PUBBLICITÀ

PUBBLICITÀ

Arte e spiritualità. Quando la bellezza influenza le nostre vite

CebrelliA cosa dovrebbe servire l’arte? A sviluppare la coscienza umana, a mantenere il contatto con il divino. Questo è quello che si faceva nelle botteghe rinascimentali, dove venivano trasmessi anche insegnamenti “esoterici” che consentivano di utilizzare in modo appropriato colori e archetipi: ecco perché quelle opere ancora oggi ci parlano e sono straordinarie. E’ stato questo il tema di una conferenza su “Arte e spiritualità” tenuta di recente a Torino da Ale Hesselink e Fausto Carotenuto.

Cebrelli1Ale Hesselink (grande arte terapeuta in comunità di recupero per tossicodipendenti nella sua Olanda, e poi presso la Casa Raphael di Roncegno; uno dei fondatori dell’Accademia dell’arte di Coscienzeinrete, nata con l’intento di riproporre il senso profondo dell’arte) è morto nei giorni scorsi (leggi). Questo articolo diventa così un’occasione per salutarlo ma anche il veicolo di un messaggio che da lui passa idealmente attraverso i mondi: quello ordinario, delle nostre vite, e quello sottile e a noi invisibile che ci aspetta “oltre la soglia”. Nella bellezza e nell’amore.

Come dicevamo, l’arte è servita a frenare la caduta nel materialismo, manteneva il contatto con gli Dei originari e il perché delle cose; era una struttura intrisa di elementi superiori che si disponevano sempre in modo bello, armonico. Un esempio, per comprendere meglio, può venirci dal quadro di Leonardo “Sant’Anna, la Madonna e il Bambino”. Le forme morbide, i colori, l’espressione dei volti: tutto parla all’anima.

Cebrelli2Maria rappresenta il divino femminile incarnato: non a caso il suo vestito è azzurro (rappresenta la Sophia, la coscienza cosmica) e rosso (la sua maternità umana). Grazie al divino femminile incarnato nasce lo Spirito, il Bambino. Nel volto di Maria si legge apprensione perché la sua parte umana, terrena, è preoccupata per il figlio che gioca con l’agnello (animale che simbolizza quello che Gesù è destinato ad essere: il suo sacrificarsi, per l’umanità).

Anna rappresenta il divino femminile cosmico: tiene in braccio la figlia, Maria. Nell’abbraccio c’è la consapevolezza e l’apertura del cuore. Il viso di Anna, che vede e comprende quello che vivranno sua figlia e suo nipote, è sereno; la sua è una consapevolezza cosmica: va tutto bene perchè tutto fa parte di un “disegno superiore”.

Nel tempo la maggioranza degli artisti è stata via via sempre meno ispirata dalla Bellezza (che è il modo degli Dei di creare le cose) e sempre più dall’estetica, figlia del materialismo; si è arrivati ad una produzione di “cose” che non corrispondono più alla funzione sacra rappresentata dall’arte.

Cebrelli4L’arte non è neutra, o ti porta Su o ti porta Giù: quando rappresenta archetipi rotti, se vista tutti i giorni può persino farti ammalare sul piano sottile perché è un’informazione che ‘rompe’ gli archetipi interiori”: spiegava Carotenuto. Hesselink precisava:“Ad esempio, la sfera, simbolicamente, rappresenta l’ideale dei mondi. Una scultura come la Palla di Pomodoro presenta un archetipo rottoL’unica cosa che possiamo fare è ‘mettere coscienza’: ogni volta che la vediamo avere consapevolezza che quella struttura, quella immagine, quella scultura trasmette un messaggio non visibile, ma NON innocuo, come appare. Solo così non agirà a livello “sottile” anche su di noi”.

Un altro esempio è l’Urlo di Munch: è significativo, espressivo ma meglio non tenerlo in casa. Hesselink: “Le distorsioni, i contorcimenti interiori si possono esprimere, possono diventare “prodotti” (tele, sculture) e questo Cebrelli3è estremamente terapeutico, ma dovrebbero restare all’interno dell’atelier, o semmai solo nei musei, non entrare nelle case portando così costantemente “quel” messaggio disarmonico. L’Arte è un’altra cosa: non può essere solo esperienze sensorie, bisogna metterci consapevolezza perché tutto parla, le forme, i colori, gli archetipi che vengono trasmessi”.

L’Arte è creatività in connessione con gli Dei; per far partire l’impulso artistico ci vuole cuore. Lo possiamo fare tutti: si tratta solo – ricordava Hesselink – di ritrovare i nostri talenti: “La vita è un’opera d’arte, possiamo dipingere noi stessi. Servono un pennello, magari uno scalpello per ‘tirarci fuori’ ed entrare nel processo creativo, senza aspettative, con la curiosità e il divertimento dello stare in questo linguaggio.D’altra parte anche Dio solo al settimo giorno vide che ciò che aveva creato “era buono”: prima non lo sapeva, poichè era immerso nel processo creativo. L’insegnamento è questo: la creatività si vive, si fa e poi, poi la si guarda. Così si vede dove si è sbilanciati e dove va bene: si hanno informazioni utili per la propria Coscienza. E’ un processo che ha poi influenza costruttiva su tutta la nostra vita”.

Articolo di Anna Maria Cebrelli
Fontehttp://www.b-hop.it/primo-piano/arte-e-anche-spiritualita-quando-la-bellezza-influenza-le-nostre-vite/

tags

condividi questo articolo:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su email

articoli correlati

iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi i nostri contenuti settimanali

Apprezziamo e rispettiamo i tuoi dati personali e la privacy. Inviando questo modulo, accetti che possiamo elaborare le tue informazioni in conformità con questi termini. Ti ricordiamo che utilizziamo la nostra Newsletter semplicemente per offrire un servizio in più ai nostri lettori, non cederemo mai il tuo indirizzo a terze parti per nessuna ragione. Leggi la nostra Privacy Policy.

articoli correlati

iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi i nostri contenuti settimanali

Apprezziamo e rispettiamo i tuoi dati personali e la privacy. Inviando questo modulo, accetti che possiamo elaborare le tue informazioni in conformità con questi termini. Ti ricordiamo che utilizziamo la nostra Newsletter semplicemente per offrire un servizio in più ai nostri lettori, non cederemo mai il tuo indirizzo a terze parti per nessuna ragione. Leggi la nostra Privacy Policy.