Economia http://coscienzeinrete.net Tue, 24 Jan 2017 04:46:23 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it MENO PIL PER TUTTI - ANCHE A DAVOS SCOPRONO CHE IL PRODOTTO INTERNO È ORMAI LORDO, E STUDIANO NUOVI INDICI PER MISURARE IL BENESSERE DEI PAESI, COME QUELLO DI ''SVILUPPO INCLUSIVO'' http://coscienzeinrete.net/economia/item/2869-meno-pil-per-tutti-anche-a-davos-scoprono-che-il-prodotto-interno-e-ormai-lordo-e-studiano-nuovi-indici-per-misurare-il-benessere-dei-paesi-come-quello-di-sviluppo-inclusivo http://coscienzeinrete.net/economia/item/2869-meno-pil-per-tutti-anche-a-davos-scoprono-che-il-prodotto-interno-e-ormai-lordo-e-studiano-nuovi-indici-per-misurare-il-benessere-dei-paesi-come-quello-di-sviluppo-inclusivo

DavosBasta dare un' occhiata al programma della 47esima riunione annuale del World Economic Forum ( Wef) che si apre oggi a Davos per constatare che la globalizzazione oggi sta peggio che mai. Nel discorso di apertura il cinese Xi Jinping, cioè il presidente "comunista" della più popolosa dittatura del pianeta, illustrerà ai 3mila politici, manager, finanzieri, imprenditori, economisti e miliardari riuniti nella cittadina svizzera i vantaggi del libero mercato, i pericoli del protezionismo e l' importanza di andare assieme verso una crescita mondiale "inclusiva", cioè capace di coinvolgere tutti.

di Pietro Saccò per Avvenire

Davos1Poco conta che il protezionismo, nelle sue varie forme, sia una delle principali caratteristiche del sistema economico cinese (Xi pensi ad aprire il suo mercato, gli ha ricordato ieri con poca diplomazia l'ambasciata tedesca a Pechino) (mica fessi, i cinesi, nota di CIR) o che, come scrive lo stesso Wef nel rapporto preparato proprio per questo meeting, «in Cina la diseguaglianza nella ricchezza è cresciuta a livelli estremamente alti ».

Ai potenti riuniti a Davos tocca ascoltare le lezioni di Xi perché l'altro più importante leader politico del mondo, Donald Trump, ha vinto le elezioni proprio dichiarando guerra a quella globalizzazione che è da sempre il cuore dell' attività del Wef. Difatti il prossimo presidente americano a Davos non ha mandato nessuno a parlare per lui.

Davos2Forse per la prima volta nella quasi cinquantennale storia di questo meeting i leader che si incontrano in Svizzera sono gli sconfitti del momento: la vittoria di Trump, quella della Brexit, la crescente popolarità dei movimenti cosiddetti populisti sono anche il frutto della crescente impopolarità dell' idea dell'apertura dei mercati come strada per generare crescita economica.

La crescita c'è stata, ma in molti paesi, soprattutto in quelli ricchi, non è stata "inclusiva": i più poveri sentono, spesso a ragione, di essere ancora poveri, la classe media, altrettanto giustamente, sente di essere più povera di qualche anno fa, i giovani si sentono lasciati fuori dal mercato del lavoro e dalla condivisione della ricchezza nazionale. Così il consenso democratico alle politiche che hanno favorito la globalizzazione è ai minimi storici.

Lo sanno bene anche a Davos, tanto che lo stesso World Economic Forum, con sorprendente ritardo, ha creato un nuovo indice per misurare il benessere delle nazioni, andando oltre il vecchio Pil e verso qualcosa di più simile all' indicatore di Benessere equo e sostenibile, il Bes, con l' obiettivo di «proporre un cambio alle priorità della politica economica per rispondere in maniera più efficace all' insicurezza e diseguaglianza che accompagnano il cambio tecnologico e la globalizzazione ».

Davos3Lo hanno chiamato Idi, sigla che sta per Inclusive development index, cioè 'Indice di sviluppo inclusivo', e abbina ai consueti indicatori economici criteri più generali come la disparità nei redditi e nelle ricchezze, la mobilità sociale, la qualità della vita e dell' ambiente o la sicurezza.

Applicando questo nuovo metodo di misurazione del benessere a 103 paesi, il Wef arriva alla conclusione che nel 51% degli Stati il benessere è peggiorato negli ultimi cinque anni. Colpa della crisi? Non solo: nel 42% dei casi l' indicatore di benessere è sceso nonostante il Pil pro capite sia aumentato. Segno visibile di quella "ripresa per pochi" che è diventato uno dei grandi problemi dell' economia mondiale.

Guardati con gli occhiali dello sviluppo inclusivo, paesi come Cambogia, Repubblica Ceca e Nuova Zelanda sono quelli che hanno segnato i progressi più significativi negli ultimi cinque anni, guadagnando posizioni in una classifica guidata dalla Norvegia, mentre Brasile, Irlanda, Stati Uniti, Giappone e Sudafrica hanno visto crescere la distanza tra l' andamento del Pil e il benessere generale.

Davos4Tra i "bocciati" c'è anche l' Italia, che è ventunesima su trenta economie avanzate a livello di Pil pro capite ma scivola al ventisettesimo posto (su ventinove) nella classifica dello sviluppo inclusivo. L' Idi dell' Italia è calato del 4,9% negli ultimi cinque anni, uno degli andamenti peggiori tra i paesi ricchi. Paghiamo in particolare il ritardo sulla crescita, sul lavoro e sui giovani.

Siamo ventunesimi per tasso di povertà e per disparità nei redditi (ma noni per distribuzione della ricchezza), addirittura ventottesimi per equità tra generazioni, questo soprattutto a causa delle dimensioni del debito pubblico rispetto al Pil e per la sproporzione tra gli anziani e la popolazione in età lavorativa (quello che tecnicamente si chiama 'tasso di dipendenza' è al 56,5%). «Il sistema di protezione sociale italiano non affronta questi problemi e non è né particolarmente generoso né molto efficiente» notano gli esperti del Wef, aggiungendo che l' Italia soffre anche «per una corruzione pervasiva e ha problemi riguardo all' etica della politica e delle imprese».

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/meno-pil-tutti-anche-davos-scoprono-che-prodotto-interno-ormai-139546.htm

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Wed, 18 Jan 2017 10:03:47 +0000
Repair Cafè anche a Roma: riparare, riciclare, riusare http://coscienzeinrete.net/economia/item/2856-repair-cafe-anche-a-roma-riparare-riciclare-riusare http://coscienzeinrete.net/economia/item/2856-repair-cafe-anche-a-roma-riparare-riciclare-riusare

Repair CafeRiparare, aggiustare, riusare: sono parole chiave in un'epoca in cui il consumismo manipola le nostre menti e ci porta a sprechi enormi con enormi impatti sull'ambiente. Ed ecco che si stanno diffondendo i Repair Cafè. Ora ne è nato uno anche a Roma.

di Marica Spagnesi

In zona Conca d'Oro, a Roma, si trova Aggiustatutto, il primo Repair Cafè in città. E' aperto tutti i pomeriggi dalle 17 alle 19,30 grazie a tre amici che, da qualche mese, hanno deciso di mettere insieme le loro competenze e passioni. L'obiettivo di questa vera e propria officina sociale non è soltanto la promozione ecologica e ambientale, attraverso il recupero e il riuso di beni di consumo, ma anche diventare un vero e proprio spazio di incontro, di mutuo aiuto tra i soci e di scambio culturale tra generazioni e culture. Nella prospettiva di un ritorno ad uno stile di vita compatibile con l'ambiente, il recupero e il riciclo diventano anche uno stimolo importante alla creatività e all'immaginazione per adulti e bambini che danno nuova vita a oggetti "da buttare" di ogni tipo.

Incontriamo Francesco Pelaia che nello spazio di Via Val di Lanzo, 45, tra ferri da stiro, phon, frullatori, lampade, giocattoli e una parete piena di attrezzi, ci racconta come è nato il progetto.

Qual è il significato di uno spazio come questo?

Ogni giorno, nelle nostre città, vengono gettate enormi quantità di oggetti, anche in buono stato. L'intento del Repair Café, è quello di dare agli oggetti una nuova prospettiva di utilizzo. Molte persone hanno dimenticato che è possibile riparare un oggetto o possono imparare a farlo. Riappropriarsi della tradizione del recupero è fondamentale, soprattutto considerando il periodo nel quale ogni azione a esso legata è un piccolo tassello a contrasto della crisi. Le azioni promosse dal Repair Café sono legate a un percorso sociale e culturale che mette in luce le competenze, spesso dimenticate, delle persone di età matura che possono trasmettere le proprie esperienze condividendo un obiettivo comune: la riparazione di un oggetto. Questa pratica virtuosa ha ricadute sull'ambiente grazie alla riduzione dell'utilizzo di materie prime e quello di energie per produrre nuovi oggetti. Il riuso contribuisce a ridurre le emissioni di CO2. Gli appuntamenti di riparazione insegnano a vivere gli oggetti sotto una nuova luce. E, ancora una volta, di apprezzarne il loro valore, divertendosi. Il nostro progetto vuole offrire al quartiere ed alla città un luogo dove attività artigiane "in via di estinzione" trovino spazio di espressione e di condivisione e dove si possa praticamente lavorare, recuperare e costruire manualmente.

A chi si rivolge il vostro progetto?

L'attività di Repair Café si rivolge a tutte le persone interessate a riutilizzare tutti quegli oggetti che l'obsolescenza programmata rende inutilizzabili o riparabili solo ad un costo troppo elevato oppure a tutto quanto meriti una "seconda vita" affettiva ad un costo ragionevole; sono benvenuti anche tutti coloro che siano curiosi di "sapere come funziona" di "sapere come si fa" vedendo artigiani all'opera o di cimentarsi partecipando al lavoro.

Come è nata l'idea di aprirne uno a Roma?

Sono stato sempre sensibile a queste tematiche, mi interessava molto il discorso della decrescita. Ho conosciuto questa realtà nata in Olanda e quindi sono partito per realizzarla insieme a due amici. Rodolfo Uberti Foppa e Guido Bertoldi.

Che lavoro fai?

Vengo da un altro mondo. Ero un dirigente nell'industria aeronautica. A un certo punto ho deciso di cambiare vita, nel 2007, e ho lasciato il lavoro. Non mi piaceva più l'ambiente che frequentavo e quel lavoro che non mi faceva stare bene. Con la liquidazione ho acquistato un appartamento e ci ho avviato un Bed and Breakfast.

Come hai iniziato ad aggiustare le cose?

Ho sempre avuto una buona manualità ma ho iniziato proprio occupandomi della manutenzione del Bed and Breakfast. Poi ho visto che la cosa mi piaceva e ho iniziato a svolgere l'attività di riparatore. Lo facevo nel garage di casa.

Come hai imparato ad aggiustare?

Mi è sempre piaciuto e mio nonno mi ha insegnato la maggior parte delle cose che so.

Quanto costa venire qui al repair cafè per far aggiustare un oggetto?

25 euro l'ora. Se hai bisogno di un intervento a domicilio non c'è diritto di chiamata e si paga solo se la riparazione è di propria soddisfazione.

Come si svolge la riparazione?

Repair Cafe1Si può chiedere di farla aggiustare oppure che venga insegnato ad aggiustarla da sé. E' un'attività di recupero a basso costo. Spesso è il ricambio che costa molto e talvolta proponiamo una modifica compatibile con l'uso che si deve fare di quell'oggetto. Comprare un oggetto nuovo quando si può riparare quello vecchio, è un enorme spreco di rifiuti e di risorse che può essere evitato.

Spesso, dal punto di vista economico, conviene ricomprare una cosa nuova piuttosto che farla riparare.

Sì, è vero, ma altrettanto spesso le cose che usiamo hanno anche una storia, un valore affettivo. Per esempio una lampada di famiglia che nessun elettricista ti aggiusta e nessun professionista lo farebbe. Venendo da noi, invece, questo si può fare e risolvere il problema.

Organizzate corsi per imparare a riparare?

Facciamo delle serate tematiche durante le quali le persone vengono e provano a riparare un oggetto o a risolvere un problema di un impianto, di un mobile, di una finestra in casa loro. Anche solo vedere, ad esempio, una lavastoviglie o un altro elettrodomestico smontato o lo scarico di un lavandino o un rubinetto ci può aiutare a capire come fare quando si è a casa da soli e l'elettrodomestico in questione non funziona o abbiamo una perdita d'acqua. Ci sono delle macroaree di intervento. C'è una parte meccanica e una elettrotecnica. Poi c'è l'idraulica, l'elettricità e la falegnameria. Insegniamo come verificare cosa funziona oppure no. Ci sono parti molto comunemente soggette a guasti e si impara come individuarle facendo prove e diagnosi.

Quanto costa un corso?

Le serate sono a offerta libera e vengono molte persone soprattutto sull'idraulica. Per l'elettricità casalinga lo stesso. Per i grandi elettrodomestici meno.

Dal punto di vista tecnico, gli elettrodomestici hanno delle aree simili per quanto riguarda la riparazione?

I motori elettrici hanno tutti una serie di problematiche comuni. Spesso, per esempio, sono i fili di alimentazione che non funzionano, quasi al 30 o 40 per cento. In particolare all'ingresso del filo di alimentazione. Quindi si buttano spesso elettrodomestici che sarebbero perfettamente funzionanti se cambiassimo semplicemente il filo. Cioè è una riparazione di dieci minuti e con pochissima spesa. Cambiare la cinghia del motore di una lavatrice, allo stesso modo, richiede non più di 15 minuti.

Perché la maggior parte di noi non sa riparare?

Noi siamo stati educati a consumare e questa nostra propensione al consumo fa sì che il recupero sia una controtendenza. L'altro aspetto è che noi valutiamo molto il nostro tempo libero in termini di utilità marginale. Il nostro tempo libero ha un valore enorme visto che è poco e quindi tendenzialmente non vogliamo dedicarlo ad attività che siano riconducibili ad altro lavoro. E' ormai la norma che si preferisca spendere soldi piuttosto che perdere 30 minuti per riparare un oggetto. Non si percepisce, però, che non si tratta solo del costo relativo all'acquisto ma di un notevole costo sociale in termini di inquinamento e di smaltimento dei rifiuti. Gli elettrodomestici in genere hanno un impatto pesantissimo a livello ambientale. Anche perché ogni elettrodomestico per essere smaltito deve essere smembrato in quanto le sue componenti sono diverse tra rifiuti di plastica, elettrici, elettronici, metallici. E' quindi complicato. Un frigorifero, ad esempio, fa un volume di rifiuto enorme.

La riparazione può essere la risposta all'obsolescenza programmata?

Non sempre, purtroppo. I produttori fanno pagare in modo esagerato le componenti di ricambio. Una scheda elettronica di un frigorifero costa 110 euro quando lo stesso frigorifero ne costa 200. Lo fanno perché a loro conviene venderne uno nuovo. L'obsolescenza programmata esiste proprio per fare in modo che gli elettrodomestici vengano regolarmente ricomprati e non è un mito come molti credono ma la realtà. In Francia esiste un progetto di legge a tutela dei consumatori proprio a sostegno di tutto questo (In Svezia hanno proposto sgravi fiscali a chi ripara le cose, NDR). Infiltrazioni, umidità, guasti possono esserci, naturalmente, ma non sono tali da giustificare la quantità di casi. Sul tema dell'elettronica purtroppo è difficile intervenire perché le schede sono fatte in modo da rendere difficilissima la sostituzione delle singole componenti. A un certo punto dobbiamo arrenderci anche noi.

Fate corsi per i bambini?

Abbiamo pensato di organizzare un corso a gennaio proprio per i bambini con i giocattoli di Natale rotti. Sulle attività con i bambini così come anche sulle altre nostre attività ci piacerebbe fare corsi itineranti.

Quante persone si rivolgono al Repair Cafè?

L'idea piace a tutti ma poi dall'idea al fatto di iniziare davvero a cambiare la mentalità dell'usa e getta il passo è lungo. In Olanda hanno iniziato per esempio con un pullman itinerante.

Che cos'è la biblioteca degli attrezzi?

Vorremmo fare una libreria degli attrezzi. Si lasciano qui gli attrezzi a disposizione di tutti. Quegli attrezzi che non ci servono tutti i giorni. Così come anche tutti i tipi di cacciavite particolari e professionali che restano qui a disposizione dei soci: frese, decespugliatori, cacciaviti particolari che si usano raramente ma che sono essenziali per riparare i nostri elettrodomestici. In questo modo si evita di acquistare tutti la stessa cosa ma si mette in comune ciò che si ha.

Quali altri progetti ci sono?

Un progetto con le persone disabili che vorremmo presentare presso le varie sedi istituzionali. Un altro aspetto che ci interessa è coinvolgere le persone anziane. Non solo per insegnare loro delle cose ma anche per coinvolgerli come insegnanti di abilità che abbiamo perso.

Per quanto riguarda le donne?

Ci manca, in effetti, tutto un ambito che è sempre stato quello femminile di riparazione degli abiti, di rammendo e recupero che si è quasi completamente perso e che invece è essenziale recuperare.

Quello che fate può diventare un vero e proprio lavoro che dia un reddito per vivere?

Nel nostro caso no, non rientra per ora nei nostri obiettivi. E' molto importante, però, pensare che per esempio attraverso i nostri corsi molte persone, ad esempio giovani, immigrati, disoccupati possano iniziare ad acquisire delle abilità da far crescere e che possano poi essere incanalate in un percorso professionale futuro.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/repair-cafe-anche-a-roma-riparare-riciclare-riusare

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Mon, 09 Jan 2017 09:00:21 +0000
ECONOMISTA, UN MESTIERE DA RIPENSARE http://coscienzeinrete.net/economia/item/2854-economista-un-mestiere-da-ripensare http://coscienzeinrete.net/economia/item/2854-economista-un-mestiere-da-ripensare

Economista3Recentemente, molte delle teorie economiche più diffuse vengono rimesse sotto esame perchè dimostratesi fallaci, irrealistiche, , e comunque non in grado di dimostrare la realtà dei fatti per quale è. Nell'Unione Europea , ad esempio, abbiamo avuto le tragiche politiche economiche di austerità imposte alla Grecia che avrebbero dovuto creare ricchezza, ma che sono state solo in grado di produrre povertà e disoccupazione.

Ieri il quotidiano britannico "The Telegraph " Pubblicava un interessante articolo ad opera di Jeremy Warner sul fallimento di gran parte dell'Economia moderna e sulla necessità di ripensarne la funzione. Potete leggere l'originale QUI.

 di Fabio Lungano

L'autore parte dalla semplice considerazione che le previsioni dei principali organi economici mondiali si sono rivelate irrimediabilmente false. Ad esempio partiamo dalle previsioni sulla crescita del Fondo Monetario Internazionale , che potete vedere qui:

Economista

Se guardate il grafico relativo alla previsioni di crescita , potete vedere come perfino lo FMI prima non sia stato in grado di prevedere in modo corretto gli effetti della grande crisi finanziaria del 2007 , quindi non abbia previsto neppure l'evoluzione successiva. Però il FMI pretende di contenere il Gotha della scienza economica mondiale, tanto da indicare le politiche economiche da svolgere nei singoli paesi, come fa a dare queste guide quando non è neppure in grado di fare previsioni di massima corrette sull'andamento dell'economia mondiale ? L'articolo poi riporta due esempi ulteriori di fallimento degli economisti: il Brexit, che avrebbe dovuto portare ad un sanguinoso taglio della crescita economica e del benessere, taglio che ancora non si è visto e che neppure è all'orizzonte, e l'elezione di Trump che da un lato non è stato seguito dall'olocausto economico annunciato , anzi, e dall'altro pone soluzioni di politica economica eterodosse rispetto al mainstream accademico.

Quali possono essere le cause di questo fallimento ? Anche in questo l'articolo in questione dà alcune indicazione condivisibili che possiamo riassumere in due gruppi principali :

a) quella che Paul Romer ha definito la "Mathiness", cioè la matematizzazione forzata dell'economia.Il tentativo di ridurre tutta la materia economica ad una serie di modelli matematici perfetti, distaccati da ogni morale tanto da essere, spesso, distaccati pure dal mondo reale. Adam Smith quando scriveva di economia non era un professore di economia o di matematica, ma di filosofia morale. Il fatto di aver tentato di rendere più"Matematica" ed asettica l'economia ha fallito nella creazione di modelli previsionali efficienti, come nota anche Andy Haldane, economista capo della BoE. Le risposte al fallimento dei modelli previsionali sono degne di ilarità. Il premio Nobel Robert Lucas, quando gli si è chiesto del fallimento dei modelli del FMI nel prevedere la crisi del 2007 ha risposto che "Il modello non prevede la crisi, ma quello che sarebbe successo senza la crisi"... Grazie all'economista .... Allo stesso modo la risposta di chi aveva annunciato disastri economici post Brexit è stata che i disastri vi sarebbero stati nel caso di un Brexit immediato e "Duro"... cioè solo alle loro condizioni. Insomma se qualsiasi non va la colpa non è del modello, ma della realtà cinica e bara.

b) Un secondo pesante problema è quello del" Groupthinking", che in italiano si potrebbe tradurre come "Sindrome di Don Abbondio" o "Sindrome della pecora". L'economista, molto più di tanti altri ricercatori universitari, vive nel suo piccolo mondo accademico fatto di piccole cose e di scarso riscontro con la realtà. Quindi ha la tendenza ad abbracciare le idee del proprio ecosistema-gregge piuttosto che provare a pensare con la propria testa. Questo fenomeno è tanto più sensibile quando il distaccarsi dal Groupthinking potrebbe portare a danni al proprio portafoglio fatto di borse di studio o di piccole ricerche ed alla propria notorietà di piccoli interventi televisivi. Insomma l'ecosistema sociale è fatto di pochi predatori e di tante prede, le quali si muovono in branco. Sapete come fanno i pastori a tenere un piccolo gregge in un posto ? Legano ad un albero un animale e gli altri gli si aduneranno attorno, anche se la posizione del singolo animale è illogica nell'ottica complessiva. del resto l'economista medio ha anche un altro difetto: una scarsa interdisciplinarietà, fenomeno tanto più grave per una scienza sociale.Questi due grafici di Andy Haldane mostrano bene il difetto , il primo indicando l'etereogeneicità delle citazioni e la tabella mostrando la frequenza delle citazioni interdisciplinari.

Economista1

 

Economista2

Gli economisti si parlano fra di loro, spesso anche addosso. Preferiscono citare, come mi è capitato recentemente di leggere, uno scritto evidentemente errato e già contraddetto, ma di un altro economista, piuttosto che ragionare "Cum Grano Salis" e guardare agli esempi della storia.

Ora si spera che alcune evoluzioni , come quelle degli "Agent Based Models" in cui si valuta l'interazione fra i singoli agenti basandosi sulla possibilità di elaborare enormi quantità di dati. Praticamente un'evoluzione raffinata e tecnologica della teoria dei giochi che già ha avuto riscontri in strategia o nel controllo di volo e nelle simulazioni militari. Comunque l'economista deve aprire un po' di più la sua mente al mondo esterno,alle interazioni sociali e culturali, al confronto con altre discipline. In caso contrario proseguirà la sua produzione di errori, e soprattutto di errori socialmente devastanti.

fonte: http://scenarieconomici.it/economista-un-mestiere-da-ripensare/

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Sat, 07 Jan 2017 10:58:23 +0000
95 miliardi buttati nel gioco, la prova che l’Italia si sta ammazzando da sola http://coscienzeinrete.net/economia/item/2852-95-miliardi-buttati-nel-gioco-la-prova-che-l-italia-si-sta-ammazzando-da-sola http://coscienzeinrete.net/economia/item/2852-95-miliardi-buttati-nel-gioco-la-prova-che-l-italia-si-sta-ammazzando-da-sola

95miliardi95 miliardi di euro sono più o meno il 4,4% del Pil italiano. Più del doppio di quanto le famiglie italiane spendano ogni anno tra tasse, rette, lezioni private trasporto scolastico. Più di quanto - il 4,1% del prodotto interno lordo - lo Stato spenda ogni anno per l'istruzione. Poco meno del crollo degli investimenti in Italia tra il 2007 e il 2015, pari a 109 miliardi di euro. Non molto meno dei 129 miliardi all'anno che spendiamo, noi tutti 60 milioni di italiani, per mangiare.

di Francesco Cancellato

95 miliardi è quanto gli italiani hanno speso in un anno nel gioco d'azzardo. Macchinette, scommesse online, gratta e vinci, lotterie varie. Numeri da record, che surclassano gli 88 miliardi del 2015 - +7%, nemmeno il Pil cinese cresce a questa velocità - e doppiano i 47,5 miliardi del 2008. Alla faccia della recessione, della disoccupazione da record, delle fabbriche che chiudono, dei consumi al palo, della rabbia anti-governativa, contro tutte le élite e tutti gli establishment.

95miliardi195 miliardi è quanto gli italiani hanno speso in un anno nel gioco d'azzardo. Più del doppio di quanto le famiglie italiane spendano ogni anno tra tasse, rette, lezioni private trasporto scolastico. 
95 miliardi che alimentano le casse dello Stato con un gettito anch'esso da record. 18,5 miliardi, per la precisione. 5 miliardi in più di quanto la Apple si dice abbia eluso al fisco irlandese. Un extragettito sontuoso alimentato soprattutto da giovani adulti con prole e con stipendi bassi, in quello che risulta essere un clamoroso caso di imposizione fiscale regressiva, che ha pochi eguali nella storia dell'umanità. Prenda nota, chi parla di disuguaglianze.

95 miliardi vogliono dire 260 milioni al giorno, 3.012 euro al secondo. Soprattutto, sono 1583 euro a testa, per ogni italiano. Una cifra che ha pochi eguali al mondo. La metà delle quali finiscono in una delle 414mila slot machine - una ogni 143 abitanti - disseminate su tutto il territorio nazionale, molte delle quali in mano alla criminalità organizzata che le usa per riciclare il denaro sporco. Per dare un'idea, in tutti gli Stati Uniti ce ne sono circa 800mila.

95 miliardi sono la misura della disperazione, della superstizione, del pensiero (pseudo, ndr)magico, della clamorosa ignoranza di un Paese che si auto-celebra ogni giorno come la culla della cultura globale. 95 miliardi sono i motivi per prendercela con noi stessi, senza scomodare nessun potere occulto. La prova regina del fatto che potremmo salvarci da soli, senza particolari problemi, se non fossimo così cocciutamente impegnati ad autodistruggerci.

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2016/12/31/95-miliardi-buttati-nel-gioco-la-prova-che-litalia-si-sta-ammazzando-d/32845/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Thu, 05 Jan 2017 10:39:01 +0000
Il bellissimo esempio di Giuseppe e della sua Convert. Una buona notizia per cominciare il nuovo anno ! http://coscienzeinrete.net/economia/item/2849-il-bellissimo-esempio-di-giuseppe-e-della-sua-convert-una-buona-notizia-per-cominciare-il-nuovo-anno http://coscienzeinrete.net/economia/item/2849-il-bellissimo-esempio-di-giuseppe-e-della-sua-convert-una-buona-notizia-per-cominciare-il-nuovo-anno

giuseppemoro1Va veramente tutto male? No: è, solo questione di amore e di coscienza. Quando ce li mettiamo, le cose vanno bene, in modo a volte sorprendente. Ma di cosa parliamo?

Se venite alla nostra base – la base di Coscienze in Rete - la Locanda della Quercia Calante, potete vedere tre bellissime “vele” fotovoltaiche che inseguono il sole dalla mattina alla sera per produrre energia elettrica pulita. Dieci anni fa il nostro amico Giuseppe Moro, “Peppe” per noi – uno “dei nostri”, un imprenditore sempre attento a tutto ciò che è socialmente utile e buono, ci propose di montarle alla Locanda. E a noi piacque molto questa idea di tre enormi girasoli che inseguivano il Padre Sole con un continuo gesto d’amore e di riconoscenza. Lo fanno da un decennio, e per noi e per i nostri ospiti è un piacere ogni tanto vedere come procede il movimento, l’andamento di questo bel rapporto d’amore.

Nelle scorse ore abbiamo visto il volto di Giuseppe su diversi giornali, che riportavano con sorpresa un evento ben diverso dalla solita descrizione delle cattiverie, delle predazioni e del Male diffusi nel mondo. Scrivevano che Giuseppe, visto che la sua società nell’ultimo anno - proprio producendo tanti girasoli fotovoltaici - ha triplicato il proprio fatturato, ha deciso di dare ai suoi dipendenti due stipendi in più. Sì: proprio due stipendi in più. Trovando “naturale” condividere con i propri collaboratori il risultato di un buon lavoro fatto insieme.

 

continua a leggere in basso...

Così come qualche anno fa aveva deciso di pagare l’IMU ai propri dipendenti.

Che bella cosa, non trovate?

Come può essere bello, come può scaldare il cuore ed attivare la mente in senso positivo vedere una coscienza che ha il cuore caldo, le idee chiare e il coraggio di attuare qualcosa di veramente buono. Anche e proprio in totale controtendenza. Che bellissimo esempio di fattività positiva !

Ecco la parola “esempio”.

Voi direte: che bello… ma tantissimi fanno il contrario.

Ecco smettiamo di farci annichilire da quello che non va, ed usiamolo solamente per reagire e contribuire anche noi, qualsiasi cosa facciamo, ad andare nelle direzioni giuste. Che esempi del genere ci indicano con forza.

Che le anime coscienti ne traggano coraggio.

Il denaro, ad usarlo bene, è come il sangue per l’organismo: porta vita, ma deve circolare liberamente ovunque nella società. Se un organo lo tenesse per sé farebbe ammalare il resto del corpo. Così come fanno tanti imprenditori, finanzieri, commercianti, professionisti, politici, pensando che il bene sia tenere – stupidamente - invece che distribuire con saggezza.

Il gesto di Giuseppe non solo è “caldo” dal punto di vista dell’impulso amoroso, ma è anche “illuminato” dal punto di vista della coscienza, in quanto aiuta le persone ad essere migliori, le incoraggia a lavorare meglio e con maggiore cura ed entusiasmo. E quindi fa anche bene alla sua azienda, la Convert Italia, dal punto di vista dell’efficienza e della solidità.

Distribuire con saggezza è un gesto intelligente sia dal punto di vista del cuore che dell’utilità sociale.

Per chi volesse saperne di più, ecco un link giornalistico: http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_gennaio_01/azienda-romana-triplica-fatturato-regala-due-mensilita-dipendenti-53493ee8-d010-11e6-a287-5b1c5604d8ca.shtml

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carotenutoteam@iol.it (Fausto Carotenuto) Economia Tue, 03 Jan 2017 07:22:55 +0000
Approvato l'accordo per la Torino Lione? Ne abbiamo viste tante e non ci demoralizziamo, tranquilli http://coscienzeinrete.net/economia/item/2845-approvato-l-accordo-per-la-torino-lione-ne-abbiamo-viste-tante-e-non-ci-demoralizziamo-tranquilli http://coscienzeinrete.net/economia/item/2845-approvato-l-accordo-per-la-torino-lione-ne-abbiamo-viste-tante-e-non-ci-demoralizziamo-tranquilli

TAV ApprovataCon 285 voti favorevoli, 103 contrari e 3 astenuti la Camera ha ratificato l'accordo di Parigi 2015 e Venezia 2016 relativi al progetto Torino-Lione, ovvero il via libera a progettare e realizzare il tunnel trasfrontaliero di 57 km, quello che non esiste e per molto tempo, politica e informazione, hanno spacciato al posto del tunnel esplorativo esistente oggi.

Hanno votato a favore Pd, Forza Italia, Ap-Ncd, Lega Nord, Civici e Innovatori, Ala-Scelta Civica, Democrazia Solidale-Cd, Fdi-An. Contrari M5s, Sinistra Italiana-Sel, Alternativa Libera.

Ci teniamo a ribadire i voti e nei prossimi giorni non mancheremo di pubblicare i nomi dei votanti perchè, su di loro gravano enormi responsabilità del presente e del futuro del nostro Paese. Bisognerà ricordarsi di loro ogni volta che ci sarà un terremoto, un alluvione, un tetto di una scuola che crolla o semplicemente un esame all'ospedale che non si potrà prenotare prima di un anno; tutte le volte che ci chiameranno a fare dei sacrifici perchè "non ci sono i soldi".

 

CIR cmcPerchè con questa scelta il sistema dei partiti e i politici che campano di questo ha determinato quali siano le priorità, secondo loro, del paese: indebitare ulteriormente l'Italia per un'opera dimostrata inutile, costosa e dannosa (al territorio e alle casse pubbliche). La politica del palazzo ha determinato le priorità, ma per chi dovremmo chieder loro? Perchè quest'opera garantisce continuità con il sistema delle grandi opere che ha da sempre foraggiato non solo mafie e malaffare, ma interi ceti politici e industriali, che con disinvoltura e facendosi le leggi, le hanno usate come bancomat per prelevare denaro pubblico (anche quello europeo lo è) per autofinanziarsi e finanziare ditte amiche.

Il progetto del corridoio 5, quello che alcuni hanno citato in aula oggi, è naufragato da molto tempo: Lisbona, Kiev e i vari angoli del corridoio sono falliti da tempo e una ferrovia internazionale collega già l'Italia e la Francia, solo che non ci sono merci che devono viaggiare (nemmeno sui tir).

Inoltre, quelli che oggi si riempiono la bocca del "bene dell'Italia" dovranno poi spiegare a tutti perchè hanno finanziato un progetto che non ha ancora un costo certo e come mai l'Italia paga buona parte della tratta di competenza della Francia e come mai ogni km della galleria di base costa quasi 5 volte più della Francia.

Ora, sono 25 anni che spieghiamo con scrupolo (e siamo sempre pronti a farlo) tutte le ragioni tecniche, economiche, ambientali e sociali sul perchè ci opponiamo a questa grande inutile opera dannosa. Lo continuiamo a fare anche dopo tutti i modi messi in campo per fermarci, mandando la magistratura avanti a fare il lavoro sporco che la politica ha sempre rifiutato di fare perchè perso in partenza.

Abbiamo visto passare apporre di firme, presidenti del consiglio, presidenti della Repubblica, politici e giornalisti eppure siamo ancora in splendida forma e pronti a studiare i nuovi scenari di conflitto che si apriranno sul nostro territorio, ci siamo già portati avanti da tempo!

Il tempo è dalla nostra parte del resto non ci saremmo mai aspettati che la città di Torino uscisse dall'Osservatorio tempo fa; non avremmo pensato di vincere un referendum e far traballare il trono di Renzi e quindi siamo fiduciosi e diciamo di avere calma e pazienza, le cose che non sono così definitive come vorrebbero farci credere.

Detto questo, lasciamo sbraitare chi oggi ha da festeggiare, ma vogliamo dirlo a tutti: ricordatevene perchè festeggiano sulla nostra pelle, sulle nostre pensioni, sul futuro di tutti perchè ogni euro speso per il Tav è un euro rubato a qualcosa di utile per tutti e tutte.

Ci fanno pena quei giornalisti che finalmente sono riusciti a scrivere l'articolo della vita, e parlano della Torino Lione come se fosse la scoperta di una cura alla malattia del secolo.

Fonte: http://www.notav.info/post/approvato-laccordo-per-la-torino-lione-ne-abbiamo-viste-tante-e-non-ci-demoralizziamo-tranquilli/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Wed, 21 Dec 2016 15:06:55 +0000
Galloni: “L’Italia doveva morire. E’ una potenza scomoda.” Ecco perchè http://coscienzeinrete.net/economia/item/2841-galloni-l-italia-doveva-morire-e-una-potenza-scomoda-ecco-perche http://coscienzeinrete.net/economia/item/2841-galloni-l-italia-doveva-morire-e-una-potenza-scomoda-ecco-perche

CIR Montepaschi GalloniIn queste ore si parla tanto del Caso Monte dei Paschi, solo l'ultimo in una serie di crolli bancari. Per inquadrare come mai avvengano, e cosa si può fare per rimettere seriamente a posto l'Italia dal punto di vista economico, vi proponiamo quest'intervista al prof. Antonino Galloni, in cui si parte da lontano per arrivare a capire esattamente come e perchè ci vogliono sempre più in povertà, chi sono stati i principali complici di chi ha voluto questo declino, e cosa si può fare per uscire dalla spirale.

Galloni byoblu1Il primo colpo storico contro l'Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall'allora Ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e "nonno" della Grande Privatizzazione che ha smantellato l'industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E' il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d'Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese.

Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell'Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l'Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all'euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi......
A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della "casta" corrotta della Prima Repubblica, c'è chi è pronto a sacrificare l'Italia all'Europa "tedesca", naturalmente all'insaputa degli italiani.

Galloni byobluE' la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog "Byoblu". Nel 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell'eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca.
Andreotti era al corrente del piano contro l'Italia e tentò di opporvisi. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno "remava contro" il piano franco-tedesco. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l'ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l'aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul "pizzino", scrisse la domanda decisiva: "Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?". Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».

Galloni byoblu2Questa, riassume Galloni, è l'origine della "inspiegabile" tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l'Italia. Il primo è l'omicidio di Enrico Mattei, e il secondo è l'eliminazione di Aldo Moro, l'uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle "seconde Br": non più l'organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel'aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo "Petrolio" aveva denunciato i mandanti dell'omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell'Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista "francese": agenti dell'ex Oas inquadrati dalla Cia nell'organizzazione terroristica "Stay Behind" (in Italia, "Gladio") avrebbero sabotato l'aereo di Mattei con l'aiuto di manovalanza mafiosa.

Alla fine degli anni '80, Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d'Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d'Italia a fare da "prestatrice di ultima istanza" comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all' investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l'impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi "investitori" privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un "problema", ma esattamente l'obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell'industria e dell'occupazione.

Galloni byoblu4Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d'Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L'industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall' idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: racconta Galloni , "feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell' acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l'inizio della nostra deindustrializzazione».

Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto... Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni '90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il "motore" di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell'industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell'Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la BancaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.

Galloni byoblu5Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del "Glass-Steagall Act" nasce la "banca universale", cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all' economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie speculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E' il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l'aveva sostenuta, puntando sul boom dell'e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della "catena di Sant'Antonio", tenuti buoni con la storiella della "fiducia" nell'imminente "ripresa", sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».

Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l'emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all' altra, sapendo che l'altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».

Galloni byoblu6Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il "quantitative easing" della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità.

A monte: a soffrire è l'intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata "disabilitata" col divorzio tra Tesoro e Bankitalia.
Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell'ingresso nell'Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.

Per l'Europa "lacrime e sangue", il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c'è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d'uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema.
Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil.

Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L'importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita».
A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico».

FONTE: http://www.libreidee.org/2013/05/italia-potenza-scomoda-dovevamo-morire-ecco-come/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Sat, 10 Dec 2016 10:11:24 +0000
Il "watchdog della politica economica italiana"? E' una ditta di marketing che lavora per l'establishment http://coscienzeinrete.net/economia/item/2840-il-watchdog-della-politica-economica-italiana-e-una-ditta-di-marketing-che-lavora-per-l-establishment http://coscienzeinrete.net/economia/item/2840-il-watchdog-della-politica-economica-italiana-e-una-ditta-di-marketing-che-lavora-per-l-establishment

Può essere che l'esito referendario abbia messo un bel po' di paura agli eurocrati: evidentemente noi Italiani siamo meno scemi di quanto gli sembravamo.

Qualcuno magari si sarà detto: "Questi non se le bevono proprio tutte, vuoi vedere che adesso magari aumenta il numero di quelli che vogliono uscire dall'Euro?"

Chi lo sa se è andata effettivamente così. Certo che però colpisce il fatto che in cima alla colonna dei blog de ilfattoquotidiano.it oggi spicchi un titolo molto forte: questo...

1Watchdog

Caspita! Lo dice Lavoce.info "il cane da guardia della politica economica italiana", mica pizza e fichi...

Deve essere una voce imparziale, per potersi fregiare di contanto titolo.

O meglio, dovrebbe...

 

CIR WatchdogOra prendiamo in considerazione tre diversi lettori: uno superficiale, che scorre il titolo e va avanti, uno che legge l'articolo, ma non conosce la materia, ed infine uno che legge l'articolo e conosce la materia.

Quindi se fosse un lettore superficiale e non aprisse l'articolo, come probabilmente fa una gran parte dei lettori, immagazinerebbe nella sua mente la seguente informazione: "Euro-BENE/Lira-MALE"

Il lettore che vuole approfondire troverebbe un articolo allarmante sul fatto che un'uscita dall'Euro sarebbe una catastrofe per questo, questo e quest'altro motivo...

...e a quel punto, se fosse un lettore privo di adeguate conoscenze di economia, immagazinerebbe anche lui l'informazione "Euro-BENE/Lira-MALE".

Nel caso invece in cui fosse un lettore attento e con adeguate conoscenze della materia, si renderebbe immediatamente conto che l'articolo contiene grossolanità oltre che assunti che non stanno nè in cielo nè in terra. E anche se fosse un economista pro-euro si troverebbe a dover concludere che si tratta di un articolo-spazzatura. Quindi si può dire che solo in un caso su tre il messaggio "Euro-BENE/Lira-MALE" non passerebbe. In realtà i casi in cui il messaggio non passa sono molti di meno, ma per facilità di lettura diciamo 1 su 3.

Ora, è preferibile non dilungarsi tanto sulla "fantasy economics" dell'autore dell'articolo, mostreremo un paio di passaggi molto discutibili, ma non ci soffermeremo troppo sui contenuti, perchè non sono quelli il punto.

Frasi tipo "esempio: un'obbligazione in euro che quota a 100 con una svalutazione attesa del 50 per cento"...

Svalutazione attesa del 50%? E perchè? Se dobbiamo proprio fare paura, diciamo il 75%, il 90%, o perchè no, il 100%! :D

Oppure

"I titoli di stato dovrebbero essere ridenominati in valuta nazionale, altrimenti il debito pubblico sarebbe insostenibile... Forti vendite finché i prezzi non scontano pienamente la svalutazione attesa con rilevanti perdite per gli investitori esteri, che potrebbero reagire uscendo dal nostro mercato e rendere così difficile il rifinanziamento del debito in scadenza."

Frase che lascia il tempo che trova, perchè un ritorno alla Lira fatto bene, con un giusto ritorno ad un sano rapporto tra il Ministero del Tesoro e Bankitalia (pre-1981), significherebbe che il debito pubblico sarebbe invece molto più sostenibile.

Per non parlare della completa assenza dall'articolo della menzione di anche uno dei numerosi benefici economici per uno stato che ha il controllo della propria economia. Anche quelli li lasciamo a chi vuole approfondire, basta cercarsi un video di Nino Galloni, se proprio non si vuole aprire un libro di economia.

No. Non c'interessa più di tanto confutare delle argomentazioni a metà. 

C'interessa di più andare a vedere CHI E' "il watchdog della politica economica italiana".

Si autodefinisce così la testata on-line: lavoce.info 

Grazie al cielo esistono i siti "whois", che permettono di andare a vedere a chi appartiene un determinato dominio (sito).

A chi appartiene "il watchdog della politica economica italiana"?

A questi qui:

1Watchdog1

Sequel srl.

Ah, e cosa fa la Sequel srl?

Questo:

 1Watchdog2

Sono una società di marketing, specializzata sulle attività web-based, tra le quali spicca "progettazioni e realizzazioni editoriali".

Evidentemente, realizzazioni come "lavoce.info".

Quindi "il guardiano della politica economica italiana" è la realizzazione editoriale di una società di marketing. Credo che sappiamo tutti che per definizione chi fa marketing non sia il massimo dell'imparzialità. Un call-center che vi vuole vendere un abbonamento a TIM non vi dirà mai che l'abbonamento ad un altro operatore costa di meno, giusto?

E allora vediamo chi sono i clienti di questa Sequel srl.

Eccoli qua:

 

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1Watchdog4Banche, telecomunicazioni, carte di credito, multinazionali, grandi società varie.

La Sequel Srl, quindi, è un piazzista glorificato per quello che può tranquillamente essere definito "l'establishment". Ed in questa veste è proprietaria e gestrice del "cane da guardia della politica economica italiana".

Ora si capisce perchè non abbiamo insistito tanto per confutare i tecnicismi?

Avete mai visto, ad esempio, un rappresentante della folletto venire a casa vostra a dirvi che l'aspirapolvere della Hoover è molto meglio e costa la metà?

Ovviamente, no.

1Watchdog7Per capire quale aspirapolvere comprare, oltre al rappresentante porta a porta, magari vi rechereste anche in un negozio di elettrodomestici per provarne alcuni e comparare i prezzi, prima di scegliere.

Ora, un giornale come Il Fatto Quotidiano, non dovrebbe prestarsi ad un simile gioco di prestigio. E confidiamo che si tratti di un disguido dovuto a mera superficialità.

E' giusto dare spazio a tutti i punti di vista, di modo che possa esserci confronto delle idee, ma i redattori de Il Fatto dovrebbero stare più attenti, perche tali articoli non possono essere presentati come provenienti da "il watchdog della politica economica italiana". Se li vogliono far comparire sulla loro diffusissima area blog facciano pure, ma senza quella dicitura. Anzi, possibilmente con l'avvertenza "Questo articolo è scritto per conto di una società di marketing che lavora per..." perchè altrimenti qualcuno potrebbe pensare che Il Fatto voglia in qualche modo contribuire a spargere informazioni ingannevoli.

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Economia Wed, 07 Dec 2016 10:32:54 +0000
Dove vai se Goldman Sachs non ce l'hai? http://coscienzeinrete.net/economia/item/2836-dove-vai-se-goldman-sachs-non-ce-l-hai http://coscienzeinrete.net/economia/item/2836-dove-vai-se-goldman-sachs-non-ce-l-hai

cir 3PresidentiE' stato divertente ascoltare e leggere varie opinioni sulla vittoria di Trump e su come sarebbero cambiate le cose con il nuovo presidente eletto. Prima le bufale elettorali, tipo che Trump era il candidato contro i poteri forti, e post-elezioni addirittura c'è chi ha scritto che Trump meditava di resuscitare il gold standard.

Che teneri.

Ma andiamo al sodo, e vediamo chi ha scelto Mr. Candidatocontroipoteriforti come Treasure Secretary (ministro del tesoro): Steven Mnuchin.

Questo si che è uno schiaffo all'establishment!

Ah no, scusate. Mnuchin è un banchiere con 17 anni di Goldman Sachs alle spalle, e un bel periodo passato a lavorare per Soros. Niente schiaffo all'establishment. Mnuchin è la personificazione dell'establishment. 

E questa è la prima cosa che ha detto: "Vogliamo abolire tutte quelle regole della legge Dodd-Frank che ostacolano i prestiti delle banche soprattutto verso le piccole imprese". Che suona molto bene, peccato che sia stata proprio l'assenza di quelle regolette a creare la bolla dei sub-prime, con conseguente crisi globale. Complimenti vivissimi. 

 

 

MNUCHIN ANGELMa torniamo indietro di una ventina d'anni, e diamo un'occhiata ai vari segretari del tesoro americani, a partire dalla presidenza del marito di Hillary.

Il segretario del tesoro i Bill Clinton fu Robert Rubin, ventisei anni alla Goldman Sachs, dove è stato membro del consiglio di amministrazione e dove ha ricoperto il ruolo di Co-Presidente dal 1990 al 1992.

Dopo "wild" Bill, fu la volta di Bush Jr., che scelse Henry Paulson, il quale entrò a far parte dell'ufficio di Chicago di Goldman Sachs nel 1974, diventandone socio nel 1982 e socio dirigente nel 1988. Fu condirettore della divisione aziendale di investment banking nel periodo 1990-1994, quando fu nominato presidente e chief operating officer. Divenne presidente e amministratore delegato di Goldman Sachs nel 1999.

Obama segnò apparentemente una svolta, con Timothy Geithner, che non veniva da Goldman Sachs. Veniva direttamente dalla Kissinger Associates, ma era anche stato pupillo di Henry Paulson (il tesoriere di Bush), oltre che figura di spicco del CFR e del FMI. Quindi non direttamente un uomo di GS, ma non esattamente un nemico dell'establishment.

Ora Trump torna a quella che ormai si può definire una tradizione, con la scelta di Mnuchin.

I più attenti avranno notato che cambiano le facce, cambiano gli slogan, che alcuni fanno i buoni, altri i cattivi, ma alla fine, la gestione dei soldi resta in mano sempre agli stessi. 

Con buona pace dei poveracci che hanno votato Trump per avere un cambiamento, ma anche dei poveracci che hanno votato Hillary e che protestano non si sa bene che, visto che se anche rifacessero le elezioni, le cose che "pesano" veramente resterebbero in mano alla stessa cricca.

Ma non vi preoccupate, perchè da noi, invece, le cose vanno molto diversamente.

Uh.

No.

Vanno esattamente allo stesso modo, come potete leggere qui sotto. Una volta letto, però. chiedetevi come mai i nomi riportati nell'articolo sono quasi tutti a favore del si nel referendum costituzionale. Siete sicuri che sia per il nostro bene?

Tutti gli uomini di Goldman Sachs in Italia

di Cesare Mais

mario draghi2Tra gli italiani prominenti che hanno lavorato con Goldman Sachs, Mario Draghi – presidente della Bce dal 2011 – e' non solo il piu' famoso ma anche l'unico che vi abbia ricoperto un ruolo a tempo pieno, visto che fu vice-chairman e managing director di Goldman Sachs International nonché membro del management committee globale della potente banca americana dal 2002 al 2005.

In Italia hanno avuto rapporti di consulenza con GS come advisors, a varie riprese, molti personaggi del mondo politico, soprattutto nella fase in cui l'istituto newyorkese aveva bisogno di crearsi potenti connessioni "romane" per la privatizzazione di aziende pubbliche e del para­stato. Il piu' noto degli uomini di Goldman Sachs in Italia, per anni molto influente (adesso assente dalla scena) e' stato Gianni Letta, eminenza grigia di Silvio Berlusconi nella Capitale e gran commis di tutti i governi di centro­destra (nonche' zio del premier piddino Enrico Letta, defenestrato dall'attuale primo ministro e segretario del PD Matteo Renzi).

mario montiCi sono poi Romano Prodi e Mario Monti. Nell'orbita di Goldman come consulenti sul rischio paese e sul retroterra politico troviamo l'ex primo ministro dei governi di centro­sinistra targati Ulivo, ed ex presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, e l'ex presidente del consiglio Mario Monti, nominato senatore ad personam dall'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano (Monti nel novembre 2011 fu il primo dei tre premier ad entrare a Palazzo Chigi senza passare per il voto elettorale, seguito appunto da Enrico Letta e poi da Matteo Renzi. Monti prese il posto di Berlusconi).

In Italia il business di GS è assorbito quasi per intero da grandi aziende come Eni, Fiat (ora FCA, sede a Detroit, Londra e Olanda) e ovviamente tutto il cote' che ruota intorno al governo, alle imprese pubbliche e al parastato, ma anche aziende più piccole dai marchi noti impegnate in piani di globalizzazione, come Prada. Da notare che Claudio Costamagna, anche lui ex Goldman Sachs, e' stato nominato al vertice della CDP, Cassa Depositi e Prestiti; si rumoreggia a Roma che potrebbe dar vita a una nuova serie di privatizzazioni dell'era Renzi, piu' che far operare la CDP in funzione di merchant bank, come sembrerebbe voler indicare Palazzo Chigi.

Romano ProdiAltra recente nomina in orbita GS e' la presidenza del disastrato Monte dei Paschi di Siena (al posto del dimissionario Alessandro Profumo) di Massimo Tononi, 51 anni, presidente della Borsa Italiana e di Prysmian, già banchiere di Goldman e sottosegretario di Tommaso Padoa Schioppa al ministero del Tesoro tra il 2006 e il 2008, nel secondo governo Prodi. Ma i vertici di MPS cambiano ogni semestre, per cui Tononi potrebbe essere di passaggio.

Nel passato non troppo lontano fu Gianni Letta, assoldato da Goldman Sachs nel 2007, a raccomandare alla banca americana di non impicciarsi di una situazione puramente politica, assai ingarbugliata e dove si rischiava di perdere soldi, come quella del salvataggio Alitalia. Romano Prodi è stato advisor della banca Usa dal 1990, dopo i sette anni passati in qualita' di presidente dell'Iri.

Nel 2006 Goldman decise di rafforzare il suo ufficio italiano assumendo Massimo Della Ragione dalla concorrente J.P. Morgan, il banchiere vi aveva gestito alcuni importanti affari come la merger della tedesca HVB in UniCredit o l'acquisizione del gruppo bancario romano BNL da parte del colosso francese Bnp Paribas. Oggi come partner di Goldman Sachs International, Della Ragione e' responsabile dell'Italia e a lui fanno capo anche Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca.

La linea di manager di punta della banca Usa comprende anche un gruppo di giovani banchieri che sul fronte finanziario si sono fatti le ossa nella City di Londra: i partners Francesco Pascuzzi, corresponsabile dell' investment banking, Gilberto Pozzi, capo del M&A per i mercati emergenti, Alessandro Dusi, e inoltre Francesco Garzarelli, Simone Verri e i due managing directors Antonio Gatti e Antonio Mattarella (ovviamente parente).

Uno sguardo oltreoceano dimostra che negli Stati Uniti molti uomini di GS hanno fatto un'incredibile scalata al potere politico/finanziario, i piu' noti fino al vertice del Dipartimento del Tesoro Usa, come l'ex Ceo di Goldman Sachs Henry Paulson (durante la presidenza di George W. Bush) e Robert Rubin, ministro del Tesoro nell'amministrazione di Bill Clinton e senza dubbio il piu' influente tra i democratici nell'ambiente di Wall Street.

Molti altri dirigenti di Goldman Sachs hanno avuto un cursus honorum spettacolare, come Mark Carney, ex governatore della Banca del Canada, attuale governatore della Banca d'Inghilterra e Chairman del Financial Stability Board del G20. Ma certamente Mario Draghi continua a spiccare come l'uomo di Goldman Sachs che e' arrivato piu' in alto di tutti, essendo salito l'1 novembre 2011 sulla poltrona di Presidente della Banca Centrale Europea a Francoforte. Draghi scade il 30 ottobre 2018.

Per l'Italia, comunque, il raffronto con gli anni '90 dimostra che per Goldman lo scenario e' oggi profondamente cambiato. All'epoca la banca americana fu tra i protagonisti del massiccio piano di privatizzazioni del governo Prodi (Draghi all'epoca fu attore di primo piano: quando era direttore generale del Tesoro, partecipo' alla famosa riunione segreta del 'Britannia', il panfilo dei reali d'Inghilterra, al largo di Citavecchia, meeting che diede il via alla grande svendita delle aziende italiane di stato con la prima massiccia opera di privatizzazione rivolta ad investitori esteri; strategia che potrebbe in teoria essere perseguita, come detto sopra, dall'ex GS Costamagna alla CDP). Ma oggi, a seguito del semi-commissariamento dell'Italia da parte della Troika di Bruxelles (Bce, Commissione Europea e Ue) e per via del forte scetticismo da parte del pubblico (scottato dalle esperienze del passato sulle operazioni di svendita di aziende di stato) il panorama è radicalmente diverso.

Goldman Sachs è tra i 10 top market makers del colossale debito pubblico italiano da 2,2 trilioni di euro, quindi si trova con altri big e istituti finanziari in prima fila nei collocamenti di nuove emissioni di Btp e Cct per conto di via XX Settembre. Tuttavia in termini di nuovi business la rete di relazioni costruita nel corso degli anni in Italia dalla banca neworkese è ormai così ampia che non c'è più il bisogno che Goldman sia introdotta da nomi noti della politica, come in passato, per entrare nei circoli del potere economico-­finanziario. E' essa stessa uno dei perni del potere nella penisola. (fonte: http://www.italia.co/economia-mercati/tutti-gli-uomini-di-goldman-sachs-in-italia/)

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Economia Thu, 01 Dec 2016 08:42:25 +0000
La contromanovra di "Sbilanciamoci!": «Aiutiamo la gente, non le banche» http://coscienzeinrete.net/economia/item/2816-la-contromanovra-di-sbilanciamoci-aiutiamo-la-gente-non-le-banche http://coscienzeinrete.net/economia/item/2816-la-contromanovra-di-sbilanciamoci-aiutiamo-la-gente-non-le-banche

Ben 115 proposte economicamente sostenibili per dimostrare al governo italiano che è possibile una Legge di Bilancio diversa, che si interessa veramente dei cittadini e del paese. È la contromanovra della campagna "Sbilanciamoci!".

Sbilanciamoci

Sono 115 le proposte che dimostreranno che, nonostante la cappa delle politiche di austerità e la limitatezza delle risorse disponibili, l'indirizzo della Legge di Bilancio è sempre discrezionale ed è una scelta squisitamente politica.

La campagna "Sbilanciamoci!" presenta la sua "Contromanovra" 2017, per spiegare come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace e l'ambiente. Perché ora, spiegano, non serve né per giovani, né per anziani: solo e sempre per ricchi, banche e imprese».

«Pasticciato, dalle coperture incerte e strumentalmente pensato in vista del referendum». Questo il giudizio della Campagna Sbilanciamoci! sul Disegno di Legge di Bilancio 2017.

«Il Governo continua a fare promesse e a distribuire prebende a ricchi, banche e imprese, senza avere il coraggio di investire nel futuro e di tracciare una strategia definita per il rilancio dell'economia e dell'occupazione. Il famoso Fondo per investimenti in infrastrutture, 1,9 miliardi di euro sul 2017, dovrebbe finanziare di tutto: dai trasporti e viabilità alle infrastrutture; dalla ricerca alla difesa del suolo e dissesto idrogeologico; dall'edilizia pubblica, compresa quella scolastica, alle attività industriali ad alta tecnologia e al sostegno alle esportazioni; dall'informatizzazione dell'amministrazione giudiziaria alla prevenzione del rischio sismico: un vero e proprio calderone. Il Disegno di Legge di Bilancio consegnato alla Camera non è per i giovani, che certamente non vedranno migliorare le proprie prospettive grazie al "bonus cultura" di 500 euro riservato ai neo-diciottenni. Non è per quegli anziani ai quali si offre non un diritto, ma la possibilità di chiedere alle banche un prestito garantito mediante l'acquisto dalle assicurazioni di una polizza a loro favore. Si tratta di un prestito che verrà rimborsato per i successivi venti anni e che potrà portare, anche tenendo conto degli sgravi fiscali, con 3 anni e sette mesi di anticipo pensionistico, ad una riduzione della pensione pagata anche del 20%. Non è per le donne il cui diritto alla parità non sarà di sicuro garantito da un giorno in più, rispetto al giorno attualmente riconosciuto, di congedo di paternità obbligatorio. E non è nemmeno pensato per chi si trova al di sotto della soglia di povertà: nel 2017 non è previsto neanche un euro in più rispetto a quanto stanziato nella Legge di Bilancio 2016».

Sbilanciamoci! risponde con la sua tradizionale Contromanovra, che quest'anno ammonta a 41 miliardi di euro, chiudendo come sempre in pareggio e pur contemplando il blocco di quella clausola di salvaguardia capestro che, per evitare l'aumento dell'Iva a partire da gennaio 2017, assorbe ben 15,1 miliardi di euro. «Se il Governo avesse fatto quanto promesso nel 2016, razionalizzando la spesa pubblica, eliminando gli sprechi veri e attivando interventi a sostegno della domanda e dei consumi interni, queste risorse avrebbero potuto essere usate in modo diverso: per finanziare una forma strutturale di sostegno al reddito, un piano straordinario di edilizia pubblica, gli ospedali, le scuole e i servizi sociali territoriali che ci servono».

La contromanovra di Sbilanciamoci! sarà presentata a Roma martedì 15 novembre alle ore 13, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Attualita/La-contromanovra-di-Sbilanciamoci!-Aiutiamo-la-gente-non-le-banche

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Economia Sat, 12 Nov 2016 10:05:12 +0000