Farage straccia nuovamente i conservatori
di Enrico Carotenuto
Sembra che gli inglesi si siano accorti dell’Europa. Nel senso che hanno capito che la pur limitata ed imperfetta democrazia di cui godono, è pur sempre mille volte meglio della nera euroburocrazia. Per questo le ultime byelections nel collegio di Rochester and Stood, roccaforte dei conservatori sono andate a favore dell’UKIP, il partito di Nigel Farage.
Intendiamoci, Farage non piace agli inglesi. Per lo meno non piace alla maggioranza degli inglesi. Farage, per atteggiamento (e anche per politica), è uno che può piacere più all’italiano medio che all’inglese medio. Troppo sicuro di se, voce troppo alta, un po’ troppo sbruffoncello per gli inglesi, che da sempre invece prediligono la pacatezza nei modi.
Ma soprattutto la sua politica apertamente xenofoba non godrebbe di eccessivo supporto, sarebbe anzi limitata a percentuali intorno al 7-8, massimo 10%, come è sempre stato fin ora.
Ciò che sembrano aver afferrato gli inglesi è che per mantenere il loro livello di benessere, si devono tenere alla larga dall’Euro e dalle limitazioni alla sovranità economica imposte dalla UE.
Mica sono scemi: in primis, dopo aver assaggiato le costrizioni ed il fallimento dell’ESM (il serpente monetario, precursore dell’Euro) all’inizio degli anni ’90, si sono rifiutati di adottare l’Euro. Cosa che avrebbe dovuto fare qualsiasi politico sano di mente. Ora gli basta guardare che fine abbiamo fatto noi, e persino la Francia. E’ chiaro chi trae vantaggio dall’ Euro (per il momento), e figurati se l’inglese medio, che ricorda ancora bene la guerra, ha voglia di tagliarsi le gambe per fare piaceri a Berlino.
Per non parlare poi del fatto che Farage ha trovato il modo di arrivare a toccare un nervo scoperto degli inglesi: la democrazia, o almeno la facciata della democrazia. Quando Farage, nel parlamento Europeo si è rivolto a Van Rompuy, chiedendogli “CHI E’ LEI? CHI L’HA ELETTA?“, molti inglesi avranno pensato che loro la Regina ce l’hanno già, e non è gran che, ma è il diavolo che conosci, ed è persino più bella di Van Rompuy. Scherzi a parte, gli inglesi sembrano spaventati dalla mancanza di rappresentatività in Europa. Giustamente.
I conservatori sono rimasti ondivaghi sulla questione, la parte euroscettica del partito è sempre stata minoranza, e tale rimane. Per questo le promesse di Cameron sembrano fare poca presa sull’elettorato.
Nel collegio in questione “i Tory, alle precedenti elezioni, avevano un vantaggio di 9 mila voti sul secondo partito. Il candidato degli indipendentisti, Mark Reckless, li ha recuperati tutti e si è aggiudicato il seggio con 16.867 consensi (42%). Il rappresentante del Conservative Party, Kelly Tolhurst, si è fermato a 13.947 (34,7%) e il ragionamento che ne consegue è tanto chiaro quanto tremendo per il partito del primo ministro Cameron: se lo United Kingdom Independence Party può farcela in un posto come Rochester – tanti giovani, minoranze etniche, reddito più alto della media – può farcela ovunque e aggiudicarsi una valanga di parlamentari alle elezioni del prossimo anno” fonte
Forse è questa la spiegazione della valanga di voti che sembrano essere passati dai laburisti (dimezzati) all’UKIP. Per non parlare della SCOMPARSA dei Lib-Dem, la cui ultima campagna elettorale era imperniata su spot che promuovevano Eldorado una volta adottato l’Euro. La stessa pubblicità che da noi avevano portato avanti Prodi e i suoi sgherri. Solo che noi italiani abbiamo abboccato. Gli inglesi, chiaramente, no. Buon per loro.
La domanda da porsi però è come mai l’euroscetticiscmo sia lasciato, politicamente parlando, in mano a certe destre. In fondo, non ci sono motivi per cui anche altri partiti dovrebbero appropriarsi di questa battaglia. Da tempo, su queste pagine sosteniamo che questo venga fatto apposta per mantenere le voci di protesta entro recinti che in fondo fanno paura alla gran parte dell’elettorato europeo. Resta infatti da vedere se l’UKIP sarà in grado di vincere le elezioni generali del prossimo anno, o se sarà relegato al ruolo di minoranza strillante ma inefficace, così come avviene da noi.
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