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Il suono dell’Alef

alephdi Giuseppe De Giosa – Rimini

I più non si accorgeranno di quello che è accaduto, ma il mondo sarà cambiato.

Sta avvenendo tutto in modo estremamente veloce, anche se per chi da anni attende il cambiamento sta finendo l’ossigeno.


Restare fermi in questo momento non è la risposta adeguata, eppure c’è anche chi si dà da fare talmente tanto che ha la percezione che tutto sia fermo.

C’è una funzione presente in natura, la funzione dell’alef, dell’unione, che è quella su cui dovremo fare leva per uscire da questa transizione in modo sano.

Sarà fondamentale il ruolo delle coppie, e il peso che le donne sapranno giocare nel riequilibrare le forze troppo maschili che hanno squilibrato le scelte delle nostre società.

Dobbiamo riprenderci tutto, l’acqua, l’energia, i servizi pubblici, le abitazioni, i processi produttivi rispettosi della natura. La cosa più complessa è farlo senza gesti eclatanti, senza darsi fuoco o dare fuoco a qualcosa, senza protestare inutilmente contro qualcosa.

E’ tutto già a portata di mano. Il problema è che non sappiamo più usare le mani. Non sappiamo più darci da fare. Ci hanno insegnato ad analizzare, a studiare, a giudicare…a giudicare gli altri che devono fare le cose. Noi siamo l’Occidente che deve far produrre agli altri, noi dobbiamo creare, inventare, fare brainstorming, discutere, ciarlare…e ci siamo ritrovati che quasi non sappiamo fare più niente.

Non sappiamo nemmeno più far seguire le azioni ai pensieri che facciamo.

E allora, in vista dell’estate e della voglia di rinnovata forma fisica, ecco che partono gli esercizi manuali, apri la mano, chiudi la mano…metti la cera, togli la cera J.

Morale della favola: vogliamo cambiare il mondo? → c’è da darsi da fare. Pensare un pochino meno, e meglio, agire un po’ di più. Smettere di giudicare, evitare di perdere tempo a protestare, e iniziare a costruire nel proprio quartiere, partendo dai mattoncini del pensiero e passando ai mattoncini del fare, per ricostruire relazioni, riscovare soluzioni per superare le difficoltà del nostro tempo.

E’ tutto a portata di mano, ma le mani si sono un po’ atrofizzate, a volte dietro le tastiere del pc, a volte sfogliando le pagine di un libro.

Credo che a tutti piaccia stendersi all’ombra di un albero accarezzati dal vento, ma ognuno è chiamato a far sbocciare il seme che ha dentro e non è questo il momento di riposarsi, non ancora.

In un documentario di qualche anno fa, la Storia del Cammello che Piange, è possibile osservare come i mongoli abbiano conservato antiche tradizioni pratiche usando la tecnica del suono per stimolare la funzione dell’alef al fine di riunire una madre cammello che respinge uno dei suoi figli non volendolo allattare.

Nell’aria, da qualche giorno, c’è un suono che non si sente ma che sta sprigionando questa arcana funzione:

è tornato dopo tanto tempo, se fate attenzione lo sentirete, è nell’aria. E’ giunta l’ora di riprendersi tutto.

Riprendetevi.

GDG


articolo originale http://blog.ilcambiamento.it/lanavedeifolli/

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