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La tenaglia

CIR Tenaglia

La tenaglia

di Enrico Carotenuto

I poteri veri, quando si muovono per orientare le masse, lo fanno sempre con una manovra a tenaglia: creano i due fronti, e li manovrano entrambi. È sempre stato così. Si chiama divide et impera. 

Prendiamo ad esempio la seconda guerra mondiale, e la successiva guerra fredda: lo stesso circuito di potere (quello che oggi detiene ancora il potere economico) finanziò, attraverso personaggi come Jacob Schiff, Averell Harriman, Prescott Bush ed altri, l’ottobre rosso, deviandone gli impulsi di libertà nel sanguinario canale bolscevico, da loro sovvenzionato e guidato.  La stessa cosa fu fatta qualche anno dopo col nazismo. Risultato? Milioni di morti, e 50 anni successivi di terrore nucleare e guerra fredda, e alla fine? La stessa casta, con le stesse famiglie, sempre li, sempre più ai vertici. Per controllare basta andare a vedere i nomi che circolano non solo nell’ambiente bancario, ma alla NATO, all’ONU, al CFR, e nelle grandi università.

HarrimanOggi quello stesso potere non usa i comunisti, ma i banchieri e le caste burocratiche neoliberiste formate nelle loro universitá/centri di reclutamento (anche quelle sempre più o meno le stesse), e usano l’odio e la paura, da questi generati attraverso politiche d’impoverimento, per controllare le masse.

In Italia la manovra a tenaglia è chiara: una massa di servi dichiarati da una parte, e un capopopolo urlante (guidato da uno strano personaggio legato agli stessi poteri) dall’altra, a fare da contenitore del dissenso. Contenitore perfetto, poichè per quanti seguaci riesca a crearsi, a causa delle incongruitá conclamate tra il suo messaggio e le sue azioni, crea e compatta un fronte contrario ben più grande.

Badate bene che questa divisione è fittizia, in quanto la maggioranza delle persone comuni sarebbe profondamente d’accordo sui temi principali sia economici, sia sociali: la gran parte di chi non vota Grillo non è che non lo fa perchè in disaccordo con una maggiore partecipazione popolare alla democrazia, o perchè è d’accordo con l’austerità, o perchè non si è accorto di quanto siano stati penosi e venduti i governi degli ultimi vent’anni, o perchè fa il tifo per Equitalia.

Ecco servita la manovra a tenaglia, ad imbavagliare un paese con risorse umane importantissime, e dove in media la coscienza politica individuale, per quanto gli italiani credano il contrario, è ben più alta che in altri paesi del nord Europa, o negli USA, dove una migliore organizzazione pubblica addormenta le coscienze, e fa sì che l’elettore medio si accontenti in genere di scegliere tra due partiti che si distinguono solo per il colore di coccarde e bandiere. E’ questo lo scopo ultimo di tutte le manovre che stiamo vedendo: impedire che le masse prendano coscienza, incanalando gli individui in settarismi inutili.

E’ il momento di cominciare a vedere le cose un po’ più da lontano, di uscire dalla logica del “tu sei peggio di me” e prendere atto che non se ne esce votando tutti di qua, o tutti di là.

Se ne esce solo rendendo più persone possibili coscienti della situazione, cambiando in primis noi stessi ed il modo di porci di fronte agli altri, diffondendo le forme pensiero corrette, che sono forme non antagoniste, ma ferme, efficaci perchè basate su un pensiero forte, autonomo, nostro, e non su pensieri passivi inculcatici dalla scuola, dal telegiornale o dal blogger di turno.

Basta con la fede cieca nel nuovo che avanza. Perchè abbiamo visto che quel tipo di nuovo non avanza mai, che non è nuovo. Gli ultimi vent’anni di governi italiani, se non altro, hanno dimostrato questo una volta per tutte. Se vogliamo qualcosa di nuovo, dobbiamo essere nuovi noi e smettere di delegare con fiducia. Deleghiamo si, ma con legittimo costante sospetto, pronti a denunciare ciò che non ci piace anche se in minoranza, e pronti a ritirare il nostro supporto a qualsiasi iniziativa che tutto d’un tratto non ci pare più tanto chiara come all’inizio. Per questo è importante tenere gli occhi aperti in tutte le direzioni, e mettere in evidenza le incongruenze, le panzane, le ingiustizie, ovunque si trovino. Non basta più dire che gli zozzoni sono sempre e solo gli altri, o che gli altri sono più sporchi di noi, e quindi possiamo anche non lavarci per un mese. Se facciamo così, dopo un mese siamo sporchi come gli altri.

SchiffDobbiamo dunque essere portatori di critiche costruttive e non antagoniste, di indignazione ragionata, non di rabbia cieca. In questo modo possiamo diffondere un modo di fare e di pensare che in effetti ci renderà tutti controllori, che impedirà ai capi-bastone, che si chiamino Berlusconi, Bersani, Grillo o Vattelappesca di recintare, diluire, allontanare le nostre giuste pretese.

Quando su queste pagine si fa una critica a Grillo, la si fa per questo motivo. Non per settarismo, non perchè preferiamo qualcun altro. La facciamo per fornire uno strumento di pensiero libero in piú a chi per condizione, estrazione, rabbia, o semplice mancanza di abitudine, tende a farsi fregare, ad usare pacchetti di pensiero passivo confezionati apposta per lui/lei. Per avere una libertá vera, occorre prima o poi, smettere di abboccare sempre a quella finta. 

Mi esalto quando sento Grillo dire determinate cose, l’ho seguito per anni e sono stato contento della sua ascesa. Penso che sia stato importantissimo per dimostrare che c’è una parte enorme del paese che vuole qualcosa di nuovo. Che non crede più alla falsa dicotomia destra-sinistra. E’ questo che impressiona tutto il mondo, è qui la differenza tra noi e l’Inghilterra e gli Stati Uniti.

Ora, questa parte del paese, deve comprendere che non basta volerlo e delegare ad occhi chiusi. Non basta fidarsi solo perchè qualcuno dice una serie di cose belle e condivisibili. Bisogna ESSERLO questo qualcosa di nuovo. Ognuno di noi.

Non si può quindi chiudere gli occhi agli effetti che provoca il fomentare la rabbia. La giusta indignazione è una cosa, la rabbia è ben altra cosa, oscura le coscienze invece di illuminarle: l’indignazione ti fa cercare una risposta diversa, la rabbia chiude la vena e fa accettare qualsiasi cosa sembri applicabile immediatamente, perchè ti fa credere che qualsiasi cosa sia meglio di quello che c’è ora. Ma non è così. Sull’onda della rabbia t’infilano le sorprese in mezzo a parole dolci, e ti svegli vent’anni dopo chiedendoti dove hai sbagliato.

Gli effetti di questa rabbia fomentata si vedono chiaramente leggendo i commenti a qualsiasi articolo faccia una critica alla posizione dei 5 stelle (o di Burioni, o di qualunque parte abbiamo deciso di tifare, ndr 2019), dove più spesso che no si leggono insulti, risposte superficiali, ragionamenti spuri, prese di posizione a prescindere. E’ incredibile se ci pensiamo un’attimo: nessuno ha sempre ragione, eppure si può criticare tutto e tutti tranne il verbo di Grillo. E chi è? Il padreterno?

Eppure su queste pagine si critica ben più ferocemente e più spesso Monti, la UE, il PD. Parliamo un po’ meno del PDL, ma solo perchè è inutile, è come sparare sulla croce rossa, è già stato detto tutto. Per questi articoli, che magari trattano  le gabbie europee e mondiali, di cui le nostre gabbiette nazionali non sono che una conseguenza,  nessuno si arrabbia (e meno male), e in pochi si indignano o diffondono, nonostante che magari i temi trattati siano ben più seri e importanti, e influiscano di più sulle nostre vite del rubagalline da parlamento o delle signorine che si porta a casa il Berlusca. Questo si, è un male.

Queste divisioni fittizie sono come quei recinti a imbuto che servono a portare le bestie dove si vuole. E saranno efficacissime fin quando non ci sarà un numero necessario e sufficiente di persone che smetterà di farsi condurre dai bassi istinti, dalla rabbia, dall’ignavia. Il potere si sta sforzando in ogni modo di tenerci schiacciati e divisi, ma con questa tattica oppressiva sta accelerando la diffusione del dissenso. (Per questo i sempre più frequenti tentativi di bavaglio alla comunicazione libera ed al pensiero, siano leggi anti-condivisione o Patti trasversali per la scienza – NDR 2019) L’insicurezza e la paura, oltre che la rabbia, spingono l’ingegno e la volontà. Se riuscirà o meno a schiacciarci dipenderà dal nostro libero arbitrio, da quanti di noi sceglieranno di non farsi condurre per il naso, da quanto pensiero cosciente riusciremo ad opporre ai bassi istinti che vengono fomentati in ogni modo. In ultima analisi, da quanto amore ci metteremo verso noi stessi e per gli altri.

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