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Ritariboni1


Rita Riboni ci mette in guardia dalle forme pensiero che circolano in molti film.

E' da un po' che ho in mente di buttar giù due righe su qualcosa che osservo e che vorrei mostrare.



Sono regista di teatro da trentasei anni; questo mi ha permesso di fare anche molte altre cose, di conoscere
a fondo il mondo delle emozioni e dei pensieri mio e degli altri. Negli anni mi sono maggiormente inclinata
verso l'utilizzo del teatro come strumento per riaprire vecchie ferite e permettere loro di guarire, o per far venir fuori da noi qualità ed ombre nascoste...

Ho continuato a mettere in scena rari, ma significativi spettacoli. Mi piace lavorare soprattutto per gli adolescenti, perché è l'età in cui, se comprendiamo i condizionamenti e cerchiamo di rimanere in ascolto di noi, possiamo evitarci molte noie future...

Quando mi trovo davanti ad un copione nuovo, mi chiedo automaticamente quali sono i messaggi evidenti
e quelli intrinseci, come li potrò far arrivare e come torneranno a casa le persone che hanno assistito allo
spettacolo.

Studiando teatro mi aveva molto colpito la funzione del teatro greco sull'animo di chi assisteva
alle rappresentazioni. La commedia serviva ad alleggerire, con ironia ed intelligenza, problemi legati più alla
vita quotidiana, alle relazioni. La tragedia, invece, metteva in contatto con le ombre profonde della psiche,con le paure: gli spettatori, che rimanevano a teatro anche 8/9 ore, entravano a far parte del dramma con tutte le loro emozioni, lo vivevano con gli attori....poi arrivava la funzione catartica del deus ex machina che, dall'alto in funzione di divinità, veniva a sciogliere il dolore...

Oggi, potremmo considerare divino il nostro
sguardo dal Sé Superiore, l'osservatore di più alta coscienza insito in noi. Il pubblico "lavava" così parte
della sua psiche, delle sue emozioni dolorose: la funzione era quella che oggi definiremo terapeutica.
Ogni interazione, anche se minima, anche se muta, è, in realtà, interazione: c'è la telepatia, lo scambio di
informazioni visive ed energetiche... Siamo sempre collegati e questo provoca mutazioni.

Il potere che nei decenni ha assunto il cinema è molto grande.

Durante i seminari, soprattutto quando lavoriamo sulle paure, escono molto spesso riferimenti a films visti
da bambini e/o da adulti, che ci hanno segnato, traumatizzandoci fortemente. Altri, fortunatamente, ci
hanno scosso dal torpore, fatto vedere le cose da un altro punto di vista o aggiunto informazioni preziose al nostro vissuto.

Quello che mi chiedo è: sceneggiatori e registi si rendono conto che arriveranno nel profondo della psichedi milioni di persone? Che potrebbero influenzare, definitivamente la loro vita? Si chiedono qual è il messaggio intrinseco e quello estrinseco? Si chiedono come torneranno a casa gli spettatori?

A volte mi sembra di no. Parlo di film che hanno, come unica funzione, quella di far guadagnare alle case
produttrici. Film intrisi di violenza gratuita, di immagini orrende che si vanno a fissare nella nostra banca
dati visiva facendoci credere che quelle cose potremo viverle veramente, zeppi di stimoli per aumentare
la paura e, nel contempo, facendoci capire che siamo impotenti e che le cose stanno così e non potranno
cambiare.

Invece di tornare a casa con strumenti per vivere in modo evolutivo la nostra vita, torniamo a
casa sconfitti, spaventati e impotenti. Senza nessuno stimolo positivo. Ci sono film così. Leggete le cronache del Festival Cannes...

Riflessione... se Spielberg si fosse prima aggiustato un po' la sua psiche, oggi non avremmo tanta gente
terrorizzata dagli squali anche in alta montagna.

Visto che non possiamo fare niente perché chi vuole esprimersi continui a farlo, anche in maniera
distruttiva, almeno cerchiamo di sviluppare un forte senso critico e discernimento che ci permetta di capire cosa vogliamo aggiungere alla nostra meravigliosa memoria visiva e uditiva...

 

Un abbraccio Rita


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