Economia http://www.coscienzeinrete.net Wed, 26 Apr 2017 00:00:19 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Aiuti di Stato all’economia: in Germania quasi il quadruplo rispetto all’Italia http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2939-aiuti-di-stato-all-economia-in-germania-quasi-il-quadruplo-rispetto-all-italia http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2939-aiuti-di-stato-all-economia-in-germania-quasi-il-quadruplo-rispetto-all-italia

CIR Aiuti di StatoLa spesa pubblica viene, da alcuni, considerata come un freno per l'economia, tanto che si chiede una riduzione dell'intervento dello Stato che lasci campo libero al settore privato. Inoltre, l'Italia viene indicata come uno dei paesi nei quali l'intervento dello Stato, con "la spesa pubblica improduttiva", in aiuto all'economia, sarebbe più pregnante che altrove. Siamo sicuri che sia realmente così?!

È stato recentemente pubblicato sul sito della Commissione Europea un report intitolato "State Aid Scoreboard 2016" (Quadro di valutazione degli aiuti di Stato nel 2016), che riporta gli aiuti concessi (nel 2015), alla propria economia, da parte dei singoli Stati membri dell'Unione Europea in percentuale del loro PIL. A parte il fatto che pubblicare nel 2017 un report relativo al 2016, con i dati del 2015, qualche dubbio sulla "produttività" della Commissione potrebbe alimentarlo, l'obiettivo sarebbe quello di valutare in quali Stati l'intervento pubblico sia maggiore, ed in quali settori si sia concentrato.

di Luca Pezzotta

 

Questo in ragione del fatto che uno dei "mantra" ripetuti all'infinito, ed automaticamente, dai mass media, in questa crisi che potremmo ormai definire perenne, è stato quello dello Stato spendaccione che intervenendo nell'economia, soprattutto negli ormai arcinoti PIIGS, falsava la concorrenza e non lasciava che si realizzassero quelle condizioni nelle quali i "mercati" si sarebbero trovati a loro "pieno agio" conducendoci, così, grazie alla loro spinta, fuori dalla crisi. Senza considerare pure il solito leitmotiv della spesa pubblica improduttiva rispetto alla produttività del settore privato "virtuoso".

La materia degli aiuti di Stato all'economia è regolamentata dall'art. 107 del Testo Unico sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFEU) che recita testualmente:

1. Salvo deroghe contemplate dai trattati, sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
2. Sono compatibili con il mercato interno:
a) gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, a condizione che siano accordati senza discriminazioni determinate dall'origine dei prodotti;
b) gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali;
c) gli aiuti concessi all'economia di determinate regioni della Repubblica federale di Germania che risentono della divisione della Germania, nella misura in cui sono necessari a compensare gli svantaggi economici provocati da tale divisione. Cinque anni dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare una decisione che abroga la presente lettera.
3. Possono considerarsi compatibili con il mercato interno:
a) gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché quello delle regioni di cui all'articolo 349, tenuto conto della loro situazione strutturale, economica e sociale;
b) gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro;
c) gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse;
d) gli aiuti destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio, quando non alterino le condizioni degli scambi e della concorrenza nell'Unione in misura contraria all'interesse comune;
e) le altre categorie di aiuti, determinate con decisione del Consiglio, su proposta della Commissione.

Pertanto, pare abbastanza evidente come, in questo caso, ci si riferisca agli aiuti di Stato compatibili con il mercato interno, oppure a quelli che possono considerarsi compatibili con il mercato interno, previsti, rispettivamente, nei commi 2 e 3 dell'art. 107.

Sottolineiamo, ancora, che non è obiettivo di questo articolo quello di valutare la dottrina e la giurisprudenza relativamente a singoli e vari pronunciamenti che riguardino quale genere di aiuti e perché siano stati ritenuti compatibili, o no, con il mercato interno e la normativa in vigore; e nemmeno, a livello "statistico", giurisprudenziale o dottrinario, le varie pronunce, da parte della Corte di Giustizia, relativamente agli aiuti nei singoli Stati per valutare come siano state interpretate le norme. Infine, non ci interessa nemmeno vedere, sempre nella presente sede, quali siano i vari settori dell'economia che hanno fruito di questi aiuti.

L'obiettivo del presente articolo è molto più semplice: vedere, sic et simpliciter, quali siano i paesi europei nei quali l'intervento del settore pubblico nell'economia sia stato maggiore in relazione al suo PIL. Questo, per poter così valutare se possa ritenersi reale quella diffusa idea a termine della quale, nei paesi della periferia, gli aiuti di Stato siano stati utilizzata in una misura inopinatamente "massiccia", tanto da risultare, invece che in un volano, in un freno per l'economia. A questo fine è sufficiente avvalerci di una semplice info-grafica compresa proprio nel report sopracitato (e riportata sotto) senza però dimenticarci un paio di dati generali.

In accordo con i rapporti annuali sulle spese del 2015, gli Stati membri hanno speso 98 miliardi in aiuti a livello di Unione europea. Questi rappresentano solo lo 0,64% del PIL dell'Unione (una parte abbastanza modica), con una diminuzione dello 0,04% del PIL rispetto al 2014. Ma vediamo ora nel particolare, per i singoli Stati, proprio grazie alla info-grafica appena richiamata, la percentuale di aiuti concessi dai singoli Stati dell'Unione in relazione al proprio PIL.

Spesa totale per aiuti di Stato come percentuale del PIL nel 2015, linee ferroviarie escluse.

Aiuti di Stato alla economia

Il paese che ha concesso più aiuti alla propria economia, in percentuale del PIL, non è solo un paese dell'Unione Europea, bensì è anche un paese dell'Eurozona: la Lettonia, che ha concesso il 2,25% del proprio PIL in aiuti di Stato alla sua economia. Al secondo posto, a "pari merito", troviamo la Repubblica Ceca e la Danimarca (entrambe nell'Unione ma fuori dall'Eurozona) che hanno concesso aiuti pubblici nella misura dell'1,62% del proprio PIL. Al terzo posto c'è l'Ungheria (nell'Unione, ma non nell'Eurozona), con aiuti per l'1,42% del PIL. Dopodiché troviamo la Grecia (al quarto posto) con aiuti per l'1,3% del PIL e la Germania (quinta) con aiuti per l'1,21% del PIL (entrambe sia nell'Unione che nell'Eurozona).

E il resto della periferia?! Gli altri PIIGS?! Se escludiamo la Grecia, gli aiuti di Stato all'economia nella periferia (da intendersi, ovviamente, come Portogallo, Italia, Irlanda e Spagna), non sono solo in percentuale minore rispetto a quelli concessi dal "core" (Francia e Germania); ma sono anche inferiori alla percentuale concessa dall'Unione considerata nel suo complesso.

Inoltre, se proprio vogliamo guardare meglio e, per esempio, restringere la valutazione della misura degli aiuti alla sola Eurozona, notiamo come la Lettonia resti sul gradino più alto del podio; mentre al secondo posto si piazza la Grecia; e sul terzo gradino del podio troviamo la Germania.

Pertanto, concludendo, non è vero che nella periferia si siano utilizzati i soldi della "spesa pubblica improduttiva" per aiutare l'economia. Anzi, se escludiamo la Grecia, Germania e Francia hanno aiutato la loro economia più di quanto abbia fatto il resto della periferia. Per cui, quello dei paesi periferici spendaccioni che usano in modo massiccio i soldi pubblici per aiutare la propria economia, frenandola, falsando la concorrenza e facendo, così, i "furbetti", sembrerebbe essere un altro falso mito indotto dalla crisi perenne al fine di instillare una specie di senso di colpa e procurarsi una scusa (irragionevole, visti i dati) al fine di imporre le politiche economiche dall'alto dell'Unione. Politiche che finiscono, guarda caso, sempre per penalizzare ulteriormente i paesi che già stanno maggiormente "arrancando".

Quanto detto da ultimo sembra avallato anche dai dati relativi agli aiuti concessi ai sistemi bancari. Infatti, nel 2014, secondo i dati Eurostat, il sistema bancario che ha fruito dei maggiori aiuti è stato quello della Germania. Perciò, se vogliamo fare un raffronto tra Italia e Germania, basato sui dati, dobbiamo dire che il sistema bancario tedesco ha ricevuto, negli anni recenti, molti più aiuti pubblici di quello italiano; e la stessa cosa vale per l'economia. Questo non sembra collimare per nulla con le informazioni ed i dati sulla situazione economica attuale, ed i motivi della stessa, come riportati, per la maggiore, "dai e sui" media nostrani; sempre pronti a biasimare il paese ed i suoi abitanti, ed a esaltare la produttività economica del "core" e del nord-Europa.

Fonte: https://scenarieconomici.it/aiuti-di-stato-alleconomia-in-germania-quasi-il-quadruplo-rispetto-allitalia/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Fri, 31 Mar 2017 11:42:57 +0000
Lascia l'azienda ai dipendenti e rinuncia a 4 milioni di euro: "Devo tutto a loro, è il mio modo per sdebitarmi" http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2934-lascia-l-azienda-ai-dipendenti-e-rinuncia-a-4-milioni-di-euro-devo-tutto-a-loro-e-il-mio-modo-per-sdebitarmi http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2934-lascia-l-azienda-ai-dipendenti-e-rinuncia-a-4-milioni-di-euro-devo-tutto-a-loro-e-il-mio-modo-per-sdebitarmi

Eric BelileAltro che Paperon de Paperoni, esistono anche milionari dal cuore d'oro e dal portafoglio meno gonfio a causa della generosità. È questo il caso di Éric Belile, il patron francese del colosso della cancelleria Générale de bureautique che, alla soglia del suo pensionamento, ha deciso di rinunciare a una buonuscita di 4 milioni di euro per donare l'attività a chi gli era stato davvero accanto in tutti quegli anni di lavoro: i dipendenti.

Davanti alla decisione da prendere se vendere la Générale a un manager esterno per una cfra a 6 zeri o se cederla ai suoi sottoposti ad un prezzo di favore, Belile non ha avuto dubbi e ha fatto prevalere le ragioni del cuore a quelle economiche. "Non mi importa di perdere 4 milioni di dividendi in 7 anni" ha spiegato il capo dell'azienda d'oltralpe a Ouest France. "Preferisco avere meno soldi in tasca ma sapere che l'impresa resterà ai miei ragazzi".

Per consentire ai dipendenti di riscattare la Générale, Belile ha proposto loro un accordo chiaro e vantaggioso: dopo il versamento di una somma iniziale, la "cordata" interna restituirà poco a poco l'intera cifra, prendendo l'importo dai ricavi aziendali. E per far sì che l'impresa rimanga in attivo, l'ex capo si è impegnato a formare e affiancare il personale per i prossimi 5 anni.

Del resto, la qualità dei prodotti della Générale è riuscita a fruttare un fatturato di 8 milioni di euro e a portare a una crescita negli ultimi 12 mesi del 25%. "Devo tutto ai miei dipendenti. Per me è naturale che l'azienda rimanga nelle loro mani: abbiamo sviluppato i progetti insieme. Il mio non è un gesto altruista, è il giusto risarcimento".

Del resto, vendere a qualcuno di esterno avrebbe significato una sola cosa: "Ci sarebbero stati dei licenziamenti" precisa l'imprenditore. Belile ha capito un concetto essenziale ma poco in voga tra i grandi imprenditori: per fare grande un'azienda, non c'è niente di meglio che puntare sul proprio personale.

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/2017/01/04/dona-lazienda-ai-dipendeni-rinuncia-4-milioni_n_13948372.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Tue, 28 Mar 2017 12:05:57 +0000
La guerra ai sindaci che limitano l'azzardo a colpi di perizie di parte. http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2933-la-guerra-ai-sindaci-che-limitano-l-azzardo-a-colpi-di-perizie-di-parte http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2933-la-guerra-ai-sindaci-che-limitano-l-azzardo-a-colpi-di-perizie-di-parte

Azzardo BegamoMolti sindaci hanno introdotto o cercato di introdurre regolamentazioni per arginare il fenomeno della ludopatia, ponendo limiti alla vendita di determinati giochi, al numero di slot o alla loro locazione. Ovviamente l'industria dell'azzardo non ci sta e combatte ovunque le ordinanze dei sindaci a colpi di carte bollate. I ricorsi ai vari TAR fin ora hanno dato esiti alternati: a volte vince il sindaco, a volte i biscazzieri. Evidentemente è tutto in mano alla sensibilità del giudice, anche perchè lo stato si comporta in modo schizofrenico: da una parte il ministero della salute definisce la ludopatia come fenomeno gravissimo, e dall'altra lo Stato intasca miliardi su miliardi dai biscazzieri, nonostante un livello di tassazione ridicolmente basso. Quindi la predisposizione del giudice e gli eventuali pareri espressi nelle perizie dei litiganti diventano fondamentali per l'esito dei ricorsi. 

In uno dei casi più recenti, Lottomatica ha fatto ricorso contro il sindaco di Bergamo, colpevole di aver emanato un'ordinanza per cui sale gioco e punti-azzardo devono essere lontani da scuole, ospedali, bancomat, e luoghi sensibili, nonchè e chiusi in tre fasce orarie: colazione, pranzo e cena, così da "«rendere difficoltoso il consumo di gioco in orari tradizionalmente e culturalmente dedicati alle relazioni familiari» e «indurre i giocatori patologici ad una pausa forzata» che interrompa la schiavitù da tossicomane di chi passa ore alla slot-machine" (fonte)

{youtube}8Io44w4gixU{/youtube}

Il sindaco è stato costretto a questa ordinanza, visto che in un territorio in cui si sono persi decine di migliaia di posti di lavoro, le statistiche dicono che la spesa pro-capite in gioco d'azzardo è di 2,500 Euro l'anno.

Lottomatica, durante il ricorso, ha presentato una perizia di uno psichiatra-sociologo, noto ai telespettatori italiani per le sue comparsate in RAI e MEDIASET. In questa perzia si afferma che i rapporti causa-effetto nella ludopatia non sono certi, e che i dati sono incompleti, e che «Non si tengono in considerazione alcuni effetti potenzialmente positivi del gioco, quali la socializzazione, il diritto al sogno, la possibilità di alleviare la propria amarezza e la propria tristezza: non credo che tocchi allo Stato disciplinare anche i sogni e le speranze...»

Una posizione che ricorda quei medici di cento anni fa che sostenevano che fumare facesse bene, e che non c'erano prove che fumare facesse male.

Difatti il sindaco di Bergamo ha espresso questo parere sulla perizia: «Ippocrate si starà rivoltando nella tomba».

Mentre il CODACONS si è espresso così: "Affermare che le sale slot, luoghi ipnotici privi di luce naturale e dove la mente dei giocatori viene azzerata portandoli a perdere la concezione del tempo e dello spazio, siano luoghi di aggregazione e di felicità, contrasta con le più basilari nozioni sulla dipendenza da gioco, e rappresenta una tesi pericolosissima – prosegue l'associazione – . Per questo acquisiremo la perizia e, se realmente risulterà il suo appoggio al gioco d'azzardo, diffideremo formalmente Rai e Mediaset a non invitarlo più in nessuna trasmissione televisiva".

In realtà il gioco d'azzardo patologico viene definito da molti psicologi e psichiatri come una condizione molto simile alla tossicodipendenzae in assenza di studi definitivi sugli effetti fisici della ludopatia che permettano di trovare magari anche altri rimedi, andrebbe trattata in maniera simile.

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Chi scrive, tempo fa, rimase colpito dal racconto di un conoscente ex eroinomane, che diceva di come il suo spacciatore fosse solito stazionare proprio sotto una serie di palazzi in cui aveva clientela, e di come, quando lo vedeva uscire dal portone, gli venisse incontro sorridendo a denti scoperti, mettendo così in mostra la bustina con la droga, che teneva, appunto, tra gli incisivi.  Questa persona riuscì a liberarsi dell'eroina solo dopo aver cambiato non solo città, ma addirittura nazione: sapeva che non ce l'avrebbe mai fatta ad uscirne con quel tizio che lo aspettava tutti i giorni sotto casa per sorridergli...

In questa ottica, che i punti d'azzardo e le sale slot vengano relegati lontano dalle potenziali prede, è semplicemente sacrosanto. Anzi, come per le sigarette, anche la pubblicità dell'azzardo andrebbe fortemente limitata. Fortunatamente Lottomatica non l'ha spuntata, resta però il fatto che molti personaggi che vengono pompati dalla televisione, poi ce li ritroviamo spesso a difendere gli interessi più deleteri. E' un caso?

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Economia Tue, 28 Mar 2017 08:49:03 +0000
Pignoramento conto corrente: dal 1° luglio 2017 possibile senza alcun procedimento giudiziario. http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2927-pignoramento-conto-corrente-dal-1-luglio-2017-possibile-senza-alcun-procedimento-giudiziario http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2927-pignoramento-conto-corrente-dal-1-luglio-2017-possibile-senza-alcun-procedimento-giudiziario

Fisco PignoramentiL'articolo esamina le nuove possibilità attribuite, con decorrenza dal 1° luglio, all'Agenzia delle Entrate Riscossione, il nuovo ente strumentale all'Agenzia delle Entrate che sostituirà Equitalia. Tale ente potrà accedere alle banche dati INPS e potrà pignorare i conti correnti in maniera diretta senza alcuna autorizzazione del giudice. Sono anche analizzati i mezzi di tutela del contribuente.

Si ampliano i poteri del Fisco in materia di controllo delle disponibilità liquide dei contribuenti. Difatti, dal 1° luglio 2017, l'Agenzia delle Entrate che incorporerà l'attuale Equitalia potrà consultare l'Anagrafe tributaria e procedere al pignoramento dei conti correnti direttamente senza attivare alcuna procedura di autorizzazione. Ed inoltre potrà consultare le banche dati dell'INPS per acquisire le informazioni relativi ai rapporti di lavoro per pignorare stipendi, indennità ecc. È questo in sintesi quello che si evince dalla lettura dell'articolo 3 del D. L 193/2016 convertito nella Legge n. 225/2016. Analizziamo nei termini la questione.

di Pasquale Chierchia

Ai sensi dell'art. 1 del Decreto Legge n. 193/2016 citato, con decorrenza dal 1° luglio 2017 scomparirà l'ente di riscossione Equitalia e prenderà il posto di questo un ente strumentale all'Agenzia delle Entrate di carattere pubblico ma economico che sarà sotto il controllo diretto del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Tale ente succederà a titolo universale in tutti rapporti giuridici attivi e passivi, nonché in tutti i giudizi processuali in cui è parte Equitalia. A dire il vero, il citato ente diventerà l'Agente della Riscossione e sarà dotato di tutti i poteri previsti dal D.P.R. n. 602/73.

Difatti, nell'ambito dell'articolo 3 del D.L. 193/2016 che potenzia i poteri dell'Agenzia delle Entrate in materia di acquisizione delle informazioni concernenti i rapporti di lavoro presso le banche dati dell'INPS per poter pignorare gli stipendi, i salari ed altre indennità dei contribuenti, nonché di utilizzare le informazioni derivanti dalla consultazione dell'Anagrafe tributaria anche ai fini della riscossione, vi è un'estensione di tali poteri al nuovo ente Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Nella procedura ordinaria, di norma il creditore, al fine di soddisfare il suo credito, nel momento in cui decide di attivare il pignoramento del conto corrente presso un istituto bancario, che rappresenta il terzo, per attivare il c.d. pignoramento presso terzi deve essere autorizzato dal tribunale. Sostanzialmente, prima deve notificare l'atto esecutivo, ad esempio la sentenza, successivamente deve notificare l'atto di precetto, mediante il quale intima il debitore ad assolvere al pagamento entro il termine di dieci giorni dalla notifica dell'atto. Trascorsi dieci giorni senza che il debitore paghi, il creditore può notificare l'atto di pignoramento sia al debitore e sia alla banca per un importo uguale a quello risultante dall'atto maggiorato del cinquanta per cento. Nel momento in cui la banca riceve la notifica dell'atto di pignoramento dovrà: 1. bloccare le somme del conto corrente e lasciarle disponibili fin quando il giudice non si pronuncia; 2. rendere al creditore, la dichiarazione del terzo, mediante la quale comunica che le somme pignorate sono disponibili sul conto corrente. Nell'atto di pignoramento è indicata inoltre la data dell'udienza; in tale data il giudice, dopo aver appurato quanto detto nella dichiarazione resa dalla banca, disporrà che quest'ultima versi le somme accantonate al creditore.

Il pignoramento delle somme in caso di cartelle esattoriali

Il discorso e la procedura cambiano nel momento in cui a riscuotere i soldi è il Fisco. In tal caso non è richiesta l'autorizzazione del giudice. Il procedimento che si applica è quello previsto dall'art. 72-bis del D.P.R.602/1973. L'Agenzia delle Entrate-Riscossione nel momento in cui notifica la cartella di pagamento, essendo un atto esecutivo equiparabile al precetto, non deve promuovere la citazione in giudizio del terzo e attendere l'udienza ma potrà pignorare il conto corrente, decorsi i 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento. Nella prassi l'ente di riscossione notifica l'atto di pignoramento in primis all'istituto bancario e dopo al debitore, invitando quest'ultimo a pagare l'importo entro il termine di 60 giorni. Se il debitore non assolve al pagamento della somma dovuta entro il termine citato, il Fisco richiederà alla banca di versargli l'importo senza attendere alcuna autorizzazione da parte del tribunale. Come si può notare è un procedimento abbastanza celere che non richiede dei tempi lunghi.

Fonte: http://www.sabequitalia.it/pignoramento-conto-corrente-dal-1-luglio-2017-possibile-senza-alcun-procedimento-giudiziario/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Tue, 21 Mar 2017 10:59:01 +0000
Le isole più felici del mondo http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2909-le-isole-piu-felici-del-mondo http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2909-le-isole-piu-felici-del-mondo

Vanuatu1Misurare la qualità della vita non è un compito semplice. Certamente la felicità non viene misurata dal PIL di una nazione. In molti, negli ultimi anni, hanno proposto misure alternative della ricchezza delle nazioni, metodi che tengono conto di fattori come la durata della vita, ma anche della felicità, e del prezzo che si paga in termini ecologici per avere determinati standard, ovvero, si cerca di misurare l'efficenza con cui trasformiamo una risorsa "scarsa" per definizione - il nostro pianeta - in qualità della vita. 

 

Misure come "Happy Planet Index", un indice creato più di dieci anni fa dal think tank britannico "New Economics Foundation".

Secondo questo indice, nel 2016 la nazione con la migliore qualità della vita al mondo è il Costa Rica, dove la vita media è più alta che negli USA, i dati sulla felicità dei cittadini sono altissimi, il tutto utilizzando UN QUARTO delle risorse utilizzate negli USA pro capite. Niente male davvero.

{youtube}pEgJhfWKq4A{/youtube}

Le isole Vanuatu si trovano a 1750 Km ad est dell'Australia e circa 500 Km a nord della Nuova Caledonia. Anche grazie ai loro bellissimi canti acquatici si collocano al quarto posto nella classifica mondiale stilata dalla New Economics Foundation, il primo paese composto da isole. Si può quindi tranquillamente affermare che le isole Vanuatu sono le più felici del mondo.

Vanuatu

L'indice del pianeta felice funziona secondo questa formula:

HPI

dove

HPI1

Nic Marks, uno degli ideatori dell' Happy Planet Index, descrive bene le motivazioni che lo spingono e come funziona l'indice in questo bel video:

{youtube}M1o3FS0awtk{/youtube}

Per molti non sarà una sorpresa scoprire che quasi tutti i paesi "occidentali" o così detti "sviluppati" non sono nemmeno vicini alle prime posizioni in classifica.

PER SCARICARE I DATI COMPLETI DEL 2016 DELL'INDICE HAPPY PEOPLE IN FORMATO .XLS, CLICCA QUI 

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Economia Wed, 22 Feb 2017 10:26:13 +0000
Ecco la casa solidale, affitti a bassi costi per chi fa la lavatrice agli altri o da baby sitter http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2922-ecco-la-casa-solidale-affitti-a-bassi-costi-per-chi-fa-la-lavatrice-agli-altri-o-da-baby-sitter http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2922-ecco-la-casa-solidale-affitti-a-bassi-costi-per-chi-fa-la-lavatrice-agli-altri-o-da-baby-sitter

Un condominio vecchio stampo, in cui tutti si conoscono, si aiutano, condividono le difficoltà quotidiane ma anche i compleanni e le feste. In cui c'è chi accompagna i bimbi a scuola, chi fa la spesa per sé e per il vicino, chi mette a disposizione il proprio tempo per aiutare i più piccoli a fare i compiti. Un condominio nuovo, a consumo zero, che risponde alle normative 2020. Due realtà che sembrano lontane ma che si fonderanno in una sola: nel palazzo «La nova corte» che sta nascendo a Fossano, nel cuneese.

di Laura Serafini

Casa Solidale Fossano

L'obiettivo è creare un condominio «solidale» e per trovare gli inquilini giusti la Open srl, soggetto attuatore, ha pubblicato un bando che ha tra i suoi allegati un questionario stilato per individuare il grado di disponibilità. «Perché senza la buona volontà non si fa nulla» spiega Beppe Beccaria, presidente della Fondazione Noi Altri, ente che riunisce 17 realtà del terzo settore e che collaborerà per l'assegnazione degli alloggi insieme alla Fondazione Crf. A disposizione ci sono 13 bilocali, 15 trilocali e 3 quadrilocali, tutti dotati di box auto e cantina, per cui sono previsti canoni mensili a partire da 300, 370 e 450 euro. Destinatari del bando sono nuclei familiari a basso reddito, giovani coppie, anziani in condizioni sociali o economiche svantaggiate, studenti fuori sede, immigrati regolari a basso reddito residenti da almeno dieci anni nel territorio nazionale. Tutti, però, devono rendersi disponibili a vivere in un condominio caratterizzato da inclusione, reciprocità intergenerazionale, condivisione e accoglienza. I progetti solidali saranno studiati insieme ai futuri inquilini, ma le proposte variano dal babysitteraggio alla spesa per gli anziani, dalla creazione di un gruppo di acquisto solidale al bike-sharing del palazzo. A aiutare l'organizzazione ci sarà un'associazione cittadina. C'è già uno spazio comune da utilizzare per feste, compleanni, come postazione computer, per installare asciugatrici e lavatrici ad uso comune.

A tre giorni dall'apertura del bando sono state presentate 4 domande e richieste decine di informazioni. «L'idea di avere qualcuno che ti dia una mano con i bambini è stupenda- racconta Alice, impiegata con due figli-. Una volta era più facile stringere amicizia con il vicino di casa. Sapere che tutti in quel palazzo hanno voglia di creare una comunità ti fa venire voglia di andarci a vivere». Tra gli interessati c'è Giovanni, che è anziano e ha un figlio disabile: «Se qualcuno fosse disponibile ad aiutarmi nella spesa gli sarei grato, in cambio potrei aiutare i ragazzi con i compiti». Quella che si profila è una sorta di «banca del tempo» condominiale, in cui si restituiscono gli aiuti ricevuti mettendo a disposizione qualche ora di tempo e le proprie competenze. Come quella di Andrea, che potrebbe «insegnare ad utilizzare il computer, ad esempio, ma se un vicino mi aiutasse ogni tanto a preparare la cena i miei figli e mia moglie sarebbero contenti». C'è chi accoglie l'idea delle asciugatrici in comune, «e perché no, anche le lavatrici- spiega Luisa-. Basterebbe un minimo di organizzazione per risparmiare». «Dovrei trasferirmi a Fossano per lavoro ma non conosco nessuno- aggiunge Luca-. Vivere in un condominio in cui c'è amicizia e collaborazione ti sprona a fare il trasloco».

Fonte: http://www.lastampa.it/2016/12/07/edizioni/cuneo/ecco-la-casa-solidale-invece-dellaffitto-si-fa-la-lavatrice-o-da-baby-sitter-per-tutti-lsAmHYlKG5IZxMGTXs5P5K/pagina.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Tue, 14 Mar 2017 10:43:29 +0000
Anche in Trentino nasce la banca della terra http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2918-anche-in-trentino-nasce-la-banca-della-terra http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2918-anche-in-trentino-nasce-la-banca-della-terra

Banca della terraLa giunta provinciale di Trento ha dato il via libera ai criteri di costituzione della Banca della Terra, ovvero dell'inventario dei terreni pubblici e privati incolti, che i proprietari mettono temporaneamente a disposizione di quanti ne facciano richiesta per rimetterli in produzione. Altre Regioni si erano già mosse in questa direzione negli anni scorsi.

Banca della terra1"La finalità di questo strumento, previsto dalla legge 15 del 2015 sul governo del territorio - ha spiegato l'assessore all'agricoltura Michele Dallapiccola - è quella di contemperare fenomeni di abbandono e mancata coltivazione con l'esigenza di facilitare l'avviamento di nuove imprese agricole, con un conseguente ricambio generazionale, o il consolidamento delle imprese agricole già esistenti".
La Banca della Terra offre anche ai giovani aspiranti agricoltori di trovare terreni disponibili, anche se non provengono da famiglie di agricoltori o non hanno terreni in proprietà. Saranno le Comunità di valle ad effettuare un censimento dei terreni abbandonati o incolti e delle aree forestali da riportare all'uso agricolo presenti nel proprio territorio, mediante collaborazione con i Comuni interessati.

«La Banca della Terra, che è gestita tramite i servizi provinciali competenti in materia di agricoltura, può essere dunque uno strumento prezioso di presidio e salvaguardia dei territori destinato ad attirare l'attenzione verso aree che spesso sono trascurate - spiegano dall'ente locale - nel contempo potrà dare la possibilità ai giovani, che hanno intenzione di dedicarsi all'agricoltura, di reperire terreni disponibili, anche se questi non provengono da famiglie di agricoltori o non hanno terreni in proprietà».

Per terreno agricolo abbandonato o incolto si intende un terreno, suscettibile di coltivazione (tra questi rientrano anche le aree di neocolonizzazione da parte del bosco sui quali è documentabile un'attività di sfalcio, pascolo o coltivazione negli ultimi dieci anni), che non sia stato destinato a uso produttivo da almeno tre annate agrarie.

Le Comunità, nell'ambito degli studi propedeutici alla formazione del proprio Piano territoriale (PTC), possono effettuare un censimento dei terreni abbandonati o incolti, nonché delle aree forestali da riportare all'uso agricolo presenti nel proprio territorio, anche mediante collaborazione con i Comuni territorialmente interessati, ai fini del possibile inserimento nella Banca della Terra. Anche altri soggetti, quali i consorzi di miglioramento fondiario per conto dei propri associati, le organizzazioni professionali agricole, i liberi professionisti abilitati in materia agraria e forestale, possono chiedere alla Comunità territorialmente competente di inserire nella Banca della Terra altri terreni che abbiano i requisiti richiesti.

Chi intende coltivare i terreni inseriti nella Banca della Terra, presa visione degli elenchi pubblicati, contatta direttamente il comune territorialmente competente al fine di avere i dati anagrafici del proprietario delle particelle fondiarie interessate, al fine di un rapporto diretto fra le parti. Nel caso di terreni privati i contratti sono stipulati ai sensi della legge 203/1982 "Norme sui contratti agrari"; nel caso di terreni di proprietà pubblica i contratti sono stipulati nel rispetto della vigente normativa in materia di attività contrattuale della Provincia.

Banca della terra2Anche in Toscana è nata qualche tempo fa La Banca della Terra , su iniziativa di Legacoop agroalimentare Toscana.

In Lombardia QUI per avere informazioni sulla Banca della Terra locale.

E' del 2014 l'istituzione della Banca della Terra in Sicilia.

In Liguria QUI le informazioni sulla Banca regionale della Terra.

QUI per saperne di più e per contattare la Provincia autonoma di Trento

 

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Anche-in-Trentino-nasce-la-banca-della-terra

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Mon, 06 Mar 2017 11:26:42 +0000
Ecco le banche che finanziano la violazione dei diritti umani e delle norme ambientali http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2913-ecco-le-banche-che-finanziano-la-violazione-dei-diritti-umani-e-delle-norme-ambientali http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2913-ecco-le-banche-che-finanziano-la-violazione-dei-diritti-umani-e-delle-norme-ambientali

CIR Dirty ProfitsLa campagna "Non con i miei soldi" punta il dito contro le banche che continuano a finanziare la violazione dei diritti umani e delle norme ambientali. A stigmatizzare il fenomeno è anche il rapporto "Dirty profits" di Facing Finance. 

Per il quinto anno consecutivo Facing Finance ha pubblicato un report sulle violazioni delle norme e degli standard ambientali e sociali ad opera di multinazionali, evidenziando come troppo spesso le banche, così come i loro clienti, beneficiano dalla violazione dei diritti umani, dallo sfruttamento e dalla distruzione dell'ambiente e dalla corruzione associata a queste aziende. A stigmatizzare il fenomeno è anche la campagna "Non con i miei soldi", che da anni fa informazione critica sulla finanza italiana e internazionale.

«La dimensione delle transazioni finanziarie, secondo Facing Finance, supera i 52 miliardi di euro - spiega Claudia Vago di "Non con i miei soldi" - Il report "Dirty Profits" (Profitti sporchi) conferma, secondo il direttore di Facing Finance Thomas Küchenmeister, che l'autoregolamentazione di banche e aziende, fatta a porte chiuse, è largamente insufficiente e non permette di assicurare il rispetto dei diritti umani, dell'ambiente e degli standard anti corruzione.

Il report è stato redatto con la collaborazione di importanti organizzazioni internazionali, come Transparency International, Greenpeace e Human Rights Watch. Dodici autori di otto diversi paesi hanno documentato decine di casi di violazione di diritti umani, corruzione, sfruttamento e distruzione dell'ambiente, compresi contributi ai cambiamenti climatici). Sono state analizzate quattordici aziende multinazionali, tra cui Bayer, VolksWagen, BP e Hewlett Packard Enterprise Co., e cinque tra le principali banche europee (Deutsche Bank, UBS, ING, BNP Paribas e HSBC). I servizi finanziari forniti dalle cinque banche alle quattordici aziende sono analizzati nel dettaglio nel report. Le cinque banche detengono azioni e obbligazioni delle aziende analizzate per un totale di 5,8 miliardi di euro.

Deutsche Bank, UBS, ING, BNP Paribas e HSBC hanno fornito alle aziende considerate capitali per 46,9 miliardi di euro tra il gennaio 2013 e l'agosto 2016, attraverso la sottoscrizione di azioni, obbligazioni e la fornitura di prestiti. Questi prestiti sono spesso forniti per "generici scopi aziendali", senza richiedere alcun genere di sostenibilità alle operazioni aziendali. Dal report emerge che queste banche hanno continuato a fornire prestiti consistenti a VolksWagen anche dopo la scoperta dello scandalo delle emissioni. Un atto inaccettabile, secondo Jan Schultz di Facing Finance».

«Il 64% delle aziende analizzate ha uno o più casi documentati di coinvolgimento nella distruzione dell'ambiente e del clima. Per il 42% sono stati documentati casi di corruzione nelle loro operazioni e il 57% è coinvolto in violazioni dei diritti umani. Il fatto che otto delle quattordici aziende siano firmatarie dell'UN Global Compact, che specifica una serie di standard ambientali e sociali minimi, evidentemente non impedisce questi comportamenti. Per Lesly Burdock, editor di Dirty Profits 5, questo report punta a fare pressione per ottenere una migliore regolamentazione sulla sostenibilità e trasparenza dell'industria finanziaria. In particolare in un momento in cui affrontiamo una preoccupante deregolamentazione, anche del settore finanziario, negli Stati Uniti».

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/ecco-le-banche-che-finanziano-la-violazione-dei-diritti-umani-e-delle-norme-ambientali

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Wed, 01 Mar 2017 15:55:34 +0000
Emorragia da derivati: L'intreccio Tesoro-Banche d'Affari http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2899-emorragia-da-derivati-l-intreccio-tesoro-banche-d-affari http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2899-emorragia-da-derivati-l-intreccio-tesoro-banche-d-affari

CIR Siniscalco

Decine di miliardi all'anno di denaro pubblico a beneficio delle grandi banche d'affari. Una storia che pochi conoscono. Ecco i dettagli.

di Alberto Micalizzi

C'è un'emorragia finanziaria in corso che sta sottraendo decine di miliardi all'anno di denaro pubblico a beneficio delle grandi banche d'affari. L'esplosione del caso "derivati di Stato" è del Gennaio 2012, quando il Governo Monti eseguì un pagamento di 3,1 miliardi di euro a favore della Morgan Stanley che chiese l'estinzione anticipata di un derivato sottoscritto nel 2004 e più volte rinegoziato.
Sulla scorta di ciò, il 10 Febbraio 2015 Maria Cannata, oggi capo della direzione del debito pubblico del Tesoro, rilasciò alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati un'audizione che fornisce particolari importanti sul sistema ricattatorio al quale il Tesoro è soggetto da parte di una ventina di banche d'affari tra le quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Deutsche Bank, Nomura, UBS ed il gotha delle famigerate banche "troppo grandi per fallire".

Da allora abbiamo assistito al tentativo ostinato da parte del Tesoro di nascondere sino ad oggi i contratti incriminati, resistendo ad interrogazioni parlamentari, indagini conoscitive ed istanze di ogni genere. Tentativi bizzarri, peraltro, dato che almeno dal 2016 la Corte dei Conti sta indagando su cospicui danni erariali subiti dalla pubblica amministrazione in tema di derivati ed ha già ascoltato, tra gli altri, Maria Cannata, Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco.

Il casus belli è quello del derivato con la Morgan Stanley estinto anticipatamente nel 2012 che si inserisce all'interno di un percorso iniziato almeno nel 1994, anno in cui vi è evidenza di un accordo quadro con la Morgan Stanley (detto "ISDA") che regolamenta i principi di fondo a cui ispirare la sottoscrizione dei contratti specifici siglati di volta in volta tra le due parti. In questo accordo quadro vi è peraltro la clausola che spiega l'estinzione anticipata al 2012 di cui parleremo, limitandoci per ora ad anticipare che tale clausola era già scattata qualche anno prima, pertanto la Morgan Stanley poteva estinguere a proprio gradimento questo ed altri contratti in qualsiasi momento.
Alcuni numeri di fondo fanno capire la dimensione del problema di cui ovviamente quello della Morgan Stanley è soltanto un piccolo tassello. Nel periodo 2011-2015 il Tesoro ha trasferito alle banche d'affari 23,5 miliardi di euro per interessi e oneri vari. Tale valore va sommato alla valorizzazione di mercato dei contratti esistenti (il cosiddetto "mark to market") che indica il valore della perdita potenziale che potrebbe ancora verificarsi sui contratti in essere. Nel caso del Tesoro, nel 2015 la perdita attesa ammontava a 31,3 miliardi di euro (dati Unimpresa).

Questi dati forniscono solo uno spaccato parziale del problema. Secondo gli stessi dati di Unimpresa, utilizzati in una recente interrogazione parlamentare, a fine 2015 il totale delle perdite attese da derivati del sistema Italia verso banche d'affari era pari a 160,3 miliardi di euro e corrispondevano al 9,8% del PIL, ripartiti tra imprese (8 miliardi), banche (114,07 miliardi), assicurazioni e fondi pensione (5,7 miliardi), Tesoro (31,3 miliardi) ed enti locali (1,1 miliardi).
Per avere qualche raffronto, ricordiamoci che il salvataggio di MPS costa circa 8 miliardi, che in questi giorni è in discussione una manovra correttiva chiesta dall'UE di 3,4 miliardi.e che per la tragedia dell'ultimo terremoto Gentiloni ha stanziato 30 milioni! Questi numeri gridano vendetta..

Dunque, tra Novembre e Dicembre 2011 Morgan Stanley chiese al Tesoro italiano di risolvere anticipatamente un pacchetto di 4 contratti derivati, rinegoziati più volte negli ultimi 7 anni. Il più importante dei 4 derivati era un contratto di copertura dal rischio tasso (cosiddetto IRS, "interest rate swap) dal quale il Tesoro avrebbe guadagnato se i tassi fossero saliti, e perso se i tassi fossero scesi. Siccome i tassi sono notoriamente scesi negli anni precedenti al 2012, tale pacchetto di derivati aveva accumulato alla fine del 2011 un valore di mercato di 3,1 miliardi di euro a vantaggio della Morgan Stanley, che corrispondeva ad una perdita di pari importo per il Tesoro italiano.
Ciò che rendeva tale pacchetto estinguibile anticipatamente è una clausola contenuta in un contratto quadro del 1994, al quale il pacchetto del 2012 faceva riferimento, che fissava a 50 milioni di euro (si, 50 milioni, non miliardi!) il limite oltre il quale Morgan Stanley aveva il diritto unilaterale di estinguere il contratto in anticipo ed incassare il profitto.
Fin qui i fatti. Ora, cerchiamo di capire dove sono i nodi, e affrontiamo almeno tre ordini di questioni secondo un ordine crescente di gravità.
Anzitutto, mi chiedo come mai tale diritto di estinzione anticipata non fosse simmetrico, cioè fosse a beneficio della banca ma non del Tesoro. Una soglia di 50 milioni di euro su un derivato il cui valore di riferimento è espresso in qualche decina di miliardi scatta con probabilità elevatissima, e quindi conferisce alla banca la pressoché certezza di catturare il profitto in qualsiasi momento la banca ritenga vantaggiosa l'estinzione anticipata, considerando peraltro che il contratto aveva scadenza ultra-decennale! Si tratta, cioè, di una clausola palesemente iniqua.

In secondo luogo, mi chiedo come mai nel corso degli anni 2000 il Tesoro abbia sottoscritto numerosi altri contratti derivati con la Morgan Stanley, come risulta dalla citata audizione di Maria Cannata, nonostante la clausola di estinzione anticipata fosse già in essere. Ciò vuol dire che la banca americana ha sempre avuto sin dal primo minuto di vita di questi contratti la possibilità unilaterale di estinguerli a proprio vantaggio.
Così facendo, contratti a termine, che conferiscono diritti simmetrici tra le parti, sono stati di fatto trasformati in contratti di opzione, che hanno natura A-simmetrica, senza però che la Morgan Stanley pagasse al Tesoro il premio che le opzioni prevedono!
In altre parole, la Morgan Stanley aveva diritti che il Tesoro non aveva, ma per questi maggiori diritti non aveva pagato alcun premio, come invece avrebbe dovuto.
A tale proposito, è credibile, come ha detto Cannata ed altri dirigenti del Tesoro, che i nostri dirigenti non si fossero accorti di questa clausola fino al 2007? E' credibile, come hanno sostenuto, che si sia verificata una "mancata enfasi" sull'importanza di questa clausola da parte della banca americana? Per carità, pochi hanno in simpatia le banche d'affari, su questo non ci piove. Ma vogliamo almeno ipotizzare una "collusione" tra mancata enfasi da parte della banca d'affari e grave diligenza da parte dei dirigenti del Tesoro?
Terzo punto, che definirei l'aspetto più strategico della questione: perché mai il Tesoro ha sottoscritto questi contratti? La versione del Tesoro secondo la quale avevano deciso di scommettere sul rialzo dei tassi di mercato, e quindi desideravano coprire il rischio di aumento dei tassi, non sta in piedi per una semplice ragione: se i tassi fossero saliti, la perdita in conto capitale sarebbe ricaduta sui sottoscrittori di BTP, in questo caso sulla Morgan Stanley, questo perché come è noto quando i tassi salgono, il prezzo di un BTP scende e viceversa. Quindi, senza la necessità di alcun derivato, nel caso di aumento dei tassi vi era una naturale copertura del rischio attuabile dal Tesoro con il semplice riacquisto delle obbligazioni emesse in precedenza a prezzi più bassi! (trattasi di una delle tecniche più banali di copertura dei rischi).
Mettendo insieme questi primi tasselli si ha la sensazione che 2.300 miliardi di debito pubblico italiano, quarto al mondo per dimensione assoluta, sia in mano a un gruppo di amministratori di condominio, un po' burocrati, un po' giocatori d'azzardo, che si divertono a scommettere con decine di miliardi di nostri denari, ma che non sbagliano mai quando si tratta di accomodare gli interessi delle grandi banche d'affari.

Ma appare anche chiaro che la finanza predatoria (cit. Prof. Paolo Maddalena) ha tentacoli infiniti il cui fine ultimo è quello di sottrarre risorse dall'economia reale a vantaggio della sfera finanziaria e che il debito rappresenta l'habitat naturale nel quale la finanza predatoria muta e si riproduce come una colonia batterica inserita in un ambiente umido.
Quando gli intrecci tra derivati truffa, manipolazione da parte delle agenzie di rating, manipolazione dei tassi interbancari e inciuci tra politici, dirigenti pubblici e banchieri d'affari verrà allo scoperto in tutta la sua drammaticità molti capiranno cosa intendo dire quando parlo della "matrice che ci imprigiona".
Ah, dimenticavo. Il pacchetto di derivati estinto anticipatamente dalla Morgan Stanley a Gennaio 2012 fu sottoscritto nel 2004 quando il Direttore Generale del Tesoro era Domenico Siniscalco. Lo stesso Siniscalco lo ritroviamo poi nel 2012 come Direttore della Morgan Stanley ad esercitare la clausola di estinzione anticipata contro il Tesoro!!!
Incredibile, lo so. ma c'è di peggio, e ve lo racconto nella seconda parte.

Fonte: https://albertomicalizzi1.wordpress.com/2017/02/13/emorragia-da-derivati-lintreccio-tesoro-banche-daffari-prima-parte/.

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Tue, 14 Feb 2017 09:29:51 +0000
Meningite, la Procura di Catania indaga per procurato allarme http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2898-meningite-la-procura-di-catania-indaga-per-procurato-allarme http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2898-meningite-la-procura-di-catania-indaga-per-procurato-allarme

CIR Procurato AllarmeIl Codacons fa sapere che la Procura di Catania ha aperto un'inchiesta a seguito dell'esposto presentato dall'associazione stessa nei confronti del ministero della salute e dell'Istituto superiore di Sanità per il procurato allarme sui casi di meningite e la corsa ai vaccini.

«La Procura della Repubblica di Catania indaga a seguito dell'esposto sull'allarme meningite scoppiato in Italia» negli ultimi mesi, fa sapere il Codacons. L'associazione lo scorso 14 gennaio aveva presentato una denuncia in diverse Procure italiane chiedendo di indagare per procurato allarme e abuso di atti d'ufficio nei confronti di soggetti pubblici e privati, compreso Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità.

«La Procura di Catania – spiega il Codaconsha deciso di vederci chiaro sullo sconsiderato allarme meningite diffusosi nelle scorse settimane, che ha portato ad una abnorme corsa ai vaccini a tutto vantaggio delle aziende farmaceutiche, chiedendo alla Polizia di Stato di acquisire la relativa documentazione».
Si legge nella richiesta pervenuta al Codacons dall'Ispettorato di Polizia:
«In relazione all'esposto-denuncia presentato dal Presidente pro-tempore Associazione Codacons-Sicilia presso la Procura della Repubblica di Catania il 14.01.2017 e relativo all'allarme meningite, la Sezione di Polizia Giudiziaria - Aliquota Polizia di Stato è stata delegata all'acquisizione degli articoli menzionati nello scritto ed apparsi sui media, stampa e siti web. Vogliate pertanto riprodurre su supporto informatico (DVD- pen drive) gli articoli in questione, con particolare riguardo a quello relativo all'aumento di richieste di dosi di vaccino».
Nella sua denuncia il Codacons sosteneva che «pur essendo i numeri sull'incidenza della malattia pienamente nella norma, si è scatenata una corsa ai vaccini che determina non solo spese a carico dei cittadini per decine di milioni di euro, ma anche palesi discriminazioni tra utenti a seconda della zona di residenza. Ad oggi infatti le vaccinazioni risultano offerte gratuitamente solo in alcune regioni, mentre in altre sono a totale carico del cittadino, dando vita a intollerabili e costose disparità di trattamento. Troppo spesso si alimentano paure ataviche con i mezzi di informazione e purtroppo la gravità risiede nel fatto che le stesse istituzioni sanitarie hanno permesso che si amplificasse una vera e propria psicosi di una epidemia che mai si è verificata e che mai si potrà verificare, temporeggiando nel dare informazioni importanti affinché si potesse ristabilire la verità. A seguito del clamore suscitato dai casi censiti in varie regioni italiane, la corsa spesso ingiustificata al vaccino anti-meningite ha fatto più che raddoppiare il numero delle dosi fornite alle Asl sul territorio nazionale facendo registrare un +130% nello scorso mese di dicembre almeno da quanto sembrerebbe riportato da tutti i media, stampa e siti web».
Il Codacons chiedeva quindi di aprire una indagine alla luce delle possibili fattispecie di procurato allarme e abuso di atti d'ufficio con conseguenti possibili vantaggi speculativi a favore delle case farmaceutiche.

Intanto diverse associazioni italiane hanno organizzato, insieme, per il 21 marzo prossimo la Giornata per la libertà di scelta vaccinale con manifestazione davanti a Montecitorio e ritrovo alle ore 15: QUI le informazioni .

La manifestazione è stata indetta, come spiegano gli organizzatori, per protestare contro le nascenti leggi regionali (Emilia Romagna e Toscana hanno già provveduto, molte altre Regioni si stanno muovendo in questa direzione) che impediscono l'accesso dei bambini non vaccinati o vaccinati parzialmente ai servizi per l'infanzia.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Attualita/Meningite-la-Procura-di-Catania-indaga-per-procurato-allarme

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Mon, 13 Feb 2017 15:25:37 +0000