It's easy if you try...

Reddito sussistenzaDecreti e leggine dall'improbabile efficacia cercano di mettere una pezza a questa crisi che sarebbe ridicola se non fosse penosa. Ma, come si nota facilmente, il problema non è produrre – che so – più cibo o più ponti sullo stretto di Messina. Questo lo si sa fare e si può fare . Ci sono le competenze, le materie prime, l'energia... c'è tutto. Le aziende, piuttosto, non riescono a vendere per continuare a dare lavoro ai dipendenti. Lo si nota dalla pressione pubblicitaria e dai venditori che ci assillano in ogni momento della giornata. Il problema quindi non è nella capacità produttiva ma nel fatto che la gente non ha soldi per comprare. È un paradosso che manchino i soldi. Lo spiega un aforisma geniale: "Dire che mancano soldi per fare qualcosa è come dire che mancano kilometri per fare le strade". Il denaro dovrebbe essere solo la misura del valore di prodotti o servizi reali.

Perché se questi ultimi ci sarebbero allora non stampare denaro e distribuirlo? Una soluzione talmente facile e banale (ma inconsueta) da risultare irritante al solo pensiero. Su questa ipotesi è comprensibile che non si riesca ad avere il conforto degli economisti poiché se avessero mai avuto competenza in "economia reale" non staremmo come stiamo. Né è plausibile aspettarselo da governanti evidentemente al servizio di "qualcuno" che questa situazione l'ha determinata ad arte.

Ma distribuire un "reddito di sussistenza" sarebbe una soluzione?
L'obiezione che viene subito in mente è che se tutti avessero soldi a sufficienza nessuno si impegnerebbe più per i lavori più faticosi e necessari.
Si può rispondere che la proposta del "reddito di base", "di sussistenza" o "di cittadinanza" prevede di distribuire il minimo per la sussistenza, cioè per mangiare, vestire e pagare l'affitto di un monolocale. Chi volesse di più potrebbe lavorare anche scegliendo lavori cosiddetti "umili" o faticosi o stressanti, ma che grazie al fatto che il lavoratore potrebbe contare su questa sussistenza garantita sarebbero pagati meglio. Vogliamo pomodori raccolti tutto l'anno? Strade spazzate? Infermieri professionali e con il giusto tatto per l'assistenza ai malati? Ambulanze anche di notte? Insegnanti che sappiano motivare gli allievi? Musicisti che ci ispirino? Sono esigenze comprensibili; ma siamo pronti a contrattare un compenso per questi servizi con persone che - di contro - non stanno più morendo di fame? Invece per i servizi più prestigiosi quali p.es. le alte cariche pubbliche, i dirigenti di azienda ecc. sarebbe facile trovare chi lo facesse per vera passione e talento e non per soldi. Come per i lavori umili si dovrebbe pagare di più per quelli prestigiosi si potrebbe pagare di meno. Allora i lavori umili avrebbero più riconoscimento in denaro e quelli di prestigio avrebbero più riconoscimento per la vera aspirazione dei candidati. Per esempio il Presidente della Repubblica sarebbe una carica quasi onoraria; gli artisti, gli insegnanti, gli assistenti sociali, i medici, sarebbero pagati da chi li apprezza per il talento riconosciuto liberamente senza bisogno di penosi sussidi pubblici.

So che questa ipotesi è talmente inconsueta da sembrare utopistica. Ma quanto siamo condizionati dal modello di società che troviamo nell'epoca in cui nasciamo per destino? Quanto siamo anche noi sostenitori del "sistema" imperante perché non ci sforziamo di immaginarne uno migliore? Quello che chiedo non è di urlare contro il governo di turno perché non attua quella soluzione che neanche noi abbiamo, ma di cominciare a immaginarla noi. Pensiamola fino in fondo, troviamone i difetti e discutiamoli, lavoriamo col pensiero e col cuore come si farebbe prima di costruire una casa dove abiteremmo noi e i nostri figli: la immagineremmo nel più piccolo dettaglio tecnico per renderla sicura e confortevole; ce la figureremmo bella, piacevole e ispirativa. Così, come si fanno i progetti migliori: costruendo tutto prima nel nostro spirito e poi sulla terra.
Partecipiamo o apriamo un dibattito sul tema. Chiariamoci questa idea del reddito di sussistenza garantito. Chi ne potrebbe avere diritto all'inizio? A quali condizioni? E gli immigrati? È giusto che una parte del mondo anche se lontana dagli occhi e dal cuore sia schiava di un'altra parte? Saremmo disposti a livellare il nostro reddito per alzare quello di altri? Questi alcuni temi su cui riflettere, volendo "progettare".

Stefano RofenaL'idea di stampare denaro è una provocazione che non avrebbe senso a lungo termine (ma attualmente, a breve, forse sì). Il denaro circolante dovrebbe essere tanto quanto valgono tutti i prodotti e servizi scambiati. Né più né meno. Ma come controllare inflazione e deflazione visto che i metodi attuali alla fine arricchiscono solo abili speculatori finanziari?
E se è assurdo stampare denaro, come reperire i soldi per un reddito di base garantito a tutti?
Proposte ce ne sono. Di questo parleremo nella prossima puntata.

Articolo di Stefano Rofena

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