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A 86 anni Giancarlo pianta 11mila alberi invece di costruire sul suo terreno edificabile

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Giancarlo pianta 11mila alberi invece di costruire sul suo terreno edificabile

Non sembra vera la storia di Giancarlo, 86 anni, eroe dei nostri tempi, che ha deciso anni fa di piantare alberi su un suo terreno, nonostante che fosse stato dichiarato “edificabile” dal suo Comune, San Prospero, in provincia di Modena, Emilia Romagna, una delle regioni con più alto consumo di suolo.

di Fabio Balocco

«Io sono contento di averlo fatto, così non ci sono più trattori, non ci sono più diserbanti, non c’è più niente. Ecco, qui c’è solo natura, natura, natura» e soprattutto – aggiungo io – non c’è il cemento che avrebbe potuto esserci se lui avesse ragionato come uno qualsiasi preso dalla gente: «Posso costruire? E allora io costruisco».

Invece no, lui, in controtendenza, ha piantato alberi, e non già alberi tipo pioppi a rapido accrescimento e taglio, ma alberi autoctoni, secondo un preciso progetto agronomico, dimodoché qui ricresca quel bosco che da centinaia di anni oramai non c’è più. E fa tenerezza sentirlo parlare di quegli animali, mammiferi o uccelli, che adesso qui trovano riparo.

Giancarlo ha realizzato un sogno che per la stragrande maggioranza della gente è invece un incubo.

Nella sua stessa direzione si sta muovendo il Fondo Forestale Italiano e avremmo voluto muoverci noi di Salviamo il Paesaggio: avremmo voluto comprare un terreno e ammonire che sarebbe rimasto così, integro, naturale.

Lo avremmo fatto solo che avessimo trovato una sponda. La realtà è – molto banalmente – che molti si definiscono amanti della natura, ma quando si tratta di tirare fuori il denaro, “sterco del demonio”, si tirano indietro. Le stesse associazioni ambientaliste, se invece di tanti proclami, conferenze stampa – diciamo pure invece di tante battaglie perse – avessero destinato i loro fondi o quelli dei progetti ad acquistare terreni da preservare per le generazioni future, allora sì che avrebbero fatto opera meritevole.

Perché bisogna oggi più che mai, conservare, preservare, nell’attesa che arrivi quell’auspicabile giorno in cui la terra naturale varrà di più di quella manomessa dalla mano dell’uomo.

 

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