L’ECCLESIA SPIRITUALIS – LA BASILICA DI GALLIANO A CANTU` In evidenza

Ecclesia SpiritualisOggi ha ancora un senso entrare in una chiesa? Di certo non ha lo stesso senso che poteva avere alcuni secoli fa. Ma lo stesso può essere utile per accendere una luce sul nostro passato ed a far risuonare dentro di noi alcune corde di cui, probabilmente, avevamo dimenticato l’esistenza.

Quando si abbandona la strada principale per salire alla basilica, che si trova al culmine di un piccolo rilievo, si incontra per prima cosa il battistero, che si protende verso di noi con il suo ingresso porticato.
E a guardarlo bene, sembra quasi che ci venga incontro, con il suo atrio accogliente, a differenza della chiesa, che se ne sta invece discosta, come ad osservare l’ondulato paesaggio che si trova ai piedi del versante meridionale delle Prealpi lombarde.

Il Complesso Monumentale di Galliano, che sorge non distante dal centro della città di Cantù, in provincia di Como, è composto da due edifici distinti: la chiesa di San Vincenzo, originariamente a tre navate di cui ne restano soltanto due, ed il battistero dedicato a San Giovanni, entrambi giunti fino ai nostri giorni nonostante una serie di rimaneggiamenti ed in seguito restaurati.

di Paolo Rampa

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Battistero di S. Giovanni a Galliano – ingresso. Sorti in epoca medievale, i due edifici erano un tempo collegati da un passaggio coperto, attraverso il quale era possibile recarsi in chiesa dopo essere entrati nel battistero. Ed è probabile che la sequenza con cui era consentito l’ingresso ai diversi ambienti dovesse seguire una certa procedura se, come mi ha fatto notare il custode durante la mia visita, in origine era necessario essere prima battezzati per poter avere accesso alla chiesa.

È in effetti una cosa curiosa il pensare che gran parte degli edifici del passato che oggi è ancora possibile visitare, ed in particolare quelli religiosi, venissero utilizzati in un modo tale che oggi, quasi sempre, è difficile immaginare, e che, per questo motivo, essi rischiano di perdere completamente il loro valore di testimonianza storica.
Oggi è facile viaggiare molto, recarsi in luoghi in cui solo pochi anni fa era difficile poter arrivare. Ma una volta giunti sul posto, al cospetto di edifici sacri anche molto importanti, è difficile capirci qualcosa, rendersi davvero conto del perché siano stato fatti in quel modo, che cosa significassero certe decorazioni e quale fosse la loro reale funzione.

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – absidi posteriori

Anche nel caso di Galliano non è dato di sapere molto in proposito consultando le fonti disponibili. Come sempre accade è difficile liberarsi dalla gabbia interpretativa classica che collega uno “stile” architettonico, romanico o gotico che sia, ad un certo periodo storico, per poi farvi ricondurre le scelte sia tecniche che decorative adottate nei vari casi dai costruttori dei monumenti, riducendo l’argomento ad una semplice classificazione “a posteriori”.

Quello che però sappiamo della Chiesa e del Battistero di Galliano e che possiamo cercare di approfondire è che la loro costruzione risale ad un’epoca particolare della storia umana se vista da un certo punto di vista. Un’epoca in cui era viva e presente sulla scena religiosa una corrente spirituale di origini antichissime, portatrice di un Cristianesimo cosiddetto “profondo”, che aveva come riferimento centrale il Vangelo di Giovanni e come obbiettivo quello di guidare l’umanità attraverso le epoche fino al positivo compimento della sua evoluzione spirituale.

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – tiburio ottagonale

Fu probabilmente operando all’interno di quella corrente che Gioacchino da Fiore, monaco vissuto nella seconda metà del XII secolo (1), giunse a prefigurare la nascita di un’Ecclesia Spiritualis  che si contrapponesse a quell’ Ecclesia Carnalis rappresentata allora dalla Chiesa Cattolica Romana e dalle sue gerarchie.
Una nuova Chiesa che avrebbe dovuto sostituire quella che, dopo che fu fondata da Pietro, ebbe il destino di diventare l’effettiva erede dell’Impero Romano, per assumersi in seguito l’impegno di esercitare il potere e provvedere al governo del mondo allora conosciuto.
E fu proprio a causa di tale contrapposizione, che metteva in evidenza le contraddizioni ed i limiti della Chiesa di Roma, che questa corrente “Giovannea” divenne oggetto di numerose persecuzioni da parte del papato che portarono, a più riprese, ad una vera e propria eliminazione fisica di coloro che vi avevano aderito (2).

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – interno della cupola

Tracce riconducibili a questa particolare visione religiosa, che ebbe in epoca medievale una notevole diffusione in Europa, si trovano tuttavia ancora oggi in molte chiese romaniche e gotiche, anche se quasi mai riconosciute come tali.
Ed è proprio partendo dal comprenderne la reale provenienza che possiamo cominciare a farci un’ idea della ricchezza di espressività e di contenuti che tali monumenti portano con sé.

Anche a Galliano sono presenti numerosi indizi di questo tipo, riconoscibili quasi come se provenissero da un codice già definito. Essi ci rivelano chiaramente quanto il Cristianesimo Giovanneo fosse affermato all’epoca in cui la basilica venne costruita e mostrano quanto questo influenzò coloro che la realizzarono, arrivando ad ispirare direttamente le funzioni religiose che in essa si svolgevano.

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – pianta

Entrando nel Battistero di San Giovanni, dopo il portico di ingresso, si accede direttamente in uno spazio a pianta centrale occupato proprio nel mezzo da una grande vasca in pietra.
La forma di questo spazio, scandita dalle quattro colonne perimetrali, che si alternano ai tre absidi disposti lungo le pareti, ha come matrice geometrica la figura dell’ottagono.
Ottagono che infatti si ritrova guardando in alto, riconoscibile nel piano su cui poggia la cupola, ed anche, in basso, nella sezione orizzontale dei quattro pilastri, detti, appunto per questo motivo, “ottagonali”.

Nella tradizione dell’esoterismo cristiano la figura dell’ottagono ha un significato preciso. Essa nasce dall’incontro tra la figura del quadrato, che rappresenta la terra ed il mondo della materia visibile, e la figura del rombo (che può essere immaginato come un quadrato ruotato di 45 gradi), che rappresenta invece il cielo ed i Mondi Superiori non visibili all’occhio umano. Quadrato e rombo, sovrapposti, danno appunto luogo all’ottagono che rappresenta così l’elemento di incontro tra il visibile e l’invisibile, tra la materia terrestre ed il Mondo dello Spirito.

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Battistero di S.Giovanni a Galliano – la vasca battesimale

Come abbiamo accennato, al centro di questo spazio ottagonale si trova la vasca battesimale, realizzata in pietra.
Parzialmente incassata nel pavimento in corrispondenza del vertice della cupola, essa, per forma e dimensione, mostra di avere poco a che fare con il tipo di cerimonie praticate oggi, quanto piuttosto di essere stata pensata per officiare una ritualità ispirata direttamente al modo in cui San Giovanni Battista praticava il battesimo nel fiume Giordano all`epoca della venuta di Cristo sulla terra.
Durante quel rito il battezzando, che era già una persona adulta, veniva immerso completamente e trattenuto sott’acqua fin quasi alla soglia dell’annegamento, in modo tale che l’officiante fosse in grado di far vivere a questi una particolare esperienza di “pre-morte” che gli consentisse, per qualche istante, l’accesso ai mondi dello Spirito.

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Cattedrale di S.Nicola – Bari – Battesimo nel Giordano

Il Battesimo era dunque, nei fatti, un’importante esperienza di preparazione al percorso di crescita spirituale e ne prefigurava, in un certo senso, l’esito finale.
È verosimile ritenere quindi che questo rito dovesse avvenire per primo rispetto al “percorso iniziatico” che ciascun cristiano avrebbe proseguito poi nella chiesa, cui si poteva accedere solo se fosse stato raggiunto un livello sufficiente di purificazione ed elevazione spirituale perché tale percorso avesse efficacia.

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Chiesa di S.Vincenzo a Galliano – pianta

Spostando ora l’attenzione all’interno della chiesa di San Vincenzo notiamo come gran parte degli elementi architettonici e di dettaglio, solitamente portatori di precisi significati simbolici, che, con ogni probabilità, vi erano stati posti e che servivano, con grande precisione, ad accompagnare ed aiutare coloro che avevano la possibilità di prendere parte alla cerimonia, non siano purtroppo più presenti o riconoscibili.

Se infatti si eccettuano le decorazioni affrescate nella navata principale, riferite a cicli narrativi dell’antico testamento ed anch’esse in gran parte perdute a causa dei danneggiamenti avvenuti nel tempo, che verosimilmente rappresentano “il cammino di conversione” successivo alla “caduta”, visto attraverso le vicende degli eroi biblici (3), restano solo pochi altri frammenti cui fare riferimento. Fra essi il notevole leggío a foggia d’aquila a simboleggiare la presenza dello Spirito e contemporaneamente a ricordare la figura dell’evangelista Giovanni, a cui l’animale era spesso riferito.

Resta tuttavia, ancora parzialmente visibile ma disposta in una posizione di grandissima evidenza, l’immagine più importante fra quelle che dovevano essere presenti, e che era quella che dava un senso compiuto a tutte le fasi del rito.
L’immagine del Cristo Creatore, il Pantocrator,  è infatti tutt’ora riconoscibile al centro del catino absidale ed è posta in una posizione tale da indicarci ancora oggi con chiarezza quale doveva essere la reale finalità del percorso di elevazione spirituale che i cristiani di allora avevano la possibilità di intraprendere.

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Chiesa di S.Vincenzo a Galliano – veduta della navata centrale – sullo sfondo l’immagine del Cristo Creatore

Un percorso che, per la particolare sequenza di situazioni evocative che si attraversavano, era in grado di far entrare in “risonanza” le componenti più sottili  ed “elevate” presenti nell’essere di chi vi partecipava.
Il prendere parte a quel rito, oltre ad avere l’effetto di “riallineare i centri di equilibrio energetico” che venivano periodicamente scompaginati dai condizionamenti della vita quotidiana,  faceva in modo di condurre progressivamente gli iniziandi verso la consapevolezza di essere figli del Creatore e dunque degli “dei in crescita” essi stessi.
Frequentare quel luogo diventava una via per riscoprire, in modo nuovo, ciò che nel corso delle epoche avevano dimenticato, e cioè di essere sulla strada per divenire anch’essi in grado di creare per amore così come il Logos, l’Essere Solare descritto nel Vangelo di Giovanni, dall’inizio dei tempi, aveva fatto e stava continuando a fare.

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Chiesa di S.Vincenzo a Galliano – aquila leggio

Ma fu proprio il diffondersi di questa consapevolezza a provocare la reazione della Chiesa di Roma, che si mosse per difendere l’esclusività del proprio ruolo acquisito: quello di essere l’unico tramite esistente tra la realtà terrena ad i mondi superiori.
Lo fece, sia direttamente sul piano fisico attraverso le persecuzioni ed i roghi dei cristiani accusati di eresia, che, in forme più sottili su di un piano simbolico, sostituendo nelle chiese, da un certo momento in poi, l’immagine del Cristo Creatore con quella del Gesù crocifisso.

Fu quello un chiaro tentativo da parte della Chiesa di chiudere l’orizzonte terreno dei cristiani all’interno di un destino di sola sofferenza, per allontanare il più possibile l’idea, che aveva iniziato allora a diffondersi, di una crescita autonoma dello Spirito che fosse direttamente alla portata di tutti.
Ma è proprio anche grazie a questi tentativi di “depistaggio”, che neppure oggi cessano di avvenire, che sempre più persone iniziano a porsi delle domande importanti sul senso di questa vita e di queste sofferenze che sempre ci accompagnano apparentemente senza spiegazione. Ed è forse anche iniziando a visitare le chiese del passato, anche grazie all’aiuto di una nuova consapevolezza cui appoggiarsi e su cui poter contare, che sempre più persone cominceranno a darsi, da sole, delle risposte convincenti.

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NOTE:

1) Gioacchino da Fiore (Celico 1145 c.a. – San Giovanni in Fiore 1202) fu monaco cistercense e successivamente costituì un proprio ordine monastico riconosciuto dal papa Clemente III. Esegeta ed autore di diverse opere teologiche, teorizzo la suddivisione della storia umana in tre distinte epoche corrispondenti alle persone della Trinità. All’epoca del Padre, cui corrisposero le fasi dell’Antico Testamento ed a quella del Figlio, che corrispondeva a quella della venuta del Cristo, sarebbe succeduta, in un prossimo futuro, l’età dello Spirito.

2) Basti per tutti l’esempio della crociata indetta da papa Innocenzo III contro gli Albigesi (i Catari) nel 1208. Durata circa vent’anni e seguita da un periodo in cui i sopravvissuti furono perseguitati ed uccisi, tutta l’operazione portò alla devastazione dell’intera regione francese della Linguadoca causando la morte di circa un milione di persone.

3) M.Rossi (a cura di), “Galliano. Pieve Millenaria”, Lyasis edizioni, Sondrio, 2008.

Fonte: https://ilquartore.wordpress.com/2017/09/24/lecclesia-spiritualis-la-basilica-di-galliano-a-cantu/

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