Politica http://www.coscienzeinrete.net Sat, 27 May 2017 13:30:02 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Mentre ci sbraniamo per i vaccini, Gentiloni approva il CETA in silenzio stampa... http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2974-mentre-ci-sbraniamo-per-i-vaccini-gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2974-mentre-ci-sbraniamo-per-i-vaccini-gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa

paolo gentiloni 01L'ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.

E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo.Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per arrivare al parlamento italiano. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.

di Guido Rossi

Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.

Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.

Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. DemocraticamenteE quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.

Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.

Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/economia/gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Sat, 27 May 2017 08:04:21 +0000
Cosa c’è dietro il disastro dell’antiterrorismo a Manchester http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2972-cosa-c-e-dietro-il-disastro-dell-antiterrorismo-a-manchester http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2972-cosa-c-e-dietro-il-disastro-dell-antiterrorismo-a-manchester

Attentatore ManchesterUn articolo interessante sulle connessioni dell'attentatore di Manchester con i servizi inglesi. Noi di CIR non siamo d'accordo caulle conclusioni, ovvero che il risultato di questi attentati dei Takfir sia una conseguenza imprevista. Come diciamo da tempo il terrorismo, in ultima analisi, non è diretto dal medio oriente, ma dall'occidente. Di fatto non beneficia la causa del sedicente stato islamico, nato, cresciuto e mantenuto dall'occidente con i soldi arabi, ma coloro che hanno interesse a mantenere i grandi apparati militari e di controllo, ovvero quelli che possiedono già questi apparati.  Serve solo a tenere alto il livello di paura nelle popolazioni, così che si possano giustificare misure di controllo sempre più restrittive e spese militari sempre più grandi. E poi si sa: la paura offusca la coscienza, e per alcuni tutto è preferibile al risveglio di grandi masse negli stati dell'occidente.

In quest'ottica è interessante vedere come guarda caso, gira gira, si finisce sempre per trovare che questi attentatori sono stati, per così dire, "cresciuti in casa". (E.C.)

Emergono dettagli sull’attacco di Manchester. Esso si collega al sostegno che il governo britannico dà ai takfir nelle proprie guerre ai paesi laici del Medio Oriente. Il quadro non è cambiato da quello che abbiamo dipinto in passato. L’uso britannico di Takfir per abbattere governi sgraditi le si è ritorto contro.

Nel 2011, quando inglesi, francesi ed americani dichiararono guerra alla Libia, Londra inviò Tafkir britannico-libici per combattere contro le forze di Gheddafi.

Belal Younis, un cittadino britannico che andò in Libia, ha descritto come venne fermato dalle forze anti-terrorismo “Schedule 7” al suo ritorno nel Regno Unito dopo esser stato nel paese africano ad inizio 2011.

Un agente del MI5 gli ha chiesto: “Sei disposto ad entrare in battaglia?”

“Mentre prendevo tempo per rispondere, mi disse che il governo britannico non aveva alcun problema con chi combatteva contro Gheddafi”, ha detto a MEE.

Noti estremisti libici vennero rilasciati, vennero dati loro passaporti e furono portati in Libia. Forze speciali ed aerei da combattimento britannici erano già là a combattere il legittimo governo libico. L’MI5 “selezionò” i combattenti inviati dal Regno Unito. Il Segretario di Stato per gli Affari Interni in quel momento? Una certa Theresa May.

Il padre dell’assassinio di Manchester combattè in Libia in una banda legata al Gruppo dei combattenti islamici libici, una nota cellula di al-Qaeda. Suo figlio, allora sedicenne gli si unì:

Nel 2011, Abedi, ancora un adolescente, andò in Libia e lottò al fianco di suo padre in una milizia conosciuta come la Brigata di Tripoli per cacciare Gheddafi, nel contesto delle primavere arabe.

Il ragazzo tornò a Manchester, ma era ormai diventato un pericolo per la società. I membri delle comunità libiche di Manchester lo riportarono alle autorità locali almeno cinque volte, definendolo un pericoloso jihadista. Non ci furono però reazioni. Inoltre:

Il background della famiglia di Abedi doveva costituire un campanello d’allarme per le autorità. Suo padre era membro del Gruppo dei combattenti islamici libici.

Il ministro degli interni francese ha dichiarato che il 22enne aveva “mostrato” legami con lo Stato islamico e che i servizi di intelligence britannici e francesi sapevano che era stato in Siria.

Secondo il Financial Times, Salman Abedi era tornato in Gran Bretagna pochi giorni prima dell’attacco, tramite Turchia e Germania. Era giunto in Turchia dalla Libia, ma probabilmente era rimasto alcuni giorni in Siria per ricevere gli ultimi ordini.

Tutti questi attacchi di Takfir, a Parigi, Bruxelles, Berlino e Manchester, nonché in Libia, Siria ed Iraq, hanno le loro radici ideologiche nel Wahhabismo, la versione estremista dell’Islam Salafista, promossa in Arabia Saudita e Qatar. Le radici di tale terrorismo sono a Riyad e Doha e dovrebbero essere combattute lì.

Ma i governanti sauditi e qatarioti elargiscono comprano a peso d’oro armi britanniche e statunitensi. Fino a che continueranno a farlo, rimarranno utili pedine nella scacchiera.

Per i governi britannici ed occidentali le vittime di Manchester sono solo un danno collaterale nella loro ricerca di governare il mondo con l’aiuto delle truppe wahhabite.

Nel frattempo, media ed agenzie di stampa “occidentali” continuano a promuovere al-Qaeda, incoraggiando ancor più giovani ad aderire al suo culto mortale.

Fonte: www.moonofalabama.org

Via: https://comedonchisciotte.org/cosa-ce-dietro-il-disastro-dellantiterrorismo-a-manchester/

Link: http://www.moonofalabama.org/2017/05/detail-emerge-on-the-manchester-blowback-from-britains-terror-support-.html

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Fri, 26 May 2017 15:05:46 +0000
‘FalconeeBorsellino’, in Rai nessun cenno alla verità occultata e depistata http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2970-falconeeborsellino-in-rai-nessun-cenno-alla-verita-occultata-e-depistata http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2970-falconeeborsellino-in-rai-nessun-cenno-alla-verita-occultata-e-depistata

falcone borsellino clarus“La legalità è servizio pubblico: maratona Rai con Fazio, Pif e Saviano” titola oggi il Messaggero. Una maratona sì, ma di fatti raccontati mille volte in questi 25 anni, fatti che sappiamo a memoria. Alcuni addirittura patetici come l’intervista di Pif al barbiere di Paolo Borsellino, con in primo piano la poltrona dove era seduto quando apprese della strage di Capaci. Fatti, accuratamente montati come in una fiction interpretata da attori come Montalbano, alias Luca Zingaretti, che seduto alla scrivania (originale, ci spiega Fabio Fazio) recita le profetiche e accorate parole pronunciate da Borsellino la sera del 25 giugno ’92 durante il dibattito organizzato da Micromega nel cortile di Casa Professa, dentro la Biblioteca comunale di Palermo.

di Sandra Amurri

Sulla verità mancata, depistata, occultata: silenzio. Altri fatti sono trasformati in monologo da Roberto Saviano che, pro domo sua, non sfiora mai uno degli interrogativi che gridano vendetta e si guarda bene dal dedicare un pensiero a chi, come il dottor Nino Di Matteo, oggi, per lo stesso “spirito di servizio” che animò Falcone e Borsellino, è costretto, come lo erano loro, a vivere blindato, ad essere isolato dalle istituzioni. Per non infastidire i “manovratori”, si è preferito ripercorrere le privazioni della libertà personale, l’isolamento, la delegittimazione, gli ostacoli imposti dal Csm subiti dai giudici uccisi evitando di raccontare quelli di chi li subisce oggi, ed è vivo. A Saviano che su Twitter ha tenuto a precisare “Parteciperò gratuitamente”, ci sarebbe da chiedere: “Quindi, come alibi non avevi neppure il ricatto del compenso”.

Abbiamo dovuto attendere Fiammetta, la figlia del giudice, e Rita Borsellino, la sorella, per ascoltare quello che tutti pretendiamo: verità, tutta la verità. E ci sono volute le parole esplosive del Presidente del Senato, Piero Grasso, per vedere l’imbarazzo stampato sul viso di Fabio Fazio che lo ha interrotto con il rituale del “grazie, grazie a tutti voi, Capaci ci aspetta”. “Ho avuto il privilegio di sentire un collaboratore che ha messo in discussione sentenze definitive, oggi ci vorrebbe qualche altro collaboratore che sia interno alla mafia o di Stato” ha detto Piero Grasso ripetendo: “Interno alla mafia o esterno alla mafia, questo perché sappiamo dalle indagini, da quello che abbiamo accertato, che ci sono state presenze esterne. Chi c’era e perché c’era? Qualcuno sa e cercheremo di scoprirlo”. Dalla bocca del conduttore non è uscita la domanda obbligata: “Presidente, cosa vuol dire, a cosa a chi sta pensando? Ci spieghi”. Eppure a dire che la svolta sarebbe la collaborazione di uno o più uomini dello Stato non era stato un passante ma la seconda carica dello Stato, appunto. Ex giudice a latere del maxiprocesso, ex procuratore capo di Palermo, ed ex Procuratore nazionale antimafia. Ma la “maratona Rai della legalità” non lo prevedeva con buona pace del servizio pubblico.

Un’altra occasione mancata per il raggiungimento di quella pace che, come spiegava Agnese Borsellino al Fatto Quotidiano nell’intervista del 2009, “non può esserci in un Paese popolato ancora da ricattatori e ricattati”.

Ps. Mentre sto scrivendo, apprendo che la Digos di Palermo nel pomeriggio aveva censurato lo striscione degli studenti del liceo classico Garibaldi perché “offensivo”. C’era scritto: “Non siete Stato voi perché siete stati voi”. Aspettarsi che Fazio, Saviano o Pif ci informassero di questa scandalosa notizia sarebbe stato davvero troppo.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/24/falconeeborsellino-in-rai-nessun-cenno-alla-verita-occultata-e-depistata/3612177/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 25 May 2017 12:23:16 +0000
Degrado e servizio civile http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2965-degrado-e-servizio-civile http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2965-degrado-e-servizio-civile

degradoDomenica scorsa sono andato a visitare la Domus Aurea, che non avevo più visto dopo il crollo del 2010.

di Piero Cammerinesi

Prima di accedere alla parte interrata l'ottima guida - una studiosa di storia dell'arte e di archeologia - ci ha introdotto alla straordinaria storia di questa residenza imperiale che si estendeva su una superficie di 30.000 metri quadrati circa.

Le scintillanti immagini evocate dalla nostra guida facevano tuttavia fatica a mantenersi vive nella mia mente, continuamente sollecitata dalla percezione di quanto trasmessomi dai sensi.

Vale a dire una visione pietosa e miserevole delle condizioni in cui versa tutta l'area di Colle Oppio.

 

degrado1Erba altissima e ormai in parte secca, infestanti che crescono sui ruderi esterni, reti divelte da cui entrano nottetempo persone che vi pernottano - c'era addirittura una tenda montata - capannelli di extracomunitari che vi bivaccano, detriti, cartacce, bottiglie di birra infrante, buste di plastica dovunque.

Il tutto sotto lo sguardo attonito di migliaia di turisti che cercano faticosamente - come me - di immaginare lo splendore della Roma imperiale di fronte al degrado della Roma attuale. È vero, come spesso usiamo rispondere a chi rimane esterrefatto dall'incuria con cui trattiamo il nostro passato a fronte di come vengono curate le antichità in altri Paesi: "ma noi abbiamo troppo, troppi monumenti, troppe opere d'arte".

Vero, abbiamo troppo e non siamo in grado di curarlo né di rispettare le nostre radici, la nostra storia.

Questione di fondi?

In parte si, ma non solo.

degrado2Io credo che le cause siano più profonde e rimandino ad una forma mentis ormai acquisita dai nostri concittadini e sopratutto dalla pessima classe dirigente di questo Paese; vale a dire che vale la pena di investire solo su quello che può produrre danaro - da sifonare allegramente da parte dei governanti e degli amici degli amici - tralasciando ambiti che richiederebbero grandi investimenti senza assicurare adeguata redditività.

L'utile ha sostituito il bello, l'avidità il rispetto, l'attualità la storia.

Non so quanto i romani si accorgano di questo degrado; forse se non avessi vissuto all'estero per tanti anni neppure io sentirei montare questa indignazione che mi rende sempre più disagevole vivere in questo Paese.

Perché le soluzioni ci sarebbero, basterebbe volerle trovare, magari andando a vedere cosa fanno in altri Paesi per mantenere il proprio patrimonio artistico e paesaggistico.

Facciamo un esempio dove l'associare due problemi potrebbe risolverli entrambi.

Un po' il "kill two birds with one stone" vale a dire il classico "due piccioni con una fava".

Del problema del degrado abbiamo detto.

L'altro problema che assocerei al primo è la microcriminalità, quella per cui non si va più dietro le sbarre in questo fantastico Paese di Bengodi.

Piccoli furti, oltraggio a pubblico ufficiale, guida senza patente, atti osceni, danneggiamenti, contrabbando etc. etc. - sono ben 41 i reati depenalizzati, evviva! - come sapete, non vengono sanzionati con il carcere ma al massimo con ammende pecuniarie.

Va bene, direte voi, ma come associare questi due problemi?

degrado3Un modo ci sarebbe.

Ricordate la vicenda di Naomi Campbell che, nel 2007, era stata condannata a 200 ore di Community Service - il nostro Servizio Civile - dopo essere stata arrestata per aver preso a calci e a sputi due poliziotti all'aeroporto di Londra?

E la bella Naomi non è stata certamente l'unica celebrity a dover dar di ramazza per strada dopo le sue intemperanze; ci sono anche i casi di Caroline Giuliani, la figlia dell'ex-sindaco di New York, beccata a rubare in un negozio e quello di Boy George, pizzicato con la cocaina nel suo appartamento di Manhattan.

E pensare che il cantante aveva proposto in cambio di tenere un concerto donando il ricavato alla città di New York...niente da fare, prendi ramazza e mascherina e dacci sotto.

Avete capito ora cosa ho in mente?

degrado4Pensate a quanti furfantelli - italiani e stranieri, regolari e irregolari - entrano ed escono dai nostri commissariati praticamente impuniti, senza rendere alla società neppure l'1% di quanto hanno sottratto.

Ora immaginateli con ramazze e tosaerba, con contenitori per raccogliere la soverchiante monnezza di Roma - altro che pagliacciate delle magliette gialle - cazzuola e cemento per riparare i dissestati marciapiedi di Roma Capitale...

Cosa ci vorrebbe per mettere in atto un piano del genere?

Si vabbè, direte voi, ma dove sono i soldi per pagare chi controlla?

No, basterebbe un solo incaricato a seguire il lavoro di una squadra di lestofanti assortiti. Fai le tue ore e poi sei libero. Se fai il furbo le ore raddoppiano, se lo fai ancora vai in prigione senza passare per il via.

Vi immaginate come diventerebbe Roma in pochi mesi?

degrado5Il tutto senza toccare le casse del Comune, anzi, risparmiando i danari per tutti quegli interventi di manutenzione che dovrebbero essere messi in atto e che per magia non vengono mai attuati.

Il risultato sarebbe che i furfantelli in futuro farebbero probabilmente più attenzione a delinquere - lavorare stanca - il Comune risparmierebbe una montagna di quattrini e Roma potrebbe diventare una città dignitosa.

Fantascienza? Ditemi, è così difficile mettere in atto una soluzione di questo genere?

Possibile che tra i tanti incapaci, delinquenti ed inetti seduti in Parlamento non ve ne sia almeno uno che la può proporre?

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pierocammerinesi@hotmail.com (Piero Cammerinesi) Politica Wed, 17 May 2017 10:47:45 +0000
Pieve Torina: ristorante che sfamava soccorritori terremoto rischia chiusura. Lo Stato non paga… http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2953-pieve-torina-ristorante-che-sfamava-soccorritori-terremoto-rischia-chiusura-lo-stato-non-paga http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2953-pieve-torina-ristorante-che-sfamava-soccorritori-terremoto-rischia-chiusura-lo-stato-non-paga

pieve torina ristoranteMACERATA – Il ristorante di Pieve Torina è sopravvissuto al terremoto del 26 ottobre scorso e da allora ha continuato a sfamare i soccorritori. Per mesi il locale nella provincia di Macerata colpita dal sisma ha preparato pasti per coloro che hanno scavato in mezzo alle rovine, ma ora rischia di chiudere. La famiglia che gestisce il locale ha crediti per circa 150mila euro in sei mesi con lo Stato, che però non paga e senza soldi il ristorante Il Vecchio Mulino è destinato ad andare in fallimento.

Flavia Amabile su La Stampa scrive che dopo i crolli del 30 ottobre il paese si è svuotato, ma il ristorante è rimasto aperto per la convenzione con il Centro Operativo Avanzato di Macerata, da cui dipendono i funzionari e gli operatori addetti al soccorso. Il locale ha servito 200 pasti al giorno e non è mai venuto meno all’impegno, racconta la titolare Silvia Fronzi, ma lo Stato da dicembre non paga:

"Sono gli assegni a venir meno all'improvviso. «Da dicembre non riceviamo nulla. Siamo arrivati a circa 150 mila euro di credito con lo Stato. Abbiamo retto finora grazie ai un mutuo che devo restituire alla banca e alla buona volontà dei fornitori ma tra qualche giorno inizieranno a non portarmi più la merce, dovrò chiudere». Silvia sottolinea che il problema non sono i vigili del fuoco o gli altri operatori che mangiano nel suo ristorante ma «lo Stato, che considera normale non pagare e mettere in difficoltà chi lavora con onestà malgrado le condizioni proibitive»".

pieve torina ristorante1

La vicenda è finita così al centro di polemiche e sono state presentate interrogazioni parlamentari per chiedere spiegazioni da Beatrice Brignone (Possibile) e Donatella Agostinelli (M5s):

«Riteniamo sconcertante che ogni volta che si verificano catastrofi come quella delle Marche, la macchina della burocrazia sia tanto lenta e farraginosa e che sia indegno che le spese, anche nel caso di specie, siano state sostenute solo grazie alle donazioni ricevute», scrive la deputata Donatella Agostinelli che chiede « al Governo una risposta pronta per evitare che persista questa situazione».

Anche la deputata Beatrice Brignone si è rivolta al premier per chiedere «quante sono a oggi le attività con sede nelle zone colpite dal terremoto cui deve ancora erogare i rimborsi per le spese da esse sostenute nell'ambito delle Convenzione pasti tra Stato e Vigili del Fuoco. Il caso di Pieve Torina non è isolato purtroppo e molte persone non hanno nemmeno più la forza di reclamare un proprio diritto. Il Governo deve dare concretezza agli impegni presi con le popolazioni terremotate, tanto più che con l'avvicinarsi della stagione estiva, molti sfollati sono stati mandati via dalle strutture alberghiere che li avevano ospitati in inverno».

Dopo le interrogazioni la polemica è salita di tono. A Silvia sono arrivate molte critiche e anche qualche telefonata: «Ma certo che lo Stato pagherà, di che ti lamenti?».

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/pieve-torina-ristorante-che-sfamava-soccorritori-terremoto-rischia-chiusura-lo-stato-non-paga-2685078/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Mon, 08 May 2017 13:38:54 +0000
Elezioni francesi: Macron non cambia nulla. Proprio come la Le Pen. http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2952-elezioni-francesi-macron-non-cambia-nulla-proprio-come-la-le-pen http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2952-elezioni-francesi-macron-non-cambia-nulla-proprio-come-la-le-pen

CIR Estiqaatsi1Finalmente è finita anche questa farsa che ha tenuto in ansia i media ed i social. Ha vinto Macron. Ha perso la Le Pen.

E chi se ne frega.

E' un mese che non si parla d'altro, come se importasse qualcosa, come se cambiasse qualcosa, oltre alle apparenze. Ancora troppo pochi si rendono conto del discorso più profondo: tutta questa bagarre, in realtà, è perchè i popoli diano il loro gioioso assenso alla piramide di fantocci che si occuperà esclusivamente di fare quello che gli viene detto di fare da livelli superiori. In barba a desideri e speranze del popolo. Quello che cambia, come diciamo da sempre, è solo il tipo di sentimenti che vengono cavalcati: da una parte gli egoismi, dall'altra le speranze. Questa la differenza tra Trump e Obama, Le Pen e Macron, Berlusconi e Prodi, Renzi e Salvini, ecc. Che in fondo rispecchia semplicemente la differenza tra Ratzinger e Bergoglio, o meglio, tra Gesuiti ed Opus Dei. Da una parte lo sfruttamento degli egoismi, dall'altra la manipolazione dei buoni sentimenti. Questa la sola vera differenza tra le due principali piramidi di potere del mondo.

 

Ad esempio: cosa cambia ad un bimbo mediorientale, se la bomba che gli cade in testa arriva dal'affabile Obama o dall'impresentabile Trump? Niente. Zero. Zilch. Nada. Nella questione Macron/Le Pen possiamo quindi dire: "rien".

Negli ultimi anni il divide et impera principale che è stato fomentato nelle teste degli europei è Europa si, Europa no. Eppure sarebbe tanto bello poter parlare di un'Europa che andrebbe costruita bene, di una democrazia, di un'economia più equa, ma non è di questo che vogliono farci parlare. Vogliono che ci dividiamo e che scegliamo il "meno peggio" a seconda del nostro orientamento politico/etico. Ma non esiste un meno peggio: esistono marionette manovrate con la mano sinistra, e marionette manovrate con la mano destra. Le differenze? Quando non sono puro maquillage, alla fine si riducono ad argomenti di terz'ordine, quelli che servono per far contenta una parte del proprio elettorato, quella più superficiale. 

La Le Pen è anti-Europa esattamente come Tsipras: solo chiacchiere. Altrimenti non sarebbe stata ad un passo dalla presidenza francese.  In questo articolo Thierry Meyssan parla del ruolo dell'Opus Dei nella costruzione della UE attraverso il riciclaggio/sdoganamento degli ex fascisti e nazisti col beneplacito di De Gaulle.

Quindi se avessero eletto la La Pen, avrebbe fatto la fine di Tsipras, ovvero, non sarebbe cambiato nulla.

E Macron? Beh, lui viene dalla Banca Rotschild. Una garanzia di assoluta continuità. Quindi non cambia nulla. 

E quindi? Se è tutta una presa in giro, che possiamo fare?

Ovvio: le cose da cui ci vogliono realmente distogliere: la coltivazione e l'utilizzo delle parti migliori di noi.

Quindi cerchiamo di smettere di abboccare sempre all'amo. Occupiamoci di cose serie, su cui possiamo avere un impatto concreto: dal sorriso al vicino di casa, alla salvaguardia delle cose che ci sono vicine, dalla diffusione di concetti e forme-pensiero migliori, alla telefonata a quella zia sola e un po'acida, che proprio non vorremmo chiamare. Invece di sentirci a posto perchè abbiamo votato per un nobel per la pace che poi bombarda milioni di persone, aumentiamo per come possiamo il livello generale di pace, creandola prima in noi stessi, e poi cercando di contagiare il prossimo. Nel frattempo, ovviamente, occhi sempre più aperti per evitare di cadere in binari di pensiero che sono stati creati apposta per portarci sulla strada sbagliata.

E' finita l'era della delega. Mettiamocelo in testa e nel cuore.

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Mon, 08 May 2017 07:00:46 +0000
Una volta si chiamava carità pelosa: l'umanitario funzionale al potere http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2947-una-volta-si-chiamava-carita-pelosa-l-umanitario-funzionale-al-potere http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2947-una-volta-si-chiamava-carita-pelosa-l-umanitario-funzionale-al-potere

Carità pelosaTrilateral Commission, giugno 1991. David Rockfeller dice: "Siamo grati al Washington Post, al New York Times, a Time Magazine e ad altre importanti pubblicazioni i cui direttori hanno partecipato alle nostrie riunioni e rispettato la promessa di discrezione per quasi quarant'anni... Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano mondiale se fossimo stati esposti alle luci della pubblica opinione in questi anni. Ma il mondo ora è più evoluto e preparato a imcamminarsi verso un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di un'élite intellettuale e degli uomini d'affari mondiali è sicuramente preferibile alla sovranità nazionale praticata nei secoli passati".

La Commissione Trilaterale è una di quelle istituzioni sovranazionali con le quali i potentati economici pensano di dominare il mondo: uno strumento di elaborazione e progettazione della dittatura mondiale. Va da sé che i "mezzi di comunicazione di massa" non possono non avere un ruolo fondamentale per chi vuole dominare il mondo.

di Sonia Savioli

"Cosa facciamo stasera, prof? Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo! Tentare di conquistare il mondo!"

Giornali, radio e televisioni (e internet per quanto possibile) devono essere sotto il loro controllo. E così è. "Siamo grati al Washington Post... e ad altre importanti pubblicazioni". Non è il caso di elencarle tutte, evidentemente.

In realtà, il dominio funziona solo se i popoli si sottomettono, ma ingannarli, confonderli, frastornarli, fuorviarli con "notizie false, esagerate, tendenziose" aiuta molto a renderli passivi, confusi, divisi, pieni di contraddizioni. In una parola, a sottometterli.

L'inganno, l'occulta censura, la mistificazione sono uno strumento imprescindibile per i dominatori. Dire il falso, tacere il vero: questo potrebbe essere il motto, oggi, dei grandi mezzi di comunicazione. Quando l'Impero però comincia a decomporsi, quando per tenere in piedi la sua struttura scricchiolante e marcescente deve vessare e opprimere e distruggere senza più alcuna mediazione o inibizione, l'inganno diventa più difficile, il malcontento e la diffidenza popolare diventano imponenti e problematici da contrastare o "convogliare". Allora l'inganno diventa un'arte e richiede nuovi attori. Per questo nella "troupe" a quel punto entrano le grandi ONG, o associazioni non-profit, o "Charity" come dicono gli inglesi. Associazioni di "carità"; cioè che chiedono a noi la carità mentre i loro funzionari e dirigenti, detti "volontari", prendono stipendi invidiabili o addirittura, i dirigenti, barche di quattrini. Volontari. Non deve essere difficile trovare chi abbia una tale volontà. E come fanno a diventare grandi, le grandi ONG? Coi soldi degli stati e dei capitalisti.

Amnesty International è finanziata dalla Commissione Europea, dal governo britannico, dalla Open Society Georgia Foundation del famigerato benefattore internazionale George Soros, solo per citarne alcuni. Irene Khan, direttrice di Amnesty, suscitò lo sdegno degli stessi attivisti andandosene con una "liquidazione" di 500.000 sterline nel 2009. Suzanne Nossel, altra direttrice di Amnesty nel 2012-2013, aveva prima lavorato per multinazionali USA della comunicazione, per il Wall Street Journal, per il Dipartimento di Stato USA dove si era distinta per le sue posizioni filoisraeliane e a favore dell'intervento USA in Afganistan. Non per niente Colin Powell dichiarò che "le ONG sono per noi una forza altrettanto importante dei combattenti armati". L'attuale direttore di Amnesty, Salil Shetty, prende uno stipendio annuale di 210.000 sterline. 
Passiamo a Save the Children, cacciata da Pakistan e Siria con l'accusa di lavorare per la CIA, che prende soldi da: Chevron, Exxon Mobil, Merck Foundation, Bank of America e molte altre multinazionali citate come sponsor sul suo sito, tra le quali naturalmente varie industrie chimiche e chimico farmaceutiche, oltre che dall'immancabile Soros e dai due benefattori mondiali Bill e Melinda Gates, dall'Unione Europea e dal governo britannico (alla faccia delle organizzazioni non governative). Uno dei suoi passati direttori, Justin Forsyth nel 2013 prendeva un salario di 185.000 sterline per salvare i bambini. Era stato prima direttore di Oxfam, poi consigliere di Tony Blair, poi direttore delle "campagne strategiche di informazione" di Gordon Brown; adesso è direttore UNICEF. Decisamente un uomo per tutte le stagioni. O forse è sempre la stessa? Nel 2014 lo stipendio (chiamiamolo così) massimo di un dirigente di Save the Children UK era di 234.000 sterline. Nel bilancio di Save the Children International il dirigente con la paga più alta prendeva 387.000 dollari.

Medici senza Frontiere nel 2010 aveva un bilancio di 1,1 miliardi di dollari. Nel 2014 il direttore di MSF USA (Doctors Without Borders) prendeva uno stipendio di 164.000 dollari l'anno, però per risparmiare viaggiava in aereo in "economic class". Tra i finanziatori di Medici Senza Frontiere ci sono Goldman Sachs, Citigroup, Bloomberg, e Richard Rockfeller, padrone e dirigente di svariate multinazionali, è stato per ventun anni presidente della filiale USA di questa organizzazione caritatevole che si è trovata spesso in situazioni ambigue sui teatri di guerra, accusata di essere di parte e non necessariamente dalla parte giusta. Accusata di lanciare falsi allarmi per false epidemie che però richiedevano vere campagne di vaccinazione. Naturalmente, anche qui non mancano Soros e Bill Gates.

E via incamerando. E redistribuendo, perché no? Vaccini a vagonate, per esempio.

Bill Gates e consorte sono proprietari delle ditte farmaceutiche che producono vaccini, danno soldi a Save the Children e Medici senza Frontiere, che ne trattengono quel che serve per i propri stipendi e il resto lo restituiscono ai patron Gates comperando i loro vaccini. I Gates scalano dalle tasse le "donazioni" che sono rientrate nelle loro tasche, i bambini africani e indiani vengono rimpinzati di vaccini e tutti vivono felici e contenti. O no? 

Della Commissione Trilaterale, lo dice la parola stessa, fanno parte tre "branche" del dominio: uomini d'affari (e con questo s'intende dirigenti e padroni di multinazionali private e pubbliche), politici (ma solo del tipo che rappresenta gli interessi dei succitati uomini d'affari), intellettuali (idem).

Degli intellettuali membri della tribù trilaterale (loro sì che "fanno rete"!) fanno parte qualche vagone di docenti universitari e rettori di università di tutto il mondo, camionate di giornalisti e direttori di giornali e media vari e... parecchi funzionari della CIA. Ma è interessante notare come la maggior parte di costoro saltellino dall'uno all'altro dei tre rami dell'albero trilaterale come allegri uccellini. Forse per ingannare la vista.

Ed è quello che fanno anche i dirigenti delle grandi e ricche ONG.

Paolo Magri, segretario generale del gruppo italiano della Trilateral Commission, è direttore dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, docente di Organizzazioni internazionali all'università di Pavia, docente al master in Comunicazione per le Relazioni Internazionali della IULM, membro della consulta tecnica della fondazione Giordano dell'Amore (microfinanza) e del consiglio d'indirizzo della fondazione Italia-Russia, funzionario dell'ONU e collaboratore della Italcementi e... vicepresidente del CESVI. Una delle più grosse e importanti ONG italiane, che "risponde alla fame nel mondo, all'assistenza sanitaria e alle emergenze umanitarie".

Il capitalismo globale sa che l'inganno e il tradimento sono armi fondamentali per vincere le guerre e, nella sua guerra globale, le utilizza a piene mani. Sa anche che il lavoro d'équipe è quello che dà i migliori risultati. In questo lavoro d'équipe le grandi ONG sono il nuovo strumento dell'imperialismo e del neocolonialismo. Dietro le apparenze, che ingannano tante brave e generose persone, volontari e donatori, ci sono interessi economici, politici e strategici perseguiti con maschere ingannevoli (ma sempre meno ingannevoli) e dietro regie occulte (ma sempre meno occulte).

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/una-volta-si-chiamava-carita-pelosa-l-umanitario-funzionale-al-potere

Per capire meglio come si formano questi network e capire meglio l'influenza che ha la "casta professoriale" leggi:

http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/1773-la-casta-dei-professori

http://coscienzeinrete.net/I_Club_Mondialisti_e_il_risveglio_delle_coscienze.pdf

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Mon, 24 Apr 2017 06:58:58 +0000
Kill The Children http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2951-kill-the-children http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2951-kill-the-children

Kill the childrenL'industria della filantropia compie gesti buoni. Ma è mossa da salotti esclusivi che incrociano le loro strategie con i padroni della geopolitica.

di Pino Cabras

In mezzo alle polemiche sulle organizzazioni non governative internazionali che traghettano verso l'Italia i disperati raccolti sulle coste libiche, la mia attenzione è stata attratta dal profilo dei componenti del Consiglio Direttivo italiano di una di esse, Save The Children:
 
Nella lista ho notato in particolare un nome, quello di Marco De Benedetti, che - oltre ad essere il figlio dell'oligarca italiano naturalizzato svizzero Carlo De Benedetti - ricopre la carica di Managing Director e Co-Presidente Europa di The Carlyle Group.
 
Ora, The Carlyle Group non è un'azienda qualsiasi, ma un gigante mondiale nella gestione degli attivi di aziende di tanti settori, incluse le industrie del complesso militare-industriale. Carlyle ha sede al centro dell'Impero, a Washington, e vive di una perenne commistione politica-affari, tanto che ha reclutato fra i suoi super-faccendieri anche ex direttori CIA ed ex presidenti USA come George Bush padre e l'ex primo ministro britannico John Major. Nel 2008-2016 il suo direttore dei servizi finanziari globali è stato un pezzo grosso di Wall Street, Olivier Sarkozy, fratellastro dell'ex presidente francese Nicolas, mentre fra gli amministratori di Carlyle c'è anche il numero uno della General Motors, Dan Akerson.
 
Insomma, parliamo di un architrave del capitalismo globalizzato, che gestisce "asset" per centinaia di miliardi dollari, di quel capitalismo al centro delle rapine finanziarie, delle guerre mediorientali, e di un'altra serie di fenomeni che potremmo ribattezzare "Kill The Children".
 
Vediamo così adesso i bambini fuggiti da una casa perduta per via di una bomba aeronautica o di una bomba finanziaria ricollegata a imprese partecipate da Carlyle, mentre sono raccolti in mare da un'azienda dell'assistenza che incrocia la sua orbita con la Carlyle, e magari fornirà loro farmaci e cibo di aziende partecipate da Carlyle. Il capitalismo è tentacolare, apre e chiude cicli, è completo, e si fa anche bello, con tanto di riviste patinate e siti cinguettanti che vantano i buoni rapporti dei pezzi grossi del non profit con le multinazionali quotate nelle grandi borse del generoso Occidente.
 
Nel 2014, l'ex primo ministro britannico Tony Blair fu insignito di un premio istituito dall'influente ramo statunitense di Save the Children, il Global Legacy Award, durante una cena di gala a New York. Proprio lui, Blair, non esattamente il salvatore dei bambini iracheni e afghani.
 
L'industria della filantropia compie gesti buoni. Ma la muovono salotti esclusivi che incrociano le loro strategie con quelle dei padroni della geopolitica, cioè i signori delle guerre e delle ondate di profughi.
Nella statistica delle singole vite salvate, che fanno un bel rumore, scompaiono le masse sommerse e silenziate dai grandi media, a loro volta pilotati dagli stessi salotti.
 
 
 
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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Fri, 05 May 2017 13:22:24 +0000
NELL’ULTIMO PAESE CHE L’AMERICA HA LIBERATO DA UN “MALVAGIO DITTATORE” OGGI SI COMMERCIANO APERTAMENTE GLI SCHIAVI http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2946-nell-ultimo-paese-che-l-america-ha-liberato-da-un-malvagio-dittatore-oggi-si-commerciano-apertamente-gli-schiavi http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2946-nell-ultimo-paese-che-l-america-ha-liberato-da-un-malvagio-dittatore-oggi-si-commerciano-apertamente-gli-schiavi

Gheddafi Siria1Un articolo rilanciato da Zero Hedge ci apre una finestra sull'orrore in cui la Libia è stata gettata dal cosiddetto intervento "umanitario" dei paesi NATO e dalla primavera araba. Nel paese nordafricano, privo di un controllo politico, si fa apertamente compravendita di esseri umani come schiavi, li si detiene per ottenere il riscatto e se non sono utili alla fine li si uccide. Il disordine e le atrocità che seguono la cacciata del dittatore – per quanto odioso possa essere – dovrebbero essere tenuti ben presenti oggi che il cerchio si sta stringendo intorno alla Siria.

di Carey Wedler

È ben noto che l'intervento NATO a guida USA del 2011 in Libia, con lo scopo di rovesciare Muammar Gheddafi, ha portato ad un vuoto di potere che ha permesso a gruppi terroristici come l'ISIS di prendere piede nel paese (noi pensiamo che l'ascesa di questi gruppi sia stata favorita intenzionamente, nota di CIR).

Nonostante le conseguenze devastanti dell'invasione del 2011, l'Occidente è oggi lanciato sulla stessa traiettoria nei riguardi della Siria (guardacaso, sempre appoggiando Isis. Al Qaeda e Al Nusra, nota di CIR). Proprio come l'amministrazione Obama ha stroncato Gheddafi nel 2011, accusandolo di violazione dei diritti umani e insistendo che doveva essere rimosso dal potere al fine di proteggere il popolo libico, così l'amministrazione Trump sta oggi puntando il dito contro le politiche repressive di Bashar al-Assad in Siria e lanciando l'avvertimento che il suo regime è destinato a terminare presto — tutto ovviamente in nome della protezione dei civili siriani.

Ma mentre gli Stati Uniti e i loro alleati si dimostrano effettivamente incapaci di fornire una qualsiasi base legale a giustificazione dei loro recenti attacchi aerei — figurarsi poi fornire una qualsiasi evidenza concreta a dimostrazione del fatto che Assad sia effettivamente responsabile dei mortali attacchi chimici della scorsa settimana — emergono sempre più chiaramente i pericoli connessi all'invasione di un paese straniero e alla rimozione dei suoi leader politici.

Questa settimana abbiamo avuto nuove rivelazioni sugli effetti collaterali degli "interventi umanitari": la crescita del mercato degli schiavi.

Il Guardian ha riportato che sebbene "la violenza, l'estorsione e il lavoro in schiavitù" siano stati già in passato una realtà per le persone che transitavano attraverso la Libia, recentemente il commercio degli schiavi è aumentato. Oggi la compravendita di esseri umani come schiavi viene fatta apertamente, alla luce del sole.

"Gli ultimi report sul 'mercato degli schiavi' a cui sono sottoposti i migranti si possono aggiungere alla lunga lista di atrocità [che avvengono il Libia]" ha detto Mohammed Abdiker, capo delle operazioni di emergenza dell'International Office of Migration, un'organizzazione intergovernativa che promuove "migrazioni ordinate e più umane a beneficio di tutti", secondo il suo stesso sito web. "La situazione è tragica. Più l'IOM si impegna in Libia, più ci rendiamo conto come questo paese sia una valle di lacrime per troppi migranti."

Il paese nordafricano viene usato spesso come punto di uscita per i rifugiati che arrivano da altre parti del continente. Ma da quando Gheddafi è stato rovesciato nel 2011 "il paese, che è ampio e poco densamente popolato, è piombato nel caos della violenza, e i migranti, che hanno poco denaro e di solito sono privi di documenti, sono particolarmente vulnerabili", ha spiegato il Guardian.

Un sopravvissuto del Senegal ha raccontato che stava attraversando la Libia, proveniendo dal Niger, assieme ad un gruppo di altri migranti che cercavano di scappare dai loro paesi di origine. Avevano pagato un trafficante perché li trasportasse in autobus fino alla costa, dove avrebbero corso il rischio di imbarcarsi per l'Europa. Ma anziché portarli sulla costa il trafficante li ha condotti in un'area polverosa presso la cittadina libica di Sabha. Secondo quanto riportato da Livia Manente, la funzionaria dell'IOM che intervista i sopravvissuti, "il loro autista gli ha detto all'improvviso che gli intermediari non gli avevano passato i pagamenti dovuti e ha messo i passeggeri in vendita". La Manente ha anche dichiarato:

"Molti altri migranti hanno confermato questa storia, descrivendo indipendentemente [l'uno dall'altro] i vari mercati degli schiavi e le diverse prigioni private che si trovano in tutta la Libia", aggiungendo che la OIM-Italia ha confermato di aver raccolto simili testimonianze anche dai migranti nell'Italia del sud.

Il sopravvissuto senegalese ha detto di essere stato portato in una prigione improvvisata che, come nota il Guardian, è cosa comune in Libia.

"I detenuti all'interno sono costretti a lavorare senza paga, o in cambio di magre razioni di cibo, e i loro carcerieri telefonano regolarmente alle famiglie a casa chiedendo un riscatto. Il suo carceriere chiese 300.000 franchi CFA (circa 450 euro), poi lo vendette a un'altra prigione più grossa dove la richiesta di riscatto raddoppiò senza spiegazioni".

Quando i migranti sono detenuti troppo a lungo senza che il riscatto venga pagato, vengono portati via e uccisi. "Alcuni deperiscono per la scarsità delle razioni e le condizioni igieniche miserabili, muoiono di fame o di malattie, ma il loro numero complessivo non diminuisce mai", riporta il Guardian.

"Se il numero di migranti scende perché qualcuno muore o viene riscattato, i rapitori vanno al mercato e ne comprano degli altri", ha detto Manente.

Giuseppe Loprete, capo della missione IOM del Niger, ha confermato questi inquietanti resoconti. "È assolutamente chiaro che loro si vedono trattati come schiavi", ha detto. Loprete ha gestito il rimpatrio di 1500 migranti nei soli primi tre mesi dell'anno, e teme che molte altre storie e incidenti del genere emergeranno man mano che altri migranti torneranno dalla Libia.

"Le condizioni stanno peggiorando in Libia, penso che ci possiamo aspettare molti altri casi nei mesi a venire", ha aggiunto.

Gheddafi SiriaOra, mentre il governo degli Stati Uniti sta insistendo nell'idea che un cambio di regime in Siria sia la soluzione giusta per risolvere le molte crisi di quel paese, è sempre più evidente che la cacciata dei dittatori — per quanto detestabili possano essere — non è una soluzione efficace. Rovesciare Saddam Hussein non ha portato solo alla morte di molti civili e alla radicalizzazione della società, ma anche all'ascesa dell'ISIS. (toh, ma guarda, chi l'avrebbe mai detto..., nota di CIR)

Mentre la Libia, che un tempo era un modello di stabilità nella regione, continua a precipitare nel baratro in cui l'ha gettata "l'intervento umanitario" dell'Occidente – e gli esseri umani vengono trascinati nel nuovo mercato della schiavitù, e gli stupri e i rapimenti affliggono la popolazione – è sempre più ovvio che altre guerre non faranno altro che provocare ulteriori inimmaginabili sofferenze.

Fonte: http://vocidallestero.it/2017/04/17/nellultimo-paese-che-lamerica-ha-liberato-da-un-malvagio-dittatore-oggi-si-commerciano-apertamente-gli-schiavi/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 20 Apr 2017 12:57:14 +0000
I padroni della notizia - Ti fidi? http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2940-i-padroni-della-notizia http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2940-i-padroni-della-notizia

Ecco chi controlla i giornali in Italia. Praticamente sono 9 entità, ma in realtà sono molti di meno se si considerano i legami, le infiltrazioni, le affiliazioni, le "amicizie". I nomi? Li conosciamo tutti, ma non tutti hanno avuto modo di apprezzare come questo dominio sia pervasivo e comprenda anche testate straniere a cui ogni tanto viene dato "stranamente" enorme risalto come fonti "autorevoli" per mettere far circolare determinate idee. Un nome su tutti "The Economist", di proprieta degli Agnelli.

Eccoli qua, i proprietari del pensiero mainstream, in ordine alfabetico: Agnelli, Angelucci, Berlusconi, Cairo, Caltagirone, Conferenza Episcopale Italiana, Confindustria, De Benedetti, Maria Luisa Monti.

Ovviamente a loro va aggiunto Rupert Murdoch, proprietario di Sky, e chiunque gestisca la RAI in qualunque momento (tanto è sempre uno/a che prende ordini dal governo, che a sua volta è stato messo li anche tramite l'informazione mainstream).

CIR Editoria Italiana1

Sono loro che, tramite sottoposti, ci dicono quotidianamente qual'è la realtà. E sono indispettiti per il fatto che un numero sempre crescente di persone ha cominciato a capire che la realtà che gli raccontano questi signori non coincide con quello che si vede aprendo gli occhi o il portafogli, e quindi cercano informazioni in rete, da fonti alternative. E dopo un po' sono nati tormentoni come "fake news" o "post-verità", forieri di leggi sulla censura del web. Tormentoni proposti ed amplificati da questi signori e dai loro corrispettivi in giro per il mondo. Tormentoni che passano da una tv all'altra, da un giornale all'altro. Le testate sono tante. I padroni, però, sono molto pochi, e fanno i finanzieri, i costruttori, gli industriali e i religiosi. E i loro nomi saltano spesso fuori, una volta uno, una volta l'altro, in storie di magagne, truffe, magna magna, inquinamento, guerre, malasanità, ecc... Proprio quelle storie che cercano di comprendere le persone che si svegliano, andando a cercare informazioni on-line.

Dal punto di vista dei padroni della notizia, è sacrosanto che le uniche informazioni che debbano avere il "bollino blu", siano le loro. Come ci permettiamo, noi, di volerci fare gli affari loro?

Per approfondire meglio di chi sono i quotidiani italiani, ecco una ricerca del Centro Nuovo Modello di Sviluppo Onlus, dove potrete vedere chiaramente gli ripartizioni azionarie principali. 

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Tue, 04 Apr 2017 10:30:06 +0000