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Nocciole e pesticidi: disastro ambientale

Nocciole e pesticidi: disastro ambientale

Nell’anno di disgrazia 2019 sono bruciati 13 milioni di ettari di foreste russe, 6 milioni dei quali nella più grande foresta del pianeta, la taiga siberiana ; 12 milioni di ettari della foresta amazzonica erano già bruciati alla fine di settembre e i fuochi non erano ancora spenti ; in Australia da dicembre sono bruciati  11 milioni di ettari di foreste e boscaglie e gli incendi continuano, appaiono inestinguibili.

Tenuto conto che l’ammontare medio di deforestazione annuale, in questi ultimi decenni di miseria intellettuale e morale (e politica, non c’è bisogno di dirlo), si aggira tra i 13 e i 16 milioni di ettari di foreste rase al suolo ogni anno, l’infernale 2019 si è mangiato in pochi mesi quasi tre anni di deforestazione, che comunque è proseguita lo stesso senza interruzione. Grazie anche all’olio di palma che intride i  prodotti delle multinazionali dei detersivi, della cosmesi e degli alimenti.

di Sonia Savioli

La Ferrero, lo ricordiamo, ha dichiarato di non avere intenzione di eliminare l’olio di palma dai suoi prodotti, tra cui la Nutella.

In tempi di catastrofi climatiche, con un pianeta che boccheggia (19 gradi a dicembre in Norvegia, 50 gradi in India per tutto giugno, 38 in Alaska a luglio, ora fino a 48 gradi in Australia) e ha le convulsioni, i milioni di ettari di materia organica bruciata contribuiranno significativamente ad accelerare il disastro.

Per questo, finalmente, tutti i ricchi e i potenti, politici industriali dirigenti e padroni di multinazionali con i loro media e le loro istituzioni governative nazionali e sovranazionali, stanno programmando e promuovendo una grandiosa opera di rimboschimento globale, useranno i loro soldi e quelli degli Stati (cioè nostri) per trasformare l’agricoltura intensiva in agricoltura biologica, ecologica, resiliente…

Non ci avete creduto? Avete fatto bene.

In Italia ci sono 70.000 ettari (700 milioni di metri quadri) di coltivazioni intensive di noccioli nel nostro un tempo bel paese, vantate ovviamente come un gran vantaggio, un’eccellenza.

Eppure affinché assicurino un’elevata produzione sono necessari pesticidi, erbicidi, grandi quantità di petrolio per grandi macchinari. E inquinamento, erosione dei suoli. Ma cosa importa? La vera eccellenza sono i soldi. Così, dato che il mercato cresce e che l’appetito capitalista viene mangiando, ci si organizza per farlo crescere sempre di più. Infatti sono stati annunciati altri 20.000 ettari di noccioleti intensivi.

I noccioleti intensivi hanno già dimostrato la loro capacità distruttiva, persino in un’oasi naturalistica come quella del lago di Vico, inquinato da pesticidi e concimi chimici a un punto tale che se ne teme la morte biologica. Adesso aumenteranno di 20.000 ettari. In Lazio, Toscana, Marche. I politici regionali applaudono entusiasti, come se si trattasse di una pioggia d’oro, invece che di veleni.

Oltre ai governatori regionali, è entusiasta anche l’associazione di “meccanizzazione agricola e industriale”. E la cosa non ci sorprende. Pure le banche sono contente: è già previsto che gli agricoltori che aderiranno al benefico progetto si debbano indebitare.

I sindaci del viterbese non sono d’accordo ma chi se ne importa. Prevedono che il lago di Bolsena faccia la fine di quello di Vico, il progetto a loro sembra malefico perché “l’elevato consumo di acqua, fitofarmaci, antiparassitari, insetticidi, diserbanti, concimi chimici potrebbe determinare il degrado globale e irreversibile dell’intero ecosistema… con gravissime ricadute sulla salute pubblica”.

Già adesso il lago di Bolsena e la salute pubblica italiana non se la passano tanto bene.

Ma si dice che tutti questi progetti siano sostenibili. Cosa vuol dire ormai “sostenibile”? C’è anche l’adesione a un progetto in Turchia per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile. Si vede che c’è un lavoro minorile sostenibile…

Ma noi torniamo ai noccioleti monocultura intensiva. Che possono venire trattati con:

calciocianamide, fertilizzante chimico con alto contenuto di azoto ma anche di acido cianamidico, che uccide tutti gli insetti e i microrganismi presenti nel suolo, cioè uccide il terreno, cioè è un veleno;

tiofanato di metile, un fungicida “nocivo per inalazione, può provocare effetti irreversibili, altamente tossico per gli organismi acquatici (…), evitare il contatto diretto col prodotto… gli strati di terreno contaminati devono essere decorticati fino a terreno pulito (…). In caso di contatto con la pelle, lavare subito con sapone e acqua abbondante…” ;

deltametrina, insetticida sintetico: uno degli insetticidi che sterminano le api ma non solo loro. “… effetti di esposizioni acute per gli uomini comprendono atassia… convulsione e paralisi, diarrea, dispnea, irritabilità, tremori, vomito e morte… Molti studi hanno dimostrato casi di avvelenamento cutaneo da deltametrina dovuti a inadeguate precauzioni durante la pratica agricola… Con dosi di 100-250 mg/kg viene indotto il coma in 15-20 minuti”;

Lambda-cialotrina. Insetticida. Evitare il contatto cutaneo, evitare il contatto con gli occhi, se inalato “possibile danno al surfactante polmonare o polmonite chimica”, “gas di acido cianidrico può essere rilasciato durante l’apertura e il dosaggio… Non mangiare, né bere, né fumare durante l’impiego… Prodotti di decomposizione pericolosi: cianuro di idrogeno”. E’ altamente tossico per gli organismi acquatici e, ovviamente, per le api. Trattandosi di un insetticida…

E l’elenco non sarebbe finito…

Naturalmente c’è anche il glifosato, a causa del quale il terreno in primavera assume quel colore aranciato che ben hanno conosciuto i vietnamiti durante la guerra USA, e a cui devono le malformazioni di centinaia di migliaia di bambini. “Il glifosato è tra i pesticidi più segnalati come causa di avvelenamento accidentale… danneggia il DNA di reni, fegato, ossa… provoca il deperimento di arbusti e alberi, è neurotossico, interferente endocrino, immunosoppressivo”.

E ancora: “…irritante per la cute e le mucose fino all’ulcerazione della mucosa oro-faringea ed esofagea, irritante oculare, miosi… Nausea, vomito, ipertermia… Danni al sistema nervoso centrale, atassia, parestesia, paralisi, alterazioni ECG… gli spasmi muscolari in genere precedono di poco la morte… Non sono conosciuti antidoti specifici… Tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”.

I noccioleti, come tutte le monocolture intensive, sono deboli, e tanto più deboli quanto più estesi, innaturali, impoveriscono l’ecosistema, squilibrano l’ambiente, sono una manna per i parassiti; poi ci pensano le pratiche dell’agricoltura industriale a completare il danno, distruggendo la vita dei terreni. I poveri noccioli, a quel punto, non hanno più difese e, dato che il terreno è morto o moribondo, soffrono anche la fame. E allora giù coi concimi chimici e con gli antiparassitari. Così come agli animali di allevamento intensivo vengono propinati ogni giorno antibiotici a palate.

D’altra parte, se il cosiddetto “sviluppo economico” è l’obiettivo principale di una società folle, tutti i veleni denominati “prodotti fitosanitari” vi contribuiscono in pieno. Rimpinguano le tasche delle multinazionali di tali veleni, poi rimpinguano le tasche delle multinazionali del farmaco che spesso, e non per caso, sono le stesse.

Viva il PIL!

Se avete mai fatto una passeggiata nelle valli prealpine o nelle foreste dell’Appennino, avrete visto dove crescono spontaneamente i noccioli: lungo le rive di torrenti, fiumi, ruscelli. E’ facile dedurre che hanno bisogno di terreno sempre umido, temperature estive moderate, sole ma mitigato dalle ombre di alti alberi.

Nessuna di queste condizioni può esserci in una monocoltura intensiva.

Si rimedia con tanta acqua. Irrigazioni quotidiane che, come è già successo al lago di Vico, abbassano la falda freatica. E l’acqua di irrigazione, intanto che consuma la falda evaporando nel sole, nella quantità che riesce a ritornare in falda ci porta anche tutti i residui di pesticidi presenti nel suolo, quei sostenibili concimi chimici, erbicidi, insetticidi, fungicidi irrorati allegramente nei sostenibili noccioleti.

Viva il PIL!

Riguardo alla Nutella, vediamone la composizione: 56% di zucchero raffinato, 23% di olio di palma raffinato, 13% di nocciole, latte scremato in polvere, cacao  e l’aroma vanillina. Ferraro attesta che l’olio di palma utilizzato è “sostenibile”. Ma c’è chi ha messo in discussione la possibilità che l’olio di palma prodotto n grandi quantità possa realmente essere sostenibile.

Inoltre, il nostro organismo non reagisce bene ad alimenti come lo zucchero raffinato e l’olio di palma raffinato. Gli alimenti raffinati sono alimenti morti, perdono vitamine, proteine, sali minerali. Lo zucchero diventa solo saccarosio, l’olio di palma puro grasso. Si trasformano in qualcosa di artificiale che il nostro organismo non riconosce e non è in grado di digerire e metabolizzare in maniera efficiente. Questo a lungo andare può creare problemi. E vale per qualsiasi alimento industriale pieno di ingredienti raffinati e/o sintetici.

Le associazioni degli agricoltori dovrebbero ricordarsi che il motivo della loro esistenza è difendere i piccoli e medi agricoltori e consigliarli per il loro bene; così riuscirebbero anche a ricordare che i peggiori nemici dei suddetti sono proprio le grandi industrie, alimentare e petrolchimica, che li tengono per il collo e a volte tirano fino a strangolarli; che li rendono dipendenti dai loro prodotti chimici e dal loro “mercato”, dettando le regole e decidendo i prezzi. Allora, forse, invece di strillare contro i lupi e i sindaci che vietano il glifosato, ricorderebbero ai suddetti agricoltori la prima legge del mercato, che capisce facilmente anche un bambino: più aumenta la disponibilità di una merce, più si abbassa il suo prezzo.

Noi però, che amiamo la terra e le sue creature, e non abbiamo invece una passione per i profitti, il PIL e la distruzione del pianeta già in corso, possiamo fare del nostro meglio per far diminuire la richiesta di prodotti perniciosi. Mangiando sì, le nocciole, che fanno bene, ma biologiche e senza aggiunte nocive.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/nocciole-e-pesticidi-basta-con-le-coltivazioni-intensive

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