pierluigi Paoletti

Spreco Alimentare ISPRA

 

 

I costi di questa inefficienza sono ambientali con l'inquinamento da concimi chimici e di consumo di territorio (deforestazione selvaggia, land grabbing, consumo di acqua, ecc.) ed economici perché i prezzi dei generi alimentari sono più alti per compensare le enormi perdite.

Le cause di questo spreco sono da ricercare nell'industrializzazione della produzione del cibo, nella globalizzazione e la sua distribuzione, mentre basterebbe ritornare alla gestione locale ed oculata del cibo per avere filiere più efficienti, prezzi contenuti e qualità più elevata come si vede dalla tabella in alto.

L'intero studio lo potete trovare QUI

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Thu, 07 Feb 2019 15:13:13 +0000
“Non voglio morire coi soldi in banca”. L'imprenditore pensa ai bebè degli operai, assegno per 7 anni http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3422-non-voglio-morire-coi-soldi-in-banca-l-imprenditore-pensa-ai-bebe-degli-operai-assegno-per-7-anni http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3422-non-voglio-morire-coi-soldi-in-banca-l-imprenditore-pensa-ai-bebe-degli-operai-assegno-per-7-anni

CIR Rivit 2 19“Non voglio morire coi soldi in banca”. Ma non è l’unico motivo che ha spinto l’imprenditore Vinicio Bulla della Rivit di Caltrano a pensare al bonus bebè per i propri dipendenti. “I nostri paesini non devono morire, quindi che i soldi restino in azienda e a chi produce”, ha spiegato ai microfoni di TgrVeneto, destinando un assegno ai nascituri dei propri operai.

Dopo l’asilo nido e la scuola materna (che dallo scorso anno vengono pagati per intero dalla ditta), arriva l’assegno ai 150 dipendenti che faranno un figlio. L’importo varierà dai 250 ai 500 euro al mese per sette anni.
Una notizia che in azienda, ‘piantanta’ a Caltrano da più di quarantanni e diventata leader mondiale  nella produzione di tubi in acciaio  è arrivata per mezzo di una circolare.
Sbalorditi e contenti i dipendenti, “ora mi salutano ancora più contenti”,  potranno considerare questo aiuto in più nel far volare una cicogna.

Fonte: https://www.altovicentinonline.it/attualita-2/caltrano-non-voglio-morire-coi-soldi-in-banca-pensa-ai-bebe-degli-operai-assegno-per-7-anni/?fbclid=IwAR2V7WayqFh_8g5IGOWlqUmqGTdR4xw3gHLtf6LgDuFEYZZrUEisEE90-sw

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Sat, 02 Feb 2019 16:42:02 +0000
Il primo centro di quartiere dove il cibo invenduto dei supermercati e delle mense viene redistribuito http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3404-il-primo-centro-di-quartiere-dove-il-cibo-invenduto-dei-supermercati-e-delle-mense-viene-redistribuito http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3404-il-primo-centro-di-quartiere-dove-il-cibo-invenduto-dei-supermercati-e-delle-mense-viene-redistribuito

Inaugurato al quartiere Isola di Milano il primo centro anti-spreco, che permetterà di recuperare circa 60 tonnellate di cibo all’anno.

di Germana Carillo

Banco Alimentare

Come ridurre lo spreco di cibo e recuperare gli alimenti da destinare a chi ne ha più bisogno? Un modo può essere quello di affidarsi a reti locali di quartiere, che facciano in modo che il cibo in eccedenza venga redistribuito in maniera adeguata.

Con questo scopo, vede finalmente la luce il primo hub di quartiere di Milano. Siamo al Municipio 9, quartiere Isola, e qui, in uno spazio pubblico non utilizzato di 72 metri quadri, verranno stoccati e poi distribuiti gli alimenti recuperati da enti del terzo settore, organizzazioni beneficiarie e organizzazioni no profit.

L’hub sarà il centro di raccolta delle eccedenze alimentari provenienti dalle aziende che hanno aderito al progetto: 4 mense aziendali e 15 supermercati (2 Coop Lombardia, 1 Il Gigante, 4 Carrefour, 5 Lidl e 3 Simply). In questo modo il cibo in eccedenza sarà intercettato prima che diventi rifiuto e sarà destinato a persone e famiglie in difficoltà: gli incaricati di 14 Onlus, infatti, potranno ritirarle e distribuirle a chi ne ha bisogno.

Il progetto è figlio del protocollo di intesa definito “ZeroSprechi” che nel 2016 il Comune di Milano, Assolombarda e Politecnico di Milano hanno siglato proprio con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, progettando e sperimentando un modello di recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari basato su reti locali di quartiere.

Banco Alimentare1

Secondo le stime, grazie al nuovo hub si potranno recuperare circa 60 tonnellate all’anno di cibo, l’equivalente di 220mila pasti all’anno. Il valore commerciale delle donazioni si aggirerebbe sui 380mila euro, con un risparmio sullo smaltimento dell’umido di 5.400 euro, mentre ben 237 saranno le tonnellate di Co2 in meno per produzione e smaltimento e 96 milioni i litri di acqua risparmiata.

Quanto alle aziende che aderiscono all'iniziativa, per loro è prevista una riduzione del 20% della parte variabile della Tari e la detrazione dell’Iva. Infine, riceveranno il bollino ZeroSprechi, a testimoniare che si tratta di aziende virtuose nella lotta allo spreco alimentare.

Fonte:https://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/30120-hub-quartiere-milano-sprechi-alimentari?fbclid=IwAR34N9y5HopP63J3n70AZlIVQHFmulV22MlLEI6gwzP3dut_OPu3BFVqt3A

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Tue, 22 Jan 2019 08:26:31 +0000
A Porto Torres il reddito energetico è diventato realtà http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3400-a-porto-torres-il-reddito-energetico-e-diventato-realta http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3400-a-porto-torres-il-reddito-energetico-e-diventato-realta

Inaugurato il progetto del Comune sardo e del Gse: 50 cittadini sperimentano il fotovoltaico sociale. Ora si replica in Puglia

Porto Torres

È passato poco più di un anno e mezzo dall’annuncio e oggi il primo progetto di reddito energetico italiano è realtà. A inaugurarlo è il Comune di Porto Torres, in Sardegna: il sindaco Sean Wheeler, grazie alla collaborazione del Gestore dei Servizi Energetici – GSE, ha deciso di testare un nuovo percorso per ridurre le bollette energetiche dei suoi cittadini. Il meccanismo alla base del reddito energetico è semplice: l’amministrazione ha investito 250mila l’anno in un fondo rotativo le cui risorse sono state assegnate tramite bando alle famiglie in difficoltà economica per l’acquisto in comodato di impianti fotovoltaici domestici (0 kW di potenza).

Come spiegano gli assessori Cristina Biancu e Domenico Vargiu, rispettivamente all’Ambiente e al Bilancio, in questo modo il progetto ha permesso a circa cinquanta beneficiari di ottenere un sistema fotovoltaico in forma gratuita “L’energia prodotta aiuta le famiglie nel pagamento della bolletta quanto non viene consumato è rivenduto alla rete elettrica. Il ricavato è inserito in un fondo comunale che crescerà nel tempo e sarà usato per l’acquisto di nuovi pannelli”.

Un sistema perfetto sulla carta che ha dato prova di esserlo anche nella realtà. L’obiettivo? Da una parte a tutelare l’ambiente e dall’altra a portare avanti un percorso sociale di rilancio economico del territorio. Le stime presentate valutano un risparmio medio a famiglia di circa 150-200 euro sulla bolletta elettrica, abbastanza da convincere il Comune ad ampliare ulteriormente il progetto. Il fondo rotativo, infatti, si autoalimenterà con la vendita dei surplus di produzione per raggiungere nel futuro un numero maggiore di cittadini.

“Abbiamo dato prova che anche i progetti più ambiziosi possono essere realizzati sono orgoglioso di poter dire che il reddito energetico è una realtà tangibile a Porto Torres e darà l’esempio all’Italia e all’Europa. – ha commentato il sindaco Wheeler – Grazie a questa iniziativa sposiamo la riconversione energetica, diamo un aiuto sociale e stimoliamo il concetto di condivisione delle risorse”.

L’esperimento sardo non sarà un caso isolato, come chiarisce l’amministratore delegato del GSE, Roberto Moneta “L’iniziativa avviata dal Comune di Porto Torres e sostenuta dal GSE è importante soprattutto per la sua dimensione sociale: il nostro obiettivo sia proprio quello di replicare su scala nazionale iniziative che non solo promuovano lo sviluppo sostenibile nel nostro Paese, ma ne diffondano la cultura stessa, compresa quella di inclusione sociale. Inizieremo fin da subito replicando il progetto con la Regione Puglia”.

Fonte:http://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/reddito-energetico-porto-torres/?fbclid=IwAR1rUoOt4TCnuYLvd-6pHWGjQqofb7nF5uvMYvE4xqZrMLa8TuCEwfk-X4s

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Fri, 18 Jan 2019 10:38:39 +0000
Biologico: vendite oltre i 5 miliardi http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3267-biologico-vendite-oltre-i-5-miliardi http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3267-biologico-vendite-oltre-i-5-miliardi

Biologico vendite oltre i 5 miliardi articleimageLe vendite nel biologico hanno superato i 5 miliardi di euro nel 2016 tra Italia ed estero, con un incremento del 16,3% rispetto all’anno precedente. Lo conferma anche il Rapporto Bio Bank 2018 , che verrà presentato ufficialmente al Sana di Bologna il 7 settembre.

Sul Rapporto Bio Bank 2018 sono pubblicati e analizzati i dati riferiti alle 10.001 attività censite nel 2017: 9.075 per l’alimentazione e 926 per la cosmesi. 58 pagine ricche di dati, informazioni e infografiche, tutte da sfogliare, leggere e consultare liberamente su Issuu.

Probios Sana2018

Il rapporto sarà presentato al Sana. PROBIOS sarà presente alla 30esima edizione del Salone Internazionale del Biologico e del Naturale con le ultime novità e due gustosi show cooking in collaborazione con la prestigiosa cucina La Sana Gola di Milano. Potete trovarli al Padiglione 21 – Stand B31/C32

Trend 2013-2017

Negli ultimi cinque anni il numero di attività delle otto tipologie monitorate nel Rapporto per gli alimenti è cresciuto di oltre il 6%. A volare sono invece le tre tipologie di attività monitorate per la cosmesi, cresciute del 177%.

Per gli alimenti ancora in testa gli e-commerce di alimenti bio, passati dai 147 del 2013 ai 344 del 2017, con una crescita del 134%, e i ristoranti bio, passati da 350 a 556, con una crescita del 58,9%. Seguono i 1.437 negozi specializzati di alimenti bio (+12,5%), le 1.311 mense scolastiche (+6,1%), i 238 mercatini (+3%), mentre le 2.879 aziende con vendita diretta crescono appena dell’1,5%. In calo gli agriturismi a quota 1.497 (-4,5%) e i gruppi d’acquisto solidale a 813 (-8,3%).

Per la cosmesi guidano ancora il trend le profumerie bio, balzate dalle 49 del 2013 alle 245 del 2017 (+400%). Notevole lo sviluppo degli e-commerce di cosmesi bio, passati da 70 a 255 (+264,3%). Significativo l’aumento delle aziende di cosmesi bio e detergenza eco certificate, che raddoppiano passando da 215 a 426 (+98,1%).

Regioni leader 2017

La classifica delle regioni leader per numero assoluto di attività bio nel 2017 riconferma la Lombardia con ben 1.417 attività, prima per numero di gruppi d’acquisto, negozi, mense, aziende ed e-commerce di cosmesi. Al secondo posto ancora l’Emilia-Romagna con 1.312 attività, che primeggia con vendita diretta, mercatini, e-commerce di alimenti e ristoranti. Al terzo la Toscana con 1.126 realtà, regina incontrastata degli agriturismi. Anche alla guida della classifica per densità di attività si riconfermano le stesse tre regioni del Centro Italia: le Marche con 397 attività per milione di abitanti, l’Umbria con 347 e la Toscana con 301.

Tra le regioni leader in Italia solo una è presente sia nella classifica per numero sia in quella per densità: è la Toscana. Tra le regioni leader in una singola tipologia entra per la prima volta il Sud, con la Campania, leader per numero di profumerie bio.

Quale bio?

Diecimila attività sono una fetta importante del biologico italiano, dall’alimentazione, dove il bio ha visto il suo esordio, alla cosmesi, dove la sua diffusione è più recente. Dai canali storici, come i negozi specializzati, a quelli emergenti, come l’e-commerce.

Il perimetro del Rapporto Bio Bank non comprende quindi tutto il biologico - che ormai non ha più confini e si trova ovunque - ma fornisce dati quantitativi e qualitativi per leggere il cambiamento in atto e affrontare le nuove sfide. Rischi e sfide che hanno fatto parte della storia del bio  fin dal suo esordio, quando si affermava che era impossibile produrre con il metodo dell’agricoltura biologica.

Ora che il bio è sulla bocca e sulla tavola di tutti, sorgono mille domande. Quale bio vogliamo? Per qualcuno o per tutti? Anonimo o identitario? D’importazione o nazionale? E infine la domanda delle domande: il bio è un punto d’arrivo o un punto di partenza?

Oggi che sono entrate nel bio sia le multinazionali, sia grandi, medie e piccole aziende agroalimentari, si assiste a una polarizzazione. Da una parte il bio basico, che rispetta il regolamento europeo e si accontenta dell’Eurofoglia. Dall’altra le aziende storiche del bio, che continuano la scalata dei valori nel segno della qualità totale: il bio legato all’origine delle materie prime (locale, regionale, made in Italy), il bio che si evolve in biodinamico, il bio che fa  filiera (giusto prezzo ai produttori e distribuzione equa del valore lungo tutta la catena), il bio etico (pizzo-free, caporalato-free), il bio solidale (equo, sociale) e si potrebbe continuare.

Più il bio si espande, più le aziende pioniere dovranno affondare le radici nei valori originari del bio.

L'agricoltura biodinamica

Anche l’agricoltura biodinamica in Italia è cresciuta costantemente negli ultimi anni tanto che il nostro paese è il primo esportatore al mondo e il 3° produttore in Europa, dopo Germania e Francia. In Italia le aziende biodinamiche sono raddoppiate dal 2007 al 2017, ad applicare le metodiche biodinamiche sono almeno 4.500 realtà, ma solo un numero limitato (420 aziende per un’estensione di 12.830,14 ettari coltivati e circa 200 milioni di fatturato) riesce a conseguire la certificazione biodinamica Demeter. Il biodinamico cresce sopratutto nell’OTE ortofrutticola (oggi il 36% della SAU biodinamica), nella vitivinicola (35%) e nella cerealicola (21%).

Fonte: https://www.terranuova.it/News/Stili-di-vita/Biologico-vendite-oltre-i-5-miliardi

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Wed, 05 Sep 2018 13:38:59 +0000
Il capitalismo ci sta uccidendo? http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3257-il-capitalismo-ci-sta-uccidendo http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/3257-il-capitalismo-ci-sta-uccidendo

CIR ExternalitiesAlcuni economisti ad indirizzo ecologista, come Herman E. Daly, sostengono che i costi esterni correlati all’inquinamento e al depauperamento delle risorse mondiali non vengono presi in considerazione dal prodotto interno lordo, per cui  non possiamo sapere se un aumento del PIL è, in realtà, un guadagno o una perdita.

I costi esterni sono enormi ed in crescita costante. Da che mondo è mondo, le multinazionali manifatturiere e industriali, quelle del comparto agroalimentare, i sistemi fognari cittadini, ed altri colpevoli hanno fatto pagare ai terzi i costi delle loro attività nocive per l’ambiente.

Recentemente ci sono state numerossime segnalazioni, molte delle quali centrate sul Roundup della Monsanto, il cui principale componente, il glifosato, è ritenuto cancerogeno.

Un’organizzazione volta alla salvaguardia della salute pubblica, l’Environmental Working Group, ha riferito di recente che i suoi test hanno evidenziato la presenza di glifosato in 43 su 45 tipi di alimenti per la prima colazione dei bambini, comprendenti muesli, fiocchi d’avena e merendine prodotte da Quake, Kellog e General Mills. LINK.

In Brasile si è scoperto che l’83% del latte materno contiene glifosato. LINK.

L’Istituto per l’Ambiente di Monaco ((Umweltinstitut München) ha riferito che 14 delle marche di birra tedesche più vendute contengono glifosato. LINK.

Il glifosato è stato trovato nelle urine dei contadini messicani e nelle falde acquifere messicane. LINK.

Secondo Scientific American, “anche i composti inerti del Roundup sono in grado di uccidere le cellule umane, in modo particolare quelle embrionali, placentari e del cordone ombelicale.” LINK.

Un tossicologo tedesco ha accusato di frode scientifica l’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione del Rischio (Bundesinstitut für Risikobewertung) e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority – EFSA) per aver accettato la tesi di un gruppo di lavoro gestito dalla Monsanto sulla non-cancerogenicità del glifosato. LINK.

La controversia su queste scoperte deriva dal fatto che i ricercatori finanziati dalle aziende non trovano nessuna correlazione fra glifosato e cancro, mentre quelli indipendenti le scoprono. Questo non è affatto sorprendente, visto che uno scienziato a libro paga delle aziende non ha indipendenza ed è improbabile che possa arrivare a conclusioni che contrastano con quelle a cui è pagato per arrivare.

C’è poi la controversia su quali siano i livelli di contaminazione necessari per considerare pericolosi i prodotti contenenti tracce di glifosato. Sembra però che queste concentrazioni aumentino con l’uso e con il tempo. Prima o poi saranno sufficienti a produrre danni.

La tesi di questo articolo è che, se il glifofato è cancerogeno, i costi correlati alle vite perse e alle spese sanitarie non vengono pagati dalla Monsanto/Bayer. Se questi costi non fossero esterni alla Monsanto, se cioè la multinazionale dovesse rifondere queste spese, il prezzo del prodotto non sarebbe abbastanza remunerativo da permetterne la produzione. I costi supererebbero di gran lunga i guadagni.

E’ molto difficile arrivare alla verità, perché i politici e le autorità preposte ai controlli sono corruttibili e tendono a favorire i loro sodali in affari. In Brasile, in questo momento, i legislatori stanno tentando di liberalizzare l’uso dei pesticidi e di vietare la vendita dei prodotti biologici nei supermercati. LINK.

Nel caso del glifosato, il vento potrebbe cambiare e mettersi a spirare contro Monsanto/Bayer. La Corte Suprema della California ha accolto la richiesta dell’autorità nazionale di includere l’erbicida glifosato nell’elenco delle sostanze cancerogene riportate dalla Proposition 65. LINK.

La settimana scorsa, a San Francisco, una giuria ha riconosciuto ad un ex-giardiniere scolastico un indennizzo di 289 milioni di dollari per i danni di un tumore causato dal Roundup. Non ci sono dubbi che la Monsanto si appellerà alla sentenza e che il caso verrà dibattuto nei tribunali fino alla morte del giardiniere. Ma questo costituisce un precedente, e fa capire che i giurati stanno iniziando a diffidare della scienza su ordinazione. Ci sono all’incirca altre 1000 cause pendenti simili a questa. LINK.

Quello che è importante tenere a mente è che, se il Roundup è cancerogeno, è però un solo prodotto di una sola azienda. Questo ci dà un’idea di quanto grandi possano essere i costi esterni. Di certo, i deleteri effetti del glifosato vanno ben oltre quelli descritti da questo articolo. LINK.

Anche i cibi OGM stanno avendo ripercussioni sul patrimonio zootecnico. LINK

Considerate ora l’impatto negativo sull’aria, sull’acqua e sui terreni dove si pratica l’agricoltura chimica. La Florida sta subendo un’invasione di alghe a causa dei fertilizzanti chimici drenati dai terreni coltivati e l’industria saccarifera è riuscita a distruggere il Lago Okeechobee. LINK.

Il dilavamento dei fertilizzanti causa la proliferazione dei cianobatteri, che uccidono la fauna marina e sono pericolosi per gli esseri umani. Attualmente, la acque del fiume Santa Lucia, in Florida, raggiungono un livello di tossicità 10 volte il normale e non si possono neanche toccare. LINK.

Le maree rosse (la caratteristica colorazione assunta dalle acque marino-costiere in seguito alla rapida crescita di dinoflagellati o diatomee NdT) può avere origini naturali, ma il dilavamento dei fertilizzanti contribuisce alla loro crescita e alla loro persistenza. Inoltre, anche l’aumento delle temperature dovuto all’inquinamento favorisce le maree rosse, così come il drenaggio delle zone umide per gli insedimenti abitativi, che causa un più rapido movimento delle masse idriche, non più sottoposte a filtraggio naturale.  LINK, LINK.

Di fronte al peggioramento delle sue risorse idriche e alla proliferazione delle alghe, la risposta della Florida è stata quella di tagliare il suo programma di monitoraggio delle acque. LINK.

Se prendiamo in considerazione gli enormi costi esterni dell’agricoltura industriale, è evidente che le cifre che nel calcolo del PIL vengono attribuite allo zucchero e agli altri prodotti agricoli sono esagerate. I prezzi pagati dai consumatori sono troppo bassi e i profitti garantiti all’agricoltura industriale sono troppo alti, perché non comprendono i costi della scomparsa della fauna marina, della perdita degli introiti del turismo e i danni alla salute umana dovuti alla proliferazione delle alghe, causata a sua volta dal dilavamento dei fertilizzanti.

In questo articolo ho appena grattato la superficie del problema dei costi esterni. Il Michigan ha scoperto che la sua acqua potabile non è sicura. I prodotti chimici usati da decenni nelle basi militari [presenti sul territorio] e nella produzione di migliaia di beni di consumo si trovano ormai nelle falde idriche. LINK.

Come esercizio, scegliete una qualsiasi attività e pensate ai suoi costi esterni. Prendete, per esempio, le multinazionali statunitensi che hanno esternalizzato in Asia i posti di lavoro americani. I loro profitti sono aumentati, ma la base imponibile, a livello federale, statale e locale, è diminuita. Le imposte sui salari destinate alla previdenza sociale (Social Security) e al sistema sanitario (Medicaid) sono calate, mettendo in pericolo questi importanti pilastri della stabilità politica e sociale degli Stati Uniti. Si è abbassata anche la base imponibile dei fondi pensione degli insegnanti e degli altri impiegati statali. Se le multinazionali che hanno delocalizzato i posti di lavoro all’estero dovessero farsi carico di questi costi non avrebbero più profitti. In altre parole, poche persone ne hanno tratto un vantaggio, scaricandone gli enormi costi sulla collettività

O prendete in considerazione qualcosa di semplice come un negozio di animali. I proprietari che vendono e i clienti che acquistano coloratissimi pitoni da 30/40 cm., boa constrictor e anaconda non pensano affatto alle considerevoli dimensioni che raggiungeranno questi rettili e neanche lo fanno gli organi di controllo che ne permettono l’importazione. Queste creature, in grado di divorare gli animali domestici, i bambini e capaci di soffocare degli adulti grandi e grossi, vengono alla fine scaricate nelle Everglades, dove hanno devastato la fauna naturale e sono diventate troppo numerose per essere tenute sotto controllo. I costi esterni hanno ormai superato di molti ordini di grandezza il prezzo totale di tutti i serpenti venduti nei negozi di animali.

Gli economisti ad indirizzo ecologista sottolineano come il capitalismo possa funzionare in una “economia vuota”, dove la pressione umana sulle risorse naturali è blanda. Ma il capitalismo non può funzionare in una “economia totale,” dove le risorse naturali sono al punto di esaurimento. I costi esterni correlati alla crescita economica, così come viene calcolata dal PIL, possono superare il valore del prodotto stesso.

Possiamo essere praticamente certi che questa è la situazione che ci troviamo attualmente a dover affrontare. La scomparsa di intere specie, la scoperta di tossine nel cibo, nelle bevande, nell’acqua, nel latte materno, nell’aria, nella terra, il tentativo disperato di ottenere energia con il fracking (che distrugge le falde freatiche e causa  terremoti) sono tutti segnali di un pianeta ormai in difficoltà. Quando si arriva al dunque, si vede come tutti i profitti che il capitalismo ha generato nel corso dei secoli sono probabilmente dovuti al fatto che i capitalisti non hanno mai coperto i costi totali dei loro prodotti. Li hanno trasferiti all’ambiente e alle terze parti e si sono intascati i risparmi, come se fossero guadagni.

Aggiornamento: Herman Daly nota che, secondo un articolo apparso l’anno scorso sulla rivista medica inglese The Lancet, il costo stimato annuale dell’inquinamento è valutabile al 6% del PIL mondiale, mentre il tasso di crescita annuale [del PIL mondiale] è solo del 2%, con una diminuzione effettiva del 4% del benessere globale, non un aumento del 2% [come sembrerebbe]. In altre parole, potremmo già trovarci nella situazione in cui la crescita economica è antieconomica. LINK.

Paul Craig Roberts

Fonte: paulcraigroberts.org

via: https://comedonchisciotte.org/il-capitalismo-ci-sta-uccidendo/

Link: https://www.paulcraigroberts.org/2018/08/17/is-capitalism-killing-us/

Tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

]]>
enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Economia Tue, 21 Aug 2018 15:48:15 +0000