Economia http://www.coscienzeinrete.net Sun, 26 Feb 2017 05:30:08 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Le isole più felici del mondo http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2909-le-isole-piu-felici-del-mondo http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2909-le-isole-piu-felici-del-mondo

Vanuatu1Misurare la qualità della vita non è un compito semplice. Certamente la felicità non viene misurata dal PIL di una nazione. In molti, negli ultimi anni, hanno proposto misure alternative della ricchezza delle nazioni, metodi che tengono conto di fattori come la durata della vita, ma anche della felicità, e del prezzo che si paga in termini ecologici per avere determinati standard, ovvero, si cerca di misurare l'efficenza con cui trasformiamo una risorsa "scarsa" per definizione - il nostro pianeta - in qualità della vita. 

 

Misure come "Happy Planet Index", un indice creato più di dieci anni fa dal think tank britannico "New Economics Foundation".

Secondo questo indice, nel 2016 la nazione con la migliore qualità della vita al mondo è il Costa Rica, dove la vita media è più alta che negli USA, i dati sulla felicità dei cittadini sono altissimi, il tutto utilizzando UN QUARTO delle risorse utilizzate negli USA pro capite. Niente male davvero.

{youtube}pEgJhfWKq4A{/youtube}

Le isole Vanuatu si trovano a 1750 Km ad est dell'Australia e circa 500 Km a nord della Nuova Caledonia. Anche grazie ai loro bellissimi canti acquatici si collocano al quarto posto nella classifica mondiale stilata dalla New Economics Foundation, il primo paese composto da isole. Si può quindi tranquillamente affermare che le isole Vanuatu sono le più felici del mondo.

Vanuatu

L'indice del pianeta felice funziona secondo questa formula:

HPI

dove

HPI1

Nic Marks, uno degli ideatori dell' Happy Planet Index, descrive bene le motivazioni che lo spingono e come funziona l'indice in questo bel video:

{youtube}M1o3FS0awtk{/youtube}

Per molti non sarà una sorpresa scoprire che quasi tutti i paesi "occidentali" o così detti "sviluppati" non sono nemmeno vicini alle prime posizioni in classifica.

PER SCARICARE I DATI COMPLETI DEL 2016 DELL'INDICE HAPPY PEOPLE IN FORMATO .XLS, CLICCA QUI 

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Economia Wed, 22 Feb 2017 10:26:13 +0000
Emorragia da derivati: L'intreccio Tesoro-Banche d'Affari http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2899-emorragia-da-derivati-l-intreccio-tesoro-banche-d-affari http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2899-emorragia-da-derivati-l-intreccio-tesoro-banche-d-affari

CIR Siniscalco

Decine di miliardi all'anno di denaro pubblico a beneficio delle grandi banche d'affari. Una storia che pochi conoscono. Ecco i dettagli.

di Alberto Micalizzi

C'è un'emorragia finanziaria in corso che sta sottraendo decine di miliardi all'anno di denaro pubblico a beneficio delle grandi banche d'affari. L'esplosione del caso "derivati di Stato" è del Gennaio 2012, quando il Governo Monti eseguì un pagamento di 3,1 miliardi di euro a favore della Morgan Stanley che chiese l'estinzione anticipata di un derivato sottoscritto nel 2004 e più volte rinegoziato.
Sulla scorta di ciò, il 10 Febbraio 2015 Maria Cannata, oggi capo della direzione del debito pubblico del Tesoro, rilasciò alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati un'audizione che fornisce particolari importanti sul sistema ricattatorio al quale il Tesoro è soggetto da parte di una ventina di banche d'affari tra le quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Deutsche Bank, Nomura, UBS ed il gotha delle famigerate banche "troppo grandi per fallire".

Da allora abbiamo assistito al tentativo ostinato da parte del Tesoro di nascondere sino ad oggi i contratti incriminati, resistendo ad interrogazioni parlamentari, indagini conoscitive ed istanze di ogni genere. Tentativi bizzarri, peraltro, dato che almeno dal 2016 la Corte dei Conti sta indagando su cospicui danni erariali subiti dalla pubblica amministrazione in tema di derivati ed ha già ascoltato, tra gli altri, Maria Cannata, Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco.

Il casus belli è quello del derivato con la Morgan Stanley estinto anticipatamente nel 2012 che si inserisce all'interno di un percorso iniziato almeno nel 1994, anno in cui vi è evidenza di un accordo quadro con la Morgan Stanley (detto "ISDA") che regolamenta i principi di fondo a cui ispirare la sottoscrizione dei contratti specifici siglati di volta in volta tra le due parti. In questo accordo quadro vi è peraltro la clausola che spiega l'estinzione anticipata al 2012 di cui parleremo, limitandoci per ora ad anticipare che tale clausola era già scattata qualche anno prima, pertanto la Morgan Stanley poteva estinguere a proprio gradimento questo ed altri contratti in qualsiasi momento.
Alcuni numeri di fondo fanno capire la dimensione del problema di cui ovviamente quello della Morgan Stanley è soltanto un piccolo tassello. Nel periodo 2011-2015 il Tesoro ha trasferito alle banche d'affari 23,5 miliardi di euro per interessi e oneri vari. Tale valore va sommato alla valorizzazione di mercato dei contratti esistenti (il cosiddetto "mark to market") che indica il valore della perdita potenziale che potrebbe ancora verificarsi sui contratti in essere. Nel caso del Tesoro, nel 2015 la perdita attesa ammontava a 31,3 miliardi di euro (dati Unimpresa).

Questi dati forniscono solo uno spaccato parziale del problema. Secondo gli stessi dati di Unimpresa, utilizzati in una recente interrogazione parlamentare, a fine 2015 il totale delle perdite attese da derivati del sistema Italia verso banche d'affari era pari a 160,3 miliardi di euro e corrispondevano al 9,8% del PIL, ripartiti tra imprese (8 miliardi), banche (114,07 miliardi), assicurazioni e fondi pensione (5,7 miliardi), Tesoro (31,3 miliardi) ed enti locali (1,1 miliardi).
Per avere qualche raffronto, ricordiamoci che il salvataggio di MPS costa circa 8 miliardi, che in questi giorni è in discussione una manovra correttiva chiesta dall'UE di 3,4 miliardi.e che per la tragedia dell'ultimo terremoto Gentiloni ha stanziato 30 milioni! Questi numeri gridano vendetta..

Dunque, tra Novembre e Dicembre 2011 Morgan Stanley chiese al Tesoro italiano di risolvere anticipatamente un pacchetto di 4 contratti derivati, rinegoziati più volte negli ultimi 7 anni. Il più importante dei 4 derivati era un contratto di copertura dal rischio tasso (cosiddetto IRS, "interest rate swap) dal quale il Tesoro avrebbe guadagnato se i tassi fossero saliti, e perso se i tassi fossero scesi. Siccome i tassi sono notoriamente scesi negli anni precedenti al 2012, tale pacchetto di derivati aveva accumulato alla fine del 2011 un valore di mercato di 3,1 miliardi di euro a vantaggio della Morgan Stanley, che corrispondeva ad una perdita di pari importo per il Tesoro italiano.
Ciò che rendeva tale pacchetto estinguibile anticipatamente è una clausola contenuta in un contratto quadro del 1994, al quale il pacchetto del 2012 faceva riferimento, che fissava a 50 milioni di euro (si, 50 milioni, non miliardi!) il limite oltre il quale Morgan Stanley aveva il diritto unilaterale di estinguere il contratto in anticipo ed incassare il profitto.
Fin qui i fatti. Ora, cerchiamo di capire dove sono i nodi, e affrontiamo almeno tre ordini di questioni secondo un ordine crescente di gravità.
Anzitutto, mi chiedo come mai tale diritto di estinzione anticipata non fosse simmetrico, cioè fosse a beneficio della banca ma non del Tesoro. Una soglia di 50 milioni di euro su un derivato il cui valore di riferimento è espresso in qualche decina di miliardi scatta con probabilità elevatissima, e quindi conferisce alla banca la pressoché certezza di catturare il profitto in qualsiasi momento la banca ritenga vantaggiosa l'estinzione anticipata, considerando peraltro che il contratto aveva scadenza ultra-decennale! Si tratta, cioè, di una clausola palesemente iniqua.

In secondo luogo, mi chiedo come mai nel corso degli anni 2000 il Tesoro abbia sottoscritto numerosi altri contratti derivati con la Morgan Stanley, come risulta dalla citata audizione di Maria Cannata, nonostante la clausola di estinzione anticipata fosse già in essere. Ciò vuol dire che la banca americana ha sempre avuto sin dal primo minuto di vita di questi contratti la possibilità unilaterale di estinguerli a proprio vantaggio.
Così facendo, contratti a termine, che conferiscono diritti simmetrici tra le parti, sono stati di fatto trasformati in contratti di opzione, che hanno natura A-simmetrica, senza però che la Morgan Stanley pagasse al Tesoro il premio che le opzioni prevedono!
In altre parole, la Morgan Stanley aveva diritti che il Tesoro non aveva, ma per questi maggiori diritti non aveva pagato alcun premio, come invece avrebbe dovuto.
A tale proposito, è credibile, come ha detto Cannata ed altri dirigenti del Tesoro, che i nostri dirigenti non si fossero accorti di questa clausola fino al 2007? E' credibile, come hanno sostenuto, che si sia verificata una "mancata enfasi" sull'importanza di questa clausola da parte della banca americana? Per carità, pochi hanno in simpatia le banche d'affari, su questo non ci piove. Ma vogliamo almeno ipotizzare una "collusione" tra mancata enfasi da parte della banca d'affari e grave diligenza da parte dei dirigenti del Tesoro?
Terzo punto, che definirei l'aspetto più strategico della questione: perché mai il Tesoro ha sottoscritto questi contratti? La versione del Tesoro secondo la quale avevano deciso di scommettere sul rialzo dei tassi di mercato, e quindi desideravano coprire il rischio di aumento dei tassi, non sta in piedi per una semplice ragione: se i tassi fossero saliti, la perdita in conto capitale sarebbe ricaduta sui sottoscrittori di BTP, in questo caso sulla Morgan Stanley, questo perché come è noto quando i tassi salgono, il prezzo di un BTP scende e viceversa. Quindi, senza la necessità di alcun derivato, nel caso di aumento dei tassi vi era una naturale copertura del rischio attuabile dal Tesoro con il semplice riacquisto delle obbligazioni emesse in precedenza a prezzi più bassi! (trattasi di una delle tecniche più banali di copertura dei rischi).
Mettendo insieme questi primi tasselli si ha la sensazione che 2.300 miliardi di debito pubblico italiano, quarto al mondo per dimensione assoluta, sia in mano a un gruppo di amministratori di condominio, un po' burocrati, un po' giocatori d'azzardo, che si divertono a scommettere con decine di miliardi di nostri denari, ma che non sbagliano mai quando si tratta di accomodare gli interessi delle grandi banche d'affari.

Ma appare anche chiaro che la finanza predatoria (cit. Prof. Paolo Maddalena) ha tentacoli infiniti il cui fine ultimo è quello di sottrarre risorse dall'economia reale a vantaggio della sfera finanziaria e che il debito rappresenta l'habitat naturale nel quale la finanza predatoria muta e si riproduce come una colonia batterica inserita in un ambiente umido.
Quando gli intrecci tra derivati truffa, manipolazione da parte delle agenzie di rating, manipolazione dei tassi interbancari e inciuci tra politici, dirigenti pubblici e banchieri d'affari verrà allo scoperto in tutta la sua drammaticità molti capiranno cosa intendo dire quando parlo della "matrice che ci imprigiona".
Ah, dimenticavo. Il pacchetto di derivati estinto anticipatamente dalla Morgan Stanley a Gennaio 2012 fu sottoscritto nel 2004 quando il Direttore Generale del Tesoro era Domenico Siniscalco. Lo stesso Siniscalco lo ritroviamo poi nel 2012 come Direttore della Morgan Stanley ad esercitare la clausola di estinzione anticipata contro il Tesoro!!!
Incredibile, lo so. ma c'è di peggio, e ve lo racconto nella seconda parte.

Fonte: https://albertomicalizzi1.wordpress.com/2017/02/13/emorragia-da-derivati-lintreccio-tesoro-banche-daffari-prima-parte/.

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Tue, 14 Feb 2017 09:29:51 +0000
Meningite, la Procura di Catania indaga per procurato allarme http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2898-meningite-la-procura-di-catania-indaga-per-procurato-allarme http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2898-meningite-la-procura-di-catania-indaga-per-procurato-allarme

CIR Procurato AllarmeIl Codacons fa sapere che la Procura di Catania ha aperto un'inchiesta a seguito dell'esposto presentato dall'associazione stessa nei confronti del ministero della salute e dell'Istituto superiore di Sanità per il procurato allarme sui casi di meningite e la corsa ai vaccini.

«La Procura della Repubblica di Catania indaga a seguito dell'esposto sull'allarme meningite scoppiato in Italia» negli ultimi mesi, fa sapere il Codacons. L'associazione lo scorso 14 gennaio aveva presentato una denuncia in diverse Procure italiane chiedendo di indagare per procurato allarme e abuso di atti d'ufficio nei confronti di soggetti pubblici e privati, compreso Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità.

«La Procura di Catania – spiega il Codaconsha deciso di vederci chiaro sullo sconsiderato allarme meningite diffusosi nelle scorse settimane, che ha portato ad una abnorme corsa ai vaccini a tutto vantaggio delle aziende farmaceutiche, chiedendo alla Polizia di Stato di acquisire la relativa documentazione».
Si legge nella richiesta pervenuta al Codacons dall'Ispettorato di Polizia:
«In relazione all'esposto-denuncia presentato dal Presidente pro-tempore Associazione Codacons-Sicilia presso la Procura della Repubblica di Catania il 14.01.2017 e relativo all'allarme meningite, la Sezione di Polizia Giudiziaria - Aliquota Polizia di Stato è stata delegata all'acquisizione degli articoli menzionati nello scritto ed apparsi sui media, stampa e siti web. Vogliate pertanto riprodurre su supporto informatico (DVD- pen drive) gli articoli in questione, con particolare riguardo a quello relativo all'aumento di richieste di dosi di vaccino».
Nella sua denuncia il Codacons sosteneva che «pur essendo i numeri sull'incidenza della malattia pienamente nella norma, si è scatenata una corsa ai vaccini che determina non solo spese a carico dei cittadini per decine di milioni di euro, ma anche palesi discriminazioni tra utenti a seconda della zona di residenza. Ad oggi infatti le vaccinazioni risultano offerte gratuitamente solo in alcune regioni, mentre in altre sono a totale carico del cittadino, dando vita a intollerabili e costose disparità di trattamento. Troppo spesso si alimentano paure ataviche con i mezzi di informazione e purtroppo la gravità risiede nel fatto che le stesse istituzioni sanitarie hanno permesso che si amplificasse una vera e propria psicosi di una epidemia che mai si è verificata e che mai si potrà verificare, temporeggiando nel dare informazioni importanti affinché si potesse ristabilire la verità. A seguito del clamore suscitato dai casi censiti in varie regioni italiane, la corsa spesso ingiustificata al vaccino anti-meningite ha fatto più che raddoppiare il numero delle dosi fornite alle Asl sul territorio nazionale facendo registrare un +130% nello scorso mese di dicembre almeno da quanto sembrerebbe riportato da tutti i media, stampa e siti web».
Il Codacons chiedeva quindi di aprire una indagine alla luce delle possibili fattispecie di procurato allarme e abuso di atti d'ufficio con conseguenti possibili vantaggi speculativi a favore delle case farmaceutiche.

Intanto diverse associazioni italiane hanno organizzato, insieme, per il 21 marzo prossimo la Giornata per la libertà di scelta vaccinale con manifestazione davanti a Montecitorio e ritrovo alle ore 15: QUI le informazioni .

La manifestazione è stata indetta, come spiegano gli organizzatori, per protestare contro le nascenti leggi regionali (Emilia Romagna e Toscana hanno già provveduto, molte altre Regioni si stanno muovendo in questa direzione) che impediscono l'accesso dei bambini non vaccinati o vaccinati parzialmente ai servizi per l'infanzia.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Attualita/Meningite-la-Procura-di-Catania-indaga-per-procurato-allarme

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Mon, 13 Feb 2017 15:25:37 +0000
Banche salvate con soldi pubblici, ma i manager si tengono bonus e paracadute d'oro... http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2896-banche-salvate-con-soldi-pubblici-ma-i-manager-si-tengono-bonus-e-paracadute-d-oro http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2896-banche-salvate-con-soldi-pubblici-ma-i-manager-si-tengono-bonus-e-paracadute-d-oro

CIR Superbonus...e niente, non ce l'hanno fatta neanche stavolta. Non tanto a non inchinarsi alle banche, no. Non sono riusciti nemmeno a non spalmarsi per terra con le mani giunte a mo' di preghierina. Questo governo "di sinistra" è riuscito a fare quello che persino i repubblicani più accaniti alla George W. Bush non avevano osato: Io governo ti salvo la banca con i soldi di tutti gli italiani, tu manager che magari hai contribuito a far fallire la banca, ti becchi superbonus e paracadute d'oro. Una porcata epica. L'ennesima.

Gli americani almeno, quando salvarono le banche nel 2008 imposero dei limiti a bonus e paracadute, tra i quali quello che sarebbero potuti essere erogati solo DOPO che lo stato avesse recuperato le spese. 

 

 

Per approfondimenti clicca qui.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Sat, 11 Feb 2017 12:55:36 +0000
"Tutti sotto coperta!", per aiutare i terremotati http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2884-tutti-sotto-coperta-per-aiutare-i-terremotati http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2884-tutti-sotto-coperta-per-aiutare-i-terremotati

Tutti sotto coperta per aiutare i terremotati articleimageSono durissime le condizioni in cui versano tantissime faniglie in Centro Italia dopo le ripetute scosse di terremoto e l'ondata di maltempo che rende ancora più difficile il lavoro della Protezione Civile e della varie istituzioni preposte a portare soccorso.

Tanti i bambini, che vivono condizioni nuove e traumatiche, a tratti senza luce, circondati da adulti preoccupati per una situazione di evidente disagio, in ultima istanza spaesati.

L'Associazione Comuni Virtuosi, l'Associazione Borghi Autentici d'Italia e la Rete dei Comuni Solidali hanno lanciato quindi il progetto "Tutti sotto coperta!".

«Le condizioni estreme, le continue scosse, la minaccia di ulteriori ondate di gelo, rendono inaccettabili le condizioni di vita sul posto - spiegano - Per questo abbiamo dato vita a un'iniziativa nazionale di solidarietà che mira ad offrire sistemazione, e un pizzico di normalità, alle famiglie colpite dall'emergenza sismica, a partire da quelle già sfollate ma confinate in un albergo, a chi non può o non se la sente di andarsene. Grazie alla collaborazione dei Sindaci e dei cittadini coinvolti, "Tutti sotto coperta!" intende creare un ponte tra le famiglie che si trovano costrette ad allontanarsi per un periodo di tempo limitato dalla propria abitazione (qualche giorno, qualche settimana o più) e le comunità, il più possibile vicine, disposte ad accoglierle mettendo a disposizione un alloggio dove ospitarle, che possa alleviare il carico psicologico e far sentire il calore di tante persone che in questi giorni hanno rivolto loro un pensiero. Per una quotidianità che assomigli il più possibile a un'idea di normalità, organizzeremo il contestuale inserimento temporaneo nelle scuole dei bambini, per rimboccare una coperta che scaldi il cuore (e il corpo) a tutti quelli colpiti dal sisma. Ma non solo. Alcuni allevatori hanno dato la loro disponibilità ad accogliere animali, anche risulta essere oggettivamente difficile pensare ad un loro spostamento. Possiamo invece, anche da lontano, adottare una stalla e mandare direttamente un aiuto.

I Comuni, e le famiglie, che non hanno a disposizione un appartamento idoneo all'accoglienza, potranno comunque aderire all'iniziativa e offrire il proprio contributo. È stato infatti aperto presso Banca Popolare Etica il conto corrente dedicato "Tutti sotto coperta" a sostegno di progetti mirati di adozione o di una comunità o di una stalla. Tutte le scelte, le azioni e le spese conseguenti saranno passo dopo passo rese pubbliche e rendicontate in totale trasparenza, per monitorare l'andamento del progetto e consentire a tutti di riconoscerne l'efficacia. Il conto corrente su cui effettuare una donazione è intestato a: Associazione Comuni Virtuosi, presso Banca Popolare Etica, codice IBAN: IT 76 B 05018 02400 000000239504».

CONTATTI UTILI

ADESIONI COMUNI: Marco Boschini, tel. 334 6535965 (per Amministrazioni che richiedono e che offrono accoglienza) info@comunivirtuosi.org

Marina Castaldini, tel. 0524 587185 castaldini@borghiautenticiditalia.it

OFFERTA STRUTTURE RICETTIVE: Luca Fioretti, tel. 331 6019247 (alloggi pubblici e privati e gestione richieste alloggio) fioreluca62@gmail.com

CAMPAGNA RACCOLTA FONDI: Marco Boschini, tel. 334 6535965 (Tesoreria per gestione trasparente dei fondi raccolti) info@comunivirtuosi.org

RAPPORTI CON ISTITUTI COMPRENSIVI: Alberto Bellini, (per inserimento temporaneo dei bambini e ragazzi a scuola) albertobellini9@icloud.com

Fontehttp://www.terranuova.it/News/Attualita/Tutti-sotto-coperta!-per-aiutare-i-terremotati

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Thu, 02 Feb 2017 18:04:19 +0000
Anche Stark, ex falco BCE e Bundesbank: Italia andrebbe meglio con la sua moneta http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2881-anche-stark-ex-falco-bce-e-bundesbank-italia-andrebbe-meglio-con-la-sua-moneta http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2881-anche-stark-ex-falco-bce-e-bundesbank-italia-andrebbe-meglio-con-la-sua-moneta

Stark2Il Telegraph pubblica un'intervista a Jürgen Stark, ex membro tedesco del Board della BCE ed ex vicepresidente della Deutsche Bundesbank. L'ex alto funzionario punta il dito contro il fallimento dell'euro, specialmente in termini di mancata convergenza economica dei paesi membri. E' evidente che contrariamente alle attese le economie del Sud Europa divergono fortemente da quelle del Nord Europa e rappresentano oggi un concreto pericolo di crisi dell'UE e dell'euro. Tenere insieme paesi con strutture ecnomiche e performance diverse secondo Stark non ha più senso.

di Ulrich Anders

Stark ha una ricetta: un'Europa a due velocità con un blocco dell'euro costituito dai paesi fondatori della CEE meno l'Italia e con Austria e Finlandia. Quindi Belgio, Francia, Lussemburgo, Olanda e Germania più Austria e Finlandia. Secondo Stark questo blocco di paesi "like-minded", ossia che la pensano allo stesso modo, potrebbe salvarsi da un crollo dell'UE e della moneta unica.

Sull'Italia Stark è molto chiaro: "Paesi come l'Italia, che ha visto la sua economia stagnare dalla crisi, starebbero meglio fuori dalla valuta unica. L'Italia era abituata a questa continua svalutazione della lira tra metà anni '70 e fine anni '90 (NdR: l'Italia entrò di nuovo in parità con ECU nel 1996). Forse hanno bisogno di svalutazione e di una loro moneta per diventare nuovamente competitivi".

Intervista Stark 3

Per il resto Stark infila la solita tirata contro QE e mancate riforme che stavolta vi risparmiamo.

Il Telegraph dal canto suo sottolinea la stagnazione italiana post-2008 con un grafico del PIL reale di fonte FMI. Stando nell'euro l'Italia recupererà il livello di Prodotto Interno Lordo del 2007 solo nel 2025, quindi in ben 18 anni. La Germania lo ha fatto nel 2016, la Francia lo farà nel 2020 e la Spagna nel 2022.

Insomma anche il falco delle riforme strutturali, il funzionario che diede le dimissioni dalla BCE nel 2014 per protesta contro il lassismo in materia di riforme strutturali, si accorge che di questo passo dell'Italia resterebbero solo le macerie e che nella nostra caduta trascineremmo tutta l'Unione Europea e la Germania.

Dove non potè solidarietà europea e buonsenso potrà il proverbiale egoismo europeo delle élite tedesche, forse.

Fontehttp://scenarieconomici.it/anche-stark-ex-falco-bce-e-buba-italia-andrebbe-meglio-con-la-sua-moneta/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Mon, 30 Jan 2017 15:27:46 +0000
MENO PIL PER TUTTI - ANCHE A DAVOS SCOPRONO CHE IL PRODOTTO INTERNO È ORMAI LORDO, E STUDIANO NUOVI INDICI PER MISURARE IL BENESSERE DEI PAESI, COME QUELLO DI ''SVILUPPO INCLUSIVO'' http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2869-meno-pil-per-tutti-anche-a-davos-scoprono-che-il-prodotto-interno-e-ormai-lordo-e-studiano-nuovi-indici-per-misurare-il-benessere-dei-paesi-come-quello-di-sviluppo-inclusivo http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2869-meno-pil-per-tutti-anche-a-davos-scoprono-che-il-prodotto-interno-e-ormai-lordo-e-studiano-nuovi-indici-per-misurare-il-benessere-dei-paesi-come-quello-di-sviluppo-inclusivo

DavosBasta dare un' occhiata al programma della 47esima riunione annuale del World Economic Forum ( Wef) che si apre oggi a Davos per constatare che la globalizzazione oggi sta peggio che mai. Nel discorso di apertura il cinese Xi Jinping, cioè il presidente "comunista" della più popolosa dittatura del pianeta, illustrerà ai 3mila politici, manager, finanzieri, imprenditori, economisti e miliardari riuniti nella cittadina svizzera i vantaggi del libero mercato, i pericoli del protezionismo e l' importanza di andare assieme verso una crescita mondiale "inclusiva", cioè capace di coinvolgere tutti.

di Pietro Saccò per Avvenire

Davos1Poco conta che il protezionismo, nelle sue varie forme, sia una delle principali caratteristiche del sistema economico cinese (Xi pensi ad aprire il suo mercato, gli ha ricordato ieri con poca diplomazia l'ambasciata tedesca a Pechino) (mica fessi, i cinesi, nota di CIR) o che, come scrive lo stesso Wef nel rapporto preparato proprio per questo meeting, «in Cina la diseguaglianza nella ricchezza è cresciuta a livelli estremamente alti ».

Ai potenti riuniti a Davos tocca ascoltare le lezioni di Xi perché l'altro più importante leader politico del mondo, Donald Trump, ha vinto le elezioni proprio dichiarando guerra a quella globalizzazione che è da sempre il cuore dell' attività del Wef. Difatti il prossimo presidente americano a Davos non ha mandato nessuno a parlare per lui.

Davos2Forse per la prima volta nella quasi cinquantennale storia di questo meeting i leader che si incontrano in Svizzera sono gli sconfitti del momento: la vittoria di Trump, quella della Brexit, la crescente popolarità dei movimenti cosiddetti populisti sono anche il frutto della crescente impopolarità dell' idea dell'apertura dei mercati come strada per generare crescita economica.

La crescita c'è stata, ma in molti paesi, soprattutto in quelli ricchi, non è stata "inclusiva": i più poveri sentono, spesso a ragione, di essere ancora poveri, la classe media, altrettanto giustamente, sente di essere più povera di qualche anno fa, i giovani si sentono lasciati fuori dal mercato del lavoro e dalla condivisione della ricchezza nazionale. Così il consenso democratico alle politiche che hanno favorito la globalizzazione è ai minimi storici.

Lo sanno bene anche a Davos, tanto che lo stesso World Economic Forum, con sorprendente ritardo, ha creato un nuovo indice per misurare il benessere delle nazioni, andando oltre il vecchio Pil e verso qualcosa di più simile all' indicatore di Benessere equo e sostenibile, il Bes, con l' obiettivo di «proporre un cambio alle priorità della politica economica per rispondere in maniera più efficace all' insicurezza e diseguaglianza che accompagnano il cambio tecnologico e la globalizzazione ».

Davos3Lo hanno chiamato Idi, sigla che sta per Inclusive development index, cioè 'Indice di sviluppo inclusivo', e abbina ai consueti indicatori economici criteri più generali come la disparità nei redditi e nelle ricchezze, la mobilità sociale, la qualità della vita e dell' ambiente o la sicurezza.

Applicando questo nuovo metodo di misurazione del benessere a 103 paesi, il Wef arriva alla conclusione che nel 51% degli Stati il benessere è peggiorato negli ultimi cinque anni. Colpa della crisi? Non solo: nel 42% dei casi l' indicatore di benessere è sceso nonostante il Pil pro capite sia aumentato. Segno visibile di quella "ripresa per pochi" che è diventato uno dei grandi problemi dell' economia mondiale.

Guardati con gli occhiali dello sviluppo inclusivo, paesi come Cambogia, Repubblica Ceca e Nuova Zelanda sono quelli che hanno segnato i progressi più significativi negli ultimi cinque anni, guadagnando posizioni in una classifica guidata dalla Norvegia, mentre Brasile, Irlanda, Stati Uniti, Giappone e Sudafrica hanno visto crescere la distanza tra l' andamento del Pil e il benessere generale.

Davos4Tra i "bocciati" c'è anche l' Italia, che è ventunesima su trenta economie avanzate a livello di Pil pro capite ma scivola al ventisettesimo posto (su ventinove) nella classifica dello sviluppo inclusivo. L' Idi dell' Italia è calato del 4,9% negli ultimi cinque anni, uno degli andamenti peggiori tra i paesi ricchi. Paghiamo in particolare il ritardo sulla crescita, sul lavoro e sui giovani.

Siamo ventunesimi per tasso di povertà e per disparità nei redditi (ma noni per distribuzione della ricchezza), addirittura ventottesimi per equità tra generazioni, questo soprattutto a causa delle dimensioni del debito pubblico rispetto al Pil e per la sproporzione tra gli anziani e la popolazione in età lavorativa (quello che tecnicamente si chiama 'tasso di dipendenza' è al 56,5%). «Il sistema di protezione sociale italiano non affronta questi problemi e non è né particolarmente generoso né molto efficiente» notano gli esperti del Wef, aggiungendo che l' Italia soffre anche «per una corruzione pervasiva e ha problemi riguardo all' etica della politica e delle imprese».

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/meno-pil-tutti-anche-davos-scoprono-che-prodotto-interno-ormai-139546.htm

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Wed, 18 Jan 2017 10:03:47 +0000
Repair Cafè anche a Roma: riparare, riciclare, riusare http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2856-repair-cafe-anche-a-roma-riparare-riciclare-riusare http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2856-repair-cafe-anche-a-roma-riparare-riciclare-riusare

Repair CafeRiparare, aggiustare, riusare: sono parole chiave in un'epoca in cui il consumismo manipola le nostre menti e ci porta a sprechi enormi con enormi impatti sull'ambiente. Ed ecco che si stanno diffondendo i Repair Cafè. Ora ne è nato uno anche a Roma.

di Marica Spagnesi

In zona Conca d'Oro, a Roma, si trova Aggiustatutto, il primo Repair Cafè in città. E' aperto tutti i pomeriggi dalle 17 alle 19,30 grazie a tre amici che, da qualche mese, hanno deciso di mettere insieme le loro competenze e passioni. L'obiettivo di questa vera e propria officina sociale non è soltanto la promozione ecologica e ambientale, attraverso il recupero e il riuso di beni di consumo, ma anche diventare un vero e proprio spazio di incontro, di mutuo aiuto tra i soci e di scambio culturale tra generazioni e culture. Nella prospettiva di un ritorno ad uno stile di vita compatibile con l'ambiente, il recupero e il riciclo diventano anche uno stimolo importante alla creatività e all'immaginazione per adulti e bambini che danno nuova vita a oggetti "da buttare" di ogni tipo.

Incontriamo Francesco Pelaia che nello spazio di Via Val di Lanzo, 45, tra ferri da stiro, phon, frullatori, lampade, giocattoli e una parete piena di attrezzi, ci racconta come è nato il progetto.

Qual è il significato di uno spazio come questo?

Ogni giorno, nelle nostre città, vengono gettate enormi quantità di oggetti, anche in buono stato. L'intento del Repair Café, è quello di dare agli oggetti una nuova prospettiva di utilizzo. Molte persone hanno dimenticato che è possibile riparare un oggetto o possono imparare a farlo. Riappropriarsi della tradizione del recupero è fondamentale, soprattutto considerando il periodo nel quale ogni azione a esso legata è un piccolo tassello a contrasto della crisi. Le azioni promosse dal Repair Café sono legate a un percorso sociale e culturale che mette in luce le competenze, spesso dimenticate, delle persone di età matura che possono trasmettere le proprie esperienze condividendo un obiettivo comune: la riparazione di un oggetto. Questa pratica virtuosa ha ricadute sull'ambiente grazie alla riduzione dell'utilizzo di materie prime e quello di energie per produrre nuovi oggetti. Il riuso contribuisce a ridurre le emissioni di CO2. Gli appuntamenti di riparazione insegnano a vivere gli oggetti sotto una nuova luce. E, ancora una volta, di apprezzarne il loro valore, divertendosi. Il nostro progetto vuole offrire al quartiere ed alla città un luogo dove attività artigiane "in via di estinzione" trovino spazio di espressione e di condivisione e dove si possa praticamente lavorare, recuperare e costruire manualmente.

A chi si rivolge il vostro progetto?

L'attività di Repair Café si rivolge a tutte le persone interessate a riutilizzare tutti quegli oggetti che l'obsolescenza programmata rende inutilizzabili o riparabili solo ad un costo troppo elevato oppure a tutto quanto meriti una "seconda vita" affettiva ad un costo ragionevole; sono benvenuti anche tutti coloro che siano curiosi di "sapere come funziona" di "sapere come si fa" vedendo artigiani all'opera o di cimentarsi partecipando al lavoro.

Come è nata l'idea di aprirne uno a Roma?

Sono stato sempre sensibile a queste tematiche, mi interessava molto il discorso della decrescita. Ho conosciuto questa realtà nata in Olanda e quindi sono partito per realizzarla insieme a due amici. Rodolfo Uberti Foppa e Guido Bertoldi.

Che lavoro fai?

Vengo da un altro mondo. Ero un dirigente nell'industria aeronautica. A un certo punto ho deciso di cambiare vita, nel 2007, e ho lasciato il lavoro. Non mi piaceva più l'ambiente che frequentavo e quel lavoro che non mi faceva stare bene. Con la liquidazione ho acquistato un appartamento e ci ho avviato un Bed and Breakfast.

Come hai iniziato ad aggiustare le cose?

Ho sempre avuto una buona manualità ma ho iniziato proprio occupandomi della manutenzione del Bed and Breakfast. Poi ho visto che la cosa mi piaceva e ho iniziato a svolgere l'attività di riparatore. Lo facevo nel garage di casa.

Come hai imparato ad aggiustare?

Mi è sempre piaciuto e mio nonno mi ha insegnato la maggior parte delle cose che so.

Quanto costa venire qui al repair cafè per far aggiustare un oggetto?

25 euro l'ora. Se hai bisogno di un intervento a domicilio non c'è diritto di chiamata e si paga solo se la riparazione è di propria soddisfazione.

Come si svolge la riparazione?

Repair Cafe1Si può chiedere di farla aggiustare oppure che venga insegnato ad aggiustarla da sé. E' un'attività di recupero a basso costo. Spesso è il ricambio che costa molto e talvolta proponiamo una modifica compatibile con l'uso che si deve fare di quell'oggetto. Comprare un oggetto nuovo quando si può riparare quello vecchio, è un enorme spreco di rifiuti e di risorse che può essere evitato.

Spesso, dal punto di vista economico, conviene ricomprare una cosa nuova piuttosto che farla riparare.

Sì, è vero, ma altrettanto spesso le cose che usiamo hanno anche una storia, un valore affettivo. Per esempio una lampada di famiglia che nessun elettricista ti aggiusta e nessun professionista lo farebbe. Venendo da noi, invece, questo si può fare e risolvere il problema.

Organizzate corsi per imparare a riparare?

Facciamo delle serate tematiche durante le quali le persone vengono e provano a riparare un oggetto o a risolvere un problema di un impianto, di un mobile, di una finestra in casa loro. Anche solo vedere, ad esempio, una lavastoviglie o un altro elettrodomestico smontato o lo scarico di un lavandino o un rubinetto ci può aiutare a capire come fare quando si è a casa da soli e l'elettrodomestico in questione non funziona o abbiamo una perdita d'acqua. Ci sono delle macroaree di intervento. C'è una parte meccanica e una elettrotecnica. Poi c'è l'idraulica, l'elettricità e la falegnameria. Insegniamo come verificare cosa funziona oppure no. Ci sono parti molto comunemente soggette a guasti e si impara come individuarle facendo prove e diagnosi.

Quanto costa un corso?

Le serate sono a offerta libera e vengono molte persone soprattutto sull'idraulica. Per l'elettricità casalinga lo stesso. Per i grandi elettrodomestici meno.

Dal punto di vista tecnico, gli elettrodomestici hanno delle aree simili per quanto riguarda la riparazione?

I motori elettrici hanno tutti una serie di problematiche comuni. Spesso, per esempio, sono i fili di alimentazione che non funzionano, quasi al 30 o 40 per cento. In particolare all'ingresso del filo di alimentazione. Quindi si buttano spesso elettrodomestici che sarebbero perfettamente funzionanti se cambiassimo semplicemente il filo. Cioè è una riparazione di dieci minuti e con pochissima spesa. Cambiare la cinghia del motore di una lavatrice, allo stesso modo, richiede non più di 15 minuti.

Perché la maggior parte di noi non sa riparare?

Noi siamo stati educati a consumare e questa nostra propensione al consumo fa sì che il recupero sia una controtendenza. L'altro aspetto è che noi valutiamo molto il nostro tempo libero in termini di utilità marginale. Il nostro tempo libero ha un valore enorme visto che è poco e quindi tendenzialmente non vogliamo dedicarlo ad attività che siano riconducibili ad altro lavoro. E' ormai la norma che si preferisca spendere soldi piuttosto che perdere 30 minuti per riparare un oggetto. Non si percepisce, però, che non si tratta solo del costo relativo all'acquisto ma di un notevole costo sociale in termini di inquinamento e di smaltimento dei rifiuti. Gli elettrodomestici in genere hanno un impatto pesantissimo a livello ambientale. Anche perché ogni elettrodomestico per essere smaltito deve essere smembrato in quanto le sue componenti sono diverse tra rifiuti di plastica, elettrici, elettronici, metallici. E' quindi complicato. Un frigorifero, ad esempio, fa un volume di rifiuto enorme.

La riparazione può essere la risposta all'obsolescenza programmata?

Non sempre, purtroppo. I produttori fanno pagare in modo esagerato le componenti di ricambio. Una scheda elettronica di un frigorifero costa 110 euro quando lo stesso frigorifero ne costa 200. Lo fanno perché a loro conviene venderne uno nuovo. L'obsolescenza programmata esiste proprio per fare in modo che gli elettrodomestici vengano regolarmente ricomprati e non è un mito come molti credono ma la realtà. In Francia esiste un progetto di legge a tutela dei consumatori proprio a sostegno di tutto questo (In Svezia hanno proposto sgravi fiscali a chi ripara le cose, NDR). Infiltrazioni, umidità, guasti possono esserci, naturalmente, ma non sono tali da giustificare la quantità di casi. Sul tema dell'elettronica purtroppo è difficile intervenire perché le schede sono fatte in modo da rendere difficilissima la sostituzione delle singole componenti. A un certo punto dobbiamo arrenderci anche noi.

Fate corsi per i bambini?

Abbiamo pensato di organizzare un corso a gennaio proprio per i bambini con i giocattoli di Natale rotti. Sulle attività con i bambini così come anche sulle altre nostre attività ci piacerebbe fare corsi itineranti.

Quante persone si rivolgono al Repair Cafè?

L'idea piace a tutti ma poi dall'idea al fatto di iniziare davvero a cambiare la mentalità dell'usa e getta il passo è lungo. In Olanda hanno iniziato per esempio con un pullman itinerante.

Che cos'è la biblioteca degli attrezzi?

Vorremmo fare una libreria degli attrezzi. Si lasciano qui gli attrezzi a disposizione di tutti. Quegli attrezzi che non ci servono tutti i giorni. Così come anche tutti i tipi di cacciavite particolari e professionali che restano qui a disposizione dei soci: frese, decespugliatori, cacciaviti particolari che si usano raramente ma che sono essenziali per riparare i nostri elettrodomestici. In questo modo si evita di acquistare tutti la stessa cosa ma si mette in comune ciò che si ha.

Quali altri progetti ci sono?

Un progetto con le persone disabili che vorremmo presentare presso le varie sedi istituzionali. Un altro aspetto che ci interessa è coinvolgere le persone anziane. Non solo per insegnare loro delle cose ma anche per coinvolgerli come insegnanti di abilità che abbiamo perso.

Per quanto riguarda le donne?

Ci manca, in effetti, tutto un ambito che è sempre stato quello femminile di riparazione degli abiti, di rammendo e recupero che si è quasi completamente perso e che invece è essenziale recuperare.

Quello che fate può diventare un vero e proprio lavoro che dia un reddito per vivere?

Nel nostro caso no, non rientra per ora nei nostri obiettivi. E' molto importante, però, pensare che per esempio attraverso i nostri corsi molte persone, ad esempio giovani, immigrati, disoccupati possano iniziare ad acquisire delle abilità da far crescere e che possano poi essere incanalate in un percorso professionale futuro.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/repair-cafe-anche-a-roma-riparare-riciclare-riusare

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Mon, 09 Jan 2017 09:00:21 +0000
ECONOMISTA, UN MESTIERE DA RIPENSARE http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2854-economista-un-mestiere-da-ripensare http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2854-economista-un-mestiere-da-ripensare

Economista3Recentemente, molte delle teorie economiche più diffuse vengono rimesse sotto esame perchè dimostratesi fallaci, irrealistiche, , e comunque non in grado di dimostrare la realtà dei fatti per quale è. Nell'Unione Europea , ad esempio, abbiamo avuto le tragiche politiche economiche di austerità imposte alla Grecia che avrebbero dovuto creare ricchezza, ma che sono state solo in grado di produrre povertà e disoccupazione.

Ieri il quotidiano britannico "The Telegraph " Pubblicava un interessante articolo ad opera di Jeremy Warner sul fallimento di gran parte dell'Economia moderna e sulla necessità di ripensarne la funzione. Potete leggere l'originale QUI.

 di Fabio Lungano

L'autore parte dalla semplice considerazione che le previsioni dei principali organi economici mondiali si sono rivelate irrimediabilmente false. Ad esempio partiamo dalle previsioni sulla crescita del Fondo Monetario Internazionale , che potete vedere qui:

Economista

Se guardate il grafico relativo alla previsioni di crescita , potete vedere come perfino lo FMI prima non sia stato in grado di prevedere in modo corretto gli effetti della grande crisi finanziaria del 2007 , quindi non abbia previsto neppure l'evoluzione successiva. Però il FMI pretende di contenere il Gotha della scienza economica mondiale, tanto da indicare le politiche economiche da svolgere nei singoli paesi, come fa a dare queste guide quando non è neppure in grado di fare previsioni di massima corrette sull'andamento dell'economia mondiale ? L'articolo poi riporta due esempi ulteriori di fallimento degli economisti: il Brexit, che avrebbe dovuto portare ad un sanguinoso taglio della crescita economica e del benessere, taglio che ancora non si è visto e che neppure è all'orizzonte, e l'elezione di Trump che da un lato non è stato seguito dall'olocausto economico annunciato , anzi, e dall'altro pone soluzioni di politica economica eterodosse rispetto al mainstream accademico.

Quali possono essere le cause di questo fallimento ? Anche in questo l'articolo in questione dà alcune indicazione condivisibili che possiamo riassumere in due gruppi principali :

a) quella che Paul Romer ha definito la "Mathiness", cioè la matematizzazione forzata dell'economia.Il tentativo di ridurre tutta la materia economica ad una serie di modelli matematici perfetti, distaccati da ogni morale tanto da essere, spesso, distaccati pure dal mondo reale. Adam Smith quando scriveva di economia non era un professore di economia o di matematica, ma di filosofia morale. Il fatto di aver tentato di rendere più"Matematica" ed asettica l'economia ha fallito nella creazione di modelli previsionali efficienti, come nota anche Andy Haldane, economista capo della BoE. Le risposte al fallimento dei modelli previsionali sono degne di ilarità. Il premio Nobel Robert Lucas, quando gli si è chiesto del fallimento dei modelli del FMI nel prevedere la crisi del 2007 ha risposto che "Il modello non prevede la crisi, ma quello che sarebbe successo senza la crisi"... Grazie all'economista .... Allo stesso modo la risposta di chi aveva annunciato disastri economici post Brexit è stata che i disastri vi sarebbero stati nel caso di un Brexit immediato e "Duro"... cioè solo alle loro condizioni. Insomma se qualsiasi non va la colpa non è del modello, ma della realtà cinica e bara.

b) Un secondo pesante problema è quello del" Groupthinking", che in italiano si potrebbe tradurre come "Sindrome di Don Abbondio" o "Sindrome della pecora". L'economista, molto più di tanti altri ricercatori universitari, vive nel suo piccolo mondo accademico fatto di piccole cose e di scarso riscontro con la realtà. Quindi ha la tendenza ad abbracciare le idee del proprio ecosistema-gregge piuttosto che provare a pensare con la propria testa. Questo fenomeno è tanto più sensibile quando il distaccarsi dal Groupthinking potrebbe portare a danni al proprio portafoglio fatto di borse di studio o di piccole ricerche ed alla propria notorietà di piccoli interventi televisivi. Insomma l'ecosistema sociale è fatto di pochi predatori e di tante prede, le quali si muovono in branco. Sapete come fanno i pastori a tenere un piccolo gregge in un posto ? Legano ad un albero un animale e gli altri gli si aduneranno attorno, anche se la posizione del singolo animale è illogica nell'ottica complessiva. del resto l'economista medio ha anche un altro difetto: una scarsa interdisciplinarietà, fenomeno tanto più grave per una scienza sociale.Questi due grafici di Andy Haldane mostrano bene il difetto , il primo indicando l'etereogeneicità delle citazioni e la tabella mostrando la frequenza delle citazioni interdisciplinari.

Economista1

 

Economista2

Gli economisti si parlano fra di loro, spesso anche addosso. Preferiscono citare, come mi è capitato recentemente di leggere, uno scritto evidentemente errato e già contraddetto, ma di un altro economista, piuttosto che ragionare "Cum Grano Salis" e guardare agli esempi della storia.

Ora si spera che alcune evoluzioni , come quelle degli "Agent Based Models" in cui si valuta l'interazione fra i singoli agenti basandosi sulla possibilità di elaborare enormi quantità di dati. Praticamente un'evoluzione raffinata e tecnologica della teoria dei giochi che già ha avuto riscontri in strategia o nel controllo di volo e nelle simulazioni militari. Comunque l'economista deve aprire un po' di più la sua mente al mondo esterno,alle interazioni sociali e culturali, al confronto con altre discipline. In caso contrario proseguirà la sua produzione di errori, e soprattutto di errori socialmente devastanti.

fonte: http://scenarieconomici.it/economista-un-mestiere-da-ripensare/

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Sat, 07 Jan 2017 10:58:23 +0000
95 miliardi buttati nel gioco, la prova che l’Italia si sta ammazzando da sola http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2852-95-miliardi-buttati-nel-gioco-la-prova-che-l-italia-si-sta-ammazzando-da-sola http://www.coscienzeinrete.net/economia/item/2852-95-miliardi-buttati-nel-gioco-la-prova-che-l-italia-si-sta-ammazzando-da-sola

95miliardi95 miliardi di euro sono più o meno il 4,4% del Pil italiano. Più del doppio di quanto le famiglie italiane spendano ogni anno tra tasse, rette, lezioni private trasporto scolastico. Più di quanto - il 4,1% del prodotto interno lordo - lo Stato spenda ogni anno per l'istruzione. Poco meno del crollo degli investimenti in Italia tra il 2007 e il 2015, pari a 109 miliardi di euro. Non molto meno dei 129 miliardi all'anno che spendiamo, noi tutti 60 milioni di italiani, per mangiare.

di Francesco Cancellato

95 miliardi è quanto gli italiani hanno speso in un anno nel gioco d'azzardo. Macchinette, scommesse online, gratta e vinci, lotterie varie. Numeri da record, che surclassano gli 88 miliardi del 2015 - +7%, nemmeno il Pil cinese cresce a questa velocità - e doppiano i 47,5 miliardi del 2008. Alla faccia della recessione, della disoccupazione da record, delle fabbriche che chiudono, dei consumi al palo, della rabbia anti-governativa, contro tutte le élite e tutti gli establishment.

95miliardi195 miliardi è quanto gli italiani hanno speso in un anno nel gioco d'azzardo. Più del doppio di quanto le famiglie italiane spendano ogni anno tra tasse, rette, lezioni private trasporto scolastico. 
95 miliardi che alimentano le casse dello Stato con un gettito anch'esso da record. 18,5 miliardi, per la precisione. 5 miliardi in più di quanto la Apple si dice abbia eluso al fisco irlandese. Un extragettito sontuoso alimentato soprattutto da giovani adulti con prole e con stipendi bassi, in quello che risulta essere un clamoroso caso di imposizione fiscale regressiva, che ha pochi eguali nella storia dell'umanità. Prenda nota, chi parla di disuguaglianze.

95 miliardi vogliono dire 260 milioni al giorno, 3.012 euro al secondo. Soprattutto, sono 1583 euro a testa, per ogni italiano. Una cifra che ha pochi eguali al mondo. La metà delle quali finiscono in una delle 414mila slot machine - una ogni 143 abitanti - disseminate su tutto il territorio nazionale, molte delle quali in mano alla criminalità organizzata che le usa per riciclare il denaro sporco. Per dare un'idea, in tutti gli Stati Uniti ce ne sono circa 800mila.

95 miliardi sono la misura della disperazione, della superstizione, del pensiero (pseudo, ndr)magico, della clamorosa ignoranza di un Paese che si auto-celebra ogni giorno come la culla della cultura globale. 95 miliardi sono i motivi per prendercela con noi stessi, senza scomodare nessun potere occulto. La prova regina del fatto che potremmo salvarci da soli, senza particolari problemi, se non fossimo così cocciutamente impegnati ad autodistruggerci.

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2016/12/31/95-miliardi-buttati-nel-gioco-la-prova-che-litalia-si-sta-ammazzando-d/32845/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Thu, 05 Jan 2017 10:39:01 +0000