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Amazzonia: il fuoco dell’egoismo

Il polmone del nostro pianeta, lo chiamano, e questo polmone sta bruciando. Il che, di per sé, non è una cosa strana: l’Amazzonia brucia tutti gli anni, più o meno in questo periodo. Ma ci sono due motivi per i quali gli incendi di quest’anno sono più preoccupanti del solito.Di Yelena De Luca – Mitrjushkina

Il primo è che banalmente sono di più. Fino ad adesso (25 agosto) per l’anno 2019 in Brasile sono stati registrati più di 79.000 incendi, battendo il precedente record, risalente al 2016, di 68.000. Parliamo di Brasile perché il 60% di foresta amazzonica si trova proprio lì, ma in realtà bruciano anche i Paesi vicini, seppur in misura minore: il Venezuela (26.000), la Bolivia (18.000), la Colombia (14.000), l’Argentina (13.000)…

Inpe said it had detected more than 74,000 [dati aggiornati al 21 agosto] fires between January and August – the highest number since records began in 2013. It said it had observed more than 9,500 forest fires since Thursday, mostly in the Amazon region. In comparison, there are slightly more than 40,000 in the same period of 2018, it said. However, the worst recent year was 2016, with more than 68,000 fires in that period.”

(Trad: Inpe ha dichiarato di aver rilevato più di 74.000 incendi tra gennaio e agosto, il numero più alto da quando si è iniziato a registrarli, nel 2013. Ha dichiarato di aver osservato più di 9.500 incendi boschivi da giovedì, principalmente nella regione amazzonica. In confronto, ci sono stati più di 40.000 incendi nello stesso periodo del 2018, ha detto. Tuttavia, il peggior anno è stato il 2016, con oltre 68.000 incendi registrati.)

Fonte: https://www.bbc.com/news/world-latin-america-49415973

Fonte in costante aggiornamento sul numero di incendi: http://queimadas.dgi.inpe.br/queimadas/portal-static/situacaoatual/?fbclid=IwAR14SYIdmTj1ilGow7J6f6vxDARAHcYh6gt_DKl1mt2NeZuvBQEcHroIPoc

Il secondo motivo per il quale dovremmo preoccuparci di questi incendi è che questa volta c’entriamo anche noi. Sì, perché è facile dire: “Oh, guarda, sta bruciando una foresta a migliaia di chilometri da me, beh mi dispiace, ma d’altronde, cosa posso farci? Non è mica colpa mia.” Belli miei, questa volta no, questa volta è anche colpa nostra.
Il 28 giugno esce una notizia che passa praticamente inosservata dai media, in particolare quelli italiani. D’altronde, è un periodo impegnativo, quello, c’è così tanto di cui discutere, c’è la Sea Watch, i peli delle ascelle di Carola Rackete, i bambini di Bibbiano e le donne al campionato di calcio femminile, non c’è mica tempo per parlare di altro. Così, il 28 giugno viene firmato l’accordo EUMercosur, un accordo sul quale si è lavorato per ben 20 anni – ma noi non ce ne accorgiamo nemmeno.
Cosa dice questo accordo e soprattutto chi è Mercosur? Mercosur sta per Mercado Común del Sur, ed è il mercato comune dell’America meridionale. Comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Ora, durante questi lunghi 20 anni di trattative il Venezuela è saltata fuori perché non ha rispettato qualcosa, e insomma sono rimasti in quattro (a ballare l’alligalli… ah no, scusate).
L’accordo prevede l’abbattimento dei dazi doganali tra le due parti. In sostanza, dà il via a un mercato libero che più libero non si può. Cosa vuol dire questo? Che noi venderemo a loro quello che facciamo qua, e loro venderanno a noi quello che fanno là. Noi esporteremo macchine, vini e formaggi, e loro esporteranno… carne.

The EU is already Mercosur’s biggest trade and investment partner and its second largest for trade in goods, Reuters reports. The EU wants to increase access for firms that make industrial products and cars – which are currently subject to tariffs of up to 35% – and also enable them to compete for public contracts in Mercosur countries. Mercosur wants to increase exports of beef, sugar, poultry and other farm products. Fonte: https://www.bbc.com/news/world-europe-48807161

(Trad: L’UE è già il maggiore partner commerciale e di investimento del Mercosur e il suo secondo maggiore per scambio di beni commerciali, riferisce Reuters. L’UE vuole aumentare l’accesso per le aziende che fabbricano prodotti e automobili industriali – che sono attualmente soggetti a tariffe doganali fino al 35% – e consentire loro di competere per gli appalti pubblici nei paesi del Mercosur. Il Mercosur vuole aumentare le esportazioni di carne bovina, zucchero, pollame e altri prodotti agricoli.)

Un report speciale voluto dal quotidiano The Guardian, insieme a Repórter Brasil e Bureau of Investigative Journalism, fa luce sugli oscuri affari delle più grandi aziende brasiliane produttrici di carne. Come si può leggere, ditte come JBS (leader mondiale del settore) continuano ad utilizzare territori deforestati illegalmente nonostante le multe degli anni passati.
Fonte: https://www.theguardian.com/environment/2019/jul/02/revealed-amazondeforestation-driven-global-greed-meat-brazil

Non solo: in vista dell’allargamento del mercato a seguito dell’accordo EU-Mercosur, sempre più territori vengono bruciati per poi essere usati per piantagioni di soia (principale mangime animale) e pascoli di animali – e sono sempre di più i ricercatori e le organizzazioni ambientaliste che sostengono che gli incendi sono proprio di origine dolosa.

Environmental organizations and researchers say the wildfires blazing in the Brazilian rainforest were set by cattle ranchers and loggers who want to clear and utilize the land, emboldened by the country’s pro-business president. “The vast majority of these fires are human-lit,” said Christian Poirier, the program director of non-profit organization Amazon Watch. He added that even during dry seasons, the Amazon — a humid rainforest — doesn’t catch on fire easily, unlike the dry bushland in California or Australia. Farmers and ranchers have long used fire to clear land, said Poirier, and are likely behind the unusually large number fires burning in the Amazon today.

(Trad: Organizzazioni ambientaliste e ricercatori affermano che gli incendi nella foresta pluviale brasiliana sono stati provocati da allevatori di bestiame e taglialegna che vogliono liberare e utilizzare la terra, incoraggiati dal presidente pro-business del paese. “La stragrande maggioranza di questi incendi è causata dall’uomo”, ha affermato Christian Poirier, direttore del programma dell’organizzazione no profit Amazon Watch. Ha aggiunto che anche durante le stagioni secche, l’Amazzonia – una foresta pluviale umida – non prende fuoco facilmente, a differenza delle aree verdi secche della California o dell’Australia. Gli agricoltori e gli allevatori hanno usato il fuoco per molto tempo per sgombrare la terra, ha detto Poirier, e ci sono probabilmente loro dietro il numero insolitamente elevato di incendi che oggi stanno consumando l’Amazzonia)

Fonte: https://www.cnn.com/2019/08/22/americas/amazon-fires-humans-intl-hnktrnd/index.html

In effetti, è più veloce bruciare un bosco che tagliarlo, no? Sotto l’ala protettrice di Jair Bolsonaro, il presidente fascista che il Brasile ha eletto a gennaio di quest’anno, i produttori di carne sanno che possono agire impunemente. Sapete cosa ha detto Bolsonaro a luglio? Ha detto, testuali parole: “Dovete capire che l’Amazzonia è del Brasile, e non vostra.”. Si può anche leggere così: “Ne facciamo quello che ci pare, e voi non potete dirci nulla”.
Fonte: https://www.theguardian.com/world/2019/jul/19/jair-bolsonaro-brazil-amazonrainforest-deforestation?CMP=Share_iOSApp_Other

Assurdo!, direte voi, Un comportamento irresponsabile!, griderete indignati. Ma nella sua distorta logica, Bolsonaro sta facendo quello che qualsiasi presidente farebbe per il proprio Paese: approfitterebbe di un mercato nuovo per far crescere l’economia nazionale. Il problema è a monte, il problema è che quel mercato esiste, e che è in forte crescita.
E qui entriamo in gioco noi. L’Italia è (rullo di tamburi) il primo Paese europeo per consumo di manzo proveniente dal Brasile: ogni anno ne vengono importate all’iincirca 2 milioni di tonnellate. Sorpresi?
L’Italia ha un curioso primato in Europa: è il massimo importatore di carne bovina dal Brasile e, insieme alla Gran Bretagna, il principale acquirente di manzo dalla multinazionale JBS, il più grande produttore mondiale. Il dato non è solamente statistico ma pone una questione di opportunità: comprare carne dal Brasile, in particolare da JBS, vuol dire acquistare da una multinazionale che negli ultimi anni è stata ripetutamente accusata dell’acquisto illegale di migliaia di capi allevati in aree deforestate dell’Amazzonia.

Fonte: https://video.corriere.it/animali/dall-amazzonia-tavola-dove-finisce-carne-brasilianarischio-deforestazione/a9ed6188-7b04-11e9-9a27-9779fe3a7026

Fonte: http://www.abiec.com.br/download/estatisticasmar18.pdf?fbclid=IwAR1gKltqBeWzQ9fA2UYqhf6VSdDs55Nbi1AV3uCdm_0LyVVJ1O56_vRsFI

Il consumo italiano è responsabile della deforestazione di un territorio grande come 2000 campi da calcio. E questa è solo l’Italia, pensate se ci aggiungiamo anche il resto dell’Europa! E se oltre al manzo ci aggiungiamo il pollo, e il maiale, e la carne equina? Ora, già vedo le vostre facce incredule, le braccia incrociate sul petto, un’espressione di superiorità stampata in faccia, mentre mi dite: “Io compro solo carne italiana”. Beh, ecco, no, altrimenti non saremmo al primo posto in Europa in questa triste classifica. Magari le bistecche per la grigliata le andate a prendere dal contadino dietro casa, ma quanta altra carne mangiate senza saperne la provenienza? Il panino col prosciutto al bar? Il salame sulla pizza? Gli hamburger surgelati al supermercato? Il ripieno dei tortellini al ristorante? Lo strutto nelle rosette? E chi vi dice che quella carne italiana non abbia mangiato della soia brasiliana? E che ne sapete di cosa vuol dire “carne italiana”? Vuol dire “proveniente da animali nati, cresciuti, ammazzati e lavorati in Italia” o vuol dire solamente “lavorata in Italia”? Il disciplinare di produzione di prodotti con marchio IGP ha spesso regole molte severe sul metodo di elaborazione dei prodotti, ma non sulla provenienza della materia prima. Il disciplinare della Bresaola della Valtellina, ad esempio, all’articolo 2, “Zona di produzione”, recita: “La «Bresaola della Valtellina» viene elaborata nella tradizionale zona di produzione che comprende l’intero territorio della provincia di Sondrio”. Cosa vuol dire questa frase? Tradizionalmente la zona di produzione è la provincia di Sondrio, ma non c’è un obbligo concreto a far provenire la carne da lì – solo l’obbligo ad elaborarla.
Fonte: http://www.dopigp.eu/flex/AppData/Redational/pdf/Bresaola%20della%20Valtellina.pdf

I numeri parlano, e parlano per tutti. E quello che dicono è: mangiamo troppa carne.
Ripetete insieme a me: MANGIAMO. TROPPA. CARNE.

VEDI ANCHE: “La carne è cancerogena anche per il pianeta

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