Teatro “civile” o teatro del “vivente” In evidenza

Giuliana Musso

Ho scoperto in questi ultimi dieci anni di lavoro che la cosa che mi interessa di più è l’osservazione, o meglio, trattandosi di testimonianze orali, l’ascolto del “reale”. Reale è l’esperienza concreta delle singole persone, la vita vissuta, che io amo chiamare il vivente. La testimonianza del vivente mi consegna un dato che non è già stato tradotto o trasferito sul piano teorico e che quindi non è stato ripulito da quei dettagli che rivelano la complessità delle vicende, la vulnerabilità e l’unicità degli esseri umani.  Quando il testimone riporta la sua esperienza del reale, nel suo racconto fluiscono e si intersecano in un unico processo cognitivo l’aspetto razionale (la cronaca), quello intellettuale (il giudizio) e quello emotivo (il dramma personale).

di Giuliana Musso

Il linguaggio della testimonianza consente allo spettatore di comprendere il reale con tutti i mezzi che ha a disposizione: mente, corpo, emozione. Si tratta di un analisi che si muove contemporanea su questi diversi piani, razionale, intellettuale ed emotivo.

La sola analisi intellettuale, tecnica o scientifica, purtroppo non tiene mai insieme i pezzi, ma li separa, privilegiando la mente, la nozione scorporata dal suo essere esperienza, corpo ed emozione.  Nel discorso intellettuale quasi sempre i dettagli dell’esperienza vivente scompaiono come scompare il soggetto che la esperisce. Certo, l’analisi scientifica di un fenomeno rimane indispensabile nel percorso di studio, mi fornisce strumenti di comprensione, mi aiuta a collegare cause e nessi e alla fine spesso diventa lo sfondo sul quale il presonaggio si colloca, è l’ambiente storico, politico, sociale nel quale l’individuo vivente fa la sua esperienza. Ma non è la mia analisi o quella degli specialisti a poter generare da sola la materia vivente che serve al teatro. Non amo le citazioni, non le so usare, ma ricordo un pensiero attribuito a Shakespeare che mi è rimasto impresso: la verità risiede nel paradosso.

Cosa fa il teatro del vivente, il teatro civile? Si infila nelle pieghe, nelle crepe del racconto, crea uno spazio negli interstizi e va a scovare il paradosso, le contraddizioni. Questo processo mi è stato molto chiaro durante lo studio per Nati in casa e ancor di più per Tanti saluti. In Tanti saluti io do voce alle infermiere e ai medici. E quelli che apprezzano di più lo spettacolo sono proprio medici e infermieri perchè conoscono meglio di me quello che racconto ma lo sentono raccontare da qualcuno che si permette di fare ciò che a loro nella vita non è concesso: tenere insieme i pezzi, parlare con la testa e con il cuore. Il proprio cuore.  

Ecco cosa mi piace del teatro civile, che ci fornisce un analisi del reale senza mai mettere il vivente sullo sfondo ma tenendolo in primo piano. Ne ho la conferma tutte le volte che i miei spettacoli vengono organizzati in seno a convegni, congressi o a giornate di studio: il teatro non viene a dire nulla che non si sappia già ma lo dice in un modo che attiva una comprensione dei fati più completa, più profonda, che non esclude le contraddizioni, gli interrogativi, i paradossi. 

Nella fase di ideazione e di ricerca spesso per me il valore della testimonianza viene addirittura prima del pensiero sul linguaggio teatrale.

Intendo dire che il contenuto di una testimonianza reale, che si fa drammaturgia, viene prima anche dell’urgenza estetica e formale del prodotto teatrale. L’abilità sta nel trovare ogni volta quel linguaggio estetico e compositivo che difende e valorizza il contenuto. Un linguaggio che si mette a servizio del contenuto e mai viceversa.

Questa pratica di scrittura per me distingue quello che possiamo chiamare teatro civile da quello che non lo è.  Civile è un teatro che si mette a disposizione di un contenuto. La difficoltà compositiva sta tutta lì: nell’urgenza di coniugare i contenuti del reale con poesia, pathos, comicità, divertimento, ritmo, musica, gesto, ecc. ecc.

Forse per questi motivi il teatro “civile” non è molto amato dai professionisti del teatro tanto quanto lo è dal pubblico “civile”. Eppure in Italia esiste una piccola comunità di artisti che resiste spontaneamente alla seduzione dell’autoreferenzialità e si arrende con gioia a un teatro che ama “osservare” più di quanto ami “farsi osservare”.

Fonte: http://www.giulianamusso.it/about-me/pensieri/teatro-civile-o-teatro-del-vivente/

 

Giuliana Musso, classe 1970, vicentina d’origine e udinese d’adozione.

Attrice, ricercatrice, autrice, Premio della Critica 2005, Premio Cassino Off 2017 e Premio Hystrio 2017 per la drammaturgia, è tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine: un teatro che si colloca al confine con il giornalismo d’inchiesta, tra l’indagine e la poesia, la denuncia e la comicità. Una poetica che caratterizza tutti i suoi lavori: una prima trilogia sui “fondamentali” della vita, Nati in casa, Sexmachine e Tanti Saluti (nascita, sesso e morte), e poi un impegnativo viaggio nella distruttività del sistema patriarcale con La città ha fondamenta sopra un misfatto (ispirato a Medea.Voci di Christa Wolf), La Fabbrica dei preti (sulla vita e la formazione nei seminari italiani prima del Concilio Vat. II) e Mio Eroe (la guerra contemporanea nelle voci di madri di militari caduti in Afghanistan). Dal 2008 la sua “casa” artistica è La Corte Ospitale, Rubiera (RE).

Diplomata presso la Civica scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Durante gli anni della sua formazione predilige lo studio dell’improvvisazione comica, della maschera e della narrazione. In qualità di attrice lavora in diverse produzioni di prosa contemporanea e di Commedia dell’Arte. Dal 2001 si dedica esclusivamente a progetti di teatro d’Indagine, firmando tutti i testi che porta in scena.

NATI IN CASA (2001), scritto con Massimo Somaglino, sulla nascita di ieri e di oggi. Il monologo, ospitato nel 2004 nella trasmissione Rai Report, è stato pubblicato da L’Unità nella collana di dvd “Teatro in-civile” (2005) e nell’antologia di teatro contemporaneo “Senza Corpo” Ed. Minimum Fax a cura di Deborah Pietrobono (2009). Nel 2010 “Nati in casa” è uno dei testi del programma Face à Face – Parole d’Italia per le scene di Francia- e viene rappresentato in forma di lettura presso il Théâtre de la Ville di Parigi. 
SEXMACHINE (2005), monologo per più personaggi maschili sulla sessualità commerciale. Musiche in scena di Gianluigi Meggiorin. 
Nel 2005 riceve il Premio della Critica dell’ANCT.
TANTI SALUTI (2008), spettacolo di teatro clownesco e teatro d’indagine sul tema della morte. Con Beatrice Schiros e Gianluigi Meggiorin. Tanti saluti è stato pubblicato nel cofanetto dvd “Storie Necessarie” (2010) edito da Rai Cinema e Argot Produzioni. 
LA FABBRICA DEI PRETI (2012), sull’educazione impartita nei seminari italiani degli anni ’50 e ’60. Produzione La Corte Ospitale. Nel novembre 2013 l’audio integrale viene trasmesso nel programma Tutto esaurito! Di Rai Radio 3.
WONDER WOMAN (2015), scritto e interpretato con Marta Cuscunà e Antonella Questa.  Wonder Woman è una drammaturgia originale che intreccia dati statistici, racconti biografici e schetch satirici sull’economia al femminile.
MIO EROE (2016), monologo.Il tema generale è la guerra contemporanea, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014), la voce è quella delle loro madri. Vincitore del Premio Cassino Off 2017.

Altri progetti e scritture:

INDEMONIATE (2007), testo di Carlo Tolazzi e Giuliana Musso, ispirato ad un episodio di isteria collettiva femminile avvenuto alla fine dell’800, produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Club Udine, regia M. Somaglino 
MEDEA. LA CITTA’ HA FONDAMENTO SU UN MISFATTO. (2010) libero adattamento da Medea. Voci di Christa Wolf, presentato in forma di lettura presso Università Ca’ Foscari, Venezia. Nel 2013 è oggetto di studio in residenza artistiche promosse da Progetti Carpe Diem, Cagliari ed Echidna Cultura, Mirano (VE).
LA BASE (2011) Esito di laboratorio sul Teatro d’Indagine per il Progetto Giovani a Teatro, Fondazione Venezia. Tema: la costruzione della contestata base militare U.S.A. “Ederle 2” di Vicenza, 
DREAMS (2011) Con Silvia Gribaudi. Performance di teatro-danza civile sulle nuove povertà e il fenomeno dell’eccessivo indebitamento. Indagine e drammaturgia di Giuliana Musso. Con la collaborazione di Mag-Venezia.

nel 2017 vince il premio Hystrio 2017 per la Drammaturgia

Fonte: http://www.giulianamusso.it/about-me/biografia/

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