Arte e Cultura http://www.coscienzeinrete.net Tue, 18 Dec 2018 17:57:39 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it L'angelo che canta http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3320-l-angelo-che-canta http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3320-l-angelo-che-canta

Alfina FrestaAlfina Fresta è una giovane cantante lirica di Catania, con tetraparesi spastica. Si muove sulla sua sedia a rotelle anche se riesce a camminare per piccoli tratti, a patto che ad accompagnarla siano i suoi amici o i suoi genitori. Quando canta esprime il suo sopraffino talento, dono di natura, di tante ore di studio e di applicazione. Era ai più sconosciuta sino a pochi giorni fa, quando una sua breve esibizione, pubblicata su Facebook, ha ottenuto più di sessanta milioni di visualizzazioni nel volgere di pochi giorni. Da artista nota entro i confini dell’isola, ma che se la vedi e la ascolti non la dimentichi più sia per il timbro della sua voce potente cristallina che per la sua condizione fisica, a webstar di prima grandezza. E, come succede in questi casi, il fenomeno è diventato incontrollabile, con messaggi, proposte di esibizione o di riconoscimenti da tutto il mondo, non ultima la richiesta di una tournée, per lei e la sua compagnia, in Russia.

Parlare di Alfina e non parlare del suo NeonTeatro è impossibile: è la sua seconda famiglia. La compagnia catanese nasce poco meno di trent’anni fa da un pensiero di Monica Felloni, regista, e il suo compagno Piero Ristagno, direttore artistico: vivere l’esperienza teatrale con le persone disabili che, a ben pensarci, sono quelle che più di tutte avrebbero meno titolo per esprimere armonia e bellezza. E’ una loro intuizione, che trova le radici nel loro animo di persone dotate di rara sensibilità e di amore per la vita. Nasce così il  NeonTeatro, con la precisa idea di mettere al centro la persona nella sua interezza: gli attori, abili e disabili insieme, fanno dono di sé allo spettatore della loro diversità, dote che accomuna ogni essere umano. Sono composizioni sceniche che fanno stare attaccati sulla sedia, forse perché narrano, fra l’altro, l’armonia di relazioni vissuta fra tutti, attori, regista, collaboratori. Ecco allora che le apparenze di corpi “inusuali”, di “forme” che i luoghi comuni ci hanno insegnato a leggere come strani senza riflettere sui significati più profondi della “parola handicap”, diventano forma e sostanza di una “parola nuova” che prima interroga ciascuno nel profondo e subito dopo svela l’infinito valore dell’incontro con la diversità perché incontro, anzitutto, con la parte più vera di noi stessi e che rende ogni essere umano simile: ognuno è frutto di una creazione assolutamente unica e, nel misterioso, stupefacente mosaico che è l’umanità, ciascuno è elemento insostituibile e in rapporto con l’altro.  E’ un teatro verità-bellezza, la cui visione raramente lascia indifferenti.

NESSUN DORMA

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Lo spettatore che ascolta Alfina o assiste ai movimenti scenici di Danilo Ferrari e Angela Longo sulle loro sedie a rotelle, non si emoziona per lo scontato “ma che bravi, anche loro ce l’hanno fatta” ma perché si trova proiettato in una dimensione di umanità che è bellezza e quindi, indiscutibilmente, arte.

Alfina tra poco compirà 29 anni, così come la sua sorella gemella. Nessuna diagnosi è stata formulata sulle cause della sua tetraplegia. Quello che è certo è che sin da piccola canta, con una voce che sorprende tutti, addetti ai lavori compresi. E chi ha la fortuna di ascoltarla, legittimamente si chiede come da un esile corpo che a stento arriva a pesare quaranta chili, possa uscire una voce così potente, al punto da cantare romanze da tenore.

Mamma Antonella, che in questi giorni ha ricevuto decine di telefonate da giornalisti di tutta Italia, racconta di una figlia dal carattere forte, che mai si arresa dinanzi alla sua tetraplegia e che ha combattuto “con la forza di una guerriera”. E quando i diversi interventi chirurgici non hanno dato i risultati attesi, senza segni di sconforto, le ha detto: “Mamma, adesso basta. Non pensiamo più al passato, ma al presente e al futuro”.

A tutt’oggi Alfina è stata ascoltata da oltre 60 milioni di persone. Ci si aspetta che i numeri continuino ad aumentare. Le più note testate italiane si stanno occupando di lei e dell’Associazione culturale Nèon, di cui il teatro è una delle sue espressioni.

La voce di Alfina, che sta riecheggiando dove ormai non si riesce più a sapere, non dovrebbe lasciare indifferenti: lei, e i suoi amici del Neon, possono offrirci una grande mano per riflettere sull’infinito valore della persona, delle relazioni autentiche, del dono di sé. Tutto il resto, che può esserci, è solo apparenza.

Alfina si è esibita il 30 giugno, in occasione del Festival della Famiglia, organizzato dal Forum nazionale delle associazioni familiari. Il tema era “Patto per la natalità”.

Fonte: http://www.scinardo.it/alfina-fresta-una-voce-speciale/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 05 Nov 2018 12:29:09 +0000
A Centocelle le campane per la raccolta del vetro diventano opere d’arte http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3318-a-centocelle-le-campane-per-la-raccolta-del-vetro-diventano-opere-d-arte http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3318-a-centocelle-le-campane-per-la-raccolta-del-vetro-diventano-opere-d-arte

A chi passeggia per Centocelle, a Roma, può capitare in questi giorni di notare qualcosa di strano, un tocco di colore in più per le strade del quartiere. A partire dallo scorso weekend, infatti, numerosi artisti si stanno dando da fare per decorare le campane per la raccolta del vetro della zona, trasformandole in vere e proprie opere d’arte. Si tratta della seconda edizione di GAU – Gallerie Urbane, il progetto di arte urbana che già lo scorso anno aveva modificato il volto del quartiere, decorando ben quaranta campane.

di Camilla Ferrario

Campane Centocelle7

La manifestazione è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2018, promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e in collaborazione con SIAE, ed è organizzata da Progetto Goldstein, il cui scopo è quello di proporre, rifacendosi al famoso modello della Galeria de Arte Urbana (GAU) di Lisbona, “una strategia mirata alla promozione dell’arte urbana e allo stesso tempo alla valorizzazione del patrimonio cittadino”.

Campane Centocelle2

Si tratta di un progetto particolarmente interessante all’interno del panorama romano, con una proposta molto originale. Originale sicuramente anche per gli artisti, i quali, ognuno con il suo stile (e tutti sotto il coordinamento del writer Paolo Colasanti, in arte Gojo), si sono dovuti confrontare con un supporto inconsueto, molto diverso rispetto ai soliti tela e muro, fatto di superfici curve e che prevede diversi punti di vista.

Campane Centocelle4

Per chi fosse interessato a un’insolita e divertente caccia ai cassonetti, le opere sono concentrate soprattutto intorno a Piazzale delle Gardenie e Via Tor de’ Schiavi. Fino al 28 ottobre, inoltre, alcuni tra i più famosi street artisti della capitale continueranno a lavorare alle loro opere, e per tutto il prossimo weekend si terranno diverse iniziative volte a coinvolgere attivamente il quartiere. Le Invasioni Urbane, ad esempio, sono degli interventi artistici collettivi che si svolgeranno sia sabato che domenica nelle aree di raccolta differenziata, con la partecipazione degli artisti e degli studenti che hanno preso parte al progetto. Domenica pomeriggio, a conclusione della manifestazione, si terranno inoltre visite guidate per ammirare le nuove opere (accompagnati dai ragazzi della Scuola dell’Orologio), mentre sabato pomeriggio si terrà il laboratorio creativo Differenziata Mon Amour, che si propone di sensibilizzare bambini e famiglie sul tema della raccolta differenziata attraverso la trasformazione dei rifiuti in oggetti d’arte. Perché, come diceva Andy Warhol, “gli scarti sono probabilmente brutte cose, ma se riesci a lavorarci un po’ sopra e renderli belli o almeno interessanti, c’è molto meno spreco”.

Campane Centocelle9

Fonte: http://artecracy.eu/gau-2018-centocelle-torna-a-trasformarsi-in-una-galleria-a-cielo-aperto/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 03 Nov 2018 11:43:59 +0000
Scuola, addio allo studio della storia e dell’arte: ecco perché siamo un Paese senza futuro http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3304-scuola-addio-allo-studio-della-storia-e-dell-arte-ecco-perche-siamo-un-paese-senza-futuro http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3304-scuola-addio-allo-studio-della-storia-e-dell-arte-ecco-perche-siamo-un-paese-senza-futuro

Raffaello Scuola AteneDalla riforma che ha investito lo studio della storia dell’arte nei licei e negli istituti tecnici e professionali alla recente decisione di eliminare la traccia di storia dalle tipologie del tema dell’esame di maturità, il nostro è un Paese che attraverso la scuola sta dicendo addio al proprio futuro.

 

Nelle ultime settimane la scuola italiana è tornata a far parlare di sé, e per motivi ancora una volta preoccupanti: a scatenare le proteste e la reazione di studiosi ed esperti del settore è stata la scelta della Commissione presieduta da Luca Serianni di eliminare la traccia di Storia dall'esame di maturità. Una proposta che si aggiunge alla lunga lista di cambiamenti e riforme che hanno riguardato la scuola italiana negli ultimi otto anni, in cui spiccava già il triste trattamento che una disciplina come la Storia dell’Arte stava subendo: quella di Serianni è solo l’ultima di una lunga serie di scelte che ci trasformeranno in un Paese incapace di guardare al passato e dunque, senza futuro. Ecco perché.

I cambiamenti, in breve

Ma cosa è cambiato davvero nelle scuole italiane? Per quanto riguarda le discipline storico-artistiche il discorso è lungo e complesso, e nasce più o meno all'epoca della riforma Gelmini del 2010: da allora, le ore dedicate alla Storia dell’arte sono state drasticamente diminuite (ma non eliminate del tutto) sia nei licei sia negli istituti tecnici e professionali, in ottica di un’ottimizzazione del monte ore e delle risorse già esigue della scuola.

Per l’insegnamento della Storia il discorso è diverso: la materia continuerà, per fortuna, ad essere insegnata e studiata sia nei licei che negli istituti tecnici e professionali, ma il grande traguardo dell’esame di maturità subirà in questo senso una drastica modificazione. Niente più traccia storica fra le tipologie previste per il tema. Ci si chiede ora se una decisione di questo genere modificherà l’approccio allo studio di una disciplina che, scomparendo dalla “lista” di competenze e saperi richiesti ad un maturando, molto probabilmente verrà sempre di più sottovalutata.

Senza storia non abbiamo futuro: ecco perché

La maggior parte dei giovani, alla fine del secolo, è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni tipo di rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono. (…) Il lavoro degli storici, il cui compito è ricordare ciò che altri dimenticano, è ancora più essenziale ora di quanto mai lo sia stato nei secoli scorsi.

Nel suo lavoro più conosciuto Eric Hobsbawm parlava così. Erano gli anni Novanta, e si iniziava a fare i conti con quel “Secolo breve” che stava cambiando radicalmente, secondo lo storico, il modo in cui l’uomo si relazionava al progresso e al proprio futuro. La necessità palesata da Hobsbawm è oggi passata sotto silenzio: scegliere di privare i giovani degli strumenti essenziali di lettura della realtà storica vuol dire privarli della possibilità di scegliere e determinare il loro futuro.

Perché questo vuol dire sostanzialmente studiare la storia o la storia dell’arte: acquisire la capacità di leggere i fatti, gli accadimenti o, nel caso della storia dell’arte, i linguaggi creativi, in modo razionale e approfondito in modo da poter sviluppare una coscienza individuale, collettiva, civile, e politica. E anche l’Arte, forse soprattutto l’arte, in questo senso, è vitale: essa non è mai stata fine a sé stessa, e le grandi esperienze del Rinascimento ci hanno insegnato come un quadro o un dipinto possa nascondere molta più realtà e politica di quanto pensiamo.

Raffaello Scuola Atene1

L’arte ha linguaggi e regole ben precise che, se approfondite, permettono di decifrare messaggi che altrimenti resterebbero nascosti: questa capacità, in un’epoca in cui tutto è immagine e comunicazione visiva, è indispensabile. Senza lo studio approfondito di Raffaello o Caravaggio è impossibile comprendere qualcosa della Street Art che tanto piace ai più giovani, ma ancor di più di quello che ci circonda nella vita quotidiana. Allo stesso tempo la storia, che già per Cicerone era “magistra vitae”, non costituisce una semplice raccolta di fatti, date o nomi noiosissimi da imparare: è così che oggi viene insegnata, semmai, perché manca effettivamente il tempo di approfondirne il reale significato. La storia è il presente che in qualche modo è già stato sperimentato, analizzato e vissuto: senza di esso, siamo come ciechi senza una guida.

Fonte: https://www.fanpage.it/scuola-addio-allo-studio-della-storia-e-dellarte-ecco-perche-siamo-un-paese-senza-futuro/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 22 Oct 2018 08:08:02 +0000
Questa star del cinema vive una vita semplice - ed ora sta donando 714 milioni di dollari in beneficenza http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3298-questa-star-del-cinema-vive-una-vita-semplice-ed-ora-sta-donando-714-milioni-di-dollari-in-beneficenza http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3298-questa-star-del-cinema-vive-una-vita-semplice-ed-ora-sta-donando-714-milioni-di-dollari-in-beneficenza

chow1Chow Yun-Fat, l'amata star del cinema di Hong Kong, ha recentemente annunciato che darà il suo intero patrimonio in beneficenza.

A 63 anni, la celebrità ha recitato in film come La Tigre e il Dragone, A Better Tomorrow e I Pirati dei Caraibi.

Sebbene abbia accumulato la cifra sbalorditiva di 714 milioni di dollari nel corso della sua carriera, a quanto pare non ha bisogno di tale ricchezza...

chow2Secondo la testata cinese ET Today, Yun-Fat vive uno stile di vita molto modesto, spendendo solo circa €100 al mese. Invece di guidare auto sportive di lusso e vivere in una villa come ci si aspetterebbe da una stereotipica star del cinema, compra i suoi vestiti nei negozi dell'usato; lui e sua moglie preferiscono mangiare alle bancarelle del cibo; prende il trasporto pubblico ogni volta che può; e solo di recente ha acquistato uno smartphone dopo che il telefono Nokia - di cui era stato proprietario per 17 anni - alla fine si è rotto.

Lui e sua moglie dicono che hanno in programma di donare la fortuna a un certo numero di enti di beneficenza, oltre alla propria organizzazione di beneficenza, che hanno gestito per diversi anni.

"Il mio sogno è essere una persona felice e normale", ha detto Yun-Fat a ET. "La cosa più difficile nella vita non è la quantità di soldi che guadagni, ma come mantenere una mentalità pacifica e vivere il resto della tua vita in modo semplice e sereno".

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Tue, 16 Oct 2018 06:48:23 +0000
L'importanza dell'educazione musicale: ecco come una scuola elementare ha nettamente migliorato i risultati dei propri alunni! http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3297-come-migliorare-i-risultati-scolastici-piu-educazione-musicale http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3297-come-migliorare-i-risultati-scolastici-piu-educazione-musicale

Bradford2Sette anni fa, a Feversham (Inghilterra) la scuola elementare di Bradford era a rischio chiusura e faceva notizia per tutte le ragioni sbagliate. 
Il preside Naveed Idrees decise così di prendere provvedimenti adottando un metodo insolito: incorporò musica, arte drammatica e arte in ogni parte del programma scolastico, introducendo fino a sei ore di musica alla settimana per ogni bambino.

Oggi i risultati sono notevoli: nel 2011, la scuola era di 3,2 punti percentuali sotto alla media nazionale inglese. Quest'anno il 74% dei suoi allievi ha raggiunto lo standard previsto in lettura, scrittura e matematica, contro una media nazionale del 53% e la scuola è considerata tra le migliori per i progressi di apprendimento da parte dei suoi studenti.

Il turnaround è ancora più notevole data la composizione della scuola: il 99% dei suoi 510 bambini parla inglese come lingua aggiuntiva, e la metà arriva a scuola incapace di parlare una parola di inglese. L'area fuori dai cancelli della scuola, Bradford Moor, è uno dei quartieri più poveri e densamente popolati della città. Quasi tre quarti della popolazione circostante è di origine pakistana, bengalese o indiana. Un recente afflusso di rifugiati e un aumento a più lungo termine del numero di europei dell'est hanno aggravato le tensioni della comunità in un'area in cui il consiglio comunale ha notato che i diversi gruppi etnici non andavano d'accordo tra di loro.
All'interno dei cancelli della scuola, tuttavia, la storia è diversa. Nonostante si parlino 30 lingue diverse, i giovani imparano felicemente insieme Shakespeare e i Beatles, canzoni della tradizione musulmana chiamate Nasheed, giochi musicali nel cortile della scuola, studiano la seconda guerra mondiale e le canzoni di Ahmad Hussain , una star di YouTube residente in zona che si esibisce per la scuola ogni anno.

Bradford3Una piccola percentuale di genitori musulmani si mostrò preoccupata perché i loro figli ascoltavano anche canzoni pop o musica cristiana, ma le preoccupazioni scomparvero quando videro i progressi che stavano facendo i loro figli.
Una volta, il concerto di fine anno della scuola veniva frequentato solo da una manciata di genitori scettici...mentre ora fa il pieno ogni anno. La frequenza scolastica è aumentata al 98%. Per ogni bambino sono previste dalle due alle sei ore di musica alla settimana, oltre all'utilizzo del canto per imparare la matematica e la storia.
Idrees ammette che il nuovo approccio era per loro un "grosso rischio", ma dice che ora è convinto che potrebbe trasformare altre scuole in difficoltà.
"Il morale del personale era basso, i genitori non erano soddisfatti della scuola, i risultati erano mediocri e nessuno voleva venire qui, avevamo problemi di budget. È una spirale discendente quando sei in quelle condizioni. Se perdi aluni perdi denaro, allora non puoi attrarre insegnanti nuovi e quelli che hai sono depressi. ..”
"Avremmo potuto seguire la rotta più tipica per ottenere risultati, facendo più inglese, più matematica, più classi di richiamo, ma non lo abbiamo fatto... I bambini odiavano l'apprendimento. Volevamo invece che i bambini amassero imparare "...

La scuola basa il suo metodo sull'approccio Kodály , che basa l'insegnamento ai bambini sul gioco musicale. Imparano attraverso esperienze come l'ascolto, il canto o il movimento in un modo che aiuterà loro anche nell'apprendimento di materia apparentemente scollegate, come la lettura, la scrittura, la storia e la matematica.

Fonte: https://www.theguardian.com/education/2017/oct/03/school-results-music-bradford

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 15 Oct 2018 08:07:04 +0000
L'enorme habitat Maya trovato nella giungla grazie al laser http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3285-l-enorme-habitat-maya-trovato-nella-giungla-grazie-al-laser http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3285-l-enorme-habitat-maya-trovato-nella-giungla-grazie-al-laser

Nascosto sotto la lussureggiante foresta pluviale di Petén, in Guatemala, si trova un antico habitat scomparso da più di 1.000 anni, ma al massimo del suo splendore fu la dimora di milioni di mesoamericani che costruirono un impero sofisticato e vasto. Per la prima volta, un team di archeologi internazionali ha scoperto e mappato decine di migliaia di strutture antiche utilizzando la tecnologia di rilevamento LIDAR (Laser imaging detection and ranging) su oltre 2.100 chilometri quadrati della pianura guatemalteca.

Lidar Guatemala


Il LIDAR fu usato per la prima volta in quest'area nel 2009, ma ci si concentrò sull'ambiente immediatamente circostante alcuni singoli siti. Gli archeologi hanno scoperto per la prima volta la vasta metropoli lo scorso febbraio, secondo quanto riportato dal National Geographic, grazie ad uno studio guidato dalla Fondazione PACUNAM, associazione scientifica guatemalteca senza scopo di lucro. Con la pubblicazione del loro lavoro su Science più di sei mesi dopo, il team conferma la presenza di oltre 61.000 strutture antiche, tra cui case, grandi palazzi, centri cerimoniali e piramidi.

Il LIDAR è in grado di penetrare la fitta chioma forestale per rivelare le variazioni di elevazione, consentendo ai ricercatori di identificare caratteristiche topografiche come muri, strade ed edifici fatti dall'uomo, senza mai dover enrare nella giungla. Con queste informazioni, sono stati in grado di creare mappe tridimensionali in pochi minuti, evitando anni di arduo lavoro sul campo.

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"Visti nel loro complesso, terrazze e canali di irrigazione, bacini idrici, fortificazioni e strade rialzate rivelano una quantità sorprendente di modifiche paesaggistiche fatte dai Maya, su una scala precedentemente inimmaginabile", ha spiegato il membro del team Francisco Estrada-Belli in una nota.

In tutto sono state rilevate più di 61.000 strutture antiche nella regione, indicando che fino al periodo tardo classico (650-800 D.C.) vi abitavano da 7 a 11 milioni di persone. Per rendere l'idea delle dimensioni, New York ha circa 8,5 milioni di persone. Questa popolazione era distribuita in modo non uniforme con diversi livelli di urbanizzazione che si estendevano su oltre 2.100 chilometri quadrati. Questa terra fu modificata in vari modi per la produzione agricola intensiva necessaria per sostenere la massiccia popolazione per centinaia di anni.

"Sembra chiaro ora che gli antichi Maya trasformarono il loro paesaggio su grande scala per renderlo più produttivo dal punto di vista agricolo", secondo l'archeologo Marcello A. Canuto. "Di conseguenza, sembra probabile che questa regione sia stata popolata molto più densamente di quanto tradizionalmente pensato".

Lidar Guatemala1

Il team internazionale ha inoltre mappato estesi percorsi e reti che collegano i vari centri urbani, che, a loro avviso, evidenziano quanto fossero interconnessi questi diversi centri urbani e quanto i loro abitanti fossero disposti a investire in sistemi difensivi in ​​caso di guerra.

Gli autori concludono che le loro scoperte "generano nuove domande, raffinano gli obiettivi per il lavoro sul campo, stimolano lo studio della regione come paesaggio unico e fanno avanzare l'archeologia Maya in un'audace era di ricerca ed esplorazione".

Fonte: https://www.iflscience.com/editors-blog/junglepenetrating-lasers-reveal-thousands-of-ancient-mayan-structures/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 29 Sep 2018 05:25:56 +0000
ITALIA: SCUOLA A PERDERE! http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3277-italia-scuola-a-perdere http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3277-italia-scuola-a-perdere

Scuola CrollataUna ricerca dell’associazione Tuttoscuola rivela che nel belpaese dal 1995 ad oggi hanno abbandonato la scuola 3 milioni e mezzo di studenti. Senza contare la continua (in aumento) fuga all’estero di giovani cervelli. Inoltre, un dossier della fondazione Agnelli (aprile 2018) segnala che nei prossimi 10 anni ci saranno un milione di studenti in meno.

di Gianni Lannes

Il calo più alto nel Mezzogiorno che perderà il 17 per cento degli iscritti. E così l’Italia declina. A chi fa comodo una gran massa di analfabeti funzionali? «Ogni governo che controlli l’educazione per una generazione sarà in grado di controllare i suoi sudditi senza il bisogna di armi o di poliziotti» parola di Bertrand Russell. Secondo l'editore Inge Feltrinelli «A monte non ci sono politiche culturali e i programmi scolastici sono disastrosi e arretrati rivolti a ragazzi che hanno capacità molto più avanzate di proposte didattiche datate». Insomma, adolescenti più ignoranti e quindi più poveri, ma soprattutto manipolabili.
 
 

Metà dei 38.847 istituti scolastici è sprovvista del certificato di agibilità, 7 milioni di studenti dai 3 ai 18 anni dovranno studiare in strutture vecchie che fanno schifo solo a guardarle, soprattutto illegali. I crolli negli ultimi 4 anni sono stati 156 con 24 feriti, a tacere della prevenzione e della sicurezza: antincendio, elettrica, antisismica, collaudo statico, eccetera.

 
Nei giovani va fatta germogliare la consapevolezza critica stimolando l'alfabetizzazione emotiva. Dunque, pensare oltre: dal pensiero all’azione. Per dirla con Gianni Rodari: 


«Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo».


riferimenti:

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 17 Sep 2018 15:34:46 +0000
Teatro “civile” o teatro del “vivente” http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3261-teatro-civile-o-teatro-del-vivente http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3261-teatro-civile-o-teatro-del-vivente

Giuliana Musso

Ho scoperto in questi ultimi dieci anni di lavoro che la cosa che mi interessa di più è l’osservazione, o meglio, trattandosi di testimonianze orali, l’ascolto del “reale”. Reale è l’esperienza concreta delle singole persone, la vita vissuta, che io amo chiamare il vivente. La testimonianza del vivente mi consegna un dato che non è già stato tradotto o trasferito sul piano teorico e che quindi non è stato ripulito da quei dettagli che rivelano la complessità delle vicende, la vulnerabilità e l’unicità degli esseri umani.  Quando il testimone riporta la sua esperienza del reale, nel suo racconto fluiscono e si intersecano in un unico processo cognitivo l’aspetto razionale (la cronaca), quello intellettuale (il giudizio) e quello emotivo (il dramma personale).

di Giuliana Musso

Il linguaggio della testimonianza consente allo spettatore di comprendere il reale con tutti i mezzi che ha a disposizione: mente, corpo, emozione. Si tratta di un analisi che si muove contemporanea su questi diversi piani, razionale, intellettuale ed emotivo.

La sola analisi intellettuale, tecnica o scientifica, purtroppo non tiene mai insieme i pezzi, ma li separa, privilegiando la mente, la nozione scorporata dal suo essere esperienza, corpo ed emozione.  Nel discorso intellettuale quasi sempre i dettagli dell’esperienza vivente scompaiono come scompare il soggetto che la esperisce. Certo, l’analisi scientifica di un fenomeno rimane indispensabile nel percorso di studio, mi fornisce strumenti di comprensione, mi aiuta a collegare cause e nessi e alla fine spesso diventa lo sfondo sul quale il presonaggio si colloca, è l’ambiente storico, politico, sociale nel quale l’individuo vivente fa la sua esperienza. Ma non è la mia analisi o quella degli specialisti a poter generare da sola la materia vivente che serve al teatro. Non amo le citazioni, non le so usare, ma ricordo un pensiero attribuito a Shakespeare che mi è rimasto impresso: la verità risiede nel paradosso.

Cosa fa il teatro del vivente, il teatro civile? Si infila nelle pieghe, nelle crepe del racconto, crea uno spazio negli interstizi e va a scovare il paradosso, le contraddizioni. Questo processo mi è stato molto chiaro durante lo studio per Nati in casa e ancor di più per Tanti saluti. In Tanti saluti io do voce alle infermiere e ai medici. E quelli che apprezzano di più lo spettacolo sono proprio medici e infermieri perchè conoscono meglio di me quello che racconto ma lo sentono raccontare da qualcuno che si permette di fare ciò che a loro nella vita non è concesso: tenere insieme i pezzi, parlare con la testa e con il cuore. Il proprio cuore.  

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Ecco cosa mi piace del teatro civile, che ci fornisce un analisi del reale senza mai mettere il vivente sullo sfondo ma tenendolo in primo piano. Ne ho la conferma tutte le volte che i miei spettacoli vengono organizzati in seno a convegni, congressi o a giornate di studio: il teatro non viene a dire nulla che non si sappia già ma lo dice in un modo che attiva una comprensione dei fati più completa, più profonda, che non esclude le contraddizioni, gli interrogativi, i paradossi. 

Nella fase di ideazione e di ricerca spesso per me il valore della testimonianza viene addirittura prima del pensiero sul linguaggio teatrale.

Intendo dire che il contenuto di una testimonianza reale, che si fa drammaturgia, viene prima anche dell’urgenza estetica e formale del prodotto teatrale. L’abilità sta nel trovare ogni volta quel linguaggio estetico e compositivo che difende e valorizza il contenuto. Un linguaggio che si mette a servizio del contenuto e mai viceversa.

Questa pratica di scrittura per me distingue quello che possiamo chiamare teatro civile da quello che non lo è.  Civile è un teatro che si mette a disposizione di un contenuto. La difficoltà compositiva sta tutta lì: nell’urgenza di coniugare i contenuti del reale con poesia, pathos, comicità, divertimento, ritmo, musica, gesto, ecc. ecc.

Forse per questi motivi il teatro “civile” non è molto amato dai professionisti del teatro tanto quanto lo è dal pubblico “civile”. Eppure in Italia esiste una piccola comunità di artisti che resiste spontaneamente alla seduzione dell’autoreferenzialità e si arrende con gioia a un teatro che ama “osservare” più di quanto ami “farsi osservare”.

Fonte: http://www.giulianamusso.it/about-me/pensieri/teatro-civile-o-teatro-del-vivente/

 

Giuliana Musso, classe 1970, vicentina d’origine e udinese d’adozione.

Attrice, ricercatrice, autrice, Premio della Critica 2005, Premio Cassino Off 2017 e Premio Hystrio 2017 per la drammaturgia, è tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine: un teatro che si colloca al confine con il giornalismo d’inchiesta, tra l’indagine e la poesia, la denuncia e la comicità. Una poetica che caratterizza tutti i suoi lavori: una prima trilogia sui “fondamentali” della vita, Nati in casa, Sexmachine e Tanti Saluti (nascita, sesso e morte), e poi un impegnativo viaggio nella distruttività del sistema patriarcale con La città ha fondamenta sopra un misfatto (ispirato a Medea.Voci di Christa Wolf), La Fabbrica dei preti (sulla vita e la formazione nei seminari italiani prima del Concilio Vat. II) e Mio Eroe (la guerra contemporanea nelle voci di madri di militari caduti in Afghanistan). Dal 2008 la sua “casa” artistica è La Corte Ospitale, Rubiera (RE).

Diplomata presso la Civica scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Durante gli anni della sua formazione predilige lo studio dell’improvvisazione comica, della maschera e della narrazione. In qualità di attrice lavora in diverse produzioni di prosa contemporanea e di Commedia dell’Arte. Dal 2001 si dedica esclusivamente a progetti di teatro d’Indagine, firmando tutti i testi che porta in scena.

NATI IN CASA (2001), scritto con Massimo Somaglino, sulla nascita di ieri e di oggi. Il monologo, ospitato nel 2004 nella trasmissione Rai Report, è stato pubblicato da L’Unità nella collana di dvd “Teatro in-civile” (2005) e nell’antologia di teatro contemporaneo “Senza Corpo” Ed. Minimum Fax a cura di Deborah Pietrobono (2009). Nel 2010 “Nati in casa” è uno dei testi del programma Face à Face – Parole d’Italia per le scene di Francia- e viene rappresentato in forma di lettura presso il Théâtre de la Ville di Parigi. 
SEXMACHINE (2005), monologo per più personaggi maschili sulla sessualità commerciale. Musiche in scena di Gianluigi Meggiorin. 
Nel 2005 riceve il Premio della Critica dell’ANCT.
TANTI SALUTI (2008), spettacolo di teatro clownesco e teatro d’indagine sul tema della morte. Con Beatrice Schiros e Gianluigi Meggiorin. Tanti saluti è stato pubblicato nel cofanetto dvd “Storie Necessarie” (2010) edito da Rai Cinema e Argot Produzioni. 
LA FABBRICA DEI PRETI (2012), sull’educazione impartita nei seminari italiani degli anni ’50 e ’60. Produzione La Corte Ospitale. Nel novembre 2013 l’audio integrale viene trasmesso nel programma Tutto esaurito! Di Rai Radio 3.
WONDER WOMAN (2015), scritto e interpretato con Marta Cuscunà e Antonella Questa.  Wonder Woman è una drammaturgia originale che intreccia dati statistici, racconti biografici e schetch satirici sull’economia al femminile.
MIO EROE (2016), monologo.Il tema generale è la guerra contemporanea, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014), la voce è quella delle loro madri. Vincitore del Premio Cassino Off 2017.

Altri progetti e scritture:

INDEMONIATE (2007), testo di Carlo Tolazzi e Giuliana Musso, ispirato ad un episodio di isteria collettiva femminile avvenuto alla fine dell’800, produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Club Udine, regia M. Somaglino 
MEDEA. LA CITTA’ HA FONDAMENTO SU UN MISFATTO. (2010) libero adattamento da Medea. Voci di Christa Wolf, presentato in forma di lettura presso Università Ca’ Foscari, Venezia. Nel 2013 è oggetto di studio in residenza artistiche promosse da Progetti Carpe Diem, Cagliari ed Echidna Cultura, Mirano (VE).
LA BASE (2011) Esito di laboratorio sul Teatro d’Indagine per il Progetto Giovani a Teatro, Fondazione Venezia. Tema: la costruzione della contestata base militare U.S.A. “Ederle 2” di Vicenza, 
DREAMS (2011) Con Silvia Gribaudi. Performance di teatro-danza civile sulle nuove povertà e il fenomeno dell’eccessivo indebitamento. Indagine e drammaturgia di Giuliana Musso. Con la collaborazione di Mag-Venezia.

nel 2017 vince il premio Hystrio 2017 per la Drammaturgia

Fonte: http://www.giulianamusso.it/about-me/biografia/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Wed, 29 Aug 2018 12:50:54 +0000
Il solare del futuro si ispira agli antichi egizi http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3259-il-solare-del-futuro-si-ispira-agli-antichi-egizi http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3259-il-solare-del-futuro-si-ispira-agli-antichi-egizi

Per realizzare le celle solari del futuro ci si può ispirare alla piramide di Cheope in Egitto, che ha molto da insegnarci: lo sostengono i ricercatori russi della Itmo University di San Pietroburgo e del Laser Zentrum di Hannover in Germania.

Solare Futuro

Le celle solari del futuro potranno ispirarsi alla Piramide di Cheope, a Giza, che è stata studiata con i metodi della fisica attuale. Dalle ricerche è emerso che riesce a concentrare l'energia elettromagnetica, e precisamente le onde radio, sia nelle camere interne sia nella base. Si potrebbero così progettare nanoparticelle ispirate alla struttura di questo edificio che siano in grado di riprodurre un effetto analogo nel campo dell'ottica, da utilizzare per ottenere celle solari più efficienti. Lo indica la ricerca pubblicata sul Journal of Applied Physics e condotta dai fisici della Itmo University a San Pietroburgo e del tedesco Laser Zentrum di Hannover.

Per Tullio Scopigno, fisico dell'Università Sapienza di Roma, l'applicazione prospettata dai ricercatori è interessante "ma questo studio va preso con cautela, in quanto basato su modelli matematici non ancora supportati da evidenze sperimentali". I ricercatori hanno condotto lo studio perché interessati alla struttura della della tomba del faraone Cheope dal punto di vista fisico. In particolare hanno voluto vedere come le onde radio si distribuiscono nella sua complessa struttura.

Per farlo hanno ipotizzato che non ci siano cavità sconosciute e che il materiale calcareo da costruzione sia uniformemente distribuito. Sulla base di queste ipotesi è stata messa a punto una simulazione matematica e si è visto che la Grande Piramide può concentrare le onde radio nelle sue camere interne e sotto la base, un po' come una parabola.

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Questo avviene, rileva Scopigno, perché "la lunghezza d'onda delle onde radio, compresa 200 e 600 metri, è in un certo rapporto rispetto alle dimensioni della piramide". Ciò significa che per avere lo stesso effetto con altri tipi di radiazioni che hanno lunghezze d'onda diverse, come la luce, sono necessarie strutture di dimensioni diverse, precisamente occorrono dispositivi in miniatura. Ecco perché i ricercatori prevedono di progettare nanoparticelle, ossia delle dimensioni di qualche milionesimo di millimetro, e a forma di piramide,  in grado di riprodurre effetti simili nel campo ottico, da usare nelle celle solari.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/il-solare-del-futuro-si-ispira-agli-antichi-egizi

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 25 Aug 2018 10:11:58 +0000
Tutti gli abitanti di questo villaggio parlano la lingua dei segni http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3223-tutti-gli-abitanti-di-questo-villaggio-parlano-la-lingua-dei-segni http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3223-tutti-gli-abitanti-di-questo-villaggio-parlano-la-lingua-dei-segni

katakolok1Questo villaggio di 3.000 persone non è proprio come la maggior parte delle comunità.

Quasi tutti nel piccolo villaggio di Bengkala a Bali possono parlare la lingua dei segni in modo da poter accogliere, rispettare e comunicare con i loro 40 residenti non udenti.

Normalmente, una città di 3.000 persone avrebbe una media di 4 residenti non udenti, ma la comunità sperimenta un alto tasso di sordità (circa 10 volte tanto) a causa di un gene recessivo che è stato tramandato per le ultime sette generazioni.

Invece di ostracizzare i loro vicini sordi, tuttavia, la città ha inventato la propria lingua dei segni chiamata Kata Kolok....

katakolok242 dei circa 3000 paesani di Bengkala sono sordi sin dalla nascita. Per anni, gli abitanti del villaggio credevano che la sordità fosse il risultato di una maledizione:

"La famosa storia è che due persone con poteri magici si sono combattute e poi si sono maledette a vicenda, rendendosi sordi", ha detto Ida Mardana, sindaco del villaggio di Bengkala, che parla balinese, indonesiano e inglese, oltre a al kata kolok. 

Piuttosto che ostracizzare i residenti sordi, gli abitanti dei villaggi di Bengkala si sono adattati a uno stile di vita sordo. In tutto il villaggio, le persone parlano con le loro mani. Gli udenti del villaggio insegnano ai loro figli il kata kolok in casa come seconda o terza lingua, piantando semi di uguaglianza che crescono con l'età.

"Nelle nostre scuole, gli studenti sordi imparano insieme agli studenti udenti ", ha detto Mardana. "L'insegnante usa la lingua parlata e la lingua dei segni contemporaneamente". Di conseguenza, quasi tutti conoscono il kata kolok; la popolazione sorda e muta può comunicare con facilità. Come ha scritto uno scrittore, in un libro intitolato Invisible People, "Essere sordi [a Bengkala] non è qualcosa che viene portato dal solo kolok. È qualcosa che appartiene all'intera comunità".

Le differenze tra un udente e un non udente sono più piccole qui che in qualsiasi altra parte del mondo. "Mi sento uguale a tutti gli altri", spiega l'anziano del villaggio di 72 anni, Wayan Sandi, stringendo insieme gli indici per sottolineare la parola uguale. "Qui siamo un tutt'uno con la comunità".

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Thu, 19 Jul 2018 14:47:14 +0000