Politica http://coscienzeinrete.net Wed, 15 Aug 2018 16:46:27 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it La legge che dice la verità su Israele http://coscienzeinrete.net/politica/item/3225-la-legge-che-dice-la-verita-su-israele http://coscienzeinrete.net/politica/item/3225-la-legge-che-dice-la-verita-su-israele

Israeli Apartheid

Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato una delle leggi più importanti della sua storia, oltre che quella più conforme alla realtà. La legge sullo stato-nazione (che definisce Israele come la patria storica del popolo ebraico, incoraggia la creazione di comunità riservate agli ebrei, declassa l’arabo da lingua ufficiale a lingua a statuto speciale) mette fine al generico nazionalismo di Israele e presenta il sionismo per quello che è. La legge mette fine anche alla farsa di uno stato israeliano “ebraico e democratico”, una combinazione che non è mai esistita e non sarebbe mai potuta esistere per l’intrinseca contraddizione tra questi due valori, impossibili da conciliare se non con l’inganno.

di , Haaretz, Israele

Se lo stato è ebraico non può essere democratico, perché non esiste uguaglianza. Se è democratico, non può essere ebraico, poiché una democrazia non garantisce privilegi sulla base dell’origine etnica. Quindi la Knesset ha deciso: Israele è ebraica. Israele dichiara di essere lo stato nazione del popolo ebraico, non uno stato formato dai suoi cittadini, non uno stato di due popoli che convivono al suo interno, e ha quindi smesso di essere una democrazia egualitaria, non soltanto in pratica ma anche in teoria. È per questo che questa legge è così importante. È una legge sincera.

Le proteste contro la proposta di legge erano nate soprattutto come un tentativo di conservare la politica di ambiguità nazionale.

Il presidente della repubblica, Reuven Rivlin, e il procuratore generale di stato, i difensori pubblici della moralità, avevano protestato, ottenendo le lodi del campo progressista. Il presidente aveva gridato che la legge sarebbe stata “un’arma nelle mani dei nemici di Israele”, mentre il procuratore generale aveva messo in guardia contro le sue “conseguenze internazionali”. La prospettiva che la verità su Israele si riveli agli occhi del mondo li ha spinti ad agire. Rivlin, va detto, si è scagliato con grande vigore e coraggio contro la clausola che permette ai comitati di comunità di escludere alcuni residenti e contro le sue implicazioni per il governo, ma la verità è che a scioccare la maggior parte dei progressisti non è stato altro che vedere la realtà codificata in legge.

Era bello dire che l’apartheid riguardava solo il Sudafrica

Anche il giurista Mordechai Kremnitzer ha denunciato invano il fatto che la proposta di legge avrebbe “scatenato una rivoluzione, né più né meno. Sancirà la fine di Israele come stato ebraico e democratico”. Ha poi aggiunto che la legge avrebbe reso Israele un paese guida “per stati nazionalisti come Polonia e Ungheria”, come se non fosse già così da molto tempo. In Polonia e Ungheria non esiste un popolo che esercita la tirannia su un altro popolo privo di diritti, un fatto che è diventato una realtà permanente e un elemento inscindibile del modo in cui agiscono Israele e il suo governo, senza che se ne intraveda la fine.

Tutti questi anni d’ipocrisia sono stati piacevoli. Era bello dire che l’apartheid riguardava solo il Sudafrica, perché lì tutto il sistema si basava su leggi razziali, mentre noi non avevamo alcuna legge simile. Dire che quello che succede a Hebron non è apartheid, che quello che succede in Cisgiordania non è apartheid e che l’occupazione in realtà non faceva parte del regime. Dire che eravamo l’unica democrazia della regione, nonostante i territori occupati. Era piacevole sostenere che, poiché gli arabi israeliani possono votare, la nostra è una democrazia egualitaria. O fare notare che esiste un partito arabo, anche se non ha alcuna influenza. O dire che gli arabi possono essere ammessi negli ospedali ebraici, che possono studiare nelle università ebraiche e vivere dove meglio credono (sì, come no).

Ma quanto siamo illuminati. La nostra corte suprema ha stabilito, nel caso dei Kaadan, che una famiglia araba poteva comprare una casa a Katzir, una comunità ebraica, solo dopo anni di dispute. Quanto siamo tolleranti nel consentire agli arabi di parlare arabo, una delle lingue ufficiali. Quest’ultima è chiaramente una menzogna. L’arabo non è mai stato neanche remotamente trattato come una lingua ufficiale, come succede invece per lo svedese in Finlandia, la cui minoranza è nettamente più piccola di quella araba in Israele.

Era comodo ignorare che i terreni di proprietà del Fondo nazionale ebraico, che includono buona parte delle terre dello stato, erano riservati ai soli ebrei, una posizione sostenuta dalla corte suprema, e affermare che fossimo una democrazia. Era molto più piacevole considerarci egualitari.

Adesso ci sarà uno stato che dice la verità. Israele è solo per gli ebrei, anche sulla carta. Lo stato nazione del popolo ebraico, non dei suoi abitanti. I suoi arabi sono cittadini di seconda classe e i suoi abitanti palestinesi non hanno statuto, non esistono. Il loro destino è determinato da Gerusalemme, ma non sono parte dello stato. È più facile per tutti così.

Rimane un piccolo problema con il resto del mondo, e con l’immagine d’Israele che questa legge in parte macchia. Ma non è un grave problema. I nuovi amici d’Israele saranno fieri di questa legge. Per loro sarà una luce che illumina le nazioni. Tanto le persone dotate di coscienza di tutto il mondo conoscono già la verità, e da tempo devono farci i conti. Sarà un’arma nelle mani del movimento Bds (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele)? Sicuramente. Israele se l’è guadagnata, e ora ne ha fatto una legge.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano israeliano Haaretz.

Fonte: https://www.internazionale.it/opinione/gideon-levy/2018/07/19/israele-legge-nazione

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 19 Jul 2018 18:39:27 +0000
Il Ministero della verità (versione Pedante) http://coscienzeinrete.net/politica/item/3219-il-ministero-della-verita-versione-pedante http://coscienzeinrete.net/politica/item/3219-il-ministero-della-verita-versione-pedante

fakenews TastoNella mattinata di mercoledì 6 giugno ho avuto il piacere di partecipare ai lavori del convegno Propaganda in the EU organizzato da Marco Zanni nelle sale del Parlamento Europeo a Bruxelles, dove ho presentato il personaggio e i lavori de Il Pedante (qui le slide). Nel corso dell'evento è stato denunciato con forza il fenomeno della «lotta alle fake news» con cui si mira, anche nel nostro Paese (leggasi l'inquietante DDL Gambaro, n. 2688), a limitare la libertà di espressione sulla rete internet adducendo la «falsità» e l'«odio» di alcuni suoi contenuti. A modesta integrazione di quanto è già stato detto in quella sede, mi piace sviluppare qui una riflessione pedante sul tema.

di Il Pedante

Il punto più dirimente e rivelatore del baraccone giuridico delle «fake news» è naturalmente il fatto che, nella pratica quando non anche nella teoria, si indirizza solo alle informazioni diffuse «attraverso piattaforme informatiche» (DDL Gambaro, art. 1), cioè su internet e i social network, facendo salvi i canali della stampa «accreditata» e delle istituzioni. Come ha esemplificato Marcello Foa, le notizie false, anche solo per distrazione o conformismo, sono però «democratiche» e toccano tutti, dall'anonimo commentatore di Twitter alle segreterie di Stato. Le bufale della provetta di Colin Powell, dell'esecuzione dell'ex fidanzata di Kim Jong Un o della morte del giornalista e dissidente russo Arkadij Babchenko, che colpivano rispettivamente i governi nemici dell'Iraq, della Corea del Nord e della Russia di Vladimir Putin (soddisfacendo così anche i requisiti dell'«odio») o, ancora, le accuse senza prove rivolte al governo siriano in una serie di attacchi alla popolazione civile o a quello russo nell'attentato all'ex spia Sergej Skripal, trovavano spazio anche su testate giornalistiche considerate autorevoli e prestigiose. Riferendo sui temi economici, Alberto Bagnai ha documentato nel suo intervento casi di informazioni non veritiere diffuse in televisione e sui giornali (ad esempio qui, qui o qui) e poi sbugiardate dagli utenti dei social network in modo così virale da costringere in certi casi gli autori a scusarsene. Il senatore leghista dimostrava così che la gerarchia ad auctoritatem sottesa al paradigma delle «fake news» può essere ribaltata e che la pluralità delle voci, riflettendo una pluralità di interessi, costituisce la miglior polizza contro l'impunità del falso.

Da una ricerca recentemente commissionata dall'agenzia di stampa Reuters all'Università di Oxford è emerso che in Italia non più del 3,5% degli utenti internet ha consultato siti internet di «fake news» nel 2017, laddove, ad esempio, i siti di Repubblica e del Corriere della Sera raggiungevano rispettivamente il 50,9% e il 47,7% del pubblico. E ancora, che il tempo trascorso mensilmente sui siti internet identificati come «inaffidabili» da «fact-checker indipendenti e altri osservatori» non superava i 7,5 milioni di minuti: l'1,7% di quelli spesi su Repubblica (443,5 milioni), il 2,5% di quelli spesi sul Corriere (296,6 milioni). Anche nei bassifondi di Facebook, così temuti dai benpensanti, le interazioni con il sito di Repubblica superavano di ben 35 volte la media delle citazioni dei siti incriminati (14 volte nel caso del Corriere). Ora, è evidente che un'informazione scorretta cagiona danni tanto più gravi quanto è maggiore la sua diffusione e l'autorevolezza percepita di chi la produce. Sicché, se si volesse davvero arginare la piaga delle «fake news» sarebbe logico concentrare l'attenzione e l'eventuale vis sanzionatoria sui più blasonati prodotti dell'industria mediatica e televisiva, non sulle periferie strampalate o carbonare del web. Ma poiché ciò non avviene - e avviene anzi il contrario - è facile intuire l'effetto oppressivo di queste misure, al netto delle intenzioni o illusioni di chi le promuove. Giacché tutti possono commettere errori, discriminarne le conseguenze fonda i presupposti di un monopolio del falso.

***

Mentre i relatori spendevano parole giustamente infuocate contro queste avanguardie censorie camuffate da morale di Stato, riflettevo sul fatto che un rischio così enorme per l'equilibrio democratico delle nostre comunità sembra essere non solo scarsamente percepito dai fruitori dell'informazione, ma in certi casi addirittura invocato come una garanzia. L'ascesa propedeutica dei «cacciatori di bufale» sul web - quasi sempre monotoni apologeti di una narrazione dominante in senso letterale, cioè di chi domina nei rapporti politici, economici e sociali - segnala un bisogno non tanto di verità, ma di identificare la verità con il potere in carica per realizzare l'«illusione fondamentale» della propria «credenza in un mondo giusto» (M. J. Lerner 1980). Che questo bisogno si rinforzi e si coltivi in un contesto di chiara flessione della fiducia nelle istituzioni in senso ampio - politiche, ma anche economiche, culturali, scientifiche ecc. - si spiega in alto come un tentativo di dogmatizzare messaggi sempre più miseramente traditi dalla prova empirica, in basso come un denial psicologico per non dissipare gli investimenti, in primis emotivi e reputazionali, profusi nell'aderire a quei messaggi. Come nella fiaba del lupo di Fedro, i fallimenti della pars dominans si addebitano ai soccombenti che li denunciano: i «falsari» come i «fascisti», i «populisti», i «rancorosi» e gli «ignoranti» sono gli antagonisti di carta su cui dovrebbe misurarsi l'alta, difficile e sofferta missione dei dominatori, rinverginati perché alle prese con rischi rigorosamente «epocali».

In punto di metodo, se è vero che la «lotta alle fake news» minaccia la democrazia, la sua accettazione segnala che quella minaccia si è già concretizzata a monte e sta già producendo i suoi effetti. Il fatto stesso che se ne debba discutere, che solo si prenda in considerazione l'idea di riservare ai forti il diritto di zittire i deboli, fa arretrare la linea dello scontro non già su chi attacca ma su chi, attaccato, si consegna al nemico. Perché la democrazia non prevede la disseminazione dei poteri, anche di parola e di critica, come una nota a margine, ma vi si fonda per intero affinché dalla contrapposizione degli interessi e delle idee emerga per correzione reciproca la migliore approssimazione di ciò che è «giusto» e «vero» per tutti.

Sarebbe tuttavia poco limitare l'allarme al requisito democratico, perché l'arretramento sotteso a questi dibattiti è così rocambolesco e puerile da travolgere il buon senso politico, e non solo, degli ultimi due o tre millenni. L'incompatibilità tra verità e potere è ontologica: non perché i potenti mentano (lo fanno spesso, possono non farlo) ma perché la prima è un giudizio, il secondo un atto che, per la costruzione dei concetti, è sempre assoggettabile a un giudizio. In epoche remote quell'incompatibilità era talmente ovvia che anche il più dispotico dei monarchi ambiva ad assicurarsi (con alterne fortune) l'appoggio dell'autorità religiosa per accreditare i suoi messaggi: perché era inconcepibile che la verità si incarnasse negli uomini in quanto potenti e tanto più se potenti, portatori cioè di enormi, spesso inconfessabili interessi. Ciò a cui si assiste oggi è il tentativo farsesco di recuperare, svuotandolo, quel paradigma predemocratico sostituendo al certificatore celeste i certificandi governi e ai ministri divini le commissioni, gli osservatori «indipendenti» e i debunker assoldati dal principe.

Così la coazione al «progresso» produce un regresso al cubo, un cortocircuito all'insegna di una teologia laica dove il governo degli uomini diventa il surrogato feticcio di un inquisitore senza dio, di un pastore del mondo «venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità» (Gv 18,37). La spavalda ebbrezza del progressista di sentirsi «adulto» per avere irriso e negato le consuetudini, i miti e le «superstizioni» del passato lascia un vuoto in cui torna la nostalgia di un padre onnisciente a cui affidarsi per discernere il vero. Ma avendolo freudianamente ucciso, si rigetta nello stesso fango da cui voleva risorgere, con la stessa fede. In questa illusione circolare, di consegnarsi legati al problema per liberarsi dal problema, il bisogno disperato di un'informazione veritiera diventerebbe allora, in modo certo e definitivo, senza speranza.

Fonte: http://ilpedante.org/post/il-ministero-della-verita

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Mon, 16 Jul 2018 10:09:34 +0000
Copyright, la partita non è finita. Quattro punti irrinunciabili perché la prossima proposta sia seria http://coscienzeinrete.net/politica/item/3213-copyright-la-partita-non-e-finita-quattro-punti-irrinunciabili-perche-la-prossima-proposta-sia-seria http://coscienzeinrete.net/politica/item/3213-copyright-la-partita-non-e-finita-quattro-punti-irrinunciabili-perche-la-prossima-proposta-sia-seria

Il Parlamento europeo – 278 favorevoli, 318 contrari e 31 astenuti – ha detto no all’approvazione della proposta di direttiva sul copyright, rinviando il testo alla discussione in aula a settembre. La foto del tabellone del voto elettronico postata via Twitter da Julia Reda – l’eurodeputato del Partito Pirata tedesco, animatrice della protesta contro la proposta di direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale – ha fatto il giro di mezza Europa nello spazio di una manciata di minuti.

di Guido Scorza

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Tweet RedaÈ l’immagine più plastica della vittoria di chi, specie nelle ultime settimane, ha fatto il possibile per far cambiare idea agli europarlamentari che nella Commissione giuridica avevano dato il via libera alla proposta e della sconfitta dell’industria dei contenuti che avrebbe voluto, a ogni costo, che oggi il Parlamento europeo votasse sì, chiudendo, di fatto – anche se non nelle liturgie di Bruxelles – la partita. Ma si sbaglierebbe ad archiviare semplicisticamente il voto di oggi come la vittoria di alcuni e la sconfitta di altri, come il giorno della verità – come, pure, qualcuno inevitabilmente, titolarità nelle prossime ore e ad abbandonarsi a rumorosi festeggiamenti.

Oggi dovrebbe, in realtà, essere il giorno della serietà. La partita non è finita ma, al contrario, appena iniziata. Demolire, come è noto, è più facile di costruire. L’Europa delle libertà e dei diritti fondamentali e quella – perché va detto senza abbandonarsi a utopici eccessi di romanticismo – quella dei gestori delle grandi piattaforme di aggregazione di contenuti editoriali e pubblicati dagli utenti ha dato una straordinaria prova di forza ma la parte più difficile inizia adesso. È ora che, accantonati gli spot, le campagne favorevoli e contrarie e i manifesti, ci si metta tutti insieme a lavorare a una modifica della proposta di direttiva che sia più equilibrata, moderna, attuabile e rispettosa dei diritti di tutti rispetto a quella alla quale gli europarlamentari hanno appena detto di no.

 

Fallire oggi in questo intento, andare al muro contro muro, limitarsi a fare melina – va detto con eguale determinazione a entrambe le parti ma, forse, in questo caso, specie ai protagonisti del fronte del no – offenderebbe il lavoro, l’intelligenza, la straordinaria passione civile di quanti, nelle ultime settimane, sono riusciti a trasformare un sì che appariva quasi scontato in un no e, soprattutto, consegnerebbe alla storia l’immagine di una società civile digitale capace di distruggere ma incapace di contribuire alla costruzione di un’infrastruttura normativa della quale è innegabile l’ecosistema digitale ha bisogno perché il mercato e la tecnologia, da soli, non bastano a governare fenomeni complessi dai quali dipendono diritti e interessi straordinariamente rilevanti.

Le regole servono, sono indispensabili, necessarie e preziose ma devono essere giuste, eque e accessibili, includere i diritti e gli interessi di tutti nella società online e non escludere quelli di nessuno. Non è vero che la libertà online può – o addirittura deve – fare a meno delle regole. Le regole – se sono quelle giuste – sono garanzia di libertà. Ed è per questo che ora si tratta di cominciare a lavorare tutti assieme a una proposta di direttiva che riconosca ai titolari dei diritti un’adeguata tutela senza, tuttavia, comprimere al di là della soglia del democraticamente sostenibile gli altri diritti e interessi.

Bisognerebbe mettere sul tavolo un elenco di elementi irrinunciabili per ciascuno dei portatori dei diversi interessi e, poi, provare a assemblare un testo che soddisfi i più senza sacrificare troppo i diritti dei meno. Mettere d’accordo tutti, conciliare le posizioni più estreme – da una parte e dall’altra – non sarà possibile ma far meglio di quanto si era fatto sin qui, sembra, al contrario, un risultato accessibile.

Ecco i miei primi paletti, non sono tutti, ma sono quelli irrinunciabili.

1. Nessuna deroga in fatto di giurisdizione: quando la pubblicazione di un contenuto è lecita e quando viola i diritti di qualcuno lo decide solo e sempre un giudice e un’autorità anche nell’ambito di procedimenti sommari, cautelari, urgenti, veloci e, eventualmente, persino basati sull’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale moderne, terze e imparziali.

2. Chiunque pubblica un contenuto online, se lo vede rimuovere, deve poter contestare la decisione e ottenere giustizia in un tempo non superiore rispetto a quello che occorrerà garantire a chi ritiene che quel contenuto sia stato pubblicato in violazione dei propri diritti.

3. Nessuna concessione a filtri o sistemi automatici gestiti da soggetti privati.

4. Nessuna concessione all’idea secondo la quale decidere se esiste o non esiste una violazione dei diritti d’autore è questione binaria o algoritmica che possa essere risolta nella verifica della circostanza che un pezzo dell’opera di tizio sia stata usato senza il suo consenso. Le libere utilizzazioni sono un pezzo essenziale della disciplina autorale, ne rappresentano una gamba e non un orpello, un optional o un accessorio. Si chiameranno anche eccezioni ai diritti d’autore ma sono eccezioni necessarie perché il diritto d’autore resti un ecosistema giusto, equo, rispettoso dei diritti di tutti e, soprattutto, il cui fine ultimo sia massimizzare la produzione e circolazione dei contenuti creativi, culturali e informativi e non semplicemente le rendite di posizione di pochi.

Per i tanti altri vincoli – da una parte e dall’altra – c’è ora un’intera estate che, speriamo, sia di riflessione, dialogo e confronto ma non di scontro, non più.

È il momento della prova di serietà, quello nel quale è fondamentale fare appello alle nostre coscienze perché restino al loro posto, vigili e attente ma capaci di suggerirci di rinunciare, in parte, a qualcuna a cui pure teniamo, nell’interesse degli altri membri della comunità unica digitale che è  il vero irrinunciabile e unico presupposto del mercato unico digitale.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/05/copyright-la-partita-non-e-finita-quattro-punti-irrinunciabili-perche-la-prossima-proposta-sia-seria/4472850/

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Fri, 06 Jul 2018 09:20:47 +0000
Grecia: l’operazione è riuscita, il paziente è morto http://coscienzeinrete.net/politica/item/3212-grecia-l-operazione-e-riuscita-il-paziente-e-morto http://coscienzeinrete.net/politica/item/3212-grecia-l-operazione-e-riuscita-il-paziente-e-morto

Grecia Paziente Morto

di  Roberto Pecchioli

Suonano a distesa le campane euro entusiaste: la Grecia è fuori della crisi che la attanaglia da dieci anni, la Troika (BCE, Fondo Monetario, Commissione Europea) che l’ha commissariata si ritira. Paolo Gentiloni, già primo ministro italiano, ha ringraziato commosso il suo omologo Tsipras, l’ex beniamino della sinistra fattosi massacratore del popolo greco.

La gioia del conte Gentiloni Silverj è assai sospetta e merita mostrare i dati socio economici. Il primo dato che sgomenta è l’ampiezza degli interventi dei “benefattori”. Gli aiuti hanno superato i 241 miliardi di euro, una parte dei quali uscita da tasche italiane. La maggior parte di questa cifra è servito per salvare l’enorme esposizione delle banche tedesche e francesi (oltre 90 miliardi), il resto sono andati in interessi.

Cerchiamo di capire che cosa è accaduto dal 2008-2009, allorché il precipizio si è aperto sotto i piedi del popolo ellenico.

Il PIL della Grecia è ora in lieve rialzo dopo essere disceso per anni, con una punta al ribasso del 15 per cento. E il popolo greco? Ha dovuto sopportare finora circa 800 “riforme” economiche e sociali imposte dai dittatori finanziari. La prima parte del loro sporco lavoro è fatta. Assomiglia a quei bollettini medici in cui si dice che l’operazione è tecnicamente riuscita, ma il paziente è morto.

In meno di dieci anni la Grecia ha perso mezzo milione di abitanti, passando da 11,3 milioni a 10,8. La mortalità è aumentata con punte raggelanti tra i neonati e i bambini, l’aspettativa di vita è calata. Un greco su 4 non ha accesso a cure mediche per lo smantellamento del sistema pubblico e la mancanza di denaro per le terapie. Il tasso di suicidi si è alzato del 35,7 per cento. Quattro bambini su 10 vivono in povertà: il dato è semplicemente ignobile e rende disgustose le congratulazioni di Gentiloni e compagni.

 

Grecia Paziente Morto1La Grecia è stata espropriata di tutto. La sua fragile economia è quasi interamente in mani straniere, spiccano tedeschi, francesi e cinesi. Sono stati svenduti i porti- l’antichissimo Pireo ha gli occhi a mandorla- gli aeroporti, gli immobili turistici, le ferrovie, le scarse industrie e il settore agricolo intensivo. La disoccupazione, al 10 per cento prima del governo Troika-Tsipras è adesso al 20 per cento, un successone, giacché si toccò il 28 per cento. Ma i numeri sono difficili da nascondere dietro le fumisterie contabili: solo il 35 per cento della popolazione è attiva, l’età media di chi lavora è salita per l’emigrazione massiccia dei giovani. Industria ed esportazione sono in modesta ripresa, ma ci vorranno decenni per risalire al dato pre-crisi. Lo stipendio medio di un dipendente del settore privato non supera i 500 euro, la contrattazione collettiva è stata abolita per legge. Le pensioni sono state tagliate ben 13 volte, e nel 2019 è prevista un’altra sforbiciata; la media è inferiore a 400 euro.

 

Grecia Paziente Morto2Mancano i farmaci per molte patologie e lo stesso sistema bancario, che gli usurai si vantano di aver risanato ha un euro di impieghi su due a rischio di mancata restituzione. Tuttavia, il ministro francese Bruno Lemaire e il suo collega tedesco Olof Scholz si congratulano con Tsipras: ha fatto un buon lavoro. Parola di necrofori. L’euro non è in discussione, esultano. Gioiscono assai meno i 200 mila dipendenti tagliati nel settore pubblico e l’intera popolazione il cui potere d’acquisto si è eroso di oltre il 28 per cento. In compenso, crescono i profitti greci della Germania.

Ma hanno fatto un ottimo lavoro e soffrono intensamente leggendo che il 35,6 per cento dei greci è oltre la soglia della povertà. Piangono ogni notte sapendo che nel 2017 ci sono state l’enormità di 133.000 rinunce all’eredità, con un balzo del 333 per cento. Mancano i soldi per pagare le tasse relative, i beni vanno all’asta e capirete a chi finiscono.

Il debito pubblico era attorno al 100 per cento del PIL, adesso sfiora il 190, molti vivono di carità privata. Queste sono le macerie che lascia la dittatura quasi decennale delle “istituzioni finanziarie”. La Grecia è un morto che cammina, come ripete un farmacista ateniese impossibilitato a rifornire i suoi clienti. Oltre a chi non può più permettersi terapie e medicine, oltre le carenze di approvvigionamento e distribuzione e i tagli selvaggi alla sanità, sussiste l’obbligo di fornire i farmaci antitumorali soltanto a pochi pazienti. La legge prescrive che la fornitura sia legata all’aspettativa presunta di vita, che viene direttamente indicata sulla ricetta. Insomma, i greci devono morire, per di più soffrendo senza cure, affinché le istituzioni finanziarie si riprendano i soldi che avevano improvvidamente prestato.

La verità è che la Troika non si ritira dalla Grecia. Ha infatti imposto ulteriori politiche di austerità e tagli, che troveranno ubbidienti esecutori nel prossimo governo. Tsipras perderà le elezioni, ma nulla cambierà, giacché gli succederà Nuova Democrazia: la destra e la sinistra che hanno distrutto la Grecia si danno il cambio.

Fonte: http://www.ilpensieroforte.it/europa/968-grecia-l-operazione-e-fallita-il-paziente-e-morto

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Fri, 06 Jul 2018 07:48:40 +0000
Ma questa ministra Trenta per chi lavora? Ricorda la storia dei Trenta Denari… http://coscienzeinrete.net/politica/item/3215-ma-questa-ministra-trenta-per-chi-lavora-ricorda-la-storia-dei-trenta-denari http://coscienzeinrete.net/politica/item/3215-ma-questa-ministra-trenta-per-chi-lavora-ricorda-la-storia-dei-trenta-denari

trentaCerto noi speriamo che questa Signora lavori, e bene, per noi tutti. Ma una vicenda di questi giorni fa sorgere seri e fondati dubbi.

Il Ministro della Difesa pentastellato Trenta ha dichiarato delle cose veramente “oscene” in America sulla conferma degli F-35 e sull'aumento enorme delle spese militari, ed è stata poi costretta a fare una parziale frenata in Italia. Ma a ben guardare solo parziale, ed anche debolissima.

Ricordiamo che la Trenta viene dai corsi e dall'insegnamento in una strana università, la Link University… un vero incrocio di influenze gesuite ed atlantiste, presieduta dal vecchio democristiano Enzo Scotti… , ed ha poi fatto una bella carriera tra Difesa ed affari connessi alla Difesa. “Strana” come pentastellata…

In una intervista alla rivista militare USA Defense News (clicca per il link), la ministra Trenta aveva affermato: “ E’ un programma (quello degli F-35) che abbiamo ereditato ed abbiamo molti problemi da risolvere; ecco perché valuteremo il programma considerando i benefici tecnologici per l’interesse nazionale… Quello che vorrei fare è alleggerire il carico dato che abbiamo altri impegni di spesa (militari) in Europa. Cercheremo di allungare i tempi delle consegne invece di tagliare gli ordini. Il che ridurrà gli effetti negativi e le penalità”.

Certo una bella virata di 180 gradi rispetto ai proclami di anni dei M5S sul taglio netto degli F-35, per usare quei soldi in spese sociali per i cittadini. I soldi, se si risparmieranno, ma non è detto, finiranno ancora in spese militari.

 

(continua a leggere in basso)

 

Ed ecco che alla ministra deve essere arrivata dai vertici pentastellati una tirata di orecchie fortissima perchè quello che ha detto in America, riportato dai "nemici" dell'Huffington Post, è dal punto di vista comunicativo un pugno nello stomaco della base pentastellata e di tanti che hanno votato per il M5S. Cosicché rapidamente la ministra si presenta alla trasmissione Omnibus di La7 per dire: “Non compreremo più altri F-35”… ma poi stranamente ribadire che bisogna vedere se conviene farlo. (vedi l’intervista a questo link ), che si cercherà di allungare i tempi (di cosa, se non delle future consegne di aerei? ) e confermare che comunque se si risparmiassero dei soldi andrebbero in progetti militari Europei.

Quindi non andrebbero a spese sociali o a migliorare il tenore di vita delle persone !

In effetti il vero problema degli F-35 non erano gli aerei in sé, ma l’enorme spesa che questi comportavano. Se ora si dice che la ministra vuole levare (forse) soldi dagli aerei per metterli in altri programmi militari, il problema rimane lo stesso: una grande fregatura per gli italiani.

Ma non basta: la ministra Trenta si è ben guardata dallo smentire ( e la giornalista non glielo ha chiesto) una cosa ben peggiore degli F-35. A dir poco scandalosa.

Sempre alla rivista americana aveva dichiarato di aver assicurato personalmente a Bolton (l’NSC, il Kissinger dell’amministrazione Trump) che il suo governo vuole raggiungere nei prossimi anni una spesa militare pari al 2% del PIL.

Vale a dire passare dagli attuali già elevatissimi 23 miliardi l'anno (che comprendono gli F-35) a ben 39 miliardi di euro!!! Il più grande aumento di spese militari della storia della repubblica...

Al confronto lo scandalo degli F-35 impallidisce… Ma su questo, tra le smentite della Trenta non c’è traccia.

Un vero scandalo…. Vergogna.

A chi verranno sottratti quei soldi visto che il PIL non accenna ad aumentare? A quali spese sociali, sanitarie, pensionistiche, scolastiche, culturali, di salvaguarduia del territorio… verranno sottratti soldi per comprare armi e fare missioni militari di “pace” all’estero?

E Di Battista, e Fico che dicono? Qui si vedrà se sono veri o finti.

E la base pentastellata dorme infinocchiata da questi nuovi gattopardi?

Speriamo e contiamo su un loro risveglio prima che sia troppo tardi.

 

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carotenutoteam@iol.it (Fausto Carotenuto) Politica Sun, 08 Jul 2018 09:46:34 +0000
Parla Foa: “Legge sul copyright Ue? Neanche i gattini potremo pubblicare. Due i rischi” http://coscienzeinrete.net/politica/item/3206-parla-foa-legge-sul-copyright-ue-neanche-i-gattini-potremo-pubblicare-due-i-rischi http://coscienzeinrete.net/politica/item/3206-parla-foa-legge-sul-copyright-ue-neanche-i-gattini-potremo-pubblicare-due-i-rischi

E’ scontro sulla nuova legge europea sul diritto d’autore che, a detta degli operatori della rete, introdurrebbe pesanti limitazioni alla libera circolazione delle notizie sul web. Due gli articoli incriminati,  l’11 e il 13. L’articolo 11 (cosiddetta link tax) costringerà chiunque utilizzi snippet di contenuti giornalistici online ad ottenere una licenza dall’editore. L’articolo 13 obbliga invece le piattaforme digitali a filtrare i contenuti pubblicati dagli utenti. In Italia sul video blog dell’esperto di comunicazione Claudio Messora  ByoBlu. è stata lanciata una petizione ai parlamentari europei affinché blocchino il testo di legge licenziato dalla Commissione giuridica del Parlamento Ue, evidenziando i rischi che l’entrata in vigore della legge produrrebbe sulla libera informazione. In tanti hanno risposto all’appello di Messora, ad iniziare dal giornalista e scrittore Marcello Foa intervistato da Lo Speciale.

Foà


Perché questa legge è così pericolosa?

“Fondamentalmente i rischi sono due. Il primo è quello di scoraggiare il passaggio dei link, dal momento che questa legge vieta di citare anche poche righe estrapolate da un articolo di altri che correttamente poi si linka. Faccio un esempio. Lei non potrà più riprendere un mio articolo, specificando nelle prime righe che è stato tratto dal mio blog e allegando subito dopo il relativo link, perché di fatto violerà la normativa. La cosa più grave però è un’altra”.

Ossia?

“Il fatto che le piattaforme saranno responsabili delle violazioni del diritto d’autore da parte degli utenti. Sarà molto difficile utilizzare immagini, perché scatteranno le regole per la tutela del copyright. Ora capisce bene che le varie piattaforme, ad iniziare da Google e Facebook, per non incorrere nelle sanzioni previste, saranno obbligate a comportarsi molto scrupolosamente e in maniera restrittiva. Questo significa che di fronte ad ogni minimo rischio, si sceglierà la strada più facile, quella cioè di bloccare la pubblicazione dei contenuti. In questo modo sarà scoraggiata la libera circolazione di idee e post, a meno che non si tratti di opinioni scritte dal singolo utente o di foto proprie. Di questo passo non potremo più pubblicare le foto dei gattini, a meno che non siano nostri, altrimenti rischiamo di violare il copyright del proprietario degli animali”.

Le conseguenze più pericolose quali saranno?

“Bloccare l’attività di tutti quei soggetti che fanno libera informazione e che sul web hanno necessità di recuperare materiale giornalistico o fotografico. Queste persone di fatto vedranno drasticamente limitata, per non dire oscurata, la propria libertà d’azione”. 

C’è chi paventa il concreto rischio di legalizzare la censura? E’ così?

“Questo provvedimento deve essere inquadrato in un contesto più ampio. Già da parecchi mesi il cosiddetto establishment, sia europeo che internazionale, sta rivedendo il giudizio su internet e i social media. Fino a quando questi erano considerati strumenti utili a rafforzare una certa parte politica, vedi Obama, tutto andava bene, ma nel momento in cui si sono rivelati volani di idee controcorrenti che hanno portato al successo della Brexit o alla vittoria delle forze cosiddette populiste in Italia e nel resto d’Europa, allora la rete è diventata improvvisamente il principale nemico. Già da tempo hanno avviato la polemica sulle fake news proprio con l’obiettivo di introdurre una forma di censura mascherata dall’esigenza di assicurare la presunta veridicità delle notizie. La nuova legge sul copyright è parte secondo molti di questa strategia”.

C’è addirittura chi ritiene che con le nuove regole diventerà impossibile anche fare satira in rete. Esiste questo rischio?

“Se per fare satira prende una foto dal mio profilo io potrei farle causa. Questa è un’assurdità. Se io voglio denunciare la cattiva informazione che c’è sulla Siria o sull’Ucraina non posso più nemmeno andare a ricercare le foto che possono meglio rafforzare le mie opinioni e che oggi su Google sono per la maggior parte libere. Tutto questo non sarà più possibile perché la nostra pagina potrebbe essere bloccata e ci potrebbero essere richiesti dei congrui risarcimenti. Quando la gente si renderà conto dei rischi che corre, inevitabilmente sarà costretta a limitare la propria libertà. A rimetterci sarà, tanto per cambiare, quella controinformazione che io ritengo invece molto positiva”.

Stando così le cose, forze politiche come Lega ed M5S dovrebbero fermare questa legge. Lo faranno?

“Questo non lo so sinceramente, anche perché non ho contatti diretti con i parlamentari europei e non sono impegnato in prima linea su questo fronte. E’ ovvio che i partiti antisistema cosiddetti populisti dovrebbero avere tutto l’interesse a bloccare il provvedimento, così come quelli moderati, popolari e socialisti, al contrario hanno quello di farlo passare. Soltanto così infatti avranno l’opportunità di imbrigliare la libertà di espressione e di opinione, non censurandola definitivamente ma limitandone gli effetti, controllandola come avveniva prima dell’avvento di internet. L’establishment sta perdendo potere ed influenza sulla società e quindi deve trovare la maniera di limitare il più possibile l’impatto che la libera circolazione delle notizie sul web produce nella formazione dell’opinione pubblica e del consenso”.

Quindi il messaggio finale quale può essere?

“Ho subito sostenuto la petizione di Claudio Messora per raccogliere firme sui social e fare pressing sul Parlamento Ue affinché non dia seguito a quanto già deciso dalla Commissione competente. Se questa riforma sarà approvata, ci saranno centinaia di persone pronte a ribellarsi. Speriamo questo porti il maggior numero di europarlamentari a votare secondo coscienza e non seguendo le direttive di partito”.

Articolo di Americo Mascarucci

Fonte: https://www.lospecialegiornale.it/2018/06/26/parla-foa-legge-sul-copyright-ue-neanche-i-gattini-potremo-pubblicare-due-i-rischi/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Fri, 29 Jun 2018 08:54:09 +0000
LA DANZA MACABRA DEI VACCINI CONTINUA ANCHE CON LA NUOVA MINISTRA DELLA SALUTE http://coscienzeinrete.net/politica/item/3202-la-danza-macabra-dei-vaccini-continua-anche-con-la-nuova-ministra-della-salute http://coscienzeinrete.net/politica/item/3202-la-danza-macabra-dei-vaccini-continua-anche-con-la-nuova-ministra-della-salute

MINISTRESALUTEAppena si siedono sulla poltrona di Ministro della Salute lo spirito di Big Pharma si impossessa di loro… e dicono le stesse cose.

Colpite da possessione vaccinistica.

La Ministra Lorenzin ripeteva a sfinimento il mantra “Lo dice la Scienza…”. Ed ora la Ministra Grillo, dopo le esternazioni di Salvini critiche nei confronti dei dieci vaccini e della loro salubrità, replica prontamente tornando sul mantra lorenziniano dicendo : “La Scienza non la fa la Politica…”

Certo avrebbero ragione tutte e due, se la Scienza delle istituzioni scientifiche nazionali e mondiali fosse vera Scienza. Il problema è che è abbondantemente nelle mani della Industria farmaceutica e di forze anticoscienza. Perché in tema di vaccini deve avere ragione Burioni e non Miedico o Montanari? Sono scienziati anche questi ultimi.

E allora un Salvini alla ricerca di voti ha facile gioco nel dire la cosa giusta – vox clamantis in deserto – perché tanto il Ministero della Salute non ce l’ha lui… e poi ci sono gli alleati di cui tenere conto…

Un ministro della Salute veramente nuovo ed interessato alla salute dei cittadini dovrebbe avere il coraggio di istituire un gruppo di studio indipendente che conduca una indagine seria per arrivare a conclusioni certe.

E invece il massimo che vuole fare questa ministra ed anche Di Maio è rivedere – vedremo come – il tema dell’obbligatorietà. Certo una gran cosa se ci riescono, rispetto al nazista decreto Lorenzin.

Ma il tema centrale non cambierebbe: milioni di bambini, figli di genitori che non si informano a sufficienza, rimarrebbero esposti a prodotti che molti scienziati definiscono tossici e che continueranno a venire inoculati da un sistema compiacente verso Big Pharma e verso i poteri anticoscienza.

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carotenutoteam@iol.it (Fausto Carotenuto) Politica Sat, 23 Jun 2018 06:02:44 +0000
Steve Bannon: "la capitale è il centro del mondo" - cosa significa? http://coscienzeinrete.net/politica/item/3191-steve-bannon-la-capitale-e-il-centro-del-mondo http://coscienzeinrete.net/politica/item/3191-steve-bannon-la-capitale-e-il-centro-del-mondo

Steve BannonIn questi giorni si parla molto di Steve Bannon e del suo ruolo nelle negoziazioni che hanno portato alla formazione del governo Lega-5Stelle. Il super-consulente di Trump, nonchè ex membro del CDA di Cambridge Analytica, poi apparentemente caduto in disgrazia, non solo ha proclamato che l'accordo Lega-M5S è nato su suo suggerimento, ma ha spiegato chiaramente i perchè. Ovviamente, a chi ha orecchie per intendere.

Ma chi è questa eminenza grigia, che fino a due anni fa non conosceva nessuno, e che è dietro l'ascesa del presidente USA? Per chi ci segue da tempo, è uno scherzo capirlo. Basta guardare la sua "provenienza": Georgetown University, l'importante università gesuita di Washington, dove si forma l'elite gesuitica statunitense che stranamente finisce sempre per dettare le politiche di tutti i presidenti USA da almeno 50 anni. E' quella infatti la "casa" che ha formato Kissinger, Brzezinski, e migliaia di altre eminenze grigie minori, i gradini visibili del potentato del così detto Papa nero. Una casa che non fa distinzioni religiose, o di credo politico. Infatti la sua specialità è infilare i propri membri in tutte le organizzazioni che contano, dalla famosa e sopravvalutata lobby ebraica, agli altri ordini e potentati, come Opus Dei e Massonerie varie, giù fino ai partiti, indifferentemente di finta destra o finta sinistra, o estremisti. Tutti specchietti: quello che conta è che ci sia sempre qualcuno dei loro a prendere le decisioni e/o a dare i consigli "giusti" al momento giusto. L'educazione di Bannon prosegue ad Harvard, l'università "Ivy League" dove molti dei futuri "movers and shakers" dell'establishment americano (e non) trovano, oltre alla cultura, i "fratelli" che li guideranno e accompagneranno nel loro percorso.

D'altronde lo schema è chiaro e ripetuto in tutto il mondo, dove conta: ad esempio Georgetown ha aperto una branca qualche anno fa in Qatar, stato creato e gestito dalla massoneria inglese. Li si formano i dirigenti del golfo del petrolio, i cui proventi vengono in parte utilizzati per aizzare il divide et impera, come ad esempio sovvenzionare l'islamismo radicale di stampo wahabita, cosucce tipo l'isis.

In Italia non abbiamo bisogno di Georgetown, d'altronde qui abbiamo quello che si dice il "real deal", non abbiamo certo bisogno d'importare professori del circuito gesuita. Al limite li esportiamo. Per esempio a Malta, dove uno strano elemento della prima repubblica va a chiedere se gli fanno aprire una branca dell'università di Malta a Roma. Branca che poi diventa università che da subito attrae e forgia i funzionari d'elite della difesa italiana. Gente che non conosceva nessuno fino a ieri, e tutto a un tratto te li ritrovi, che so, ministro della difesa. Chissà poi perchè l'hanno chiamata "link": collegamento.  Certo, un collegamento fondamentale che viene in mente è quello tra i Cavalieri di Malta e i gestori dell'isola: gli inglesi.

Ma tornando a Bannon, è chiaro che in questo momento, evidentemente, i consigli giusti li dà lui. Per lo meno ad un lato della scacchiera politica. Un perfetto prototipo dell'agente gesuito-massone.

Non deve quindi stupire che uno come lui, apparentemente lontano da personaggi che più visibilmente rappresentano l'espressione del potere dominante, sia stato in grado non solo di influenzare il così detto fronte populista, ma anche e soprattutto di farlo mandare giù a chi sembrava opporsi. 

Ma "aspetta", dirà allora il lettore attento, "l'espressione dei gesuito-massoni non erano i vari Monti, Letta, Draghi, Mattarella, Renzi? E se si, perchè appoggiano il fronte contrario? Non ha senso!"

E superficialmente è così. Ma quando si analizza l'operato di strutture che funzionano sulla base del "divide et impera" e de "il fine giustifica i mezzi" occorre sempre tenere a mente:

a) Il fine ultimo perseguito dalla struttura, e

b) Che il "divide", per funzionare veramente, va applicato a 360°, ovvero anche e soprattutto ai membri stessi della struttura.

Ricordiamoci allora qual è il "fine": rallentare o impedire lo sviluppo delle coscienze individuali. Questo fine è generalmente noto solo ai gradini più alti della struttura. Gli altri operano nell'ignoranza dello scopo, così che possano essere puntati contro qualsiasi bersaglio  in qualsiasi momento, con la scusa appropriata, e così che possano essere sempre tenuti sulla corda dalla competizione interna.

Cosa ha a che vedere questo con il supporto a Lega e 5S?

Come appunto dichiara serenamente Bannon: «Siete i primi a poter davvero rompere il paradigma sinistra-destra - avrebbe detto ai suoi interlocutori, come racconta al Nyt -. Potete mostrare che il populismo è il nuovo principio organizzatore». Lo stratega americano si dice convinto, tra le altre cose, che «altri Paesi europei seguiranno l'esempio dell'Italia» (fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/stratega-trump-rivela-lega-m5s-li-ho-sposati-io-1535622.html)

Dunque, finalmente qualcuno si sbilancia e dichiara apertamente che QUI e ORA si sta attuando il cambio di paradigma di cui parliamo da anni su queste pagine. Destra e Sinistra, il paradigma con il quale ci hanno preso in giro per secoli, non regge più, specialmente all'ombra dell'accentramento che deve essere portato avanti: ormai la maggior parte delle persone si sono rese conto che le differenze tra i vecchi schieramenti destra-sinistra sono diventate puramente cosmetiche dato che le decisioni importanti hanno un indirizzo solo: quello "neoliberista" delle politiche imposte da Bruxelles. Quindi il paradigma utile, quello con cui possono continuare a prenderci in giro per almeno qualche decina d'anni è quello Populisti Vs. Europeisti. E basta aprire il vostro social preferito per vedere che in realtà, a parte qualche vecchio "aficionado" alla bandierina rossa o nera, gli irriducibili incapaci di uscire dalla sicurezza e comodità del comodo vecchio schema a cui sono abituati, gli schieramenti di consenso reali ruotano intorno a "Europa si, Europa no". In varie salse.

La preparazione ed il miscuglio di queste salse è e sarà lo sport di chi ci vorrà menare per il naso nei prossimi anni, se non decenni.

Ed è per questo che Bannon, allievo di Georgetown, viene qui a criticare un allievo del gesuita Padre Bartolomeo Sorge, come il nostro Presidente, che a sua volta fa finta di ostacolare la nascita di un governo populista, che poi alla fine NON ostacola.

Ecco invece un'altra dichiarazione di Bannon riportata dal televideo. Una dichiarazione più unica che rara, che non si riesce a capire se gli sia sfuggita nella foga, o l'abbia fatta di proposito:

Bannon Capitale

Analizziamola:

"Questa UE è finita" - questo non è che reiterare che il paradigma è cambiato definitivamente. E' l'annuncio urbi et orbi, fatto da un allievo dei gesuiti, che la modalità di conduzione della UE (gestita dallo stesso potere nelle persone di Draghi, Monti, Barroso, Van Rompuy, ecc) , per continuare ad andare avanti realmente, deve cambiare: deve smettere di essere vista come un monoblocco burocratese imposto dall'alto, ma deve essere vista come luogo d'incontro democratico, con forze che scendono a patti. Enfasi su "ESSERE VISTA".

Ma non è questa l'informazione più golosa.

E' questa: "La capitale è il centro del mondo".

Questo, per i più, è veramente incredibile. Verrà infatti presa per piaggeria: il potentone straniero che viene qui a darci il contentino e a dire che contiamo qualcosa. Ma non dicono mai queste parole, quando lo fanno.  Quando è piaggeria dicono "L'Italia è un partner importante". Qui Bannon non parla di Italia. Parla di Roma, ma non di quella della Raggi, tanto per intenderci. Manda un messaggio ben preciso a chi ha orecchie per intendere: "sto qui a fare il lavoro di chi comanda davvero".

"Ho dato consigli che sono stati ascoltati". Non ha bisogno di spiegazioni: ha fatto il mestiere suo, quello per cui l'hanno preparato a Georgetown.

Il resto è una reiterazione del primo punto.

Ma perchè fare tutta questa manfrina?

Perchè il modo in cui hanno portato avanti la creazione del Super Stato Europeo fin ora sta cominciando a creare più problemi di quanti ne risolva, a chi comanda. Il dissenso ha numeri talmente importanti, che DEVE essere controllato e manovrato. Ma ciò è comunque un bene per le persone: il confronto populisti-europeisti dovrà per forza di cose far cadere qualche briciola di libertà in più. Quasi certamente la maggior parte delle concessioni saranno cosmetiche, libertà secondarie per lo più. Ma opportunità da cogliere. 

Come disse Steiner, "l'Italia traccia le strade": è proprio qui, proprio in questi giorni che stiamo assistendo al varo concreto di un progetto in preparazione da anni. Finalmente il cambio di paradigma diventa reale: ora c'è un governo "populista" in uno dei paesi fondatori della UE, suggerito da un gesuita-massone, che da oggi è sia spauracchio e controparte di un governo europeo dominato dai gesuito-massoni, sia fonte d'ispirazione per altri grandi paesi. Affinchè il fronte si allarghi, e l'opinione pubblica continentale possa nuovamente essere divisa in due schieramenti che potranno essere menati per il naso con argomenti e mosse simili a quelle usate il secolo scorso quando la divisione era destra/sinistra.

 

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Mon, 04 Jun 2018 14:02:13 +0000
IL "GOLPE STUPIDO" DI MATTARELLA E LA DANZA MACABRA http://coscienzeinrete.net/politica/item/3187-il-golpe-stupido-di-mattarella-e-la-danza-macabra http://coscienzeinrete.net/politica/item/3187-il-golpe-stupido-di-mattarella-e-la-danza-macabra

CIR Golpe StupidoL'uscita di Mattarella che blocca il governo di chi ha vinto le elezioni, viene motivata ufficialmente con l'intenzione di impedire i danni finanziari prodotti dai "populisti sovranisti", e di favorire gli interessi dei poteri finanziari ed europeisti dei quali lo stesso Presidente appare come un' evidente espressione.
Ma molti osservatori notano questa mattina giustamente che questa mossa ha una sola certa conseguenza: rafforza nell'opinione pubblica le posizioni proprio di quelli che sembrava voler bloccare. E potrebbe spingerli verso un successo elettorale ancora maggiore, scompigliando ed indebolendo ancora di più i partiti tradizionali filo-sistema.
È stupido il Presidente?   
Certamente no: è un uomo del sistema che fa bene gli interessi del sistema. Proprio per questo motivo lo hanno messo a fare il Presidente.
Ma allora che interesse ha il sistema trasnazionale oscuro e anticoscienza nell'ordinare una tale mossa apparentemente controproducente?
Vediamo...

Un Presidente della Repubblica nomina i Ministri su proposta del Presidente del Consiglio incaricato, ma non può alterare o condizionare la linea politica emersa dal voto. Bloccare la nascita di un governo che esprime la volontá popolare, giusta o sbagliata che sia, e farlo per di più nel nome di quello che poteri forti trasnazionali, finanziari e politici, vogliono continuare a imporre ai cittadini italiani, appare ora a tantissimi italiani come un vero e proprio tradimento del popolo che rappresenta. Un vero e proprio golpe.
La figura e le idee di Savona, proposto come ministro dell'economia e bloccato dal Quirinale,  corrispondono perfettamente a quanto Lega e 5stelle hanno messo nel loro contratto.

Corrispondono alla linea politica che questo governo era legittimato a portare avanti. Anzi, si può tranquillamente affermare che quel contratto è molto più moderato di quello che la maggioranza degli italiani aveva deciso di votare.  In effetti occorre ricordare, proprio in mezzo a questa voluta esasperazione dei toni, che la maggioranza ha votato per i giallo-verdi perché quei partiti avevano promesso azioni forti nei confronti dell'Euro e dell'Unione Europea ben più dure di quelle poi manifestate nel processo di formazione del governo.

Il "contratto" elaborato da leghisti e grillini si era in effetti ridotto ad una enorme frenata su questi temi: e questo giá era un chiarissimo e sospetto mezzo tradimento dei voti che erano stati raccolti dagli italiani promettendo loro ben altro.
 A questo si aggiunge ora, con la mossa di Mattarella, un tradimento completo e totale.

Ma in qualche modo proprio la evidente "cattiveria" del gesto di questo antipatico Presidente fa in modo che gli italiani si sentano traditi da lui, invece che da chi avevano votato e che si accingeva a fare cose ben diverse dalle aspettative. I malumori di parte del movimento grillino per il tradimento dei programmi si sciolgono come neve al sole "distratti" dal protervo attacco della finanza internazionale attraverso Mattarella.

Nello scontro verbale che sta partendo da ieri, la gente avrá difficoltá a ricordare che giá con certe proposte di ministri e con abbondanti modifiche dei programmi,  il cosiddetto "governo del cambiamento" si accingeva a cambiare nei fatti poco e niente. E certamente non avrebbe disturbato la grande finanza, la Nato, i veri poteri mondialisti, l'Euro, Big Pharma, le vaccinazioni  le multinazionali, le guerre, la chimica ed i campi elettromagnetici ovunque, la deriva culturale, ecc... Avrebbe fatto il minimo indispensabile di riforme positive per compiacere i propri elettori, ma senza certamente intaccare i grandi interessi strategici dei poteri forti dai quali lega e 5 stelle sono stati creati anni fa per cavalcare, incanalare e controllare il crescente dissenso della gente arrabbiata o in risveglio.

Ma allora quale è il fine di questa intricata manovra? Di questo complesso gioco di specchi?

Difficile dire quali saranno i prossimi passi, perché i passi fanno parte di strategie e tattiche che conoscono solo i poteri oscuri che certe manovre fanno. E quindi vedremo.
Ma giá si intravedono delle linee, delle direttrici di fondo.
La mossa presidenziale - facilitata dalla "strana" impuntatura di Salvini sul solo Savona (potevano metterci un fantoccio affiancato da Savona, se proprio volevano, ndr) - parte ovviamente da un ordine superiore, e non è detto che lo stesso Mattarella conosca tutte le implicazioni. Così come non le sanno nemmeno Di Maio o Salvini...veri e propri burattini di un gioco compiuto dietro le quinte da poteri enormemente più  forti.

Di certo il risultato è quello di rafforzare il consenso politico di Lega e Cinque Stelle tra i cittadini di fronte al manifesto abominio compiuto dai poteri forti attraverso Mattarella.
Tanto che é giá partita in tromba una facilissima campagna elettorale di fuoco organizzata per rafforzare ulteriormente la tifoseria dei partiti del dissenso, consolidandone l'immagine antisistema al di lá di quelle che poi certamente saranno le enormi frenate prosistema una volta andati al governo.


Il teatrino drammatico serve in effetti a rafforzare nella gente in risveglio la fiducia in questi partiti come "salvatori della patria,  e quindi a rafforzare la loro possibilitá successiva di prendere in giro i propri elettori, dando delle briciole alla gente per poter continuare a mantenere in piedi ed ulteriormente rafforzare il sistema vero dei poteri forti mondiali.
Avvalendosi proprio del supporto di una tifoseria ancora più addormentata  dalla rabbia prodotta dalle cattiverie di Mattarella, della Merkel, dei ministri europei, dai commenti velenosi del Financial Times e dalle solite minacce delle agenzie di rating. E dall'altra imbambolata e fanatizzata dalla chiamata alle armi, dai toni guerreschi e dalle promesse mirabolanti dei giallo-verdi.
Nel frattempo, nei prossimi mesi gente del tipo Cottarelli, uomo del criminogeno Fondo Monetario Internazionale, potrebbe guidare un governo senza maggioranza ma comunque capace  - con l'appoggio del Quirinale - di compiere ulteriori nefandezze in nome di nuove emergenze prodotte ad arte contro di noi a livello internazionale.
Mentre il consenso ai giallo-verdi, creati dagli stessi poteri per incanalare e silenziare il vero dissenso delle coscienze, crescerebbe comunque in quanto gli italiani attribuiranno tutti i problemi dei prossimi mesi, perfino il caldo, la pioggia o le macchie solari, al fatto che é stato bloccato dai cattivi il governo del cambiamento. Il governo "buono" dei miracoli che comunque non avrebbe fatto. Tranne qualche briciola da distribuire veramente agli italiani per farli stare zitti e continuare a illuderli.

Quale è allora in effetti il fine di tutta questa manovra?
Smontare una opposizione vera al sistema, che - al di lá di Lega eM5S - è comunque veramente sentita nella maggioranza degli Italiani, e legarla sempre di più a questi fidati partiti eterodiretti. Attraverso un teatrino tutto verbale fatto di posizioni di contrapposizione strumentale, capaci di assorbire e incanalare il malcontento riducendolo a tifoseria accesa. In favore di volti nuovi ma appartenenti ai soliti vecchi ambienti, e che mai nei fatti intaccheranno veramente i grandi interessi dei poteri forti anticoscienza.
Lo scontro tra sovranisti e mattarelliani europeisti non é altro che il gattopardesco gioco delle parti fatto per non cambiare le cose. Lo dimostra il fatto che quando poi questi finti sovranisti si avvicinano veramente al potere annacquano i loro programmi in modo incredibile. E infarciscono le loro proposte di ministri con personaggi solo apparentemente nuovi, ma sempre comunque appartenenti al vecchio circuito di potere.
Come Savona, uomo di Confindustria, del sistema bancario internazionale, ministro dell'orrido e nefasto governo Ciampi, da sempre splendidamente inserito nei circuiti internazionali oscuri. O come i finti nuovi professori "scoperti" dal cinque stelle, provenienti da universitá ed ambienti di stampo tra il piduista ed il gesuitico-massonico.
Insomma un gran chiasso, perché la gente che si sta risvegliando, che è sempre di più, non si organizzi autonomamente in partiti e movimenti veramente liberi, ma venga presa dal tifo per una finta lotta di potere tra falsi buoni e veri cattivi.
Quelli che sembrano "buoni" lo sono veramente? Sono dalla parte del popolo, delle coscienze, o servono solo ad imbambolarci in un teatrino fasullo di accese tifoserie?
Questi giorni dopo le elezioni lo hanno dimostrato. Questo schema di danza macabra sulla pelle degli italiani è stato ora rafforzato non casualmente da un uomo del potere come Mattarella.
Cosa fare, subire? No, attivarsi, ma non nella direzione della delega a false scelte che alla fine derivano sempre dagli stessi poteri schiavizzanti.
Non farsi prendere in giro, mantenersi interiormente liberi, non fidarsi di chi promette e non mantiene veramente. Non delegare a chi non si conosce, non fidarsi dei media. Non rinunciare ai propri ideali ed alla propria voglia di bene, ed organizzarsi per interagire orizzontalmente e positivamente con i nostri territori e le comunitá locali. Lá dove possiamo operare con la nostra voglia di bene e controllare direttamente con la nostra coscienza. Dal basso, nell'orizzontale, sorgerá la societá etica ed amorosa del futuro. Non da questi fantasmi, spettri del potere. Dalla nostra coscenza direttamente operativa il futuro luminoso della societá umana, non dalla fiducia e dalla delega al Gatto ed alla Volpe, che fanno da sempre gli amici - cambiando maschere - solo per rubarci l'anima.

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carotenutoteam@iol.it (Fausto Carotenuto) Politica Mon, 28 May 2018 11:11:00 +0000
L'attacco all'acqua italiana http://coscienzeinrete.net/politica/item/3185-l-attacco-all-acqua-italiana http://coscienzeinrete.net/politica/item/3185-l-attacco-all-acqua-italiana

Acqua Multinazionali1Ci hanno fatto fare il referendum. Abbiamo scelto l'acqua pubblica praticamente all'unanimità. Dopo sette anni la situazione è addirittura peggiorata, con due società straniere in procinto di accaparrarsi tutta l'acqua del centro-sud. Ne abbiamo parlato con l' Avv. Maurizio Montalto, presidente dell'Istituto Italiano Studi per le Politiche Ambientali, nonchè autore di "La rapina perfetta - L'attacco delle multinazionali alle fonti d'acqua italiane". 

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Qui il link per leggere e/o scaricare il libro dell'Avv. Montalto.

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Fri, 18 May 2018 08:49:29 +0000