Arte e Cultura http://www.coscienzeinrete.net Thu, 22 Feb 2018 01:05:19 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Grande è la confusione sotto il cielo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3080-grande-e-la-confusione-sotto-il-cielo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3080-grande-e-la-confusione-sotto-il-cielo

CIR report pedanteHo sempre sospettato che la trasmissione Report sia stata tra le cause più decisive della mia emigrazione in Austria, quando ancora amavo viaggiare. E che continui ad esserlo per tanti giovani. Perché è irresistibile: dopo pochi minuti di Report devi odiare l'Italia. E il bello è che non sai neanche perché. Tra inquadrature sghembe, interviste mezze rubate, primi piani di citofoni e porte vetrate, telecamere che riprendono altre telecamere e riferimenti di cronaca buttati nel montaggio in ordine rigorosamente random, ciò che resta nel telespettatore dopo i titoli di coda non è la trama di un malaffare ma un magma di impulsi dove attechisce una sola certezza: di essere stati usati, turlupinati, spolpati. Resta l'eco delle migliaia e milioni di euro che si intuiscono sottratti al proprio bisogno. E una rabbia tanto più forte perché sfocata, generalmente indirizzata a maneggi così immondi da sfuggire alla schietta intelligenza degli onesti.

di Il Pedante

Perché Report è purtroppo anche un esercizio di stile. Pur restando uno dei pochi tentativi seri e ben finanziati di giornalismo d'inchiesta in Italia, i suoi spunti e materiali anche preziosi, anche coraggiosi, annegano in una tecnica «shock and awe» che indigna e disorienta prima di informare. Oltre a ciò, non sembra intravedersi una chiara linea editoriale. Il prodotto richiama politicamente il grillismo delle origini e la collegata retorica dell'onestà già analizzata in questo blog, dove i colpi spesso ben assestati al privilegio, alla prevaricazione e alla furberia dei potenti mancano puntualmente di gettar luce sulle possibili cause sistemiche di quei fenomeni. In Report il sistema delle regole e degli obiettivi politici è anzi raramente il problema: alla peggio è perfettibile, ma i suoi fallimenti sono tutti da addebitare all'indegnità di chi vi si deve attenere. Sicché la ricerca di senso dello spettatore non può che incanalarsi nell'autocondanna di un popolo incapace di avverare le opportunità di modelli politici ed economici altrimenti votati al successo. Un'autocondanna che in Report si fa sovente anche esplicita divagando sui modelli virtuosi de «gli altri paesi» dove invece, a presunta parità di premesse, «le cose funzionano».

Ho smesso di guardare Report - e la televisione in genere - anni fa, ma ne ricevo regolarmente le newsletter. L'ultima è relativa alla puntata che è andata in onda lunedì 27 novembre sul tema dell'integrazione europea, il cui intento non velatamente propagandistico è già stato ben denunciato da Marcello Foa. Quel breve comunicato email con il riassunto dei servizi merita una lettura analitica per misurare lo stato del dibattito europeista anche tra i giornalisti accreditati come indipendenti. Ciò che in esso colpisce non è tanto la persistenza di posizioni e formule ormai irripetibili persino tra le frange più accorte del mainstream, ma la grave incoerenza interna delle tesi esposte o implicate. Da quelle contraddizioni emerge lampante l'impasse di chi ha investito aspettative e carriere nel progetto paneuropeo e ne è quindi oggi prigioniero, incapace di districarsene e condannato ad accettarne l'illogicità affinché la logica non ne faccia strame.

Grande Confusione

In sintesi:

la classe dirigente tedesca impone l'austerità brutta, non rispetta le regole, disunisce il continente, sfrutta i suoi lavoratori e tratta i paesi del Sud come già in tempi innominabili («l'occupazione tedesca»);
anzi no, l'austerità è bella e necessaria, ma noi ci ostiniamo a spendere soldi pubblici;
l'Unione Europea è più indisciplinata e maneggiona di noi.
Quindi? Quindi bisogna farsi governare dall'Unione Europea (sì, quell'Unione) dove «vince la linea» della Germania (sì, quella Germania) per risolvere i nostri problemi.

È grande la confusione sotto il cielo. Speriamo porti bene.

fonte: http://ilpedante.org/post/grande-e-la-confusione-sotto-il-cielo

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Fri, 01 Dec 2017 09:21:51 +0000
Che responsabilità ha un musicista verso l'ascoltatore? http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3076-la-responsabilita-di-un-musicista http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3076-la-responsabilita-di-un-musicista

etruschiNei secoli, la nostra idea di musica, di espressione artistica è notevolmente cambiata: in tempi antichi, un artista metteva da parte il suo nome a favore della funzione sociale e spirituale della musica che esso produceva. Studiava per capire come meglio distribuire un messaggio che era volto a trasmettere dei valori più alti di lui, atti a trasmettere delle memorie e ad ispirare l’ascoltatore...ad innalzare la qualità del sistema di valori di una popolazione.

La musica veniva dall’alto, attraversava il musicista, che a sua volta la manifestava e la metteva al servizio della società.

Gli Etruschi, ad esempio, consacravano con la musica tutte le attività della giornata: dai lavori quotidiani come l’impasto del pane, ad eventi ludici, militari, religiosi. Per ogni attività venivano selezionati i giusti strumenti, le melodie e i ritmi più adatti, così da impregnarle della giusta intenzione, del miglior spirito.

Adesso è il messaggio personale del musicista/compositore a dettare il contenuto emotivo e testuale di un brano.

Da una parte questo è un ottimo segno - è sintomo di una cultura che sta ponendo una maggiore enfasi sull’individuo. Ma come ci siamo arrivati e che forma ha, in questo momento?

La figura del musicista ha gradualmente scoperto la propria libertà nel poter rompere la “gabbia” delle vecchie convenzioni musicali, che ne dettavano l’esito emotivo e morale attraverso regole compositive ben delineate. 

Ed è spesso stato grazie ad uno sforzo dell’intelletto che queste regole sono state infrante, laddove la nostra anima, la nostra emotività, il nostro cuore, lo riteneva un lavoro faticoso, dissonante, a volte perturbante.

Attraverso il tempo e lo sviluppo di vari stili musicali, questa dissonanza è stata ripetutamente sviscerata e condivisa, spesso in modo impattante, mettendo in evidenza i nostri aspetti interiori più oscuri. Un lavoro che in parte ha avuto dei risultati positivi, tra cui la voglia di ribellarsi a schemi sociali e politici preesistenti e non più adatti ai tempi, la voglia di voler smascherare i nostri sentimenti più discordanti, la voglia di conoscere meglio quell’ombra che alberga in ognuno di noi. Nell’ultimo secolo si può dire infatti che la cultura del “trauma”, dell’inaspettato e dissonante impatto emotivo, sia stata utilizzata nel costante tentativo di spezzare vecchi ideali per introdurne dei nuovi: religiosi, sociali, politici, nella moda, nell’arte, e così via.

E questo lavoro ha sì man mano permesso alle persone di aprirsi alla possibilità di conoscere meglio le proprie ombre...ma anche di abituarsi sempre di più al “trauma” come forma di trasmissione di un messaggio e alla ricezione di queste ombre come suo contenuto.

Un esempio famoso di questo meccanismo fu la prima del balletto “La Sagra Della Primavera”, il 29 maggio  1913 al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi. Qui, il compositore Igor' Stravinskij sottopose per la prima volta la musica che aveva composto per questo tema - in una narrativa che, piuttosto che enfatizzare la bellezza della primavera (come era successo in passato) andava a descrivere un rituale pagano, il sacrificio di una vergine. Durante la dissonante esecuzione, il pubblico (sconvolto dalla controversa proposta) esplose, senza apparente spiegazione, in una delle più famose risse nella storia della musica.
L’anno dopo, lo stesso balletto venne riproposto, riscuotendo un enorme successo.

Questo approccio “traumatico” si è sempre più diffuso nel corso dei decenni in ogni stile musicale.

Difatti, l’utilizzo di un trauma allo scopo di introdurre nuovi elementi è una tecnica antichissima, da sempre usata sia da scuole iniziatiche bianche (ad esempio, nella lieve e calcolatissima asimmetria di una chiesa romanico-gotica) sia da gruppi oscuri (come nell’inaugurazione nel 2016 del tunnel di base del San Gottardo), allo scopo di alleviare o di complicare, in base all’intenzione, la condizione psichica ed emotiva in un individuo, di un gruppo di persone o di una popolazione intera.

Una tecnica che negli ultimi tempi ci è stata messa in mano, presente oramai in ogni forma d’arte, ma anche nelle correnti new age e di self-help, come ad esempio nella PNL.

crowleybowieUna tecnica che ci viene distribuita senza però avere gli strumenti per utilizzarla responsabilmente.
Questo è l’effetto che, ad esempio, l’ispirazione Crowleyana del “Fai Ciò Che Vuoi” ha aiutato ad alimentare: se da una parte l’artista si sente libero di concepire e produrre la propria arte  come vuole, dall’altra si sentirà deresponsabilizzato, ignorando in buona parte gli effetti profondi che il proprio messaggio può avere su chi lo riceve.

 

Una tecnica dalla quale ormai la nostra cultura dipende troppo - un musicista ha spesso paura di essere poco rilevante nel momento in cui non trova quel qualcosa di nuovo che può “sconvolgere”. E, purtroppo, ultimamente questo sconvolgimento viene quasi sempre accompagnato da un messaggio negativo, dissonante, con il solo scopo di voler sviscerare necessariamente qualcosa di oscuro da poter condividere, come se quella fosse la verità che alberga in noi…. spesso non sapendo perché o come questa parte oscura di noi funziona veramente, ma magari basandosi semplicemente sul fatto che è ciò che l'artista prova, e che l’andamento culturale è comunque questo. Accade ora come non mai, nell’arte, nella musica, nel teatro, nella letteratura e nella spiritualità.

 

Più passano gli anni e più ci accorgeremo come questa sia la nostra nuova gabbia, non tanto diversa da quella che abbiamo sempre cercato di rompere. Se non saremo disposti ad andare oltre, a dare un nuovo contesto positivo a quell’elemento negativo che c’è in ognuno di noi (invece di “glorificarlo” solamente), finiremo semplicemente per ingrossarlo.  Permettendogli di invilupparci e di distorcere ulteriormente la nostra visione del mondo, invece di renderla chiara.

 

Sarà importante quindi, per ogni artista, non necessariamente allontanarsi dal lavoro fatto fino ad ora, ma comprendere come il male in ognuno di noi si manifesta e che effetti la sua condivisione può provocare...a cosa realmente serve il "male", in un contesto che ha a cuore l’evoluzione umana. A come lo possiamo riconoscere per non dargli spago, per non essere più vittime dei suoi effetti...o per capire come esso ci può rendere più forti, trasformandone per reazione le sfide in forze interiori positive.

Soffermarsi sul male in un messaggio artistico è come porre un crocifisso nell’aula di una scuola: al posto di un messaggio che ci ricorda la nostra capacità di risorgere, ne troviamo uno che si ferma prima, portando la nostra attenzione su elementi come la sofferenza e la colpa, ponendoli come punti di arrivo.

Cercare di rompere la nostra gabbia continua dunque ad essere un lavoro centrale per la nostra cultura. Ma non può più essere il mero intelletto ad infrangere le vecchie regole.

Finché l’artista continuerà a produrre soprattutto per il bene proprio, si troverà inevitabilmente costretto a scavare nelle proprie ombre. E non farà altro che elargirle.
Sarà invece il nostro cuore, la nostra voglia di bene per gli altri (anche partendo da chi ci è accanto), a darci una maggiore libertà creativa ed espressiva, a donare all’arte nuova linfa, a portare al mondo innovative forme di ispirazione, più alte ed ampie di quanto possiamo al momento immaginare.

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giorgiocarotenuto@gmail.com (Giorgio Carotenuto) Arte e Cultura Wed, 22 Nov 2017 11:36:03 +0000
L’ECCLESIA SPIRITUALIS – LA BASILICA DI GALLIANO A CANTU` http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3057-l-ecclesia-spiritualis-la-basilica-di-galliano-a-cantu http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3057-l-ecclesia-spiritualis-la-basilica-di-galliano-a-cantu

Ecclesia SpiritualisOggi ha ancora un senso entrare in una chiesa? Di certo non ha lo stesso senso che poteva avere alcuni secoli fa. Ma lo stesso può essere utile per accendere una luce sul nostro passato ed a far risuonare dentro di noi alcune corde di cui, probabilmente, avevamo dimenticato l’esistenza.

Quando si abbandona la strada principale per salire alla basilica, che si trova al culmine di un piccolo rilievo, si incontra per prima cosa il battistero, che si protende verso di noi con il suo ingresso porticato.
E a guardarlo bene, sembra quasi che ci venga incontro, con il suo atrio accogliente, a differenza della chiesa, che se ne sta invece discosta, come ad osservare l’ondulato paesaggio che si trova ai piedi del versante meridionale delle Prealpi lombarde.

Il Complesso Monumentale di Galliano, che sorge non distante dal centro della città di Cantù, in provincia di Como, è composto da due edifici distinti: la chiesa di San Vincenzo, originariamente a tre navate di cui ne restano soltanto due, ed il battistero dedicato a San Giovanni, entrambi giunti fino ai nostri giorni nonostante una serie di rimaneggiamenti ed in seguito restaurati.

di Paolo Rampa

battistero est ingresso

Battistero di S. Giovanni a Galliano – ingresso. Sorti in epoca medievale, i due edifici erano un tempo collegati da un passaggio coperto, attraverso il quale era possibile recarsi in chiesa dopo essere entrati nel battistero. Ed è probabile che la sequenza con cui era consentito l’ingresso ai diversi ambienti dovesse seguire una certa procedura se, come mi ha fatto notare il custode durante la mia visita, in origine era necessario essere prima battezzati per poter avere accesso alla chiesa.

È in effetti una cosa curiosa il pensare che gran parte degli edifici del passato che oggi è ancora possibile visitare, ed in particolare quelli religiosi, venissero utilizzati in un modo tale che oggi, quasi sempre, è difficile immaginare, e che, per questo motivo, essi rischiano di perdere completamente il loro valore di testimonianza storica.
Oggi è facile viaggiare molto, recarsi in luoghi in cui solo pochi anni fa era difficile poter arrivare. Ma una volta giunti sul posto, al cospetto di edifici sacri anche molto importanti, è difficile capirci qualcosa, rendersi davvero conto del perché siano stato fatti in quel modo, che cosa significassero certe decorazioni e quale fosse la loro reale funzione.

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – absidi posteriori

Anche nel caso di Galliano non è dato di sapere molto in proposito consultando le fonti disponibili. Come sempre accade è difficile liberarsi dalla gabbia interpretativa classica che collega uno “stile” architettonico, romanico o gotico che sia, ad un certo periodo storico, per poi farvi ricondurre le scelte sia tecniche che decorative adottate nei vari casi dai costruttori dei monumenti, riducendo l’argomento ad una semplice classificazione “a posteriori”.

Quello che però sappiamo della Chiesa e del Battistero di Galliano e che possiamo cercare di approfondire è che la loro costruzione risale ad un’epoca particolare della storia umana se vista da un certo punto di vista. Un’epoca in cui era viva e presente sulla scena religiosa una corrente spirituale di origini antichissime, portatrice di un Cristianesimo cosiddetto “profondo”, che aveva come riferimento centrale il Vangelo di Giovanni e come obbiettivo quello di guidare l’umanità attraverso le epoche fino al positivo compimento della sua evoluzione spirituale.

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – tiburio ottagonale

Fu probabilmente operando all’interno di quella corrente che Gioacchino da Fiore, monaco vissuto nella seconda metà del XII secolo (1), giunse a prefigurare la nascita di un’Ecclesia Spiritualis  che si contrapponesse a quell’ Ecclesia Carnalis rappresentata allora dalla Chiesa Cattolica Romana e dalle sue gerarchie.
Una nuova Chiesa che avrebbe dovuto sostituire quella che, dopo che fu fondata da Pietro, ebbe il destino di diventare l’effettiva erede dell’Impero Romano, per assumersi in seguito l’impegno di esercitare il potere e provvedere al governo del mondo allora conosciuto.
E fu proprio a causa di tale contrapposizione, che metteva in evidenza le contraddizioni ed i limiti della Chiesa di Roma, che questa corrente “Giovannea” divenne oggetto di numerose persecuzioni da parte del papato che portarono, a più riprese, ad una vera e propria eliminazione fisica di coloro che vi avevano aderito (2).

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – interno della cupola

Tracce riconducibili a questa particolare visione religiosa, che ebbe in epoca medievale una notevole diffusione in Europa, si trovano tuttavia ancora oggi in molte chiese romaniche e gotiche, anche se quasi mai riconosciute come tali.
Ed è proprio partendo dal comprenderne la reale provenienza che possiamo cominciare a farci un’ idea della ricchezza di espressività e di contenuti che tali monumenti portano con sé.

Anche a Galliano sono presenti numerosi indizi di questo tipo, riconoscibili quasi come se provenissero da un codice già definito. Essi ci rivelano chiaramente quanto il Cristianesimo Giovanneo fosse affermato all’epoca in cui la basilica venne costruita e mostrano quanto questo influenzò coloro che la realizzarono, arrivando ad ispirare direttamente le funzioni religiose che in essa si svolgevano.

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – pianta

Entrando nel Battistero di San Giovanni, dopo il portico di ingresso, si accede direttamente in uno spazio a pianta centrale occupato proprio nel mezzo da una grande vasca in pietra.
La forma di questo spazio, scandita dalle quattro colonne perimetrali, che si alternano ai tre absidi disposti lungo le pareti, ha come matrice geometrica la figura dell’ottagono.
Ottagono che infatti si ritrova guardando in alto, riconoscibile nel piano su cui poggia la cupola, ed anche, in basso, nella sezione orizzontale dei quattro pilastri, detti, appunto per questo motivo, “ottagonali”.

Nella tradizione dell’esoterismo cristiano la figura dell’ottagono ha un significato preciso. Essa nasce dall’incontro tra la figura del quadrato, che rappresenta la terra ed il mondo della materia visibile, e la figura del rombo (che può essere immaginato come un quadrato ruotato di 45 gradi), che rappresenta invece il cielo ed i Mondi Superiori non visibili all’occhio umano. Quadrato e rombo, sovrapposti, danno appunto luogo all’ottagono che rappresenta così l’elemento di incontro tra il visibile e l’invisibile, tra la materia terrestre ed il Mondo dello Spirito.

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – la vasca battesimale

Come abbiamo accennato, al centro di questo spazio ottagonale si trova la vasca battesimale, realizzata in pietra.
Parzialmente incassata nel pavimento in corrispondenza del vertice della cupola, essa, per forma e dimensione, mostra di avere poco a che fare con il tipo di cerimonie praticate oggi, quanto piuttosto di essere stata pensata per officiare una ritualità ispirata direttamente al modo in cui San Giovanni Battista praticava il battesimo nel fiume Giordano all`epoca della venuta di Cristo sulla terra.
Durante quel rito il battezzando, che era già una persona adulta, veniva immerso completamente e trattenuto sott’acqua fin quasi alla soglia dell’annegamento, in modo tale che l’officiante fosse in grado di far vivere a questi una particolare esperienza di “pre-morte” che gli consentisse, per qualche istante, l’accesso ai mondi dello Spirito.

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Cattedrale di S.Nicola – Bari – Battesimo nel Giordano

Il Battesimo era dunque, nei fatti, un’importante esperienza di preparazione al percorso di crescita spirituale e ne prefigurava, in un certo senso, l’esito finale.
È verosimile ritenere quindi che questo rito dovesse avvenire per primo rispetto al “percorso iniziatico” che ciascun cristiano avrebbe proseguito poi nella chiesa, cui si poteva accedere solo se fosse stato raggiunto un livello sufficiente di purificazione ed elevazione spirituale perché tale percorso avesse efficacia.

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Chiesa di S.Vincenzo a Galliano – pianta

Spostando ora l’attenzione all’interno della chiesa di San Vincenzo notiamo come gran parte degli elementi architettonici e di dettaglio, solitamente portatori di precisi significati simbolici, che, con ogni probabilità, vi erano stati posti e che servivano, con grande precisione, ad accompagnare ed aiutare coloro che avevano la possibilità di prendere parte alla cerimonia, non siano purtroppo più presenti o riconoscibili.

Se infatti si eccettuano le decorazioni affrescate nella navata principale, riferite a cicli narrativi dell’antico testamento ed anch’esse in gran parte perdute a causa dei danneggiamenti avvenuti nel tempo, che verosimilmente rappresentano “il cammino di conversione” successivo alla “caduta”, visto attraverso le vicende degli eroi biblici (3), restano solo pochi altri frammenti cui fare riferimento. Fra essi il notevole leggío a foggia d’aquila a simboleggiare la presenza dello Spirito e contemporaneamente a ricordare la figura dell’evangelista Giovanni, a cui l’animale era spesso riferito.

Resta tuttavia, ancora parzialmente visibile ma disposta in una posizione di grandissima evidenza, l’immagine più importante fra quelle che dovevano essere presenti, e che era quella che dava un senso compiuto a tutte le fasi del rito.
L’immagine del Cristo Creatore, il Pantocrator,  è infatti tutt’ora riconoscibile al centro del catino absidale ed è posta in una posizione tale da indicarci ancora oggi con chiarezza quale doveva essere la reale finalità del percorso di elevazione spirituale che i cristiani di allora avevano la possibilità di intraprendere.

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Chiesa di S.Vincenzo a Galliano – veduta della navata centrale – sullo sfondo l’immagine del Cristo Creatore

Un percorso che, per la particolare sequenza di situazioni evocative che si attraversavano, era in grado di far entrare in “risonanza” le componenti più sottili  ed “elevate” presenti nell’essere di chi vi partecipava.
Il prendere parte a quel rito, oltre ad avere l’effetto di “riallineare i centri di equilibrio energetico” che venivano periodicamente scompaginati dai condizionamenti della vita quotidiana,  faceva in modo di condurre progressivamente gli iniziandi verso la consapevolezza di essere figli del Creatore e dunque degli “dei in crescita” essi stessi.
Frequentare quel luogo diventava una via per riscoprire, in modo nuovo, ciò che nel corso delle epoche avevano dimenticato, e cioè di essere sulla strada per divenire anch’essi in grado di creare per amore così come il Logos, l’Essere Solare descritto nel Vangelo di Giovanni, dall’inizio dei tempi, aveva fatto e stava continuando a fare.

aquila

Chiesa di S.Vincenzo a Galliano – aquila leggio

Ma fu proprio il diffondersi di questa consapevolezza a provocare la reazione della Chiesa di Roma, che si mosse per difendere l’esclusività del proprio ruolo acquisito: quello di essere l’unico tramite esistente tra la realtà terrena ad i mondi superiori.
Lo fece, sia direttamente sul piano fisico attraverso le persecuzioni ed i roghi dei cristiani accusati di eresia, che, in forme più sottili su di un piano simbolico, sostituendo nelle chiese, da un certo momento in poi, l’immagine del Cristo Creatore con quella del Gesù crocifisso.

Fu quello un chiaro tentativo da parte della Chiesa di chiudere l’orizzonte terreno dei cristiani all’interno di un destino di sola sofferenza, per allontanare il più possibile l’idea, che aveva iniziato allora a diffondersi, di una crescita autonoma dello Spirito che fosse direttamente alla portata di tutti.
Ma è proprio anche grazie a questi tentativi di “depistaggio”, che neppure oggi cessano di avvenire, che sempre più persone iniziano a porsi delle domande importanti sul senso di questa vita e di queste sofferenze che sempre ci accompagnano apparentemente senza spiegazione. Ed è forse anche iniziando a visitare le chiese del passato, anche grazie all’aiuto di una nuova consapevolezza cui appoggiarsi e su cui poter contare, che sempre più persone cominceranno a darsi, da sole, delle risposte convincenti.

pantocrator

NOTE:

1) Gioacchino da Fiore (Celico 1145 c.a. – San Giovanni in Fiore 1202) fu monaco cistercense e successivamente costituì un proprio ordine monastico riconosciuto dal papa Clemente III. Esegeta ed autore di diverse opere teologiche, teorizzo la suddivisione della storia umana in tre distinte epoche corrispondenti alle persone della Trinità. All’epoca del Padre, cui corrisposero le fasi dell’Antico Testamento ed a quella del Figlio, che corrispondeva a quella della venuta del Cristo, sarebbe succeduta, in un prossimo futuro, l’età dello Spirito.

2) Basti per tutti l’esempio della crociata indetta da papa Innocenzo III contro gli Albigesi (i Catari) nel 1208. Durata circa vent’anni e seguita da un periodo in cui i sopravvissuti furono perseguitati ed uccisi, tutta l’operazione portò alla devastazione dell’intera regione francese della Linguadoca causando la morte di circa un milione di persone.

3) M.Rossi (a cura di), “Galliano. Pieve Millenaria”, Lyasis edizioni, Sondrio, 2008.

Fonte: https://ilquartore.wordpress.com/2017/09/24/lecclesia-spiritualis-la-basilica-di-galliano-a-cantu/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Tue, 07 Nov 2017 11:20:51 +0000
Il vaccino più importante che nessuno fa! http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3030-il-vaccino-piu-importante-che-nessuno-fa http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3030-il-vaccino-piu-importante-che-nessuno-fa

Vaccino nessuno faC’è un vaccino che in Italia fanno in pochissimi bambini. Un vaccino che andrebbe somministrato per la prima volta a un anno e mezzo di vita. E da lì in poi tutti gli anni, a garantire una copertura stabile, almeno fino agli otto, nove anni d’età. Il vaccino previene un deficit importante. Un deficit che non andrebbe trascurato, ma che purtroppo la maggioranza dei genitori ed educatori perde colpevolmente di vista: stiamo parlando del vaccino contro il deficit d’immaginazione

di Carlo Maria Cirino

Dal momento che l’immaginazione, quale facoltà mentale fondamentale e insostituibile dell’essere umano, vive la sua maggior fioritura tra i 18 mesi e gli 8/9 anni di vita di ciascun individuo, siamo convinti che sia proprio lì, a quell’età, che tutti dobbiamo iniziare a preoccuparcene, mettendo in atto ogni mezzo in nostro possesso per salvaguardarla da qualsiasi pericolo, da qualsiasi cosa possa nuocerle o, peggio, estinguerla. L’immaginazione va protetta. Ne va del nostro benessere, di quello delle future generazioni. Ne va della stessa sopravvivenza dell’uomo, per come siamo stati abituati a conoscerlo: un animale sociale, razionale e spirituale. Un animale con in più l’immaginazione. La facoltà che, per l’appunto, lo rese sociale, razionale e spirituale. 

Crescere con un ammanco d’immaginazione, ovvero con un deficit d’immaginazione, comporta, dunque, conseguenze gravissime per l’individuo. Un ritorno all’animalità, o meglio, alla bestialità. Un rischio che nessuno correrebbe per il proprio bimbo, ma che nei fatti quasi nessuno tiene adeguatamente a distanza. Per brevità, elencheremo solamente alcuni dei pericoli insiti nel crescere con un’immaginazione deficitaria:

1) la difficoltà a reagire di fronte agli imprevisti
in maniera creativa e non automatica;

2) la difficoltà a gestire i rapporti interpersonali
e a leggere le diverse situazioni sociali;

3) la difficoltà a controllare i propri impulsi emotivi e le proprie reazioni;
4) la difficoltà a portare a termine i propri impegni in maniera indipendente;
5) la difficoltà a ricordarsi e a immaginarsi, permanendo nel buio istante presente;

6) la difficoltà a legare tra loro i ricordi biografici
all’interno di un orizzonte di senso;

7) la difficoltà a slanciare questo orizzonte di senso verso un futuro positivo.

Proprio il deficit d’immaginazione è in buona parte responsabile dell’aumento dei disturbi d’ansia, di quelli legati al tono dell’umore, al sonno, nonché delle numerose sindromi depressive, e in età evolutiva dei sempre più numerosi disturbi del comportamento (di cui sono oramai colme le scuole e le classi), e non solo…

Ma veniamo alle cause del deficit d’immaginazione. Cause, purtroppo, tutt’altro che immaginarie. Note da tempo, ma passate colpevolmente sotto silenzio. (1)Anzitutto, in età evolutiva, l’uso (e di certo l’abuso) della tecnologia digitale. Nessuno può dire di aver mai conosciuto una generazione digitale. Una generazione, cioè, che abbia passato l’intera infanzia (ovvero il momento di maggior sviluppo dell’immaginazione e delle facoltà ad essa connesse) in stretta compagnia di smartphonesmart tvcomputerl.i.m.ebooks, ecc. Nulla ci fa ben sperare, anzi. I rischi, alle porte, sono proprio quelli sopraelencati. E tra una ventina d’anni potremmo esserne testimoni (2) Poi, la fretta. L’efficientismo produttivo che si respira all’interno dei luoghi che dovrebbero essere deputati all’apprendimento. La burocratizzazione dell’educazione. L’industrializzazione della scuola. La volontà di guardare ai bambini non più come assolute irripetibilità, ma come complessi di competenze, abilità, intelligenze, futuri materiali da statistiche per le analisi dei supercomputer dei colossi del commercio e dei servizi: AmazonGoogle, etc. (3) La crisi nella quale si trova il gioco, a seguito dei precedenti punti. Bambini che non sanno più giocare, né da soli né in gruppo. E che attendono le istruzioni di qualche computer per sapere cosa fare. (4) La mancanza di figure carismatiche. Di maestri, di madri e padri che tornino a valere di più di un qualunque personaggio televisivo o, peggio, di un qualunque imbecille che dice la sua su un social network instant messaging di turno. Di tradizioni comuni, popoli, luoghi riconoscibili (non di franchising tutti uguali, di supermercati, di catene alimentari, di fast food, etc.).

Che fare?
Quale rimedio adottare?

L’unica terapia conosciuta, il solo vaccino contro questo deficit, è la prevenzione. Prevenire non fa male. Non occorre inoculare alcunché al bambino, né portarlo in ambulatorio. Non ci sono controindicazioni, ma solamente ottime notizie per il piccolo.

1) Tecnodigiuno durante l’infanzia.
Sapienza nell’utilizzo di tali strumenti solo dai 9 anni.

2) Una scuola che privilegi l’immaginazione.
Un metodo educativo trasparente, puro.

3) Insegnanti che sappiano fare a meno di schede, test, l.i.m., iPad, tabelle, etc.
4) Pomeriggi di gioco, bambini liberi da agende fitte d’impegni.
5) 
Maestri, padri e madri forti, carismatici.

6) 
Una città in cui risiedere che sia davvero a misura di bambino, che tenga finalmente conto delle sue necessità simboliche, del suo bisogno di punti di riferimento, di quiete, di raccoglimento. Non un parco di divertimenti, né un luogo privo d’identità, né uno spazio pronto ad essere depredato dal circo del consumismo televisivo, alimentare, etc.

7) Uno Stato in cui risiedere che auspichi la libertà dei propri cittadini. Che desideri una generazione di uomini e donne forti, non piegate ai diktat del consumo, non distrutte dal lavoro, dai limiti di una vita spesa lontano dalla natura, dall’aria pulita, dalla possibilità d’immaginare, di costruire, di vivere in senso pieno.

Ecco dunque il vaccino di cui ci sarebbe più bisogno:
il vaccino più importante che nessuno fa,
e che furbescamente nessuno
Stato obbliga a fare!

(Sapete perché quello contro il deficit d’immaginazione è un vaccino fondamentale? Il più importante? Perché senza immaginazione nessun altro vaccino sarebbe stato sintetizzato e perché occorrerà molta immaginazione per sintetizzare i vaccini del futuro, quelli che, forse, ci permetteranno di continuare a sopravvivere su questo pianeta, facendo fronte alla nostra ormai cronica assuefazione agli antibiotici).

Perciò, genitori ed educatori, ricordatevi di fare prevenzione!

Dal momento che le scuole, ora, s’informeranno su di voi, se avrete fatto vaccinare i vostri bambini oppure no, voi informatevi su di loro, se sono pronti a vaccinare i vostri bambini ogni giorno contro il deficit d’immaginazione, se adottano metodi d’insegnamento e programmi che espandono l’immaginazione e non la estinguono, se rispettano i punti esposti sopra, perché, così non fosse, voi li iscriverete da un’altra parte!

Fonte: https://carlomariacirino.com/2017/09/05/il-vaccino-piu-importante-che-nessuno-fa/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Tue, 12 Sep 2017 13:02:48 +0000
Educazione diffusa: fuori dalle aule per andare nel mondo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3027-educazione-diffusa-fuori-dalle-aule-per-andare-nel-mondo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3027-educazione-diffusa-fuori-dalle-aule-per-andare-nel-mondo

Educazione DiffusaSuperare l'idea stessa di scuola, per consentire al bambino di fare esperienza diretta della realtà di tutti i giorni: è la proposta del professor Paolo Mottana, tra i fondatori di "Tutta un'altra scuola".

«Superare i pregiudizi e smetterla di pensare ai bambini e ai ragazzi come soggetti da sottoporre a protezione in ambienti separati da quelli della vita sociale ordinaria. Quindi: fuori dalle aule per andare nel mondo». È la proposta che Paolo Mottana, docente di filosofia dellíeducazione all'Università Milano Bicocca e tra i fondatori di Tutta un'altra scuola  , avanza nel suo ultimo libro La città educante. Manifesto della educazione diffusa  (Asterios Edizioni).

Si tratta di una forma di educazione che va oltre la scuola, la supera, se la lascia alle spalle così come è pensata e organizzata oggi, e immette direttamente bambini e ragazzi nelle dinamiche sociali vere, reali, nei luoghi della realtà, dove ogni cittadino vive il suo quotidiano.
Utopia? Provocazione? Nient'affatto.

«Non è un salto concettuale difficile. In altri tempi ci hanno pensato figure come Charles Fourier, o successivamente Ivan Illich, o anche più recentemente Hans Magnus Enszenberger» spiega Mottana. «Sono le consuetudini che sono dure a morire, soprattutto quando apparentemente soddisfano molti bisogni. Nel caso specifico, quelli degli adulti e dell'economia del profitto.

Non certo quelli dei bambini e dei ragazzi. Ebbene, è ora di capovolgere il paradigma: non più come priorità il dovere di produrre in cambio di un modesto compenso che ci permetta di consumare alienandoci,
bensì al primo posto il diritto di tutti alla cura, all'apprendimento e all'esperienza».

Mai più bambini rinchiusi

«Occorre eliminare l'idea di educazione scolastica così come si è imposta nelle nostre società avanzate, perché è profondamente inadeguata ai bisogni più autentici di bambini e ragazzi: nega loro lo sviluppo di molti aspetti della personalità e li sottrae al grande motore sociale e alle sue inesauribili fonti di apprendimento», prosegue Mottana. «Bisogna costruire le condizioni sociali, culturali ed economiche, oltre che giuridiche, che rendano possibile la ricomparsa a pieno titolo dei cosiddetti minori nello spazio sociale come soggetti attivi e non soggetti minorati e separati. Va stimolata una sensibilità che sappia accogliere la loro presenza nel mondo come uno straordinario guadagno anziché come un problema. Bambini e ragazzi hanno il diritto di essere nel mondo, non meritano di stare rinchiusi; ne trarremmo tutti beneficio»

C'è qualcosa di profondo che, secondo il docente della Bicocca, non va nella scuola come la si vive e la si fa vivere oggi. «Sulla scuola odierna si potrebbe riempire un cahier de doleance, ma mi accontenterò di dire che ciò che effettivamente realizza è, nel migliore dei casi, una leva di soggetti dipendenti, obbedienti, abituati a esprimere poco di sé, addestrati ad accettare i comandi anche incomprensibili di figure adulte o comunque in funzione di potere, avendo esercitato poco e male solo i cervelli ma non il corpo, la creatività, l'immaginazione, le emozioni». E proprio per questo è bene e utile «trasformare tutta la realtà in potenziale spazio di apprendimento, riducendo l'attuale scuola a una base o tana da cui muoversi per vivere autentiche avventure di vita, dalle quali imparare e sulle quali discutere. Potenzialmente tutto ciò che accade nel mondo è interessante da un punto di vista educativo. Parteciparvi, a vario titolo ma non solo come passivi spettatori, significa mobilitare enormi risorse, di comprensione, di azione, manuali, fisiche, mentali, emotive da elaborare e fare proprie».

I luoghi dell'educazione diffusa

Ma dove, dunque, si collocano i luoghi dell'educazione diffusa? «Si tratta del tessuto urbano, del territorio, che si popolano di giovanissimi con l'aiuto di guide o mentori» spiega Mottana entrando nel vivo del suo «manifesto». «Queste guide possono accordarsi per creare via via sempre più occasioni di partecipazione e di intervento di bambini e ragazzi nella realtà, a partire dai luoghi pubblici di varia natura, dalle ludoteche alle biblioteche, ai teatri, ai musei e molto altro. Per poi continuare nei luoghi intermedi come strade, piazze, aree verdi e ampliarsi progressivamente al privato disponibile: negozi, officine, cantieri, studi, imprese e così via. Si tratterebbe di costruire percorsi in cui apprendere abilità e conoscenze diverse, sviluppando contemporaneamente capacità di relazione, di negoziazione, di decisione. Facendo sì che, mano a mano, i percorsi siano sempre più scelti e organizzati dai ragazzi stessi dall'inizio alla fine, in modo da coltivare i talenti e le passioni che progressivamente si affacciano nelle loro vite, ben più ricche e intense che al chiuso di un internamento scolastico. In questo modo è la realtà, con le sue difficoltà e le tecniche che richiede per realizzarvi qualcosa, a dettare l'agenda degli apprendimenti e non viceversa, come accade ora. Così facendo, sono certo che la motivazione ad apprendere aumenti esponenzialmente, come ampiamente testimoniato da ogni letteratura pedagogica che si rispetti, da Dewey alla Montessori, fino a Freinet, Mario Lodi e via dicendo. Dobbiamo dunque immaginare che, a partire dallíinfanzia, aumenti progressivamente la transizione da spazi protetti a spazi esterni e sempre più reali, fermo restando che la realtà offre spunti di partecipazione e
di apprendimento per ogni età».

Immaginare la città educante

«Nel nuovo libro  , scritto insieme all'amico Giuseppe Campagnoli, ci siamo permessi di immaginare una piccola città dove bambini e ragazzi vivono, imparano e intervengono, con la loro freschezza, creatività, immaginazione, energia e mi pare che l'immagine sia quella di un mondo molto più a misura umana, dove tutto deve adattarsi anche ad andature diverse e più imprevedibili, dove siano garantiti piccoli bus elettrici, tram e piccoli treni specializzati, risciò e cicloviabilità e dove l'opera dei minori potrà incidere in modo significativo sulla cura, sulla manutenzione, sull'abbellimento, sull'aiuto alle persone, sui servizi di pubblica utilità, ma soprattutto sull'espressione di un mondo pieno di idee che per troppo tempo abbiamo tenuto in incubazione. La scuola non scomparirà completamente, sarà ridotta a uno spazio di rifugio e di approfondimento, con i suoi esperti e le sue guide, una struttura leggera e modificabile strada facendo. Sarà un mondo immensamente più bello».

I due autori sono decisi a promuovere questo loro manifesto per avvicinarvi anche amministrazioni ed enti territoriali, oltre che cittadini.
«Credo che una sensibilità in questa direzione stia già maturando anche grazie a chi, come le tante persone che girano intorno all'iniziativa Tutta un'altra scuola, si impegna a riportare i ragazzi a un'educazione che li abbia finalmente a cuore, senza pensare solo al destino della nostra economia di mercato» conclude Mottana. «Vedo scuole che aprono le porte, vedo che si cominciano a fondare asili-fattoria, vedo asili nei boschi e tanto altro. Ancora vedo poco l'integrazione dei bambini e dei ragazzi come attori e protagonisti nel mondo. Tra l'altro, non si confonda la nostra proposta con quella dell'apprendistato, che ha tutt'altri obiettivi e intende mantenere i minori incollati e imprigionati in una struttura di dipendenza e di soggiogamento al mercato del lavoro. Abbiamo bisogno di tutti coloro che credono autenticamente al ruolo che bambini e ragazzi possono svolgere nel mondo, di tutti quelli che hanno davvero a cuore la loro esperienza e la loro possibilità di esprimersi pienamente. Abbiamo bisogno di leggi nuove, più aperte e più sensibili al destino di questa età e occorre uscire dalla convinzione che l'unica educazione possibile è fatta di lunghissimo tempo trascorso
in luoghi chiusi e sotto la minaccia della continua sanzione».

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Educazione Diffusa1Paolo Mottana è professore ordinario di filosofia dell'educazione all'Università di Milano Bicocca e tra i fondatori di Tutta un'altra scuola. Ha insegnato filosofia immaginale e didattica artistica all'Accademia di Brera e da anni si occupa dei rapporti tra immaginario, filosofia ed educazione.

Ha fondato il gruppo di ricerca immaginale presso la facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Milano Bicocca e presiede l'associazione Istituto di ricerche immaginali e simboliche (Iris).

Nel suo blog www.contreducazione.blogspot.it  sviluppa una politica culturale all'insegna dell'affermazione vitale dei soggetti in formazione e in
conflitto con le pratiche di disciplinamento diffuse nella scuola convenzionale.

Dirige un master universitario all'Università di Milano Bicocca dal titolo "Culture simboliche per le professioni dell'arte, dell'educazione e della cura".
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Il progetto Tutta un'altra scuola:

- Scarica gratuitamente la Mappa della scuola che cambia cercandola su www.terranuovalibri.it

- Visita il sito www.tuttaunaltrascuola.it  per aggiornamenti sui progetti in corso e la prossima edizione dellíincontro nazionale.

- Iscriviti al gruppo Facebook Tutta un'altra scuola: www.facebook.com/groups/501994759961464 

- Visualizza gli interventi delle due precedenti edizioni dellíincontro nazionale sul canale YouTube di Terra Nuova: www.youtube.com/terranuovaedizioni

Fonte: http://www.terranuova.it/Il-Mensile/Educazione-diffusa-fuori-dalle-aule-per-andare-nel-mondo

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 28 Aug 2017 09:44:40 +0000
Il mio schermo di nubi bianchissime grande come il cielo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3022-il-mio-schermo-di-nubi-bianchissime-grande-come-il-cielo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3022-il-mio-schermo-di-nubi-bianchissime-grande-come-il-cielo

SchemodinubiCerto, interessandomi per tutta la vita di cinema ne ho attraversate di situazioni incredibili, ho incontrato personaggi paradossali, ma quello conosciuto in un piccolo borgo della toscana qualche giorno fa supera di gran lunga ogni immaginazione.

Un minuscolo sentiero che sale su una collina, coperta da un perfetto manto verde di erba appena tagliata, un piccolo bosco alla sommità e al centro di una radura un edificio sferico, cromato e luccicante. Un cartello avverte gli improbabili visitatori di un luogo tanto fuori mano e così ben nascosto: “L’ingresso non è vietato”.

di Silvano Agosti

In genere diffido sia dell’ordine che del disordine e invece ho fiducia di ogni armonia e tutto in quel momento, compreso il magnifico edificio a sfera, mi appariva tanto armonico da risultare simile a una musica silenziosa. Ora la sfera si apre a spicchio e rivela un ingresso circolare ampio e vuoto, di colore azzurro. La sensazione è che un pezzo di cielo sia stato prelevato impiegando un meccanismo misterioso e posto all’ingresso della misteriosa sfera.

“Avanti”, dice una voce serena, mentre un’altra apertura si schiude al centro della parete azzurra.

Mi trovo in una specie di sala comandi, al centro della quale siede un ometto di mezza età che mi tende la mano. “Incredibile”, mormoro. “Cosa?”, mi chiede. “Tutto questo. La collina, la radura, la sfera, il fiore, l’atrio azzurro, la sala comandi e soprattutto lei che sembra tanto sereno e sicuro di sé. A cosa servono questi pannelli di controllo, questi schermi e tutti i pulsanti di comando?”

Mi spiega che sta per completare l’invenzione di un meccanismo capace di produrre un vasta superficie di nuvole piatte al centro del cielo. La sua invenzione è in grado di sommarle fino a formare un gigantesco rettangolo bianco, una specie di immenso schermo cinematografico della grandezza di circa un centinaio di chilometri quadrati, visibile quindi dagli abitanti di un intero Paese.

“Il mio schermo fatto di nubi bianchissime è dilatabile all’infinito. Volendo è possibile creare uno schermo visibile simultaneamente da tutta l’Europa”. Spiega con voce gentile che la sua invenzione è in grado di proiettare su questo immenso schermo immagini perfettamente nitide e tridimensionali.

“Cosa proietterai quando tutto sarà completato?”.

“Migliaia di telecamere inquadreranno permanentemente ciò che accade nel mondo. Mostrando la rara bellezza del pianeta e rivelando il mistero della vita e la straordinaria preziosità di ogni essere umano. Sul megaschermo appariranno i volti di tutti quelli che nel mondo in quel momento stanno sorridendo, o immagini misteriose di pesci abissali nell’oceano pacifico e praterie sconfinate dell’oriente che ondeggiano alla brezza della sera. Insomma in diretta il più straordinario spettacolo esistente e cioè la Realtà. Ogni essere umano in genere non sa quasi nulla di sé, nessuno neppure sospetta di essere all’origine il massimo capolavoro che la natura ha concepito e realizzato in alcuni miliardi di anni. Non esiste nell’universo conosciuto alcun essere che superi la perfezione dell’Essere umano, anche solo come macchina biologica e pensante. Il mio schermo finalmente offrirà a tutti la consapevolezza della loro preziosità”.

Il suo candore, la sua ingenuità mi hanno invaso il cuore, ogni sera mi affaccio alla finestra ma il cielo per ora rimane impenetrabilmente azzurro. Chissà…

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/19/il-mio-schermo-di-nubi-bianchissime-grande-come-il-cielo/3801751/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 19 Aug 2017 13:00:56 +0000
Chomsky - Aforismi http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3003-chomsky-aforismi http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3003-chomsky-aforismi

CIR Chomsky aforismi"La vera vita dell'uomo consiste nell'arte, nel pensiero e nell'amore, nella creazione e nella contemplazione della bellezza e nella conoscenza scientifica del mondo."

Avram Noam Chomsky è un linguista, filosofo, storico, teorico della comunicazione e anarchico statunitense, considerato tra i più grandi e influenti intellettuali viventi. 

In questo video, alcuni dei suoi aforismi.

{flv}Avram_Noam_Chomsky_e_un_linguista_filosofo_storico{/flv}

Ringraziamo http://utopiarazionale.blogspot.it/ per il video.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Thu, 29 Jun 2017 13:33:30 +0000
Milioni di americani credono che il latte al cioccolato venga dalle mucche marroni! http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2995-milioni-di-americani-credono-che-il-latte-al-cioccolato-venga-dalle-mucche-marroni http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2995-milioni-di-americani-credono-che-il-latte-al-cioccolato-venga-dalle-mucche-marroni

Latte Cioccolato

Andando sul sito dell'Innovaton Center fo US Dairy (Centro d'innovazione per i latticini statunitensi), e accedendo alla sezione FAQ (Frequently Asked Questions), si vede che la domanda che viene posta più volte è "Il latte al cioccolato viene dalle mucche marroni?". I responsabili del sito rispondono in modo chiaro e cortese: "In realtà il latte al cioccolato - e qualsiasi altro latte aromatizzato - è latte bianco di mucca a cui vengono aggiunti aromi e dolcificanti".

Sfortunatamente, secondo una ricerca pagata dello stesso centro d'innovazione, questo messaggio non sembra attecchire presso il pubblico americano. Risulta infatti che uno sbalordente 7 per cento degli americani pensano ancora che il latte al cioccolato venga fuori direttamente da una mucca marrone.

Secondo "Food and Wine" ciò significa che 16,4 milioni di americani pensano di potersi attaccare direttamente alla mammella di una mucca per bere latte al cioccolato.

Il sondaggio diventa ancora più allarmante: il 48% degli intervistati hanno ammesso di non essere sicuri di sapere da dove provenga il latte al cioccolato. Se ciò fosse vero per tutta la nazione, significherebbe che 154.272.000 americani non sono in grado di azzardare una congettura come: "mucche?"

Sfortunatamente questo non è un caso isolato di mala informazione sulla provenienza dei cibi. Uno studio dei primi anni '90 trovò che il 20% degli adulti non sapevano che gli hamburger erano fatti di carne bovina.

Stranamente lo studio del Centro d'innovazione per i latticini statunitensi ha anche trovato che il 37% degli americani beve di nascosto il latte direttamente dal contenitore in frigo, e che il 29% dei genitori usa i bambini come scusa per comprare latte al cioccolato che poi berranno loro.

Il sondaggio, condotto su più di mille persone, riporta che il 95% degli americani ha un qualche tipo di formaggio in frigo.

Speriamo conducano una ricerca ulteriore per determinare se gli americani credono che il formaggio blu venga dalle mucche blu.

Fonte: http://www.iflscience.com/plants-and-animals/millions-of-americans-think-chocolate-milk-comes-from-brown-cows/

Latte Cioccolato1

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 17 Jun 2017 11:00:17 +0000
Gli impressionanti ghiaccioli fatti con acque inquinate http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2990-gli-impressionanti-ghiaccioli-fatti-con-acque-inquinate http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2990-gli-impressionanti-ghiaccioli-fatti-con-acque-inquinate

Questi "Ghiaccioli" sono stati confezionati congelando acque inquinate da varie località. L’idea arriva da Taiwan, più precisamente dalla National Taiwan University of Arts , e parte dal progetto di tre studenti: Hung I-chen, Guo Yi-hui, and Cheng Yu-ti.

ghiaccioli acque inquinate

 

I ragazzi hanno deciso di usare i campioni prelevati da 100 luoghi differenti e congelarli, dopo essersi resi conto di una triste, impressionante verità: quasi il 90% di quelle acque conteneva plastica. Per far si che potessero esporre i ghiaccioli senza che si sciogliessero, li hanno poi ricreati usando resina di poliestere.

{youtube}GZrkO6dVY8Y{/youtube}

I tre studenti hanno anche progettato un involucro per ogni tipo di ghiacciolo, con su scritto il nome de luogo da cui proviene ogni campione.

ghiaccioli acque inquinate4

Il loro lavoro è stato premiato con il Youg Pin Design Award ed esposto al World Trade Center di Taipei.

ghiaccioli acque inquinate3

Il Pacific insitute calcola che ogni giorno vengono sversati nelle acque del mondo 2 milioni di tonnellate di liquame fognario. Un dato che deve far riflettere.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 12 Jun 2017 12:45:41 +0000
Mariangela Gualtieri - La parola che ha dentro una vertigine http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2978-mariangela-gualtieri-la-parola-che-ha-dentro-una-vertigine http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2978-mariangela-gualtieri-la-parola-che-ha-dentro-una-vertigine

Mariangela Gualtieri Teatro Valdoca Bello Mondo 1920x1200"La poesia è sempre stata scrittura e la scrittura chiama il sacro in qualche modo. Ungaretti diceva il poeta deve farsi sacerdote, deve fare il sacro, e il sacro è questa parola che ha dentro una vertigine, una parola che ti fa intuire, intravedere qualcosa d’immenso che ti riguarda profondamente e di cui la ragione non sa nulla, puoi arrivare a percepire questo immenso, questo tremendo, questo meraviglioso, solo intuendolo e la poesia è perfetta per fare questo."

Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri, è una poetessa straordinaria, smisurato è il suo sentire. Commovente se si apre il cuore alle sue parole che diventano forma fecondatrice nella nostra anima. Fondatrice nel 1983, del “teatro Valdoca”, ha creato insieme al regista Cesare Ronconi, un teatro di poesia, di parole e azioni performative, le cui immagini spesso si frantumano al suono, alla potenza del verbo che rimane sospeso nell’aria immortale, e che ti cambia ad ogni emissione vocale.

Sono parole poetiche pronunciate da lei o dai bravissimi performer e attori che fanno parte della compagnia. “Ho visto parole, che si formavano dentro di me e mi cambiavano ad ogni respiro”, questo è il pensiero che ho avuto quando per la prima volta, tanti anni fa sono andata a vedere un loro spettacolo, non riuscivo a fermare la commozione per la semplicità disarmante e l’irruenza emotiva che mi travolgeva come un’onda sospesa d’oceano intatta, prima d’infrangersi su di me. Le parole di Mariangela Gualtieri sono ispirate come un dono disarmante e immenso, le sue descrizioni poetiche sono piene di uno sguardo profondo, così vicino alle cose della vita, alla nostra quotidianità e alla verità più intima. Il suo testo poetico è una preghiera reale, un ringraziare di continuo lo stupore per aver sentito, provato dentro di sé il sacro che trabocca dal paesaggio alla semplicità di un gesto umano. La sua opera fatta di parole, ci eleva nel riconoscimento della bellezza in ogni cosa. Mariangela sembra sentire senza la pelle che protegge, sofferente a volte come chi si sente in basso, schiacciato dalla propria condizione, ma sa andare dritto dentro le cose: i sentimenti e le emozioni. É un’anima che sente e che grida ringraziamento. Il suo sentire, senza ridondanza, piena di umiltà e con gli occhi pieni di gratitudine fa gioire e risuonare la coscienza di ognuno di noi.

I suoi libri sono pubblicati da Einaudi, e si trovano facilmente sulla rete.

 www.teatrovaldoca.org

Ecco alcuni video di riferimento

la poesia chiama il sacro {youtube}DccAEOAPumE{/youtube}

quanta nostalgia averemo dell'umano {youtube}kWXaj4HF-I0{/youtube}

ringraziamento {youtube}Kct1vYShWAI{/youtube}

paesaggio con fratello rotto {youtube}CYZM88Y5zzA{/youtube}

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paolalosciuto@tiscali.it (Paola Lo Sciuto) Arte e Cultura Fri, 02 Jun 2017 10:06:49 +0000