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Tenetevi il vostro mostro. Mi fate paura

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YaraNon sono una giornalista, non lo sarò mai, probabilmente. Prima mi dispiaceva. Oggi mi vergogno di aver pensato che mi sarebbe piaciuto esserlo. Il giornalismo, l’informazione dovrebbe essere altro: verità, imparzialità, professionalità. Non gossip, non scoop ad ogni costo, non sciacallaggio, non linciaggio mediatico.

E invece, da due giorni, il mostro di turno è di nuovo in prima pagina. Il presunto, presunto sussurrato e scritto piccolissimo, assassino di Yara. Senza nemmeno ancora la convalida del fermo.

C’è la sua foto. La sua e dei suoi cani, delle sue vacanze, della sua casa. C’è il prete che entra nell’abitazione della suocera che ha appreso la notizia dalla televisione. Ci sono i microfoni e le telecamere. Le domande imbecilli che non mi fanno vergognare di aver pensato di voler essere giornalista, ma mi fanno vergognare del fatto che sono un essere umano .

Ci sono i dettagli della sua giornata, ci sono quei tre figli e la moglie e i fratelli e la madre. Ci sono le urla “assassino assassino”.

E poi c’è il peggio del peggio. Il processo via social. Forconi e cappio già pronto per appendere il mostro. Quelle persone che oggi hanno preso il forcone, ieri mi hanno aggredito perché non provavo pena per la Mussolini coinvolta dal marito nello scandalo delle baby squillo. Mi hanno insultato perché non provavo la pena cristiana per la povera Lario fotografata spettinata e ingrassata su “Chi”.

Forse il mostro è colpevole, me lo auguro. Me lo auguro per lui, che se non fosse così, non avrebbe comunque più una vita. Me lo auguro per me, perché la mia rabbia e la mia paura si plachino. Me lo auguro per voi, che lo avete già frustato e appeso, che lo avete condannato con le vostre chiacchiere fuori dalla chiesa, dopo la messa. Nei vostri post su facebook. Nei vostri cinguettii moralisti. Per voi che avete le certezze che vi servono. Per voi che avete la sicurezza che non vi accadrà mai di essere coinvolti per sbaglio in un fattaccio che non può capitare alle persone perbene.

Io queste certezze non ce le ho. Ho pena per quella famiglia, che lui sia colpevole o no, loro, i figli minorenni, la moglie, i fratelli e le sorelle, loro sono innocenti. Ho pena e rispetto per la famiglia di Yara, per il suo silenzio che dura da quattro anni, per il suo dolore composto, per la sua ricerca di verità che il nostro Stato non è ancora riuscito a dare.

Ho pena per il mio governo che si loda e si imbroda senza merito della cattura di un uomo che non scappava, che era lì a pochi metri. Ho pena per me, perché ho paura che potrei diventare il prossimo mostro, lo potrebbero diventare mio figlio, mio padre, mio marito. Ho pena per i giornalisti, quelli veri, quelli che lavorano onestamente, quelli che mi hanno fatto amare e desiderare questo lavoro che mai, come ora, sento lontano.

Provo pena e vergogna per il servizio pubblico di “Chi l’ha visto”. Un orrore dietro l’altro. “Massimo Giuseppe teneva molto all’abbronzatura. Stupisce la sua cura per il pizzetto”. Stupisce? Uno che si cura il pizzetto, che fa la barba ogni mattina, che ama prendere il sole, è un assassino? Ma la cosa più bella è l’analisi dei suoi post su Facebook. “Post inquietanti”, dice il servizio pubblico. Post che si trovano ovunque, frasi ironiche, post più o meno divertenti, a volte anche cinici, ma post preconfezionati, nemmeno scritti da lui.

E, se qualcuno si è preso la briga di leggere il mio profilo si accorgerà che, in confronto, quello del mostro è un profilo da educanda in convento.

Spero che a nessuno di quelli che conosco capiti nulla di brutto. Io sarei, senza dubbio, secondo i miei post su Facebook, il mostro perfetto. Mi pettino anche e lavo i capelli ogni due giorni. Devo proprio essere una donna orribile. E arriva tardi la dichiarazione del Presidente ODG nazionale, Enzo Iacopino: “YARA, UNA VERGOGNA PER TROPPI. Ascolto e leggo cronache sull’arresto del presunto assassino. Provo vergogna. Oggi chiederò agli Ordini regionali di aprire procedimenti disciplinari nei confronti di chiunque abbia avuto comportamenti deontologicamente scorretti. I figli minori e la moglie dell’uomo, i suoi fratelli – gli uni e gli altri sicuramente innocenti e trasformati in vittime – la sua casa esposta senza alcun rispetto, quasi a innescare un nuovo turismo dell’orrore come avvenne ad Avetrana. Vergogna”.

Articolo di Nicoletta Lucheroni

Fonte: http://www.paralleloquarantuno.it/articoli/tenetevi-il-vostro-mostro-mi-fate-paura.html

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