Politica http://coscienzeinrete.net Sun, 16 Dec 2018 04:02:08 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Le Iene: «Conflitti di interesse per il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità?» http://coscienzeinrete.net/politica/item/3369-le-iene-conflitti-di-interesse-per-il-presidente-dell-istituto-superiore-di-sanita http://coscienzeinrete.net/politica/item/3369-le-iene-conflitti-di-interesse-per-il-presidente-dell-istituto-superiore-di-sanita

Di Terranuova

ieneconflittiNon è passato certamente inosservato il servizio andato in onda durante la trasmissione "Le Iene" sui presunti conflitti di interesse del presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi. Trasmissione subito seguita da una nota stampa del Codacons che elenca le collaborazioni che farebbero capo a Ricciardi stesso.


È stata seguitissima la puntata andata in onda de "Le Iene" durante la quale si è parlato dei conflitti di interesse che il Codacons avrebbe individuato a capo del dottor Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità.

Nella puntata è stata anche richiamata la querela presentata da Ricciardi contro il Codacons, perché si sentiva diffamato, conclusasi però con l'archiviazione e con il giudice che non ha ravvisato a carico dell'associazione dei consumatori il reato di diffamazione.

Spiega il Codacons nella nota stampa diffusa all'indomani della trasmissione: «Dopo l’inchiesta della trasmissione Le Iene dedicata ai conflitti di interesse del presidente Iss, Walter Ricciardi, il Codacons presenta una diffida urgente all’Anac e pubblica tutti i rapporti intercorsi tra Ricciardi e le aziende farmaceutiche produttrici di vaccini. Nell’istanza presentata all’Autorità Anticorruzione, il Codacons chiede all’Anac di pronunciarsi con urgenza sulla possibile incompatibilità di Walter Ricciardi tenendo conto dei rapporti intercorsi tra lo stesso e l’industria farmaceutica dei vaccini e delle prove depositate agli atti dall’associazione».

L'elenco del Codacons

«Tra le iniziative a cui il Prof. Ricciardi ha  preso parte a vario titolo mentre era a capo dell’ISS come Commissario straordinario e da cui emergono anche transazioni direttamente a favore del prof. Ricciardi da parte di note case farmaceutiche produttrici di vaccini, ecco quelle che abbiamo inserito nell’esposto all’Anac» aggiunge il Codacons.

Di seguito l'elenco ricostruito dal Codacons e che l'associazione pubblica anche sul proprio sito web :

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“Per il Gruppo Pfizer in data 25.07.2017, è stato escusso il Dott. Marco Sugarelli, membro del CdA di tutte le società del Gruppo e della Fondazione Pfizer, il quale ha riferito che:

-“Per quanto concerne il prof. Ricciardi, nel 2013, era responsabile scientifico del corso ECM sull'HTA per la Società Prex S.p.a con audience personale Pfizer (corso di formazione interno) ed ha percepito un compenso di 4.000,00 Euro, corrisposto da Prex S.p.a.”.

-“Pfizer Italia s.r.l. ha partecipato ad un progetto con l’Università Cattolica  del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con un contratto per lo svolgimento del Progetto Report Prevenzione Italia. Il contratto è stato stipulato nel giugno 2014 e  concluso nel febbraio 2015 per un totale di Euro 16.500,00 in favore dell'Università”.

Per la Crucell S.r.l. in data 24.102.2017, è stato escusso il Dott. Marco Martelli, membro del CdA della società, il quale ha riferito che:

- “Abbiamo stipulato un contratto con l'Università Cattolica del Sacro Cuore nel dicembre del 2014 per la sponsorizzazione del “Progetto Prevenzione Italia” con la Società Janssen - Cilag S.p.a., a cui la Crucell aveva affittato il Ramo di Azienda Vaccini. Affitto che si è chiuso il 1 gennaio 2015 e pertanto nel report della ricerca, che è stato pubblicato nel 2015, compare il marchio della Crucell”;

- “La Società Janssen - Cilag S.p.a ha contribuito con 10.000 euro”.

Per la GlaxoSmithKline S.p.a. in data 27.11.2017 è stato escusso il Dott. Luis Arosemena, Amministratore Delegato della società, il quale, ha riferito che:

-“abbiamo verificato nei sistemi informatici riscontrando una transazione indiretta. Per transazione indiretta intendo una sponsorizzazione fatta ad una azienda terza, che … ha scelto di invitare come relatore il dott. Ricciardi. Di fatto noi abbiamo pagato a quella azienda il costo totale dell’evento, ma dato che l’azienda che ha richiesto la sponsorizzazione ha dovuto specificarci le spese sostenute, tra le stesse vi è quella vitto, alloggio e viaggio per un importo di circa 400 Euro a favore del dott. Ricciardi. Di questa attività di sponsorizzazione abbiamo informato l'AIFA. Detta sponsorizzazione è avvenuta nel novembre 2015”.

Per la Sanofi Pasteur Msd S.p.a. in data 12.02.2018 è stata escussa la Dott.ssa Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato della MSD Italia S.r.l. ed ex Amministratore Delegato della joint venture Sanofi Pasteur Msd S.p.a., la quale ha confermato la sponsorizzazione, da parte della Sanofi Pasteur MSD, di un convegno organizzato dalla S.It.I. a Milano nell'ottobre del 2015, affermando che alla cena istituzionale tenutasi, nel corso del convegno appena citato presso il ristorante Eatitaly dell'expo di Milano, “tra i tantissimi ospiti, a mia memoria, c’era anche il Prof. Ricciardi”.  La dott.ssa Luppi, in data 27.02.2018, ha fatto pervenire poi una nota integrativa, da cui è emerso che:

-“con riferimento alla richiesta se la SPMSD S.p.A abbia sponsorizzato e in quale forma il Progetto Prevenzione Italia - I Report Vaccinale, confermo che la società SPMSD S.p.A. ha sponsorizzato tale progetto. In merito si allega alla presente, sub Allegato 1, e il relativo contratto a suo tempo stipulato”.  Dal contratto emerge che la SPMSD ha corrisposto alla Università Cattolica del scaro Cuore, a titolo di corrispettivo per la realizzazione del Progetto, la somma pari a 16.500,00 Euro + IVA (15.000,00 da contratto + 1.500,00 di integrazione).

Ed ancora. Il Dott. Fabrizio Greco, attuale Amministratore Delegato della AbbVie, escusso ad indagine difensive, in data 20.10.2017 ha confermato la partecipazione del prof. Ricciardi ad un progetto europeo, sponsorizzato dalla AbbVie, sulla sostenibilità dei sistemi sanitari in Europa, producendo il “Contratto di prestazione di servizi di consulenza scientifica” tra la casa farmaceutica AbbVie Srl e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con cui la AbbVie affida all’Università Cattolica del Sacro Cuore - Dipartimento di Sanità Pubblica - il ruolo di Rapporteur nell’ambito del proprio progetto internazionale dal titolo “Recipes for Sustainable Healthcare”, avente durata dal 1 marzo 2014 al 1 maggio 2015. Direttore scientifico del Progetto, il Prof. Walter Ricciardi. Per tale attività la AbbVie riconosce all’Università Cattolica Dipartimento di Sanità Pubblica la somma di Euro 58.250,00 + IVA”.
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Nella nota stampa il Codacons aggiunge: «Quanto poi alla difesa di Ricciardi da parte del dott. Roberto Burioni, questa appare insostenibile e comica, dal momento che lo stesso Burioni è stato oggetto di denunce per rapporti sospetti con le aziende produttrici di vaccini. Le testate che dovessero in qualche modo seguire le false affermazioni del Ricciardi realizzerebbero anche una diffamazione ai danni della nostra associazione, che non è affatto abituata a diffondere notizie non vere, ragion per cui invitiamo tutti i direttori a prendere nota puntuale di queste nostre precisazioni».

Qui si può rivedere la trasmissione

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Fonte: https://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/Le-Iene-Conflitti-di-interesse-per-il-presidente-dell-Istituto-Superiore-di-Sanita

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 11 Dec 2018 10:47:47 +0000
Manifestazione NOTAV - Torino, 8/12/2018 http://coscienzeinrete.net/politica/item/3366-manifestazione-notav-torino-8-12-2018 http://coscienzeinrete.net/politica/item/3366-manifestazione-notav-torino-8-12-2018

Immagini in diretta dalla manifestazione NOTAV din corso in questo momento a Torino. Chissà se i media le daranno lo stesso risalto che hanno dato a quella delle damine PROTAV, durata ben un ora. Questa sembra ben più grande e duratura...

Ringraziamo Raffaele Pezzo per immagini e video.

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Sat, 08 Dec 2018 15:52:52 +0000
Il governo ha escluso gli extracomunitari dalle agevolazioni per le famiglie numerose http://coscienzeinrete.net/politica/item/3362-il-governo-ha-escluso-gli-extracomunitari-dalle-agevolazioni-per-le-famiglie-numerose http://coscienzeinrete.net/politica/item/3362-il-governo-ha-escluso-gli-extracomunitari-dalle-agevolazioni-per-le-famiglie-numerose

Un emendamento alla legge di bilancio li esclude dagli sconti previsti dalla "carta della famiglia", anche se lo Stato non risparmierà niente.

Famiglia Extracomunitaria

La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla legge di bilancio, proposto dalla Lega, che esclude le persone extracomunitare dalle agevolazioni per le famiglie numerose, cioè la cosiddetta “carta della famiglia“. La carta è stata istituita con un decreto interministeriale del 20 settembre 2017 e permette alle famiglie con almeno tre figli minorenni e un ISEE fino a 30.000 euro di ricevere sconti su beni e servizi di vario genere, come medicinali, prodotti alimentari, bollette di luce e acqua, corsi di formazione, libri scolastici, biglietti dei mezzi pubblici, prodotti per l’igiene personale e biglietti per il cinema e per i musei.

La legge prevedeva che i beneficiari fossero “famiglie costituite da cittadini italiani o da cittadini stranieri regolarmente residenti nel territorio italiano, con almeno tre figli minori a carico”, mentre con la modifica attuale potranno accedere alle agevolazioni solo “famiglie costituite da cittadini italiani ovvero appartenenti a Paesi membri dell’Unione europea regolarmente residenti nel territorio italiano, con almeno tre figli a carico”. Ne sono quindi state estromesse – e non usufruiranno più di questi sconti – le famiglie di extracomunitari regolari residenti in Italia, che secondo gli ultimi dati ISTAT sono quasi 4 milioni. L’emendamento elimina anche il riferimento alla minore età dei figli, estendendo le agevolazioni alle famiglie con figli che hanno meno di 26 anni.

La decisione non comporterà alcun risparmio per lo Stato. I costi della “carta della famiglia” infatti non erano a carico dello Stato ma dei singoli enti o attività commerciali che potevano decidere volontariamente di aderire all’iniziativa esibendo un bollino con scritto “Amico della famiglia”, nel caso in cui offrissero sconti del 5 per cento, oppure “Sostenitore della famiglia” nel caso gli sconti arrivassero al 20 per cento. L’emendamento approvato oggi quindi ha il solo obiettivo di togliere la possibilità di usufruire di questi sconti ai cittadini extracomunitari, anche se regolari (e che quindi lavorano e pagano le tasse come tutte le altre persone).

Fonte:https://www.ilpost.it/2018/12/05/carta-della-famiglia-extracomunitari-esclusi/?fbclid=IwAR13SfO6JkeI4dONI_h6wIJkmZqkL0lZVB6tpU6PedWq5YQ4JwFOjjZL6_c

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 06 Dec 2018 10:08:44 +0000
Manifestazione No Tav l'8 dicembre: adesioni da tutta Italia http://coscienzeinrete.net/politica/item/3356-manifestazione-no-tav-l-8-dicembre-adesioni-da-tutta-italia http://coscienzeinrete.net/politica/item/3356-manifestazione-no-tav-l-8-dicembre-adesioni-da-tutta-italia

NoTav2018Crescono le adesioni annunciate alla manifestazione nazionale promossa dal movimento No Tav a Torino per il prossimo 8 dicembre.

Movimenti studenteschi, associazioni ambientaliste, organizzazioni per la tutela dei diritti e molti altri soggetti hanno già dichiarato che saranno presenti l'8 dicembre a Torino alla manifestazione promossa dai No Tav per mandare un «segnale forte e chiaro» a chi invece vuole realizzare quella che il movimento definisce da sempre «un'opera inutile, costosa e dannosa».

«Il Movimento No Tav da quasi 30 anni promuove le ragioni dell’opposizione alla Torino-Lione, con manifestazioni, azioni di lotta, studi e documentazioni, libri e conferenze pubbliche - spiegano i promotori della manifestazione - Dal principio si è chiesto un confronto tecnico che, privo di pregiudizi ed interessi di sorta, potesse confrontarsi sui dati e prevedere tra i diversi esiti quello dell'”opzione zero”. Tutto questo non è mai stato permesso dai vari governi che negli ultimi trent’anni si sono susseguiti nel nostro paese, senza alcuna distinzione di bandiera od orientamento. Per contro, laddove le ragioni non venivano ascoltate, si è deciso di imporre l’opera con la forza, sulla testa di decine di migliaia di valsusini».

«Basta strumentalizzazioni»

«In queste ultime settimane - prosegue il movimento - partiti, sindacati e lobby industriali e di categoria con l’appoggio sfrontato e interessato di tutti i maggiori media, hanno deciso di attaccare il movimento No Tav, a livello ideologico, negando quelle ragioni documentabili per anni diffuse e pensando di strumentalizzare una vicenda tanto delicata quanto fondamentale per il futuro del nostro territorio e delle nostre vite. C’è chi cerca di nascondere le proprie responsabilità sul saccheggio e la devastazione dei nostri territori, su una politica dei governi che non ha investito sulla messa in sicurezza e sulla tutela dell’ambiente, sullo sperpero di risorse pubbliche a favore di grandi opere inutili togliendo risorse a sanità, emergenza abitativa, welfare, scuola, ricerca e lavoro».«Mentre in Italia si continua a morire per il maltempo e intere aree del paese vengono messe in ginocchio, c’è ancora chi nega quale siano le vere priorità della collettività, provando a mettere avanti a tutto gli interessi delle grandi aziende e dei profitti di pochi».

«Vogliamo un modello di sviluppo sostenibile»

«Non ci siamo mai fatti ingannare e continueremo a lottare per la nostra terra e per un modello di sviluppo sostenibile per tutti - scrivono ancora i promotori - L’8 dicembre saremo nuovamente in piazza a Torino per una grande manifestazione No Tav.  In contemporanea a noi, poiché l’8 dicembre dal 2010 è la Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte e in difesa del pianeta, molti altri movimenti sul territorio italiano si mobiliteranno per la tutela dei territori e contro lo spreco di risorse pubbliche».

Il ritrovo per l'8 dicembre è alle 14 in piazza Statuto, poi il corteo si muoverà verso piazza Castello.

Intanto mercoledì 5 dicembre Mercoledì alle ore 20,45 a Torino nella sala conferenze della Galleria d’Arte Moderna in corso Galileo Ferraris 30 si terrà l'incontro pubblico «Tav, no grazie. Torino merita di più» con Luca Mercalli e altri relatori.

E vi riproponiamo la puntata del 26 marzo 2016 di "Scala Mercalli" andata in onda su Rai 3, un'analisi veramente interessante di Luca Mercalli sulla Tav

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Fonte: https://www.terranuova.it/News/Attualita/Manifestazione-No-Tav-l-8-dicembre-adesioni-da-tutta-Italia

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Sat, 01 Dec 2018 11:11:29 +0000
Maschera e volto del potere http://coscienzeinrete.net/politica/item/3352-maschera-e-volto-del-potere http://coscienzeinrete.net/politica/item/3352-maschera-e-volto-del-potere

Visto che la stampa italiana non si occupa quasi più di della drammatica vicenda dell’assassinio di Jamal Khashoggi, riprendiamo l’argomento.
Dove eravamo rimasti?Maschera potere

di Piero Cammerinesi

Ah sì, eravamo rimasti al 21 Ottobre con l’intervista a Fox News nella quale il ministro degli esteri saudita Adel al-Jubeir affermava che “i sauditi non sapessero come Khashoggi fosse stato ucciso né tantomeno dove si trovi il corpo” aggiungendo che il principe ereditario dell'Arabia Saudita Mohammed bin Salman (MBS) non era al corrente dell’uccisione del giornalista, assassino che che definisce “un terribile errore”.

Dal 21 Ottobre molta acqua è passata sotto i ponti di questa storia che trovo particolarmente significativa - nella sua raccapricciante turpitudine - non solo in quanto mette allo scoperto nefandezze che normalmente vengono accuratamente nascoste dagli Stati ma sopratutto perché indica con chiarezza come gli stessi Stati ormai non si sforzano neppure più di camuffare le proprie scelte spietate e perverse mostrando così il vero volto del potere.

Abbiamo visto nel nostro precedente articolo come a metà Ottobre fosse emersa la notizia che uno dei sospetti che le autorità turche pensavano potesse essere collegato alla scomparsa di Khashoggi, Maher Abdulaziz Mutreb, aveva legami con MBS ed al tempo stesso che almeno 9 dei 15 sospettati identificati daMaschera potere1lle autorità turche avessero lavorato per i servizi di sicurezza, militari o governativi sauditi.

Trascorsi 10 giorni, il 31 Ottobre, il NYT scrive che dopo tre giorni di incontri con i turchi nel consolato saudita a Istanbul il procuratore saudita Saud al-Mujeb ha affermato che “Il dissidente saudita Jamal Khashoggi è stato strangolato non appena è entrato nel consolato saudita a Istanbul un mese fa, e il suo corpo è stato poi smembrato e distrutto” fornendo così la prima spiegazione ufficiale saudita su come Khashoggi sarebbe morto.

Dunque dopo aver prima affermato che Khashoggi è uscito dopo pochi minuti dal consolato turco, poi di non saperne nulla, poi che è morto, senza nessuna premeditazione, per…una scazzottata (sic!) nata per costringerlo a tornare in patria, finalmente l'Arabia Saudita ammette che c’era un piano premeditato per uccidere Khashoggi, ma…udite udite…che tale piano sarebbe stato ideato da un gruppo di…disonesti (sic!) senza che il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman ne sapesse nulla.

Ci mancherebbe…

Ma anche questa patetica menzogna è destinata ben presto ad essere smascherata; così il 17 Novembre esce su tutti i maggiori quotidiani internazionali la notizia-bomba che la CIA ha solide prove del coinvolgimento del principe ereditario MBS.

Ohibò.

Nonostante le squallide scuse condivise da Donald Trump e John Bolton scrive il Washington PostLa CIA è giunta alla conclusione che il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman abbia ordinato l'assassinio del giornalista Jamal Khashoggi a Istanbul il mese scorso. Nel giungere alle sue conclusioni, la CIA ha esaminato diverse fonti di intelligence ... La posizione accettata è che non è possibile che questo sia accaduto senza che [il principe ereditario] fosse consapevole o coinvolto", ha detto un funzionario degli Stati Uniti a conoscenza delle conclusioni della CIA. Un portavoce della CIA ha rifiutato di commentare".

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Tra le prove di intelligence raccolte dalla CIA c'è una registrazione da un microfono che i turchi hanno piazzato all'interno del consolato saudita, registrazione che Erdogan aveva più volte citato e che è stata consegnata all’Arabia Saudita, agli USA, oltre che a Gran Bretagna, Francia e Germania. I turchi hanno fornito alla CIA una copia di quell’audio che - secondo le testimonianze di coloro che l’hanno ascoltato, tra cui il direttore dell'agenzia, Gina Haspel - indica che Khashoggi è stato ucciso pochi istanti dopo essere entrato nel consolato. Khashoggi è morto nell'ufficio del console generale saudita, il quale si lamenta, nell’audio, del fatto che il corpo di Khashoggi deve essere eliminato così come ogni prova del suo assassinio.

MaMaschera potere3 c’è dell’altro: la CIA ha in mano la registrazione di una telefonata partita dal consolato saudita subito dopo l'uccisione in cui un membro della squadra di killer sauditi, Maher Mutreb dice a Saud al-Qahtani, che “l'operazione è stata portata a termine”. E Maher Mutreb non è uno scagnozzo qualsiasi, bensì un funzionario della sicurezza che è stato spesso visto al fianco del principe ereditario saudita e che è stato fotografato mentre entrava e usciva dal consolato il giorno dell’omicidio.

Non so se rende l’idea; l’assassinio di un giornalista nonché questa serie di scoppiettanti menzogne sono a carico di una nazione, l’Arabia Saudita, eletta nello scorso Febbraio nel Consiglio per i Diritti umani dell’ONU.

Un po' come se un serial killer fosse nominato capo della polizia, insomma.

Ma ora passiamo a esaminare le piroette e le giravolte di Donald Trump, l’apostolo della democrazia ed al tempo stesso il protettore e sponsor della più feroce dittatura del mondo.

Il 20 Novembre questi diceva, parlando con i giornalisti a Mar-a-Lago in Florida, a proposito delle rivelazioni della CIA: “No no, non hanno concluso. Mi dispiace. No, non hanno concluso. Non sono arrivati a una conclusione. Dirò questo: non lo so, non lo so. Ma se [MBS] lo ha fatto o se non lo ha fatto, lui lo nega con veemenza. Suo padre lo nega, il re, con veemenza. La CIA non dice che l’ha fatto, loro fanno notare certe cose e nel sottolineare quelle cose si può concludere che forse l'ha fatto o forse no”.Maschera potere4

Forse l'ha fatto o forse no. Good job, Donald.

Ma il vero capolavoro arriva con un comunicato ufficiale del 20 Novembre in cui Trump afferma:
“I rappresentanti dell'Arabia Saudita affermano che Jamal Khashoggi era un "nemico dello stato" e un membro della Fratellanza Musulmana, ma la mia decisione non è in alcun modo basata su questo - questo è un crimine inaccettabile e orribile. Il re Salman e il principe ereditario Mohammad bin Salman negano con forza qualsiasi conoscenza della pianificazione o dell'esecuzione dell'omicidio di Khashoggi. I nostri servizi segreti continuano a valutare tutte le informazioni, ma potrebbe benissimo essere che il principe ereditario fosse a conoscenza di questo tragico evento - forse lo era o forse no!

Detto questo, potremmo non sapere mai tutti i fatti riguardanti l'omicidio di Mr. Jamal Khashoggi. In ogni caso, la nostra relazione è con il Regno dell'Arabia Saudita. Sono stati un grande alleato nella nostra importantissima lotta contro l'Iran. Gli Stati Uniti intendono rimanere un partner costante dell'Arabia Saudita per garantire gli interessi del nostro Paese, di Israele e di tutti gli altri partner nella regione. Il nostro obiettivo principale è eliminare completamente la minaccia del terrorismo in tutto il mondo!”

Dunque che sia coinvolto o meno il principe ereditario non ha importanza; agli USA non interessa minimamente chi abbia massacrato e fatto a pezzi un giornalista di una delle più prestigiose testate americane, il Washington Post, quello che conta è turarsi il naso e mantenere, costi quel che costi, l’alleanza con il regime più corrotto e dittatoriale del mondo, con buona pace dei concioni sulla democrazia.

Il perché è presto detto. Nello stesso comunicato The Donald afferma:
“Dopo il mio viaggio di complessi negoziati in Arabia Saudita l'anno scorso, il Regno ha accettato di spendere e investire 450 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Questa è una quantità record di denaro. Creerà centinaia di migliaia di posti di lavoro, uno straordinario sviluppo economico e molta altra ricchezza per gli Stati Uniti. Dei 450 miliardi, 110 miliardi saranno spesi per l'acquisto di attrezzature militari da Boeing, Lockheed Martin, Raytheon e molti altri grandi appaltatori della difesa degli Stati Uniti. Se annullassimo scioccamente questi contratti, la Russia e la Cina sarebbero gli enormi beneficiari - e molto lieti di acquisire tutte queste nuove attività. Sarebbe un regalo meraviglioso per loro direttamente dagli Stati Uniti!”

IMaschera potere5nsomma: assassinare i giornalisti non è bello, ma ancora peggio è incolpare una sanguinaria teocrazia medievale. Qui non c'è posto per i sentimentalismi: Jamal Khashoggi è stato fatto a pezzi, ma perché lasciare che il suo cadavere costringa a cambiare i rapporti con Riyad?

Trump, come si vede, ha i suoi stati ‘canaglia’ di cui preoccuparsi, e definisce l'Iran il Paese destabilizzatore dell'Iraq e uno Stato sponsor del terrorismo nonché "responsabile di una sanguinosa guerra per procura contro l'Arabia Saudita nello Yemen", che provocherebbe la morte di "molti americani e altre persone innocenti”.

Amen.

Poi c'è il vil danaro, l'importo "record" di 450 miliardi di dollari promesso dall'Arabia Saudita come parte degli investimenti negli Stati Uniti.
Ecco allora che viene calata la maschera dell'ipocrisia politically correct del cosiddetto "sistema di valori" della politica estera degli Stati Uniti, che cela il volto mostruoso di un calcolo spietato, di un egoismo assoluto.

Eppure, nonostante queste prese di posizione a dir poco nauseabonde nella loro assoluta oscenità e di tradimento degli ideali americani, ci sono ancora dei punti da chiarire in questa vicenda.

Prima di tutto il reale motivo di questo assassinio.

In altri termini, come mai un Paese si è assunto il rischio di organizzare un sanguinoso crimine in un proprio consolato in un altro Stato per un semplice giornalista se pur critico del regime?

Ebbene Jamal Khashoggi, secondo fonti a lui vicine, stava indagando sull’uso di armi Maschera potere6chimiche da parte dell’Arabia Saudita in Yemen.

Ahi ahi, questa è una tessera fondamentale del nostro puzzle.

Citando un suo amico, il tabloid britannico Sunday Express ha rivelato che Khashoggi stava per ottenere "prove documentali" per dimostrare l'uso di armi chimiche in Yemen.

Ma come, gli USA hanno annientato l’Iraq per il sospetto - rivelatosi poi una montatura - di armi chimiche, hanno sparato varie decine di missili Cruise contro la Siria per lo stesso sospetto - rivelatosi poi una montatura - e ora, se il loro alleato saudita le usa si girano dall’altra parte?

Una lectio magistralis di double standard, o doppia morale.

L'ho incontrato una settimana prima della sua morte. Era infelice e preoccupato”, ha detto un accademico mediorientale che non desidera essere nominato. “Quando gli ho chiesto perché era preoccupato, non voleva rispondere, ma alla fine mi ha detto che stava ottenendo la prova che l'Arabia Saudita aveva usato armi chimiche”.
Fuocherello, ora iniziamo ad avvicinarci alla verità…

A questo punto c’è un’altra domanda che dobbiamo farci.

Come è possibile che gli USA che spiano ogni sospiro e ogni battito di ciglia di tutti gli abitanti del globo non sapessero nulla del progetto di neutralizzare questo scomodo ficcanaso?
Ma siamo proprio sicuri che non ne sapessero nulla?

Io non ne sarei così certo…

Guarda caso, cercando cercando scopriamo che il 16 Novembre nell’articolo sopra citatodel Washington Post emerge che Langley [CIA] era a conoscenza del complotto dell'assassinio ma l'intelligence degli Stati Uniti non ha mosso un dito:
“Gli Stati Uniti avevano anche ottenuto l'intelligence prima della morte di Khashoggi che indicava che poteva essere in pericolo. Ma è stato solo dopo la sua scomparsa, il 2 Ottobre, che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno iniziato a cercare archivi di comunicazioni intercettate e scoperto materiale che indicava che la famiglia reale saudita stava cercando di attirare Khashoggi a Riyadh.”

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Bizzarro no?

Hai visto mai che facesse comodo anche alla CIA fare spezzatino dello sventurato Khashoggi?

Ma c’è ancora dell’altro.

Come ho avuto modo di accennare nel mio precedente articolo, Jamal Khashoggi non era uno stinco di santo ed aveva forti legami con la CIA e con il Deep State; considerando le sue connessioni passate e presenti con la CIA e i legami della sua famiglia con Lockheed Martin e con l'establishment politico statunitense, non è del tutto peregrina l’ipotesi che la scomparsa di Khashoggi sia stata sfruttata dall'alleato a stelle e strisce per fare pressione sul governo saudita in seguito alla decisione di Riad di rinunciare al piano di acquisto del sistema THAAD di Lockheed.
Insomma è lecito supporre che l'omicidio di Khashoggi sia stato utilizzato dagli Stati Uniti per ragioni che hanno più a che fare con il complesso militar-industriale statunitense e con ragioni economiche, piuttosto che con la situazione dei diritti umani del Regno.

Sappiamo che c’era una scadenza del 30 Settembre per l'Arabia Saudita che si era impegnata ad acquistare 15 miliardi di dollari di prodotti da Lockheed Martin, principalmente il sistema di difesa aerea THAAD, che faceva parte di un più ampio accordo sulle armi che il presidente Trump ha promosso per oltre un anno - un affare da 110 miliardi di dollari di armi. È noto che Trump ha fatto della vendita di armi la pietra miliare la sua politica estera.

MMaschera potere8a ad un certo punto viene fuori che l'accordo non è ancora stato siglato. Ci sono delle lettere di intenti, certo, lettere di interesse che i sauditi hanno inviato agli Stati Uniti e ai fabbricanti di armi statunitensi per quanto riguarda gli armamenti che avrebbero pianificato di acquistare in futuro. Tuttavia i sauditi non hanno realmente ancora dato seguito alle loro precedenti lettere di intenti, in particolare nel caso di questo acquisto previsto di 15 miliardi, anzi, avevano accennato al fatto che avevano in programma di acquistare il sistema S-400 dalla Russia.

Apriti cielo!

Guarda caso tutti i Paesi che hanno in animo di acquistare il sistema antimissile russo più efficace ed economico di quello statunitense sono ora sotto schiaffo da parte dell’amministrazione USA: Turchia, India, Qatar, Cina e, appunto, Arabia Saudita.
Quella scadenza abbiamo visto essere il 30 Settembre, e cioè due giorni prima che Jamal Khashoggi entrasse nel consolato per non uscirne vivo.

Dei tempi piuttosto sospetti, non trovate?
Sarà pure che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca…

Dunque per concludere abbiamo un Paese che fa parte del Consiglio per i Diritti umani dell’ONU, l’Arabia Saudita, che assassina e fa a pezzi un giornalista per di più in un Consolato, che mente spudoratamente - e ripetutamente - davanti all’opinione pubblica internazionale, che usa armi chimiche sulle popolazioni di un Stato confinante, lo Yemen, oltre a reprimere nel sangue qualsiasi dissenso interno.

IlMaschera potere9 tutto impunemente perché è alleato fondamentale del campione mondiale della democrazia, gli Stati Uniti, i quali aggrediscono altri Paesi solo per il sospetto di possedere armi chimiche ma si girano dall’altra parte quando è un loro alleato a farlo, esaltano i valori della democrazia ma si girano dall’altra parte se un loro alleato è il Paese più antidemocratico al mondo, strombazzano a tutti i venti il rispetto dei diritti umani e la libertà di stampa ma si girano dall’altra parte se un loro alleato massacra impunemente un giornalista, parlano di “ideali morali americani” ma si girano dall’altra parte se sono in gioco miliardi di dollari di commesse.

Questo è il punto cui siamo giunti con la deriva morale e culturale del nostro mondo; sembra che da parte delle élite e dei Governi non si reputi più necessario mostrare il benché minimo ritegno nel mascherare le nefandezze che vengono compiute quotidianamente.

Se è così significa che le élite ormai hanno la ragionevole certezza che i popoli siano talmente soggiogati e neutralizzati da non dover più temere nulla da loro - qualsiasi crimine venga commesso o menzogna venga pronunciata.

E proprio questo è l'aspetto più inquietante di questa turpe vicenda.

(Ma si sbagliano: sempre più persone si stanno svegliando, e l'incuranza è forse più dovuta al fatto che chi si sveglia è comunque irrecuperabile al sistema, quindi è preferibile screditarlo, piuttosto che cercare di mascherare il non mascherabile. NDR)

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pierocammerinesi@hotmail.com (Piero Cammerinesi) Politica Thu, 29 Nov 2018 09:49:38 +0000
Yemen, una guerra senza tregua. Catastrofe umanitaria con bombe fatte in Italia http://coscienzeinrete.net/politica/item/3347-yemen-una-guerra-senza-tregua-catastrofe-umanitaria-con-bombe-fatte-in-italia http://coscienzeinrete.net/politica/item/3347-yemen-una-guerra-senza-tregua-catastrofe-umanitaria-con-bombe-fatte-in-italia

«Dal 25 marzo 2015 una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta da Stati Uniti e Regno Unito, ha lanciato attacchi aerei contro il gruppo armato huthi in Yemen - spiega Amnesty International - I civili stanno sopportando il peso di questo sanguinoso conflitto. Intrappolati nei combattimenti a terra tra gli huthi e le forze filogovernative, e sotto il fuoco dei bombardamenti da parte delle forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, uomini, donne e bambini sono stati sottoposti a orribili violazioni dei diritti umani, nonché a crimini di guerra, da tutte le parti coinvolte nel conflitto».

Yemen 11 18

«Due anni di conflitto violento hanno lasciato più di 15.000 civili morti e feriti, esacerbando una situazione umanitaria già disastrosa. Milioni di persone hanno bisogno di una qualche forma di assistenza umanitaria. Scuole, ospedali, moschee, funerali: sembra che nulla sia al sicuro dai raid aerei della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Di fronte a molteplici rapporti che indicano la condotta spericolata della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen, il governo italiano continua a fornire armi all’Arabia Saudita e ad altri membri della sua coalizione - aggiunge Amnesty - Continuando a fornire armi all’Arabia Saudita per l’uso in Yemen, l’Italia sta violando la legge internazionale».

QUI per firmare l'appello

Le armi dall'Italia

Amnesty spiega anche che: «Dall’Italia continuano a partire carichi di bombe aeree per rifornire la Royal Saudi Air Force. L’ultimo carico, con migliaia di bombe, è partito in gran segreto da Cagliari. Riteniamo si tratti anche questa volta di bombe aeree del tipo MK80 prodotte dalla RWM Italia, azienda del gruppo tedesco Rheinmetall, con sede legale a Ghedi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas in Sardegna. La conferma dell’utilizzo delle bombe italiane nel conflitto in Yemen arriva anche dal “Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen”, trasmesso il 27 gennaio 2017 al Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Alcune organizzazioni specializzate, riportano la possibilità concreta di almeno sei invii di carichi di bombe dall’Italia verso l’Arabia Saudita».

«Nell’ottobre 2016 l’allora Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni per la prima volta ammetteva, in risposta ad una interrogazione parlamentare, che alla RWM Italia sono state rilasciate licenze di esportazione per l’Arabia Saudita - scrive ancora l'organizzazione per i diritti umani - La responsabilità del rilascio delle licenze di esportazione ricade sull’Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento (UAMA), incardinata presso il Ministero degli Esteri e della Cooperazione e che fa riferimento direttamente al Ministro. Ma nel percorso di valutazione per tale rilascio incidono con ruoli stabiliti dalla legge i pareri di vari Ministeri, tra cui soprattutto il Ministero della Difesa. Va inoltre ricordata la presenza di un accordo di cooperazione militare sottoscritto dall’Italia con l’Arabia Saudita (firmato nel 2007 e ratificato con la Legge 97/09 del 10 luglio 2009) che prevede un rinnovo tacito ogni 5 anni, e grazie al quale si garantisce una via preferenziale di collaborazione tra i due Paesi in questo settore, comprese le forniture di armi».

«La legge italiana 185 del 1990 che regolamenta questa materia afferma infatti che le esportazioni di armamenti sono vietate non solo come è già automatico verso le nazioni sotto embargo internazionale ma anche ai Paesi in stato di conflitto armato e la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione della Repubblica - prosegue Amnesty  - Il 22 giugno 2017, abbiamo presentato una proposta di Mozione parlamentare alla Camera insieme ad alcune organizzazioni e reti della società civile italiana. Il 19 settembre 2017, con 301 voti contrari e 120 a favore, la Camera dei deputati ha respinto la mozione che chiedeva al governo di bloccare la vendita di armi a paesi in guerra o responsabili di violazioni dei diritti umani come disposto dalla legge 185/1990, dalla Costituzione italiana e dal Trattato internazionale sul commercio delle armi. Al governo chiediamo di intraprendere un percorso nuovo nella difesa dei diritti umani e del rispetto del diritto internazionale sospendendo l’invio di materiali militari all’Arabia Saudita, come fatto recentemente dalla Svezia e dalla Norvegia».

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/yemen-una-guerra-senza-tregua-catastrofe-umanitaria

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Fri, 23 Nov 2018 15:42:53 +0000
L'uomo di BlackRock verso la Cancelleria di Berlino http://coscienzeinrete.net/politica/item/3342-l-uomo-di-blackrock-verso-la-cancelleria-di-berlino http://coscienzeinrete.net/politica/item/3342-l-uomo-di-blackrock-verso-la-cancelleria-di-berlino

Blackrock GermanyLa stampa liberal-conservatrice ha già iniziato a pomparne la candidatura al vertice della CDU, i sondaggi lo danno davanti agli altri contendenti, l'endorsement di Schäuble è già arrivato, ma chi è Friedrich Merz? Potrebbe sembrare il wet dream di ogni complottista, ma invece è tutto vero: l'UE traballa, la moneta unica viene messa in discussione, in Germania è scoppiato il piu' grande scandalo fiscale di tutti i tempi con molte grandi banche coinvolte, ma il prossimo Cancelliere tedesco potrebbe essere proprio un uomo di BlackRock, vale a dire il piu' grande gestore di risparmio del mondo, con decine di miliardi di euro investiti nei paesi periferici della zona euro. Ne parla un ottimo Zacharakis su Die Zeit


Se in Germania per strada chiedi a dieci persone se conoscono la società Blackrock, non saranno molti a rispondere di sì. Ma la società di gestione dei fondi è profondamente radicata nell'economia tedesca. Così profondamente da preoccupare alcuni esperti. Blackrock non ha proprio la reputazione migliore. E questo potrebbe diventare un problema per l'uomo che per diversi anni ha rappresentato questa società in Germania: Friedrich Merz.
Merz si è candidato alla segreteria della CDU in vista del prossimo congresso di dicembre, lo ha confermato ufficialmente martedì. La sua elezione sarebbe uno spettacolare ritorno in politica del leader del gruppo parlamentare della CDU, dopo che Merz quasi dieci anni fa aveva lasciato il Bundestag ed era uscito dalla politica. Nel frattempo l'avvocato d'affari ha lavorato come consulente presso lo studio legale Mayer Brown LLP, dove ha assistito molte società in attività di fusione e acquisizione. Ed è stato in vari consigli di sorveglianza di aziende tedesche. Dall'inizio del 2016, Merz è anche presidente del consiglio di sorveglianza di Blackrock, il più grande gestore patrimoniale al mondo.
Blackrock è una società che con i suoi fondi raccoglie il denaro dei clienti in tutto il mondo e investe principalmente in azioni - con l'obiettivo di far crescere il capitale quanto più possibile. Secondo dati recenti, la società di gestione attualmente ha un volume di investimenti di oltre 6,3 trilioni di dollari. Una somma incredibile, quasi il doppio rispetto al PIL tedesco (3,7 trilioni di dollari).
Non è esecrabile di per sé il fatto che i manager aziendali possano passare alla politica. Persino le organizzazioni come Lobbycontrol considerano un simile passo molto meno critico rispetto a quello nella direzione opposta, cioè dalla politica al business. Un esempio negativo di un tale cambio è quello dell'ex sottosegretario alla Cancelleria e politico della CDU Ronald Pofalla: nel 2015 è passato a Deutsche Bahn e dopo un breve periodo di attesa è entrato nel consiglio di amministrazione per occuparsi dei contatti politici dell'azienda. I legami personali con la politica dopo un tale passaggio sono ancora freschi, e non è difficile avere accesso diretto alle figure chiave del governo e del parlamento.
Critica della vigilanza sulla concorrenza
 
Per Merz, tuttavia, potrebbero esserci altre circostanze a pesare sulla sua possibilità di arrivare alla presidenza della CDU. Gli economisti accusano la statunitense Blackrock di avere un'influenza troppo forte sull'economia tedesca. Da qualche tempo la società nei suoi fondi detiene consistenti pacchetti azionari di tutte le 30 società tedesche presenti nel listino Dax. Nel caso di Post, Allianz e Bayer, ad esempio, Blackrock recentemente ha raggiunto una partecipazione di oltre il 7%, e sul Dax complessivo un totale del 4,5 %. E' stato segnalato piu' volte che la direzione del gruppo da New York interferisce attivamente nelle decisioni dei dirigenti tedeschi.
Gli esperti in materia di concorrenza la vedono in maniera alquanto critica: "un azionista con interessi multipli in un settore è interessato al bene dell'intero settore e non necessariamente al successo della singola azienda", ha detto a Wirtschaftswoche Achim Wambach, presidente della Commissione per i monopoli. Se l'influenza sulle aziende dovesse aumentare, come annunciato da Blackrock, ciò finirà per danneggiare la concorrenza. La Commissione europea ha già preso in considerazione questi importanti temi dal punto di vista sistemico e intende agire.
Un'azienda controversa, dunque. E per la quale Merz ha rivestito un ruolo importante. Quando circa tre anni fa ha assunto la carica, la società ha subito dichiarato che il suo compito sarebbe andato oltre la semplice supervisione. Avrebbe assunto un "ruolo di consulenza più ampio in cui avrebbe dovuto sviluppare per conto di Blackrock le relazioni con i clienti chiave, i regolatori e le autorità di regolamentazione tedesche", scriveva il suo datore di lavoro. Merz era quindi il principale lobbista di Blackrock in Germania e - se ha fatto bene il suo lavoro - ha lavorato affinché lo stato ponesse il minor numero possibile di ostacoli alla società.
Ulteriori spiegazioni probabilmente dovrà darle anche in merito ad un'altra posizione presso un'altra società finanziaria per la quale Merz dall'inizio del 2010 è stato membro del consiglio di sorveglianza. La banca di Düsseldorf "HSBC Trinkaus", che secondo il rapporto finale della commissione d'inchiesta del Bundestag era coinvolta in operazioni fiscali, note da tempo al pubblico con il nome di "Cum-Ex". Si tratta di rimborsi fiscali su operazioni azionarie a cui gli investitori non avevano diritto. Queste pratiche fiscali a danno dei contribuenti tedeschi sono mai state discusse dal consiglio di sorveglianza della banca?
Merz dovrà esprimersi su questi temi, soprattutto perché prima della sua uscita dalla scena politica è stato l'esperto di fiscalità del suo partito. Nel 2003 è diventato famoso per la sua proposta di rendere la dichiarazione dei redditi così facile da farla stare in un sottobicchiere da birra.
Anche lo studio legale Mayer Brown, per il quale Merz è ancora attivo, a modo suo guadagna con le transazioni fiscali Cum-Ex. Sul sito web lo studio legale scrive: "gli operatori di mercato potrebbero dover affrontare rischi legali crescenti in seguito a transazioni cum-ex". Le autorità fiscali tedesche avrebbero intensificato le loro attività investigative per  individuare ulteriori reati fiscali. E lo studio legale vuole aiutare i propri clienti a "contrastare questo rischio".
 
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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 20 Nov 2018 10:34:12 +0000
La Norvegia annuncia la sospensione delle forniture militari all’Arabia Saudita http://coscienzeinrete.net/politica/item/3345-la-norvegia-annuncia-la-sospensione-delle-forniture-militari-all-arabia-saudita http://coscienzeinrete.net/politica/item/3345-la-norvegia-annuncia-la-sospensione-delle-forniture-militari-all-arabia-saudita

Ine Marie Eriksen SøreideOSLO-La Norvegia ha annunciato la sospensione della vendita di armi all'Arabia Saudita a seguito del caso Jamal Khashoggi. Lo riporta Al Jazeera.

"Abbiamo deciso che nell'attuale situazione noi non daremo nuove licenze per l'esportazione di materiale di difesa o prodotti dall'utilizzo multiplo con uso militare all'Arabia Saudita", ha dichiarato il ministro degli Esteri norvegese, Eriksen Soereide.

La decisione è stata motivata in seguito ad "ampia valutazione dei recenti sviluppi in Arabia Saudita e della non chiara situazione in Yemen".

Una settimana prima il ministero degli Esteri della Norvegia aveva convocato l'ambasciatore saudita a Oslo per l'uccisione di Jamal Khashoggi. (fonte)

Aspettiamo con ansia che l'Italia faccia altrettanto.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 22 Nov 2018 10:26:58 +0000
Trentamila in Piazza in nome del Proprio Egoismo http://coscienzeinrete.net/politica/item/3335-trentamila-in-piazza-in-nome-del-proprio-egoismo http://coscienzeinrete.net/politica/item/3335-trentamila-in-piazza-in-nome-del-proprio-egoismo

trentamila

Ben trentamila persone hanno manifestato a Torino per dire sì alla tav, in nome del benessere economico di Torino.

Una prima domanda: questi stessi 30.000 signori e signore della Torino “per bene”, sarebbero scesi in piazza lo stesso se fossero stati abitanti della Val di Susa? Se a rischio ci fosse stato il loro territorio e la loro salute?

E’ poi vero che quest’opera porta tutti questi vantaggi? O la sua costruzione è solo un volano di ulteriore arricchimento per un circuito politico-affaristico senza troppi scrupoli? E i trentamila sono stati portati in piazza dalle solite “sirene” del finto progresso che giocano sugli egoismi e sulla dabbenaggine umana.

Sulla utilità o meno della TAV rimandiamo a questo articolo pubblicato ieri:

http://coscienzeinrete.net/politica/item/3334-verita-e-bufale-sul-tav-torino-lione?fbclid=IwAR0QjspPiCAKSPjzEray74CMNTEn5dNZJwpD2-2sNepgjNvZRBYK_1f_9ME

Certo ognuno è libero di fare quello che vuole, ovviamente. Anche i trentamila…

Ma certamente ogni cosa che facciamo comporta una responsabilità morale.

E allora come considerare da punto di vista etico questa manifestazione?

 

Per dirla chiaramente: un atto di egoismo supponente da parte di 30.000 persone, attentissime al loro benessere economico, e del tutto disinteressate del sistema ecologico della Val di Susa, della salute dei valsusini e della sostenibilità e serenità della loro vita quotidiana.

Eh, ma sono trentamila… !!! dicono i giornali…

Anche fossero tutti i piemontesi a volere una TAV che crea problemi in Val di Susa, anche fossero tutti gli italiani, tutto il mondo…. tranne un valsusino… questo avrebbe diritto comunque a veder salvaguardata la propria salute, la propria serenità, la bellezza e la salubrità del proprio territorio.

Che non dovrebbe mai essere messa a rischio in nome del benessere economico di chicchessia.

Perché il benessere economico è certamente un valore secondario. Anzi, a ben guardare, si sa che spesso un eccessivo benessere diventa un problema morale, di serenità, di vita. Guarda verso quali baratri morali e culturali sta correndo la nostra società materialista spinta dalla ossessiva ricerca del benessere materiale.

Certamente questo benessere è un valore del tutto secondario rispetto alla Natura e alla salute della psiche e del corpo fisico delle persone. Ed è un valore infinitamente secondario, direi inesistente, rispetto alla salute dello Spirito umano.

Ecco in nome di cosa sono scesi in piazza i trentamila – certo senza rendersene conto - : in nome dell’Egoismo e del Dio denaro.

Non certo in nome di valori veramente umani.

Non lasciamoci trascinare da questo gioco dell’odio degli uni contro gli altri. Aiutiamo e aiutiamoci a salvaguardare i veri valori della vita.

montagne val susa

 

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carotenutoteam@iol.it (Fausto Carotenuto) Politica Tue, 13 Nov 2018 18:40:37 +0000
Verità e bufale sul TAV Torino -Lione http://coscienzeinrete.net/politica/item/3334-verita-e-bufale-sul-tav-torino-lione http://coscienzeinrete.net/politica/item/3334-verita-e-bufale-sul-tav-torino-lione

CIR TAV Verità e BufaleIl “contratto di governo” tra M5Stelle e Lega prevede, con riguardo alla Nuova linea ferroviaria Torino-Lione, «l’impegno a ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». A ciò il ministro delle infrastrutture Toninelli ha aggiunto l’ovvio: cioè che, in attesa di tale confronto, ogni determinazione diretta a realizzare un avanzamento dell’opera sarebbe considerata dal Governo «un atto ostile». Indicazioni assai caute, dunque, ben lungi da una dichiarazione di ostilità al Tav. Poi silenzio e rinvio all’analisi costi-benefici in corso di elaborazione da parte di una apposita commissione. Il tutto lasciando al loro posto, come rappresentanti del Governo, sfegatati supporter della nuova linea ferroviaria come Mario Virano, direttore generale di Telt (promotore pubblico responsabile della realizzazione e della gestione della sezione transfrontaliera della futura linea Torino-Lione), e Paolo Foietta, commissario straordinario del Governo per l’asse ferroviario Torino-Lione e presidente dell’Osservatorio della Presidenza del Consiglio originariamente costituito come luogo di studio e di confronto tra le parti interessate (e diventato ormai l’ultima ridotta dei sostenitori del Tav senza se e senza ma).

Tanto è bastato, peraltro, a produrre un duplice effetto. Da un lato ha finalmente aperto un dibattito sulla effettiva utilità dell’opera, fino a ieri esorcizzato dalla rappresentazione del movimento No Tav, complice la Procura della Repubblica di Torino, come un insieme di trogloditi e di terroristi. Dall’altro ha mandato in fibrillazione i promotori (pubblici e privati) dell’opera, l’establishment affaristico, finanziario e politico che la sostiene e i grandi media che ne sono espressione (Stampa e Repubblica in testa) che, non paghi di ripetere luoghi comuni ultraventennali sulla necessità dell’opera per evitare l’isolamento del Piemonte dall’Europa (sic!), hanno cominciato ad evocare fantasiose penali in caso di recesso dell’Italia.

di Paolo Mattone, Livio Pepino e Angelo Tartaglia

In questo contesto e per consentire un confronto razionale, in attesa delle indicazioni della commissione preposta all’analisi costi benefici e delle conseguenti decisioni politiche, è, dunque, utile fare il punto sulla situazione, partendo dall’esame delle affermazioni più diffuse circa l’utilità dell’opera. 

Primo. «La nuova linea ha una valenza strategica e unirà l’Europa da est a ovest».
Prospettiva da statisti, che il governatore del Piemonte, Chiamparino sottolinea, con slancio futurista, evocando un collegamento tra l’Atlantico e il Pacifico (senza considerare che la stazione atlantica è scomparsa nel 2012, con la rinuncia del Portogallo, e che dalla prevista stazione finale di Kiev mancano, per arrivare a Vladivostok e al Pacifico, oltre 7.000 km…). Prospettiva, comunque, priva di ogni riscontro reale, posto che una linea ferroviaria ad alta capacità/velocità non è prevista in modo compiuto neppure in Lombardia e Veneto, che il tratto sloveno non esiste nemmeno sulla carta, che in Ungheria e Ucraina nessuno sa che cosa sia il Corridoio 5, come inizialmente si chiamava la linea (cose tutte documentate, con una accurata indagine in loco, in un servizio giornalistico di Andrea De Benedetti e Luca Rastello pubblicato su Repubblica e diventato poi un libro edito da Chiare Lettere con il titolo Binario morto). La realtà dunque, al netto di bufale interessate e di anacronistici sogni di grandeur, non è quella di una nuova “via della seta” ma, assai più prosaicamente, del solo collegamento ferroviario tra Torino e Lione (235 chilometri, comprensivi di un tunnel di 57 chilometri), già coperto da una linea ripetutamente ammodernata e utilizzata per un sesto delle sue potenzialità. Di ciò, non di altro, si deve, dunque, discutere valutandone costi e benefici. Il resto è fuffa, chiacchiera senza fondamento o, peggio, specchietto per allodole.

Secondo. «La nuova linea creerà nuovi orizzonti di traffico».
Non è così. I traffici merci su rotaia attraverso il Frejus (ché di persone non si parla più da vent’anni) sono in caduta libera dal 1997. Da allora si sono ridotti del 71 per cento. Lo ammette persino l’Osservatorio istituito presso la Presidenza del Consiglio riconoscendo che «molte previsioni fatte 10 anni fa, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, sono state smentite dai fatti». Nello stesso periodo i traffici nella direzione Italia-Svizzera hanno continuato a crescere: del 43 per cento nel periodo 1997-2007, quando pure le linee ferroviarie italo svizzere passavano attraverso tunnel ad altitudine e con pendenze analoghi a quelli del Frejus (il tunnel del Lötschberg, lungo 14,6 km ad una altitudine di 1400 metri, e quello storico del S. Gottardo, lungo 15 km ad una altitudine di 1151 metri, in uso fino al 2016). Parallelamente il volume del traffico complessivo (compreso quello su strada) attraverso la frontiera italo-francese è diminuito del 17,7 per cento. Ciò dimostra che le ragioni della caduta di traffico sono strutturali e non hanno nulla a che vedere con le caratteristiche tecniche della linea ferroviaria, il cui ammodernamento non attira di per sé solo nuovo traffico (come l’ampliamento del letto di un fiume non produce magicamente l’aumento del flusso dell’acqua). Più specificamente il quadro d’insieme dice che lungo la direttrice transalpina est-ovest è in atto da tempo una tendenza al calo del flusso di merci o quanto meno a una sua stagnazione, laddove lungo le direttrici nord-sud (frontiere italo-svizzera e italo-austriaca) il traffico ha continuato a crescere, anche se, dopo il 2010, la crescita risulta meno vivace che prima della crisi finanziaria del 2008. Una interpretazione ragionevole di questa differenza è che le direttrici nord-sud collegano il cuore dell’Europa con i porti della sponda nord del Mediterraneo e da lì con l’estremo oriente. I mercati della Cina e del sudest asiatico sono lontani dalla saturazione e per di più quel sistema produttivo è in grado di fornire merci di rimpiazzo delle nostre a prezzi nettamente più bassi. Viceversa l’asse est-ovest collega mercati intereuropei fra loro simili e in condizioni di saturazione materiale: guardando a ciò che si trova in una tipica casa italiana (o francese o britannica o spagnola) è difficile pensare di poter aggiungere molte cose; al più si può pensare di rimpiazzare le dotazioni con manufatti più moderni o di migliore qualità. Tutto questo si traduce in una stabilizzazione dei flussi materiali che si mantengono a un livello elevato, ma senza particolari prospettive di crescita.

Terzo. «Il collegamento ferroviario Italia-Francia deve essere ammodernato perché obsoleto e fuori mercato a causa di limiti strutturali inemendabili».
Dopo la favola dell’imminente saturazione della linea storica, sostenuta contro ogni evidenza per vent’anni, i proponenti dell’opera e i loro sponsor politici si attestano ora su presunte esigenze dettate dalla modernità, che imporrebbe di «trasformare – con il tunnel transfrontaliero di 57 chilometri – l’attuale tratta di valico in una linea di pianura, così permettendo l’attraversamento di treni merci aventi masse di carico pari a quasi il triplo di quelle consentite dal Frejus» (così la relazione scritta al disegno di legge di ratifica degli accordi intergovernativi tra Italia e Francia del 2015-16, depositata alla Camera dal relatore di maggioranza, on. Marco Causi, il 19 dicembre 2016). La debolezza della tesi è di tutta evidenza, anche a prescindere dalla determinazione fantasiosa dei carichi destinati a transitare nel nuovo tunnel. Se, infatti, il traffico è in costante diminuzione e agevolmente assorbito dalla linea storica con le pendenze che la caratterizzano (e che per di più – come si è visto – non sono state di ostacolo all’aumento del traffico ferroviario tra Italia e Svizzera) a che serve un intervento modificativo che comporta rischi ambientali enormi e una spesa di miliardi? A giustificarlo c’è soltanto una cultura sviluppista senza limiti, sempre più anacronistica ma non intaccata, agli occhi dei suoi epigoni, neppure da una tragedia come quella del ponte Morandi di Genova, decantato per decenni come simbolo della capacità della tecnica di superare città e montagne. Non sussistono infatti, a sostegno dell’opera, nemmeno ragioni legate a una non meglio precisata normativa, ogni tanto evocata ma sempre senza riferimenti specifici, in forza della quale il tunnel storico sarebbe presto “fuori norma” (come, se così fosse, tutte le gallerie ferroviarie e buona parte di quelle autostradali del Paese…).

Quarto. «I costi dell’opera sono assai più ridotti di quanto si dica, ammontando, per l’Italia, a soli 2, massimo 3 miliardi di euro».
Siamo di fronte a una sorta di “gioco delle tre carte”, assai poco rispettoso della verità e dell’intelligenza degli italiani (e dei francesi). Il costo dell’intera opera, infatti, è stato determinato dalla Corte dei conti francese nel 2012 – senza successivi aggiornamenti o rettifiche – in 26 miliardi di euro, di cui 8,6 miliardi destinati alla tratta transnazionale (per la quale è previsto un finanziamento europeo pari, nella ipotesi più favorevole, al 40 per cento del valore e cioè a 3,32 miliardi di euro). I dati diffusi dai fautori dell’opera, invece, riguardano la sola tratta internazionale, che, data la scelta del Governo italiano di proceder per fasi (cd. progetto low cost), dovrebbe essere costruita per prima. Ma ciò, anche a prescindere dalla prevedibile dilatazione dei costi rispetto a quelli preventivati (basti pensare che il 28 febbraio 2018 Cipe ha portato a 6,3 miliardi di euro il «costo complessivo di competenza italiana per la sezione transfrontaliera», indicato poco più di due anni prima in 2,56 miliardi…), realizza un puro artificio contabile ché l’ulteriore spesa (salva l’ipotesi, del tutto fuori dalla realtà, di realizzare un tunnel senza le necessarie adduzioni) non viene affatto annullata ma semplicemente differita.

Quinto. «Il potenziamento del trasporto su rotaia è, finalmente, una scelta di tutela dell’ambiente».
Siamo alla variante ecologista, tanto suggestiva quanto infondata. Essa, infatti, muove dal rilievo, in linea di principio esatto, che il trasporto su rotaia è meno inquinante di quello su strada. Ma non tiene conto del fatto che ciò vale solo in una situazione data, cioè con riferimento alle ferrovie e alle autostrade esistenti, mentre del tutto diverso è il caso specifico, in cui si prevede la costruzione ex novo di un’opera ciclopica. Con alcuni dati che modificano totalmente lo scenario: gli effetti dello scavo di un tunnel di 57 chilometri in una montagna a forte presenza di amianto e uranio con un cantiere ventennale che produrrà un inquinamento certo, a fronte di un recupero successivo del tutto incerto; gli ingenti consumi energetici per il sistema di raffreddamento del tunnel la cui temperatura interna sarà superiore a 50 gradi, e via elencando. Si noti che le emissioni in atmosfera nella fase di realizzazione (e quindi in tempi vicini) dovrebbero essere compensate dalle minori emissioni del trasporto ferroviario in un arco di decenni, mentre gli obiettivi internazionali per contenere il mutamento climatico globale richiedono una drastica riduzione delle emissioni nell’immediato: non per caso ma perché l’atmosfera ha un comportamento tutt’altro che lineare. In altre parole ciò che si immette nell’atmosfera sarà riassorbito in tempi estremamente lunghi e gli impatti perdureranno anche in assenza di nuove immissioni.

Sesto. «Con il Tav diminuiranno, comunque, i Tir sull’autostrada e il connesso inquinamento».
Anche questa è una pura petizione di principio con la quale si dà per certo un fatto (lo spontaneo abbandono dell’autostrada da parte dei Tir e il loro passaggio alla ferrovia) tutto da dimostrare e legato a variabili future e incerte in punto costi (e non solo). Ma c’è di più. Se davvero si volesse realizzare uno spostamento consistente del traffico dalla gomma alla rotaia la strada maestra sarebbe quella (sperimentata con successo e a costo pubblico zero in Svizzera) di imporre pedaggi significativi per il traffico stradale (proporzionati al tipo di veicolo, al carico e alla distanza) e di prevedere tariffe agevolate per quello ferroviario. La soluzione è semplice e poco costosa, ma va in direzione opposta alle politiche adottate, nel nostro Paese, da tutti i Governi (di ogni colore) succedutisi negli ultimi decenni, che prevedono incentivi per il carburante e i pedaggi autostradali in favore dei camionisti… Passare dagli incentivi alle penalizzazioni sarebbe certo una sfida complessa, foriera di aspri conflitti e con rischi di blocchi delle forniture di cilena memoria. Ma millantare aspirazioni ecologiste mentre si praticano politiche contrarie non è operazione spendibile!

Settimo. «La realizzazione della Torino-Lione è una straordinaria occasione di crescita occupazionale che sarebbe assurdo accantonare, soprattutto in epoca di crisi economica».
L’affermazione è un caso scolastico di mezza verità trasformata in colossale inganno. Che la costruzione di un’opera – grande o piccola, utile o dannosa – produca posti di lavoro è incontestabile (accade anche se si scavano buche al solo scopo di provvedere poi a riempirle…). Il punto dirimente non è, dunque, questo, ma l’utilità sociale dell’opera e la quantità e qualità dei posti di lavoro da essa generati comparativamente con altri possibili investimenti. Soprattutto in una situazione di difficoltà economica, come quella attuale, in cui non ci sono risorse per tutto e un investimento ne esclude altri. Orbene, l’esperienza dimostra in modo inoppugnabile che un piano di messa in sicurezza del territorio è molto più utile (superfluo ricordarlo nell’Italia dei crolli, delle frane e delle esondazioni) e assai più efficace in termini di creazione di posti di lavoro di qualunque infrastruttura ciclopica. Le grandi opere sono, infatti, investimenti ad alta intensità di capitale e a bassa intensità di mano d’opera (con pochi posti di lavoro per miliardo investito e per un tempo limitato) mentre gli interventi diffusi di riqualificazione del territorio e di aumento dell’efficienza energetica producono un’alta intensità di manodopera a fronte di una relativamente bassa intensità di capitale (con creazione di più posti di lavoro per miliardo investito e per durata indeterminata). Sia sul versante dell’utilità sociale che su quello della crescita occupazionale, dunque, la nuova linea ferroviaria Torino-Lione è tutt’altro che l’affare evocato dai proponenti e dai loro sponsor politici.

Ottavo. «Trent’anni fa si sarebbe potuto discutere ma oggi i lavori sono ormai in uno stato di avanzata realizzazione e non si può tornare indietro».
Con questa considerazione, ripetuta nei varî salotti televisivi, provano a salvare la propria immagine anche molti sedicenti ambientalisti. Invano, ché l’affermazione è priva di ogni consistenza. Del tunnel transfrontaliero, infatti, non è stato a tutt’oggi scavato neppure un centimetro. Certo sono state realizzate delle opere preparatorie, tra cui lo scavo, in territorio francese, di cinque chilometri di tunnel geognostico impropriamente spacciato, in decine di filmati e interviste a tecnici e politici, per l’inizio del traforo ferroviario. E sono state spese, per esse, ingenti risorse (circa un miliardo e 500 milioni di euro). Ma ciò rende solo più urgente una decisione, che deve intervenire prima dell’inizio dei lavori per la realizzazione del tunnel di base e i cui termini sono drammaticamente semplici: a fronte di un’opera dannosa per gli equilibri ambientali e per le finanze pubbliche (come dimostrato dalle analisi di costi e benefici effettuate da studiosi accreditati come il francese Prud’Homme e gli italiani Debernardi e Ponti), conviene di più contenere i danni (mettendo una croce sul miliardo e mezzo colpevolmente speso sino ad oggi) o continuare in uno spreco di miliardi?

Nono. «L’uscita dal progetto comporterebbe per l’Italia il pagamento di penali (o un dovere di restituzioni) elevatissime, fino a un ammontare di due miliardi e 500 milioni».
Qui siamo di fronte a una bufala allo stato puro. Non esiste, infatti, alcun documento europeo sottoscritto dall’Italia che preveda penali o risarcimenti di qualsivoglia tipo in caso di ritiro dal progetto; gli accordi bilaterali tra Francia e Italia non prevedono alcuna clausola che accolli a una delle parti, in caso di recesso, compensazioni per lavori fatti dall’altra parte sul proprio territorio; il nostro codice civile prevede, in caso di appalti aggiudicati che, ove il soggetto appaltante decida di annullarli, le imprese danneggiate hanno diritto a un risarcimento comprensivo della perdita subita e del mancato guadagno che ne sia conseguenza immediata (per un ammontare che, di regola, non supera il 10 per cento del valore dell’appalto), ma, ad oggi, non sono stati banditi né, tanto meno, aggiudicati appalti per opere relative alla costruzione del tunnel di base; il Grant Agreement del 25 novembre 2015, sottoscritto da Italia, Francia e Unione europea, dispone, nell’allegato II, articoli 16 e 17, che «nessuna delle parti ha diritto di chiedere un risarcimento in seguito alla risoluzione ad opera di un’altra parte», prevedendo sanzioni amministrative e pecuniarie nel solo caso in cui il beneficiario di un contributo abbia commesso irregolarità o frodi (o altre analoghe scorrettezze); i finanziamenti europei sono erogati solo in base all’avanzamento dei lavori (e vengono persi in caso di mancato completamento nei termini prefissati), sì che la rinuncia di una delle parti non comporta alcun dovere di restituzione di contributi ‒ mai ricevuti ‒ bensì, semplicemente, il mancato versamento da parte dell’Europa dei contributi previsti (e ciò anche a prescindere dal fatto che ad oggi i finanziamenti europei ipotizzati sono una minima parte del 40 per cento del valore del tunnel di base e che ulteriori eventuali stanziamenti dovranno essere decisi solo dopo la conclusione del settennato di programmazione in corso, cioè dopo il 2021).

Decimo. «Per mettere in sicurezza il tunnel storico del Fréjus serviranno a breve da 1,4 a 1,7 miliardi di euro: meglio, anche sul piano economico, costruirne uno nuovo».
L’ultimo nato delle motivazioni pro Tav è la sicurezza: «il tunnel esistente dovrebbe essere adeguato a caro prezzo in quanto a canna singola e doppio binario e senza vie di fuga intermedie; non ne vale la pena e tanto vale abbandonarlo per sostituirlo con il nuovo super tunnel di base». Il tema della sicurezza è certamente un argomento sensibile in particolare dopo qualche disastro. Ma quello che non viene considerato è che se le motivazioni fossero quelle addotte, un intervento ben più urgente ‒ a cui destinare le scarse risorse disponibili e del quale, curiosamente, nessuno parla – dovrebbe essere effettuato sulla linea ad alta velocità Bologna-Firenze che comprende quasi 74 chilometri di gallerie (la più lunga, quella di Vaglia, di 18,713 chilometri, cinque in più del Fréjus) tutte a canna singola e doppio binario, senza tunnel di soccorso, con un traffico molto più intenso che al Fréjus e in buona parte ad alta velocità. Né va dimenticato che nella galleria del Fréjus sono stati effettuati lavori di adeguamento tra il 2003 e il 2011 spendendo qualche centinaio di milioni di euro e si può evidenziare come, per la parte francese, l’intervento è stato effettuato al risparmio e in difformità da quanto correttamente (una volta tanto) fatto nella parte italiana. Ai francesi, che già hanno provveduto ad addossare all’Italia (col consenso di un nostro distratto Parlamento) una parte dell’eventuale costo del nuovo tunnel di base decisamente sbilanciata a loro favore, occorrerebbe chieder conto delle carenze del tunnel “storico” dovute al loro modo di lavorare.

La conclusione è evidente.

La prosecuzione del progetto non ha alcuna utilità economica o necessità giuridica e si spiega solo con gli interessi di gruppi finanziari privati e con le esigenze di immagine di un ceto politico che sarebbe definitivamente travolto dal suo abbandono. Perché, dunque, continuare?

Fonte: http://www.notav.info/post/verita-e-bufale-sul-tav-torino-lione/?fbclid=IwAR025cO1KYd8kB-9XQsxNItSrGE6tzweADpErtj4e-uqRML4cYnHTlUtsPc

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 13 Nov 2018 11:13:51 +0000