Politica http://www.coscienzeinrete.net Wed, 22 Nov 2017 23:27:57 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Missione suicida http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3053-missione-suicida http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3053-missione-suicida

Missione suicidaFare il giornalista (libero) oggi: missione suicida.

Un tempo ci furono giornalisti che - con le loro rivelazioni - fecero dimettere un presidente degli Stati Uniti.
Non avvenne secoli fa; erano solo gli anni '70, il 1974 per la precisione.
Due giornalisti del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein, con la loro inchiesta inchiodarono Richard Nixon e lo costrinsero a dimettersi.
Oggi una storia del genere sembra risalire ad un'epoca geologica remota.
Ma da quell'avvenimento il Potere ha tratto notevoli insegnamenti e ha messo in atto ogni misura per impedire che un evento del genere si possa ripetere...

di Piero Cammerinesi

Missione suicida1Da allora le testate giornalistiche hanno iniziato ad assomigliare sempre più a degli uffici-stampa, dove si tessono le lodi del Potere o, al massimo, si pubblica qualche notizia contraria - tanto per non apparire troppo di parte.

"Vedete che scriviamo contro il governo, siamo imparziali, noi".

Poi sono arrivati gli inviati 'embedded' - nelle 'guerre umanitarie' USA che hanno desertificate il Medio Oriente - a mostrare con chiarezza le "magnifiche sorti e progressive" della nostra professione.

"Vuoi fare il corrispondente di guerra? Devi tessere le lodi degli eroi che si sacrificano per la democrazia o puoi sognarti di partire per il fronte".
"Vuoi fare il giornalista politico? Devi tessere le lodi dei governanti che difendono la democrazia o puoi cercarti un altro lavoro".

Missione suicida2"Insisti? Allora se ti succede qualcosa te la sei cercata", come ha scritto su Facebook il sergente della polizia maltese, Ramon Mifsud, "Everyone gets what they deserve, cow dung! Feeling happy – Ognuno ottiene quello che si merita, merda di vacca! Mi sento felice" riferendosi all'assassinio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa lunedì scorso da una autobomba.
Daphne Caruana Galizia indagava sui rapporti finanziari tra la famiglia del premier maltese Joseph Muscat e quella del presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev.

Ci sono di mezzo interessi enormi, collegati con il TAP, il gasdotto che dovrebbe portare in Europa il gaz azero.
Ve li ricordate i Panama Papers? Stiamo parlando dei Panama Papers edizione maltese...

Scherzava con il fuoco, insomma.

"Ci sono corrotti ovunque. La situazione è disperata", ha scritto Daphne nel suo ultimo post poco prima di saltare in aria.

Quanti come Daphne in questi anni?

Il pensiero va - solo per ricordarne una per tutti - alla nostra impavida Ilaria Alpi, il cui caso - per anni ampiamente insabbiato - non è stato mai chiarito ufficialmente.
E come sarebbe pensabile che venga chiarito, quando chi ha ordinato la sua esecuzione è lo stesso soggetto politico che indaga?
Altro che conflitto di interessi...

Missione suicida3Settantaquattro giornalisti uccisi nel mondo l'anno scorso secondo il rapporto annuale di Reporters sans frontières, l'associazione che opera in difesa della libertà di stampa.
Di questi quanti sono stati massacrati per il loro coraggio di non allinearsi alla logica degli 'yesman'?

Tanti, forse i migliori.

Ma non crediate che questa tragedia riguardi solo il giornalismo; se è vero che la verità rende liberi, con la scomparsa di questi eroi del nostro tempo anche noi perdiamo - giorno dopo giorno - un po' della nostra libertà.

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pierocammerinesi@hotmail.com (Piero Cammerinesi) Politica Mon, 23 Oct 2017 09:26:12 +0000
LA STORIA SEGRETA DI COME LE SUORE ABBIANO NASCOSTO LA VENDITA DI MIGLIAIA DI BAMBINI IN SPAGNA http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3052-la-storia-segreta-di-come-le-suore-abbiano-nascosto-la-vendita-di-migliaia-di-bambini-in-spagna http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3052-la-storia-segreta-di-come-le-suore-abbiano-nascosto-la-vendita-di-migliaia-di-bambini-in-spagna

Bimbi vandutiÈ il 1982, in Texas. Randy Ryder, dopo un’infanzia passata con la madre affetta da alcolismo e problemi psichiatrici, scopre di non essere suo figlio. Lei gli confessa di averlo comprato in un ospedale a Malaga, in Spagna, nel 1971. 

È il 2009. In un ospedale di Madrid, Jean Luis Moreno ascolta suo padre sul letto di morte confessare di averlo comprato nel 1969 da un prete a Saragozza per 150.000 pesetas, poco meno di 50.000 euro. Sconvolto, Jean Luis va a vedere i registri dell’ospedale dove crede di essere nato. Non ci sono né il suo nome né quello di sua madre. Usando investigatori privati risale alla suora che aveva reso possibile l’adozione. Lei prima nega di aver preso denaro, poi ammette con tono gelido di ricordare i compratori. Jean Luis presenta denuncia al tribunale civile, poi all’ordine provinciale di Saragozza e infine alla corte suprema. Il caso viene sempre archiviato.

È il 2010. Ines Madrigal scopre in un cassetto il suo certificato di nascita e qualcosa non torna. Date e luogo non coincidono con la sua carta d’identità. Affronta sua madre, e viene a sapere di essere stata data “in regalo” da un ginecologo famoso, che non disse mai da dove proveniva la bambina. Le aveva dato istruzioni di fingere la gravidanza.

Questi non sono casi isolati. Sono 300.000.

di Nicolò Zuliani

Nell’aprile del 1939, in Spagna, il generale Francisco Franco prende il potere. È un uomo con forti valori cattolici e nazionalisti. Uno dei suoi più fidati consiglieri è lo psichiatra Antonio Vallejo-Nagera. Vallejo aveva passato la prima guerra mondiale in Germania, dove aveva appreso il concetto di pulizia etnica e formulato una serie di cazzate clamorose spacciate per verità scientifiche. Tra i tanti deliri spiccava quello del “morbo rosso”. Secondo Vallejo, essere comunisti o dissidenti era una malformazione mentale, trasmissibile come un virus, dalla quale non si poteva guarire. Il 17 ottobre 1941, Franco semplifica le leggi sull’adozione per un motivo specifico: quando le famiglie dei nemici del regime venivano incarcerate, i figli venivano affidati agli orfanotrofi, che a loro volta li affidavano a famiglie considerate rispettabili: bastava fossero politicamente corrette, eterosessuali e cattoliche. Nel 1958 ci fu una seconda riforma, secondo la quale i genitori biologici, dopo tre anni dall’abbandono, perdevano qualsiasi diritto sul bambino. Gli orfanotrofi – leggi il Vaticano – non erano più tenuti a dare informazioni. Gli istituti si trovarono così a disposizione una fornitura continua di bambini e neonati, a volte figli di donne non sposate, a volte strappati dalle mani di anarchici, comunisti e dissidenti.

E perché regalarli, se si possono vendere?

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Dal 1943 al 1987, in Spagna il traffico di bambini genera introiti miliardari. Il meccanismo è semplice: le suore intercettano le puerpere ideali, di solito donne sole, con famiglie problematiche, o molto povere. Le coccolano dicendo che le aiuteranno, raccomandandosi che quando verrà il momento vadano nelle loro cliniche a partorire. Quando arrivano le drogano col Pentothal. Appena partorito, il bambino viene portato immediatamente in un’altra stanza, dove a volte c’è già la compratrice, a volte un nido nascosto. Si fa aspettare la madre biologica per ore, raccontando che il neonato ha delle complicazioni impreviste, poi dopo 6-9 ore si riferisce che è morto. Se la madre protesta o diventa aggressiva, la si sottomette prima con la forza, poi con la burocrazia e i ricatti. Sono tutte donne fragili, povere, fortemente cattoliche e ignoranti: le suore sanno che non possonopermettersi un avvocato.

Manoli Pagador partorisce nel 1971 a Madrid, a 23 anni. L’ultima cosa che ricorda di suo figlio è il pianto che sparisce giù per il corridoio. Quando nel 1975 Franco muore e il regime collassa, il traffico di bambini continua florido. Il popolo spagnolo è stremato e diviso. Affrontare i propri orrori non è mai facile, perché si rischia una spirale giustizialista dove tutti hanno colpe. Nel 1977, il nuovo governo promulga la ley de amnistia, che noi chiameremmo “legge scurdammoce ‘o passato”. Nessuno vuole parlare del fatto che ovunque madri e figli si stanno cercando. Chiunque sollevi l’argomento viene ignorato. Nel 1981, nella clinica Santa Cristina, Purificacion Betegon partorisce due gemelle premature. Suor Maria Gomez Valbuena le chiede di darle in adozione. Quando Betegon rifiuta, la suora riferisce che le bambine sono morte a causa dell’incubatrice rotta. La Betegon corre a vedere e le trova vive. Un’infermiera le spiega che sono cerebralmente morte, poi Betegon viene portata via a forza. Nessuno le presta soccorso o aiuto. Ma la gente per strada parla. Così, nel 1982, German Gallego, fotografo per il settimanale spagnolo Interviù, indaga. Va alla clinica San Ramòn, una piccola clinica con solo dieci stanze, ma un costante viavai di donne che vanno e vengono senza registrarsi né lasciare traccia. Il primario è il dottor Eduardo Vela, ginecologo. Lui rifiuta di rilasciare interviste e smentisce ogni voce. Lo stesso fa la suora responsabile, suor Maria. Alcune novizie, però, seppur spaventate, chiedono al giornalista di tornare nel cuore della notte. Una volta lì, gli confessano tutto. Il traffico, i soldi, i furti, le bugie.

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«E se la madre volesse vedere il corpo del bambino?» domanda Gallego.

Le suore mostrano una cella frigorifera, dove sono conservati dei neonati morti da mostrare in caso di emergenza. Gallego fotografa i corpicini, pubblica l’inchiesta e aspetta almeno una telefonata della polizia. Non arriva mai.

Il dottor Eduardo Vela durante il franchismo è diventato ricchissimo, ma non curando le persone: facendo affari. È stato consigliere della Security World SA, una società di sicurezza privata. Negli anni ’70 fonda la Bellcasa, una società immobiliare che ha le mani in tutta Madrid. Come riusciva a fare tutto? I soci della Bellacasa erano:

Adele Bermejo Rivas, sua moglie.

José Sainz de Miera, delegato capo della Falange franchista nella provincia di Valencia.

José Manuel Gonzales Fausto, consigliere dell’Istituto nazionale di Previsione.

Josè Antonio Giron de Velasco, detto “il leone” ministro del lavoro dal 1941 al 1957 e pupillo del generale Franco.

Dottor Manuel “F.M.”

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Ecco perché la Bellcasa va a gonfie vele: se un gerarca franchista ti vuole comprare la casa al prezzo di un panino, rifiutarsi potrebbe essere pericoloso. Giron era così in alto che dopo l’assassinio del primo ministro era candidato a sostituirlo, finché nel 1957 il suo ruolo viene affidato a dei tecnici dell’Opus Dei. Insomma, Eduardo Vela aveva agganci belli grossi, e di uno a tutt’oggi non si sa nulla: quel dottor Manuel F.M. di cui i giornali spagnoli non rivelano il nome completo, perché è l’ultimo ancora vivo. Quando nel 1982 esce l’inchiesta, tutte le proprietà del dottor Vela cambiano nome. Dal 1982, risulta nullatenente mentre sua moglie è miliardaria. Sempre nel 1982, il braccio destro di Vela, cioè suor Maria Gomez Valbuena, porta via dal grembo di Maria Luisa Torres la figlia appena nata, Pilar Alcalde. Quando la Torres chiede di vedere la sua bambina, suor Maria la minaccia di portarle via l’altro figlio e di farla incarcerare per adulterio.

Dal 1980, ogni tentativo di risolvere la questione legalmente viene bloccato e insabbiato. Quando le madri chiedono di esumare le tombe dei figli, dentro trovano resti di bambini ben più grandi, o del sesso sbagliato, o vuote, o riempite di pietre. In un caso, trovano la gamba di un maschio adulto. Uno dei giudici più influenti di Spagna, Baltasar Garzon, prova ad aprire un’inchiesta. Viene bloccata dalla corte suprema. Gli anni passano, e le voci aumentano, finché il traffico di bambini si interrompe nel 1987. Nel 2010, Vela parla (inconsapevolmente) con dei giornalisti di ElMundoTV, che si spacciano per bambini adottati in cerca delle loro madri biologiche. Lui confessa di aver bruciato l’archivio con i nomi di madri e compratori. Non c’è modo di risalire a chi fossero.

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Poi, nel 2011, arriva la BBC. In un documentario agghiacciante la giornalista ricostruisce tutto. Intervista le tante associazioni di madri derubate, ma mettere insieme tutte le storie umane, sotto le statistiche, è impossibile. Prova a intervistare anche Vela, che si rifiuta. Allora finge di essere incinta e fissa un appuntamento. Durante il colloquio, registrato con una telecamera nascosta, appena Vela capisce di essere di fronte a una giornalista, si altera, va nell’altra stanza e fa ritorno brandendo un crocifisso e recitando passi della Bibbia. Dopo l’inchiesta si mobilita l’opinione pubblica di tutto il mondo. I bambini sono stati comprati anche da coppie estere. Sono in sudamerica, America, Messico, Francia. A fine 2012 viene arrestata suor Maria Gomez Valbuena, imputata di avere orchestrato la rete dei sequestri. Si avvale della facoltà di non rispondere e il 19 gennaio 2013 muore di insufficienza cardiaca. Anzi, di enfisema polmonare. Anzi, era molto malata. Comunque è morta, c’è il certificato firmato dal dottor Enrique Berrocal Valencia. Peccato che il certificato, in tribunale, proprio non ci vuole arrivare. Ha ritardi inspiegabili. E quando arriva, ha delle strane anomalie.

Le associazioni non credono alla morte della suora. , “se possono falsificare il certificato di nascita e la carta d’identità di mio figlio, possono falsificare il certificato di morte di una suora”. Del resto nessuno ha visto il corpo: l’ordine a cui apparteneva rende pubblica la morte solo due giorni dopo, quando è già stata seppellita in una tomba priva di nome. E negli anni, gli spagnoli hanno imparato che nelle tombe spesso e volentieri non c’è quello che dovrebbe. Quando chiedono l’esumazione del corpo, la sorella di suor Maria la nega e dice che lei era presente al decesso. Nella stanza spoglia e austera dove suor Maria ha passato i suoi ultimi anni gli inquirenti trovano le cartoline che le famiglie adottive hanno mandato da tutto il mondo alla suora nel corso degli anni. Una, del 2013, dice “Buon natale! Lasciate che i bambini vengano a me”.

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Il dottor Eduardo Vela, che grazie a un’equipe di avvocati riesce a procrastinare il processo da quattro anni, finalmente finisce alla sbarra. Il processo procede a rilento perché nomi, fatti, documenti, sono difficilissimi da reperire. Tutto è in mano a poche donne che ricordano, testimoni ormai lontani sullo sfondo di un regime crudele e ancora troppo vicino. Quando Zapatero nel 2007 ha istituito la legge della memoria storica, la Spagna si è divisa. Fare i conti col proprio passato rischia di far sprofondare il popolo in una spirale d’odio e rancore senza fine. L’ETA non fa in tempo a consegnare le armi che la Spagna affronta una delle crisi peggiori della sua storia tra secessionisti, indipendentisti ed estrema destra. In un contesto del genere, buttare benzina sul fuoco potrebbe non essere la cosa più saggia da fare.

Ai “niños robados”, però, oltre alla giustizia interessa soprattutto trovare la propria famiglia. È solo di recente, grazie al processo della Betegon, che qualcuno pensa a suor Maria. La donna annotava meticolosamente nei quaderni blu i nomi dei bambini, dei genitori adottivi e biologici, il prezzo e l’indirizzo. Un secondo archivio, in pratica. Quei quaderni esistono ancora, ma la Conferenza Episcopale Spagnola, presieduta dal cardinale Antonio Maria Rouco Varela, rifiuta di collaborare coi tribunali spagnoli. I quaderni sono custoditi da loro, che fanno capo al Vaticano. Ossia uno Stato estero. Chissà quando, dove e come il Vaticano ne è entrato in possesso.

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Solo a maggio di quest’anno una delegazione delle Nazioni Unite si è incontrata coi rappresentanti delle autorità spagnole e della Chiesa, dicendo che è ora dire basta. Tutti hanno convenuto sia ora di aprire i quaderni, ma ad oggi non c’è ancora nessun colpevole. Le associazioni hanno formato una banca del DNA e ogni domenica manifestano in piazza, tenendo in mano un cartello che dice “Ti cerco. Ti stiamo cercando”. Prima di morire vorrebbero poter vedere il volto del figlio, o della madre, che non hanno mai conosciuto.

Fonte: http://thevision.com/attualita/bambini-venduti/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 18 Oct 2017 10:51:52 +0000
A Vienna la fanno profumata http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3050-a-vienna-la-fanno-profumata http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3050-a-vienna-la-fanno-profumata

 

Austria Profumata2Si ritorna a parlare della classifica Transparency International sulla corruzione nel mondo, dove l'Italia si collocherebbe terza in Europa dopo Bulgaria e Grecia. Trattandosi come è noto di corruzione percepita, lo strumento è semmai utile per misurare l'autostima dei popoli più che la diffusione del reato: sicché è già tanto se non ci troviamo in prima posizione. In attesa che escano le nuove pagelle mi piace offrire un contributo pedante al dibattito, di cui propongo nel seguito una prima puntata sulla situazione - quella vera - di un Paese a me molto caro: l'Austria.

di Il Pedante

Qualche mese si fa si apprendeva che nel villaggio di St. Wolfgang, in Alta Austria, la quasi totalità degli immobili non sarebbe in regola con i permessi edilizi, per un totale di 974 infrazioni su 1067 unità: il novantuno per cento. Una vicenda di abusivismo che come già le mazzette di Peter Hartz, lo scandalo delle centraline Volkswagen e altri più o meno noti casi di corruzione qui un promemoria, qui un commento) hanno fatto vacillare per qualche minuto la credenza tutta italiana in un mondo tedesco baciato dal successo perché ligio alle regole.

Austria Profumata1Per restare in Austria, è leggendaria la vicenda dell'ospedale generale di Vienna(AKH) il cui costo è lievitato di 45 volte nel corso di una pluridecennale storia di tangenti, costi gonfiati, errori, malaffare e ritardi che lo hanno reso il nosocomio più costoso d'Europa, se non forse del mondo. Quando fu inaugurato nel 1994, con trent'anni di ritardo, per la sua costruzione erano stati spesi 3,12 miliardi di euro. Negli anni Novanta si ricordano i casi di altre grandi opere: l'ampliamento della metropolitana viennese, la costruzione dell'aeroporto di Schwechat e la realizzazione dell'autostrada A11 dei monti Karawanken, i cui costi lievitavano di centinaia di milioni di euro per i cartelli illegali delle aziende coinvolte e la collusione dei funzionari. Più recentemente, nel 2012, il nuovo terminale Skylinkdell'aeroporto viennese è stato consegnato con quattro anni di ritardo, a quasi il triplo del costo preventivato e con un contorno di procedimenti penali per frode, appropriazione indebita, corruzione, malagestione e irregolarità di esecuzione. Nella relazione di collaudo si elencavano 3000 difetti costruttivi, di cui un centinaio «potenzialmente letali».

Austria ProfumataNel 2010 Mark Pieth, capo del Working Group on Bribery in International Business Transactions dell'OSCE, definiva l'Austria «un'oasi di corruzione». Un anno dopo l'edizione internazionale dello Spiegel aggiornava i lettori sugli ultimi scandali viennesi definendo la capitale austriaca «un intrico di malaffare». Nel frattempo un gruppo di artisti locali trovava il modo di monetizzare l'andazzo dando vita a un Istituto di corruzione applicata (Institut für angewandte Korruption), con tour guidati nei santuari della corruzione viennese, seminari e un libro per diventare «più belli, più ricchi e più intelligenti» con le mazzette.

I casi più gravi esplodono nel nuovo millennio, come il mega-scandalo Telekom Austria, una saga inaugurata nel 2000 con sei filoni processuali a carico di politici e appaltatori di centrodestra che per anni hanno utilizzato l'azienda per beneficiare sé e i clientes. I reati vanno dalla turbativa d'asta alla manipolazione di titoli, dal finanziamento illecito ai partiti alle sponsorizzazioni non autorizzate, dalle fusioni societarie in perdita alla corruzione pubblica e privata. O come l'acquisto dei caccia Eurofighter per i quali politici e alti ufficiali intascavano dal produttore tangenti per un totale record: quasi 100 milioni di euro. Nell'affare BUWOG l'ex ministro dell'Economia Karl-Heinz Grasser (FPÖ) percepiva provvigioni illegali per centinaia di migliaia di euro sulla privatizzazione degli alloggi popolari di Vienna. Nel 2013 Ernst Strasser, già ministro degli Interni (ÖVP) e poi eurodeputato, finiva in carcere per essersi venduto come lobbista presso il Parlamento europeo. In casa SPÖ l'ex cancelliere Werner Faymann si faceva pagare dalle ferrovie e dalle autostrade dello Stato la campagna elettorale mentre era ministro dei Trasporti. Sotto il governatorato di Jörg Haider il Land della Carinzia acquistava dal sindacato nazionale tre villaggi turistici affacciati su altrettanti laghi al prezzo monstre di 42 milioni di euro (furono rivenduti pochi anni dopo a un terzo del valore), di cui oltre 700 mila euro finiti nelle casse del partito.

Non mancano gli scandali bancari. Nel crack della BAWAG (Bank für Arbeit und Wirtschaft), forziere della socialdemocrazia austriaca e roccaforte del suo centrosinistra, in pochi anni un ristretto gruppo di dirigenti bruciava quasi un miliardo e mezzo di depositi in operazioni ad alto rischio presso società di comodo ai Caraibi e prestiti insolvibili a speculatori amici, occultando le perdite ai correntisti, agli organi di controllo e all'azionista unico: quello stesso sindacato ÖGB che dovrà in seguito vendere i tre laghi carinziani, con annesse tangenti, per cercare di coprire il buco.

Austria Profumata4Ancora più tragico e rocambolesco il fallimento di Hypo Bank Alpe Adria. Nei primi anni 2000 l'istituto si lancia in speculazioni ad altissimo rischio vantando la garanzia del socio pubblico di maggioranza, il Land della Carinzia. Le cose vanno male e con la crisi perde tutto. Nel 2009 interviene il Ministero, la banca è nazionalizzata e diventa una bad bank. Il Land, a cui spetta l'onere di ripianare debiti per miliardi di euro, evita la certezza del fallimento grazie a un accordo in extremis con i creditori e a un ulteriore intervento dello Stato, che i carinziani dovranno rimborsare scontando mezzo secolo di lacrime e sangue. Il disastro Hypo Bank è costellato da un lunghissimo catalogo di reati con numerose inchieste ancora in corso: finanziamenti illeciti ai partiti, false comunicazioni, bilanci truccati, conti segreti, riciclaggio e tangenti, ma anche affari con mafie e trafficanti d'armi balcanici.

I casi qui accennati sono i più illustri, quelli la cui enormità ha reso inevitabile l'intervento della magistratura e una certa risonanza mediatica. Ma nella sostanza esemplificano, sia pure ai massimi livelli, uno stile di clientele, favoritismi e disinvoltura istituzionale che secondo alcuni non rappresenterebbe l'eccezione, anzi. Scrive Robert Brettschneider in Tu felix Austria (2012):

Ritengo che lo scandalo AKH [l'ospedale, ndP] sia sintomatico della situazione in Austria. È una storia di corruzione, economia di relazione e occultamento: cose assolutamente normali e socialmente accettabili da queste parti. Se non fosse che le dimensioni di questo progetto sono diventate così mastodontiche da far sì che anche le tangenti che quasi obbligatoriamente lo accompagnarono abbiano superato largamente la "misura tradizionale".

La «normalità» e la «accettabilità sociale» di un fenomeno hanno a che fare con la sua percezione, sicché forniscono anche una chiave di lettura della più blasonata classifica della corruzione mondiale. Qui l'Austria, quella sopra descritta, si colloca al diciassettesimo posto tra i virtuosi del mondo. Nella civiltà dell'immagine conta, appunto, l'immagine che si ha di sé.

Quindi? Contrordine? Non facciamocome? Elaboriamo il lutto? No. Perché come spesso accade, il problema non sta nella risposta ma nella domanda, nella proposizione stessa del problema. Se in questa puntata ci siamo presi la pena di stare al gioco triste della Schadenfreude per dare una sfoltita al senso di inferiorità nazionale, nella prossima cercheremo più pedantemente di indovinare la radice ideologica di queste competizioni senza frontiere che tanto piacciono a chi odia il proprio Paese.

Fonte: http://ilpedante.org/post/a-vienna-la-fanno-profumata

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 17 Oct 2017 09:40:44 +0000
Il Rosatellum-2 è peggio dell’Italicum, che era peggio del Porcellum http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3046-il-rosatellum-2-e-peggio-dell-italicum-che-era-peggio-del-porcellum http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3046-il-rosatellum-2-e-peggio-dell-italicum-che-era-peggio-del-porcellum

CIR Rosatellum2Ettore Rosato è il padre putativo che si è accollato nella tarda primavera di quest’anno la grave responsabilità di prestare il proprio nome all’ennesima porcata legislativa che ha preso il nome di “Rosatellum”. Questo “nomignolo” prosegue, purtroppo non solo nella desinenza, il pessimo andazzo del “Porcellum” e del “capolavoro renziano” denominato pomposamente “Italicum, fortunatamente abortito prima di entrare in funzione.

Senza il “Rosatellum” andremmo a votare col “Mattarellum” la legge elettorale che prende nome dal nostro attuale Capo dello Stato, scritta e operata ai tempi della prima repubblica quando svolse anche incarichi ministeriali.

La principale differenza tra le due leggi elettorali è che il Mattarellum è di tipo “proporzionale” mentre il “Rosatellum” è un garbuglio-miscuglio tra le due due forme al solo scopo di accontentare quasi tutti (meno gli elettori).

di Roberto Marchesi

Nel proporzionale i partiti tracciano ciascuno un proprio programma elettorale che presentano agli elettori e, dopo il voto (che quindi viene raccolto sulla base di un programma specifico) cercano nel Parlamento appena eletto la maggioranza necessaria sia alla Camera che al Senato per formare un governo. Trovato l’accordo lo comunicano al Presidente della Repubblica che, verificatene le condizioni, assegna ad uno dei leader dei partiti di quella maggioranza (a sua scelta) l’incarico di formare il governo.

Nel maggioritario invece, essendoci diversi partiti, si formano in anticipo (prima del voto) delle coalizioni, ognuna delle quali indica già il proprio candidato a guidare il governo. Si basa sulle caratteristiche personali dei leader e sulle promesse fantasiose che questi fanno in campagna elettorale (promesse che quasi mai mantengono). Poco o nulla viene detto circa la reale consistenza del programma (a parte i cosiddetti “inciuci” tra i leader, ovviamente tenuti segreti).

Appare molto chiaro che il sistema proporzionale, pur con tutti i difetti che gli attribuiscono, è quello di maggiore interesse per gli elettori.

Ai partiti invece conviene il sistema maggioritario perché garantisce ai politici (non al paese) maggiore stabilità.

Così è già spiegato il motivo di questa recentissima corsa all’accordo sul “Rosatellum”, anche se non è un maggioritario puro.

Qualcuno si è preso però la pena di leggerlo questo “Rosatellum-2”? A chi non è professionista della politica consiglio di lasciar perdere, ci guadagnerebbe solo una terribile emicrania. Dovete essere allenati con le partite a scacchi di alto livello per tenere insieme tutto il garbuglio che questa legge comporta al solo scopo di scoraggiarli dall’approfondire e nel contempo garantire ai partiti di mantenere il loro potere.

Comunque sono certo che anche molti di quelli che già siedono nel Parlamento accettano obbedienti la novità senza nemmeno tentare di capire i sottili enigmi di questa legge, che non solo si propone di escludere dalla vittoria il M5S (che in se non sarebbe una disgrazia nemmeno per loro) ma fa anche peggio trovando un accordo che garantirebbe il rientro trionfale di Silvio Berlusconi o di Matteo Renzi o di entrambi (ovvero la matematica sommatoria delle sciagure!). Confidano ovviamente nel fatto che nessuno o quasi dei comuni cittadini avrà voglia di digerirsi un mattone del genere equivalente nella sostanza ad un pesante inestricabile algoritmo.

Uno dei pochi (al di fuori dei proponenti) che certamente l’ha decifrato è Marco Travaglio. Altri giornali hanno dato qualche dettaglio su cosa succede “tecnicamente” votando con questa legge. Solo superficialmente però, perché sanno benissimo che il veleno “democratico” contenuto in questa legge possono sopportarlo senza “schiattare” solo i più allenati a questo tipo di esercizi.

Travaglio è uno di questi e lui l’ha spiegata completamente e perfettamente nel provvidenziale editoriale di sabato scorsoIl Merdellum-bis”, dove non si è limitato a dare i dettagli tecnici della formula “Rosatellum-2” ma anche cosa succede sul piano pratico, ovvero a chi in realtà l’elettore sta attribuendo il potere di entrare in Parlamento (cioè nessuno di quelli che vorrebbe lui) e a fare leggi che quasi mai sono quelle che il cittadino spera di vedere approvate dal Parlamento che elegge col suo voto.

Per esempio, sappiamo dalle spiegazioni date che c’è una soglia di sbarramento al 3%, quindi solo i partiti che prendono più del 3% entreranno. Vero! Ma questa regola c’era anche l’altra volta. E come mai nella sola Camera dei Deputati ci sono circa 20 partiti o gruppi o fuoriusciti che saltano di qua e di là a loro piacimento senza alcun rispetto per chi li ha eletti? Tutte le storture che c’erano prima sono rimaste! L’unica cosa che gli estimatori di questa legge temono è che i cittadini, lasciati veramente liberi di votare, possano davvero decidere di fare pulizia totale.

Renzi si fa vedere poco ultimamente, ma è la vecchia tecnica di chi sta per compiere qualcosa di balordo. Lui è tra quelli che avrebbe il maggiore guadagno vedendo approvare questa schifezza democratica. Non ci vuole molto a capirlo. In questi anni da Capo del governo e capo del partito si è costruito tutt’intorno una tale cerchia di poteri (politici, mediatici, economici, ecc.) che non può permettersi di perderli stando troppo a lungo lontano dal potere. Se lasciasse svolgere libere elezioni dovrebbe ricominciare tutto da capo e chi gli regala più un premio di maggioranza come quello di cui ha goduto in questa legislatura?

Col “Mattarellum” rischia troppo, meglio il “Rosatellum”. Dovrebbe accordarsi con Berlusconi, è vero, ma loro aiutandosi a vicenda possono mettersi sotto i piedi tutta l’Italia (per poco tempo, ma lo hanno già fatto!). Non c’è bisogno del Machiavelli per capirlo, l’unico ostacolo rimasto per loro è riuscire a far passare questa legge, poi il percorso sarà tutto in discesa.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/10/il-rosatellum-2-e-peggio-dellitalicum-che-era-peggio-del-porcellum/3904698/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 12 Oct 2017 08:58:03 +0000
Dati personali su web e telefono, il governo dà il via alla sorveglianza di massa http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3041-dati-personali-su-web-e-telefono-il-governo-da-il-via-alla-sorveglianza-di-massa http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3041-dati-personali-su-web-e-telefono-il-governo-da-il-via-alla-sorveglianza-di-massa

CIR Sorveglianza Di MassaUn’amara sorpresa attende gli italiani nei prossimi giorni. Il Senato, infatti, entro questo fine settimana darà il via definitivo a una norma che all’apparenza richiama l’esigenza di rispettare le norme europee. Si tratta delle Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017Il disegno di legge, che reca come primo firmatario il nome del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è uno di quegli atti adottati in termini brevissimi, per via scadenze di legge che ne giustificano l’adozione senza un’approfondita discussione parlamentare che ne rallenterebbe l’iter.

Per questo motivo, insieme ad atti dello stesso tipo, come il decreto Milleproroghe, e le stesse norme che compongono la legge di Bilancio (quando ad esempio si diffonde la notizia che il governo porrà la fiducia) sono esposti all’inserimento di emendamenti last minute che non sono discussi se non per pochi minuti e che poi vengono approvati anche dall’altra Camera (in questo caso il Senato), senza poter essere modificati.

di Fulvio Sarzana

Dunque, queste norme contengono due disposizioni in grado di cambiare il concetto di sorveglianza di masse per i navigatori italiani

1. La prima norma dispone l’allungamento dei tempi di conservazione dei dati internet e telefonici a sei anni, ed è stata già oggetto di aspre critiche, provenienti anche dallo stesso Garante della privacy italianoAntonello Soro.

2. La seconda norma assegna all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom, il potere di intervenire in via cautelare, sulle comunicazioni elettroniche dei cittadini italiani, al fine di impedire l’accesso agli stessi cittadini a contenuti presenti sul web.

Le norme non possono essere modificate e passeranno così come sono. La scusa ufficiale è che non si possono procrastinare gli impegni europei, per cui, come ha dovuto constatare amaramente anche il Presidente dell’Autorità garante per la Protezione dei Dati personali, il Parlamento, pur in presenza di norme che contrastano chiaramente con le disposizioni europee che dicono di voler attuare, le fa comunque passare, per evitare di doverle discutere in una ulteriore lettura.

Cosa prevedono le nuove norme, già approvate alla Camera?

E’ semplice.

1. La prima norma prevede che i provider italiani, per ragioni di repressione di attività legate al terrorismo, devono conservare i dati di tutti i cittadini italiani, in attesa che le autorità inquirenti, decidano di chiedere informazioni su quei dati.

In soldoni, gli operatori di internet privati (ovvero chi ci dà accesso ad internet, ci fa telefonare ci consente di chattare) deterranno per sei anni (quindi per sempre, considerando che la norma entrerà in vigore da oggi) i dati di tutti gli italiani, a prescindere dalla effettiva commissione di un reato. Se poi si indaga su un reato, quei dati potranno essere richiesti ai provider. di che dati stiamo parlando? Di tutto ciò che abbiamo detto o fatto attraverso il telefono, le chat o internet.

Ora, immaginiamo le banche dati che contengono queste informazioni e il rischio che queste banche dati, che a volte vengono conservate da provider con poche disponibilità finanziarie (o all’opposto da grandi realtà con milioni di dati), vengano bucate da un hacker che poi decida di vendere i dati.

Stiamo parlando di circa cinquemila soggetti (gli internet service provider) a volte dotati di mezzi minimi, che avranno in mano tutte le nostre vite digitali, che oggi sono divenute in realtà le vite reali. Qualcuno ad esempio potrebbe voler “bucare” il profilo di un parlamentare, di un giornalista scomodo, di un oppositore politico interno e/o esterno, e sapere a chi ha telefonato e quando e a chi una determinata persona o che siti internet ha visitato. Altro che immunità, questo qualcuno avrà accesso a tutte le conversazioni telematiche, a tutti i siti visitati e così via.

Si dirà: “Ma questo vale solo per il terrorismo“, e qui sta il secondo malinteso. Il provider, infatti, deve comunque raccogliere i dati, senza sapere se e quando queste informazioni verranno richieste, né può sapere quest’ultimo il perché gli vengano richiesti i dati: l’operatore, infatti, se viene raggiunto da una richiesta non la può sindacare, né l’autorità di polizia può comunicare, per non pregiudicare le indagini, a un soggetto privato il motivo della richiesta.

2. La seconda norma è ancora più inquietante. L’ha proposta, e fatta approvare alla Camera come primo firmatario, il deputato del Partito democratico Davide Baruffi con un emendamento “sprint”.

Questa norma si ricollega ad una legge già approvata undici anni fa nel nostro paese relativa ad un decreto legislativo che ha già ampiamente recepito la norma che dice di voler recepire che attribuisce alla Magistratura il compito di intervenire sul web. La proposta di legge sottrae ai giudici (come prevedono la nostra Costituzione e le nostre leggi, prima fra tutte la legge sul diritto d’autore) il compito di intervenire in via cautelare sui contenuti sul web. Come ha detto lo stesso Baruffi, “da oggi con un regolamento dell’Agcom, in Italia si sperimenta la notice and stay down e le piattaforme dovranno rimuovere i contenuti illeciti e impedirne la riproposizione”.

Ora, poiché il web è composto di milioni di informazioni che cambiano in nanosecondi e la maggior parte di questi dati sono all’estero, non c’è modo di conoscere in anticipo la riproposizione dei contenuti che la norma vorrebbe censurare, se non con una tecnica di intercettazione di massa denominata Deep packet inspection. L’unico modo, insomma, di fare ciò che il governo sta per fare approvare, è di ordinare ai provider italiani di “seguire” i cittadini su internet per vedere dove vanno, al fine poi di realizzare questo “impedimento” alla riproposizione, attraverso un meccanismo di analisi e raccolta di tutte le comunicazioni elettroniche dei cittadini che intendano recarsi su siti “dubbi”.

Questo, naturalmente senza alcun controllo preventivo da parte di un magistrato. L’Agcom, infatti, non ha di fatto potere su operatori che non siano in Italia. E’ per questo che, invece, in sede europea si sta discutendo in modo bilanciato di risolvere il problema alla fonte, dove nasce l’informazione, e non agendo sui cittadini presenti sul territorio nazionale.

La cosa, ancorché contraria alle norme europee già approvate, ha fatto gridare allo scandalo le associazioni italiane di diritti civiliquelle internazionali, le associazioni di consumatori più sensibili e gli stessi operatori del web.

Riavvolgiamo dunque il nastro: grazie al Parlamento, i dati dei cittadini saranno raccolti in banche dati custodite dai provider per un tempo pressoché illimitato. L’autorità amministrativa ovvero l’Agcom avrà il potere di ordinare ai provider di “seguire “ i cittadini italiani senza l’ordine di un magistrato.

Benvenuti nell’Italia della sorveglianza di massa.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/04/dati-personali-su-web-e-telefono-il-governo-da-il-via-alla-sorveglianza-di-massa/3892666/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 04 Oct 2017 15:52:50 +0000
CODACONS: PARTE IL MEGA RICORSO CONTRO LA LEGGE LORENZIN - Istruzioni per partecipare http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3038-codacons-parte-il-mega-ricorso-contro-la-legge-lorenzin-istruzioni-per-partecipare http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3038-codacons-parte-il-mega-ricorso-contro-la-legge-lorenzin-istruzioni-per-partecipare

Vaccini Ricorso CodaconsSì ai vaccini ma solo se necessari, singoli e testati. No alla legge che viola il diritto all’istruzione e la libertà di scelta delle famiglie

Per partecipare a questa iniziativa è indispensabile inviare la documentazione entro il 30/9/2017

La faticosa battaglia intrapresa per difendere la libertà di scelta in materia di vaccinazione è arrivata a un punto decisivo. Lo Staff legale dell’Associazione è pronto ad avviare uno storico ricorso collettivo al TAR Lazio contro la legge Lorenzin. Ma prima di entrare nel dettaglio della nuova iniziativa, meglio fare un passo indietro.

L’IMPEGNO DELL’ASSOCIAZIONE

Da mesi, ormai, l’Associazione lavora senza sosta sul tema. Un impegno costante, di cui è opportuno fornire un riepilogo ai tanti interessati. Di seguito, quindi, un elenco (indicativo) circa tutti gli atti, le iniziative e gli interventi che abbiamo avviato e portato all’attenzione degli interlocutori istituzionali, anche grazie al vostro contributo:

  1. Diffida all’AIFA circa l’utilizzazione dei vaccini monovalenti;
  2. Intervento ad adiuvandum alla Corte Costituzionale nel Giudizio proposto dalla Regione Veneto avverso la legge Lorenzin;
  3. Memoria all’ANAC su conflitto di interessi Dott. Mario Melazzini;
  4. Istanza alla commissione scientifica dell’AIFA sulla legge 119/2017;
  5. Accesso agli atti a diverse ASL in materia di disponibilità dei vaccini monovalenti;
  6. Intervento TAR Lazio su DL Lorenzin;
  7. Segnalazione all’ANAC del conflitto d’interessi del Dott. Ranieri Guerra;
  8. Ricorso all’AIFA avverso la determina che autorizza l’importazione del vaccino TETRAXIM;
  9. accesso agli atti proposto alla Regione Umbria ed alla Regione Emilia Romagna sull’utilizzazione dei vaccini pediatrici;
  10.  Istanza di accesso agli atti al Ministero della Salute relativamente agli indennizzi della legge 210/1992;
  11.  Memoria alla Commissione UE in materia di vaccinazioni pediatriche;
  12.  Diffida al Ministero della Salute su indisponibilità del vaccino rosolia;
  13.  Esposto alla Procura della Repubblica di Monza successivamente al decesso del bambino leucemico all’Ospedale San Gerardo di Monza;
  14.  Accesso agli atti della Regione Lombardia in merito al presso dei vaccini pediatrici.
  15.  Esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino che ha dato luogo ad una indagine, in corso, sulle sostanze non dichiarate nei vaccini;
  16.  Costituzione di parte offesa nella indagine della Procura di Trani sulla relazione vaccini-autismo (archiviata);
  17.  Lettera al PD per non candidare al Parlamento il prof. Burioni;
  18. La conferenza stampa, a Roma, Stadio Domiziano, il 30/5/2017, per la divulgazione delle segnalazioni di reazioni avverse al vaccino Infanrix Hexa della GSK nel triennio 2014-16, tardivamente rivelate dall’AIFA, grazie alla iniziativa del Codacons
  19. Organizzazione con il Coordinamento delle Associazioni per la Libertà di Scelta, della manifestazione con corteo, per la libertà di scelta vaccinale, a Roma, Piazza Bocca della Verità, il 6/6/2017;
  20. Conferenza stampa, con altri, per la critica del decreto Lorenzin in Senato, Sala Nassiriya il 27/6/2017;
  21. Organizzazione del Convegno Vaccini e Profilassi presso il Senato, Sala ISMA, il 7/7/2017;
  22. Organizzazione, con AMEV Firenze, della manifestazione a Roma il 22/7/2017   contro il decreto Lorenzin;
  23. Partecipazione alla organizzazione della manifestazione contro il decreto Lorenzin, a Trieste il 29/7/2017, promossa da PianoB con altri;
  24. Promozione, il 10/8/2017 con altri, della Società Scientifica per il Principio di Precauzione, che e’ stata oggetto di attacco, se non di diffamazione preventiva, da parte del M5S e del suo commissario per la politica vaccinale, prof. Silvestri (cfr. Nextquotidiano 12/8/2017).

IL RICORSO

Al termine di questa mole di lavoro è arrivato il momento dell’impegno più forte in assoluto: quello che riguarda l’Associazione e, insieme, le famiglie, gli insegnanti, i semplici cittadini interessati. Tutti coloro che hanno a cuore la libertà di scelta contro la legge Lorenzin (D. L. n. 73/2017), infatti, hanno la possibilità (e il dovere morale) di aderire al ricorso collettivo che lo Staff legale Codacons ha messo a punto dopo mesi di ricerche e approfondimenti. L’adesione all’iniziativa processuale non comporta obblighi o responsabilità, né tanto meno la necessità di somministrare o meno vaccini ai propri figli. Si tratta “solo” dello strumento giudiziario per chiedere la modifica sostanziale della legge Lorenzin da parte della Corte Costituzionale: il ricorso, infatti, è volto “all’annullamento di circolari, atti e provvedimenti emanati, dalle varie Amministrazioni competenti, in attuazione del D. L. n. 73/2017 in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci nonché di ogni atto presupposto, connesso e/o consequenziale”.

PER ADERIRE

Cliccando qui puoi scaricare, senza alcun impegno, la modulistica necessaria a darci incarico (dove potrai leggere le condizioni di adesione).

Tutti coloro che hanno figli o nipoti in età da vaccino, ma anche insegnanti e semplici cittadini possono partecipare al ricorso al Tar del Lazio che è organizzato dall’ente Ter.Mil.Cons. e healthclassaction. Il primo ricorso partirà entro il 30 settembre, dopo tale data il termine per ricorrere è fissato al 14 novembre. Le adesioni pervenute dopo tale data saranno trasformate in atti di intervento ad adiuvandum del ricorso principale. Per aderire basta seguire le istruzioni sui moduli allegati.

I documenti allegati dovranno essere stampati, compilati, sottoscritti in originale e spediti a mezzo posta racc. A/R a Ter.Mil.Cons. – Via Riccardo Grazioli Lante n. 56 00195 Roma.

Per chiarimenti ulteriori potete telefonare al forum telefonico VACCINI, attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 14:00 alle ore 16:00:

NUMERO TELEFONICO FORUM VACCINI CODACONS:

8930398

COSTI

(scatto alla risposta + tariffa al minuto):
rete fissa 0,12 +0,98 min
TIM 0,16 +0,95 min
Vodafone 0,16 +1,04 min
Wind 0,15 +0,98 min
H3G 0,16 +1,04 min

Fonte: http://codacons.it/vaccini-parte-mega-ricorso-delle-famiglie-tutela-della-sicurezza-dei-propri-bambini/

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Mon, 18 Sep 2017 08:36:11 +0000
QUANDO LA SENILITA' E' PERICOLOSA… http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3032-quando-la-senilita-e-pericolosa http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3032-quando-la-senilita-e-pericolosa

Camon«Quando l’amore è dannoso» è il titolo dell’ultimo articolo a firma di Ferdinando Camon. Titolo provocatorio che fa nascere molte domande, anche sulla salute dell’autore…
La spiegazione però di questo ossimoro (amore=danno) arriva, purtroppo per i lettori, poche righe dopo…

di Marcello Pamio

«C’è una norma, va rispettata e fatta rispettare. Specialmente se riguarda i bambini: i bambini devono capire che quel che vuole lo stato vale di più di quel che vuole il papà o la mamma».
Quindi per Camon siccome c’è una legge, va assolutamente rispettata. Poco importa se questa legge è stata dettata da un governo illegittimo perché eletto con legge elettorale incostituzionale (sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale). Poco importa se tale legge (unica al mondo) impone obbligatoriamente 10 + 4 vaccini (senza nessuno studio che ne garantisca la loro sicurezza) e in assenza di qualsivoglia epidemia o emergenza sanitaria.

Non solo, i bambini devono ficcarselo in testa fin da piccolini che lo stato-padrone è superiore a qualsiasi volontà, anche quella dei propri genitori. Chiaro? Ma scusate, pensavate di essere in democrazia? Se la scienza non è democratica figuriamoci lo stato!
Scusate, ma giuridicamente parlando cosa contano i genitori? Soprattutto cosa vogliono e cosa pretendono questi scriteriati che mettono al mondo dei figli? 
Alla salute dei piccoli e alla loro istruzione ci pensano da una parte Beatrice Lorenzin e dall’altra Valeria Fedeli. Potete dormire sonni tranquilli.

Non contento Camon però prosegue nel ragionamento.

«Se c’è un braccio di ferro tra famiglia e stato, o tra comune e stato, o tra regione e stato, è giusto, per il bene di tutti, che lo stato vinca, ed è giusto che il papà e la mamma perdano, che il comune o la regione si arrenda».
Altra memorabile e mi auguro storica frase: «se c’è un disaccordo è giusto che il papà e la mamma perdano, perché lo stato prima di tutto! »

Di primo acchito, appena ho letto l’articolo, a caldo avrei commentato in altro modo, ma oggi ragionando a mente fredda, mi domando se tali affermazioni sono dovute all’età che avanza, alla senescenza o ad altri motivi, magari politici, o ancora perché ci crede proprio. 
La cosa certa è che queste affermazioni sono molto inquietanti, anche perché rappresentano perfettamente lo specchio dell’attuale periodo storico italiano e dell’atmosfera che stiamo respirando.

Bambini espulsi da scuola, a cui viene impedito di essere appunto bambini e di giocare con i propri amichetti, perché i genitori hanno avuto la malsana idea di obiettare ad un TSO vaccinale illegittimo e pericoloso. Il tutto sotto lo sguardo vuoto e impotente delle forze dell’ordine che a testa bassa confermano la legittimità di tali divieti. Buttando nel cesso la Costituzione italiana, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. 
Bambini violentati da uno stato dittatoriale che abroga per legge l’articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». 
Nessuno Camon, neppure il suo stato totalitario!

La cosa che fa specie è che Ferdinando Camon, classe 1935, dovrebbe ricordarsele certe cose o almeno saperle. Nonostante all’epoca avesse solo tre anni, la sua fortuna è stata quella di non essere ebreo. E’ del 5 settembre 1938 infatti il regio decreto-legge n. 1390, intitolato «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola italiana». 
Questo regio decreto sancì l’esclusione degli ebrei dall’insegnamento e dalla frequentazione delle scuole.
Ecco i primi due agghiaccianti articoli:

Art. 1
All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica.

Art. 2
Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica…

Bambini fuori da scuola perché ebrei. 
Lo stabilisce la “norma” e quindi, secondo il ragionamento di Camon, andava rispettata...
Il resto è storia…

Fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=360103331087626&set=a.120190765078885.1073741828.100012638861642&type=3&theater

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 13 Sep 2017 10:40:48 +0000
Reductio ad pueros http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3024-reductio-ad-pueros http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3024-reductio-ad-pueros

Propaganda pedante0Dicembre 2016. A Port Said (Egitto) una pattuglia di polizia avvista una bambina coperta di stracci insanguinati che corre tra le macerie di un edificio abusivo in demolizione. Avvicinatisi, gli ufficiali vi trovano altre persone: un regista, due cameraman, un ragazzino e la famiglia della piccola, il cui sangue si rivela poi essere vernice rossa. Il gruppo finisce in commissariato. Lì il regista confessa ai poliziotti l'intenzione di realizzare e distribuire un finto reportage sulla crisi umanitaria di Aleppo, la città siriana a lungo assediata dall'esercito governativo di Bashar al-Assad.

Nello stesso mese gli oppositori del regime siriano diffondono sui social network la fotografia virale di un'altra bambina in corsa tra i cadaveri. Propaganda pedante1Nonostante la maccheronica didascalia che la accompagna («It's not in Hollywood This real in syria»), l'immagine è in realtà tratta da un videoclip della cantante libanese Hiba Tawaji. Due anni prima, il 10 novembre 2014, il tema era stato declinato anche da una troupe cinematografica norvegese con un cortometraggio intitolato «Eroico ragazzo siriano salva la sorella da una sparatoria». Prima di ammettere che il film era un falso girato a Malta con attori professionisti e fondi inspiegabilmente pubblici, gli autori avevano incassato più di 5 milioni di visualizzazioni e scatenato l'indignazione di pubblico ed esperti per l'«uso di cecchini contro i bambini piccoli» da parte dell'esercito siriano.

di Il Pedante

Propaganda pedante2La guerra contro la Siria è un laboratorio di prostituzione minorile coatta alla propaganda degli aggressori. Si consideri l'ottenne Bana Alabed, l'«Anna Frank della Siria» che dal suo account Twitter commuove ogni giorno i suoi oltre 370 mila follower denunciando in tempo reale i dolori inflittile dalle armi di Assad e lanciando appelli alla pace (cioè a un intervento militare degli eserciti occidentali), alla felicità dei piccoli siriani e, se occorre, all'amore universale. Il tutto nonostante sia accertato che la piccina non conosca una parola di inglese, che i suoi tweet non provengano da Aleppo ma dall'Inghilterra e che il suo babbo militi nel gruppo terrorista antigovernativo Kataib Safwa al Islamiya.

In almeno due casi queste strumentalizzazioni sono approdate sulle prime pagine dei nostri giornali, quando una mano autorevole recapitò nelle redazioni le immagini dei piccoli Alan Kurdi e Omran Daqneesh. Il primo, fotografato riverso sulla spiaggia di Bodrum da cui era partito con la sua famiglia nella speranza di raggiungere clandestinamente l'isola greca di Kos, divenne il simbolo della disumanità dei governi occidentali che negano accoglienza e corridoi umanitari sicuri a chi fugge dalla guerra. Si taceva così il fatto i protagonisti di quella tragedia non stavano fuggendo dalla guerra, trovandosi già da anni al sicuro in Turchia, e che il capofamiglia intendeva raggiungere l'Europa, e da lì il Canada, per motivi economici.

In quanto al piccolo Omran, il suo corpo impolverato e ferito fu estratto dalle macerie di un bombardamento e fotografato dai membri dell'organizzazione non governativa White Helmets. I giornali pubblicarono l'immagine scrivendo, senza alcuna prova, che la casa in cui si trovava il bimbo era stata rasa al suolo da un attacco aereo «russo o siriano». In un clima di fondati dubbi sull'indipendenza e sul ruolo dei caschi bianchi siriani, si scoprì poi che l'autore della fotografia, Mahmoud Raslan, frequentava e sosteneva le frange terroristiche della fazione golpista. Celebre è un suo selfie con i membri dell'organizzazione «moderata» Harakat Nour al-Din al-Zenki, destinataria di aiuti e armi statunitensi e responsabile, tra l'altro, della decapitazione di un ragazzino palestinese. In una recente serie di interviste televisive il padre di Omran ha denunciato l'operato dei «ribelli» e l'uso propagandistico e non autorizzato dell'immagine di suo figlio. Durante e dopo il ricovero del bimbo avrebbe ricevuto offerte e pressioni per addossare la responsabilità dell'incidente all'esercito regolare.

Propaganda pedante3L'infanzia sofferente - vera, falsa o presunta - è un'arma di guerra non convenzionale spesso utilizzata per sedare o esaltare le coscienze dell'opinione pubblica. In piena guerra del Golfo, nel 1990, la quindicenne figlia dell'ambasciatore del Kuwait in USA si presentò in udienza alla Commissione governativa americana per i diritti umani spacciandosi per un'infermiera pediatrica fuggita dal Kuwait occupato. Lì raccontò piangendo di avere visto i soldati iracheni prelevare i neonati prematuri dalle incubatrici di un ospedale e buttarli in terra, lasciandoli morire. Era tutto falso, ma l'orrore suscitato dalla bufala servì a far digerire all'Occidente l'ennesima avventura dell'Impero.

***

Di smascheramenti come questi è piena la propaganda di guerra. Eppure vi si insiste. Perché? Perché funziona. Perché queste immagini soddisfano una sete pornografica di tragedie infantili, un voyeurismo sadosentimentale di bambini mutilati, sofferenti e defunti che non conosce declino di cui è bene indagare il meccanismo e gli scopi. Per difendersene.

La socializzazione del raccapriccio non è tecnicamente dissimile dall'orgia. Come nell'orgia, ci si concede nudi alla massa, le si consegna il proprio indicibile e inconfessabile sé per ricongiungersi al mucchio: qui con le proprie paure più profonde, l'istinto della maternità e dell'empatia, l'orrore anche fisico del dolore innocente. Aristotele vi avrebbe visto un esempio di catarsi tragica, dove la pubblica rappresentazione dei mali più estremi servirebbe a liberare la mente dalla loro ossessione (cfr. Diano 1964). Ma nel caso odierno la mimesi giornalistica pretende invece di riflettere l'attualità di persone ed eventi reali, non mitici né romanzeschi, producendo così un supplemento di effetti.

Il primo è che nel condividere la pena dell'infanzia violata in modo iconico e rituale - come è segnalato dall'uso di immagini-simbolo - si offre ai celebranti l'occasione di (ri)affermare il proprio primato morale, di (ri)scoprirsi «buoni», compassionevoli, umani ecc. Una riaffermazione tanto più urgente in quanto negata dai fatti. Le complicità dei governi e di buona parte del pubblico occidentali nelle stragi di adulti e bambini in Medio Oriente e altrove, così come nella sofferenza di adulti e bambini per le politiche austere che seminano miseria nel mondo sviluppato, o ancora nelle tragedie di un'immigrazione dissennatamente promossa, sono così macroscopiche da avere ormai sfiorato anche le coscienze più conformiste e distratte. Sicché la contrizione a comando serve a espiare forfettariamente il peccato. È l'inverso dei due minuti d'odio di Orwell: sono i due minuti d'amore con cui ci si illude di scontare le connivenze di ogni giorno.

Propaganda pedante4

Il secondo effetto è corollario del primo, ma scopre il fianco a un'insidia ancora peggiore. Per sentirsi «buoni» (e non più opportunamente razionali, o sensati) occorre misurarsi con l'antagonismo dialettico dei «cattivi». E per sentirsi umani bisogna postulare i disumani al loro massimo grado, quello cioè di chi fa morire i più innocenti tra gli innocenti: i bambini. In questa dicotomia tutta letteraria è fin troppo facile che si intrufoli chi vuole sdoganare la disumanità vera verso i propri, personalissimi, nemici. Se Assad è colpevole di aver fatto soffrire il piccolo Omran, o gli «xenofobi» di aver fatto morire il piccolo Alan, o i «no vax» di aver lasciato perire un piccolo infermo, nessun atto è troppo feroce per castigare la loro ferocia. Non c'è dialogo né compromesso con chi viola l'infanzia, c'è solo la guerra. Sicché per punire il-dittatore-che-ferisce-un-bimbo si acclama chi ne ha spenti a migliaia con un colpo di stato senza fine.

Poi ci sono, ovviamente, le regole del marketing. Le emozioni forti aiutano a vendere. Se il corpo svestito di una donna promuove automobili, deodoranti e trapani a percussione, quello esanime di un bambino conquista la curiosità del lettore. La tecnica è efficace purché si abbia cura di dosarla per non creare assuefazione nel paziente - come è ad esempio il caso di certe organizzazioni umanitarie che mettono queste immagini ovunque, riproducendole come un logo, un vessillo.

***

Ma l'aspetto della vicenda che ci deve più preoccupare è un altro. È che, come suggeriscono gli esempi nella prima parte e quelli che seguiranno, il rinforzo retorico dell'infanzia tribolata si accompagna troppo spesso alla mendacità e/o distorsione dei messaggi a cui si attacca. Quasi da trarne una universale: ubi puer, ibi mendacium.

Se la violenza è l'argomento di chi non ha argomenti, quella di sbattere in faccia lo strazio dei minori è una violenza al cubo, una shock doctrine dialettica. Perché non si limita a inibire l'esercizio della ragione prendendo a pugni l'umanità di chi ascolta, ma quell'esercizio lo colpevolizza e lo squalifica, ne fa un gesto indelicato di cui scusarsi. Chi pretendesse di superare l'urgenza della compassione dovuta a una piccola vittima per disputarne la didascalia, immaginarne il contesto, interrogarsi sulle cause e sulle eventuali falsificazioni che l'hanno resa tale, sarebbe un cinico senza cuore. L'aggressione emotiva lascia così un cratere dove non si può né si deve pensare, un corridoio blindato in cui le mistificazioni care all'aggressore transitano al riparo dalle cautele analitiche dell'aggredito, lasciandolo indifeso. È, per certi versi, la traslazione dialettica di un crimine di guerra già sanzionato dal diritto umanitario: l'uso di scudi umani, cioè di «person[e] protett[e]», «per mettere, con la [loro] presenza, determinati punti o determinate regioni al sicuro dalle operazioni militari» (IV Conv. di Ginevra, art. 28), essendo qui le «operazioni militari» le controargomentazioni e i dubbi sollevati da una narrazione («determinati punti o determinate regioni») che va messa «al sicuro» dai critici.

Una strategia così vincente e di facile impiego - essendone l'unico requisito la spregiudicatezza di pervertire il rispetto dei piccoli ai propri estemporanei fini - non può che trovare vaste applicazioni, ben oltre la propaganda bellica. Osserviamone qualche esempio.

***

Un noto politico ha recentemente rilanciato un classico: che il debito pubblico debba essere ridotto non perché «ce lo chiede l'Europa», ma perché «ce lo chiedono i nostri figli». Il fortunato binomio debito-figli centrava almeno due obiettivi: di traumatizzare i destinatari facendogli balenare l'immagine dei propri affetti più cari oppressi dalla miseria e dall'usura, e di insinuare la degenerazione di chi, non curandosi del debito sovrano, non si cura della prole. 

Ma ubi puer, ibi mendacium. La prima falsificazione, la più grottesca, sta nell'ovvio fatto che nessun figlio ha mai chiesto ai propri genitori di «ridurre il debito pubblico». I figli ci chiedono cose più utili e intelligenti: un abbraccio, il tempo di giocare con loro, un giocattolo, una caramella, una vacanza, il motorino. Ci chiedono cioè le cose che desiderano e di cui hanno bisogno, non le invenzioni immateriali con cui ci nascondiamo la frustrazione dei desideri e dei bisogni - e quasi sempre anche dei diritti - di chi ha poco o nulla. Sicché, invece di trarre dai piccoli la lezione di un'economia fatta di beni e di benessere accessibili a tutti, gli si infila in bocca il gergo di una finanza che ha soggiogato quell'economia, per distruggerla.

Come negli esempi già portati, la falsa rappresentazione presidia la falsificazione e l'occultamento dei fatti. Qui, per citarne solo alcuni, che il debito pubblico italiano è tra i più sostenibili in Europa; che la sostenibilità di un debito è determinata, appunto, non dal suo volume ma dal buon andamento dell'economia reale; che evidentemente a quel debito corrispondono altrettanto ereditabili crediti privati; che i crediti deteriorati in cui sta sprofondando il sistema bancario sono quelli concessi ai privati, non agli Stati; che ai figli lasceremo le infrastrutture e i servizi realizzati con la contrazione di quel debito. Eccetera. Ma soprattutto, che lo Stato non dovrebbe mendicare a usura i quattrini da chi ne ha tanti, ma gestirne l'emissione e la circolazione specialmente nell'interesse di chi ne ha pochi.

I temi dell'immigrazione sono un'altra miniera di reductiones ad pueros. Nel 2016 si è stimato che, tra gli stranieri entrati clandestinamente, i minori di 15 anni rappresentavano all'incirca l'1,4% del totale, mentre i minori di 8 anni erano solo lo 0,04%. Ciò nondimeno l'iconografia e la retorica degli sbarchi è tutta sbilanciata sull'infanzia. Chi ad esempio sollevasse dubbi sulle operazioni delle ONG che navigano tra la Sicilia e l'Africa, finirebbe schiacciato dalle descrizioni di bambini seminudi e assiderati, quando non affogati. Interdetto dal trauma tralascerebbe così di aggiungere che i suoi dubbi nascevano anche dalla speranza di evitare quelle tragedie.

Mentre infuriava il dibattito sullo ius soli, il diritto di acquisire la cittadinanza italiana per chi nasce in Italia, un noto quotidiano confezionò un filmato di diversi minuti in cui un'intervistatrice fuori campo si intratteneva con alcuni bambini stranieri di età compresa tra 5 e i 10 anni. Dopo averne spremuta la tenerezza con primissimi piani e domande su gusti, sogni e quotidianità di ciascuno, passava all'attacco con la domanda: «Ma lo sapete che lo Stato italiano non vi riconosce ancora come cittadini italiani, fino a diciott'anni?». Seguivano lunghe riprese sui volti ammutoliti dei pargoli che, riavutisi dal magone (o più verisimilmente dall'avere udito una parola di cui nessuno può conoscere il significato, a quell'età), rispondevano poi di sentirsi italiani, pur non essendolo. Il senso dell'operazione si chiariva definitivamente con l'ultimo titolo di coda: «Il diritto di essere italiani». Un diritto che non esiste, mentre si taceva che tutti i diritti veri e fondamentali dei bimbi italiani sono gli stessi di quelli stranieri. Quindi? Qual era lo scopo di quella pantomima? Quale che sia sia la risposta, l'esibizione iperglicemica dei piccoli volti serviva a rendere inopportuna la domanda.

Nel caso, già trattato su questo blog, delle vaccinazioni pediatriche, l'infanzia malata è già nella radice del tema, sicché è più difficile non rappresentarne i dolori per documentare una tesi. Ma anche qui si sono toccati vertici da antologia, come quando il Ministro della salute proclamò in televisione che a Londra nel 2013 erano morti 270 bambini a causa del morbillo. E, con immutato fervore, un anno dopo ci aggiornava sulla strage dei piccoli londinesi che anche nel 2014 mieteva «più di 200 bambini» morti della stessa malattia. Di fronte a tanto lutto nessuno osò farle notare che in tutta l'Inghilterra, nel 2014, non vi fu alcun decesso collegato al morbillo (su un totale di 130 casi), mentre nel 2013 ve ne fu uno (su 1843 casi), ma non era un bambino. Cumulando i numeri, il ministro che oggi giura di rimettere la pratica vaccinale nell'alveo del rigore scientifico con la forza della legge, aveva esagerato i dati del quarantaseimilanovecento per cento. Ma attenzione: quell'esercito inventato di cadaveri non era un esercito di cadaveri qualsiasi: erano bambini

Ora sappiamo perché.

Fonte: http://ilpedante.org/post/reductio-ad-pueros

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 24 Aug 2017 09:43:44 +0000
Armi italiane ai regimi autoritari http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3023-armi-italiane-ai-regimi-autoritari http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3023-armi-italiane-ai-regimi-autoritari

esportazione armi italiane 1Più di 9,2 miliardi di euro. Per la precisione 9.240.403.172, 97 euro. È il valore delle esportazioni di sistemi militari autorizzate nel 2016 dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) ai paesi che non fanno parte dell’Ue e della Nato. Rappresentano il 63,1% di tutte le esportazioni autorizzate che l’anno scorso hanno superato i 14,6 miliardi di euro (14.637.777.758 euro). Un record storico dal dopoguerra sul quale ci si sarebbe aspettati qualche commento da parte della sottosegretaria di stato alla Presidenza del consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi, che ha inviato alle Camere la “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”,riferita all’anno 2016.

di Giorgio Beretta

La legge n. 185 del 1990 che regolamenta la materia stabilisce infatti che l’esportazione e i trasferimenti di materiale di armamento «devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia». Ed autorizzare l’esportazione di sistemi militari a paesi al di fuori delle principali alleanze politiche e militari dell’Italia – cioè, appunto, a paesi non appartenenti all’Ue o alla Nato – è un fatto che richiederebbe qualche spiegazione.

I conti non tornano

Invece, nella relazione di sua competenza, la sottosegretaria Boschi non solo non offre alcuna spiegazione riguardo a queste autorizzazioni, ma anzi stravolge i dati. Nella relazione della Presidenza del consiglio (Pcm) si legge infatti: «I principali Paesi autorizzati sono stati quelli UE/NATO, con l’81,6% del valore totale e, più precisamente, come principali partner si sono registrati il Regno Unito (€ 2,367 miliardi), la Germania (€1,072 miliardi), la Francia (€ 574,5 milioni) e la Spagna (€ 443,9 milioni) e, tra quelli extra europei, il Kuwait (€ 7,706 miliardi di euro). Sul valore delle esportazioni e sulla posizione del Kuwait come primo partner, incide una licenza di 7,308 miliardi di euro per la fornitura di 28 aerei da difesa multiruolo di nuova generazione Eurofighter Typhoon, realizzati in Italia» (Volume 1, p. 2).

L’affermazione non trova però riscontro nella relazione del Maeci, che invece precisamente riporta: «Nel 2016 il valore dei trasferimenti intracomunitari/esportazioni nei Paesi UE/NATO è stato pari al 36,9% del totale (le licenze 2.122), il rimanente 63,1% nei Paesi extra UE/NATO (le licenze 477). E – come si vede nel Grafico 3 del MAECI – il valore delle autorizzazioni all’esportazione verso i Paesi extra UE/NATO è appunto di 9.240.403.172,97 euro» (Volume 1, p. 10).

Un semplice refuso per aver confuso le percentuali del numero di licenze rilasciate con quelle relative al loro valore? Possibile, ma difficile crederlo considerato che la relazione della Pcm elenca proprio i valori in euro delle licenze rilasciate ai principali paesi europei. Ma consideriamolo pure un veniale refuso.

 

img src="http://www.coscienzeinrete.net/images/foto_argomenti/Politica5/esportazioni-armi-italiane-2.jpg" alt="esportazioni armi italiane 2" srcset="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2017/05/esportazioni-armi-italiane-2016-1.jpg 750w,
Ripartizione delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti – Fonte: relazione presidenza del Consiglio dei ministri 2016

 

Esportazioni pericolose

Il nocciolo del problema sono infatti quei 9,2 miliardi di euro di autorizzazioni ad esportare sistemi militari ai paesi extra Ue/Nato. È vero che 7,3 miliardi riguardano la già citata fornitura di 28 caccia multiruolo Eurofighter Typhoon (foto in alto). Ma anche a proposito di questa autorizzazione il Maeci avrebbe dovuto fornire qualche spiegazione visto che il Kuwait è parte, ed attivamente impegnato con 15 caccia, nella coalizione a guida saudita che nel marzo del 2015 è intervenuta militarmente in Yemen senza alcun mandato internazionale. E la legge n. 185/1990 vieta espressamente l’esportazione di sistemi militari «verso Paesi la cui politica contrasti con i princìpi dell’articolo 11 della Costituzione».

E, rimanendo nell’ambito mediorientale, spiccano le autorizzazioni all’Arabia Saudita per un valore complessivo di oltre 427 milioni di euro tra cui figurano bombe, razzi, esplosivi e apparecchi per la direzione del tiro e altro materiale bellico. Sebbene la relazione non indichi il paese destinatario delle autorizzazioni rilasciate alle aziende, l’incrocio dei dati forniti nelle varie tabelle ministeriali, permette di affermare con ragionevole certezza che una licenza da 411 milioni di euro alla RWM Italia riguarda proprio l’Arabia Saudita: si tratta, nello specifico, dell’autorizzazione all’esportazione di 19.675 bombe Mk 82, Mk 83 e Mk 84 all’Arabia Saudita.

Una conferma in questo senso è contenuta nella relazione finanziaria di Rheinmetall per l’anno 2016 che segnala un ordine «molto significativo» di «munizioni» per 411 milioni di euro da parte di un «cliente della regione MENA» (Medio-Oriente e Nord Africa). Si tratta del tipo di bombe utilizzate dalla Royal Saudi Air Force per bombardare lo Yemen e ritrovate dal gruppo di esperti delle Nazioni Unite a seguito dei bombardamenti nella città di Sana’a (di cui ho parlato in un mio precedente articolo).

Esportazioni che l’allora ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha giustificato affermando, in risposta ad una interrogazione parlamentare, che «l’Arabia Saudita non è oggetto di alcuna forma di embargo, sanzione o restrizione internazionale nel settore delle vendite di armamenti». Tacendo però sulla risoluzione del Parlamento europeo, votata ad ampia maggioranza già nel febbraio del 2016, che ha invitato l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, ad «avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita» alla luce delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale perpetrate dall’Arabia Saudita nello Yemen. Questa risoluzione, finora, è rimasta inattuata anche per la mancanza di sostegno da parte del governo italiano.

Nel frattempo il ministero degli Esteri ha continuato ad autorizzare forniture militari e di bombe all’Arabia Saudita. Nel 2016 le forniture militari ai paesi dell’Africa Settentrionale e del Medio Oriente ammontano ad oltre 8,6 miliardi euro e ricoprono da sole più del 58,8% delle esportazioni di materiali militari autorizzate.

Si tratta delle zone di maggior tensione del mondo e la gran parte dei paesi dell’area è governata da regimi autoritari e da monarchie assolute irrispettose dei più basilari diritti umani. Fornire armi e sistemi militari a questi regimi, oltre a contribuire ad alimentare le tensioni, rappresenta un tacito ma esplicito consenso alle loro politiche repressive. I risultati di queste politiche sono le migliaia di profughi e migranti che con ogni mezzo cercano rifugio sulle nostre coste. Di cui sentiamo parlare ogni giorno. Mentre delle bombe – anche italiane – che alimentano questi conflitti i maggiori media nazionali sembra non sappiano nulla.

 

Fonte: https://www.osservatoriodiritti.it/2017/05/17/esportazione-armi-italia-regimi-autoritari/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 23 Aug 2017 08:25:39 +0000
Ha vinto Lascienza http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3021-ha-vinto-lascienza http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3021-ha-vinto-lascienza

CIR LascienzaVenerdì 28 lugio è stato approvato alla Camera il «decreto vaccini» che porta il nome del ministro Lorenzin. Come previsto su questo blog, il testo convertito in legge si è ammorbidito nel passaggio parlamentare con la riduzione del numero delle vaccinazioni obbligatorie e delle pene per gli inadempienti. E, come previsto, la sua applicazione si sta già scontrando con difficoltà di diverso ordine che lasciano presagire una situazione di incertezza del diritto ormai tipica di ogni riforma contemporanea: dalla carenza di organici delle aziende sanitarie che non riusciranno a vaccinare tutti gli obbligati nei tempi previsti, agli oneri burocratici a carico delle scuole, nelle cui aule non si raggiungerà comunque l'«immunità di gregge» non essendo vaccinati i docenti e il personale, né potendoli vaccinare per mancanza di fondi.

di Il Pedante

A ciò si aggiungono le più gravi opposizioni dei governi regionali, cioè di coloro che dovrebbero mettere in pratica la legge. Per toccarla piano, l'assessore all'Istruzione della Valle d'Aosta e la sua collega ligure alla Sanità hanno rispettivamente definito il decreto «nazista» e «fascista», con la promessa di boicottarlo non applicando le sanzioni previste. In giugno il Consiglio provinciale dell'Alto Adige ha approvato all'unanimità un documento contro l'obbligo vaccinale, mentre la Regione Veneto è ricorrente in Corte costituzionale contro la riforma.

Comunque vada, l'approvazione della legge è una iattura per coloro che vi si opponevano e una vittoria per chi la ha sostenuta, per chi cioè, nel dibattito che ha accompagnato il breve iter, si è intitolato il ruolo di defensor scientiae, di fiaccola della razionalità empirica contro le superstizioni dei no/anti/freevax. E noi vogliamo essere con loro.

Tralasciamo dunque i tanti dubbi espressi nell'articolo precedente. E tralasciamo le differenze tra scienza e Lascienza, già protagoniste di un divertissment gaddiano di Alberto Bagnai in cui la divinità scientifica mette in mostra tutta la sua tellurica cedevolezza alle fregole del dominus. Tralasciamo anche il fatto che la scienza, non possedendo favella, parla per bocca di una comunità scientifica tutt'altro che unanime sull'opportunità e le motivazioni del decreto, poco o per nulla coinvolta nella sua redazione e disincentivata al dibattito con la minaccia di ritorsioni disciplinari à la Paolo V. Tralasciamo l'assurdo insiemistico di squalificare le opinioni di alcuni scienziati, cioè di coloro che producono la scienza, in quanto non convalidate da una preesistente e imperturbabile scienza: cioè da Lascienza. E tralasciamo quindi, ad esempio, anche il recentissimo documento della Società italiana di psico-neuro-endocrino-immunologia (SIPNEI) che invito a consultare nella sua interezza, secondo la quale «la decisione governativa di estendere l’obbligatorietà delle vaccinazioni... a nostro avviso, non regge ad un esame ravvicinato dei dati e delle premesse». Gli autori saranno anche scienziati, ma non sono evidentemente Gliscienziati.

Tralasciamo tutte queste cose e, per un giorno, accingiamoci a festeggiare con la frangia illuminista dell'opinione pubblica. Ma, esattamente, a festeggiare che cosa?

È chiaro che l'eventuale valore scientifico della nuova legge non risiede negli obblighi e nelle sanzioni. Questi sarebbero solo strumenti per raggiungere un traguardo predicato, cioè l'aumento delle coperture vaccinali. L'obbligo di comportarsi scientificamente non sarebbe celebrato in sé, ma in quanto promotore di comportamenti scientifici. E qui insorgono un paio di grossi problemi.

CIR Matematica con Bea1Il primo è che, delegando direttamente le conclusioni del dibattito scientifico a istituzioni dotate di vis politica - dagli ordini professionali fino ai membri del governo - lo si è privato di una sua prerogativa sostanziale, di ricercare liberamente una verità provvisoria utile all'avanzamento delle conoscenze. Per quanto in modo strisciante, la querelle sulle vaccinazioni ha reso più esplicito un ribaltamento di forze tra scienza e potere dove quest'ultimo si va ritirando dal ruolo di promotore della ricerca e vi rientra a gamba tesa per suffragare l'una o l'altra campana, per certificare l'uno o l'altro risultato con il peso minaccioso della propria autorità, buttando così nel gioco istanze che nulla hanno a che fare con gli obiettivi di quella ricerca: consenso elettorale, inclinazioni ideologiche, condizionamenti geopolitici, interessi di lobby ecc. Ma non solo. Nell'impossessarsi di quel discorso, lo riformula in un codice linguistico - quello della politica e del giornalismo - che è la negazione quasi puntuale di ogni disciplina di metodo, pieno com'è di grossolane semplificazioni da talk show, attacchi alla persona, slogan pieni d'effetto ma poveri di contenuto, fino al falso sic et simpliciter.

Nella rottura di questo equilibrio non si inabissa solo l'utilità dello strumento scientifico, ma prima ancora la sua rispettabilità. Il punto è stato ben colto dal citato documento SIPNEI:

Istituzioni scientifiche, professionali e singole personalità, con l’amplificazione dei media, hanno dato una pessima prova, adottando un atteggiamento paternalistico, dogmatico e, a un tempo, di allarme sociale, bollando con marchio d’infamia tutti coloro che, anche in sede professionale e scientifica, hanno espresso valutazioni articolate e di merito sui singoli vaccini... nel furore della polemica, alcuni esponenti dell’Accademia hanno diffuso una visione della scienza di stampo dogmatico, con il risultato paradossale, a nostro avviso, di produrre un rafforzamento, invece che un indebolimento delle convinzioni di tipo antiscientifico presenti nella popolazione. In questo modo, è stato prodotto un danno enorme alla diffusione della cultura scientifica del nostro Paese, che già soffre di ritardi storici a livello di massa.

E ancora:

Non si difende e non si diffonde la cultura scientifica adottando il modello medievale dell’«ipse dixit», dell’autorevolezza della cattedra, bensì mostrando la bellezza del metodo scientifico... Solo una scienza che ottenga i suoi risultati adottando una procedura trasparente e che li condivida con la società tutta, è in grado di conquistare la partecipazione convinta dei cittadini alle proposte di politica sanitaria che ispira.

E già questa, comunque la si pensi, è una pessima notizia, tanto più per chi sognava il positivismo al governo. Se non irreversibile, il danno d'immagine è in effetti «enorme» e lascerà un segno duraturo nell'opinione pubblica se non si provvede in fretta a restituire al pensiero scientifico la dignità, l'indipendenza e la problematicità che lo devono caratterizzare.

CIR TafazziPDIl secondo problema è al tempo stesso corollario e dimostrazione del primo. Chi scrive si confronta sempre più spesso con persone che fino a sei mesi fa non si erano neanche minimamente poste il problema delle vaccinazioni. Parliamo di qualche decina di casi, a cui corrispondono le decine di migliaia che manifestano nelle piazze e sui social e, si presume, le centinaia di migliaia o milioni haec conferentes in corde suo. Se non vogliamo pensare che queste moltitudini, prima ignare e poi insospettite dal metodo, convertitesi in compulsatrici notturne di siti alternativi, alimenteranno almeno in parte le fila degli esitanti o dei renitenti, bisogna ammettere che chi già ne faceva parte affronterebbe oggi il supplizio della ruota pur di non sottoporre i pargoli alle iniezioni. Sicché, se proprio andrà bene, la situazione non potrà che consolidarsi sui numeri attuali.

Occorre insomma chiedersi, sempre a beneficio degli Auguste Comte con cui avrei voluto brindare, se il provvedimento sia funzionale all'obiettivo. Perché se ciò non fosse, si tratterebbe di una mossa politica non solo fallimentare, ma anche antiscientifica nei suoi effetti. Per valutarlo non basta però l'esperienza aneddotica di un Pedante, né le previsioni di chi osservasse l'inedito tenore delle proteste. Ci vuole, appunto, una valutazione scientifica del fenomeno. Che esiste.

Il progetto ASSET è un progetto quadriennale europeo di ricerca che studia le ricadute sociali delle pandemie e delle politiche sanitarie di emergenza. Nel report Compulsory vaccination and rates of coverage immunisation in Europe(settembre 2016) i membri del gruppo indagavano la correlazione tra coperture vaccinali e obbligatorietà dei vaccini nei paesi dell'Unione europea e dell'Area economica europea (EU/EEA), concludendo che

... il confronto [tra i paesi esaminati] non è in grado di confermare alcuna relazione tra vaccinazioni obbligatorie e tassi di immunizzazione infantile nei paesi EU/EEA... Benché questa esposizione dei dati non sia in grado di fornire la prova definitiva dell'efficacia o inefficacia delle vaccinazioni obbligatorie sui tassi di immunizzazione, essa dimostra che questo approccio non risulta rilevante nel determinare la copertura vaccinale infantile nei paesi EU/EAA.

Qui gli scienziati (sì, sono scienziati) del progetto ASSET non esprimono un'opinione o una raccomandazione, ma presentano i risultati di una rilevazione da cui emerge che, nell'epoca e nel contesto geografico, politico e sociale in cui si trova il nostro Paese, l'obbligo di vaccinarsi non fa aumentare i vaccinati. Punto. E lo dimostrano attraverso un'osservazione empirica, cioè scientifica, dalla quale si deve evincere che la legge sull'obbligatorietà dei vaccini, anche volendole attribuire le migliori intenzioni e la fondatezza degli assunti, è antiscientifica in definizione perché contraddice i risultati della ricerca scientifica sulla sua utilità.

Una beffa, insomma. La nemesi di un metodo scientifico che evidentemente non si lascia mettere le mani addosso senza reagire. E non si può neanche dire che i dati - peraltro facilmente accessibili a tutti - fossero arrivati tardi. La ricerca era già pubblicata nell'estate del 2016 e gli autori, basandosi su quei risultati (lo ripetiamo: scientifici), lanciavano anche un avvertimento al Governo italiano nel febbraio di quest'anno:

Sono molti i modi in cui le autorità possono lottare contro l'esitazione vaccinale. Tutti possono migliorare la situazione, ma solo a patto che ci si tenga ben presente che i genitori non sono fanatici, testardi e irrazionali, ma padri e madri ansiosi e preoccupati che hanno a cuore i loro bambini tanto quanto coloro che decidono di vaccinarli. Occorre aiutarli a fare la scelta migliore per i loro piccoli, non obbligarli a fare qualcosa che secondo loro li potrebbe danneggiare in modo grave.

Tutto inutile. Doveva vincere Lascienza, e vinceremo.

***

Le vie dell'irrazionalità sono infinite. Sicché non deve stupire che riescano anche a indossare il camice di una metodo scientifico propedeuticamente squalificato al rango della sua caricatura simbolica. Se scoprire il gioco è tutto sommato facile, capirne le cause è un esercizio più arrischiato che per amore di pedanteria tenteremo almeno di abbozzare, domandandoci perché i sostenitori più vocali della razionalità aderiscano, nel nome di quella razionalità, a soluzioni razionalmente non fondate.

La prima e più banale ipotesi chiama in causa il deficit di informazione. Per comprendere le istanze di un dibattito scientifico non servono solo competenze alla portata di pochi, ma anche la disponibilità ad accettare risposte «aperte» e provvisorie che non possono da sole colmare il margine della discrezionalità e della precauzione di ciascuno. La ricerca di nozioni definitive e non problematiche («Lascienza dice») diventa così un atto di economia cognitiva necessario come lo è l'intuizione pre-empirica, ad esempio quella di credere che obblighi e sanzioni promuovano sempre la diffusione di una pratica più di quanto possa un invito.

La seconda ipotesi, che si dovrà sviluppare meglio in un'altra sede, è quella della partecipazione politica identitaria. In una democrazia impotente dove la volontà popolare è sostituita da vincoli e necessità esogeni a cui bisogna piegarsi - i listini di borsa, i trattati internazionali, i mercati esteri, i capricci dei partner politici e commerciali ecc. - la partecipazione politica diventa uno strumento cosmetico per affermare un'immagine di sé, non per promuovere azioni e programmi. Sicché, come si vota a sinistra per essere di sinistra e non per farepolitiche di sinistra, così si sostiene una qualsivoglia legge a favore delle vaccinazioni per essere razionali e moderni, o specularmente per non essereoscurantisti, complottisti, grillini, lunatici ecc. Che poi serva davvero, è questione pratica che esula dalla funzione identitaria in cui si è arenato l'esercizio politico.

La terza ipotesi ci fa ritrovare una vecchia conoscenza, anzi una vecchia zia: la zia Tecno, per gli amici tecnocrazia. Qui Lascienza non è che l'ulteriore mascheramento della competenza dei professori al governo, dell'indipendenza dei banchieri centrali, della τέχνη dei tecnici che agiscono per necessità aritmetica e non per orientamento politico. È il sogno, così ricorrente nell'ultimo decennio, di un principio superiore e imperturbabile all'errore umano che può salvarci dai capricci della turba elettorale e condurci, volenti o nolenti, a compiere le scelte migliori. Il ritornello de «la scienza non è democratica» non significa in sé nulla: non trattandosi di una forma o surrogato di governo, essa non è nemmeno monarchica, autarchica, ginarchica, papale o altro. In quella formula si rivela piuttosto la tentazione di sostituire agli incerti della democrazia un meccanismo che si immagina infallibile e preciso. Di rottamare l'autodeterminazione dei popoli e affidarsi a un'acefala, impersonale e più tranquillizzante eterodeterminazione. Che poi la titolarità di quel vincolo sia in realtà reclamata, come sta accadendo in questo e in altri contesti, da umanissimi potentati mossi da umanissimi interessi, lascia presagire fin troppo bene dove si andrà a parare.

(Parentesi giuridica: nella nostra democrazia la scienza non è una fonte del diritto, lo sono invece la consuetudine e gli usi, cioè l'eventuale pratica scientifica «condivi[sa] con la società tutta». Se è lecito che i popoli si conducano anche in violazione delle certezze scientifiche del momento - ad esempio nelle questioni religiose, o culturali - non lo è il fatto di imporre loro un provvedimento per la sola virtù di essere «scientifico», anche ammesso che lo sia davvero).

La quarta ipotesi è anche la più audace e meno documentabile, perché postula un dolo, sia pure potenziale. Se si introduce un obbligo con la promessa di un miglioramento che non avverrà, che cosa resta? L'obbligo, appunto. Resta una limitazione della libertà dei singoli a cui non corrisponde una contropartita nel contratto sociale, un'imposizione fine a se stessa che libera spazi per controllare e reprimere, fissare un altro precedente nella revoca dei diritti fondamentali della persona in nome dell'«emergenza» e alimentare insieme un conflitto ideologico dove il fronte dei sudditi si spezza in un gioco di odio, delazioni e sospetti. Qui la scienza non è più solo il pretesto dell'oppressione, ma per ciò stesso ne è anche la vittima. Rileggiamo, ancora una volta, George Orwell:

Nell'Oceania di oggi la scienza intesa come la si intendeva un tempo ha quasi cessato di esistere. In neolingua non esistono parole per esprimere il concetto di «scienza». Il metodo di pensiero empirico, su cui si fondavano tutte le conquiste scientifiche del passato, non è compatibile con i principi più fondamentali del Socing. Lo stesso progresso tecnologico riguarda ormai solo i prodotti che possono essere utilizzati in qualche modo per ridurre la libertà degli uomini. In tutte le discipline di un certa utilità, il mondo è fermo o sta tornando indietro.

Una scienza controllata e sfruttata da chi governa tende all'inutilità, una volta esauritasi come strumento. Ce lo spiega in una sola frase il poco pedante O'Brien, alto funzionario del Partito interno in 1984:

Quando saremo onnipotenti, non avremo più bisogno della scienza.

Fonte: http://ilpedante.org/post/ha-vinto-lascienza

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Sat, 19 Aug 2017 10:36:34 +0000