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Mangia vegan e vivi più a lungo: questione di geni?

AR16 GENI VEGANSecondo uno studio della Oxford University, con l’alimentazione vegan, “si risparmierebbero 8,1 milioni di morti premature da qui al 2050″. Per giungere a tale conclusione, i ricercatori dell’ateneo hanno elaborato quattro diversi scenari, uno di “business as usual” in cui si mantengono le attuali tendenze in termini di alimentazione, uno in cui si limita la carne a 300 grammi a settimana aumentando l’apporto di frutta e verdura, uno strettamente vegetariano e uno vegano.
Secondo lo studio citato, il maggior “guadagno” in termini di vite salvate, soprattutto per le minori malattie cardiovascolari ma anche per tumori e patologie legate all’obesità, verrebbe appunto dalla scelta di un’alimentazione totalmente vegetale (senza derivati animali), seguita dalla vegetariana (7,4 milioni di morti risparmiate).

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A detta degli studiosi, le scelte veg (vegan o vegetarian) porterebbero anche i maggiori vantaggi in termini di riduzione delle emissioni, del 63% per la dieta vegetariana e del 70% per la vegan, mentre quella “moderatamente carnivora” le ridurrebbe del 30%. Inoltre, ci sarebbero benefici economici per i sistemi sanitari fino a mille miliardi di dollari l’anno.
Tuttavia, una ricerca della Cornell University, “1000 genomes project”, avrebbe dimostrato che l’essere vegetariani non sarebbe affatto un scelta arbitraria e non dipenderebbe dalle singole opinioni né dai gusti, ma sarebbe una conseguenza dei geni. Gli studiosi hanno infatti messo a confronto due popolazioni: una prevalentemente vegetariana (a Pune, in India), l’altra prettamente carnivora (in Kansas, Usa), conducendo il primo lavoro investigativo-evolutivo sul tema.
Stando ai risultati della ricerca, l’abitudine a un’alimentazione vegetariana avrebbe così portato, nel corso dell’evoluzione, a un cambiamento del DNA, un adattamento che consentirebbe di sfruttare al meglio questo tipo di regime. In altre parole, la ‘dieta verde’ sarebbe ormai scritta nei nostri geni.

FONTI: Corriere.it; Viversani & Belli,

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