Agricoltura http://coscienzeinrete.net Thu, 21 Sep 2017 22:58:38 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Bari, sequestrato carico di 50mila tonnellate di Grano Canadese (sostanze pericolose superiori ai limiti di legge) http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2997-bari-sequestrato-carico-di-50mila-tonnellate-di-grano-canadese-sostanze-pericolose-superiori-ai-limiti-di-legge http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2997-bari-sequestrato-carico-di-50mila-tonnellate-di-grano-canadese-sostanze-pericolose-superiori-ai-limiti-di-legge

Una buona notizia finalmente ci arriva dalla Puglia, abbiamo denunciato più volte gli arrivi di grossi carichi di Grano Canadese (dove le norme sui pesticidi praticamente “non esistono”) e finalmente le autorità hanno reagito. Riportiamo la notizia da La Gazzetta del Mezzogiorno che ci dice:

"Sequestrato, nel porto di Bari, il carico di grano (50mila tonnellate) giunto dal Canada nelle stive della «Cmb Partner», proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno, dopo oltre 40 giorni di navigazione. Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.
Grano sequestro

Il 9 giugno, all’indomani dell’arrivo della nave che – ricordiamo – è lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate, Coldiretti Puglia ha organizzato un blitz al Varco della Vittoria, porta di uscita dei tir carichi di grano proveniente da tutto il mondo. Da lì in staffetta i mezzi sono stati seguiti fino alle mete finali. Ce ne sarebbero voluti oltre 1.600 di autoarticolati per scaricare l’intero carico che avrebbe preso le più svariate destinazioni. Perché è tuttora evidente la dipendenza del sistema industriale dal grano estero, senza il quale pare – almeno a sentire gli esponenti più autorevoli del settore – non sia possibile produrre pasta italiana.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato. Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale (Gentiloni ha già approvato il disegno di legge per la ratifica del trattato - nota di CIR) e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.

Per questo è scoppiata la #guerradelgrano di Coldiretti Puglia, contro il crollo dei prezzi del cereale e a tutela dei consumatori, considerato che i prodotti stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono in pratica il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal ministero della Salute.

I campioni di cereali stranieri risultati irregolari contengono una percentuale di pesticidi pari allo 0,8%, mentre si scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale. Per questo viene ritenuto essenziale che l’origine del grano sia indicata nelle etichette della pasta."

SE VUOI APPROFONDIRE IL QUADRO IN CUI CI STANNO AVVELENANDO, LEGGI QUESTO ARTICOLO "PROFETICO" DEL 2013

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 21 Jun 2017 08:36:41 +0000
Agricoltura, il primo eco-diserbante è italiano: “Tutto è nato per salvare le api” http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2931-agricoltura-il-primo-eco-diserbante-e-italiano-tutto-e-nato-per-salvare-le-api http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2931-agricoltura-il-primo-eco-diserbante-e-italiano-tutto-e-nato-per-salvare-le-api

Diserbante NaturaleNiente additivi chimici, glifosati e sostanze che avvelenano l'ambiente. Dall'Italia, e in particolare dalla Sardegna, arriva il primo eco-diserbante che promette di sostituire i tradizionali preparati sintetici considerati nocivi per coltivazioni, animali e anche per l'uomo. Il segreto? Un composto a base di scarti di malvasia, lana e olio d'oliva scoperto da un team di ricercatori e imprese capitanato da Daniela Ducato, responsabile della filiera "Edizero Architecture for peace", che da anni lavora nel campo della bioedilizia e dell'agricoltura con innovazioni a zero impatto sull'ambiente che vanno dall'isolamento termico alle tinture o ai filtri marini.

di Silvia Bia

"Nella realtà di tutti i giorni siamo sedotti da tutto quello che è chimico, ma le soluzioni alternative ci sono e possono dare risultati anche migliori, è soltanto una questione culturale" spiega Daniela Ducato, che con i suoi progetti è stata premiata recentemente in India tra i rappresentanti delle dieci migliori realtà più innovative al mondo. Il problema, chiarisce, "è che non ci rendiamo conto del pericolo delle sostanze che vengono utilizzate con tranquillità per esempio per il trattamento del verde urbano, e che invece nascondono seri rischi per gli animali domestici come cani e gatti, ma anche per i bambini che frequentano i parchi, o per noi stessi che mangiamo determinati prodotti".

"Non ci rendiamo conto del pericolo delle sostanze usate per il trattamento del verde urbano. Nascondono seri rischi per gli animali domestici e per i bambini"

Una delle ultime trovate della squadra di lavoro messa insieme dall'innovatrice sarda è stato proprio l'eco-diserbante Natural Weed Control, un diserbante completamente naturale prodotto all'interno della filiera Ortolana, primo al mondo nel suo genere e già sperimentato con successo dall'Italia agli Stati Uniti. "Con Ortolana eravamo già impegnati nel campo degli agritessili, in cui utilizziamo prodotti tessili per il risparmio idrico e la rigenerazione del suolo – racconta Ducato – Volevamo fare un passo in più per creare qualcosa di naturale che potesse contribuire alle coltivazioni senza nuocere agli addetti ai lavori e ai consumatori finali, ma soprattutto che potesse essere messo in commercio e risultare competitivo sul mercato".

Nel caso del bio-diserbante di Ortolana, tutto è cominciato dalle api. L'idea infatti, maturata dopo anni di sperimentazioni e ricerche, è nata da un'esigenza molto concreta: salvare le api che morivano a causa degli agenti chimici dei diserbanti tradizionali e salvaguardare allo stesso tempo l'agricoltura dagli effetti nocivi delle sostanze. "In Sardegna ci sono moltissimi apicoltori che chiedevano aiuto in quel senso, l'input è arrivato dall'associazione nazionale Città del Miele – racconta l'ideatrice del progetto –. Le api e le farfalle sono le prime a risentire delle conseguenze sui trattamenti del terreno, ma hanno la funzione importantissima di impollinare. Volevamo qualcosa che potesse risolvere il problema senza danneggiare l'equilibrio della natura".

"Le api e le farfalle sono le prime a risentire delle conseguenze sui trattamenti del terreno, ma hanno la funzione importantissima di impollinare"

I risultati hanno richiesto ricerche, studi e confronti con altre realtà che hanno collaborato alla realizzazione del prodotto finale, grazie anche alla sinergia creata da Coldiretti tra i vari attori in campo. Si è arrivati così a un mix virtuoso: dall'ingrediente della Malvasia di Bosa delle cantine Silattari alle macchine dell'azienda Cavalli&Cavalli, fino a Marco Cau, il laboratorio Agritettura e naturalmente alla linea Ortolana, che si occupa di agritessili e di produzioni agricole bio.

Fulcro dell'eco-diserbante è la lana di pecora, a cui si aggiungono scarti di olio d'oliva e altri ingredienti come le eccedenze delle lavorazioni vitivinicole e gli estratti dalla pulizia delle arnie, tra cui propoli o miele. Tutti elementi di scarto insomma, in grado di creare insieme un diserbante al cento per cento naturale che svolge la sua funzione non grazie agli agenti chimici, ma attraverso il vapore e il calore.

"Mettendo insieme questi elementi la pianta intrappola il calore e si secca già dopo due giorni dal trattamento. Inoltre le altre sostanze – chiarisce Ducato – favoriscono un effetto prolungato senza creare problemi al suolo o alterare il suo ph". A seconda della composizione, il bio-diserbante può essere sfruttato per la protezione di orti, vigneti, frutteti e per il trattamento del verde urbano. E tutto, senza inquinare e con la massima sicurezza di dei consumatori e degli agricoltori, che possono utilizzarlo senza mascherine o protezioni, in quanto tutti gli elementi sono naturali. "Non possiamo permetterci di essere uguali agli altri – continua Ducato – la nostra 'chimica verde' deve avere migliori prestazioni di quella tradizionale".

Diserbante Naturale1

Le performance del nuovo prodotto ideato dal team di imprese e ricercatori hanno già ricevuto apprezzamenti non solo in Italia, ma anche in Francia e perfino negli Stati Uniti. L'eco-diserbante è stato utilizzato con successo per debellare le erbacce che crescevano incontrastate nelle aree urbane di Cagliari: "Il Comune ha provato di tutto, alla fine hanno chiamato noi e sono stati soddisfatti".

Ma Sardegna e Italia non sono i soli a fare uso del primo diserbante bio al mondo. In Francia i viticoltori, ancora prima di quelli italiani, hanno già fatto incetta del prodotto e negli Usa l'eco-diserbante è impiegato da Gea Group, leader nella coltivazione di piante farmaceutiche, tra cui la pervinca del Madagascar, che serve per la cura della leucemia. Per ora i macchinari modificati ad hoc per il prodotto sono tre, ma il mercato è destinato a crescere insieme agli impieghi del diserbante, come dimostra l'interesse dimostrato in tutto il mondo per l'innovazione. Uno dei prossimi passi sarà quello dell'utilizzo pensato per le famiglie, magari per la coltivazione di piccoli orti casalinghi. Ma è solo l'inizio. "Nel settore c'è ancora molto da fare – conclude Ducato – Noi abbiamo avuto il ruolo di apripista e non ci tiriamo indietro, siamo fiduciosi che si possa andare sempre più avanti in questa direzione".

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/21/agricoltura-il-primo-eco-diserbante-e-italiano-tutto-e-nato-per-salvare-le-api/3458782/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Fri, 24 Mar 2017 13:13:45 +0000
L’orto da tenere in casa che produce verdura per tutta la famiglia http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2912-l-orto-da-tenere-in-casa-che-produce-verdura-per-tutta-la-famiglia http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2912-l-orto-da-tenere-in-casa-che-produce-verdura-per-tutta-la-famiglia

Growroom2Una soluzione verde in grado di conciliare modularità, ecologia e ortaggi a chilometro zero: si tratta di Growroom, l'orto-giardino firmato Ikea che si può montare facilmente a casa o in giardino. Disegnato dai progettisti Sine Lindholm e Mads-Ulrik Husum, Growroom si compone di pezzi di compensato il cui modello è scaricabile facilmente dal web.

{youtube}Zz2bhXE0UXw{/youtube}

Per assemblare il tutto basta seguire le istruzioni, disponibili gratuitamente online, e progettare la disposizione di piante da orto in modo che siano bene esposte, prima di partire con la semina. La forma sferica dell'orto favorisce la semplicità della manutenzione delle piantine, grazie alla circolarità e allo spazio interno che permette la loro cura da più prospettive.

Growroom

Un progetto facilmente fruibile, ecologico ed economico, che è votato a rendere orizzontale e aperta a tutti la coltivazione di ortaggi a chilometro zero e, quindi, un'alimentazione più sana e bilanciata. "Il cibo locale rappresenta una seria alternativa al modello di 'cibo globale' a cui siamo abituati. Riduce l'impatto ambientale e educa i nostri bambini a capire la provenienza di quello che mangiamo", hanno spiegato i progettisti.

Growroom3

Non solo. "L'ostacolo principale alla coltivazione di piante è la mancanza di spazio e lo spazio scarseggia soprattutto in ambienti urbani. Growroom è pensata per supportare ogni giorno il senso di benessere nelle città creando una piccola oasi e consentendo alle persone di connettersi con la natura e di sentire il sapore e il profumo di erbe e piante. Il padiglione, costruito come una sfera, può essere eretto in ogni contesto e in qualsiasi punto proprio perché mira ad un tipo di architettura condivisa e contemporanea". (fonte: http://www.festivaldelverdeedelpaesaggio.it/growroom-ikea)

Growroom4

I due progettisti, che fanno parte del laboratorio Space10, hanno rilasciato i progetti con una licenza "creative commons" affinchè chiunqe possa costruire la Growroom, ovviamente a patto di avere a disposizione una fresatrice a controllo numerico, ma ormai sono moltissime le falegnamerie che ne hanno una. Basta scaricare i progetti e darli alla falegnameria.

Growroom1

Le dimensioni sono mt. 2,8x2,5

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 01 Mar 2017 11:16:30 +0000
Sovranità alimentare, la lotta continua http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2817-sovranita-alimentare-la-lotta-continua http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2817-sovranita-alimentare-la-lotta-continua

CIR Sovranità alimentareSi è concluso in Romania il Forum di Nyéléni, il più grande raduno a livello europeo per la sovranità alimentare promosso da movimenti e associazioni di base. I partecipanti, provenienti da oltre 40 paesi, hanno preparato il terreno per riprendere e rilocalizzare i nostri sistemi alimentari.

«La battaglia contro l'agro-industria e per un futuro giusto e sostenibile per l'agricoltura contadina ha fatto un passo avanti in questi giorni durante l'appena concluso Forum di Nyéléni, il più grande raduno a livello europeo per la sovranità alimentare, che si è svolto a Cluj-Napoca, in Romania»: lo affermano promotori della iniziativa, i membri dell'Associazione Rurale Italiana.

Dopo cinque giorni di discussioni, i partecipanti, provenienti da oltre 40 paesi, hanno ben preparato il terreno per riprendere e rilocalizzare i nostri sistemi alimentari e moltiplicare le piattaforme per la sovranità alimentare in tutta Europa. Durante il Forum erano presenti proprio coloro che sono direttamente impegnati nei sistemi alimentari, ovvero un'ampia varietà di contadini, braccianti, sindacalisti, ricercatori, attivisti, pescatori, pastori, indigeni, consumatori e difensori dei diritti umani.

Dall'Italia, una delegazione di 25 persone ha animato molte delle discussioni, dei laboratori, dei gruppi di lavoro, condividendo con gli altri delegati europei e non il percorso italiano verso la sovranità alimentare, che passa in particolare dalla "Campagna Popolare per l'agricoltura contadina". Come sottolineato da Alessandra Turco di ARI – Associazione Rurale Italiana: "In Italia abbiamo un milione e mezzo di aziende agricole, e di queste l'80% sono contadine. Abbiamo sentito la necessità di rivendicare un percorso a livello nazionale per promuovere un regolamento che permettesse ai contadini e ai piccoli produttori di portare avanti un modello di sovranità alimentare sui propri territori, che garantisse a tutti l'accesso ad un cibo sano e prodotto localmente. Per questo nel 2009 la campagna popolare è diventata una proposta di legge, attualmente in discussione nel nostro Parlamento". Riconoscere l'agricoltura contadina come modello, quindi, con specifiche garanzie per garantirne la sopravvivenza e la produzione.

Un grande traguardo del Forum è rappresentato anche dalla convergenza delle organizzazioni dell'Europa dell'Est e dell'Asia Centrale con le loro controparti dell'Europa Occidentale. Ramona Duminicioiu di Eco Ruralis, organizzazione rumena che ha ospitato e coordinato l'evento, ha affermato a tal proposito: "La maggior parte dei paesi dell'Europa Orientale sono come la Romania: hanno una popolazione contadina molto ampia e vibrante quanto vulnerabile, minacciata da chi vuole accaparrarsi le loro terre o fare investimenti fondiari economici. Se il movimento per la sovranità alimentare è forte in Europa Orientale e in Asia Centrale, è forte anche nell'Europa intera".

La convergenza a Cluj-Napoca ha portato alla formazione di piani congiunti per il cibo e l'agricoltura, promuovendo un modello di agricoltura agro-ecologico.

Jocelyn Parot, Segretario Generale di Urgenci ha detto: "Milioni di consumatori in tutta Europa stanno supportando modelli agricoli alternativi, basati sull'agroecologia: si stanno unendo ai contadini nella loro lotta per reclamare il controllo democratico sulle catene alimentari. Chiedono un cambiamento nelle politiche pubbliche, che dovrebbero proteggere queste iniziative piuttosto che spingere in favore di imperativi commerciali distruttivi. Questo forum è stato un passo fondamentale per le organizzazioni di consumatori per sviluppare una strategia all'interno del movimento per la sovranità alimentare".

Per far fronte allo sfruttamento distruttivo del sistema alimentare industriale, il forum ha scelto di portare avanti una serie di azioni, tra cui strategie per equi diritti dei lavoratori agricoli – ed in particolare per i lavoratori migranti -, politiche pubbliche che mettano le risorse naturali nelle mani della popolazione locale piuttosto che delle multinazionali, sistemi di distribuzione di cibo che mettano al primo posto il cibo locale e sostenibile, incentivare un trattato delle Nazioni Unite che vincoli le azioni delle imprese al rispetto dei diritti umani, e un movimento più inclusivo che rappresenta i popoli emarginati. Al centro di queste azioni sta l'agroecologia, un approccio radicalmente locale, inclusivo e sostenibile per l'agricoltura.

Inoltre, la delegazione turca ha ribadito l'importanza di includere la lotta contro le guerre e i loro effetti, all'interno delle discussioni sulle politiche alimentari: "La guerra forza le persone a lasciare le loro terre, le loro case. La crisi dei rifugiati in Turchia ed in Europa è il risultato di una guerra. Come difensori della sovranità alimentare lottiamo per i diritti dei rifugiati e li accogliamo nei nostri paesi. E' fondamentale per la battaglia globale per la sovranità alimentare lottare per la pace", ha ribadito Ali Bulent Erdem di Ciftci-Sen, la confederazione dei sindacati dei piccoli agricoltori in Turchia.

Invece di incentivare il nazionalismo tra i paesi europei, i paesi dall'Est all'Ovest si sono uniti insieme ed hanno unito le forze. Nel bel mezzo delle negoziazioni per i tossici accordi di libero commercio, come il CETA – firmato di recente – tra l'UE e il Canada, che minacciano l'esistenza stessa dei contadini, le organizzazioni del Forum hanno messo la sovranità alimentare al centro del proprio cooperare.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/sovranita_alimentare_nyeleni

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Sat, 12 Nov 2016 10:40:20 +0000
Ercole, il giovane mugnaio custode di semi http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2768-ercole-il-giovane-mugnaio-custode-di-semi http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2768-ercole-il-giovane-mugnaio-custode-di-semi

Ercole semiErcole Maggio è un giovane mugnaio salentino che è anche "custode di semenza"; riscopre grani antichi nei suoi campi sperimentali. "Conservo un seme, un piccolo seme vivente, che custodisco e pianterò di nuovo" spiega.

di Isabella Wilczewski

Ercole Maggio, giovane mugnaio salentino, ha un'innata passione per la biodiversità cerealicola e per l'agricoltura. Oltre a un Mulino a Pietra secolare, forse l'ultimo rimasto nella bassa puglia, e un mulino moderno a cilindri, coltiva circa 2,5 ettari di terreno. Di questi, le 40 are ubicati dietro casa sua ,sono adibite a "campi sperimentali" dove ricerca e riproduce gli antichi cereali per poi spostarli , quando le quantità sono considerevoli, sui terreni che coltiva il padre Alessandro. Se gli si chiede perché fa tutto questo, la sua risposta è semplice, ed è testimonianza viva del suo custodire le varietà antiche. "Ci sono tanti motivi-spiega Ercole- alcuni scientifici, come la riscoperta della biodiversità, altri romantici perché possiamo coltivare e mangiare gli stessi cereali che usavano i nostri avi, macinandoli a pietra come facevano loro Insomma, perché stiamo facendo questo, non saprei definirlo in una sola risposta. Parafrasando George Gordon Byron: sicuramente adoriamo in primis il nostro lavoro. Ma la natura di più".

Come e perché sono nati i "campi sperimentali"?

Ercole semi1I "campi sperimentali" sono nati per pura passione 4 anni fa. Sin da piccolo ho sempre fiancheggiato mio padre nell'arte del mugnaio e spesso ci capitava di incontrare in molti lotti di cereali un grano in particolare che mi sembrava diverso nella forma e nel colore. Era rosso, tozzo e con l'estremità del "germe" pelosa. Pochi chicchi disseminati ovunque. Fu così che nell'ottobre del 2012 ci mettemmo a tavolino e, dai lotti che acquistiamo ogni estate in zona, selezionammo questo insolito cereale. Chicco dopo chicco siamo riusciti a selezionare circa 1 kg di semi. In due anni abbiamo riprodotto questo cereale, passando dai pochi metri seminati alle are, fino ad arrivare all'ettaro del terzo anno. Durante questi tre anni, però, non conoscevamo il nome di questo grano, ma lo vedevamo diverso, anche la spiga era diversa, senza le areste (n.d.a. le areste sono quei fili rigidi che partono dalla spiga di grano e vanno verso l'alto). Solo durante la campagna del 2015 intensificammo gli sforzi per trovargli un nome. Tramite alcuni anziani agricoltori del luogo e anche grazie ad alcuni agronomi abbiamo finalmente dato un nome a questo cereale: il Grano Tenero Maiorca, introdotto durante la dominazione borbonica dell'ottocento in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Questo grano lo maciniamo ora a pietra, nel nostro mulino secolare. La farina ricavata, è povera di glutine (6%) ed è tollerata da chi non tollera bene i frumenti.

Com'è possibile trovare in lotti di un unico cereale altri cereali?

I cereali che acquistiamo provengono esclusivamente dai comuni delle terre d'Otranto. Spesso i cereali che acquistiamo sono già miscelati e non appartengono tutti a un unica razza, questo può capitare per due ragioni. Se il mix è omogeneo significa che l'agricoltore ha volutamente miscelato i cereali prima di seminarli (il mix di grani è preferito da parte degli agricoltori rispetto alla monocoltura). Se il mix non è omogeneo, ossia è presente totalmente una monocoltura e pochi altri chicchi di altre varietà diverse, può significare che quei pochi chicchi "diversi" sono sopravvissuti negli anni, rinascendo di anno in anno sul limite della campagna (dove la trebbia non arriva),oppure i semi sono rimasti sottoterra fino al momento in cui una casuale aratura ha creato le condizioni adatte per farli germogliare.

Che caratteristiche hanno i grani antichi?

I cereali antichi di solito hanno una quantità di glutine minore rispetto ai grani moderni, e soprattutto, anche la qualità di questo glutine è migliore, è maggiormente assimilabile da parte dell'organismo. Certo, servirebbero ricerche mediche longitudinali dalla durata ventennale per avere prove certe e replicabili, ma nel nostro piccolo notiamo che molti intolleranti al glutine (non i celiaci) assumono senza problemi la farina di grano tenero Maiorca. Inoltre, i grani antichi, hanno bisogno di molti meno trattamenti rispetto ai cereali moderni, questo in virtù della loro natura semi-selvatica. Il Maiorca, ad esempio, abbiamo notato in questi anni che ha effetti diserbanti nei confronti delle erbe infestanti, nonostante noi non usiamo alcun tipo di pesticidi o diserbanti. Le sue radici, infatti, soffocano tutte le piante avversarie che si trovano sullo stesso livello di radicazione.

Come hai portato avanti il tuo progetto dei campi sperimentali e quali varietà hai riscoperto?

Ercole semi2Durante le annate del 2015/2016, invece, ci siamo prefissati l'obbiettivo di ritrovare anche altri cereali antichi salentini. Abbiamo costruito così dei "campi sperimentali" molto più grandi e con ambizioni maggiori. Tramite l'enciclopedia agraria italiana di Gaetano Cantoni (1882) abbiamo capito quali fossero le varietà presenti in Salento prima di tutte le riforme agrarie avvenute durante il novecento (specialmente durante il periodo fascista e dopo il 1972). Nella ricerca è stato usato sia un approccio qualitativo sia uno quantitativo. Nell'approccio qualitativo sono andato a cercare nelle vecchie masserie abbandonate delle spighe che sarebbero cresciute per pura fortuna. In questo modo ho ritrovato altre due varietà di grano, il duro Russarda e il tenero Carosella. Mentre nell'approccio quantitativo abbiamo ricostruito ad hoc un campo sperimentale. In questo tipo di ricerca è stata usata come "costante" il Grano Tenero Maiorca. E' stato infatti, ipotizzato che: se in un campione di cereali è presente il Maiorca allora potrebbero essere presenti anche altri cereali antichi. Abbiamo, quindi, prelevato un piccolo campione di cereali dai lotti acquistati durante l'estate dagli agricoltori locali (naturalmente solo da quelli che soddisfano i requisiti imposti dalla ricerca). Su 48 campioni estratti in 3 è stata riscontrata la presenza di grano duro Capinera, in 1 quello di grano duro Saragolla. Arriviamo a questi nomi anche grazie ad una "triangolazione dei risultati", infatti usiamo come verifica il parere degli agronomi, degli anziani agricoltori e dei trattati antichi di agraria.

Che attività hai con tuo padre?

Produciamo i cereali antichi nelle nostre campagne, poi li maciniamo nel nostro mulino a pietra. La farina ricavata la vendiamo mentre i cereali non sono in vendita, preferisco donare qualche seme agli appassionati.

Link per seguire i campi sperimentali:

- https://mulinomaggio.wordpress.com/

https://www.facebook.com/mulinomaggio/?ref=bookmarks

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Ercole-il-giovane-mugnaio-custode-di-semi

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Tue, 23 Aug 2016 10:04:44 +0000
Grani antichi: riappropriarci delle nostre origini per un nuovo modello di sviluppo http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2711-grani-antichi-riappropriarci-delle-nostre-origini-per-un-nuovo-modello-di-sviluppo http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2711-grani-antichi-riappropriarci-delle-nostre-origini-per-un-nuovo-modello-di-sviluppo

Grani antichiRiscoprire le nostre origini rappresenta davvero un esercizio fondamentale per il nostro futuro, per uscire da una profonda crisi dai profondi connotati sistemici, basati su un modello economico che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni, il quale ha brutalmente stralciato dal proprio vocabolario il termine "limite", così insito nella natura umana e nel pianeta che abbiamo a disposizione per vivere. La basilarità del concetto di riscoprire le nostre origini sta trovando un alleato fondamentale in ambito energetico, con le nuove tecnologie applicate alle energie rinnovabili le quali hanno permesso l'avvento delle prime grandi civiltà sul pianeta e l'efficienza energetica. Un tema così attuale in questa fase di riscoperta delle nostre origini che accomuna il mondo dell'energia con temi altrettanto essenziali come gli stili di vita e l'alimentazione, i quali assumono una rilevanza particolare nel paese emblema della dieta mediterranea, basata su una coltivazione fondamentale come il grano, base di alimenti essenziali come pane, pizza, pasta. Ed è proprio sul tema attualissimo, legato ai "grani antichi", così capaci di ben coniugare il concetto assolutamente e solo quantitativo del "coltivare", con quello che ingloba la componente qualitativa del "custodire", così brutalmente accantonata negli ultimi decenni, che pubblico con grande piacere un bellissimo articolo, dal grande valore anche divulgativo, della Dottoressa Francesca Castioni, agronoma consulente dei produttori dell'Associazione Grani Antichi di Montespertoli, tra le relatrici del Convegno sul tema, svoltosi presso il Museo Minerario di Abbadia San Salvatore, lo scorso 9 aprile.

di Francesca Castioni, agronoma.

UN PO' DI STORIA DI GRANI.

Grani antichi2Fin dall'antichità, l'uomo ha attuato una sorta di selezione tra le specie selvatiche, preferendo quelle più semplici da coltivare e più produttive. Questo processo si chiama domesticazione. Successivamente, anche sulle specie addomesticate, l'attività di selezione è continuata cercando di sfruttare la variabilità genetica risultante da mutazioni e incroci spontanei. Prima del XIX secolo, gli agricoltori operavano una selezione basata sulla scelta di quelle varietà naturali che manifestavano, in modo più evidente delle altre, maggiori rese e capacità di adattamento.

Così si diffusero a livello nazionale alcune razze¹ di frumenti tutt'oggi conosciute. Tra i grani teneri possiamo ricordare il Gentil Rosso in Toscana, il Rieti in Umbria e la Maiorca nell'Italia meridionale; tra i grani duri, il Russello e il Timilia nel meridione. In Italia e in Europa occidentale, tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, si poteva disporre per le semine di un ampio e ben adattato pool genico, cioè una buona riserva di varietಠdi grani ben compatibili ai diversi ambienti. Tale ricchezza di materiale vegetale, contenente una grande quantità di risorse genetiche (germoplasma), ha rappresentato per i ricercatori dell'epoca la base su cui lavorare al miglioramento genetico.

Grani antichi1Oggi sono chiamati grani antichi i grani teneri o duri che i genetisti hanno selezionato all'inizio del '900 a partire dalle numerose varietà locali (o popolazioni), che gli agricoltori avevano adottato per la propria sopravvivenza. Queste popolazioni di grani erano poco produttive, non erano uniformi, ma erano adattabili ai diversi ambienti.
In Toscana ricordiamo la selezione effettuata sul Gentil Rosso, a partire dal 1901 presso le Fattorie dei Conti Di Frassineto (Arezzo). Dal 1921 venne chiamato a lavorare presso l'Istituto dei Di Frassineto il genetista Michaelles che produsse altre varietà, tra cui Frassineto, Fontarroco, Autonomia, che andarono ad aggiungersi ad altre varietà locali toscane: il Gentil Bianco, l'Andriolo.

Nello stesso periodo, in altre zone d'Italia, venivano create nuove varietà di grani teneri: Inallettabile, Mentana, Abbondanza... Nel 1953 il prof. Gasparini di Firenze costituì il Verna e nel 1960 il Sieve.

Grani antichi5Tra i grani duri antichi il più importante è il Senatore Cappelli, ottenuto dal professor Strampelli nel 1915 (foto a destra) a partire da una popolazione africana. Queste varietà antiche, non tutte propriamente toscane, si sono diffuse nei diversi ambienti della Toscana e ci sono state tramandate grazie all'impegno di alcuni agricoltori che, controcorrente rispetto all'evoluzione dell'agricoltura industriale, hanno continuato a coltivarli, consegnandone piccole quantità per la riproduzione e lo studio. Grazie alla rete di collaborazione che si è creata, oggi è possibile vedere nuovamente diversi di questi grani antichi coltivati nei nostri campi.

ALCUNE CARATTERISTICHE AGRONOMICHE E NUTRIZIONALI DEI GRANI ANTICHI

I grani antichi sono quasi sempre coltivati in agricoltura biologica, perchè non reagiscono bene alle "forzature" ed anche per salvaguardare fin dall'inizio del processo di produzione gli aspetti nutrizionali e di salute, non solo del prodotto ma anche dell'ambiente.
Le buone condizioni agronomiche di base vengono create se si prevede una rotazione triennale, cioè se si pianifica l'alternanza del cereale con altre due annate di coltivazione di altre specie (ceci, fagioli, lenticchie, lino, girasole, colture foraggere, ecc.).
Il modo di preparare e lavorare il terreno e quindi il rispetto della fertilità è un altro aspetto fondamentale. I grani antichi non possono essere forzati con la concimazione chimica perchè, avendo una taglia più elevata, rischiano l'allettamento.
Proprio grazie alla loro taglia in certi casi si rivelano maggiormente resistenti alle malattie fungine. Inoltre "accestendo" di più (da un chicco possono nascere più steli) coprono bene il terreno, col risultato che possono essere maggiormente competitivi rispetto alle erbe spontanee. Ma sono stati abbandonati perchè non erano sufficientemente produttivi e richiedevano maggiori "attenzioni" nella panificazione.

Grani antichi3La resa media dei grani antichi in agricoltura biologica, sulle nostre colline, si aggira attorno ai 15-20 q/ettaro, contro i 25-30 q/ettaro di quelli moderni. In poche parole i grani antichi non tenevano il passo con il processo di industrializzazione.
I grani moderni, che sono stati creati a partire dagli anni '70, rispondevano alle nuove esigenze dell'industria agricola e alimentare, presentando caratteristiche come: la taglia bassa, l'alta produttività, un glutine più adatto per lavorazioni facili e veloci.
Ad esempio spingere la produzione di un grano moderno con una concimazione azotata non crea rischi di allettamento, avendo la taglia più bassa.
Nonostante la maggiore produzione, ultimamente si è scoperto che le varietà moderne presentano alcuni aspetti problematici dal punto di vista nutrizionale e salutistico.

Oggi, soprattutto grazie al lavoro portato avanti da ricercatori dell'Università di Firenze e Bologna (prof. Benedettelli e prof. Dinelli), questi grani antichi stanno dimostrando proprietà nutrizionali che i grani più moderni non hanno. Il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell'Ambiente (DISPAA) di Firenze in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica di Firenze ha condotto alcuni studi in vivo, confrontando gli effetti del consumo di farine/semole ottenute da grani antichi e moderni. Questi studi hanno evidenziato come nei grani di antiche varietà sia presente un elevato contenuto di composti antiossidanti, a capacità antiinfiammatoria. Il consumo di alimenti ottenuti da tali farine ha un ruolo protettivo per l'organismo, diminuendo il contenuto di colesterolo nel sangue e i parametri infiammatori. Le infiammazioni croniche, infatti, sono state evidenziate come la causa di numerose malattie nell'uomo, per cui una dieta che apporti antiossidanti naturali è indicata per abbassare il rischio di contrarre malattie. Inoltre il glutine delle varietà antiche ha una composizione qualitativamente migliore rispetto alle moderne. Questa caratteristica riduce la sensibilizzazione dell'organismo (intolleranza) al glutine, diminuendo l'insorgenza di problemi legati alla Gluten Sensitivity (G.S) o sensibilità al glutine che si distingue dalla celiachia (vedi tabella seguente).

celiachia intolleranza glutineDifferenza tra sensibilità al glutine e celiachia
(fonte evoluzionecollettiva.com)

L'eccessivo consumo di prodotti contenenti un glutine di cattiva qualità, a lungo andare, produce una sensibilizzazione dell'organismo a questa proteina, che si può manifestare con gonfiori addominali, dermatiti atopiche ed anche dolori alle ossa e alle articolazioni.

COME VENGONO VALORIZZATI AL MEGLIO I PRODOTTI OTTENUTI DALLA FARINE DI GRANI ANTICHI

Grani antichi4Normalmente i grani teneri vengono macinati con il mulino a pietra, ottenendo una farina integrale o del tipo 2 (semi-integrale). La più usata è il tipo 2.
Il mulino a pietra macina i chicchi integralmente, con il germe di grano e tutte le altre parti della cariosside ricche di sostanze nutritive. Se la molitura viene eseguita lentamente, non surriscalda e permette di conservare tutte le proprietà nutrizionali.
Si ottiene così una farina ricca di fibre, sostanze minerali, proteine diversificate e vitamine.
Il pane con la farina di grani antichi è a lievitazione naturale.
La lievitazione "naturale", cioè con la pasta madre, è lenta e caratterizzata da un ridotto numero di lieviti e dalla presenza di una gran quantità di batteri lattici, che effettuano una predigestione.
Invece il lievito di birra (formato da un solo ceppo di lieviti) produce una lievitazione più veloce, ma si ottiene un pane meno nutriente e meno digeribile.
Dal grano duro, con macinazione lenta a pietra o a cilindri, si ottiene un'ottimo semolato, che viene trasformato normalmente in pasta, lavorata ed essicata lentamente a bassa temperatura (sotto i 45C°) per garantire la conservazione di tutte le proprietà nutrizionali.

LA REALTA' DELL'ASSOCIAZIONE DEI GRANI ANTICHI DI MONTESPERTOLI

L'Associazione è attiva dal 2010, ma è stata fondata ufficialmente nel settembre del 2014 da un mugnaio, un fornaio ed alcuni agricoltori e produttori di grani antichi. Attualmente comprende, oltre ai soci sostenitori, 20 soci produttori, un mulino e due forni. La superficie impegnata nella produzione è di circa 450 ettari, dei quali un terzo, quindi 150 ettari, ogni anno viene seminato a grani antichi.
Alla coltivazione dei grani teneri (Andriolo, Autonomia, Frassineto, Gentil Rosso, Mentana, Sieve, Verna) vengono dedicati 100 ettari , mentre su 50 ettari sono coltivati i duri (Cappelli e Timilia).
Il raggio d'azione si estende al territorio di Montespertoli ed ai comuni limitrofi. La creazione di una filiera locale virtuosa, che avvicina, coinvolge e lega tra di loro gli agricoltori, i trasformatori ed i consumatori è lo strumento economico che permette di realizzare questo progetto. In questo processo, che è di riscoperta ed invenzione, è stata coinvolta anche l'Università di Firenze.
E' stato creato un disciplinare contenente regole chiare di produzione e trasformazione.
Le aziende socie-produttrici, sono o controllate e certificate da Agricoltura Biologica (Reg. CE 834/2007 e 889/08 ), o garantite da un sistema di controllo e conoscenza, chiamato Garanzia Partecipata (link sito), messo in atto tra i produttori, i consumatori ed i tecnici che collaborano al progetto.
Un agronomo è stato messo a disposizione delle aziende agricole per affrontare assieme gli aspetti inerenti le corrette pratiche di coltivazione, le rotazioni, la formazione, la divulgazione ed i contatti con gli Istituti di ricerca.
L'Associazione dei Grani Antichi ha rimesso a coltura tanti campi che altrimenti sarebbero stati abbandonati perchè lavorarli non sarebbe stato economicamente conveniente. Alcuni agricoltori sono nuovamente interessati a proseguire nel loro lavoro, finora poco riconosciuto, e sono maggiormente consapevoli dell'importanza di produrre cibo sano. Il prezzo stabilito permette di remunerare ogni tassello della filiera, riconoscendo dignità ad ogni tipo di lavoro, sia manuale che intellettuale.
Si cerca di fare andare a braccetto la sostenibilità economica con la sostenibilità ecologica. Sono state coinvolte le scuole e vengono creati momenti/eventi per fare conoscere il valore di tutto il processo. Uno dei meriti dell'Associazione è di aver riavvicinato la ricerca ai campi e di coltivare questa continua collaborazione.
Va comunque ribadito che le varietà antiche non sono un oggetto da museo, ma sono una nostra grande ricchezza, a partire dalle quali andranno create nuove selezioni con nuovi presupposti ed in grado di creare nuove prospettive.

Dalla Toscana e da altre Regioni vengono richiesti contatti con l'Associazione Grani Antichi di Montespertoli perchè, al momento, è tra le poche realtà che agiscono coordinate dal campo al prodotto finale, riuscendo a remunerare in modo autonomo un prodotto di grande qualità.
L'ideale sarebbe riuscire a creare tante filiere nelle diverse zone, accorciando gli spostamenti per la molitura e le trasformazioni. In questo modo si risparmierebbero i costi di trasporto, che incidono non poco nella creazione del prezzo. Una produzione locale permette ai consumatori di conoscere i propri produttori, di sostenerli e rende consapevoli di quanto sia importante saper produrre ed alimentarsi bene.

IL CONVEGNO DEL 9 APRILE

In questo spirito una realtà locale dell'Amiata, in particolare il fornaio Giorgio Rossi de "Il Buon Pane" di Abbadia San Salvatore, ha riunito in un pomeriggio di convegno le Associazioni che in zona si occupano delle tradizioni locali. Sono intervenute l'Associazione di produttori locali La Pera Picciola, il Museo della Mezzadria di Buonconvento e il Parco Museo Minerario di Abbadia San Salvatore, che successivamente ha ospitato nei suoi locali una degustazione proprio a base di prodotti ricavati dalle farine antiche.
Sono stati invitati, oltre alla rappresentanza dell'Associazione di Montespertoli, alcuni produttori che già coltivano queste antiche varietà non lontano dall'Amiata, ed il Prof. Benedettelli dell'Università di Firenze che, con grande competenza e disponibilità, accompagna questo progetto.
Gli interventi di alcuni produttori, che hanno riportato la loro esperienza con i grani antichi, stimolano a proseguire lungo questo percorso.


Fonte: https://figliodellafantasia.wordpress.com/2016/04/25/grani-antichi-riappropriarci-delle-nostre-origini-per-un-nuovo-modello-di-sviluppo/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Sat, 30 Apr 2016 08:21:07 +0000
La lobby degli OGM all'attacco della biodinamica http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2684-la-lobby-degli-ogm-all-attacco-della-biodinamica http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2684-la-lobby-degli-ogm-all-attacco-della-biodinamica

AgripharmaNelle ultime settimane è andato in scena l'ennesimo attacco all'agricoltura biologica e biodinamica, con articoli su vari giornali (Il Foglio in primis), e con una puntata di Presa Diretta su RAI TRE (ah, la Bignardi fa miracoli...), che potremmo definire estremamente tendenziosi, se non fossimo assolutamente certi dell'onestà intellettuale e dell'indipendenza assoluta dei nostri media da lobby varie.

In particolar modo, gli articoli sul foglio appaiono quanto meno rancorosi e lontani dall'equanimità che dovrebbe distinguere il giornalismo di una testata nazionale, e definiscono l'agricoltura biodinamica come "ciarlataneria" e "stregoneria", ovviamente dimenticando di dire una cosina piuttosto rilevante: funziona.

 

Agripharma6Il punto di questi scritti e della trasmissione della RAI è che certe cose non dovrebbero essere mai studiate o insegnate, perchè è da allocchi credere che mettere del letame in un corno di vacca e seppellirlo abbia un qualsiasi effetto. Che nessuna istituzione accademica dovrebbe toccare la biodinamica neanche con un bastone, e che mai nessun politico dovrebbe azzardarsi a destinare fondi in tal senso. Il tutto supportato dalle parole di alcuni scienziati ben selezionati o che sono le facce dell'establishment di BIG 6 (Le multinazionali che controllano quasi tutto il mercato agroalimentare del mondo), che poi è intrinsecamente legato, per forza di cose con BIG PHARMA. Per noi invece quello che è da sciocchi è prendere una pratica che FUNZIONA da cent'anni (vedi articoli in basso) anche se non si sa bene perchè, e ostacolare la ricerca e la pratica che potrebbero portare a capire PERCHE' funziona. Queste argomentazioni speciose e scientiste, sono utilizzate per impressionare una certa categoria di lettori, poco avvezzi a vedere l'universo per quello che è: ben più grande e misterioso della comprensione che noi ancora ne abbiamo. 

Queste argomentazioni mi ricordano la triste storia di Ignàc Semmelweis. Egli fu un medico ungherese che nel 1846, mentre lavorava all'ospedale di Vienna (all'epoca capitale di un vasto impero e centro della cultura europea), ebbe l'intuizione di far lavare le mani ai dottori del suo reparto prima di far partorire una paziente, ottenendo una diminuzione drastica dei decessi per febbre puerpuerale nel suo reparto. Nessuno sapeva perchè, visto che la dimostrazione della contaminazione batterica fu data da Pasteur solo vent'anni dopo. E infatti i colleghi lo derisero, infangarono il suo nome e lo fecero licenziare dall'ospedale, dicendo che le sue pratiche senza senso degradavano l'onore dei medici (costretti a lavarsi le mani: orrore!), tanto che Semmelweiss finì i suoi giorni in un manicomio, dove pare fu ammazzato di botte. Inutile dire che con la partenza di Semmelweis e la cancellazione delle sue disposizioni, la mortalità infantile tornò esattamente ai livelli precedenti. 

Agripharma4Oggi l'università di Budapest si chiama Università Semmelweis, a ricordo perenne di come NON debba funzionare il mondo accademico.

Allo stesso modo la scienza, invece di preoccuparsi di inchinarsi alle lobby (vedi qui la lettera del genetista Salvatore Ceccarelli alla redazione di Presa Diretta), dovrebbe richiedere fondi per studiare il perchè certe pratiche, che sembrano bizzarre, permettano di far crescere cibo migliore e soprattutto, di rendere la terra così lavorata sempre più fertile e più resistente a parassiti, malattie e cambiamenti climatici. Che sia per questo che non vogliono che si faccia ricerca seria sulla biodinamica? Perchè magari non è un business per i pochi, ma un affare vero per i molti?

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Ecco la risposta dell'associazione italiana per l'agricoltura biologica (AIAB) alla trasmissione RAI.

La puntata di Presa Diretta, a leggere i post pubblicati su Facebook, offrirà ai consumatori solo una visione parziale e peraltro non centrata sulle vere criticità degli OGM.

La Task Force "Per un'Italia libera dagli OGM" di cui fanno parte 40 associazioni, ha già inviato una lettera all'On Roberto Fico, presidente della Commissione parlamentare per i servizi radiotelevisivi esprimendo preoccupazione e chiedendo di assumere provvedimenti per assicurare la più corretta e veritiera informazione a tutti i cittadini che pagano il canone.

Agripharma5Secondo le tre Associazioni italiane che rappresentano il mondo dell'agricoltura biologica e biodinamica, AIAB, Federbio e Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, la domanda al centro della puntata, e cioè se gli Ogm fanno bene o fanno male, è volutamente fuorviante perché evidentemente non si vogliono affrontare i veri problemi e si vuole invece far passare la tesi dell'atteggiamento preconcetto e a-scientifico verso gli OGM, sostenuto dagli ecologisti e dal mondo del biologico.
E' solo parlando dei problemi veri che stanno dietro alla questione OGM, che si mettono davvero i cittadini in condizione di capire. Cosa che dovrebbe fare il servizio pubblico radiotelevisivo. Ma, chissà perché, di questi non si parla mai.

Per questo lunedì 29 febbraio, il Presidente di AIAB, Vincenzo Vizioli, ha inviato un lettera a Iacona sulla puntata di domenica di Presa Diretta. La lettera è stata inviata agli autori e ai presidente della rete Rai tre, Daria Bignardi, e della Rai Monica Maggioni.

Ma non siamo gli unici: anche il genetista di fama mondiale Salvatore Ceccarelli ha scritto alla trasmissione, a seguito della puntata. Con appunti e dettagli scientifici Ceccarelli rileva punto per punto le cose non dette e le criticità oggettive delle tecnologie transgeniche. A voi la lettura a questo link

Proviamo noi a elencarli:

1. Meno di dieci multinazionali controllano oltre il 75% del mercato mondiale delle sementi. Sono le stesse che controllano il mercato dei pesticidi cui spesso gli OGM sono associati, se si considera che circa l'80% della superficie transgenica mondiale è ricoperta da piante che tollerano applicazioni (abbondanti) di erbicidi. Tale controllo sulle sementi è rafforzato da brevetti di carattere industriale e da spietate verifiche del loro rispetto, che agiscono anche in chiave preventiva, spingendo verso transazioni extra-giudiziarie anche agricoltori che non hanno violato la privativa brevettuale, per evitare annose e costose azioni penali.
Se a questo dato aggiungiamo che (come evidenziato dalla FAO) di oltre 30.000 specie commestibili, oggi se ne coltivano poco più di 100 e di queste solo 3 (mais, riso e frumento), forniscono oltre il 50% dell'alimentazione umana, diventa chiaro qual è il principale obiettivo di chi propone gli OGM: violare, tramite il brevetto di poche specie, la sovranità alimentare mondiale.

2. Tutto ciò limita la sovranità alimentare, subordina la libertà degli agricoltori, sempre più soggetti a regole dettate dalle multinazionali; condiziona le scelte dei contadini su quello che possono seminare; mette a repentaglio la salute dei consumatori; inquina l'ambiente, per l'estremo uso di fitofarmaci, con gravi ed evidenti ripercussioni sulla salute delle comunità residenti ai margini degli enormi appezzamenti trattati per via aerea con erbicidi la cui deriva irrora le persone e contamina le acque.
"Se dunque gli Ogm non fanno male alla salute, cosa tutta da dimostrare ascoltando anche i pareri scientifici di chi dice il contrario – dicono le tre associazioni del biologico - fanno molto ma molto male alla democrazia e ai diritti di tutti i popoli di poter scegliere il proprio modello agricolo e alimentare".
Le monocolture sono inoltre strettamente legate alla perdita di biodiversità, cosa che contribuisce all'insicurezza alimentare ed energetica, all'aumento della vulnerabilità dei sistemi ai disastri naturali, alla riduzione della disponibilità e della qualità delle risorse alimentari e idriche, all'impoverimento delle tradizioni culturali.

3. La questione OGM è poi strettamente legata a un'altra importante criticità: il 95% delle sementi geneticamente modificate in commercio è resistente ai pesticidi, in particolare a un diserbante: il glifosate un brevetto scaduto ma venduto "chiavi in mano" insieme alla semente. Non a caso è il pesticida più utilizzato al mondo che però lo IARC, agenzia dell'OMS, ha dichiarato cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l'uomo. Dichiarazione contestata dall'EFSA con documentazione da più parti, IARC compreso, ritenuta "truffaldina".
L'Italia è uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida che è incluso nel Piano d'Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN). Il che significa che tutti i Programmi regionali per lo sviluppo rurale (PSR 2014-2020), nei prossimi anni, promuoveranno come sostenibile e incentiveranno l'uso di un prodotto che oltre a essere considerato certamente cancerogeno per gli animali e potenzialmente cancerogeno per l'uomo, è stato classificato in passato come interferente sul sistema endocrino e, più di recente secondo studi del Mit del 2013-2014, sospettato essere alla base di gravi pericoli come l'insorgenza della celiachia. Esistono inoltre correlazioni epidemiologiche tpres direttara l'esposizione al Glifosato e il linfoma di non-Hodgkin e agli aumenti di leucemie infantili e malattie neurodegenerative (come il Parkinson).
Inoltre nel nostro Paese, secondo il report "Pesticidi nelle acque" a cura dell'Ispra, risulta essere la sostanza che nell'acqua supera maggiormente i limiti della soglia fissata dalla Legge.Su tutto ciò prevale la difesa del profitto di pochi, tanto da mettere in dubbio il parere dell'OMS e non applicare il principio di precauzione a tutela della salute pubblica.

4. Un'altra questione ancora è relativa all'efficienza di queste sementi. La natura è in grado di superare qualsiasi resistenza quando questa è affidata, come nel caso degli OGM, a un solo gene e non a un pool di geni. Infatti negli Stati Uniti l'amaranto è risultato resistente al glifosate tanto che i produttori di cotone, hanno applicato la rivoluzionaria innovazione della zappatura manuale.

5. Un altro tema è quello della ricerca scientifica. Uno degli argomenti sbandierati dai pro OGM è che vietarli vuol dire fermare la ricerca e tornare all'oscurantismo medievale antiscientifico. Niente di più sbagliato: la nostra agricoltura ha bisogno come mai di ricerca e innovazione, che sono alla base dello sviluppo di un'agricoltura moderna e sostenibile: le multinazionali della chimica hanno laboratori privati, mentre chi vuole puntare sui metodi dell'agricoltura biologica e biodinamica deve poter contare su una rete di laboratori e di ricercatori. E' su questo fronte che servono risorse per dare una concreta possibilità allo sviluppo della ricerca italiana in campo agroalimentare.

6. L'ultima annotazione è di tipo commerciale, relativa alla dichiarata indisponibilità dei consumatori a comprare OGM. Quale ditta, una volta fatto un sondaggio su di un prodotto da mettere in commercio, con risultato negativo relativamente all'apprezzamento dal consumatore, lo mette lo stesso in produzione? La risposta è facile: nessuna. A meno che dietro non ci siano ben altri interessi non dichiarabili.
"Stimiamo il lavoro di Iacona e del suo team – dicono le tre associazioni - e vogliamo continuare a credere nell'indipendenza del giornalismo di inchiesta. Lasciarsi incantare da tesi scientiste a senso unico e da un profluvio di pubblicazioni scientifiche che non guardano alla complessità e vulnerabilità del sistema alimentare e che non si interrogano sull'insieme delle problematiche che comporta un'innovazione tecnologica privatistica e aggressiva è però un peccato di superficialità o superbia che ci stupisce. Speriamo ci sia tempo e voglia di correggere l'impostazione di una puntata che della medaglia invece che le due facce vede solo, l'abbagliante luccichio". (Fonte: http://www.aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3372:ogm-a-presa-diretta-annunciata-&catid=75:comunicati-stampa&Itemid=33)

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ECCO INVECE IL COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE PER L'AGRICOLTURA BIODINAMICA

Agripharma1Gli attacchi a mezzo stampa da parte della Senatrice Cattaneo come anche sul Foglio in questi mesi all'agricoltura biodinamica sono molto violenti e mirano a denigrare, e svilire gli agricoltori e ricercatori che dal mondo agricolo biodinamico cercano e propongono nuove strade per un nuovo modello agricolo.

Naturalmente la menzogna come strumento di discussione ha dietro di sé necessariamente la disonestà intellettuale e lo strumentalismo degli argomenti. Parlano di noi come oscurantisti stregoni antiscientifici. Ma, ormai è passato quasi un secolo e nel mondo l'agricoltura biodinamica è al centro di studi e ricerche faticosamente messi in piedi e finanziati dal mondo agricolo e sono ancora pochissime rispetto al volume di denaro speso in ricerche, tutte esterne al mondo agricolo e con altri obiettivi rispetto a quel che serve agli agricoltori.

Ecco: qui sta il punto. Il dibattito non è centrato sul metodo scientifico o sulle tecniche e i risultati ottenuti da queste tecniche sulla vita del terreno, o sulla qualità dei prodotti. Non ne avrebbero mai il coraggio di un confronto scientifico serio nel campo della sperimentazione agricola. Dal chiuso dei loro laboratori e di paradigmi scientifici e metodologici ormai vecchi di due secoli pretendono ancora di imporre all'agricoltore e alla classe agricola quello che devono pensare, sentire e volere.

Agripharma2La violenza, gli insulti e la menzogna che tracima da questi articoli rivela quella violenta avversione di queste persone alla sola possibilità che dal mondo agricolo si tenti di proporre una via d'uscita alle terribili conseguenze che questi scientisti (ma a quando la fine delle religioni come paravento continuo delle proprie intolleranti debolezze e immondizie interiori??) hanno "donato" all'agricoltura a partire dalla fine dell'800: desertificazione, distruzione della biodiversità, deformazione della qualità dei prodotti agricoli, devitalizzazione del cibo, avvelenamento delle acque, dei terreni e delle piante. La colpa grave di Rudolf Steiner e dei biodinamici è stata quella di aver posto le basi di un agroecologia che potrà finalmente far crescere l'agricoltura vera, quella cioè che opera nella complessità delle relazioni ecologiche cercando di mantenere gli equilibri a favore di un cibo sano, di un ambiente sano. Non sia mai che davvero sia possibile che gli agricoltori mettano mano alla propria autonomia, dopo che finalmente nel '900 li abbiamo asserviti, annientati nella loro cultura e nel loro diritto di fare ricerca e di trovare risposte altre che quelle legate a finanziamenti, industrie farmaceutiche e alta finanza speculativa. Noi continueremo, perché è giunta l'ora di riportare vita nei campi, nelle nostre acque e nella nostra economia ma con un modello scientifico, economico e sociale degno degli esseri umani e dei viventi che popolano questo pianeta. Fosse stato per il livello delle idee espresse dalla Senatrice Cattaneo e dai giornalisti che hanno scritto in questi giorni, nei millenni l'umanità non avrebbe avuto la minima possibilità di alimentarsi. Per fortuna esistono gli agricoltori che con una storia faticosa a volte al limite di un asservimento pesante in questi millenni hanno garantito l'evoluzione delle specie agricole e animali al passo con l'evoluzione sociale e umana. (fonte)

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Agricoltura Wed, 16 Mar 2016 13:07:08 +0000
Monsanto in difficoltà: ondata di denunce per i tumori da glifosato http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2544-monsanto-in-difficolta-ondata-di-denunce-per-i-tumori-da-glifosato http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2544-monsanto-in-difficolta-ondata-di-denunce-per-i-tumori-da-glifosato

Sono 700 le querele pendenti contro il colosso biotech più famoso del mondo da quando l'OMS ha classificato il glifosato come probabile cancerogeno.

Denunce Monsanto

Denunce Monsanto1Quella contro Monsanto e il glifosato sta trasformandosi in una class action, sebbene le 700 cause pendenti contro la più famosa multinazionale degli OGM nel mondo siano portate avanti spesso separatamente. I querelanti, che aumentano mese dopo mese, imputano al contatto prolungato con il glifosato l'insorgere di tumori e malattie. In particolare, le denunce si sono moltiplicate da quando la IARC, branca dell'Organizzazione mondiale della Sanità dedita alla ricerca sul cancro, ha valutato come «probabilmente cancerogeno» l'erbicida venduto dal colosso biotech.
L'ultima denuncia in ordine di tempo è stata presentata un paio di giorni fa alla Corte suprema del Delaware, da tre avvocati che rappresentano altrettanti clienti: l'accusa è che Monsanto, pur sapendo da lungo tempo che il suo prodotto diserbante aveva pesanti effetti sulla salute dei lavoratori agricoli (e non solo), ha continuato a venderlo. L'azienda «ha condotto una campagna prolungata di disinformazione per convincere le agenzie governative, gli agricoltori e la popolazione in generale che il Roundup era sicuro», si legge nella denuncia. Bastano le prove oggi raccolte per portare alla sbarra con successo un colosso industriale con una potenza economica in grado di far vacillare anche le corti più agguerrite?
«Possiamo dimostrare che la Monsanto sapeva dei pericoli di glifosato – dichiara Michael McDivitt, il cui studio legale in Colorado sta mettendo insieme i casi di 50 individui – Ci sono molti studi che certificano come il glifosato provochi questi tipi di cancro».
L'avvocato si riferisce, in particolare, al linfoma non-Hodgkin, malattia per la quale le responsabilità del Roundup sembrano essere da più parti confermate.

Denunce Monsanto2Monsanto, naturalmente, nega tutto, dichiarando che la classificazione dell'OMS è sbagliata e che il glifosato è tra i pesticidi più sicuri del pianeta: «Il glifosato non è cancerogeno – ha sentenziato la portavoce dell'azienda, Charla Lord, in una e-mail di risposta alla Reuters – Le più ampie statistiche sulla salute umana, compilate in tutto il mondo in merito ad un prodotto agricolo contraddicono le accuse dei processi».
Il Roundup, erbicida a base di glifosato, è utilizzato dagli agricoltori, da numerosi americani con l'hobby del giardinaggio e sui terreni agricoli o nei luoghi pubblici di tutto il resto del mondo, Italia compresa. Nel 2015, ha generato 4,8 miliardi di dollari di ricavi per la Monsanto.
Tuttavia, il business sembra vivere una fase di difficoltà, dal momento che le proteste esplose dopo la ricerca "bomba" dell'OMS hanno portato a reazioni politiche su scala globale. Diversi Paesi hanno vietato o posto moratorie sulla vendita del diserbante. Nel frattempo, alcuni studi legali hanno annusato l'affare e stanno pubblicizzando sui propri siti l'offerta di una analisi gratuita delle querele contro Monsanto basate sulle malattie sviluppate in seguito all'utilizzo del glifosato.

Fonte:http://www.rinnovabili.it/ambiente/monsanto-denunce-tumori-glifosato-333/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+Rinnovabili+%28Rinnovabili.it%29

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Mon, 19 Oct 2015 13:42:29 +0000
IL BIOLOGICO STA SALVANDO IL PERÙ http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2539-il-biologico-sta-salvando-il-peru http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2539-il-biologico-sta-salvando-il-peru

Biologico PerùIl Perù si converte all'agricoltura biologica e i contadini riescono ad affrancarsi dalle piantagioni di cocaina. Strumento di salute e di lotta al narcotraffico!



«In Perù lo sviluppo di produzioni agricole biologiche sta rappresentando, insieme al Fair Trade, una grande opportunità di sviluppo per i contadini locali, molti dei quali hanno abbandonato più di 35.000 ettari di piantagioni di cocaina per coltivare cacao e caffè biologico. Questo ha anche contribuito fortemente alla lotta contro il narcotraffico». Lo ha detto il vicepresidente del Perù, Marisol Espinoza Cruz, ospite a Bologna al convegno "Donne di terra - Il legame fertile tra il sentire e il fare", organizzato da Alce Nero, marchio che riunisce in Italia e nel mondo oltre mille agricoltori e apicoltori biologici, con il patrocinio di Alma Mater. «Il biologico - ha raccontato Espinoza Cruz durante il suo intervento - ha permesso anche una grandissima partecipazione da parte delle donne. Una partecipazione che ha rafforzato le famiglie e ha contribuito a guardare avanti per la creazione di nuove associazioni vicine al Fair Trade». Ospiti del convegno anche la direttrice della cooperativa agricola di Srebrenica "Insieme", Rada Zarkovic, e le docenti dell'Università di Bologna Stefania Pellegrini e Donatella Campus.

Articolo di Beatrice Salvemini

Fonte: http://www.terranuova.it/Alimentazione-naturale/Il-biologico-sta-salvando-il-Peru

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Mon, 12 Oct 2015 11:36:36 +0000
L’ultimo tranello dell’industria del biotech http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2529-l-ultimo-tranello-dell-industria-del-biotech http://coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2529-l-ultimo-tranello-dell-industria-del-biotech

biotechL'ultima battaglia dell'industria degli ogm: fare pressione perchè la Commissione Europea deregolamenti le nuove tecniche di modificazione genetica, eliminando iter autorizzativi e lasciando mano libera senza rendiconti né studi, nè tantomeno etichettature.

Ma la cosa è trapelata e l'associazione TestBiotech, insieme ad altri gruppi della società civile, ha annunciato mobilitazioni contro la possibilità che la UE ceda a queste pressioni. E' stato anche pubblicato un dossier legale, di cui TestBiotech si fa forte, redatto dal professor Ludwig Kraemer (QUI il testo completo), che contesta i nuovi metodi richiesti che non prevederebbero autorizzazioni, né registrazioni per l'immissione in commercio e nemmeno informazioni in etichetta. Gli attivisti e la società civile chiedono invece che anche i prodotti ogm ottenuti con le nuove tecniche sottostiano a regole severe e iter autorizzativi, unici in grado di garantire almeno un minimo di trasparenza, sebbene a maglie molto larghe. Il professor Kraemer nel suo dossier sostiene come anche le nuove tecnologie della manipolazione genetica siano riconducibili pienamente ai criteri stabiliti dalla direttiva europea 2001/18. I nuovi metodi utilizzano sequenze corte di DNA sintetico per introdurre specifiche modifiche. «Siamo veramente a una svolta, le nuove tecniche, note come genome editing, hanno la capacità di stravolgere il genoma. Non ci sono prove per asserire che ciò possa essere sicuro. Se tali tecniche non saranno severamente regolamentate, non ci sarà trasparenza né diritto di scelta, nè garanzia alcuna per salute e ambiente» ha detto Christoph Then di Testbiotech. «E' urgente che la Commissione Europea prenda una posizione chiara».

Il dossier è stato commissionato da Arbeitsgemeinschaft bäuerliche Landwirtschaft (AbL), Bund für Umwelt und Naturschutz Deutschland (BUND), Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft (BÖLW), Gen-ethisches Netzwerk, Greenpeace, Interessengemeinschaft für gentechnikfreie Saatgutarbeit (IG Saatgut), Testbiotech e Zukunftsstiftung Landwirtschaft (ZSL).

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/tranello_industria_biotech.html

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Agricoltura Mon, 05 Oct 2015 07:36:31 +0000