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Cade dal motorino e si fa male ma nessuno si ferma ad aiutarla

La baby campionessa di boxe Giulia Massone denuncia l’indifferenza dei passanti. La mamma di un 14enne racconta un caso identico: «Mio figlio lasciato sulla strada»

di Claudia Guarino

PIOMBINO. Con l’asfalto reso scivoloso dalla pioggia la possibilità di perdere il controllo del mezzo è reale. Basta un attimo di distrazione per ritrovarsi a terra. Giulia, ad esempio, è rimasta incastrata sotto il proprio motorino, fratturandosi tibia e perone, mentre a un suo coetaneo è andata un po’ meglio, è riuscito ad alzarsi da solo e non ha riportato traumi particolari. Stessa età, dinamica simile, zone diverse della città. Con un elemento costante. «Auto e motorini mi passavano accanto senza fermarsi, nonostante io chiedessi aiuto», racconta Giulia Massone, 14enne piombinese e campionessa di boxe. E anche i pedoni, nel caso del ragazzo coetaneo di Giulia, hanno tirato dritto senza scomporsi.

L’indifferenza fa male. E, per chi si trova a vivere certe situazioni, la domanda è sempre la stessa: perché? «Perché non fermarsi per aiutare? – si chiede Valeria, la mamma di Giulia – forse perché le persone hanno paura di compromettersi o di essere poi costrette a testimoniare sull’accaduto?». «Io inizialmente ci sono rimasta malissimo – dice Giulia – Ero sulla carreggiata, a terra sotto il motorino e nessuno mi ha soccorso. I guidatori nemmeno si giravano. Poi, fortunatamente, un ragazzo che abita in uno degli appartamenti di fronte al luogo dell’incidente è sceso in strada per aiutarmi. A quel punto, finalmente, si è fermata anche un’auto». Il tutto è accaduto il 7 gennaio in via Verga, intorno alle 14. Giulia se l’è cavata con una frattura composta che la terrà, almeno per un po’ di tempo, lontana dalle gare di boxe dopo aver vinto, lo scorso giugno, il bronzo europeo.

Il suo coetaneo, invece, si trovava su via Galilei quando è scivolato sull’asfalto con il proprio mezzo. Non ha riportato lesioni o fratture particolari. È accorsa in suo aiuto, dopo che il giovane si è alzato e ha portato il motorino a bordo strada, solo una signora, la quale gli ha chiesto se avesse bisogno di qualcosa. Gli altri passanti hanno continuato ad essere tali. Per tutto il tempo. È possibile che qualcuno abbia vissuto storie come queste.

«Anche mio figlio è caduto dallo scooter e nessuno si è fermato», si può leggere su Facebook. Può darsi, d’altra parte, che altri abbiano trovato immediatamente persone pronte a offrire soccorso. All’indifferenza, però, si può reagire in tanti modi. La mamma del ragazzo precedentemente chiamato in causa, ad esempio, ha scritto un post su Facebook che ha ottenuto cinquecento reazioni e una quarantina di condivisioni. Niente odio nelle sue parole, solo responsabilità e l’appello a ricercare l’antidoto più potente di tutti: la cultura (Noi diremmo la compassione, nota di CIR). «Se, speriamo di no, capiterà a voi o ai vostri figli – scrive la donna – lui (il figlio ndr) si fermerà per aiutarvi. Dopo l’incidente l’ho portato subito a scuola, perché l’istruzione combatte l’ignoranza. Studiate bimbi»

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