Politica http://www.coscienzeinrete.net Thu, 22 Feb 2018 01:05:20 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Fanno uno scoop sugli illeciti nello smaltimento di rifiuti in Campania, ma la procura li indaga. http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3142-fanno-uno-scoop-sugli-illeciti-nello-smaltimento-di-rifiuti-in-campania-ma-la-procura-li-indaga http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3142-fanno-uno-scoop-sugli-illeciti-nello-smaltimento-di-rifiuti-in-campania-ma-la-procura-li-indaga

Fanpage.it scrive un’inchiesta su politica e affare rifiuti a Napoli che scatena la procura di Napoli. Sette gli indagati per ora:  il consigliere regionale e candidato alla Camera per Fratelli d’Italia Luciano Passariello, il suo fedelissimo Agostino Chiatto, il consigliere delegato della Sma Campania Lorenzo Di Domenico, il commercialista Carmine Damiano e gli imprenditori Nunzio Perrella, Rosario Esposito e Antonio Infantino. Tra loro c’è anche il secondogenito del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Fanpage

Tra gli indagati però finisce anche Francesco Piccinini, direttore di Fanpage.it e Sacha Biazzo, videoreporter autore dell’inchiesta con l’accusa di induzione alla corruzione.

“Tutto questo è assurdo, abbiamo messo a repentaglio la nostra incolumità per questa inchiesta e ora ci ritroviamo indagati”, dichiara il direttore del quotidiano edito da Ciaopeople. “Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti. Noi – sottolinea il direttore di Fanpage.it in un colloquio con l’agenzia di stampa Adnkronos – abbiamo fatto questo nell’ambito di un’inchiesta giornalistica. È chiaro che non abbiamo smaltito rifiuti né preso soldi”.

Fanpage1

La protesta di Fnsi

Napoli, perquisita la redazione di Fanpage. Fnsi e Sugc al fianco dei colleghi «Mettere i giornalisti sotto inchiesta e perquisire una redazione non possono essere considerati ‘un atto dovuto’, soprattutto perché sono in gioco la libertà di informare e la tutela delle fonti dei cronisti, la cui segretezza non può essere messa in alcun modo a repentaglio», rileva il sindacato.
L’inchiesta pubblicata da fanpage.it
La redazione di Fanpage è stata perquisita e due giornalisti risultano indagati per corruzione e traffico di rifiuti. Questo perché i colleghi sono stati protagonisti di una inchiesta nella quale sono riusciti a documentare il traffico di rifiuti illeciti e i collegamenti tra camorra e politica grazie ai quali lo smaltimento delle sostanze tossiche avveniva senza alcun controllo provocando disastri ambientali.

«La Procura – spiegano in una nota Federazione nazionale della Stampa italiana e Sindacato unitario dei giornalisti Campaniaera – stata informata già dal direttore Francesco Piccinini di quanto era stato documentato. Mettere i giornalisti sotto inchiesta e perquisire una redazione non possono essere considerati ‘un atto dovuto’, soprattutto perché sono in gioco la libertà di informare e la tutela delle fonti dei cronisti, la cui segretezza non può essere messa in alcun modo a repentaglio».

Sindacato unitario dei giornalisti della Campania e Federazione nazionale della Stampa italiana «esprimono solidarietà ai colleghi, di cui difenderanno in ogni sede il diritto di fare il loro lavoro nell’interesse dei cittadini ad essere informati», concludono i rappresentanti dei giornalisti.

Fonte: http://www.primaonline.it/2018/02/16/266953/documentano-traffico-illecito-di-rifiuti-e-finiscono-indagati-direttore-e-giornalista-di-fanpage-fnsi-in-gioco-tutela-delle-fonti/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 21 Feb 2018 14:30:51 +0000
Big Pharma volle corrompere con 32 miliardi il nostro Ministro della Sanità, come al solito. Ma quella volta... http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3141-big-pharma-volle-corrompere-con-32-miliardi-il-nostro-ministro-della-sanita-come-al-solito-ma-quella-volta http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3141-big-pharma-volle-corrompere-con-32-miliardi-il-nostro-ministro-della-sanita-come-al-solito-ma-quella-volta

Tina AnselmiEra il 1979, ed intermediari di big pharma vollero corrompere con 32 miliardi di lire depositati in Svizzera un ministro della sanità italiano. Ma quel ministro non era come altri ministri e ministre: era l’eroica antipiduista Tina Anselmi. Che allora era in procinto di cancellare dal mercato migliaia di farmaci unitili o dannosi. Una commissione di scienziati ancora in maggioranza indipendenti aveva lavorato a lungo per stilare quella lista di farmaci da eliminare dai prontuari. Come mai più fecero commissioni successive, infarcite di corrotti. Lei disse di no ai corruttori e firmò comunque il provvedimento di cancellazione. E cosa accadde?

Subito dopo le fecero saltare in aria la macchina con il tritolo. Si salvò solo perché era tornata indietro a chiudere il gas di casa. Ma lei firmò comunque, e crearono enormi problemi a tutta la sua famiglia. E una bomba fu trovata pronta ad esplodere nel giardino della sorella, contigua alla sua. La Tina non era in casa perchè trattenuta all'ultimo momento da un impegno. Quando nel 1984 a Brescia Tina Anselmi raccontò l’episodio, tutti i venduti della politica di allora, invece di solidarizzare con lei, l’accusarono di tirare fuori certe cose per carrierismo. Chi c’era in prima fila? Un po’ tutti, ma i più acidi e malfamanti furono esponenti di destra e i radicali. I primi servi storici degli ambienti atlantisti piduisti, ed i secondi raffinato prodotto fintamente libertario di una precisa corrente massonica internazionale.

Lei firmò comunque quel provvedimento nonostante tutte le pressioni, comportandosi in modo diametralmente opposto ad altre recenti ministre della Sanità. E quindi come Presidente della commissione P2 scoperchiò il verminaio delle infiltrazioni americano-vaticane-massoniche nel tessuto dello Stato. Pagò con la totale emarginazione dalla politica nazionale… Lei che poteva essere una Presidente della Repubblica di garanzia vera per gli italiani. Non come quella serie di garanti dei poteri oscuri internazionali che abbiamo visto negli ultimi decenni.

Cosa avrebbe fatto oggi un Ministro della Sanità come Tina Anselmi rispetto alla offensiva di big pharma sui vaccini? Quello che ha fatto la Lorenzin?

Altre tempre, altre storie, altra etica… Big Pharma è sempre la stessa macchina perversa di corruzione, ma i Ministri della Sanità non sono come la Tina. Proprio no… Se lo fossero, non gli farebbero fare il Ministro.

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carotenutoteam@iol.it (Fausto Carotenuto) Politica Wed, 21 Feb 2018 07:05:09 +0000
Agrigento: scarcerati 21 boss mafiosi per “vizio di forma”. Timori per chi li ha denunciati http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3140-agrigento-scarcerati-21-boss-mafiosi-per-vizio-di-forma-timori-per-chi-li-ha-denunciati http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3140-agrigento-scarcerati-21-boss-mafiosi-per-vizio-di-forma-timori-per-chi-li-ha-denunciati

DIAVentuno dei 58 boss e faccendieri di Cosa Nostra arrestati il 22 gennaio sono stati scarcerati per un “vizio di forma”: si teme per le incolumità di chi li ha denunciati.

di Davide Falcioni

Ventuno dei 58 boss mafiosi ed estorsori della provincia di Agrigento arrestati il 22 gennaio scorso su ordine della Dda di Palermo sono stati scarcerati. A deciderlo il tribunale del Riesame, che ha annullato le ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari nonostante, per la prima volta, decine di vittime del racket abbiano confermato la richiesta di pizzo e un nuovo pentito, che al contrario dei mafiosi resta detenuto, abbia fatto i nomi di capimafia e gregari. Il tribunale del Riesame si è riservato 45 giorni per il deposito della motivazione dei provvedimenti. Prima di questo termine la Procura non potrà ricorrere in Cassazione, e per questa ragione restano liberi i presunti boss e i loro collaboratori di Cosa Nostra arrestati nel blitz più grande mai compiuto nell'Agrigentino.

Gli inquirenti si sono detti "preoccupati" per la situazione che si è venuta a creare, dal momento che decine di vittime del racket in questo caso hanno riferito ai magistrati di aver subito le estorsioni e rischiano persino di trovarsi faccia a faccia con gli aguzzini scarcerati. Paradossalmente resta invece dietro le sbarre Giuseppe Quaranta, ex capomafia di Favara che, dalla fine del mese scorso, ha iniziato a collaborare con i magistrati. L'indagato ha ammesso di avere rivestito un ruolo di vertice nel clan fino al 2013-2014, parlando di estorsioni e di traffico di stupefacenti e indicando i capimafia della provincia.

Tra gli scarcerati anche nomi importanti di Cosa Nostra agrigentina, tra cui i boss Raffaele Fragapane, Antonino Vizzì, Giuseppe Vella, Luigi Pullara e Giuseppe Blando. Le scarcerazioni potrebbero non essere concluse: proseguono infatti le udienze davanti al tribunale del Riesame. E se, come si sospetta, alla base degli annullamenti ci sarebbe un vizio di forma come il difetto di motivazione dell'ordinanza emessa dal gip, che non sarebbe sufficientemente argomentata, le porte del carcere potrebbero aprirsi per decine di altri detenuti.

Fonte: https://www.fanpage.it/agrigento-scarcerati-21-boss-mafiosi-per-vizio-di-forma-timori-per-chi-li-ha-denunciati/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 20 Feb 2018 12:07:51 +0000
La figuraccia della Meloni http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3134-la-figuraccia-della-meloni http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3134-la-figuraccia-della-meloni

CIR Meloni FiguracciaHa accusato il Museo Egizio di Torino di "discriminazione al contrario" per uno sconto sul biglietto ai cittadini di lingua araba. E poi, tramite il responsabile della comunicazione, ha minacciato che se andrà al governo ne licenzierà il direttore. Peccato che, però, non possa farlo.

di Piero Sevolta

Una delle serie di gag più famose di Corrado Guzzanti, periodo Ottavo Nano o giù di lì, è quella de ‘La Casa delle Libertà’. In un appartamento apparentemente normale, a un certo punto, a qualcuno viene un’idea sovversiva, come pisciare sul divano o abbattere un muro a mazzuolate per fare una nuova finestra sul salotto del vicino: e alla voce fuori campo che esclama ‘Ma questo non si può fare!’ il protagonista, impenitente, risponde ‘Ma certo che si può! Nella casa delle libertà!’, dopo di che parte un trenino sulle note del Discosamba e quindi lo slogan ‘Facciamo un po’ come cazzo ci pare’. La casa delle libertà, ovviamente, era una storpiatura del nome della coalizione che avrebbe portato al governo Berlusconi e il centrodestra unito per cinque lunghissimi anni, a cui le percentuali bulgare con le quali vinse le elezioni portarono un leggerissimo delirio di onnipotenza.

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E visto che le elezioni si avvicinano e i sondaggi più o meno sono concordi e già Giorgia Meloni sente il friccicorio della vittoria, ha iniziato a interiorizzare lo slogan di quella che era la copia in carta-carbone della sua coalizione e a fare ‘un po’ come cazzo gli pare’. Tipo promettere, tramite il responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, il licenziamento di un direttore di museo. Anche se, per ironia della sorte grazie a un provvedimento proprio della Casa della Libertà, non può. ‘Ma tutto questo Giorgia non lo saaa’ chiosa De Gregori, e le cose che non sa, come si può facilmente evincere dal video su Youtube del rendez vous tra la Meloni e Christian Greco (il suddetto direttore del Museo Egizio di Torino) che l’ha fatta infuriare, sono tante. Andiamo con ordine.

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Nello scorso dicembre il museo lancia la seconda edizione della campagna promozionale ‘Fortunato chi parla arabo’, con la quale offre ai circa 35.000 arabofoni residenti nella provincia di Torino la possibilità di acquistare due biglietti al prezzo di uno. Era già successo l’anno prima, e i motivi di quest’offerta risiedono sostanzialmente nel tentativo di riconciliazione della comunità nordafricana con il proprio patrimonio artistico, in un gesto che ha a che fare con l’apertura, con il ringraziamento e soprattutto con il riavvicinamento di cittadini di varie nazionalità con le proprie radici, sia in ottica prettamente culturale che in prospettiva anti-integralista. Una bella iniziativa, insomma.

Non per la destra militante, ovviamente, che vede nell’offerta una palese discriminazione degli italiani, ma soprattutto, e non si è capito bene perchè, della cristianità tutta. Ci arriviamo fra pochissimo, ma in sostanza dopo giorni di attacchi sui giornali, in tv e sui social da parte soprattutto di Lega e Fratelli d’Italia, a prendere il coraggio a due mani ci pensa Giorgia Meloni, che in occasione di una gitarella elettorale in quel di Torino punta dritta verso l’ingresso del Museo Egizio, intenzionata a dirne quattro al buonista e cristianofobo direttor Christian Greco.

Il problema è che Christian Greco scende e le risponde, annientando tutte le piccole certezze della povera Giorgia. All’accusa di discriminazione religiosa le fa notare che in Egitto ci sono milioni di copti, che sono cristiani ma parlano arabo. All’accusa di far propaganda con i soldi pubblici le comunica che il museo non prende un centesimo di contributi statali. All’accusa di escludere gli italiani dagli incentivi economici alla visita al museo le elenca tutte le altre promozioni in essere, per i giovani, le coppie a san Valentino, le famiglie con un figlio con meno di un anno, per i papà e le mamme nelle loro rispettive feste, persino per i possessori di biglietti Trenitalia. Al che ci si sarebbe aspettati la visita di un adirato Montezemolo, ma lui niente, scena muta.

La stessa scena che fa Giorgia, che tra le altre cose non sapeva che la collezione esposta non è patrimonio italiano ma appartiene a Il Cairo, e che quello di Torino è l’unico museo al mondo a cui non è stata fatta richiesta di restituzione. Un successo, insomma, anche supportato dai numeri, che negli ultimi 3 anni hanno addirittura subito un incremento del 500%. Una sconfitta, invece, per la povera Giorgia, che non potendo replicare come avrebbe voluto (e soprattutto dopo la figuraccia fatta grazie al video che ha fatto il giro di tutti i siti d’informazione del paese) ha deciso di rispondere nel più maturo e istituzionale dei modi: il pallone è mio e decido io. Ovvero, promettendo, tramite il responsabile della comunicazione Mollicone, di cacciare il direttore una volta che il suo partito sarà al governo, grazie a uno “spoil system automatico di tutti i ruoli di nomina del ministero della Cultura”. Peccato, Giorgia.

Peccato perchè Christian Greco è uno preparatissimo, uno che guadagnò la sua prima stagione di scavi a soli 21 anni, titolare fino ai 38 della cattedra di Archeologia Funeraria Egizia all’Università di Leida, con una trentina di pubblicazioni all’attivo e che ciononostante ha accettato di tornare in Italia, controtendenza, per dare una mano al suo paese. Peccato perchè sotto la sua gestione i visitatori sono praticamente raddoppiati, passando dai 540.000 del 2013 al milione previsto per il 2018, con quasi dieci milioni di incassi in arrivo quest’anno. Peccato perchè il museo ha subito un restyling imponente, durato quasi tre anni, che ha portato a diecimila metri quadrati d’esposizione con più di tremila reperti esposti, in una nuova veste moderna ed ‘europea’.

Peccato, soprattutto, che tu non lo possa cacciare. Perchè il museo, dal 2004 e per trent’anni, è di gestione esclusiva della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, e perciò i direttori se li nomina, e nel caso destituisce, da solo. E visti i numeri, il talento e le migliorie espresse dall’attuale direzione, dubito che vorranno liberarsene. Perciò, cara Giorgia, stavolta ‘questo non si può fare’ per davvero. Nemmeno nella Casa delle Libertà. Brigitte Bardot Bardooot…

PS. Giorgia Meloni ha smentito di aver minacciato la rimozione del direttore del Museo Egizio di Torino dal suo incarico. Resta comunque il comunicato inequivocabile del responsabile nazionale della comunicazione di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone.

Meloni figuraccia

Fonte: http://www.rollingstone.it/rolling-affairs/news-affairs/la-figura-di-merda-di-giorgia-meloni/2018-02-12/

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 13 Feb 2018 10:31:21 +0000
Grecia, lo "scandalo Novartis" travolge mezzo mondo politico http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3131-grecia-lo-scandalo-novartis-travolge-mezzo-mondo-politico http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3131-grecia-lo-scandalo-novartis-travolge-mezzo-mondo-politico

NovartisDue ex premier e otto ex ministri avrebbero preso soldi dalla multinazionale farmaceutica in cambio di prezzi gonfiati dei farmaci

Uno scandalo finanziario dalle proporzioni inedite sta travolgendo il mondo politico greco. Due ex premier, Panayotis Pikramenos e Andonis Samarás, e otto ex ministri avrebbero ricevuto benefici per aver permesso alla multinazionale farmaceutica Novartis di vendere i propri prodotti a prezzi gonfiati.

"Il prezzo dei farmaci è esploso nell'ultimo anno e in percentuale è cresciuto il doppio che nell'Unione europea. Potere capire che il demerito morale da una parte e l'aggravio di costi sulle spalle dei cittadini dall'altra, sono fatti di enorme importanza", spiega il ministro della Giustizia Stavros Kontonis .

Secondo i media locali Novartis avrebbe pagato 50 milioni di euro di tangenti, causando un danno al bilancio pubblico di oltre 3 miliardi di euro.

"La mia esperienza di magistrato mi porta a ritenere che siamo di fronte al più grande scandalo in tutta la soria dello Stato greco", afferma il vice ministro della Giustizia Dimitris Papangelopulos.

La filiale greca di Novartis ha fatto sapere di stare "collaborando" coi magistrati inquirenti.

Fonte: http://it.euronews.com/2018/02/06/grecia-lo-scandalo-novartis-travolge-mezzo-mondo-politico

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 07 Feb 2018 11:48:55 +0000
Per chi voteremo? http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3130-per-chi-voteremo http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3130-per-chi-voteremo

CIR Chi voteremoPer chi voteremo?

Per chi è in politica perché ci vuole bene… perché ama il prossimo e vuole amministrarci non per fini personali, ma per mettersi al servizio del Bene, del Bene di tutti…

Per chi non solo predica ma attua il Bene di tutti, soprattutto dei più deboli… E non solo il bene delle lobbies, dei poteri, degli amici, dei familiari… il proprio… Per qualcuno che lavora per tutti.

Certamente non voteremo per chi predica l’odio, l’orribile odio per gli indifesi ma anche quel veleno sottile che è l’odio per i cattivi, che ti rovina l’anima e ti rende facilmente manipolabile…

Voteremo per chi ha deciso di non dipendere da lobbies e poteri occulti, da quei poteri che controllano nel mondo ed in Italia...     la finanza, i governi, le istituzioni internazionali, le grandi religioni, gli eserciti, le banche, i servizi segreti, le burocrazie, le massonerie, le grandi istituzioni scientifiche e culturali, le multinazionali, le potenti industrie farmaceutiche, chimiche e alimentari che avvelenano i nostri corpi, l’aria, l’acqua e la terra, le grandi compagnie del grande fratello elettronico, da quei poteri che muovono, fondano e si impossessano di tutti i partiti politici, avvelenandoli rapidamente anche quando – forse - nascono con buone intenzioni.

Voteremo per chi negli occhi ha la fermezza nel Bene, ma anche la tenerezza e la compassione…

 

Conosciamo un partito così?

Conosciamo un candidato premier così?

Conosciamo qualche candidato che sia proprio così?

Se proprio li conosciamo, votiamoli… ma facciamoci prima un bell’esame di coscienza… non vendiamoci l’anima per un tozzo di pane o per una illusione…

Io vorrei votare per qualcuno che ci vuole bene, perché ci ama e vuole amministrarci non per fini personali, ma per mettersi al servizio del Bene, del Bene di tutti… qualcuno che non solo promette, ma fa il Bene, per qualcuno che non invita all’odio, per qualcuno veramente libero da qualsiasi ossequienza a qualsiasi potere, per qualcuno pieno di buoni sentimenti…

per qualcuno che ha negli occhi il coraggio di fare il Bene, ma anche la tenerezza e la compassione…

Lo troveremo?

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carotenutoteam@iol.it (Fausto Carotenuto) Politica Tue, 06 Feb 2018 13:17:38 +0000
Stop TTIP dà la sveglia ai politici: il 10 febbraio tutti a Milano http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3124-stop-ttip-da-la-sveglia-ai-politici-il-10-febbraio-tutti-a-milano http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3124-stop-ttip-da-la-sveglia-ai-politici-il-10-febbraio-tutti-a-milano

TTIP2018In questi anni la campagna Stop TTIP ha visto una vera e propria escalation di visibilità e non certo grazie ai media mainstream. E ha ottenuto risultati importanti, come impedire che il CETA fosse ratificato in Senato. Ora, per rafforzare l'argine contro lo strapotere delle multinazionali e l'azzeramento dei diritti, l'appuntamento è il 10 febbraio a Milano.

Si terrà il 10 febbraio prossimo a Milano l'assemblea nazionale di tutti i comitati Stop TTIP della campagna. L'appuntamento è dale 11 alle 18 in corso Giuseppe Garibaldi (QUI tutte le informazioni) e non è stato organizzato "per caso". A due settimane dalle elezioni politiche che stanno scaldando gli animi e preoccupando non poco certi partiti, i promotori della campagna per dire no ai trattati transnazionale che calpestano i diritti di Stati e cittadini si raccolgono insieme per programmare e progettare le prossime azioni. E per capire bene da che parte stanno i politici in corsa...

«Nel 2017 insieme abbiamo compiuto un'impresa: impedire che il CETA, il trattato economico e commerciale tra UE e Canada, fosse ratificato in Senato - spiegano dalla Campagna - Nel 2018 vogliamo spingerci ancora più in là, chiedendo fin da subito al prossimo Parlamento di schierarsi contro gli accordi tossici che minacciano la nostra agricoltura, l'ambiente, i diritti del lavoro, la privacy e i servizi pubblici. Abbiamo le forze di sollevare una nuova ondata di pressioni su tutti i candidati alle prossime elezioni del 4 marzo. Per questo, invitiamo tutti i Comitati locali e le organizzazioni che hanno sempre supportato questa campagna a partecipare all'Assemblea nazionale di Stop TTIP Italia il prossimo 10 febbraio presso il Centro di Aggregazione Multifunzionale in corso Garibaldi 27 a Milano. L'invito è a partecipare numerosi, per ritrovarci dopo questi mesi e anni di battaglie comuni e rilanciare con forza le istanze che questo movimento nato dal basso ha saputo portare in primo piano sulla scena politica nazionale».

Grande è stata la soddisfazione a dicembre 2017 quando le Camere sono state sciolte prima della ratifica del Ceta. «I trattati commerciali iniqui diventano argomento di campagna elettorale. Grazie a tutte le persone, i comitati, le associazioni, i sindacati, i partiti e le imprese che hanno lottato, resistito, cambiato una storia che volevano già scritta» hanno detto dalla Campagna Stop TTIP. Un grazie è andato anche agli oltre 100 eletti tra Camera e Senato che hanno detto "no" alla ratifica.

Per facilitare l'organizzazione da parte del comitato di Milano, chi partecipa invii una e-mail di conferma a stopttipitalia@gmail.com entro venerdì 26 gennaio.

Per saperne di più...

Che cos’è il TTIP?
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard (le cosiddette “barriere non tariffarie”) e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano.

L’idea sembrerebbe buona. Perché qualcuno lo definisce “pericoloso”?
Condividiamo la definizione perché, in realtà questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali.

I soliti “tecnici” che “rubano” il potere alla politica.
Infatti. Il Trattato prevede l’introduzione di due organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, un meccanismo di protezione degli investimenti (Investor-State Dispute Settlement – ISDS), consentirebbe alle imprese italiane o USA di citare gli opposti governi qualora democraticamente introducessero normative, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri.

Le aziende citerebbero gli Stati in tribunale.
Non solo; le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virtù di tutta la normativa vigente, come è già possibile oggi, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato – magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute – sta creando un danno a un’impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l’impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell’Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, e l’ingiustizia è servita.

Una giustizia “privatizzata”, insomma.
Non è l’unica questione. Un altro organismo di cui viene prevista l’introduzione è il Regulatory Cooperation Council: un organo dove esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA competente valuterebbero l’impatto commerciale di ogni marchio, regola, etichetta, ma anche contratto di lavoro o standard di sicurezza operativi a livello nazionale, federale o europeo. A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e società civile. A sua discrezione sarebbe valutato il rapporto costi/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformità tra USA e UE da raggiungere, e quindi la loro effettiva introduzione o mantenimento. Un’assurdità antidemocratica che va bloccata, a mio avviso, il prima possibile.

Per chi è allora vantaggioso il TTIP?
Il ministero per lo Sviluppo economico ha commissionato a Prometeia s.p.a. una prima valutazione d’impatto mirata all’Italia, alla base di molte notizie di stampa e interrogazioni parlamentari. Scorrendo dati e previsioni apprendiamo che i primi benefici delle liberalizzazioni si manifesterebbero nell’arco di tre anni dall’entrata in vigore dell’accordo: il 2018, al più presto. Il TTIP porterebbe, entro i tre anni considerati, da un guadagno pari a zero in uno scenario cauto, ad uno +0,5% di PIL in uno scenario ottimistico: 5,6 miliardi di euro e 30mila posti di lavoro grazie a un +5% dell’export per il sistema moda, la meccanica per trasporti, un po’ meno da cibi e bevande e da uno scarso +2% per prodotti petroliferi, prodotti per costruzioni, beni di consumo e agricoltura. L’Organizzazione mondiale del Commercio ci dice che le imprese italiane che esportano sono oltre 210mila, ma è la top ten che si porta a casa il 72% delle esportazioni nazionali (ICE – Sintesi Rapporto 2012-2013: “L’Italia nell’economia internazionale”). Secondo l’ICE, in tutto nel 2012 le esportazioni di beni e servizi dell’Italia sono cresciute in volume del 2,3%, leggermente al di sotto del commercio mondiale. La loro incidenza sul PIL ha sfiorato il 30% in virtù dell’austerity e della crisi dei consumi che hanno depresso il prodotto interno. L’Italia è dunque riuscita a rosicchiare spazi di mercato internazionale contenendo i propri prezzi, senza generare domanda interna né nuova occupazione. Quindi prima di chiudere i conti potremmo trovarci invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che porterebbero danni all’economia diffusa, e soprattutto all’occupazione, molto più ingenti di questi presunti guadagni per i soliti noti. Danni potenziali che né la ricerca condotta da Prometeia né il nostro Governo al momento hanno quantificato o tenuto in considerazione.

È vero che, nonostante l’enorme importanza della questione, il Parlamento europeo non abbia accesso a tutte le informazioni sul modo in cui si svolgono gli incontri e sullo stato di avanzamento delle trattative?
Il Parlamento europeo, dopo aver votato nel 2013 il mandato a negoziare esclusivo alla Commissione – come richiede il Trattato di Lisbona – potrà soltanto porre dei quesiti circostanziati, cui la Commissione può rispondere ma nel rispetto della riservatezza obbligatoria in tutti i negoziati commerciali bilaterali, sempre secondo il Trattato, e poi avrà diritto di voto finale “prendi o lascia”, quando il negoziato sarà completato. Nel frattempo non ha diritto né di accesso né di intervento sul testo. I Governi stessi dell’Unione, se vorranno avere visione delle proposte USA, dovranno – a quanto sembra al momento – accedere a sale di sola lettura approntate nelle ambasciate USA (non si capisce se in quelle di tutti gli Stati UE o solo a Bruxelles, e non potranno nemmeno prendere appunti o farne copia. Un assurdo, considerata la tecnicità e complessità dei testi negoziali.

Quali effetti potrà produrre l’accordo se verrà approvato nella sua forma attuale?
Tutti i settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche i nostri diritti connessi all’accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanità, l’acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari più attrezzati, e dunque più competitivi. Senza pensare che misure protettive, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via a patto di affidarsi allo studio legale giusto e ben accreditato.

Il TTIP produrrà dei rischi per i cittadini?
Tom Jenkins della Confederazione sindacale europea (ETUC), nell’incontro con la Commissione del 14 gennaio scorso, ha ricordato che gli Stati Uniti non hanno ratificato diverse convenzioni e impegni internazionali ILO e ONU in materia di diritti del lavoro, diritti umani e ambiente. Questo rende, ad esempio, il loro costo del lavoro più basso e il comportamento delle imprese nazionali più disinvolto e competitivo, in termini puramente economici, anche se più irresponsabile. A sorvegliare gli impatti ambientali e sociali del TTIP, ha rassicurato la Commissione, come nei più recenti accordi di liberalizzazione siglati dall’UE, ci sarà un apposito capitolo dedicato allo Sviluppo sostenibile che metterà in piedi un meccanismo di monitoraggio specifico, partecipato da sindacati e società civile d’ambo le regioni.

È il primo caso del genere? O c’è qualche “antenato”?
Un meccanismo simile è entrato in vigore da meno di un anno tra UE e Korea, con la quale l’Europa ha sottoscritto un trattato di liberalizzazione commerciale molto simile anche strutturalmente al TTIP, facendo finta di non ricordare che come gli USA la Korea si è sottratta a gran parte delle convenzioni ILO e ONU. Imprese, sindacati e ONG che fanno parte dell’analogo organo creato per monitorare la sostenibilità sociale e ambientale del trattato UE-Korea, hanno protestato con la Commissione affinché avvii una procedura di infrazione contro la Korea per comportamento antisindacale, e ancora aspettano una risposta. Perché dovremmo pensare che gli USA, molto più potenti e contrattualmente forti si dovrebbero piegare alle nostre esigenze, considerando che sono tra i pochi Paesi che non si sono mai piegati a impegni obbligatori a salvaguardia della salute, o dell’ambiente come il Protocollo di Kyoto appena archiviato anche grazie alla loro ferma opposizione?

Il TTIP può produrre danni per la salute?
Faccio un solo esempio, basato sulla storia. Nel 1988 l’UE ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con certi ormoni della crescita cancerogeni. Per questo è stata obbligata a pagare a USA e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno, alla faccia del libero commercio. Sarà una coincidenza, ma in un documento congiunto dell’ottobre 2012 BusinessEurope e US Chamber of Commerce, le due più potenti lobby d’impresa delle due sponde dell’oceano, avevano chiesto ai propri Governi proprio di avviare una “cooperazione sui meccanismi di regolazione”, che consentisse alle imprese di contribuire alla loro stessa stesura (http://goo.gl/HlqhTc).

Esistono alternative al TTIP? A cosa potrebbero aspirare i cittadini del mondo afflitti dall’attuale crisi economica?
Da molti anni non solo movimenti, associazioni, reti sindacali ma anche istituzioni internazionali come FAO e UNCTAD, le agenzie ONU che lavorano su Agricoltura, Commercio e Sviluppo, richiamano l’attenzione sul fatto che rafforzare i mercati locali, con programmazioni territoriali regionali e locali più attente basate su quanto ci resta delle risorse essenziali alla vita e quanti bisogni essenziali dobbiamo soddisfare per far vivere dignitosamente più abitanti della terra possibili, potrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi economica, ambientale, ma soprattutto sociale che stiamo vivendo, prevedibilmente, da tanti anni. Stiamo facendo finta di niente, continuando a percorrere strade, come quella della iperliberalizzazione forzata stile TTIP, che fanno male non solo al pianeta e alle comunità umane, ma allo stesso commercio che è in contrazione dal 2009 e non si sta più espandendo. Da quando la piena occupazione europea e statunitense, che con redditi veri e capienti sosteneva produzione e consumi globali, sono diventate un miraggio, anche la crescita dei popolatissimi Paesi emergenti, che hanno fatto la propria fortuna grazie alla commercializzazione del loro capitale ambientale e umano a prezzi stracciati e ad alti costi ambientali e sociali, non è riuscita più a sostenere il paradigma della crescita infinita che si è rivelato per quello che era: falso e insensato. I poveri, che crescono a vista d’occhio e devono lavorare oltre le 10 ore al giorno per un pugno di spiccioli, consumano prodotti poveri e sempre meno; i ricchi, che sono sempre più ricchi ma anche sempre meno, consumano tanto e malissimo, e non creano benessere diffuso. Abbiamo la grande opportunità di voltare pagina, e di tentare di dare a questo pianeta ancora un po’ di futuro, rimettendo al centro della politica i beni comuni e i diritti. Col TTIP, al contrario, ci chiuderemo le poche finestre di possibilità ancora aperte. Con la Campagna Stop TTIP, che raccoglie solo in Italia oltre 60 tra associazioni, sindacati, enti pubblici, cittadini e comunità, vogliamo fermare questa deriva e diffondere tutte le alternative possibili e più efficaci delle vecchie ricette fallimentari che continuiamo a subire.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/stop-ttip-da-la-sveglia-ai-politici-il-10-febbraio-tutti-a-milano

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 24 Jan 2018 09:07:03 +0000
Grecia nella fase finale: all'asta sul web tutto ciò che si può vendere, anche le case private http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3123-grecia-nella-fase-finale-all-asta-sul-web-tutto-cio-che-si-puo-vendere-anche-le-case-private http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3123-grecia-nella-fase-finale-all-asta-sul-web-tutto-cio-che-si-puo-vendere-anche-le-case-private

Grecia SvenditaLa Grecia di Tsipras affronta l'ultima parte della svendita totale del suo patrimonio e della sua civiltà. Sul mercato finisce la stessa democrazia.

ATENE - La Grecia di Alexis Tsipras è entrata nella «fase laboratorio»: vedere cosa succede ad un paese lasciato nelle mani dei creditori. Disse Milton Friedman: «Lo shock serve a far diventare politicamente inevitabile quello che socialmente è inaccettabile»: lo shock della Grecia risale al’estate del 2015 quando con la giacca gettata sul tavolo al grido di «prendetevi anche questa» il primo ministro Alexis Tsipras firmò la resa senza condizioni della sua nazione sconfitta. Umiliato di fronte al proprio paese e al mondo da Angela Merkel, volutamente. Sul tavolo, quella notte, non finì solo la Grecia, ma la stessa democrazia che l’occidente ha vissuto in quelli che il grande storico Hobsbawm ha definito «i gloriosi trent'anni». Il voto greco, consapevole, che rifiutava il commissariamento della Trojka ad ogni costo, ad ogni costo veniva tradito in cambio di un piano lacrime e sangue, ancor più punitivo perché doveva sanzionare l’ardire di un popolo intero che osava ribellarsi alla volontà suprema dell’Europa finanziaria. Che solo in quel caso e per pochi giorni gettò la maschera della finta solidarietà, dei traditi valori di Ventotene, e si manifestò nella pura essenza del terrorismo finanziario.

di Maurizio Pagliassotti

Senza un governo, comandano i tedeschi
Nel nuovo reame globalizzato la Grecia è il primo esperimento compiuto di «stato disciolto»: il governo della sinistra, solo pochi anni fa definito estremista, ha assunto il ruolo finale: l’assorbimento del conflitto sociale che si scatena a fronte di una colonizzazione. Il 2018 sarà l’anno dove l’esproprio della ricchezza pubblica e privata diventerà in Grecia molto più veloce, e aggredirà i rimasugli di patrimonio restanti. Gli immobili vengono messi all’asta e i compratori stranieri – banche, privati e perfino istituzioni – possono prendersi un’isola, un appartamento, una spiaggia, un'opera antica: qualsiasi cosa. Il tutto a prezzi stracciati, a meno del 5% del loro valore.

Anche le case all'asta sul web
Finiscono all’asta, sul web, come una cosa qualsiasi, perfino le prime case se superano una determinata superficie. Il tutto nel plauso della parte ricca del paese, che potrà accaparrarsi i beni della classe media, per non parlare di quella povera, a prezzi stracciati. Nella democrazia di facciata del governo Tsipras i poveri sono sempre più poveri, e i ricchi sono sempre più ricchi. Sembra di parlare degli Stati Uniti, e invece è la Grecia, un paese nobile e antico, su cui si fonda l’intera cultura occidentale, che si trova ad un passo dalle nostre coste. Per molti aspetti laddove è fondato il nostro passato si vede il nostro futuro. C’è una qualche differenza tra un comune italiano, come quello di Torino ad esempio, e lo stato greco? Entrambi sono assediati dai debiti, contratti per mitigare l’impatto della deindustrializzazione globalizzante, entrambi sono sotto il controllo delle banche che dettano i piani di governo: a suon di privatizzazioni, svendite di patrimonio e licenziamenti collettivi. La trappola del debito è una tagliola, entro la quale viene ferita la democrazia. I piani di rientro sono agende incontrovertibili, totali, spietate. Rispetto i quali ogni programma elettorale è soccombente.

Ultimo sforzo, poi il deserto
I commentatori filo governativi sottolineano che il 2018 sarà l’anno «dell’ultimo sforzo» per arrivare alla fine del commissariamento da parte dei creditori. Per dare un’idea di cosa si parla: un governo di estrema sinistra, si fa per dire, ha approvato delle norme che restringono la libertà di sciopero. Di fatto in Grecia diventa illegale, perché per la proclamazione degli scioperi dovrà partecipare alle assemblee il 50% degli iscritti ai vari sindacati di categoria. E questa è solo l’ultima parte di un processo che ha già pesantemente colpito lo stato sociale, le pensioni, i salari, i beni pubblici, e il diritto del lavoro. Imbarazzante, tra l’altro, l’asse politico tra Alexis Tsipras e Emmanuel Macron: ennesima prova dello sbandamento culturale della sinistra incapace di inquadrare un orizzonte politico differente da quello dei banchieri.

Italia come la Grecia?
Ovviamente il governo greco confida che nell’agosto del 2018 la Trojka, in virtù del piano di rientro greco, vada via, e lasci il paese libero di finanziarsi sul mercato globale. Ma se anche fosse, questo non migliorerebbe la situazione della Grecia, ormai allo stremo. Il debito pubblico greco, da «vendere» sul mercato obbligatoriamente a tassi elevati, finirebbe nuovamente all’estero. E il processo si ripeterebbe esattamente uguale agli ultimi sette anni. Ovviamente vi sarà un’espansione del Pil e una ripresa dei contratti di lavoro a prezzi stracciati. Il governo, la democrazia, non servirebbe più a nulla: se non a creare un simulacro. L’esperimento greco, la palla di cristallo in cui si può vedere il futuro dell’Italia se non vi sarà una drastica inversione politica, è davanti a noi.

Fonte: https://www.diariodelweb.it/esteri/articolo/?nid=20180116-479194

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 23 Jan 2018 11:02:49 +0000
Il candidato PD a Bologna? Casini! (Ridere con moderazione, prego) http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3116-il-candidato-pd-a-bologna-casini-ridere-con-moderazione-prego http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3116-il-candidato-pd-a-bologna-casini-ridere-con-moderazione-prego

CIR Casini CommunistaPotremmo metterla anche così, come se fosse una vecchia barzelletta: "QUAL'E' IL COLMO PER IL PARTITO DEL ROTTAMATORE? CANDIDARE CASINI NEL SEGGIO PD PER ANTONOMASIA!"

Ma non è una barzelletta, e non  fa ridere. Per lo meno non fa ridere chi ancora crede nel PD come forza progressista. Per gli ultimi idealisti piddini, invece, questa notizia sembra più un'allucinazione che una barzelletta. Si staranno quindi chiedendo quale sostanza psicotropa ne sia responsabile, e soprattutto se l'abbiano ingerita loro, o i vertici del loro partito.

Tutti gli altri invece, quelli fuori dal tunnel della narrazione renziana, si stanno serenamente sbellicando dalle risate. Roba da convulsioni.

 

 

 

A tal proposito, estendiamo le nostre congratulazioni a Paola Benedetta Manca, la giornalista de Il Fatto Quotidiano che in questo suo articolo è riuscita a rendere perfettamente l'idea del malcelato sgomento dei rappresentanti dem bolognesi. Legendolo si possono quasi vedere gli sguardi seri, fissi e ottusi di quelli che difendono strenuamente la linea con un "mbè? che c'è di strano? eravamo in coalizione con lui, e ora lo candidiamo. Normalissimo..."; ma si intravedono anche i sorrisini incerti e gli occhi imploranti (tengo famiglia!) di chi dice "certo, io sono di sinistra, e mi aspettavo una cosina un po' più di sinistra, ma non è poi così male..."

Poichè la comicità nasce spesso dalla tragedia, si può dire che questa candidatura di Casini a Bologna è un'opera d'arte che racchiude un ampio spettro delle umane emozioni.

E tragedia può effettivamente diventare, per il PD. Se già non lo è diventata.

Si, perchè NON è affatto normalissimo candidare il leader di un altro partito di orientamento molto diverso (teoricamente). Soprattutto non è normale candidarlo nella propria roccaforte. Una coalizione con ed una candidatura di, sono due cose profondamente diverse. Una coalizione si fa con chi ha una propria rappresentanza in parlamento, per obiettivi comuni a corto-medio termine. Serve ad aumentare il peso numerico di un partito in parlamento. Ma se il PD è costretto a candidare Pierferdy, oltretutto in un seggio che è sempre stato del PD, che vantaggio numerico ne può trarre? Altro che vantaggio: corre invece il rischio di perdere non solo la propria roccaforte, ma anche una buona fetta di elettorato a livello nazionale.

Quindi il PD non si aspetta un vantaggio numerico, ma si vuole portare in casa quella parte di sottobosco di potere vetero-piduista che appoggia Casini da sempre. Non per niente Casini è stato messo alla presidenza della Commissione Banche incaricata di insabb... ehm, scusate, di indagare anche il caso di Baca Etruria. E guardacaso, meraviglia delle meraviglie, proprio l'altro ieri la commissione presieduta da Pierferdy ha redatto il rapporto finale in cui si dice che non ci sono colpevoli. Tutti i drammi creati dalle banche negli ultimi anni? Nessun dolo. Con buona pace delle migliaia di famiglie sul lastrico.

Questa storia comunque, potrebbe segnare la fine di un'epoca: innanzitutto quella del dominio su Bologna, e forse addirittura quella del PD come moloch della politica italiana. Forse non serve più. In fondo come spauracchio, il famoso fattore K, ora ci sono i 5 stelle, e con il ritorno al proporzionale (sia pure taroccato), forse una frammentazione maggiore dei partiti di governo è più funzionale a chi fa girare la giostra.

Fatto sta che c'è il serio rischio che questa mossa del PD rischi di essere la proverbiale zappata sui piedi. Tragedia per il PD, commedia brillante per tutti gli altri.

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Thu, 18 Jan 2018 09:00:26 +0000
Università, il ‘più eccellente’ dipartimento di Fisica in Italia? È Chieti. Dove però non c’è Fisica http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3112-universita-il-piu-eccellente-dipartimento-di-fisica-in-italia-e-chieti-dove-pero-non-c-e-fisica http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3112-universita-il-piu-eccellente-dipartimento-di-fisica-in-italia-e-chieti-dove-pero-non-c-e-fisica

Breaking news: è appena uscita la classifica dei dipartimenti universitari “più migliori” d’Italia.

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I dipartimenti finanziabili erano 180 su circa 800, il 22% del totale. Si divideranno 1,3 miliardi di euro in cinque anni. Abbandoniamoci per un attimo a un momento di irrazionalità collettiva. Visto che quest’anno il campionato di calcio è noioso come al solito e al momento fermo, consoliamoci con i risultati del Campionato dei Dipartimenti Universitari Italiani. Primeggiano le università di Padova (13 dipartimenti ammessi al finanziamento) e Bologna (14). Ottime la performance di Firenze (9) e Milano-Bicocca (8). Non al massimo Sapienza (8 dipartimenti dei 67 ammessi, solo il 12%), soprattutto in confronto con il risultato dell’Università politecnica delle Marche (5 dipartimenti ammessi su 12 totali, ben il 42%). Tra le classifiche di area, spicca l’eccellenza assoluta nella Fisica: il dipartimento di Chieti-Pescara.

di Marco Bella

 

Purtroppo, troveremo delle “analisi” sensazionalistiche sui principali mezzi d’informazione e persino sui comunicati stampa da parte di molte università, dai quali ci si aspetterebbe invece una capacità critica di analisi. Se ci togliamo le maglie dei tifosi, ci rendiamo conto che credere a una valutazione obiettiva è profondamente ingenuo. La valutazione è avvenuta in due fasi: prima la “superformula dell’eccellenza” ha determinato una “classifica” e il 70% del punteggio finale, e successivamente, una commissione “umana” ha completato i punteggi, permettendo delle rimonte da parte dei dipartimenti degli atenei più penalizzati e eliminando (per fortuna) le storture più evidenti. Per capire quanto tutto questo fosse prevedibile, Alberto Baccini e Giuseppe De Nicolao sul sito Roars avevano già annunciato quali sarebbero stati i probabili vincitori. La loro analisi prevedeva un bagno di sangue per il Sud-Isole, con l’87% dei fondi assegnati nelle regioni del Centro-Nord.

Su 180 dipartimenti d’eccellenza, 158 sono nelle regioni del centro-nord, 158/180= 87%, guarda caso. L’analisi tecnica di Roars dimostra anche che operando alchimie, come le fusioni mirate dei dipartimenti, si potrebbe scalare la “classifica dell’eccellenza”, ovviamente senza che i singoli dipartimenti portino un servizio anche minimamente migliore al paese. Delle enormi criticità di questa valutazione e soprattutto della superformula magica ne avevamo parlato già.

 

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/10/universita-il-piu-eccellente-dipartimento-di-fisica-in-italia-e-chieti-dove-pero-non-ce-fisica/4084719/

Ripropongo qui le domande sulla superformula, alle quali nessuno ha risposto (magari questa volta al Miur si accorgono del mio piccolo blog di provincia, dato che finalmente il mio ultimo post nel quale gli ho dato ragione sui progetti di ricerca in inglese è finito nella loro rassegna stampa).

Il punto chiave è che se si parte da premesse errate, nessuna formula matematica potrà mai produrre risultati attendibili. La premessa dell’oroscopo è che la nostra vita sia influenzata da delle linee immaginarie che connettono stelle lontane migliaia di anni luce. Su questa base, ciascuno ci mette del suo, tipo il toro è testardo e così via. La premessa irrazionale di questa valutazione è “finanziando solo i dipartimenti più eccellentissimi, si migliorerà il sistema”. Il problema è che non esiste alcun algoritmo che permetta di rendere un oroscopo più migliore di un altro, e neppure di confrontare delle realtà complesse come i dipartimenti. I tentativi producono dei risultati palesemente incomprensibili, come Chieti primo dipartimento di fisica d’Italia. E non è neppure la prima volta che il problema si ripropone in tutta la sua drammaticità. I “dati” della VQR, (valutazione della qualità della ricerca), pesantemente influenzati tra l’altro da uno sciopero dei docenti, hanno decretato che nell’area 09, Ingegneria, Unicusano supera Messina nella classifica Anvur, e tutte e due sono più migliori dei politecnici di Milano e Torino.

Inoltre, la miglior ricerca in Fisica sarebbe all’università Kore di Enna, dove di nuovo non c’è il corso di laurea in Fisica. Si tratta di una situazione paradossale, ricordata di recente anche dall’ottimo articolo di Anna Liguori su Repubblica.

Chissà cosa ne pensano i miei colleghi del dipartimento di Fisica a Sapienza (finanziato, ma dietro in classifica rispetto a Chieti) dove ci sono una decina di progetti ERC per milioni di euro, e dove insegna Giorgio Parisi, vincitore della medaglia Plank e di ben due ERC Advanced Grant.

Quanto mai potrà essere attendibile una valutazione che porta a questa classifica? E soprattutto, quanto utile allo sviluppo del paese?

È inutile negare che siamo in periodo elettorale e le promesse di distribuzione di soldi a destra e manca si sprecano. Le promesse sono fantastiche, perché permettono di ottenere qualcosa di concreto subito (il voto) in cambio di qualcos’altro incerto nel futuro. Attenzione però alle conseguenze delle promesse: i soldi non si creano dal nulla, semplicemente si spostano. La VQR, per quanto criticabile ha ridistribuito solo pochissimi soldi tra i dipartimenti, quindi tutto sommato i danni sono stati limitati.

Adesso però le risorse in gioco sono davvero tante, 1,3 miliardi di euro, assegnati a colpi di formule magiche senza uguali in nessun altro paese del mondo. Il fondo di finanziamento ordinario, tra l’altro ridotto ogni anno sempre di più, non è stato ancora stanziato per i prossimi cinque anni, e con ogni probabilità sarà decurtato per tirare fuori i soldi da destinare agli “eccellenti”, togliendoli a tutti gli altri. Quindi, i perdenti, l’80% dei dipartimenti universitari italiani, sappiano che non solo non vedranno i finanziamenti destinati agli eccellenti, ma anche che togliendo dal fondo di finanziamento totale i soldi dei vincitori, rimarrà davvero poco.

Quindi, l’era Fedeli, continuando l’opera di distruzione ma in scala più larga già avviata nell’epoca Gelmini, lascia un’eredità pesante. Esattamente come le promesse elettorali, che per accaparrarsi una manciata di voti causano danni incredibili al paese.

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 11 Jan 2018 16:14:46 +0000