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Ecologia e complessità, State of the Net 2013

sotn13La complessità non è solo del Web ma anche dei rapporti che si creano tra essa, gli individui e l’ambiente. In due giornate (il 31 maggio ed l’1 giugno), al molo IV del porto di Trieste, State of the Net 2013 ha visto salire sul palco numerosi esperti del variegato mondo della Rete che hanno dato la loro opinione sul tema della complessità.

Non è più possibile per gli ecologisti o i semplici amanti della Natura prescindere da un fenomeno come quello dei social media, non solo perché le nostre vite sono sempre più influenzate dalla rete, come ci viene spiegato da Vincenzo Cosenza, social media strategist per Blogmeter o da Daniele Bernardi, solution engineer per Facebook ma perché la stessa ecologia non è più un fenomeno di nicchia come negli ’70. L’agenda ecologica è entrata nel discorso comune e allora saper usare facebook, twitter o i blog diviene indispensabile, l’ecologista o l’appassionato è gioco forza un media activist.

Di Luca Vivan

Se ogni gesto che facciamo ha un’importanza per l’intero sistema, come afferma Gigi Tagliapietra, imprenditore del settore hi tech, il postare contenuti di un certo tipo attraverso i propri canali social può fare la differenza. Luca De Biase, giornalista del Sole24ore, si spinge ad affermare che gli innovatori dell’ecologia verranno fuori proprio dalla rete e non può essere altrimenti, dato che solo in Italia ci sono 23 milioni di profili facebook e che il web è la moderna agorà del villaggio globale.

Il ricercatore Jan Reichelt ci dimostra infatti, con la sua piattaforma Mendeley, che oltre all’aspetto ludico dell’incontro tra individui o di semplice scambio di informazioni, il Web sta diventando un sistema per mettere a disposizione le ricerche accademiche di tutto il mondo, in modo da creare una rete di collaborazione tra i gruppi di ricerca.

L’entusiasmo per le tecnologie informatiche, per i dispositivi fissi o portatili non deve comunque farci dimenticare le implicazioni di un fenomeno cresciuto in modo abnorme in pochi anni. L’esperto di tecnologie Marco Zamperi parla di I-environment (Internet everywhere, anywhere), dimenticando che questo significa incrementare sempre di più la produzione di computer, tablet o smartphone la cui durata è molto breve e i cui costi sociali ed ecologici di produzione sono elevati, o aumentare la capacità dei campi magnetici necessari a rendere le connessioni sempre più rapide e potenti. Inoltre si pone il problema dell’accesso: milioni di individui nel mondo non possono permettersi l’acquisto di cellulari di ultima generazione, questo equivale ad escludere dal flusso di informazioni una fetta molto grande della popolazione globale.

Carlo PetriniL’intervento di Carlo Petrini, fondatore di SlowFood, ultimo di due lunghe e interessanti giornate, fornisce in qualche modo una risposa a questo dilemma, al fascino scontato della tecnologia che dimentica l’essere umano e l’ambiente.
I pc, il web non si mangiano, afferma Petrini, ricollegandosi al famoso proverbio indiano secondo cui una volta esaurite le risorse naturali ci accorgeremo che non si potrà mangiare il denaro. Bisogna ripartire dalla Terra, solo così si può superare una crisi entropica, parte di un sistema alimentare planetario che non ha alcuna remora a definire criminale, dove l’80% delle sementi è proprietà di 5 multinazionali.

La gastronomia di Petrini è una scienza complessa, dove si mescolano la biologia, l’antropologia, l’agronomia e l’economia politica. Il gastronomo così inteso è per forza un ecologista, capace di analizzare la realtà politica e di agire nella propria comunità, di creare interazioni, basate non solo sulla ragione, ma soprattutto sull’intelligenza affettiva, che prevede un’apertura del cuore, che crea la fratellanza necessaria per dare vita ad un vero cambiamento mondiale. Terramadre, il movimento avviato da SlowFood nel 2004, è ormai una rete mondiale che elabora non solo informazioni ma azioni concrete, che si affida alla rete per sviluppare soluzioni e strategie creative, come quelle di una comunità sahariana che usa facebook per vendere la propria marmellata di datteri biologici.

“Tutto deve ricominciare ma tutto è già ricominciato” affermava Edgar Morin, sociologo francese, le miriadi di associazioni di piccoli contadini o di attivisti sono come fiumi carsici che nel silenzio dei media ufficiali stanno scrivendo un nuovo capitolo dell’ecologia. Petrini ha parlato come un gastronomo che ama talmente il cibo da non poter tollerare lo scempio alimentare della nostra epoca, ha parlato con il cuore e siamo stati in molti ad essere usciti dalla conferenza con qualcosa in più e forse avendo versato delle lacrime.
Il prossimo anno sarà quello mondiale dell’agricoltura familiare e di Foodstock, un festival organizzato da SlowFood in Piemonte che vedrà giovani da tutto il pianeta confrontarsi sul tema del cibo, della sovranità alimentare e dell’ecologia. La rete virtuale diviene così uno specchio di quella reale, delle milioni di persone che con tenacia e una visione nuova stanno affrontando la complessa sfida del mondo attuale.

http://sotn.it/
http://vincos.it/2013/06/01/state-of-the-net-2013-parte-1-lo-scenario-italiano/
http://blog.debiase.com/2013/06/complessita-costruzione-e-racconto/

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