Alimentazione http://www.coscienzeinrete.net Tue, 18 Dec 2018 18:11:05 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it La locanda dei girasoli non può chiudere! Aiutiamo il ristorante dei ragazzi down http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3354-la-locanda-dei-girasoli-non-puo-chiudere-aiutiamo-il-ristorante-dei-ragazzi-down http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3354-la-locanda-dei-girasoli-non-puo-chiudere-aiutiamo-il-ristorante-dei-ragazzi-down

Di Francesca Mancuso

locanda girasoli chiusuraLa Locanda dei Girasoli rischia di chiudere, e questa volta davvero. Non sono voci ma a lanciare una richiesta d'aiuto dalla propria pagina Facebook sono stati i lavoratori, ben 10, tutti assunti a tempo indeterminato.

Purtroppo le entrate non riescono a coprire le spese. Anche se il locale è sempre pieno il sabato e la domenica, gli altri giorni della settimana ha una scarsa affluenza, complice anche la posizione non proprio centrale e fuori mano.

Il locale si trova infatti in via dei Sulpici 117 H, nel quartiere Quadraro, a Roma. Dalla sua nascita, nel 1999, è stato un esempio di integrazione e di riscatto, nel quale un gruppo di ragazzi con disabilità ha avuto le possibilità che meritava, lavorando e mettendosi in gioco.

Eppure i prezzi sono accessibili. Per incentivare l'affluenza durante i giorni infrasettimanali, la Locanda propone anche dei menu low cost, dall'antipasto al caffè.

Un esempio di inclusione a livello internazionale

Un'iniziativa che da oltre un decennio fa parlare di se, non solo in Italia ma in tutto il mondo, offrendo una bellissima realtà basata sull'inclusione sociale e lavorativa.

Oggi alla locanda lavorano 10 ragazzi, 9 con sindrome di down e uno con autismo. Giovani che regalano cortesia e un sorriso a ogni cliente, offrendo anche un'ottima pizza.

locandagirasolichiudeSi tratta di un vero e proprio progetto economico, basato sull'autosufficienza dei ragazzi che vi lavorano.

Ora però serve un aiuto in più per permettere loro di continuare.

Non è la prima volta che accade. Già qualche anno fa la Locanda aveva attraversato un brutto momento, rischiando la chiusura ma era riuscita a scamparla.

Questa volta la situazione è più seria. A dirlo a RomaToday è stato Enzo Rimicci, presidente del Consorzio Sintesi che, dal 2013, sostiene il ristorante:

"Purtroppo siamo penalizzati dall'ubicazione e di conseguenza, con un solo turno di lavoro, non riusciamo ad andare in pareggio. Servirebbe pertanto un'altra sede. Ho scritto a tutti i gruppi parlamentari, alle ultime due giunte comunali ed a quella di Zingaretti, non chiediamo che ci regalino un locale, anche perché non è nella nostra filosofia. E non possiamo spostarci neppure in centro, perchè non abbiamo la licenza adatta. Questi problemi li abbiamo già descritti alle istituzioni. Tuttavia ci sembra incredibile che, in una città come Roma, non vi sia uno spazio adatto alle nostre esigenze. Una soluzione potrebbe essere quella di mettere a bando anche i locali sequestrati alle mafie. Se corrispondono alle nostre esigenze – noi possiamo decidere di parteciparvi".

Intanto, l'unica cosa che possiamo per aiutare gli splendidi "girasoli" della locanda è quella di andare a mangiare presso la loro pizzeria, in attesa che le istituzioni facciano la loro.

Fonte: https://www.greenme.it/mangiare/ristoranti/29620-locanda-girasoli-chiusura

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 30 Nov 2018 09:55:12 +0000
Crocchette per gatti: presenza di acrilammide e micotossine, le marche bocciate dai test svizzeri http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3348-crocchette-per-gatti-presenza-di-acrilammide-e-micotossine-le-marche-bocciate-dai-test-svizzeri http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3348-crocchette-per-gatti-presenza-di-acrilammide-e-micotossine-le-marche-bocciate-dai-test-svizzeri

Di Dominella Trunfio

 

cibogattiAcrilammide e micotossine nelle crocchette per gatti. È quanto denuncia la rubrica Borsa della Spesa della Svizzera italiana, che mette a confronto 15 crocchette per gatti.

Cosa c’è dentro le crocchette dei nostri gatti? A quanto pare tra le altre cose, anche sostanze chimiche in qualità eccessive. A svelarlo è un test che ha analizzato 15 tra le marche più conosciute, il risultato? 8 sono state classificate come soddisfacenti, 4 poco soddisfacenti e 3 insufficienti. La prima cosa che si nota è che tra quelle portati in laboratorio non ce n’è nessuno che eccelle.


Crocchette per gatti, acrilammide e micotossine

Il perché è molto semplice, all’interno delle crocchette per gatti è stata trovata acrilammide che è una sostanza chimica riconosciuta come cancerogena per gli animali e potenzialmente cancerogena per le persone.

Come spiega l’Efsa, l’acrilammide si forma naturalmente negli alimenti amidacei durante la cottura ad alte temperature come frittura, cottura al forno e alla griglia e anche durante i processi di trasformazione industriale a oltre 120° C e bassa umidità.

La seconda sostanza presente riguarda le micotossine composti tossici prodotti da diversi tipi di funghi, appartenenti principalmente ai generi Aspergillus, Penicillium e Fusarium. In particolari condizioni ambientali, quando la temperatura e l’umidità sono favorevoli, questi funghi proliferano e possono produrre micotossine.

Generalmente entrano nella filiera alimentare attraverso colture contaminate destinate alla produzione di alimenti e mangimi, principalmente di cereali.

Come spiega l’Efsa, la presenza di micotossine negli alimenti e nei mangimi può essere nociva per la salute umana e degli animali poiché può causare effetti avversi di vario tipo, come il cancro e la mutagenicità, nonché portare disturbi a livello estrogenico, gastrointestinale e renale. Alcune micotossine sono inoltre immunosoppressive e riducono la resistenza alle malattie infettive.


Crocchette per gatti, marche bocciate e promosse

Secondo la Borsa della Spesa,sul podio per presenza di acrilamide troviamo Purina One e Purina Pro Plan con rispettivamente 1660 e 1530 microgrammi per chilo, poi c’è Qualità & prix con 1010 microgrammi di acrilammide al chilo. Quelli che ne contengono di meno sono i Coshida di Lidl 8178 microgrammi.

Ecco in generale cosa è emerso dai test in laboratorio.

Marche soddisfacenti:

Hill’s Science Plan (adult 1-6 Optimal Care);

Iams Naturally (Adult);

Topix (Alimento secco per gatti);

Royal Canin (Regular sterilised);

Purina Felix (Knuspermenu);

M-Budget (Alimento secco per gatti);

Coshida (Completo);

Whiskas (+1).


Marche poco soddisfacenti:

Purina One (Bifensis adult);

Exelcat (Menu Craquant);

Natural Trainer (Adult);

Almo Nature (Alternative).


Marche insufficienti:

Purina Pro Plan (Adult Optirenal);

Josera (Classic);

Cat Menu-Mix (Qualité&Prix).

 

Per quanto riguarda la presenza di acrilammide sono un campione è stato giudicato buono, ovvero Coshida di Lidl.

Diversa la situazione per le micotossine. I prodotti promossi sono Iams Naturally, Royal Canin e Whiskas, quelli buoni Hill’S, Purina Felix e Purina One, quelli poco soddisfacenti Topix, M-Budget, Exelcat e Purina Pro Plan e infine quelli insoddisfacenti Coshida, Natural Trainer, Almo Nature, Josera e Cat Menu-Mix.

Aggiungiamo una nota stampa da parte di Almo Nature:

"Almo Nature considera un fatto positivo che le associazioni a tutela dei consumatori si interessino della qualità degli alimenti destinati agli animali familiari, perché la tutela della salute degli animali domestici è da sempre valore imprescindibile per la nostra azienda, in relazione al vostro articolo che riprende la ricerca condotta da La Borsa della Spesa, riteniamo sia opportuno esprimere alcune precisazioni basate su elementi oggettivi e scientifici, in nome della trasparenza e della serietà.

Per quanto riguarda il primo aspetto valutato dallo studio, relativo alla supposta presenza di micotossine, è bene precisare che la normativa europea e nazionale pone attenzione solo a quelle ritenute dannose per la salute dell’animale, per le quali prevede limiti specifici. In tutti i casi in cui siano stabiliti livelli di riferimento, e per tutti i prodotti commercializzati, Almo Nature e le autorità sanitarie monitorano costantemente tali tenori, che per i nostri prodotti risultano ben al di sotto dei limiti di legge, e molto spesso al di sotto del limite stesso di quantificazione. Se fossero rilevate concentrazioni eccedenti tali limiti, Almo Nature non immetterebbe sul mercato quei prodotti, non solo per un preciso dovere giuridico, ma anche perché la tutela della salute di cani e gatti è un valore irrinunciabile per la nostra azienda.

In merito al secondo punto sollevato dalla ricerca svizzera, ossia ai supposti elevati livelli di acrilammide riscontrati, è necessario sottolineare quanto peraltro indicato anche dalla rivista svizzera e cioè che per il pet food non sono previsti limiti di legge, né esistono studi scientifici utili a determinare se ed entro quali limiti la presenza di acrilammide comporti un rischio per cani e gatti. A nostro avviso, una semplice trasposizione dei valori guida fissati per l’alimentazione umana non è condivisibile, poiché farlo significherebbe non riconoscere la specificità della fisiologia e dell’alimentazione animale. Ciò nonostante, le analisi condotte sui nostri prodotti, effettuate a seguito della pubblicazione della La Borsa della Spesa, provenienti da noti laboratori specializzati e accreditati, indicano nell’83% dei casi livelli di acrilammide al di sotto del limite di quantificazione e, nei rimanenti casi, un valore molto al di sotto del livello Europeo di 300 ppb per i cereali nel cibo per umani.

Non da ultimo, ci teniamo a sottolineare che la Borsa della Spesa ha volutamente omesso i dettagli della metodologia analitica utilizzata: i parametri scelti, il metodo di analisi e l’interpretazione dei risultati non fanno riferimento a elementi oggettivi e trasparenti, né a limiti di legge e risultano ad oggi ignoti, nonostante l’esplicita richiesta di approfondimento fatta dalla scrivente azienda.
I risultati pubblicati dalla Borsa della Spesa, quindi, non solo risultano incomprensibili e incompatibili con le analisi da noi effettuate, ma il diniego della rivista nel voler rivelare le metodologie analitiche utilizzate li rende non trasparenti né verificabili.
Di seguito, pertanto, riportiamo i risultati delle analisi condotte da un laboratorio indipendente e accreditato sui nostri prodotti, dai quali risulta evidente la conformità degli stessi nonché la loro aderenza a tutti i requisiti di igiene e sicurezza imposti dalla normativa, invitandovi a verificare nel caso dell'acrilammide la profonda e inspiegabile differenza tra questi valori e quelli dichiarati dalla Borsa della Spesa e, nel caso delle tossine, l'inspiegabile giudizio negativo sommariamente fornito dalla Borsa della Spesa a fronte di sostanze assenti (nel caso in cui siano fissati limiti) e inferiori fino a 60 volte ai livelli raccomandati, nel caso in cui la norma non fissi limiti."



Fonte: https://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/29565-crocchette-gatti-micotossine-marche

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Tue, 27 Nov 2018 07:42:43 +0000
Il creatore della patata Ogm ammette: “Ho paura degli effetti sull’uomo” http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3332-il-creatore-della-patata-ogm-ammette-ho-paura-degli-effetti-sull-uomo http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3332-il-creatore-della-patata-ogm-ammette-ho-paura-degli-effetti-sull-uomo

Di Riccardo Quintili

patataogmTredici anni passati a sviluppare con successo la prima patata Ogm e poi una crisi di coscienza dovuta ai dubbi su quello a cui aveva dato vita.
Caius Rommens è stato direttore di ricerca della Simplot Plant Sciences dal 2000 al 2013, dopo aver abbandonato Monsanto per guidare l’équipe che sviluppava una patata geneticamente modificata che ora è venduta in 4.000 supermercati negli Stati Uniti.
Il suo progetto era realizzare un tubero geneticamente modificato per resistere alle ammaccature e agli imbrunimenti e alla peronospora, e che potesse essere usato per produrre patatine fritte meno cancerogene.
Le cose non debbono essere andate proprio secondo i suoi piani se oggi ha pubblicato il libro Pandora’s Potatoes, in cui racconta come l’entusiasmo iniziale di uno scienziato sull’ingegneria genetica si è trasformato in dubbio e poi in paura per i pericoli che la tecnologia può creare...

E i primi dubbi, Rommens comincia a nutrirli proprio sul meccanismo di cui si è servito: il silenziamento di geni chiamati RNAi. “Qualsiasi gene con una struttura simile può essere silenziato” ammette in un’intervista a Ken Roseboro pubblicata da EcoWatch. Perfino i geni degli animali. “Sono molto preoccupato per le api, non mangiano patate Ogm, ma possono utilizzare il polline per nutrire le loro larve. Sulla base della mia valutazione della letteratura, sembra che anche in questo caso potrebbero esserci alterazioni del Dna”, spiega.
Non solo. Queste modifiche aumentano le tossine che si accumulano nelle patate Ogm, in particolare l’alfa-aminoadipato, una neurotossina che può anche reagire con gli zuccheri per produrre prodotti avanzati di glicossidazione implicati in una varietà di malattie.
“Non ci sono dati sui livelli effettivi di alfa-amminoadipato nelle patate transgeniche, ma credo che Simplot dovrebbe determinare attentamente questi livelli” spiega Rommens a Roseboro.
Anche per quanto riguarda la tendenza non scurirsi di queste patate biotech, lo scienziato ha avuto il tempo per realizzare come il suo lavoro si sia trasformato da opportunità in rischio. Se in una patata convenzionale i tessuti danneggiati sono normalmente identificati e tagliati, in quella Ogm sono nascosti, o parzialmente nascosti, e gran parte non vengono scartati. Con tutto il carico di tossine che possono portarsi dietro.
“La soppressione dei sintomi è così efficace che abbiamo creduto di aver superato il problema dei lividi. Mi ci è voluto un sacco di tempo per capire che le patate GM hanno ancora lividi – lividi invisibili – che sono altrettanto danneggiati come i lividi oscuranti delle patate normali. In altre parole, i lividi invisibili sono ancora punti di entrata per gli agenti patogeni e i punti di uscita per l’acqua, che sono due problemi importanti durante la conservazione” ha spiegato Rommens.
E la protezione contro la peronospora? Ammette lo scienziato che “nessuno sa per quanto tempo durerà. Gli allevatori di piante hanno testato diversi geni di resistenza in passato e questi geni sono quasi sempre superati da agenti patogeni in rapida evoluzione”.

Fonte:
https://ilsalvagente.it/2018/11/12/il-creatore-della-patata-ogm-ammette-ho-paura-degli-effetti-sulluomo/43113/?utm_content=buffer64328&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Tue, 13 Nov 2018 07:43:35 +0000
Lo studio: chi mangia biologico corre meno rischi di ammalarsi di cancro http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3308-lo-studio-chi-mangia-biologico-corre-meno-rischi-di-ammalarsi-di-cancro http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3308-lo-studio-chi-mangia-biologico-corre-meno-rischi-di-ammalarsi-di-cancro

Di Terra Nuova

heartveggiesLe conclusioni sono state tratte da uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine e condotto su quasi settantamila persone: chi mangia biologico ha il 25% di rischio in meno di ammalarsi di cancro.

Il team dei ricercatori francesi che hanno condotto lo studio hano preso in considerazione quasi settantamila persone e hanno concluso che chi mangia alimenti biologici, quindi privi di residui chimici tossici e coltivati secondo le norme del biologico, corre un rischio del 25% inferiore di ammalarsi di cancro rispetto a chi mangia cibi convenzionali.

Lo studio è stato pubblicato su JAMA Internal Medicine ed è destinata ad avere una certa attenzione data la grande crescita del biologico e l'aumento della richiesta di cibo sano da parte dei consumatori.

I partecipanti alla ricerca sono stati osservati per un periodo di tempo di 5 anni. Il rischio di cancro al seno dopo la menopausa è stato del 34% inferiore nelle donne che mangiavano biologico, mentre il rischio di linfoma Non Hodgkin è risultato inferiore dell'86%.

Fonte: https://www.terranuova.it/News/Alimentazione-naturale/Lo-studio-chi-mangia-biologico-corre-meno-rischi-di-ammalarsi-di-cancro

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 26 Oct 2018 07:27:07 +0000
Celiachia: nuovi limiti ai rimborsi per i prodotti senza glutine http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3263-celiachia-nuovi-limiti-ai-rimborsi-per-i-prodotti-senza-glutine http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3263-celiachia-nuovi-limiti-ai-rimborsi-per-i-prodotti-senza-glutine

Cambiano i tetti di spesa per i prodotti senza glutine a carico dello Stato a cui hanno diritto le persone celiache. Nel decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale ci sono nuove fasce di età e differenze per gli uomini e per le donne.
celiachia numeri

I VECCHI RIMBORSI – La norma è decisamente peggiorativa rispetto alla precedente, sia in termini economici che in merito alla varietà dei prodotti acquistabili. Il vecchio decreto prevedeva l’erogazione da parte delle regioni di un contributo mensile di 45 euro per bambini di età inferiore ad 1 anno, di 62,00 euro per i bambini da 1 a 3 anni e mezzo di età e di 94 euro per i ragazzi fino a 10 anni. Gli adulti, invece, avevano diritto ad un rimborso di 140,00 euro nel caso degli uomini e di 99,00 euro per le donne.

I NUOVI LIMITI – Il Ministro Grillo, però, ha emesso una nuova normativa che prevede contributi minimi di 56 euro per i bambini fino a 5 anni e di 70 euro per i bambini di età compresa tra 6 e 9 anni e che introduce una ulteriore suddivisione in base al sesso per le fasce di età successive: 90 euro (femmine) e 100 euro (maschi) da 10 a 13 anni, 99 euro (femmine) e 124 euro (maschi) da 14 a 17 anni e 90 euro (donne) e 110 euro (uomini) da 18 a 59 anni.

OVER 60 – Il decreto prevede infine una ulteriore fascia di età, quella degli over 60, che di fatto risulta essere la più penalizzata: dopo il compimento del 60esimo anno di età il contributo scende a 75 euro per le donne e a 89 euro per gli uomini.

sintomi celiachiaSCELTA PARADOSSALE – Una scelta che quindi colpisce in particolar modo i soggetti più vulnerabili e che appare non solo incomprensibile ma addirittura paradossale, soprattutto se si pensa al grave disagio economico in cui versano migliaia di pensionati.

AGGIORNATI I PRODOTTI – Inoltre, mentre nel precedente decreto si parlava genericamente di erogazione di “prodotti dietetici senza glutine, il nuovo testo specifica che il contributo può essere utilizzato solo per l’acquisto di pane, pasta, pizza, prodotti da forno dolci e salati, piatti pronti a base di pasta, preparati e basi pronte, prodotti dolciari e cereali per la prima colazione. Una dicitura che, di fatto, limita in misura consistente la scelta tra la vastissima gamma di prodotti senza glutine in commercio.

FEDERCONSUMATORI – “Considerando l’elevato costo dei prodotti senza glutine rispetto a quello dei prodotti ordinari, non riusciamo davvero a trovare un senso alla decisione di diminuire gli importi”, dice Federconsumatori. Inoltre il sistema di erogazione dei contributi, gestito su base regionale, prevede che in alcune aree geografiche i celiaci possano usufruire dell’agevolazione solo per gli acquisti presso le farmacie, che applicano prezzi ancora più alti. La celiachia è una malattia a tutti gli effetti, che ha ripercussioni importanti sulla vita quotidiana, ed è assolutamente inaccettabile che il dicastero della Sanità, il cui scopo primario è appunto quello di tutelare la salute di tutti i cittadini, penalizzi economicamente e socialmente chi ne soffre.

Fonte: https://quifinanza.it/info-utili/celiachia-nuovi-limiti-ai-rimborsi-per-i-prodotti-senza-glutine/220611/

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 31 Aug 2018 09:44:37 +0000
Uva e mirtilli insieme: uno studio mostra effetti clamorosi su invecchiamento e memoria http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3255-uva-e-mirtilli-insieme-uno-studio-mostra-effetti-clamorosi-su-invecchiamento-e-memoria http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3255-uva-e-mirtilli-insieme-uno-studio-mostra-effetti-clamorosi-su-invecchiamento-e-memoria

CIR Mirtilli UvaAbbiamo tutti sentito dire che "una mela al giorno leva il medico di torno", ma questa nuova ricerca suggerisce che mangiare uva e mirtilli insieme può avere un effetto notevole sul cervello.

Studi del passato indicavano che supplementare la propria dieta mangiando frutta e verdure ricche di polifenoli quali uva e bacche di acai potevano aiutare a ridurre il declino fisico dovuto all'invecchiamento. Composti esclusivamente derivati dalle piante e che contengono anche tannini e flavonoidi.

Quindi per questo scopo l'assunzione individuale di questi "supercibi" è una buona opzione, ma un nuovo studio pubblicato il mese scorso da un gruppo internazionale di ricercatori dalle università di Bordeaux e Quebec, potrebbe averci fornito opzioni migliori.

 

Il team di ricercatori ha svolto una serie di prove randomizzate, a doppio cieco e misurate contro l'effetto placebo, testando la memoria, il riconoscimento spaziale e l'apprendimento di quattro diversi gruppi di topi. A metà dei topi di ogni gruppo è stata data una dieta ricca di polifenoli estratti da uva e mirtilli, mentre all'altra metà è stata data una dieta normale. 

Quello che è venuto fuori è che gli estratti di uva e mirtillo hanno un effetto molto maggiore se mangiati congiuntamente, rispetto a quelli dei singoli elementi separati.  

La ricerca dimostra che i topi invecchiati nutrendosi con la dieta ricca di polifenoli passano molto più tempo ad esaminare gli oggetti che non hanno mai vsito prima, mentre ignorano quelli che conoscevano già, possono ricordare dove sia l'uscita della loro "piscina" nonostante il punto d'ingresso venga cambiato ogni volta, e che vivono vite più lunghe e attive. Un dato che colpisce, è che il 52% dei topi a dieta normale sono morti prima che morisse il primo dei topi a dieta speciale.

Alla fine dei test, è risultato che i topi a dieta speciale avevano livelli più alti di polifenoli nel plasma sanguigno e nelle cellule cerebrali. I dati suggeriscono che supplementi giornalieri di estratti di mirtilli E uva insieme migliora la memoria, il funzionamento del cervello e la neurogenesi (creazione e riparazione di cellule cerebrali) in particolar modo nell'ippocampo, e migliora anche la neuroplasticità, un marker molto importante del declino cerebrale dovuto all'invecchiamento.

"Nonostante sia ancora difficile comprendere il meccanismo esatto, i nostri dati sono prove di effetti diretti e indiretti sul cervello. Il benessere degli anziani è molto legato ad una buonamemoria ed al funzionamento corretto del cervello, che spesso si deteriora con l'età" - fanno notare i ricercatori - "Complessivamente, i dati ottenuti con questo studio sono in linea con l'ipotesi per cui una nutrizione preventiva ottimizzata può promuovere il mantenimento di uno stato cognitivo soddisfacente nei soggetti anziani, e quindi prevenire demenza e contribuire aduna vecchiaia in salute"

fonte: https://www.goodnewsnetwork.org/dramatic-decline-in-memory-loss-when-blueberries-grapes-combined/

traduzione di Enrico Carotenuto per Coscienze In Rete

]]>
enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Alimentazione Tue, 21 Aug 2018 08:35:28 +0000
“Acqua contaminata”: ritirato un lotto di San Benedetto | Quali sono le bottiglie da evitare „Bottiglie acqua contaminata con idrocarburi: ritirato un lotto di San Benedetto, l'allarme“ http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3201-acqua-contaminata-ritirato-un-lotto-di-san-benedetto-quali-sono-le-bottiglie-da-evitare-bottiglie-acqua-contaminata-con-idrocarburi-ritirato-un-lotto-di-san-benedetto-l-allarme http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3201-acqua-contaminata-ritirato-un-lotto-di-san-benedetto-quali-sono-le-bottiglie-da-evitare-bottiglie-acqua-contaminata-con-idrocarburi-ritirato-un-lotto-di-san-benedetto-l-allarme

“Acqua contaminata”: ritirato un lotto di San Benedetto | Quali sono le bottiglie da evitare

San benedetto“A causa della presenza di consistente di contaminanti idrocarburici, prevalenza xilene, trimetilbenzene, touelene ed etilbenzene” il ministero della Salute ha disposto il richiamo di un lotto di acqua minerale San Benedetto contaminato. Il lotto in questione, si legge in una nota del ministero, è il 23LB8137E di acqua minerale naturale a marchio 'San Benedetto' - Fonte Primavera, sorgente in comune di Popoli (PE) nel formato da 0,5 L PET Naturale, imbottigliato presso lo stabilimento Gran Guizza, con scadenza 16/11/2019.

 



 

Le motivazioni

Il ministero della Salute, in una nota diffusa, informa che il lotto è stato richiamato per la "presenza consistente di contaminanti idrocarburici, prevalenza xilene, trimetilbenzene, touelene ed etilbenzene". La San Benedetto fa sapere che il ritiro dal mercato è stato deciso "a seguito dei campionamenti svolti dall'autorità sanitaria di competenza su alcune bottiglie prelevate presso un distributore automatico di bevande refrigerate, che hanno rilevato una non conformità dovuta al superamento dei limiti per contaminanti idrocarburici aromatici".

La società produttrice ha quindi provveduto al ritiro di tutte le bottiglie di acqua minerale del lotto in questione e ha invitato a non consumare i prodotti appartenenti al lotto sopraindicato e a restituirli al punto vendita. Precisa, inoltre, che il richiamo si riferisce "solo ed esclusivamente all'acqua minerale Fonte Primavera imbottigliata presso lo stabilimento Gran Guizza di Popoli con il nome San Benedetto e limitatamente al lotto indicato".

La società, come riportato nel comunicato ufficiale, garantisce "l'assoluta purezza per tutti i prodotti e i lotti non indicati nella comunicazione" e rende noto di stare "collaborando con le autorità competenti per l'accertamento delle eventuali cause e la risoluzione della problematica" sottolineando che "gli impianti ove la Fonte Primavera è captata e imbottigliata sono progettati, realizzati, collaudati e controllati in conformità agli standard di qualità più stringenti previsti dalle normative e adottati dal Gruppo San Benedetto".

fonte: http://www.milanotoday.it/cronaca/bottiglie-acqua-san-benedetto-contaminata.html

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 22 Jun 2018 07:14:15 +0000
Il glifosato è genotossico: lo studio dell'Istituto Ramazzini http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3184-il-glifosato-e-genotossico-lo-studio-dell-istituto-ramazzini http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3184-il-glifosato-e-genotossico-lo-studio-dell-istituto-ramazzini

CIR glifosato genotossicoDisponibili i primi tre articoli sulla fase pilota dello studio sul glifosato che l'Istituto Ramazzini sta conducendo grazie ai finanziamenti dei soci della Onlus. I risultati appaiono chiari: gli erbicidi a base di glifosato sono capaci di alterare importanti parametri biologici, danneggiano lo sviluppo sessuale e il microbioma intestinale e mostrano genotossicità.

Sono disponibili online i primi tre articoli sulla fase pilota dello Studio Globale sul Glifosato dell’Istituto Ramazzini; saranno pubblicati a fine maggio dalla prestigiosa rivista scientifica Environmental Health. Lo studio pilota ha indagato gli effetti degli erbicidi a base di glifosato (GBHs) su ratti esposti ad una concentrazione di glifosato equivalente alla dose giornaliera accettabile nella dieta secondo lo US Environmental Protection Agency (cRFD) (1)– 1.75 mg/Kg/die (somministrata in acqua da bere per un periodo 3 mesi). Lo studio si è focalizzato sui possibili effetti durante il periodo e ha coinvolto diverse Istituzioni ed Università in Europa e negli Stati Uniti.

I risultati mostrano che i GBHs sono capaci di alterare alcuni importanti parametri biologici, con particolare riguardo allo sviluppo sessuale, alla genotossicità, e al microbioma intestinale. I 300.000 euro che sono stati necessari per lo studio pilota sono stati raccolti grazie agli oltre 30.000 soci dell’Istituto Ramazzini Cooperativa Sociale ONLUS. E’ stata anche lanciata una campagna di crowdfunding (2) per supportare lo Studio Globale sul Glifosato a lungo termine che, alla luce di questi risultati, è ora ancor più necessario.

{youtube}_H7TZp9ARkk{youtube}

Il glifosato è l’erbicida più usato della storia: 8.6 miliardi di chilogrammi di erbicidi a base di glifosato (GBHs) sono stati utilizzati nel mondo a partire dal 1974. L’uso di glifosato è inoltre aumentato di 15 volte a partire dall’introduzione nel 1996 delle coltivazioni geneticamente modificate (3).

Nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo” (4). L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), in seguito alla valutazione dell’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione del Rischio (BfR), ha successivamente affermato che il glifosato è “improbabile che ponga un pericolo cancerogeno per l’uomo” (5) e l’Agenzia Europea per la Chimica (ECHA) ha affermato che “le evidenze scientifiche disponibili non soddisfano i criteri necessari per classificare il glifosato come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione” (6). Una valutazione del glifosato da parte dello US Environmental Protection Agency (EPA) è attualmente in corso (7).

L’incertezza scientifica che circonda il glifosato e i GBHs ha inoltre determinato un’incertezza politica, come dimostrato dal rinnovo limitato a 5 anni della licenza per il glifosato che è stato concesso nel Novembre 2017 dagli Stati Membri dell’Unione Europea

L’Istituto Ramazzini e i partner dello studio, vista la situazione di incertezza, hanno cercato di fornire dati solidi e indipendenti per permettere agli enti regolatori, ai governi e ai cittadini di tutto il mondo di rispondere alla seguente domanda: il glifosato e i GBHs sono veramente sicuri alle dosi alle quali siamo esposti tutti i giorni?

Lo Studio Pilota

La fase sperimentale pilota dello Studio Globale sul Glifosato si è svolta presso l’Istituto Ramazzini di Bentivoglio, Bologna, a partire dal 2016. I 300,000 € per lo studio pilota sono stati raccolti grazie agli oltre 30.000 soci dell’Istituto Ramazzini Cooperativa Sociale ONLUS.

Per realizzare lo studio l’Istituto Ramazzini ha costruito una rete di partner autorevoli, che includono l’Università di Bologna (Dipartimento di Agraria, Veterinaria e Biostatistica), l’Ospedale San Martino di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York e la George Washington University.

Lo studio pilota, che costituisce la base per un successivo studio integrato a lungo termine, mirava ad ottenere informazioni generali sulla tossicità dei GBHS durante diversi periodi dello sviluppo (neonatale, infanzia, adolescenza), e ad identificare precoci marker espositivi. Il glifosato e un suo formulato (Roundup Bioflow, MON 52276) sono stati testati su ratti Sprague Dawley, a partire dalla vita embrionale fino a 13 settimane dopo lo svezzamento, esposti ad una dose di glifosato in acqua da bere equivalente alla dose giornaliera accettabile nella dieta secondo lo US Environmental Protection Agency (cRFD) (1)– 1.75 mg/Kg/die.

I risultati mostrano che I GBHs, anche a dosi considerate sicure e dopo un periodo relativamente breve di esposizione (equivalente nell’uomo ad un’esposizione dalla vita embrionale fino ai 18 anni), possono alterare alcuni importanti parametri biologici, in particolare relativi allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e al microbioma intestinale. In particolare, i risultati hanno mostrano un alterazione di alcuni parametri dello sviluppo sessuale nei ratti trattati con GBHs, specialmente nelle femmine. Inoltre, i ratti trattati con GBHs hanno mostrato delle alterazioni statisticamente significative del microbioma intestinale, in particolare durante lo sviluppo. Per quanto riguarda la genotossicità, è stato osservato un aumento statisticamente significativo di micronuclei nelle cellule del midollo osseo nei ratti trattati con GBHs, in particolare nelle prime fasi della vita.

I ratti trattati con glifosato puro o con il suo formulato hanno mostrato livelli comparabili di glifosato e del suo principale metabolita (AMPA) nelle urine, dimostrando quindi un assenza di differenze significative nell’assorbimento ed escrezione di glifosato nei due gruppi di trattamento, ma suggerendo un effetto di bioaccumulo del glifosato proporzionale al tempo di trattamento.

Gli articoli peer-reviewed, già accettati per la pubblicazione , contenenti i dati sugli effetti sul microbioma e sui biomarker espositivi, saranno pubblicati a fine maggio nella prestigiosa rivista scientifica Environmental Health in formato open access (8, 9, 10). I dati sui parametri riproduttivi e sulla genotossicità sono attualmente in fase di peer review e saranno presto pubblicati.

La campagna di crowdfunding per lo Studio Globale sul Glifosato

L’Istituto Ramazzini, con il supporto di altri Istituti e Università indipendenti dall’Europa agli Stati Uniti, ha ora lanciato una campagna di crowdfunding per finanziare il più grande studio integrato a lungo termine sugli effetti dei GBHs. Infatti, uno studio a lungo termine risulta ora necessario per estendere e confermare le prime evidenze emerse nello studio pilota e fornire risposte definitive ai diversi dubbi che rimangono sugli effetti cronici sulla salute dei GBHs, inclusi gli effetti cancerogeni.

Il budget totale per questo studio è di 5 milioni di euro e la campagna sta già registrando il supporto di tanti cittadini, Istituzioni e ONG da tutto il mondo.

L’Istituto Ramazzini, in oltre 40 anni di attività, ha studiato oltre 200 composti presenti nell’ambiente generale e di lavoro e i suoi risultati hanno costituito una solida base scientifica per regolamentare e limitare l’esposizione ad un gran numero di sostanze. Esempi includono: cloruro di vinile, benzene, formaldeide, tricloroetilene e il pesticida Mancozeb.

Commenti degli Scienziati

Prof. Philip J. Landrigan, School of Medicine at Mount Sinai:

“L’obiettivo dello studio pilota, per sua natura, non è tanto quello di risolvere le incertezze sulla cancerogenicità del glifosato e dei pesticidi a base di glifosato (GBHs) che hanno fatto discute diverse agenzie (IARC, EFSA, ECHA), ma piuttosto ha saputo evidenziare alcuni effetti sulla salute che sono altrettanto importanti, che si possono anche manifestare a lungo termine con patologie oncologiche, e che possono affliggere un impressionante numero di persone, visto l’uso a livello planetario dei GBHs. Questi primi campanelli d’allarme devono essere necessariamente approfonditi con uno studio globale a lungo termine.”.

Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni, Istituto Ramazzini

“Qualsiasi sia l’esito dello studio dell’Istituto Ramazzini, questo fornirà alle agenzie regolatorie e ai decisori politici solidi risultati indipendenti, ottenuti con un progetto di ricerca condiviso, sui quali potranno basare le loro valutazioni dei rischi e le loro scelte, incluso il futuro rinnovo dell’autorizzazione della licenza per il glifosato, previsto in Europa per il 2022.”.

Prof.ssa Jia Chen, Icahn School of Medicine at Mount Sinai in New York City

“I pesticidi a base di glifosato (GBHs) sono un importante fonte di preoccupazione per la salute pubblica a causa del loro diffuso e crescente uso. Come erbicida, il glifosato agisce inibendo la via di Shikimate che esiste non solo nelle piante, ma anche nei batteri, funghi e altri microbi. Ma attualmente non ci sono studi sui potenziali effetti dei GBHs sul microbioma intestinale nella popolazione umana. Il nostro studio fornisce le prime evidenze sul fatto che l’esposizione a GBHs di uso comune, a dosi considerate sicure, possa modificare il microbioma intestinale durante le prime fasi dello sviluppo, in particolare prima della pubertà. E’ ora necessario effettuare degli studi a lungo termine per dimostrare se le alterazioni del microbioma indotte dai GBHs possano causare ulteriori effetti sulla salute. In ogni caso, lo studio dei cambiamenti del microbiota durante alcune critiche finestre di suscettibilità è di grande importanza per la prevenzione”.

Prof. Giovanni Dinelli, Università di Bologna, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari

“Lo Studio Globale dell’Istituto Ramazini è un valido approccio per conoscere e capire I potenziali effetti avversi sulla salute del glifosato, uno dei più controversi principi attivi utilizzati in agricoltura in tutto il mondo. Lo scopo principale non è solo quello di definire di per sé gli specifici effetti dell’erbicida, ma anche quello di definire e proporre un nuovo approccio per la valutazione tossicologica dei pesticidi: un nuovo paradigma per fornire ai decisori politici dati affidabili provenienti da istituti di ricerca indipendenti. Questo non è solo un nuovo paradigma, ma anche l’unica strada per evitare le incertezze e i dubbi relativi all’uso dei pesticidi in agricoltura.”.

Dott. Alberto Mantovani, Istituto Superiore di Sanità

“Un aspetto interessante è l’aumento correlato al tempo di esposizione del glifosato escreto immodificato nelle urine. Questo risultato potrebbe indicare un aumento della biodisponibilità del glifosato all’aumentare della durata dell’esposizione; un aumento della biodisponibilità, d’altro canto, potrebbe contrassegnare un aumento dell’esposizione interna di organi e tessuti bersaglio”

Prof.ssa Rossella Miglio, Università of Bologna, Dipartimento di Scienze Statistiche

“E’ stato interessante partecipare a questo progetto, che considero di grande importanza per la salute pubblica. Anche se questo studio pilota mostra alcuni risultati statisticamente significativi, è importante sottolineare che maggiori e solide evidenze scientifiche deriverebbero da studi di dimensioni maggiori. In particolare, questi permetterebbero di valutare alcuni effetti importanti che non possono essere valutati in un esperimento di piccole dimensioni”.

Prof.ssa Melissa J Perry, George Washington University:

“Anche se il glifosato è sul mercato da decenni, non è stato ben studiato, e sappiamo sorprendentemente poco sui suoi effetti sulla salute umana. Questo studio è stato progettato utilizzando dosi comparabili a quelle alle quali le persone sono esposte nel loro ambiente di vita di tutti i giorni, anche attraverso il cibo che consumano. Questo studio fornirà informazioni valide per una più chiara valutazione del rischio per la salute umana”.

Prof.ssa Marcella Spinaci e Prof.ssa Giovanna Galeati, Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie

“Pensiamo che questo lavoro sia di grande valore. Anche se i risultati preliminari su diversi parametri spermatici per ora non hanno mostrato effetti significativi (produzione giornaliera, conta e morfologia dello sperma) utilizzando il modello di ratto in vivo dell’Istituto Ramazzini, maggiori ricerche sono necessarie per studiare a fondo il possibile ruolo del glifosato e dei GBHs come interferenti endocrini su altri parametri riproduttivi, sia nei maschi che sulle femmine”.

Note:

(1) US Environmental Protection Agency (EPA). Glyphosate: Chronic Dietary Exposure Assessment for the Section 3 Registration Action . 2006.
(4) IARC (International Agency for Research on Cancer). Some Organophosphate Insecticides and Herbicides. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans, Volume 112 (2017).
(5) EFSA (European Food Safety Authority). Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate. EFSA Journal 2015;13(11):4302, 107 pp. doi: 10.2903/j.efsa.2015.4302.
(7) US Environmental Protection Agency (EPA). Draft Human Health and Ecological Risk Assessments for Glyphosate. Accessed May 9th, 2018.
(8) Philip J Landrigan, Fiorella Belpoggi.The Need For Independent Research On The Health Effects Of Glyphosate-Based Herbicides . Environmental Health, 2018.
(9) Simona Panzacchi, Daniele Mandrioli, Fabiana Manservisi, Luciano C Bua, Laura Falcioni, Marcella Spinaci, Giovanna Galeati, Giovanni Dinelli, Rossella Miglio, Alberto Mantovani, Stefano Lorenzetti, Jianzhong Hu, Jia Chen, Melissa Perry, Philip J Landrigan, Fiorella Belpoggi. The Ramazzini Institute 13-Week Study On Glyphosate-Based Herbicides At Human-Equivalent Dose In Sprague Dawley Rats: Study Design And First In-Life Endpoints Evaluation . Environmental Health, 2018.
(10) Qixing Mao, Fabiana Manservisi, Simona Panzacchi, Daniele Mandrioli, Ilaria Menghetti, Andrea Vornoli, Luciano C Bua, Laura Falcioni, Corina Lesseur, Jia Chen, Fiorella Belpoggi, Jianzhong Hu.
The Ramazzini Institute 13-Week Pilot Study On Glyphosate And Roundup Administered At Human-Equivalent Dose To Sprague Dawley Rats: Effects On The Microbiome . Environmental Health, 2018.

Fonte: https://www.terranuova.it/News/Attualita/Il-glifosato-e-genotossico-lo-studio-dell-Istituto-Ramazzini

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 18 May 2018 07:40:40 +0000
Scandalo Fda: “Basta test sul miele, c’è troppo glifosato. Meglio non sapere” http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3155-scandalo-fda-basta-test-sul-miele-c-e-troppo-glifosato-meglio-non-sapere http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3155-scandalo-fda-basta-test-sul-miele-c-e-troppo-glifosato-meglio-non-sapere

FDA GlifosatoI controlli sul glifosato spaventano. Tanto da sospendere qualunque programma di ricerca. Insomma, meglio non sapere che scoprire realtà che possono rivelarsi imbarazzanti.

È uno dei passaggi dell’intervista che Tracy Frisch ha fatto per Acres U.S.A., a Carey Gillam giornalista, ricercatore e scrittore tra i più scomodi e autorevoli degli Stati Uniti.

Gli esempi che fa Gillam sono due e stupisce che vittime del timore e della conseguente impasse siano niente meno che le due autorità pubbliche per gli alimenti degli Usa.

di Riccardo Quintili

Il contrordine della Usda

La prima testimonianza riguarda la Usda, il Dipartimento dell’Agricoltura. Dice il giornalista: “Dai documenti interni, sappiamo che nel 2017 avrebbe dovuto testare il glifosato. Hanno preparato perfino il programma di ciò che sarebbe stato analizzato. Poi all’inizio dell’anno scorso, , decisero che avrebbero continuato a non testare il glifosato.

L’imbarazzo della Fda

La Food and drug administration, secondo Gillam, ha una piccola saga ancora più interessante. All’inizio del 2016, hanno affermato che avrebbero avviato alcuni test limitati per i residui di glifosato. L’uscita della notizia non ha fatto felice la Fda, perché non volevano che la gente lo sapesse. Osserva il giornalista: “Questo mi ha sorpreso. Se sei un’agenzia governativa e parte del tuo lavoro consiste nel testare il cibo per i residui di pesticidi, perché non vorresti gridarlo dai tetti quando finalmente inizierai a testare l’erbicida più usato? Tu penseresti che ne dovrebbero essere fieri, ma non lo erano”.
I documenti interni, però, mostrano che hanno iniziato a testare e hanno trovato residui di glifosato nel miele e farina d’avena. “Uno dei chimici della FDA ha trovato livelli piuttosto elevati di glifosato nel miele, anche nel miele biologico, che ha creato un bel putiferio. Sono partite perfino cause legali dei produttori di miele contro l’utilizzo dell’erbicida. A quel punto il programma di test della FDA è stato sospeso. Doveva essere ripreso nel 2017, ma non se ne ha più notizia. Recentemente ho ricevuto la notizia che la FDA ha esplicitamente detto ai suoi scienziati di non testare alcun miele per il glifosato nel 2018”.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/03/14/scandalo-fda-basta-test-sul-miele-ce-troppo-glifosato-meglio-non-sapere/32977/?utm_content=buffer926d8&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Sat, 17 Mar 2018 09:47:43 +0000
I pesticidi dentro di noi http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3087-i-pesticidi-dentro-di-noi http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3087-i-pesticidi-dentro-di-noi

pesticidi ci sono davvero negli alimentiLa chimica è servita ogni giorno sulle nostre tavole: assieme a verdure, carni, frutta, cereali, ingeriamo anche piccole dosi di anticrittogamici, insetticidi e diserbanti. In Italia e in Europa i controlli su questi residui si fanno solo sui cibi. Sappiamo quindi se ci sono e quanti sono i pesticidi su una mela o in una lattuga. Quello che non viene controllato è come e quanti se ne accumulano nel nostro corpo.

Stavolta siamo andati a vedere quello che accade nel nostro organismo: quanti pesticidi mangiamo e, soprattutto, quanti ne accumuliamo nel nostro corpo. E cosa succede se per soli 15 giorni scegliamo cibi che non contengono pesticidi chimici. In altre parole, abbiamo fatto un esperimento prima e dopo una dieta bio, per verificare se i cibi convenzionali sono una fonte di inquinamento del nostro corpo e se – scegliendo i prodotti biologici – si può ridurre o addirittura eliminare questo inquinamento interno.

 

La famiglia D. (padre, madre e due bambini) ha scelto di fare assieme a noi di Cambia la Terra questo esperimento: quanti pesticidi ingeriamo con il cibo di tutti i giorni? Quali sono i rischi sanitari associati all'ingestione di dosi anche piccole queste sostanze chimiche? In quanto tempo una dieta 100% bio può aiutarci a purificare il nostro organismo eliminando i pesticidi "dentro di noi"?

{youtube}6NQjvk8XFSA{/youtube}

Per due settimane Marta, Giorgio, Stella e Giacomo mangeranno solo di cibi bio certificati e berranno esclusivamente acqua naturale imbottigliata. Prima di cominciare, la famiglia si sottoporrà ad analisi per verificare la presenza o meno nelle urine di composti chimici derivanti da pesticidi utilizzati nei campi. Alla fine del percorso, la famiglia D. verrà di nuovo analizzata: sono diminuite le sostanze chimiche? Quali e con quali conseguenze sulla salute? Scopriremo insieme a loro cosa cambia quando si mangia biologico e se ci si sente meglio e più in salute.

Per approfondimenti su questo esperimento, la metodologia, i risultati, ecc, clicca QUI

Fonte: http://www.cambialaterra.it/ipesticididentrodinoi/

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Mon, 11 Dec 2017 12:48:32 +0000