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L’Italia che “r-esiste” ai piedi del Vesuvio

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A Ercolano e Portici (ma non solo), in Campania, esempi di comunità consapevoli, resilienti, di impegno civico e ambientale che restituiscono speranza alle terre tra le più martoriate dall’inquinamento.

di Linda Maggiori

“Ti sembra che un parco nazionale possa essere ridotto così?” si indigna Don Marco Ricci, premio ambientalista dell’anno 2017, classe 1973, parroco del quartiere di San Vito, a Ercolano, in Campania, uno dei territori più martoriati e inquinati d’Italia.

Mostra lo scempio degli alberi carbonizzati dai roghi dolosi, la distesa di rifiuti sui bordi delle strade, le discariche abusive, il traffico che soffoca le strade. Grazie alle sue denunce, e alla testimonianza dei suoi parrocchiani, sono state trovate varie cave dove la camorra fin dagli anni anni ’80 interrava rifiuti tossici. Da pochi mesi insieme ai suoi concittadini ha fondato l’associazione Salute Ambiente Vesuvio .

Roghi e sversamenti abusivi

“Due anni fa, dopo le nostre denunce, le nostre marce e le nostre proteste, i piromani assediarono il Vesuvio appiccando tantissimi incendi contemporanei fra Ottaviano, Ercolano, Torre del Greco. Per 15 giorni andarono avanti i roghi, e per colpevoli ritardi non furono spenti subito. Finirono distrutti quasi 2000 ettari di parco. Nessuna riforestazione da allora, e continuano gli sversamenti di rifiuti. Questo non è un parco nazionale, è terra di nessuno. Sversano di tutto, dai rifiuti urbani a quelli tossici, amianto, rifiuti edili…e nessuno controlla”, ricorda Don Marco.

“Qui a San Vito vediamo la gente morire di tumori e leucemia, anche tra i bambini. Ma poiché non c’è un registro di tumori, siamo stati perfino accusati di creare allarme, di fare cattiva pubblicità alla zona. Ma non si può nascondere la polvere sotto al tappeto. Se qualcosa non va è nostro dovere denunciarla. Un giorno chiesi ai parrocchiani di portare tutte le foto di chi era morto di tumori e leucemia. Una distesa di foto che circondava l’altare. Dobbiamo fermare questa strage degli innocenti. Dio ci perdona ma la natura non perdona”.

Rete Difesa Vesuvio

L’associazione Salute Ambiente Vesuvio fa parte di una rete più vasta di associazioni ambientaliste “la Rete Difesa Vesuvio” che nel novembre 2018, ha inoltrato all’Ente Parco Nazionale, ai sindaci e alle Procure un esposto contenente la mappatura georeferenziata di tutte le discariche abusive in area protetta, mettendo in guardia le istituzioni sul dissesto idrogeologico nell’area vesuviana, catalogato come R4 (molto elevato): “Vanno intraprese azioni per la bonifica ed il ripristino dei boschi bruciati, la riforestazione e la messa in sicurezza del territorio, dato che non si può fare turismo su ceneri e frane”.

“Questa era la terra felix, fertile, qui venivano le persone a curarsi per l’aria buona…” racconta Nunzia (detta Anna), stilista e sarta nell’azienda familiare, socia dell’associazione ambientalista e tra le prime firmatarie dell’Associazione Antiracket locale “Dio ci ha regalato un paradiso e noi lo abbiamo distrutto, più e più volte. Il mare inquinato dove non si può nuotare, perché mancano o non funzionano i depuratori, la terra avvelenata dai rifiuti, poi i tralicci…insomma non ci facciamo mancare niente.”

Ogni giorno 500mila auto

E infine il traffico, che rende l’aria irrespirabile. Ogni giorno tra Napoli e periferia circolano non meno di 500mila auto, peraltro il parco auto più vecchio d’Italia che contribuisce significativamente a produrre inquinamento. A Ercolano, città di 53.000 abitanti, la mobilità sostenibile è un miraggio.

Francesco, dell’associazione Salute ambiente Vesuvio spiega: “Con i mezzi pubblici, per fare pochi chilometri qui si impiegano ore. Sono circa 30-40 anni che è sempre la stessa storia, senza alcun miglioramento”. I marciapiedi sono mancanti o dissestati, e tantomeno esistono piste ciclabili. Alcuni bambini delle scuole primarie mi raccontano che non hanno materialmente lo spazio per camminare e giocare, vorrebbero andare in bici ma non possono. I volontari dell’Allegra Compagnia, una compagnia teatrale della zona, da vari anni chiedono un miglioramento dei mezzi pubblici: “C’è una totale carenza, soprattutto a Ercolano Nord. Non ci sono navette pubbliche che collleghino al cono del Vesuvio, nonostante il grande afflusso di turisti. Due anni fa scrivemmo al sindaco di Ercolano, poi siamo stati al tavolo tecnico della città metropolitana. Abbiamo comunque intenzione di andare avanti e fare una petizione”.

Poco lontano da Ercolano, a Portici, c’è Padre Giorgio Pisano, che con Enzo, Gilda e altri volontari hanno creato un Gas (gruppo acquisto solidale), nonché il Comitato Beni Comuni, il loro obettivo è “attivare pratiche di decrescita, laboratori di autoproduzione, Bilanci di Giustizia, difendere i diritti umani e lottare contro le dipendenze”.

Esempi di un’Italia che “r-esiste”, che non si gira dall’altra parte, che anche nei terreni più martoriati e devastati, semina speranza.

Fonte: https://www.terranuova.it/News/Ambiente/L-Italia-che-r-esiste-ai-piedi-del-Vesuvio

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