Tradizioni di rete - la risposta della Terra

retepescamiracolosaUn importante saggio di Bruno di Loreto Wurms sui diversi aspetti della idea e della prassi di "rete".

Tra i documenti più importanti come riflessione alla base della costruzione del movimento Coscienze in Rete.


"...imparando a fare Rete, non v’è difficoltà che non
possa essere creativamente superata.

Una Rete ideale può accedere a livelli della Mente
Universale, il luogo in cui tutta la conoscenza e la saggezza sono racchiuse..."

 


1. Introduzione al simbolismo


La Rete è essenzialmente un tessuto: un ordito, una trama. Concretizza quell’astrazione filosofica che vede nell’intrinseca unità di tutte le cose la matrice prima ed ultima di ogni realtà e offre a coloro che ne sappiano cogliere l’opportunità la chiave per interpretare le aspirazioni più elevate dell’Umanità e per condividerle nella loro più autentica e incontaminata essenza.
La visione di Rete è sostanzialmente mitica poiché affonda le sue radici in un sapere simbolico che precede e racchiude le successive operazioni culturali della coscienza.
Le Reti sono connaturate alla biologia del vivente ma al tempo stesso rinviano alle funzioni più nobili ed elevate dello spirito umano.
Tutto quanto l’ingegno sa produrre diviene patrimonio di tutta l’Umanità solo allorquando una qualche rete spontanea ne sappia organizzare la diffusione.
La Rete è tutto quanto unisca ogni cosa ad ogni altra in una comunicazione totale che rispetti il contorno e l’identità di ogni suo singolo elemento.
Un tessuto dicevamo. La Rete evoca l’immagine di un tessuto ed in effetti lo è pienamente. Le maglie sono più o meno larghe e la struttura reticolare può variare di molto ma essa resta comunque un tessuto, sebbene di tipo particolare. Osserviamo analogie e differenze. Un tessuto, nella norma, serve a coprire, separare (una tenda), a proteggere, ad abbellire. Una rete serve a filtrare, a trattenere, ad accogliere e a raccogliere. Fin qui alcune delle differenze, ma andiamo oltre. Nel caso della tela d’un pittore il tessuto si presta a trattenere l’ispirazione e a consentirne la rappresentazione sottoforma di immagine. In modo simbolicamente equivalente una Rete è il miglior strumento per trattenere un’ispirazione profonda allorquando alcuni dei suoi membri (snodi) l’abbiano saputa accogliere. Come si vede ricorre la simbologia marina legata ai pesci, creature degli abissi e del silenzio.
La Rete è il tessuto di cui si riveste la Conoscenza.
Tessere una Rete altro non è se non intessere relazioni proficue e costruttive.
La saldezza d’un tale manufatto relazionale è determinata dalla bontà dei legami venutisi a creare e dal loro accurato e costante mantenimento. In altre parole una comunità, reale o virtuale, è il miglior ricettacolo per lo sviluppo e la posa in opera di conoscenze, esperienze e creazioni. Essa è lo sfondo che rende possibile il dispiegarsi dei contenuti ispirativi2 percepiti in vario modo dai suoi membri (snodi) ed è il suo grado di coesione (saldezza) che deciderà della qualità della conoscenza espressa.
La coesione, ovviamente, ma lo vedremo meglio nel seguito, è il numero e la resistenza dei legami fra gli snodi. Gruppi, numerosi o meno, di persone interrelate costituiscono l’indispensabile nucleo sociale affinché nuove, profonde conoscenze possano esistere e diffondersi. La qualità relazionale dei membri del gruppo, rappresentata dalle connessioni fra gli snodi della rete, costituisce una sorta di Geometria Sacra che sarà riconoscibile nello stile espressivo e divulgativo adottato.
Da sempre, spontaneamente, allorquando l’umanità si trovi a dover compiere un passo evolutivo avviene che gruppi di uomini e donne si riuniscano attorno ad un ideale, ad un leader carismatico che ne sia l’espressione, ad una necessità storica, ad una precisa ed ineludibile istanza spirituale. A volte ciò origina un movimento destinato a cambiare il corso della storia, altre volte l’onda si espande per risonanza sui piani più sottili dell’Arte, della Cultura e della spiritualità restando appannaggio di una minoranza. Ciò nondimeno resta in ogni caso forte ed importante il contributo dato da un piccolo nucleo iniziale di innovatori alla vicenda umana. Tali comunità hanno avuto molte diverse denominazioni: confraternite, scuole, movimenti, ordini, cerchie, congregazioni, ma ciò che le accomunava, nei casi migliori, era il tentativo di conformare la struttura comunitaria al messaggio di riferimento e alle sue prassi.
La Rete aderisce al messaggio e ne costituisce la controparte operativa reale. È in questa aderenza che si manifesta la purezza di intenti di un gruppo. Più la Rete aderisce al “progetto” più essa lo lega a sé identificandosi totalmente in esso.
In questo possiamo iniziare a scorgere una delle caratteristiche essenziali di una Rete: essa non possiede una forma sua propria ma solo una struttura (snodi e giunzioni fra gli snodi).
Il suo fine funzionale è mantenere una forma potenzialmente del tutto indifferenziata per esser pronta ad accogliere incondizionatamente qualsiasi forma compiuta ad essa pervenga senza doverla necessariamente “riconoscere” per potervi aderire.
Non è necessario capire per comprendere.
Essenzialmente una rete è fatta per intercettare oggetti in movimento adattandosi ad essi e prendendone la forma. Questo è quanto accade alle Reti: esse colgono gli impulsi al cambiamento amplificandoli e comunicandoli al contorno, agli estremi della Rete. Affinché una Rete aderisca incondizionatamente – ma non indiscriminatamente – essa dispone della funzione di filtro grazie
alla quale può scegliere a quali contenuti reagire adattando la propria forma momentanea e a quali invece restare indifferente lasciando che fluiscano fra le sue maglie. Una Rete trattiene le “prede” interessanti e rilascia quelle meno significative, dunque si comporta, sotto certi aspetti, come una memoria. Seleziona soggetti cui dedicare tempo ed attenzione scartando il resto.


Data la natura essenzialmente vibratoria delle Reti ciò può essere interpretato come una propensione a sintonizzarsi su frequenze sostanzialmente affini. La Rete si attiva per risonanza in presenza di soggetti, in qualche modo, simili. Può così filtrare i contenuti sulla base di una osmosi vibratoria adattativa, una sorta di funzione nutritiva elementare, qualità che rende le Reti simili in tutto e per tutto a organismi viventi pluricellulari dotati delle funzioni vitali fondamentali. La vita biologica delle Reti non esiste solo in senso metaforico. Osserviamo come, mettendo in comune elementi non trascurabili e a volte essenziali dei propri vissuti, venga a crearsi nel tempo una forma di anima di gruppo che, in certa maggiore o minor misura assuma una connotazione esistenziale autonoma. Nel linguaggio comune diciamo che è lo spirito del gruppo che dà conto di certe idee e comportamenti.
In realtà parti di coscienze individuali per periodi limitati di tempo si fondono e questo origina istanti di vita di una supercoscienza sovraindividuale. Nello stadio evolutivo attuale dell’Umanità è un processo in fase embrionale ma è quanto basta per comprendere l’importanza di guardare alla vita delle Reti con l’attenzione che rivolgeremmo ad una specie vivente “in via di apparizione”.
Le Reti nascono, crescono, si uniscono ad altre, hanno discendenti ed eredi, invecchiano e muoiono. Ognuno di questi – e di svariati altri – passaggi può essere studiato “biologicamente”, oltre che metaforicamente, ed essere fonte di ispirazione per chi opera nel settore. Sarà da sviluppare una ricerca sulla “biologia delle Reti” che ci insegni a rapportarci con questa nuova specie vivente.
Una Rete agisce olograficamente in virtù del fatto che non possiede centri e gerarchie. Dunque ha una struttura olarchica e olocentrica, totalmente inclusiva.
Non esistono periferie, esclusi, ultime file.
Tutti i suoi snodi, seppur diversi e non intercambiabili, soggiacciono ad una fondamentale relazione di uguaglianza. Tutti sono al servizio di tutti gli altri, non esistono disuguaglianze ma solo diversità.
Possiamo osservare due strutture di rete fortemente significative: il Cervello e l’Universo.
Analizziamo da un punto di vista simbolico il loro comportamento, pur nell’ambito delle limitate conoscenze attuali e degli scopi di questo scritto.
Il cervello possiede una struttura di rete altamente complessa e ricchissima di connessioni. Gli snodi, rappresentati dai neuroni e in parte dalle cellule gliali, a seconda della posizione che occupano possiedono specializzazioni distinte ma altrettanto spesso esse sono chiamate ad assolvere compiti diversi all’interno di raggruppamenti variabili che sia attivano in tempi e per periodi differenti. La totalità degli snodi quindi – neuroni e cellule gliali – opera indifferentemente in base alla posizione anatomica, come area riflessa per certe precise funzioni, o in sottoinsiemi variabili per estensione, connessioni e tempo di attivazione. È stato osservato che nel caso di traumi o patologie particolari anche gravi il cervello possiede a volte insospettabili capacità di compensare il deficit utilizzando circuiti neuronali alternativi. La sua straordinaria struttura di rete opera incessantemente – e ancora misteriosamente – per codificare i messaggi dei sensi ed interpretarli, sviluppare le qualità cognitive, avere il controllo della motricità, godere di relazioni empatiche, coltivare la creatività, meditare etc. etc. …

Come in una comunità di individui gruppi diversi ma non necessariamente separati si dedicano alle attività che contraddistinguono la specie umana concorrendo in tal modo al benessere complessivo, così avviene per i neuroni nel cervello.
Se il cervello viene usato intensamente e nel modo migliore tutto l’organismo ne beneficerà. La buona salute, in questo senso, è il risultato dell’attività ben coordinata delle reti neuronali al punto di equilibrio e in assenza di stress.
Esistono antiche rappresentazioni, sia in Asia sia in Europa, di come una comunità nel suo complesso costituisca un organismo vivente e tale immagine allegorica viene ora scientificamente riscoperta e rivalutata nella Teoria dei Sistemi e in altri settori di ricerca avanzata. Di più, esistono molteplici prove recenti di come specifiche pratiche psicofisiche come lo Yoga, il Tai Chi Chuan o la Meditazione, soprattutto se praticate in gruppo, inducano precisi e rilevabili condizioni di benessere generale, armonizzazione delle frequenze celebrali fra i membri del gruppo e miglioramenti importanti nella capacità di risposta allo stress.
La simbologia, per grandi linee, appare chiara.

rete1Una comunità, un popolo o una nazione costituiscono in un certo senso una Rete, seppure in
modo implicito ed imperfetto. Prendendo come modello il funzionamento del cervello possiamo vedere come tutte le attività dell’organismo umano – al loro meglio – siano il risultato dell’attività ben coordinata di varie aree della massa cerebrale, ognuna delle quali incaricata di specifici compiti nei processi organici più generali.

Analogamente un organismo sociale sarà florido e pacifico allorquando i suoi membri e le istituzioni (raggruppamenti) di cui essi fanno parte cooperano in piena armonia per un unico e ben coordinato scopo finale: il benessere comune di tutte le componenti (organi) della società.
Il punto cruciale è che mentre diamo per scontato che le cellule cerebrali siano parte indissolubile ed interconnessa di un unico organismo è altrettanto, ma erroneamente, scontato che gli individui di una comunità, non importa quanto estesa, benché interrelati in molti e diversi modi, siano sostanzialmente autonomi ed indipendenti, poiché i legami immateriali hanno l’apparenza di strutture meno vincolanti.
È una sottile illusione quella che ci fa credere separati e disgiunti dagli altri e dal contesto.
I legami psichici ed energetici agiscono con uguale o superiore intensità e, benché talora non facili da riconoscere e comprendere, determinano in gran parte il corso della nostra vita.
L’autonomia, l’indipendenza e – in definitiva – il libero arbitrio non vanno confusi e scambiati con la divisione e la separatezza.
Qui tocchiamo uno dei nuclei simbolici della Teoria delle Reti, ossia la ricomposizione delle forze separative in diadi polari.
Questa qualità è assimilabile alla funzione di ricerca ed accoglienza selettiva che una Rete solidale può assolvere in modo del tutto prioritario al pari del sistema immunitario del corpo. Esso riconosce ciò che appartiene all’organismo – sociale nel caso delle Reti – e ciò che, pur non facendone parte, è per esso benefico o comunque non dannoso. Si incarica di distinguere le varie sostanze e i diversi microrganismi e selezionarli in funzione del benessere del corpo.
Fin qui è evidente l’analogia fra Rete e sistema immunitario, ma spingiamoci oltre.

In un contesto sociale una Rete mette in funzione quel genere di anticorpi che possono mutare la natura aggressiva d’un problema in un’opportunità di crescita. Non è difficile pensare ad esempi concreti. Gruppi di solidarietà che si formano sul territorio in risposta a problemi diffusi.
Tossicodipendenze, inquinamento, dissesto ambientale, degrado urbano, microcriminalità o altro.
La risposta immunitaria delle Reti corrisponde esattamente alla crescita morale e civile delle popolazioni che si occupano in prima persona della salute del proprio tessuto sociale.
“Ciò che non mi uccide mi rende più forte” ripetevano i Templari.
Le aree non integrate dell’emarginazione tornano a dialogare con le forze sane dalle comunità e danno involontariamente un forte impulso al loro stesso sviluppo.
La diade polare e sinergica è così ricostituita grazie a Reti di cittadini responsabili.
Diamo ora uno sguardo all’Universo nella sua sconfinata estensione e nei suoi innumerevoli giochi di forze. Esistono legami energetici, benché immateriali in senso stretto, fra i pianeti, le stelle e le galassie. Essi a loro volta risentono grandemente degli effetti gravitazionali della percentuale elevata di materia oscura ed invisibile prevedibilmente presente ovunque nel cosmo. L’insieme incalcolabile di tutte le interazioni energetiche fra i singoli corpi celesti e i sistemi stellari – galassie, nebulose, ammassi… – nella duplice modalità di scambio dei segnali luminosi e delle onde gravitazionali costituisce il più vasto e complesso sistema di rete conosciuto, del quale tuttavia ignoriamo ancora molti aspetti.
Ciò nondimeno le conoscenze attuali dimostrano come materia ed energia siano incessantemente legate ed interagenti in un sistema dove ogni elemento è connesso ad ogni altro da forze misurabili ben precise. La Teoria del Caos ha dimostrato come (effetto farfalla) quantità energetiche trascurabili possano su larga scala avere effetti eclatanti.
Nella rete delle immani interazioni fra corpi celesti (snodi di Rete) nessuna forza, per quanto piccola, può dirsi verosimilmente ininfluente nell’orizzonte delle illimitate distese del Tempo e dello Spazio. Una Rete trasmette pressoché istantaneamente informazioni e impulsi di movimento, così come avviene localmente nell’Universo. Avviene invece su scala globale per quanto riguarda l’entanglement, che rappresenta parte dell’informazione scambiata dai costituenti elementari della materia. Noi possiamo osservare interazioni – apparentemente solo inanimate – fra i costituenti fisici ed energetici dell’Universo e ricavarne importanti indicazioni simboliche.

1. Tutto interagisce in modo misurabile con tutto, sempre.

2. Ogni azione locale, per quanto piccola, ha effetti globali. Il limite sta solo nella capacità di rilevare e misurare tali effetti globali.

3. La rete delle interazioni contiene tutta l’informazione strutturale relativa alla sua passata evoluzione e al suo funzionamento, ma nulla si può dire rispetto al futuro poiché non tutta l’informazione può convergere in unico punto dello spazio-tempo per essere computata e consentire previsioni.

4. Si possono fare previsioni realistiche solo localmente su brevi tratti dello spazio-tempo. Su spazi più estesi e tempi più lunghi non v’è certezza e prevalgono solo le ipotesi sulle dinamiche di larga scala più generali. Questo è vero per ogni punto dello spazio.

5. Non esiste nell’universo fisico un centro assoluto. Né una gerarchia fra corpi celesti, se non nella prassi scientifica catalogativa.


Il contenuto simbolico di queste affermazioni ha un impatto rilevante sull’esistenza delle Reti nella società e verrà analizzato nel quarto paragrafo.

Per concludere l’introduzione al simbolismo consideriamo le due valenze fondamentali di una Rete:


a) trattenere, filtrare, separare;
b) contenere, sostenere, legare.


Nel primo caso una Rete estrae dalla “cultura ambiente” valori e contenuti che considera prioritari e li pone al centro delle proprie vision e mission. Filtra e trattiene gli elementi sociali e culturali ad essa affini separandoli da ciò che non le appartiene creando così una forma di identità di gruppo condivisa. Il senso è quello di concentrarsi all’esterno su movimenti significativi in seno ad una società operando attivamente delle scelte rispetto ad essi.
Nel secondo caso l’attenzione è rivolta all’interno, sul senso di appartenenza alla Rete e sulla forza che esso trasmette. Queste due funzioni principali saranno essenziali nel seguito per comprendere il tipo di azione che una Rete può esercitare in un determinato contesto sociale.

2. Anatomia funzionale

Quali sono le forze che concorrono a formare una Rete e quali operano per mantenerla attiva?
Possiamo distinguere due forze agenti principali che operano intersecandosi in modo da formare una Rete.

Esse sono:


a. Una forza verticale ascendente/discendente che unisce i piani sottili della dimensione psichica e spirituale al piano materico reale.


b. Una forza orizzontale estensiva e diffusiva che coinvolge gli esseri e le realtà del mondo fenomenico.

Le due forze si saldano a formare uno snodo (gruppo o individuo) che è il nucleo elementare primario attraverso il quale una Rete raccoglie gli impulsi ispirativi e li manifesta poi nel mondo diffondendoli. Trascendenza e immanenza si uniscono perciò fondendosi in ciascuno snodo. Dal momento che una Rete è costruita a partire dal concetto della condivisione dei contenuti etici coltivati dai partecipanti (snodi) è del tutto naturale che la struttura reticolare amplifichi grandemente accelerandolo il processo di espansione e maturazione delle competenze e delle risorse di cui ogni snodo dispone. In altre parole in una Rete che agisca “secondo Natura” le qualità dei singoli vengono magnificate dal contesto con effetto moltiplicatore, mentre vengono fortemente ridotti gli attriti e le difficoltà che un individuo si troverebbe ad affrontare per dare espressione ai propri migliori talenti. Un bene personale diviene un bene collettivo e tutti, per questa ragione, dispongono di una immensa ricchezza di opportunità. Viceversa nell’incontrare un ostacolo ognuno può contare sul sostegno e sulla competenza fraterna di molti.
La conoscenza è l’unico bene oggettivo che quando venga donato e condiviso aumenta invece di diminuire.
L’asse verticale – la trascendenza – connette individualmente ciascuno snodo alle dimensioni ispirative, poetiche e spirituali e rappresenta le radici celesti dell’Uomo. Esso permette di raccordare il quotidiano e l’eterno, idealmente, in ogni singolo gesto.
L’asse orizzontale – l’immanenza ma anche le radici terrene – è ciò che rende il destino dell’Uomo un destino comune a tutta l’Umanità. Tale asse è virtualmente presente in ogni individuo ed allorquando, in un qualsiasi contesto sia fortemente attivato per qualche virtuosa ragione, la solidarietà e la piena condivisione divengono una realtà tangibile e potente.
Asse verticale ed orizzontale costituiscono insieme l’unico, vero, originario “metabolismo spirituale” dell’essere umano.

Azione nel mondo e fondamento spirituale sono aspetti complementari e indissolubili di una vita compassionevole vissuta pienamente, con dignità e rigore.
Privata della sua radice divina l’esistenza perde qualsiasi significato e analogamente senza la possibilità di gesti concreti la spiritualità non può realmente esistere nella vita quotidiana.
Spirito, nel mondo, è prima di tutto unità attraverso l’Amore. Cogliamo così il senso “geometrico” del primo fondamentale e più semplice snodo di Rete, il centro della Croce, nel quale le due dimensioni, orizzontale e verticale, si incontrano fondendosi saldamente l’un l’altra nel cuore dell’Uomo. Grazie a questa figurazione vediamo come ascendenze spirituali (asse verticale) e fratellanza umana (asse orizzontale) costituiscano il nucleo stesso dell’esistenza delle Reti. La struttura di Rete aiuta l’uomo a ricostruire il legame mitico con la propria origine luminosa e a testimoniarlo nella realtà ordinaria.
Inserito in una Rete l’uomo ha la possibilità di esprimere compiutamente i propri talenti in favore dei propri simili e di ricevere dal Cielo, per questo scopo, tutti gli aiuti e le ispirazioni di cui abbisogna. Diviene il centro di una relazione d’Amore incrociata fra l’Alto – gli antenati – e il Basso – i fratelli – nella quale l’Amore Universale fluisce in lui e dal lui si effonde tanto in Cielo (Gloria)
quanto in Terra (Trasmutazione).
Una Rete ha dunque la funzione di mettere in comunicazione l’Uno con il Molteplice unificando il Molteplice in una struttura unitaria (Rete) che lo assimili in qualche misura all’Uno stesso.
Quando, come avviene in una Rete ideale, tutto è strettamente collegato, il piano divino può esprimersi e manifestarsi sul piano materiale per risonanza vibratoria.
La Sintonia – altro termine per descrivere la fratellanza tra esseri – attira per similitudine ed affinità la Presenza Spirituale, che a sua volta, in una spirale virtuosa, alimenta e trasforma, elevandola, la qualità energetica iniziale della Sintonia stessa. L’unità di intenti, pur nel pieno rispetto delle diversità, all’interno di una Rete può bastare da sola ad innescare un’evoluzione spirituale profonda dei suoi membri e portare ad esiti tanto imprevedibili quanto insperati.
L’onnipresente esortazione ad amare il prossimo del messaggio cristico in un’ottica di Rete significa esattamente creare le premesse affinché l’energia divina, nella forma della grazia e dell’Amore del Padre, possa attivarsi e discendere nel cuore dell’uomo lungo l’asse verticale della trascendenza.


Nel rafforzare i rapporti di solidarietà e condivisione, scopo principale della Rete, l’uomo ritrova le sue radici spirituali ed il senso del suo essere “nel Mondo” (ma non “del Mondo”).
Una Rete dunque è tanto più ispirata quanto più solidali ed amorevoli sono i rapporti fra i suoi membri.

La solidarietà è la prima e forse la più grande scuola di vita per reimparare il linguaggio divino dell’Amore incondizionato.
Essere in Rete significa coltivare il rispetto e la tutela delle diversità nella piena solidarietà e condivisione.
Questa legge altro non è se non una traduzione fedele dell’ideale della Pace.
Essa significa anche imparare a stabilire legami fertili ed importanti con il maggior numero di persone e situazioni sia direttamente, da snodo a snodo, sia per tramite d’uno o più snodi intermedi.
Chiunque può essere una porta per aprirsi all’Altro ed in questo possiamo dirci fratelli e maestri gli uni per gli altri.

 

rete2Le Reti non sono mai gerarchiche e gli snodi godono d’una sostanziale relazione di reciproca equivalenza. Come abbiamo visto finora ha poca importanza il tema centrale e lo specifico d’ogni singola Rete. Ciò che conta è il modo dello scambio e la sua valenza etica.

I valori morali presiedono alle relazioni ed una Rete è prima di tutto un costrutto relazionale. Poco importa se è una Rete di consumo eco-equo-solidale o una organizzazione per il supporto agli anziani non autosufficienti o altro ancora.Esistono principi che fanno di una semplice comunità di persone cooperanti una Rete.

Se vi sono le condizioni affinché questa comunità agisca seguendo tali principi essa può credibilmente dirsi una Rete.




Vediamo per sommi capi un possibile elenco di questi principi:

I. Una Rete è una Comunità di Pratica diffusa sul territorio che si aggrega ad agisce in nome di una ben definita visione etica della vita.

II. La Rete possiede una natura solidale e partecipativa, priva di gerarchie e sostanzialmente egualitaria.

III. La Rete si aggrega attorno a scopi ed obiettivi prioritari da perseguire secondo i principi etici esplicitati nella propria vision.

IV. Nella Rete la forza del singolo sta nel gruppo e la forza del gruppo è i legame tra i singoli.

V. La Rete vive della comunicazione orizzontale tra i suoi membri e tra essi e il mondo fenomenico. Vive inoltre di quella verticale fra i suoi membri e il mondo spirituale.

VI. Una Rete esiste affinché i suoi membri possano vivere pienamente. I membri d’una Rete servono la Rete poiché essa è parte integrante, in senso alto, della loro volontà, idealità e identità.

VII. Ogni Rete è un tentativo di realizzazione di una società perfetta, una Città Ideale nella quale divengono vere e concrete le più alte aspirazioni dell’Umanità.

VIII. Una Rete consente un più elevato livello di autenticità, impegno e soddisfazione rispetto ad altre scelte. È per definizione un laboratorio esistenziale aperto alla creatività dei singoli. È una scuola di vita nella quale ognuno è al tempo stesso maestro ed allievo.

IX. In una Rete i ruoli sono affidati alle scelte volontarie individuali, l’approvazione alla Rete. Le responsabilità sono altamente condivise e il supporto reciproco è la regola.

X. Una Rete si forma attorno a idee e scelte condivise ma può prosperare anche in presenza di forti contrasti e divergenze di opinioni fra i suoi snodi. Il confronto anche aspro e le diversità di vedute arricchiscono una Rete d’una insostituibile esperienza umana e spirituale e costituiscono una fonte primaria d’apprendimento permanente.

XI. Più la mission d’una Rete è precisa e limitata più efficace sarà la sua azione. Più la vision è estesa più la Rete sarà specializzata e selettiva.

XII. L’effetto d’una Rete sulla società è il risultato dell’impatto della Rete sui suoi snodi. Per una Rete i suoi snodi costituiscono il suo bene principale, sono tutto. Essa si forma a partire dagli snodi utilizzando l’impulso al movimento dato dalla relazione. Gli snodi sono persone, situazioni o gruppi, che intrecciano relazioni proficue ed empatiche.

In una Rete ognuno è per ogni altro una Via.

Ognuno si adopera a priori per il bene dell’altro. In tal modo l’azione risulta essere sempre in favore di tutta la Rete considerata come un unica entità vivente.
Possiamo vedere, addentrandoci nel vivo dell’argomento, come una Rete sia una comunità virtuale che si aggrega attorno a compiti, finalità e principi liberamente scelti e determinati. È una società allo stato embrionale nella quale possono essere appresi e praticati alcuni degli elementi fondanti di una vita sociale appagante, pacifica e costruttiva. In questo senso, come dichiarato nel punto VIII, essa possiede un ruolo pedagogico basilare poiché offre l’opportunità di sperimentare le regole di una convivenza eticamente ed ecologicamente orientata, incidendo contemporaneamente sul tessuto vivo della società e sul vissuto dei suoi membri.

Molte Reti, molte vision e mission diverse, molte scuole di vita.

Una Rete è un’opportunità di apprendimento e una Comunità di Pratica nella quale possiamo imparare come teoria e prassi siano componenti inseparabili del medesimo processo di distillazione della Conoscenza.
Il presente dodecalogo non intende ovviamente essere esaustivo delle leggi che regolano la vita di una Rete. Mira piuttosto a stimolare una riflessione sulla teoria più generale delle Reti e sulle dinamiche che ne regolano l’esistenza. Ognuno dei dodici punti succitati abbisognerebbe di una trattazione a parte ben più estesa e multidisciplinare e questo va ben oltre gli scopi di questo scritto.
Per concludere l’introduzione all’anatomia funzionale consideriamo brevemente la “massa oscura” di quel novanta percento di realtà sociali emergenti che possiedono caratteristiche assimilabili alle Reti ma che non hanno ancora completato il percorso che conduce all’assunzione effettiva e consapevole del ruolo di Rete in un qualsiasi contesto sociale.
Una Rete non è necessariamente l’esito di un’attività relazionale, comunitaria, etica e solidale. Tali situazioni possono ben evolvere verso altri modelli di comportamento in modo del tutto originale ed imprevedibile. Ma la nostra attenzione si focalizza in particolare sulle Reti implicite che sembrano essere attualmente la maggioranza nell’insieme delle aggregazioni che si possono a
buon titolo definire propriamente come Reti.
Molte realtà sono virtualmente delle Reti e non sanno di esserlo.
Ne possiedono lo spirito ma non sempre la struttura, oppure ne assolvono in larga misura le funzioni pur in assenza di una formalizzazione precisa e coerente.
La Rete è una realtà collaborativa autoprodotta, connaturata all’animo umano, le cui origini risalgono probabilmente alle comunità preistoriche di cacciatori che agivano coordinatamente sul territorio.
Non esiste un’unica definizione di Rete universalmente accettata.
Al momento presente tutto quanto attiene al concetto di Rete deriva dalle esperienze maturate nella grande varietà di Reti attive in numerosi contesti locali e planetari. Come sempre in natura la teoria segue la pratica ed è questa la ragione per la quale un modello teorico chiaro ed univoco che sia un punto di riferimento per la costruzione di nuove Reti non ha ancora visto la luce. Una
vasta sperimentazione spontanea è in atto e la mancanza di modelli unificanti stimola al ricerca e la messa a punto di nuove originali soluzioni.
Le Reti implicite sono creazioni sociali che nascono come risposta a problemi gravi o cronicizzati delle realtà locali, nazionali o sovranazionali e che non trovano risposte adeguate nelle istituzioni già presenti ed operanti sui territori.
Il processo di formazione di una Rete implicita inizia con scambi crescenti di informazioni che avvengono fra soggetti – snodi spontanei – particolarmente sensibilizzati a determinati problemi specifici. Il flusso di informazioni che inizia a costituirsi funge da supporto per i passaggi successivi.
La possibilità di disporre di maggiori e più esaurienti informazioni permette ai soggetti coinvolti di prendere coscienza di quanto sta avvenendo e di prospettare come risposta delle azioni mirate.
A questo punto inizia a strutturarsi una vera e propria Rete implicita di cittadini o gruppi più o meno organizzati che decidono azioni ed iniziative volte a sensibilizzare le popolazioni e le istituzioni, a proporre soluzioni costruttive, a incentivare la ricerca di risposte alternative e quant’altro.
Una Rete implicita del genere può anche durare solo per il tempo necessario ad affrontare un’emergenza ma può altresì dare inizio ad un’evoluzione sociale organizzata e di lunga durata.
Il risultato più prezioso che una Rete Implicita ci consegna è la riscoperta e lo sviluppo della capacità di aggregazione collaborativa e strutturata da parte dei cittadini, in altre parole la riemersione di quella grandissima e troppo spesso dimenticata qualità umana che è la solidarietà.
Solitamente l’impulso solidale scatta come reazione istintiva in gravi calamità, pericoli imminenti, per brevi periodi di tempo. Passata l’emergenza le persone tornano ad indossare l’usuale guscio protettivo egoico e desensibilizzante.
Una Rete, implicita o meno, utilizza la forza della solidarietà come collante emozionale e spinta propulsiva ideale per la sua stessa esistenza e sovente lo propone come messaggio centrale della sua concezione di società.
Le Reti implicite e spontanee sono dunque un’onda di coscienza che attraversa le società contemporanee con lo scopo preciso di risvegliare quella qualità sopita nell’anima dell’uomo che è la solidarietà.
Altre meraviglie dello spirito umano attendono coloro che vorranno addentrarsi negli ancora inesplorati territori delle Reti solidali. Molte preziose conoscenze sono maturate in molte persone ed organizzazioni negli ultimi decenni e stanno iniziando ad interagire all’interno di Reti di dimensioni globali.

3. Epistemologia sociale delle Reti

La ragion d’essere delle Reti è il sostegno reciproco fra individui e comunità all’interno di un progetto di vita che contempli l’Amore, nelle sue infinite forme, come senso e come prassi per la vita dell’Uomo sul Pianeta.
Detto questo osserviamo quanto accade nelle società contemporanee, ove le Reti agiscono in quanto catalizzatori di processi sociali spontanei.
Avviene che una o più persone, a volte già inquadrate in qualche contesto associativo, captino un bisogno o una istanza d’una parte sociale, d’una comunità o d’un ecosistema socioambientale e se ne facciano carico diffondendo informazioni e ricercando soluzioni.
L’Effetto Farfalla e la natura olografica dell’Universo si incaricano a questo punto di “recapitare il messaggio a Garçia”6 ed accade così che, nell’arco di un certo periodo di tempo, iniziano a verificarsi eventi che probabilmente non sarebbero avvenuti, o forse non nello stesso arco di tempo, se costoro non avessero deciso di intervenire. Altri individui e altri gruppi “si risvegliano” allo stesso tipo di problema o ad altri simili e decidono d’impegnarsi per affrontarli. Una sensibilità nuova si diffonde e sulla base di essa diviene possibile operare per cambiare radicalmente uno stato di cose.
Uno modo di sentire nuovo e più attento, il sorgere di iniziative spontanee e diffuse mirate alla soluzione di un certo tipo di problemi, un’informazione che circola e crea un nuovo genere letterario o di comunicazione sono segnali precisi ed inequivocabili che una Rete implicita sta vedendo la luce.
Questo solo a volte darà vita ad una o più Reti effettive, ma ciò che conta è il processo di attivazione delle coscienze e di diffusione dei segnali di cambiamento. Il verificarsi di queste circostanze è la prova di quanto il modello di Rete sia un retaggio ancestrale, istintuale, non solo del singolo ma dell’intera specie umana.
È il modo collettivo in virtù del quale le difficoltà vengono affrontate e se possibile risolte.
Le Reti esistono essenzialmente come rituale collettivo di sincro-sintonizzazione.
Un gruppo, coalizzato in Rete, può affrontare un problema al meglio delle sue capacità. La funzione evolutiva del problema è di spingere la comunità che lo affronta ad elevare il proprio piano di coscienza per raggiungere un altro e più alto livello vibratorio. Allorquando tale evento sia realizzato una soluzione può essere trovata e l’esistenza della Rete in quanto “sintonizzatore
rituale” – finalizzato alla soluzione di un problema specifico – è virtualmente conclusa.

Affinché tutto ciò possa avvenire devono verificarsi cinque condizioni che sono l’obiettivo reale di una Rete al di là del pretesto fornito dall’esistenza di un problema. Esse sono le condizioni di esistenza di una Rete:

1. L’individuo accetta di riconoscere nella Rete una ulteriore e più estesa forma di identità personale.
2. La Rete è completamente votata alla soluzione dei problemi che ne costituiscono la ragion d’essere e al sostegno degli individui che scelgano di aderirvi.
3. Vi è la più assoluta e condivisa chiarezza sui principi morali, sulle finalità realizzative della Rete nel suo complesso e sulle singole componenti, gli snodi.
4. In una Rete la ritualità (forma), costituita ad esempio dalla comunicazione, dallo stile, dalle forme espressive, dalle prassi di gestione dell’ordinario…, e le priorità (contenuti), che sono ad esempio la ricerca delle soluzioni, i problemi che affronta, la sperimentazione, i risultati, il confronto…, sono parti inscindibili e paritetiche. Una Rete è forte e propositiva se queste due componenti sono bilanciate.

 

Le finalità di una Rete, le sue priorità, i suoi scopi dichiarati sono ciò che la rende riconoscibile, ciò che connota la sua esistenza e sono un punto di riferimento importante per tutti coloro che possono trarne vantaggio od offrire il proprio contributo. La chiarezza nell’immagine pubblica di una Rete deriva in parte dalla forza con cui persegue i suoi scopi, ma in parte anche dallo stile che adotta nel proporre il suo messaggio; ed è questa chiarezza che diviene nel tempo il simbolo dell’integrità e dell’efficienza delle Rete stessa.
Il simbolo, ricordiamolo, è comunicazione diretta e profonda tra soggetti all’interno di un campo semantico e, come abbiamo visto in precedenza, la comunicazione è l’energia fondamentale attraverso cui una Rete viene costruita ed inizia ad attivarsi, dunque:
“Fare Rete” significa contattare le profondità della psiche umana ed operare affinché esse dispieghino positivamente il loro potenziale in favore dei propri simili e del Pianeta.
La vita umana affonda le sue radici di senso e di forza in queste estensioni archetipiche abissali e la dimensione verticale della Rete è un supporto essenziale per stabilire e soprattutto mantenere una relazione gestibile e costruttiva con le costellazioni ancestrali del profondo.
La forza del gruppo, tanto nelle tradizioni sciamaniche native quanto nelle confraternite sapienziali dell’oriente e dell’occidente, ha sempre mantenuto un ruolo centrale ed insostituibile.
Essa crea uno spazio sacro, un campo di forza psichica al cui interno possono manifestarsi e prendere forma i segni e i disegni dell’Archetipo per dialogare con l’Umano.

Ogni appartenente alla Rete sa, più o meno consapevolmente, che nel momento del “passaggio” da un certo piano di coscienza ad uno più elevato, lungo il processo della propria evoluzione, può contare sulla “rete di sostegno” costituita dalla Rete, e ciò permette di scandire i tempi e i modi dei propri transiti esistenziali nel modo più fisiologico e naturale. Facciamo ovviamente riferimento ad una Rete nella quale la dimensione verticale sia fortemente presente e ben collegata alla dimensione orizzontale della condivisione ed espressione dei valori e delle risorse.
La Rete è una Scala di Giacobbe7 collettiva percorrendo la quale è possibile riscoprire e rendere operante la matrice unitaria ed indivisa dell’Essere. Più vi è sintonia (armonizzazione di pensiero e sentimento) e sincronicità (azione coordinata) più è dato di inoltrarsi in spazi sovrapersonali permeati da una vibrazione spirituale elevata e nei quali fenomeni ed eventi rinviano esplicitamente alla fondamentale unità fra Essere e Mondo.
Quest’intima necessità di esperire il trascendente per trasferirlo nel quotidiano è ciò che differenzia una società profana – e dunque profanata – da una “società naturale” nella quale le dinamiche ispirative di contatto col trascendente siano pienamente rispettate e coltivate.
In parte è questo il modello che le Reti intrinsecamente tendono ad imitare e grazie al quale riscoprono valenze e tradizioni perdute ma non dimenticate.
Una Rete è una modalità di approccio alla vita, ai suoi valori e alle sue rappresentazioni.
Il contatto fra persone o gruppi che una Rete propone e facilita è esattamente ciò che produce valori nella relazione.
Come i Re-agenti venendo in contatto scambiano energia creando nuove sostanze, così nell’incontro e nella comune appartenenza ad una Rete i membri trasmutano la propria natura evolvendola ad una frequenza superiore grazie allo scambio di beni, disponibilità, conoscenze, sostegno ed Amore che la Rete incentiva.
L’incontro risveglia i valori che a loro volta trasformano i soggetti coinvolti.
La metafora alchemica prosegue col considerare come e quanto la sostanza di cui ognuno di noi è composto debba purificarsi e trasmutare intimamente per superare i dolenti sedimenti egoici e addivenire al luminoso piano delle virtù e, stando a quanto dicevamo poc’anzi, quanto stia proprio in questo periglioso discendere nell’abisso dell’interiorità per risalirne poi trasformati e “con le braccia cariche di doni” il significato più universale del concetto stesso di Rete.
Contatto fraterno tra esseri ed esperienza del trascendente dunque, asse orizzontale ed asse verticale.
Ma è proprio nel contatto tra gli esseri che si perviene all’esperienza del trascendente nel Mondo e viceversa è anche vero che è nella spiritualità più autentica ed universale che incontriamo il valore essenziale dell’Altro ed il riconoscimento della sua divinità.
Come nel simbolo del Tao noi incontriamo la polarità opposta proprio nel centro dell’elemento complementare, allo stesso modo gli assi orizzontale e verticale di una Rete intersecandosi nel nodo centrale della croce si trasformano l’uno nell’altro.
Poiché tutti siamo Uno, nell’Altro incontriamo il Divino e, poiché l’Uno è Tutto, nell’Uno incontriamo l’Altro.
Possiamo pervenire a Dio attraverso il Mondo, e questa è la via del Guerriero; ma possiamo offrirci al Mondo attraverso Dio, ed è questa la via del Mistico.

In sintesi:


Le Reti sono veicolo di valori, ispirazioni e fratellanza.
La dinamica di una Rete presuppone che al suo interno tutti possano comunicare e cooperare con tutti. Ciò è lasciato alla libera iniziativa individuale. Nella norma in una Rete ogni snodo ha relazione diretta coi soli snodi circostanti ma ovviamente ogni snodo è in contatto con ogni altro attraverso un certo numero di snodi intermedi. In una Rete, seppure la mediazione di snodi intermedi possa essere di grande utilità, ciò nondimeno ogni componente, sia esso un individuo od un gruppo, è incoraggiato a intrattenere rapporti diretti con qualsiasi altro poiché è dal numero dei legami diretti che dipende la coesione della Rete e l’intensità del senso di appartenenza dei suoi membri. La resistenza dei legami tra due snodi dipende da quanta parte delle rispettive dimensioni trascendenti è condivisa. Rapporti più superficiali hanno in comune parti meno rilevanti ed estese di tale dimensione. È chiaro altresì che rapporti più profondi condividono maggiormente la propria interiorità. Ciò rende il rapporto più saldo.
Più una Rete è interconnessa maggiore è il potenziale ispirativo e trasformativo che può esprimere.
Nell’ipotesi migliore ogni snodo è connesso direttamente ad ogni altro ed in questo caso è facile comprendere come ogni singolo snodo possa godere della competenza e del sostegno immediato di tutti gli appartenenti alla Rete. Ciò costituisce una grande forza poiché la coesione è la massima possibile.
Facciamo il caso opposto, quello d’una Rete, per così dire, ramificata, nella quale ogni snodo abbia non più di tre connessioni dirette e ovviamente non meno di una. Chiaramente è ancora possibile per qualsiasi membro contattare chiunque altro ma la connessione può richiedere un gran numero di passaggi intermedi, di tempo e di mediazioni. Tutto ciò non facilita il sostegno reciproco e può essere un ostacolo alla chiarezza e al flusso delle informazioni.
Il caso peggiore – minima coesione – è una Rete lineare nella quale tutti gli snodi siano distribuiti lungo un'unica linea. In essa ogni snodo ha solo due connessioni, eccetto quelli situati agli estremi che ne possiedono solo una.
Le strutture gerarchiche piramidali agiscono secondo schemi di comportamento che utilizzano in larga misura le Rete lineari, talora chiamate per l’appunto filiere, e sono strutture per loro natura antitetiche alle Reti.
Torniamo al caso migliore, quello d’un interconnessione massima. È chiaro il contenuto simbolico di una figura siffatta.
Come nella concezione olografica dell’universo e come affermato da tutte le tradizioni sapienziali il Tutto è totalmente interconnesso, nel Tutto tutto comunica con tutto e nulla è mai separato da null’altro.
Dunque una struttura di Rete che sappia riprodurre almeno in parte un mandala vibratorio dotato di caratteristiche analoghe si pone nella condizione di poter comunicare per risonanza con parti affini – presenti nel Tutto – e dotate della stessa frequenza vibratoria.

Come ricordato in precedenza l’unione fra i membri di una Rete attiva l’energia complementare della relazione trascendente con le dimensioni più universali dell’esistenza. Un insieme di persone o gruppi nel quale l’unione fra membri sia la massima possibile emette una frequenza d’Amore che risuona con forza – per similitudine – in ogni dove nel Cosmo, poiché nel Tutto ogni parte ed ogni essere sono collegati ad ogni altro. Questo attiva vibrazioni d’Amore nelle profondità dello Spazio e del Tempo e le pone in comunicazione diretta con la cerchia risonante di persone unite dallo stesso sentimento.
Pagine insuperate sono state scritte dai mistici sufi e dai Fedeli d’Amore rinascimentali sui legami amorosi spirituali. Molta profonda conoscenza è custodita nei loro scritti e sarà importante recuperare per intero tali purissime sorgenti di conoscenza ispirata.
Fra le finalità d’una Rete possiamo dunque annoverare l’aspirazione ad adoperarsi affinché i suoi membri stringano il maggior numero di relazioni di conoscenza, comunicazione e collaborazione reciproca.
Nessuno può prevedere l’entità di sviluppi positivi che un processo simile può generare.
Una Rete può iniziare la sua attività come GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) per l’utilizzo di alimenti a filiera corta e a chilometri zero e dopo un certo tempo la coscienza etica dei suoi aderenti, la qualità delle relazioni che si vengono a creare e la fiducia reciproca possono portare la Rete a cimentarsi in ben più impegnativi progetti sulle energie rinnovabili, sul cohousing, sulla banca del tempo, su forme alternative di risparmio, sull’educazione integrata dei figli, sulle medicine complementari, sull’autoproduzione di beni e risorse, sulla tutela ecologica del proprio territorio o quant’altro.
Viene appresa una nuova socialità, nuovi interessi, nuovi e più equilibrati ritmi di vita, nuove prospettive esistenziali per le famiglie ed i nuclei comunitari.
Senza necessariamente svolgere un ruolo formativo mirato e continuativo una Rete può facilmente trovarsi ad assolvere una funzione evolutiva di primaria importanza per il solo fatto di creare occasioni di comunicazione ed incontro in favore delle molteplici attività e dei più diversi interessi dei propri aderenti.
Una Rete ama valorizzare al massimo le qualità dei propri snodi allo stesso modo in cui nelle società tribali le virtù e le abilità dei propri membri costituivano una risorsa preziosa e insostituibile.
Il paragone calza poiché una Rete è in realtà una tribù virtuale dell’attuale Villaggio Globale.
Nel terzo millennio il terreno d’incontro è sempre meno il territorio fisico e sempre più il luogo delle affinità elettive e spirituali dell’Umanità. Il sistema delle Reti rappresenta l’estensione di questi nuovi luoghi virtuali dell’aggregazione nei quali si forgiano nuovi paradigmi culturali, ecologici e conviviali.

Le Reti sono la medicina autoprodotta dalla Coscienza Planetaria contro il virus dell’allocazione delle risorse e delle competenze operato dalle oligarchie economiche dominanti. Le persone, utilizzando le Reti come bacini di esperienze e sperimentazioni, si riappropriano del proprio tempo, delle proprie abilità, della propria libertà di scelta e della propria dignità.
Tutto quanto una Rete coltiva e produce è, in buona misura, un distillato di Conoscenza che giace sul piano immateriale del sapere astratto. La vera Conoscenza, e molti ora lo testimoniano, scocca come una scintilla nell’interazione creativa, libera e spontanea tra gli esseri.
Compito delle Reti è vigilare affinché questo processo – che potremmo definire psicobiospirituale – si svolga nel più sacro e naturale dei modi, al di fuori delle ingerenze monopolizzatrici e manipolative delle criptocrazie sovranazionali.
Una Rete è il luogo in cui è più facile in assoluto conoscere la persona giusta. Qualcuno può avere bisogno di noi o noi di qualcun altro e ciò che avviene spontaneamente nella rete delle amicizie di ognuno diviene una prassi in una struttura di Rete. Nulla va perso e in questo luogo virtuale risorse e bisogni si completano a vicenda senza sprechi né inutili attese.
Le sincronicità dimostrano che lo Spirito è in azione: in una Rete non vi sono code, poiché nessuno viene prima né dopo nessun altro.
Il sistema delle Reti nel suo complesso sta contribuendo a mutare la geografia sociale dell’occidente ma non solo.
In ogni dove popolazioni ed etnie depredate della loro sovranità e dignità da sistemi politici ed economici decrepiti e fraudolenti riscoprono che la Conoscenza è Potere e che i saperi tradizionali sono beni inestimabili da preservare e valorizzare.
Molto di quanto avviene nel processo di autodeterminazione di popoli ed individui è in qualche misura ascrivibile all’azione delle Reti.
Le Reti sono incubatrici dei nuovi modelli di Civiltà che il Pianeta si prepara ad ospitare.

4. La Rete come Struttura Olografica

4.1 Osmosi Vibratoria Adattativa

Abbiamo citato la funzione osmotica adattativa delle Reti, osserviamola ora più da vicino. Il ruolo che una Rete si ritaglia in un certo contesto sociale e culturale definisce i suoi scopi e in qualche misura anche i mezzi per perseguirli. Gli scopi costituiscono il prodotto che la Rete aspira a realizzare, il risultato a cui mira. I mezzi sono tutto ciò di cui la Rete si dota per giungere ad
ottenere i risultati prefissi.
I mezzi possono essere i più diversi: informazione, strumenti tecnici, competenze, oggetti d’uso comune, servizi, ricerche e formazione o quant’altro. L’insieme di questi beni e servizi sono tutto quanto la Rete “assorbe” dall’ambiente nel quale “vive” per organizzarlo in vista degli scopi da perseguire.
Questo processo nel suo insieme è il “metabolismo” della Rete. Aggrega elementi eterogenei prelevandoli “dall’esterno”, li ricombina, a volte scomponendoli prima ed adattandoli poi alle proprie necessità, e li organizza in uno schema che conduca al loro ottimale utilizzo.

Assomiglia ad una filiera produttiva industriale ma la somiglianza finisce prima di cominciare. Differiscono radicalmente gli scopi e i modi, quand’anche non i mezzi stessi.

Scopo dell’impresa è l’utile, raramente altro.
Qui l’utile, se esiste, viene ridistribuito, reinvestito o destinato a scopi socialmente costruttivi.
I modi e spesso anche i mezzi poi appartengono al dominio intangibile dell’Etica e sono parte del prodotto finale ossia della missione sociale educativa e solidale delle Reti. Come abbiamo ricordato sin dall’inizio, parte dello statuto ontologico delle Reti è diffondere un atteggiamento, delle prassi, una visione del mondo, un sentire comune.
Il metabolismo della Rete dicevamo; essa “vive” usando i nutrienti tratti dal suo “ecosistema sociale”, in funzione del suo scopo finale, la sua mission. Ma nello spettro delle sue funzioni vitali nulla di quanto pone in essere va scartato o sprecato. Idealmente il suo ciclo metabolico si svolge in assenza di prodotti di rifiuto. Produce valore sociale, virtù relazionali, educazione sentimentale, riequilibrio ambientale, benessere psichico, arricchimento culturale, nutrimento spirituale. Il tutto in assenza di effetti collaterali negativi. Ciò che preleva sotto qualsiasi forma dal territorio lo restituisce in maggior misura, perfezionato ed arricchito di esperienze e contributi.

Le Reti sono processori socioambientali psicobiospirituali che incontrano situazioni disfunzionali e le rilasciano riequilibrate ad un superiore livello qualitativo.

È un sistema vivente del tutto ecologico e naturale. Ogni entità biologica espelle e si libera di materiali di scarto ma essi sono interamente riciclati nell’ambiente e costituiscono, opportunamente scomposti e ricombinati, materia organica preziosa per la vita di altre specie ed ecosistemi.
Allo stesso modo opera una Rete ideale.
Essa migliora l’ambiente nel quale è presente fertilizzandolo coi suoi comportamenti virtuosi e rilasciando attorno ricadute positive socialmente utili. Opera per intervenire nelle realtà disfunzionali e ristabilire condizioni di equità, ecocompatibilità, solidarietà, benessere psicofisico, possibilità di evoluzione individuale e collettiva.
Ma soprattutto i modi e i mezzi impiegati sono un esempio ed un insegnamento per chiunque, membri della Rete compresi.
Si apprende:


come non esista – non debba esistere – un prezzo da pagare per il vero benessere e la giustizia;
come esistano modi diversi e migliori di stare sul Pianeta onorando Madre Terra e tutte le sue creature;
come e quanto siano fondamentali tutti quei valori che non hanno (un) prezzo, che non possono essere commerciati e che non potranno mai far parte dell’Economia;
quanto poco basti per vivere bene quando sappiamo guardare davvero al senso della Vita, 

come stare insieme e prendersi cura degli altri sia il tempo meglio speso sulla Terra;
come non esistano oggetti e servizi in sé, ma solo in quanto tramiti dell’Amore fra coloro che li scambiano.

La Teoria della Cognizione di Santiago – opera degli illuminati biologi Maturana e Varela, nei primi anni ’80 – descrive compiutamente come sia la cognizione, vale a dire la creazione del mondo percepito ad opera dei sensi, lo scopo ultimo della vita di ogni organismo vivente, uni o pluricellulare.
Il sistema delle Reti riproduce nel piano intermedio delle relazioni sociali quanto avviene tanto nel microcosmo cellulare quanto nel macrocosmo delle galassie. La finalità della vita biologica è conoscere e conoscersi nella relazione con i propri simili e con l’altro da sé.
Una Rete obbedisce allo stesso “imperativo biologico” ma va oltre, scegliendo di porre questa conoscenza al servizio della Vita stessa. La vita biologica delle Reti non esiste solo in senso metaforico. Osserviamo come, mettendo in comune elementi non trascurabili e a volte essenziali dei propri vissuti, venga a crearsi nel tempo una forma di anima di gruppo che, in certa maggior o
minor misura, assume una connotazione esistenziale unitaria ed autonoma. Nel linguaggiocomune diciamo che è lo spirito del gruppo che dà conto di certe idee e comportamenti.
In realtà parti di coscienze individuali, per periodi limitati di tempo, si fondono e questo origina istanti di vita di una supercoscienza sovraindividuale.
Nello stadio evolutivo attuale dell’Umanità è un processo in fase embrionale ma è quanto basta per comprendere l’importanza di guardare alla Vita delle Reti con l’attenzione che rivolgeremmo ad una specie vivente “in via di apparizione”.
Le Reti nascono, crescono, si uniscono ad altre, hanno discendenti ed eredi, invecchiano e muoiono.
Ognuno di questi – e di svariati altri – passaggi può essere studiato “biologicamente” oltre che metaforicamente ed essere continua fonte di ispirazione per chi opera nel settore. Sarà da sviluppare una ricerca sulla Biologia delle Reti che ci insegni a rapportarci con questa nuova specie vivente.

4.2 Le Reti sono sistemi olocentrici


Si potrebbero spendere fiumi di parole sull’argomento e sicuramente non basterebbero.
Centro e periferia si definiscono a vicenda e, dal momento che una Rete – in quanto sistema interconnesso dotato di struttura ma non di forma – è limitata e priva di contorno – ma non di bordo – è ovvia l’assoluta impossibilità per una periferia di esistere, in una Rete degna di questo nome. Dunque nemmeno il centro lo può.
Organizzazioni di Rete che esibiscano centri decisionali o gruppi di vertice o non hanno comprensibilmente completato la transizione, verosimilmente lunga e accidentata da una forma associativa più tradizionale al rivoluzionario modello di Rete, o se la stanno raccontando, non avendo compreso appieno quali siano i canoni etici e i criteri di esistenza d’una Rete.
Si badi: ciò non significa che in una Rete non esistano funzioni specializzate, di coordinamento, amministrazione, gestione, pianificazione e quant’altro.
Tutto questo può esistere e anzi le Reti possiedono spesso solide e articolate strutture organizzative ma il punto è che tutto ciò non s’aggrega MAI in forme gerarchiche. In una Rete:


Esistono referenti, non capi.
Esistono esperti, non supervisori.
Esistono persone disponibili, non consulenti.

È una geografia sferica, mai piramidale.
Cercare un dirigente in una Rete è come cercare l’interno del nastro di Möebius,8 semplicemente non esiste.
I giochi – ciò che conta nell’esistenza reale di una Rete – si fanno in prima linea, sulla fremente interfaccia fra Rete e realtà sociali e spirituali, sulle sponde dell’interiorità e dell’esteriorità di tutte le sue relazioni e della vita di ognuno dei suoi aderenti.
Non esistono segrete stanze del potere lontane dai luoghi ove si celebra l’incontro fra le Reti e la Vita Universale. La forza dell’Amore è a fior di pelle, aperta verso l’Alto e protesa versa l’Altro.

Il bordo di una Rete – la superficie di contatto con il mondo esterno ad essa – è l’area nella quale si producono l’esperienza, la conoscenza e la creazione. Dunque, come per l’anello di accrescimento degli alberi, è il luogo dove avviene la vera crescita.
È nella relazione viva e pulsante con l’Altro che l’Alto si manifesta. Fare Rete significa stabilire alleanze, prassi consonanti. Accedere a visioni di un’Armonia superiore come nelle ispirate vie dell’Arte.
Nel linguaggio comune abbiamo – ormai da tempo, forse secoli – svilito i contenuti ispirativi delle nostre idealità ed intuizioni. Li consideriamo semplici costrutti culturali della nostra menti, a volte forse geniali ma niente più. Con ciò ci condanniamo ad un inutile ed inaridente esilio dalla dimensione unitiva dello Spirito. Abbandonati a noi stessi cerchiamo di riprodurre la perduta ascendenza spirituale nella verticalità separativa delle labirintiche gerarchie sociali che si rivelano essere, al contrario della Scala di Giacobbe, una discesa gli inferi.
Non troveremo mai ciò che cerchiamo in quella direzione.
Ascoltare l’ispirazione, restituendole il posto che le spetta nella vita umana, è un passo cruciale per riprendere a seguire quella bussola interiore che sa sempre indicare il nostro vero Bene, il Nord spirituale. La messa in sincrono, all’interno di un mandala vibratorio, di membri d’una Rete – o d’una parte di essi – trasforma il gruppo in una sorta di antenna ricetrasmittente in grado di
captare ispiratamente dall’Alto segnali di cambiamento e armonizzazione per diffonderli, come senso e come prassi, nelle attività promosse dalla Rete nella sua presenza sociale.
Non si tratta di fondare una religione, men che meno di riscattare la storia della mistica – che non ne abbisogna – quanto di osservare le dinamiche delle realtà etiche e solidali organizzate e di riflettere attentamente sul loro funzionamento lungo il tratto che va dall’assunzione di un mandato – un’ideale da perseguire – alla sua realizzazione effettiva.
Alla luce delle conoscenze attuali sui processi psicodinamici delle relazioni empatiche e della creatività chiediamoci come avvenga in una comunità – reale o virtuale – la ricerca di soluzioni o la messa a punto di nuovi e più appaganti modelli relazionali.
Parte della risposta sta nel fatto che non esiste una teoria scientifica generale delle psicodinamiche sociali e – tantomeno – spirituali che garantisca l’univocità della risposta. Esistono molte scuole di pensiero, autorevoli orientamenti, metodi consolidati ed altamente affidabili che offrono risposte importanti ma mai completamente esaustive, non scientificamente. Questo è uno dei casi – non siamo solo noi ad affermarlo – nel quale il paradigma scientifico dimostra tutti i suoi ormai storici limiti culturali, la sua miopia epistemologica, la sua sordità filosofica e la sua afasia progettuale. Frequentemente la scienza contemporanea accredita con decenni o secoli di ritardo – per non dire mai – fatti e teorie che altre vie di Conoscenza tengono per vere all’interno di paradigmi gnoseologici complessi e raffinati.
Le Reti stanno dicendo la loro su questi temi, soprattutto per il fatto di mirare ad operazioni di sintesi fra i saperi accessibili in un’ottica di utilità sociale invece di limitarsi a tabulare sequenze di analisi spesso scollegate tra loro e, ancor peggio, da una visione generale della società e della conoscenza come fa sovente la scienza ufficiale.
Parte della comunità scientifica si è lungamente cullata in una implicita e male intesa visione neoplatonica secondo la quale esisterebbe un sapere da qualche parte “lì fuori”, indipendente e indifferente agli umani destini. Criticabile o meno che sia, questo atteggiamento ha finito col prevalere ed ha autorizzato quella deriva isolazionista ed autoreferenziale della comunità scientifica troppo spesso orgogliosamente arroccata in dogmatica solitudine in nome di una presunta e mai definitivamente dimostrata neutralità – ovviamente super partes – della scienza.
La nostra civiltà – ancora una volta – si dimostra afflitta da una inspiegabile e colossale rimozione generale quando dimentica – o finge di dimenticare – che:


Il sapere è tale quando si incarna in un soggetto cosciente, capace di rappresentazioni volontarie. E che questo atto stabilisce un’interazione potenzialmente identificativa fra soggetto conoscente ed oggetto – astratto o meno – conosciuto.
Spetta stranamente alla Fisica Quantistica il compito di affermare sperimentalmente la non separabilità fra Osservatore ed oggetto – o evento – osservato; non solo, risultati recenti sembrano indicare interazioni fra materia vivente ed oggetti fisici – od eventi – che rispondano a criteri causali più estesi e complessi di quanto sostenuto finora.
Psiche e materia smettono di essere, se non per i nostalgici di un positivismo d’epoca, mondi non comunicanti.
La psiche informa la materia e la materia reagisce alla psiche all’interno di campi di energia fortemente interconnessi e intrinsecamente unitari.
Le Reti nascono come tentativo di integrare del tutto intuitivamente, ma in modo progressivamente sempre più metodico e strutturato, parti separate che iniziano a riunirsi per formare nuovi modelli sociali.
Una Rete è un insieme di “sensori intelligenti” – i suoi snodi – diffusi sul territorio, fortemente interconnessi e capaci di selezionare dallo sfondo i segnali interessanti per la Rete mettendoli a disposizione dell’intera struttura. L’informazione raccolta viene fatta reagire – vedremo come – con l’informazione che perviene alla Rete dai canali ispirativi degli snodi.
Si verifica, a questo punto, una convergenza sincronica di informazioni, ma più giusto sarebbe dire di eventi cognitivi, che coordinandosi in uno spazio interiore – comune a snodi e Rete – genera infine una “onda di coscienza” che è la premessa – vale a dire la frequenza vibratoria più risonante in quel momento – agli atti e alle scelte che la Rete porrà in essere nel seguito.

rete3Ogni snodo, ogni membro, ogni gruppo deve avere i piedi ben piantati a terra e le ali
dell’ispirazione ben dispiegate nel cielo…


Le ultime affermazioni dimostrano ancora una volta quanto conti essere aperti e ricettivi – ma non indiscriminatamente – nelle due direzioni fondamentali – gli assi della Croce – per poter essere poi, nella concretezza, propositivi e risolutivi.

La miglior risposta ad un problema deriva da una completa aderenza e identificazione – transidentificazione – col suo intimo significato e con le sue più essenziali dinamiche. È una forma sublimata di contemporanea presenza, totale e incondizionata, nella duplice dimensione immanente e trascendente. Significa ricomporre continuamente la Diade in Unità.
Vediamo dunque come reagiscono le energie incontrandosi in un individuo e interagendo nella Rete.
La chiarezza nella percezione precisa di un problema è ciò che in esso apporta energie provenienti dalla dimensione trascendente. Il problema, nell’essere contattato pienamente e “messo in luce”, viene aperto ad un campo di frequenze più vasto ed armonico che può così raggiungerlo e pervenire ad esso per tramite dello snodo agente. Questo ora è il nucleo del processo:
il punto di discontinuità, rappresentato dal problema nel campo di forze in gioco, incontra le dinamiche armonizzanti del flusso di energie unitive che discendono su di esso dalla dimensione trascendente. La fermezza, la lucidità e la prontezza di spirito dello snodo – individuo o gruppo che sia –, la sua presenza piena e la sua incondizionata e totale adesione all’evento sono fondamentali per il dispiegarsi degli elementi personali e sovrapersonali coinvolti. Punto di discontinuità e flusso di energie unitive sono finalmente l’uno al cospetto dell’altro e… avviene che si riconoscano a vicenda unendosi ed integrandosi in un altro ed ulteriore elemento armonico e sinergico dotato d’una duplice e più raffinata natura terrena e spirituale. Tale elemento è la soluzione del problema che possiede dunque valenze quotidiane, in quanto soluzione concreta sul piano reale, e valenze sovratemporali, in quanto passaggio evolutivo da un piano di coscienza del quale il problema era l’aspetto fenomenico non ancora integrato, ad uno superiore nel quale il problema cessa d’esistere in quanto tale e permane nello stato trasformato di opportunità evolutiva pienamente colta e interpretata, memorizzata come tale.
Resta da osservare come da uno o più snodi direttamente coinvolti un’acquisizione si trasmetta al resto della Rete.
Per semplificare poniamo il caso d’una difficoltà affrontata e superata, nel modo poc’anzi descritto, da uno snodo della Rete. Ricorre, come ultima possibilità, l’ipotesi della centesima scimmia ma, senza scomodare necessariamente il Campo Morfico, ricordiamoci come avviene la formazione d’una Rete.
Gruppi di persone si uniscono in una struttura paritetica, circolare e interconnessa con l’intento di sviluppare opportunità, offrire soluzioni a problemi comuni, migliorare globalmente la qualità della propria vita, costruire una società più giusta e così via. Questi e molti altri scopi rinsaldano fra i membri delle Rete la comune ascendenza spirituale, contribuendo a chiarirne i contenuti e le dinamiche.
Ci si scopre parte dello stesso ceppo archetipico.
Lì, in quella radice comune avviene la comunicazione profonda, l’osmosi vibratoria e la “fusione nucleare” fra i piani complementari della conoscenza e della condivisione.
Esse divengono una cosa sola.
In quella radice comune non v’è distinzione fra gli snodi, tutti sono Uno.

Vibrando su quel piano ed incontrandosi deliberatamente in quel punto del Mandala – configurazione di Rete – le acquisizioni divengono un patrimonio comune accessibile per chiunque nella Rete.

4.3 Cervello, Reti, Universo

Torniamo brevemente al parallelismo, citato all’inizio, tra cervello, Rete e Universo. Emerge subito una disomogeneità evidente fra i tre termini del confronto; in apparenza l’Universo non è composto da esseri viventi e materia organica come invece i primi due.
Bene, sciogliamo subito le riserve affermando che il nostro interesse, in questo caso, è rivolto all’interazione fra gli snodi e alle sue dinamiche interne, non alla natura degli snodi stessi. Che dunque essi siano cellule o pianeti, da un punto di vista insiemistico, poco importa, conta la relazione di gruppo all’interno dei rispettivi domini. Un’analisi adeguata richiederebbe chiaramente una lunga premessa descrittiva sul funzionamento del cervello e sulle attuali conoscenze cosmologiche. Questo va decisamente troppo oltre i limiti del presente articolo, tuttavia non rinunciamo a tratteggiare alcuni brevi punti salienti utili alla nostra disamina.
La Rete – come struttura – in ordine di scala si pone in medio mundi tra le cellule del cervello e lo spazio interstellare. Sono le bambole di una matrioska e questo avvicina la triade considerata alla geometria dei Frattali.
Le tre strutture hanno in comune una relazione di elevatissima interconnessione tra gli snodi e una struttura fortemente plastica ed in continuo adattamento dinamico. L’informazione è l’onnipresente legame fra i loro snodi e sulla base di esso altri e più stretti vincoli possono stabilirsi. Si formano aggregazioni spontanee di snodi – gruppi di neuroni in risonanza, ammassi stellari… – sulla base d’una affinità, d’una comune attrazione, d’uno scopo e d’una direzione condivisi. L’elenco può continuare a lungo ma ciò che davvero preme è porre in risalto una generale similitudine, non solo metaforica, che origina dalla struttura intrinsecamente olografica dell’Universo. Come in una immagine frattale le figure si ripetono in ogni ordine di scala, dal micro al macroscopico, ed il Tutto è contenuto olograficamente in ogni sua parte.
Infine analizziamo punto per punto le cinque affermazione di pagina 5 e 6 per evidenziarne il contenuto simbolico:

1. Una Rete è un attore sociale. Incide nel tessuto vivo delle comunità e le sue iniziative si diffondono a macchia d’olio, a volte impercettibilmente, in vasti strati della popolazione, sia a livello locale sia globale. Come abbiamo visto essa esercita un’azione diretta mirata al problema specifico in oggetto ma su altri piani – informazione, opinione pubblica, stati di coscienza collettivi, Campo Morfico… – crea un effetto di risonanza più difficilmente misurabile, ciò nondimeno riscontrabile a posteriori in base alle reti di catene causali che vengono messe in moto. L’intrinseca natura olografica dell’universo manifesta sui piani della coscienza le sue interazioni più potenti.

2. Gli effetti globali delle azioni di Rete, anche le più localizzate, sono certamente rilevabili e a volte, entro certi limiti, misurabili. Una vera e propria Teoria delle Reti – nel senso del presente lavoro – non esiste ancora in quanto tale ma viene affrontata volta per volta da diverse prospettive. In realtà sarebbe necessario essere esperti conoscitori di numerose aree del sapere anche lontane fra loro: sociologia, storia, filosofia, teoria dei sistemi, fisica, matematica, logica, linguistica e teoria della comunicazione, psicologia, storia delle religioni, etnologia, astronomia, neuroscienze, biologia, ingegneria. L’elenco potrebbe continuare. In altre parole, se esperti capaci di interdisciplinarietà e lavoro d’equipe – già qui la scelta si restringe di molto –, aperti di mente ma soprattutto di cuore collaborassero condividendo le proprie specifiche conoscenze ed abilità, una Teoria Generale delle Reti – o almeno un suo embrione – potrebbe vedere la luce in breve tempo e disporremmo allora di uno strumento potentissimo per la messa a punto e l’impiego delle strutture di Rete al meglio delle loro potenzialità.

3. Una Rete opera in chiarezza rispetto alle situazioni che incontra. Ne conosce le premesse, le dinamiche, i possibili esiti. Possiede insomma l’archivio delle catene causali degli eventi che attengono alla sua realtà. Abbiamo precedentemente accennato al fatto che le Reti sono assimilabili alla memoria e da questa angolatura lo possiamo ben vedere. Dunque la Rete è memoria di eventi e al tempo stesso fucina della loro elaborazione. Si dà degli obiettivi ma non può prevedere con certezza quali saranno le conseguenze della sua azione sociale poiché gli elementi che concorrono al verificarsi di qualsiasi realtà sono – proprio in virtù della struttura olografica dell’Universo – innumerevoli e indecifrabilmente interconnessi. Tutto concorre sempre e ovunque, in qualche modo, ad ogni accadimento. Ogni evento è la somma combinatoria degli eventi che lo hanno preceduto e che comunque lo compongono sui vari piani dell’Essere. In questo sta la sua imprevedibile unicità. E in questo sta l’inesauribile potenziale creativo delle Reti che possono così esplorare continuamente inedite modalità di convivenza.

4. Le Reti hanno radici nei saperi tradizionali e nelle esperienze più ricche di valori sociali, da qualunque direzione provengano. Al tempo stesso non ipotecano il futuro vincolandolo alla sterile imitazione del passato. Come affermato poc’anzi in una Rete l’adozione di nuovi schemi di comportamento e strategie diverse è in accordo con la natura evolutiva del flusso degli eventi nell’Universo e le Reti donano realmente il meglio di sé quando accettano nella prassi quotidiana di ottemperare a questa regola ontologica legata a una visione non deterministica della realtà. L’incertezza è il motore del cambiamento.

5. In una Rete gli snodi sono i luoghi ove si fa esperienza della parità nella diversità. Ancora una volta è questa una delle tante facce della struttura olografica dell’Universo. Al fondo della diversità vi è sempre l’Uno – dunque l’uguaglianza – e nell’Uno tutte le distinzioni sono possibili. Apprendere la lezione della parità attraversando i fitti veli delle differenze ed integrandone i valori è un elemento cardine della missione sociale delle Reti.

4.4 Le due funzioni fondamentali della Rete


La fisiologia delle Reti è forse l’argomento che richiede le maggiori e più estese riflessioni.
Possiamo darne qui solo brevi cenni, prendendo in esame le due valenze fondamentali già indicate a pagina 6.

a. L’azione di filtro della Rete si estrinseca in molti modi. È una delle sue funzioni più versatili ed interessanti, forse la più omnicomprensiva. Basti dire che l’area culturale della ricerca in una Rete ne è una diretta emanazione. In buona sostanza essa esplicita ed organizza strutturalmente quella qualità umana rara e dimenticata che è il discernimento. Il saper distinguere e riconoscere, associare e confrontare, ponderare e immaginare, selezionare e coltivare. Filtrare – come discernimento – è l’azione di separare l’utile dal superfluo ed il necessario dall’ininfluente. È l’azione pura e perfetta di accostarsi all’essenziale della vita, di saperlo coltivare per mantenerlo forte ed integro. Una Rete, nella funzione di filtro, riconduce la comunità all’Essenza, il vero valore a fondamento della Vita.

rete4b. La Rete è lo spazio dell’ascolto, il tempo dedicato alle relazioni d’aiuto. È il cerchio di celebrazione delle alleanze rituali che siglano il passaggio dalle Civiltà che mitizzano
unicamente i vincitori alle Comunità che accolgono gli sconfitti e ne raccontano le storie. Le Reti sono presenti negli abissi della sofferenza umana e planetaria. Grazie ad esse possiamo scendere in queste remote regioni limite dell’Anima Mundi per completare il primo e più importante incarico spirituale delle Reti: l’opera di redenzione come funzione universale fondamentale.

c. Il passaggio al quinto stato Diamo uno sguardo al futuro remoto delle Reti, ai possibili esiti estremi della loro funzione sociale. Potrà essere utile fare riferimento alla metafora archetipica dei quattro elementi alchemici – Terra, Acqua, Aria e Fuoco – per descrivere la dinamica evolutiva delle Reti in termini più intuitivi e diretti. Utilizziamo la sequenza elementale prima elencata che è l’ordine osservabile più spesso nelle dinamiche energetiche di processo e nella costituzione planetaria.


I stato: elemento Terra

Il primo elemento rappresenta il contatto concreto fra struttura di Rete e gli aspetti pratici del problema. Il simbolo Terra racchiude in sé i bisogni primari, i beni materiali, il versante fisico dei fenomeni, la materia e il corpo umano, la presenza silenziosa, la lentezza, le cose semplici della vita, ciò che sostiene. Riconosciamo in questo breve elenco di qualità dell’elemento Terra doti immediatamente ascrivibili ad una Rete, al suo ruolo sostenitivo e di riferimento. Nel primo stato la Rete manifesta la sua presenza fisica sul territorio, contatta le realtà che più necessitano di assistenza, recupera le risorse disponibili ad essere impiegate per i compiti che essa persegue. Ecologia, solidarietà e sostegno sono i suoi punti di forza.

II stato: elemento Acqua

L’Acqua è l’energia di ciò che fluisce senza sosta e si adatta infinitamente non avendo una forma sua propria. È il prendersi cura, la relazione empatica ed affettiva, è la dolcezza e la sensibilità. In questo stato una Rete assume spontaneamente la forma del territorio nel quale agisce, crea relazioni profonde e amorevoli, coltiva l’accoglienza e la capacità di raggiungere capillarmente le situazioni bisognose di cure e di attenzione. Nutrimento, relazioni amorevoli e capacità di adattamento sono valori di riferimento dell’Acqua.

III stato: elemento Aria

L’Aria è l’elemento della comunicazione, della conoscenza e della direzione da imprimere alle scelte. È l’elemento delle novità e della libertà. Nell’Aria le Reti rispondono alla vocazione di essere potenti innovatori e inesauribili veicoli di informazioni e conoscenze. La libertà, i futuri possibili, i mutamenti di paradigma sono segni dell’Aria.

IV stato: elemento Fuoco

Il Fuoco è l’elemento della generosità e della condivisione, dello sforzo appassionato, del coinvolgimento e della trasformazione. Il Fuoco non lascia nulla di intentato e ama mettere le cose in luce. Nello stato di Fuoco le Reti trasmettono chiarezza, passione per lo sforzo e l’agire comune. Il Fuoco porta a cambiare le realtà dal profondo e rappresenta la forza e la capacità di donarsi completamente per ciò che si ama. La passione, l’impulso al cambiamento, l’azione coinvolgente sono i segnali della presenza del
Fuoco.

Vediamo brevemente quali potrebbero essere il ruolo ed il funzionamento d’una Rete interpretati alla luce degli archetipi elementali. Una Rete, come abbiamo visto, nasce e si attiva come risposta ad un’esigenza o ad un problema sociale. Soggetti singoli o gruppi si aggregano nell’organizzare una struttura sul territorio che inizia ad agire concretamente per ottenere un quadro obiettivo della situazione reale e tentare di costruire delle soluzioni (Terra). Inizia a formarsi un vero e proprio movimento di opinione che si fa carico dei problemi e assiste coloro che lo chiedono sostenendone le esigenze (Acqua). L’esempio si diffonde ed una nuova e più evoluta visione del mondo può finalmente venire alla luce (Aria).
Infine la presenza della Rete può avviare delle trasformazioni visibili ed una integrazione sempre maggiore dei soggetti coinvolti nel processo di cambiamento (Fuoco). L’analisi elementale delle dinamiche di Rete meriterebbe approfondimenti ben maggiori ma si potrà più utilmente pensare ad una ricerca specifica sui fondamenti archetipici del concetto stesso di Rete.

Andiamo oltre.

Il quinto elemento prescinde dai quattro precedenti ma nel contenerli tutti ne è il completamento.
Li supera poiché appartiene ad una frequenza vibratoria immateriale ed è in questo che ne rappresenta anche il completamento perché permette di dare conto degli aspetti immateriali e potenziali delle dinamiche evolutive delle Reti.
Le Reti provengono dal Vuoto e ad esso ritornano una volta completato il loro ciclo di Vita.
Provengono da un Vuoto che è assenza, mancanza di struttura, di presenza e di senso.
Una comunità priva d’una qualsivoglia struttura di Rete, esplicita o meno, è un luogo-non-luogo disaggregato ed ostile alla vita. Quale che sia la forma che essa assume – piramide, labirinto o altro – il suo ambiente sociale non può essere considerato un luogo nel quale poter vivere ma nel quale dover sopravvivere (elemento Terra, bisogni primari). In questo Vuoto/assenza sussistono dunque le condizioni primarie – elemento Terra – per la formazione iniziale di una Rete. Nell’assenza si crea il potenziale più forte, quello della motivazione. L’incubatrice delle Reti è la dolorosa mancanza di condizioni di vita accettabili, il vuoto di senso, l’assenza di speranza e prospettive di cambiamento. È un Vuoto che, in quanto spoliazione estrema d’ogni realtà accessoria, fa emergere il Cuore dell’Essere come forza profonda di rinascita e di riscatto.
L’effetto del Vuoto è dunque la motivazione iniziale.
In un certo contesto sociale l’insostenibilità di alcune condizioni nella vita degli individui è il fattore scatenante per il sorgere d’una struttura di Rete.
L’energia dell’elemento Terra inizia qui ad influenzare gli eventi portando all’aggregazione dei soggetti più motivati attorno a finalità comuni. Il ciclo dei quattro elementi manifesta la sua azione e idealmente, come prima accennato, dopo un certo tempo la Rete raggiunge i suoi scopi 

Nonché delle sue antimaterie: l’opposto, che è la piramide, e l’inverso, che è il labirinto.
Completando la sua missione. Bene, ora la motivazione iniziale non sussiste più ed il mandato operativo ha esaurito la sua funzione. La Rete si trova a questo punto davanti ad un bivio:


A. Sciogliersi e cessare l’attività, appendere lo statuto al chiodo, magari autocelebrando la propria storia nel trasformarsi in un’associazione di “reduci”.
B. Trasformare il suo statuto ontologico assumendo per intero gli esiti sociali e spirituali della sua azione nel mondo.

Nel primo caso non v’è molto da aggiungere. È quanto accade più di frequente alle Reti, per lo più implicite, mascherate da organizzazioni, sindacati, lobby, consorterie e quant’altro. Come sempre, risolti i problemi, i rimedi – le Reti – vengono accantonati. Qui il Vuoto compare nella veste di dissoluzione risolutiva. La struttura di Rete, una volta esaurito il ciclo di vita della motivazione, manca della forza aggregante che ne aveva consentito la nascita e ritorna ad essere parte integrante ed indistinguibile della comunità in seno alla quale era sorta.
Nel secondo caso invece possiamo distinguere varie possibili evoluzioni, ognuna delle quali appartiene in buona misura alla prosecuzione del ciclo di vita della Rete sui piani immateriali dell’elemento Vuoto.

I. La Rete può dissolversi in quanto struttura ma rinascere come semi di consapevolezza, movimenti ed organizzazioni succedanee.

II. Può mantenere una struttura sua propria adattandola al cambiamento di stato e trasformando opportunamente il fine ed i mezzi.

III. Può permanere come stato latente, come potenzialità sospesa dell’essere, come fiume sotterraneo della coscienza o come memoria e testimonianza storica nei luoghi della sua evoluzione terrena.


Primo caso. La Rete porta a termine in qualche modo il suo mandato e conclude la sua esistenza formale ma le esperienze che in essa sono maturate permangono come patrimonio comune a individui, gruppi e comunità. Divengono in certa misura parte della vita sociale e dei valori condivisi e su di esse possono nascere e prosperare iniziative, forme di aggregazione e momenti culturali importanti per la coscienza e il senso di responsabilità civile della società. Il patrimonio dei beni materiali e immateriali d’una comunità o d’un popolo si basa sulle idee e sui rituali sociali tramandati ad opera dei fondatori. Sono le acquisizioni d’una qualche forma di coscienza collettiva che stabiliscono precedenti fondamentali per l’evoluzione della civiltà. La Rete diviene così un più vasto e differenziato flusso implicito di eventi interconnessi nell’alveo della Storia. Flusso che continuamente si rinnova nel succedersi di ricorrenti strutture di Rete locali e dei loro molti e diversi esiti sociali e culturali.
Niente che già non sapessimo ma può essere utile completare questo tipo d’analisi poiché offre un punto di vista virtualmente sistemico rispetto ai movimenti della Coscienza negli spazi della Storia e della Cultura.
Su d’un piano traslato possiamo interpretare questa dinamica generale delle Reti come affermazione della volontà di tramandare un modo preciso e definito di guardare alla vita, una vera e propria Tradizione che insegna e consegna un’attitudine, un genoma spirituale transtorico, frutto d’una fusione fra Gnosi ed istinti ancestrali, concepita per affrontare i passaggi evolutivi dell’umanità nella consapevolezza – e dunque nella responsabilità – degli eventi di cui siamo comunque protagonisti e testimoni.
Secondo caso. La Rete succede a se stessa, poiché è in grado di separare le motivazioni dai pretesti e i risultati dagli effetti.
In altre parole sa uscire dalla cronaca per entrare nella Storia e sa scambiare i mezzi con il fine.
Smascheriamo parzialmente il filo conduttore – peraltro più volte esplicitato – dell’intero scritto legato al ruolo del Vuoto nel punto finale dell’evoluzione delle Reti.
In realtà i problemi sono i pretesti, la vera motivazione è imparare a fare Rete; la soluzione dei problemi è un effetto collaterale, il vero risultato è l’aver appreso cosa significhi essere una Rete.
Risolvere i problemi non è il fine, è il mezzo; e la Rete non è un tramite grazie al quale i problemi vengono affrontati e risolti ma è essa stessa il fine.
Repetita iuvant: il problema è il mezzo per il cui tramite giungiamo ad apprendere i modi di edificare le Reti.
Completeremo il ragionamento tra breve; prima occupiamoci della terza e più misteriosa eventualità.
Terzo caso. Una Rete apparentemente scompare, cessa informalmente di esistere, non dà più segni della sua esistenza. Per qualche ignota o strana ragione non svolge più i suoi compiti e se ne perdono le tracce, a volte per lungo tempo, a volte per sempre. A ben guardare nemmeno l’ufficializzazione del decadimento d’una Rete può garantire la sua fine effettiva, ma questa è un’altra storia. L’iter d’una Rete ideale – superfluo dirlo – non sempre e non necessariamente contempla la svolgersi dell’intero ciclo vitale. Pur escludendo il caso di Reti che concludano il ciclo e muoiano di morte naturale o di Reti che si sciolgano per sopravvenute insormontabili difficoltà oggettive – mutamento del quadro di riferimento o altro – esistono casi nei quali essa non prosegue la sua azione e tuttavia nemmeno si può dire che vi ponga fine. Aleggia in una posizione intermedia fra esistenza e non esistenza, a volte difficile se non impossibile da giustificare. In tal caso – ma non sempre – questo è realmente un esito canonico annoverabile tra i casi positivi previsti nella fenomenologia più classica delle Reti. Non è semplice dar conto di quanto accade ad
una Rete e ai suoi membri in una eventualità del genere ma ci proveremo.
Può capitare che non sia necessario pervenire alla soluzione d’un problema sociale affinché la Rete – o alcuni dei suoi membri – sviluppi una diversa, più estesa e profonda coscienza delle responsabilità che comporta esser pienamente parte attiva dell’Umanità sulla Terra. Se avviene che un risveglio ad un piano di coscienza più elevato si manifesti alla – e nella – Rete è chiaro, in base a quanto esplicitato finora, che il vero scopo della sua esistenza è stato raggiunto.
È possibile, cioè, vincere la gara senza tagliare il traguardo.

I problemi – cioè i pretesti – stimolano le Reti a formarsi e, pur legandole statutariamente a sé, non ne ipotecano tuttavia l’esistenza vincolandola al conseguimento del successo nella ricerca della soluzione.
Una Rete, coagulatasi attorno ad un problema/pretesto iniziale, può ben decidere in qualsiasi momento d’occuparsi d’altre e più radicali questioni di cui il problema di partenza rappresenta solo una parte marginale.
Essa può cioè addivenire più volte, nel corso della sua vita utile, a quel punto del processo di maturazione nel quale si osservano le cause dei problemi in esame trasformarsi negli effetti di ulteriori cause, agenti più a monte.
Subito l’obiettivo dei suoi sforzi si ridireziona verso la nuova causa identificata come la vera e più sostanziale origine del problema.

In realtà la coscienza di ognuno risale tutta la vita, incessantemente e per lo più senza saperlo il fiume infinito delle relazioni causali alla ricerca del mitico punto origine, l’Aleph sovradimensionale, la Causa del Tutto, la Causa Prima, Dio.
Ovviamente, per una Rete, il ritrovamento di un Dio onnipotente, risolutore di tutti i problemi esistenti o ipotizzabili sarebbe una fortuna. Non sembri una battuta, una quantità rilevante dei mistici e dei maestri spirituali di tutta l’umanità ha condotto la propria aspra ed impegnativa ricerca esattamente con questo intendimento e le confraternite laiche e religiose più pure non hanno mai fatto mistero di includere nelle “regole vocazionali” l’aspirazione a raggiungere la “soluzione assoluta” – appunto l’assoluzione, da abslovere – la Pietra Filosofale, Visio Smaragdina, il Santo Graal, la Gerusalemme Celeste.
È chiaro dunque che fra i compiti più essenziali e difficili di una Rete v’è quello di osservare il flusso della casualità e di connettersi ad esso senza perdere tuttavia il contatto coi pretesti iniziali.


L’intera concatenazione causale va per così dire “colonizzata” dagli snodi della Rete, che dunque potranno sviluppare competenze che vanno dal più immediato “pronto soccorso” – azioni dirette di sostegno socioambientale – alla prevenzione sul territorio fatta di educazione, cultura, solidarietà e ricerca.
Ma, tornando al terzo caso, è appunto lungo questa filiera causale che a volte avviene misteriosamente che membri d’una Rete – o intere Reti – inizino a tracciare rotte divergenti rispetto al mandato esplicito che la Rete s’è data al suo nascere. La Rete – o alcuni suoi membri – mutano, anche senza volerlo, destinazione d’uso, il proprio DNA, la vocazione.
E ciò è esattamente null’altro che l’esito dell’adesione totale – ma non necessariamente acritica – all’idealità, alle prassi e a tutte le altre categorie della Rete. Alcuni, alcune Reti, nell’impegnarsi superano, per così dire, il muro del suono ed entrano in uno spazio nudo di buio e di silenzio. Uno stato interiore nel quale attenzione ed intenzione sciolgono la presa dagli obiettivi considerati prioritari fino a quel momento e restano, per un tempo indefinito come sospese – ma non disattivate – in attesa che la loro forza trovi altri e più essenziali punti di applicazione su cui concentrarsi.
Ed è in questo silenzioso buio così simile al Vuoto – di cui tra poco diremo – che avviene la trasmutazione della conoscenza sviluppata da una Rete durante la sua, breve o lunga, vita operativa. Parliamo a questo punto indifferentemente di snodi o di Reti, di individui o di gruppi.
Cade l’illusione della separatezza fra gli esseri e fra i fenomeni e diviene impossibile misurarsi con la realtà ordinaria senza tener conto delle infinite sequenze di cause e concause che ne costituiscono la trama sottile.


È un ulteriore scorcio di panorama olografico con vista sull’intrinseca – sempre lei – Unità di tutte le cose.

“Ovunque tu voglia andare ci sei già” come recita Jon Kabat Zinn nel titolo del suo libro.
Tanto vale restare dove si è nella consapevolezza dell’Uno.
In questo contemplare una realtà così complessa ma del tutto unitaria alcuni onorano l’esistenza delle Reti nel penetrare contro ogni ragionevole previsione nelle profondità dell’Anima Mundi. Per chi scelga questo singolare tracciato nel dominio delle Reti si aprono possibilità e visioni particolari. Osservando nel suo incessante e onnipresente dispiegarsi l’eterno gioco di Causa ed
Effetto il membro di una Rete Eretica11 fa esperienza – come sappiamo – del legame di dipendenza causativa ma anche – e più marcatamente – del legame inverso, quello di liberazione causativa.
Esso, in varie forme, è quel processo che riconduce dagli effetti alle cause in un movimento retrogrado e co-evolutivo che porta all’estinzione della frammentata condizione di esilio dall’Uno.
E qui vediamo assolto il primo e forse più importante imperativo etico delle Reti: mirare all’Unità.
L’azione di una Rete sarà tanto più efficace quanto più saprà intervenire sulle cause dei problemi che incontra. Ma ogni causa ne contempla a sua volta di antecedenti, alle quali guardare se l’intento è quello di ottenere effetti più durevoli e profondi. Si tratta appunto del legame di liberazione causativa. Cause più universali ed omnicomprensive divengono accessibili ad una coscienza che abbia compiuto – almeno in parte – il cammino a ritroso dal Mondo degli Effetti a quello delle Cause. È su queste vere e proprie Vie di catene causali, che riconducono dal Molteplice all’Uno, che possiamo incontrare la maggior parte di coloro che, avendo cominciato col servire in una Rete, hanno saputo rintracciare via via sedimenti più profondi e significativi nella genesi dei problemi. Per questa ragione le loro scelte successive hanno dirottato i loro sforzi dagli scenari sociali iniziali agli esiti più estremi ed essenziali – quali che fossero – delle loro ricerche sul campo.
A questo punto possono ben verificarsi, come detto poc’anzi, trasformazioni anche importanti del tipo d’impegno e d’attività. Le cause introducono cambiamenti nell’uomo e nella società, incidere sulle cause modifica questi effetti. Rimuoverle, per lo più, cancella tali effetti, dunque uomo e società – intesi come l’insieme di tutti i soggetti e delle loro interazioni – ne vengono trasmutati. Il quadro generale appare ora sotto una luce del tutto differente. L’evoluzione delle coscienze, che incessantemente si confrontano a ritroso con l’origine dei problemi, le ha infine condotte ad una più sottile ed unitaria visione della realtà e ad un mutato approccio alla soluzione dei problemi stessi.
Infinite strade si diramano dall’Uno verso il Molteplice ed infinite strade convergono dal Molteplice verso l’Uno.
L’argomento Reti Eretiche è ben più ponderoso di quanto abbiamo qui la possibilità di accennare e possiamo, senza tema di smentita, considerarlo alla stregua della parte subacquea di un iceberg, quei nove decimi di massa invisibile su cui poggia la porzione emersa.

Ancora una volta perveniamo nella consapevolezza di quanto la fenomenologia più nota ed evidente delle Reti sia in realtà la frazione di un misterioso e insondabile processo naturale del quale stiamo iniziando ora – ma non per la prima volta – a prendere coscienza.

Come si direbbe nello Zen: Ciò che conta in una Rete è ciò che v’è prima di essa e dopo di essa.

5.1 Il Vuoto alla Fine delle Reti

Torniamo, per finire, ad occuparci del Vuoto nella “Terra delle Reti” per gettare uno sguardo al futuro remoto della funzione storica delle Reti in seno all’umanità. Come si può arguire da questa introduzione in realtà è alle poche righe che seguiranno che mirava la totalità delle argomentazioni svolte finora.
Dopo aver descritto la funzione del Vuoto prima dell’avvento delle Reti nella società, vediamo ora – come suggerisce lo Zen – qual è il suo ruolo al termine dell’impegno delle Reti nella vita civile.
Cosa lascia dietro di sé una Rete una volta esaurito il suo mandato?
Quale esperienza ne traggono coloro che – facendone parte o meno – siano stati in contatto con essa?
Non è tra i fini dichiarati che dobbiamo cercare ed è il Vuoto, ancora una volta, a suggerirci la risposta.
Una Rete – terminato il suo tempo ecclesiale – si dissolve in uno stato di coscienza.
Uno stato potenziale latente che è la somma delle esperienze dei membri della Rete, dei suoi contatti col territorio (immanenza) e della sua familiarità con la dimensione ispirativa (trascendenza).
Il Vuoto alla fine della Rete si differenzia in modo sostanziale da quello presente al suo inizio.
Mentre questo si caratterizza come mancanza ed assenza, quello si connota come presenza e pienezza.
L’immobilità del Niente d’una partita a scacchi che ha concluso le sue mosse confrontato a quella del Nulla che invece ne precede l’inizio. Nel primo caso niente può più essere, nel secondo tutto può ancora accadere.
Il Vuoto alla fine delle Reti tende verso la condizione unitiva nella quale tutto è possibile. È lo stato di coscienza in cui tutto ciò che può essere può essere tutto. È ciò che non abbisogna di esistere per essere.

È uno stato forgiato nella consapevolezza che, imparando a fare Rete, non v’è difficoltà che non possa essere creativamente superata. Una Rete ideale può accedere a livelli della Mente Universale, il luogo in cui tutta la conoscenza e la saggezza sono racchiuse. È lo stato d’attesa prima della creazione. È uno stato in cui non si mira necessariamente a realizzare quanto piuttosto
a permanere nella effettiva percezione dell’Unità.
Nella condizione di Vuoto alla fine delle Reti l’Umanità ha accesso a una dimensione più integrata dell’essere dove la distinzione operata dalla separatezza è una libera scelta e non un limite doloroso e necessario.
Il Molteplice è una possibilità creativa, non misura la distanza dall’Uno. Il Vuoto alla fine delle Reti riposa sulla consapevolezza che il termine “impossibile”, sul piano umano, è una menzogna riservata a coloro che non conoscono il significato della parola “insieme”.
È la condizione che supera la necessità di ricorrere ai problemi – Jung parlerebbe di “Ombra” – per attivare l’impulso a fondersi nell’Unità. L’unione vale infinitamente di per sé, non solo come rimedio alla tenebra di quelle parziali interruzioni della coscienza che sono i problemi esistenziali.
Nella vita, insomma, non siamo destinati a una sconsiderata ricerca di pretesti per accostarci all’esperienza dell’Amore. Il Vuoto alla fine delle Reti è l’impulso irresistibile ad essere sempre e comunque nell’Amore, incondizionatamente, nonostante tutto.
È la consapevolezza che per essere nell’Amore sapremo riconfermare ogni giorno tale scelta.
Questo è (parte di) ciò che ci attende Alla Fine delle Reti.

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Tradizioni di rete - la risposta della Terra - 3.3 out of 5 based on 4 votes