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Cassese: «Sono molte le ragioni per non prorogare lo stato di emergenza»

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“Sono molte le ragioni per non prorogare lo stato di emergenza” ha scritto sul Corriere Sabino Cassese, costituzionalista e giudice emerito della Corte Costituzionale.

“Perche’ venga dichiarato o prorogato uno stato di emergenza, non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza”.

Sono molte le ragioni per non prorogare al 31 dicembre lo stato di emergenza, dichiarato il 31 gennaio e in vigore fino al termine di luglio. In primo luogo, manca il presupposto della proroga. Perche’ venga dichiarato o prorogato uno stato di emergenza, non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza”. Lo ha riportato sul Corriere della Sera il professor Sabino Cassesse, costituzionalista e giudice emerito della Corte Costituzionale. “Perche’ prorogare lo stato di eccezione, se e’ possibile domani, qualora se ne verificasse la necessita’, riunire il Consiglio dei ministri e provvedere?”, si chiede Cassesse. “L’urgenza non vuol dire emergenza”.

L’intervento di Cassese arriva dopo giorni in cui si rincorrono le dichiarazioni che annunciano una possibile e probabile proroga dello stato di emergenza con decisione del governo che pare ora stia pensando non più solo alla possibile proroga del termine al 31 dicembre ma anche a un eventuale step intermedio fino al 31 ottobre.

Per Cassese, un altro motivo per non abusare dell’emergenza e’ quello di “evitare l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi. E questo non solo perche’ finora si sono gia’ concentrati troppi poteri nella Presidenza del Consiglio dei ministri, o perche’ in ogni sistema politico una confluenza eccessiva di funzioni in un organo e’ pericolosa, ma anche e principalmente perche’ l’accentramento crea colli di bottiglia e rallenta i processi di decisione”.

Il suo intervento sul quotidiano milanese si conclude con una terza valutazione: la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza, scrive sempre Cassese, “e’ inopportuna perche’ il diritto eccezionale non puo’ diventare la regola.

Proprio per questo sia la legge che lo prevede, sia la costante giurisprudenza della Corte costituzionale hanno insistito sulla necessaria brevita’ degli strumenti derogatori, perche’ non e’ fisiologico governare con mezzi eccezionali.

Questi possono produrre conseguenze negative non solo per la societa’ e per l’economia, creando tensioni nella prima e bloccando la seconda, ma anche per l’equilibrio dei poteri, mettendo tra le quinte (ancor piu’ di quanto non accada gia’ oggi) il Parlamento e oscurando il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, al cui controllo sono sottratti gli atti dettati dall’emergenza”.

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