Agricoltura http://www.coscienzeinrete.net Fri, 19 Apr 2019 14:41:06 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it In Veneto i primi diplomati in bioedilizia e agricoltura biologica http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3484-in-veneto-i-primi-diplomati-in-bioedilizia-e-agricoltura-biologica http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3484-in-veneto-i-primi-diplomati-in-bioedilizia-e-agricoltura-biologica

Dall'agricoltura biologica e biodinamica all'artigianato e all'industria, con focus su bioedilizia e sostenibilità. Sono gli indirizzi attivati dalla scuola Steiner Waldorf di Conegliano, una delle due scuole steineriane italiane che sta per raggiungere il traguardo dei suoi primi diplomati, quasi tutti allievi dell’istituto fin dalle materne.

di Ezio Maisto

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L’edificio dell’Istituto Novalis di San Vendemiano, sede della scuola

Saranno i primi diplomati in Agricoltura biologica/biodinamica e in Bioedilizia/sostenibilità d’Italia e, in assoluto, i primi diplomati della Libera Scuola Steiner Waldorf  di Conegliano  (TV), in Veneto. Sono gli alunni della 13esima classe (quinta superiore) dell’Istituto Novalis di San Vendemiano (TV), attuale sede delle attività didattiche della scuola. Si tratta di un traguardo storico per La Cruna, l’associazione che gestisce tutte le attività pedagogiche del plesso scolastico.

Quella di Conegliano è una delle due scuole superiori italiane che adotta la metodologia Steiner Waldorf  (l’altra si trova a Milano). Nata nel 1996 come scuola paritaria per l’infanzia e poi ampliatasi con l’offerta formativa dalla prima alla ottava classe, all’inizio aveva sede in un vecchio edificio scolastico fornito in comodato d’uso dal comune di San Vendemiano. Poi, nel 2009, le attività vengono trasferite in un nuovo, moderno e funzionale edificio costruito ad hoc dalla Fondazione facente capo alla scuola, dove nel 2013 vengono per l’appunto attivate anche le scuole superiori.

Il  fatto che la proposta di estendere il percorso formativo alle superiori sia venuta dai genitori non deve meravigliare. Nelle scuole Steiner Waldorf i genitori sono parte attiva oltre che per la scelta del metodo educativo per i loro figli, anche nella gestione dell’associazione: dalla partecipazione al Consiglio Direttivo sino alla manutenzione ordinaria e pulizie delle aule. La scelta del corpo docente, di attivare un istituto professionale ha due motivi, spiega il presidente Sabino Pavone. “Da un lato per soddisfare un’esigenza inclusiva che licei e istituti tecnici, soggetti a selezione, non sempre garantiscono. Dall’altro lato, per avere una scuola con un alto grado di autonomia, nella quale l’arte possa essere centrale, in grado di sviluppare un alto profilo sia sul piano umanistico che su quello scientifico.”

Grazie ad un innovativo piano di studio, frutto di un’attenta osservazione non soltanto della realtà contemporanea e dell’area di riferimento, ma anche dei trend generali che guardano al futuro, l’istituto ha attivato due indirizzi: 1) servizi per l‘agricoltura e lo sviluppo rurale con focus sull’agricoltura biologica e biodinamica; 2) artigianato e industria con focus su bioedilizia e sostenibilità.

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I maturandi della 13esima classe

Non inganni il fatto che entrambi gli indirizzi siano orientati a materie pratiche. Nel piano di studi sono presenti anche materie – quali filosofia e storia dell’arte – che normalmente non sono previste negli istituti professionali. “Se è vero che la scuola non deve solo istruire ma anche educare”, continua Pavone, “bisogna ampliare il più possibile il raggio della conoscenza e creare occasioni affinché ogni individuo trovi il modo di conoscere e manifestare i propri talenti, in modo da far leva su questi per risolvere eventuali difficoltà presenti su altre discipline. Per questo occorre sempre riequilibrare le fondamentali capacità pratiche con le facoltà del pensare, del sentire e del volere”.

Un approccio educativo che ha dato certamente i suoi frutti, visto che l’80% degli alunni iscritti alle classi superiori ha frequentato l’istituto fin dalle scuole materne, ossia dall’età di 2 anni e fino ai 18 per coloro che nei prossimi mesi – primi in assoluto – si cimenteranno nell’esame di maturità.

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Ma il successo è testimoniato anche da altri fattori. Anzitutto dalla forte domanda di iscrizioni di alunni provenienti dalle scuole statali, cosa che oggi costringe la scuola a liste di attesa e a colloqui preventivi con le famiglie per verificare motivazioni e capacità di integrazione dei candidati. Poi dal fatto che, accanto al 70% di utenza proveniente dal bacino tradizionale, ossia un raggio di 50 km dalla scuola, c’è un 30% circa di alunni provenienti da altre regioni (Lazio ed Emilia Romagna su tutte), con famiglie che si trasferiscono per dare la possibilità ai propri figli di frequentare la scuola e altre che accettano l’offerta delle famiglie degli allievi della zona di ospitare chi viene da lontano.

Come spesso capita sia nel mondo delle scuole paritarie che in quello delle scuole pubbliche, la nota dolente è il bilancio. Nel caso specifico le rette pagate dalle famiglie non bastano, e i finanziamenti pubblici arrivano a coprire al massimo il 10% del fabbisogno. Ma anche questa minaccia, in una scuola Steiner Waldorf può trasfomarsi in un’opportunità educativa e di espressione creativa. Le iniziative per trovare fondi o per ridurre i costi di gestione sono le più svariate: dalle lotterie ai mercatini con i prodotti artigianali realizzati dai genitori, dal coinvolgimento della comunità locale agli sponsor privati, fino al sostegno extra delle famiglie. I genitori che possono permetterselo, infatti, effettuano donazioni una tantum all’occorrenza, contribuendo al sostegno di chi non può pagare in pieno la retta. Una politica di “fundraising” che, oltre alle spese di gestione, è riuscita recentemente a finanziare anche l’acquisto di due scuolabus.

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Gli orsi artigianali realizzati dagli alunni della sesta classe

Ma le iniziative non si limitano all’obiettivo finanziario. L’11 marzo scorso si è infatti svolto il primo convegno organizzato interamente dagli allievi della Libera Scuola Steiner Waldorf di Conegliano, dal titolo “Un altro domani”. Centinaia di persone sono accorse dai paesi limitrofi per partecipare agli interventi degli esperti e ai dibattiti dei ragazzi sulla “salutogenesi” dell’uomo e del pianeta attraverso i tre temi selezionati: cibo, ecosostenibilità delle abitazioni ed educazione del futuro, ossia quali strumenti la scuola deve fornire oggi ai ragazzi per prepararli alla loro vita di domani. Un futuro che, almeno in questa parte del trevigiano, sembra già sfiorare il presente.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Tue, 09 Apr 2019 14:19:48 +0000
Nasce il primo mulino di comunità della Puglia http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3476-nasce-il-primo-mulino-di-comunita-della-puglia http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3476-nasce-il-primo-mulino-di-comunita-della-puglia

mulinoÈ un modo per praticare la democrazia del cibo, un incentivo per l’agricoltura sana sul territorio, ma anche luogo di cultura e strumento di lotta allo spopolamento nelle aree rurali del Salento: il primo mulino di comunità della Puglia è ora realtà, a Castglione d'Otranto (Lecce). L'inaugurazione è avvenuta domenica 31 marzo, nell’ambito della seconda edizione della “Festa della Terra.

Il mulino, ideato dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino , è un centro di trasformazione polivalente dei cereali di qualità e servirà a dare valore ad una grande biodiversità cerealicola e leguminosa. È il frutto di un percorso che ha intrecciato in maniera virtuosa la spinta dal basso alla collaborazione istituzionale, in un vero progetto corale, esperimento unico in tutta Italia.

Come nasce il mulino di comunità

Dopo aver coltivato dal 2012 terre sottratte all’abbandono riconvertendole in agricoltura naturale, nell’autunno 2016 Casa delle Agriculture Tullia e Gino e Rete Salento Km0 ha lanciato una campagna di raccolta fondi. In un mese, semplici cittadini e piccoli agricoltori hanno donato all’associazione 37mila euro, impiegati per la ristrutturazione dei locali che ospitano il mulino. La Regione Puglia ha aggiunto uno stanziamento di 50mila euro nella legge di bilancio 2017, con un emendamento approvato dal Consiglio regionale su proposta del consigliere Sergio Blasi: quei fondi sono serviti per l’acquisto di una parte dei macchinari. Per poter ultimare i lavori, Fondazione Con il Sud ha concesso un contributo di 15mila euro. Inoltre, per coprire i costi delle macchine e per l’acquisto dell’immobile, è stato acceso un mutuo da 70mila euro dalla cooperativa Casa delle Agriculture, realtà nata in seno all’omonima associazione con lo scopo di gestire il centro di trasformazione e creare nuova occupazione. I lavori, eseguiti dalla ditta Perrotta Group, sono durati un anno e, al momento, sono già tre gli addetti alla produzione.

La realizzazione del mulino, però, è stata molto di più di una collaborazione finanziaria: in tantissimi hanno cooperato da volontari a ideare, progettare, mettere a punto ogni dettaglio. In particolare, lo studio Metamor Architetti Associati ha curato, gratuitamente, l’intera progettazione, sovraintendendo con dedizione a tutte le fasi di cantiere.


Perché nasce il mulino di comunità

“Il mulino – spiegano gli attivisti di Casa delle Agriculture – è un presidio del diritto al cibo sano soprattutto per le fasce più deboli, che per ragioni di costi, finora, sono state dirottate verso l’acquisto di cibi spazzatura. Azionando la leva della prossimità e dell’educazione, riattivando risorse dormienti come le terre incolte e i vincoli di solidarietà, noi cerchiamo di praticare la democrazia alimentare, perché è una questione di salute: alla qualità hanno diritto di accedere i figli dei ricchi quanto i figli dei poveri, dei disoccupati, dei cassaintegrati, dei salariati. Non ci possono essere compromessi su questo”.

“Il mulino di comunità è stato concepito come patrimonio di tutti – dichiara Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia – anche per garantire un servizio di molitura a costi equi e sostenibili per famiglie, contadini, piccole e medie aziende. Ciò serve ad incentivare la coltivazione di cereali di qualità soprattutto tra i microproduttori, a dare una prospettiva ai tanti terreni improduttivi, a chiudere il ciclo attraverso un centro di trasformazione di alto livello. Per questo la Regione ha deciso di essere parte attiva di questo esperimento, capace di generare economia reale e innovazione sociale”.


Praticare la "restanza"

Casa delle Agriculture ha scelto di praticare la restanza, cioè di restare o tornare e di resistere in un territorio come il Capo di Leuca, alle prese con il grande problema dell’esodo dalle campagne prima e dai borghi poi. Lo sta facendo testando nuovi approcci all’economia di comunità, includendo anziani, disabili e migranti.

“Abbiamo seguito e a volte incrociato il percorso che Casa delle Agriculture ha intrapreso negli anni per la rinascita del territorio di Castiglione. Siamo felici – dice Francesca Casaluci, al timone di Salento Km0 – che oggi questo sfoci in un progetto imprenditoriale, che valorizza le risorse agricole locali e crea occupazione in aree marginali e periferiche, pesantemente segnate dallo spopolamento e dall'abbandono”.

“Quello che si va ad inaugurare non è semplicemente un mulino, ma è un percorso di comunità – puntualizza Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD. Un cammino che inizia dal basso per coinvolgere realmente cittadini e istituzioni, pubblico e privato, che hanno contribuito non solo a livello finanziario, ma anche partecipando attivamente all’ideazione e progettazione del primo mulino di comunità della Puglia. In una terra che spesso si spopola per la difficoltà di riconoscere e sfruttare le sue risorse, credo che uno strumento come questo mulino sia una ventata di ottimismo e fiducia, perché consentirà non solo di far rifiorire terre a lungo incolte, ma farà rinascere l’entusiasmo delle persone chiamandole ad adoperarsi per il benessere del territorio e per la Comunità”.


Il mulino: luogo di lavoro e arte, di storia e futuro

Il centro di trasformazione è stato realizzato nel cuore dell’area rurale di Castiglione d’Otranto, paese di mille abitanti. Sorge infatti in zona Trice, dove da secoli si tiene la fiera di Santa Maria Maddalena, durante la quale veniva in passato fissato il prezzo dei cereali per tutto il circondario.

È stato progettato per essere multifunzionale: luogo di produzione e lavoro, ma anche di incontro e cultura. “Il mulino – spiega Mauro Lazzari, architetto dello studio Metamor e direttore dei lavori – prima di essere un’architettura è un atto politico, una sfida. Per questo abbiamo cercato, per quel che abbiamo potuto, di essere ‘esemplari’ e nello stesso tempo attenti alle ragioni di tutti”.

Non a caso sono stati previsti un piccolo giardino comune con alberi di frutti minori, uno spazio per la lettura e la little free library donata dalla Cianfrusoteca di Salice Salentino. Fiore all’occhiello è il graffito d’autore firmato da Cyop&Kaf, writers napoletani dall’identità segreta, antesignani della libera urban art con cui, partendo dai Quartieri Spagnoli, hanno ridisegnato gli scenari urbani della città partenopea trasformandoli in un grande racconto per immagini.

Fonte: https://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Nasce-il-primo-mulino-di-comunita-della-Puglia

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Mon, 01 Apr 2019 07:48:34 +0000
Zimbabwe: un numero crescente di agricoltori sta tornando all'uso di semi indigeni http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3462-zimbabwe-un-numero-crescente-di-agricoltori-sta-tornando-all-uso-di-semi-indigeni http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3462-zimbabwe-un-numero-crescente-di-agricoltori-sta-tornando-all-uso-di-semi-indigeni

seedsafricaPersone, non catene di produzione. Fattorie, non fabbriche. Dalle distese di ghiaccio della Svezia settentrionale alle profondità della foresta pluviale amazzonica, le seguenti storie raccontano di uomini, donne e famiglie che forniscono il 70% del cibo mondiale. Sfidano il mito che abbiamo bisogno dell'agricoltura industriale per nutrire una popolazione in aumento...

(foto di Pieter Hugo)

 

Quando Benedict Muzenda ei suoi vicini erano bambini, a ottobre terminavano gli esami scolastici in modo che potessero tornare a casa per trascorrere le estati diserbando i campi e prepararli per il raccolto a gennaio.

Ora le piogge non arrivano sempre più tardi, i campi sono si fanno sempre più aridi e il raccolto si fa più tardi. La siccità annuale in questa parte del sud dello Zimbabwe significa che gli agricoltori sono alla ricerca di nuovi modi per produrre cibo, cercando soluzioni nei metodi collaudati in passato.

Il Muonde Trust, nella regione di Mazvihwa, è un crescente movimento di agricoltori africani che stanno cercando di riportare in uso i loro semi indigeni. Questi semi offrono una resilienza molto maggiore di fronte ai cambiamenti climatici. Le colture come il sorgo e il miglio a grappolo che popolavano queste valli molto prima che il mais venisse introdotto sono più adatte a resistere a lunghi periodi senza acqua. Sono anche adattati alle condizioni del suolo locale nelle valli secche dello Zimbabwe.

Come spiegano gli anziani locali, questi sono i cereali benedetti dagli "spiriti della terra" e in grado di nutrire la comunità locale molto meglio dei semi ibridi industriali che hanno dominato il paesaggio africano negli ultimi 40 anni.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Mon, 18 Mar 2019 07:56:23 +0000
Stop ai cocktail di pesticidi: passa la proposta alla Camera con voto unanime http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3450-stop-ai-cocktail-di-pesticidi-passa-la-proposta-alla-camera-con-voto-unanime http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3450-stop-ai-cocktail-di-pesticidi-passa-la-proposta-alla-camera-con-voto-unanime

Più biologico, meno cocktail di pesticidi in quello che mangiamo. Non è un sogno ma un obiettivo a cui l'Italia punta concretamente e che per una volta ha messo tutti d'accordo. La Camera infatti ha approvato la mozione bipartisan che prevede un limite all’utilizzo della chimica di sintesi, ossia dei pesticidi in agricoltura, assicurando maggiori controlli e la valorizzazione dell’agricoltura biologica. Di fatto viene colmato un vuoto legislativo che finiva per danneggiare la nostra salute.

di Francesca Mancuso

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Passata alla Camera all’unanimità con 453 voti e il sostegno di tutte le forze politiche, la mozione di fatto punta a frenare l’uso dei pesticidi, talvolta anche di più sostanze contemporaneamente, a favore della sicurezza alimentare. Una votazione storica che ha come obiettivo principale la tutela della salute umana, quella dell'ambiente ma anche la difesa del made in Italy.

"La Camera ha approvato la mozione Molinari, D'Uva, Gadda, Nevi, Luca De Carlo, Muroni ed altri n. 1-00124 (Nuova formulazione) concernente iniziative volte a vietare l'utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti nelle produzioni agricole, favorendone lo sviluppo con metodo biologico" si legge sul sito della Camera.

In sintesi, 3 sono gli obiettivi principali della mozione:

  1. avviare iniziative che puntino a un uso più responsabile dei fitofarmaci
  2. favorire lo sviluppo dell’agricoltura biologica sostenendo le buone pratiche agricole più sostenibili
  3. intraprendere ogni utile iniziativa in grado di migliorare il piano d’azione nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

Multiresidui, più controlli sia in Italia che in Europa

Il governo promette di risolvere il problema dei multiresidui grazie un maggior monitoraggio degli alimenti e controlli a livello nazionale ed europeo. Come evidenziato da un recente studio di Legambiente, molti alimenti che finiscono sulle nostre tavole contengono contemporaneamente più pesticidi.

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Secondo l'indagine, anche se solo l'1,3% dei campioni esaminati è risultato fuorilegge, il 34% di quelli regolari è contaminato da uno o più fungicidi o pesticidi. Il peggiore è stato un peperone, che ne conteneva addirittura 25 diversi.

Il risultato ottenuto è si deve anche dell’impegno di una coalizione di Associazioni ambientaliste, di tanti cittadini come il gruppo No-pesticidi e di Cambia la Terra, il progetto di informazione e sensibilizzazione sul biologico voluto da FederBio con Isde-Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF.

Secondo Angelo Gentili, responsabile Agricoltura di Legambiente, in Italia vengono utilizzate annualmente 130.000 tonnellate di pesticidi che contengo 400 sostanze diverse con una serie di conseguenze negative a livello di contaminazione degli habitat, del suolo, delle acque e del cibo.

“Per la prima volta – continua Gentili – viene preso in considerazione in un atto parlamentare, come più volte sollecitato da Legambiente, il rischio legato al multiresiduo, cioè la possibilità, ammessa per legge, di avere in uno stesso prodotto agricolo fino a 10-20 residui diversi di molecole pericolose di sintesi che potrebbero avere effetti sinergici negativi. Si impegna il governo a rivedere il piano di azione nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari per ridurre fortemente rischi e impatti dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente. Viene richiesto un più attento e puntuale monitoraggio a tutela delle acque, un aumento dei controlli relativi ai fitofarmaci e al glifosato in particolare. Viene introdotto l’obbligo di avvisare i residenti prima di ogni trattamento chimico e a rispettare le distanze di sicurezza per tutelare la salute dei cittadini minacciati dalle monoculture. Viene sollecitata con decisione un’azione a livello europeo per tutelare maggiormente le api, sempre più a rischio, rispetto all’utilizzo di neonicotinoidi”.

Un punto di svolta che permetterà, almeno lo speriamo, di scardinare una serie di cattive abitudini come il ricorso ai pesticidi e all'agricoltura intensiva, per valorizzare il vero biologico.

Soddisfazione anche da parte di FederBio, secondo cui il voto unanime del Parlamento italiano fa seguito al voto quasi unanime della Camera dei deputati lo scorso dicembre sul progetto di legge per l’agricoltura biologica.

"Entrambi questi voti, che superano schieramenti partitici e contrapposizioni ideologiche ed esprimono un sentimento diffuso fra i cittadini, impegnano il Governo a scelte chiare già nei prossimi giorni quando si avvierà il lavoro di revisione del Piano nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. La definitiva approvazione da parte del Senato della legge sull’agricoltura biologica è dunque il passaggio fondamentale per iniziare a lavorare concretamente per la transizione dell’agricoltura italiana alla sostenibilità non solo ambientale e sociale ma anche economica, come chiedono anche le manifestazioni dei pastori e degli agricoltori di questi giorni”, ha detto Paolo Carnemolla, presidente FederBio.

Una decisione storica per il settore agricolo, che speriamo cambierà il modo in cui oggi si produce ciò che finisce nel piatto.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/30679-pesticidi-mozione-camera?fbclid=IwAR18k5bSuyJ8WIi5twDPIoMBfJz0V-KVftCM-5DtNcuPORdRyssvE0Okz3Y

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Sat, 02 Mar 2019 10:38:31 +0000
L’agricoltura biologica è l’unica via per sostenibilità. Ma in Italia c’è ancora chi la critica http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3425-l-agricoltura-biologica-e-l-unica-via-per-sostenibilita-ma-in-italia-c-e-ancora-chi-la-critica http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3425-l-agricoltura-biologica-e-l-unica-via-per-sostenibilita-ma-in-italia-c-e-ancora-chi-la-critica

Un importante disegno di legge sull’agricoltura biologica, approvato lo scorso dicembre dalla Camera e ora in procinto di essere discusso in Senato, ha suscitato una reazione di forte contrarietà in 213 esperti che hanno inviato un corposo testo a senatori e parlamentari in cui si chiede addirittura il suo ritiro e la sua eventuale discussione solo dopo profonde e radicali modifiche. In tale lettera, che appare davvero inusitata per il tono e gli accenti usati, si avanzano pesantissime critiche all’agricoltura biologica e soprattutto a quella biodinamica, che viene ridicolizzata in quanto pratica esoterica e antiscientifica.

Patrizia Gentilini - Medico oncologo ed ematologo, membro di Isde

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Viene da chiedersi il perché di tanta acredine verso tecniche agronomiche che a livello internazionale sono riconosciute e apprezzate per il rispetto che portano all’ambiente, alla biodiversità, alla salvaguardia delle acque, alla qualità del cibo, alla salute umana, quasi che tali pratiche rappresentassero, invece che un importante passo in avanti verso la sostenibilità, un pericolo da cui difendersi.

Ma ciò che maggiormente turba, leggendo la lettera è la sensazione di trovarsi di fronte a “sacerdoti della scienza”, che si sentono a tal punto detentori della “verità” da stravolgere la realtà dei fatti, con affermazioni non veritiere quali ad esempio quella che “Chi fa biologico in Italia riceve già oggi sussidi per ettaro analoghi a quelli ricevuti dagli altri agricoltori e a ciò vengono aggiunti ulteriori sussidi specifici previsti per il biologico e ulteriori facilitazioni non monetarie”. Le cose stanno esattamente al contrario e secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Camera dei Deputati, la politica agricola comunitaria sovvenziona per il 97,7% l’agricoltura convenzionale e per il 2,3% il biologico, che in Italia rappresenta ormai il 14,5% della Superficie agricola utilizzata (Sau).

Il modello di agricoltura industriale che con pervicacia i sottoscrittori della lettera si ostinano a promuovere è ormai un modello che la stessa Fao di recente ha riconosciuto perdente in quanto nessuna delle speranze in esso riposte è stata soddisfatta, a cominciare dalla cancellazione della fame nel mondo; per non parlare delle ricadute sociali e sulla salute pubblica derivanti dall’uso di pesticidi (costi “esternalizzati”), di cui mai si tiene conto.

A questo proposito mi risulta difficile credere che gli estensori della lettera non siano a conoscenza dei sempre più pressanti appelli che vengono dalla comunità scientifica per proteggere i bambini dai danni da pesticidi. In particolare gli organofosforici (in primis il clorpirifos) sono fra i principali imputati per danni cognitivi nell’infanzia, per i quali si stima che i costi economici ogni anno in Europa ammontino a 194 miliardi di euro! Di recente è stato denunciato come fossero fallaci le conclusioni tranquillizzanti degli studi che hanno permesso la commercializzazione di queste molecole e un recente lavoro rivolge un forte appello ai decisori politici affinché proprio il clorpirifos sia totalmente bandito dal momento che nessun livello di esposizione può essere ritenuto sicuro per il neurosviluppo. Ma anche per il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo e noto per la diatriba sull’azione cancerogena, recenti studi evidenziano rischi per il neurosviluppo. L’erbicida altera, infatti, la flora microbica intestinale, facendo prevalere i clostridi, batteri dotati di azione neurotossica e probabilmente coinvolti anche nella genesi dell‘autismo.

A chi giova una società di persone sempre meno intellettualmente dotate? Come è possibile che fra i firmatari, che annoverano anche personalità del mondo clinico, manchi qualunque riflessione su questi aspetti e si stigmatizzi solo il maggior prezzo degli alimenti biologici, trascurando i costi occulti – ben più pesanti per i singoli e la società – che derivano dall’uso dei pesticidi in agricoltura? Questioni tutte, per chi volesse approfondire, ben sviluppate sul Rapporto 2018 di Cambia la Terra. A dispetto di quanto affermato dai 213 firmatari, il modello di agricoltura che oggi a livello internazionale è riconosciuto vincente è quello dell’agroecologia, che comprende sia il metodo biologico che biodinamico e che è adottato sempre più anche da aziende medio-grandi nel nostro Paese.

L’agroecologia rafforza il ruolo sociale dell’agricoltura, contrasta i cambiamenti climatici grazie al recupero di fertilità dei suoli e al sequestro di carbonio organico, tutela la biodiversità, la qualità delle acque e soprattutto la salute dei consumatori, delle popolazioni esposte perché residenti in aree in cui si pratica agricoltura intensiva e ovviamente anche quella degli agricoltori e delle loro famiglie. Alla lettera ha immediatamente replicato il presidente di Federbio, all’inusitato attacco alla biodinamica ha risposto Carlo Triarico e di recente su una piattaforma scientifica è presente questa risposta, da parte di esperti che si definiscono un “Gruppo di Docenti che per la Libertà della Scienza”, libertà che vediamo messa sempre più a rischio viste le ricorrenti accuse di oscurantismo e antiscientificità a chi viceversa vorrebbe solo rigore e trasparenza nel metodo scientifico.

Ci auguriamo che l’iter del disegno di legge prosegua senza intoppi e che dai decisori politici venga ascoltata la voce, fortunatamente sempre più forte, di quella parte del mondo scientifico totalmente libero da conflitti di interesse, per il bene non solo dell’agroecologia, ma del futuro del pianeta.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/05/lagricoltura-biologica-e-lunica-via-per-sostenibilita-ma-in-italia-ce-ancora-chi-la-critica/4945654/?fbclid=IwAR3sBFzW8KXLtZj4p8GH3GIw-sV_0wdEUvGb5_aX4ifKjjRr3GjGxS84gEY

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Tue, 05 Feb 2019 16:57:01 +0000
Italia Olivicola: “Peggior campagna di sempre ma cisterne piene di olio invenduto. C’è una frode in atto” http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3421-italia-olivicola-peggiore-raccolta-di-sempre-ma-cisterne-piene-di-olio-invenduto-c-e-una-frode-in-atto http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3421-italia-olivicola-peggiore-raccolta-di-sempre-ma-cisterne-piene-di-olio-invenduto-c-e-una-frode-in-atto

oliooliva

Di Leonardo Masnata

“La campagna olivicola 2018/2019 passerà agli annali come la peggiore della storia”. A sostenerlo è Italia Olivicola, associazione nazionale di produttori di olio d’oliva, secondo cui “Come ampiamente anticipato nei mesi scorsi, a dispetto di tanti altri numeri lanciati a caso, la produzione a livello nazionale risulta ridotta di quasi il 60% (166mila le tonnellate registrate fino a dicembre, si arriverà massimo a 180mila)”. Le cause sono da ricercarsi negli eventi atmosferici catastrofici di questi mesi, tra tutti le gelate di febbraio 2018 in Puglia, che hanno determinato la perdita di un milione di giornate lavorative.

“Ci sono, però, alcuni misteri che rendono poco comprensibile il funzionamento del settore dell’olio di oliva in Italia e che andrebbero risolti, soprattutto in questa fase nella quale si stanno compiendo delle scelte per il nuovo piano olivicolo nazionale” scrive Italia Olivicola, che si riferisce al volume record di giacenze di olio extra vergine di oliva made in Italy.

frantoioNumeri che non combaciano

L’Italia è il più importante importatore di olio al Mondo, con una media di 560mila tonnellate per anno nell’ultimo triennio, ed è il primo Paese come consumi con una media annuale di quasi 600mila tonnellate. “Questi primati sarebbero tali da giustificare una veloce commercializzazione dell’olio italiano ed invece non è così ed a rimanere invenduto è proprio il nostro migliore prodotto, almeno stando ai dati ufficiali” spiega l’associazione.
I dati pubblicati dall’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi), tratti dal sistema di tracciabilità telematica, informano che, a fine settembre 2018, il 25% della produzione di olio extra vergine di oliva ottenuta nel corso della campagna 2017-2018 era ancora detenuta invenduta ed allo stato sfuso dagli operatori. Si tratta di 100mila tonnellate di ottimo olio extravergine d’oliva italiano che non è stato commercializzato, in un’annata dove, secondo le elaborazioni Ismea, si sarebbe raggiunto il picco dei consumi interni delle ultime quattro campagne di commercializzazione.


Ancora peggio per la produzione certificata

Secondo Italia Olivicola, le produzioni certificate va ancora peggio. Le giacenze di olio extra vergine di oliva riconosciuto come DOP/IGP o come biologico, all’inizio della corrente campagna di commercializzazione (primi di ottobre), hanno addirittura superato il 100% del volume di produzione annuale. “È mai possibile che un quarto del prodotto made in Italy ottenuto rimanga in mano a olivicoltori e frantoiani, in un’annata durante la quale abbiamo importato 550mila tonnellate di olio di oliva? – si chiede Gennaro Sicolo, Presidente di Italia Olivicola, – Se il prodotto italiano non viene venduto, come dimostrano i numeri, è ragionevole pensare che nelle bottiglie venga spacciato per italiano olio che in realtà non lo è”.


Come funziona la truffa dell’olio di carta

“Siamo al centro di una grande speculazione che mira ad affossare l’olivicoltura italiana costringendo gli agricoltori a svendere il prodotto di qualità a prezzi bassissimi, così come succede in Spagna e Tunisia – ha continuato Sicolo -. Non si spiegano altrimenti, d’altronde, i primi riscontri sugli scaffali con prodotti definiti “100% italiani” venduti a 2,99 euro al litro”. Del cosiddetto “Olio di carta”, si è già occupato il Salvagente, spiegando il meccanismo della truffa.


Servono maggiori controlli

Sicolo conclude: “Occorrono maggiori controlli, sempre più in profondità per evitare che simili storture si manifestino. Combatteremo questo sistema in maniera forte e netta, augurandoci un intervento concreto e deciso del governo, per evitare che le frodi, le contraffazioni e le truffe nei confronti degli agricoltori e dei consumatori possano diventare la normalità”.

Fonti:
https://ilsalvagente.it/2019/01/31/italia-ovicola-peggiore-raccolta-di-sempre-ma-cisterne-piene-di-olio-invenduto-ce-una-frode-in-atto/48326/

https://www.italiaolivicola.it/news/comunicati-stampa/peggior-campagna-di-sempre-ma-cisterne-piene-di-olio-invenduto-sicolo-speculatori-in-azione-vogliono-far-passare-le-frodi-come-normalita/



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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Fri, 01 Feb 2019 10:21:03 +0000
Una nuova legge per il biologico italiano (con qualche schizzo di fango di troppo) http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3372-una-nuova-legge-per-il-biologico-italiano-con-qualche-schizzo-di-fango-di-troppo http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3372-una-nuova-legge-per-il-biologico-italiano-con-qualche-schizzo-di-fango-di-troppo

“Finalmente è partita alla Camera la discussione sul progetto di legge per la tutela e lo sviluppo della produzione e dei prodotti biologici di cui è relatore il nostro portavoce Pasquale Maglione”.

di Riccardo Quintili

L’annuncio dei portavoce del MoVimento 5 Stelle Chiara Gagnarli e Paolo Parentela non farà piacere alla senatrice Carla Cattaneo, che immancabilmente parla di finanziamenti a ciarlatani quando si riferisce all’agricoltura organica, ma non può che far contenti i nostri lettori che da anni sono costretti a leggere dei danni fatti dal modello opposto, davvero poco sostenibile.

Legge Bio

 

La legge è solo ai primi passi ma promette bene: “Tra gli obiettivi c’è quello di favorire e promuovere la conversione al metodo biologico delle imprese agricole e agroalimentari del nostro Paese, un settore in costante crescita che rappresenta una fetta importante del Made in Italy”, spiegano i portavoce.

Aggiungendo la tentazione di “introdurre un marchio per il bio italiano in modo da distinguere tutti i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate e allevate in Italia”.

A questo punto tutti ci aspetteremmo un passo indietro su una delle ultime decisioni di questo governo: l’innalzamento dei limiti di sostanze tossiche nei fanghi utilizzati come fertilizzanti proprio nei campi italiani.

Che c’azzecca il bio? – si chiederanno in molti, utilizzando una frase classica della II Repubblica. A maggior ragione in considerazione del fatto che il bio prevede l’assoluto divieto dell’uso di questi come di altri fanghi sospetti nei concimi.

A rispondere, in tempi non sospetti, è stata proprio FederBio, la federazione di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica.

Il 26 ottobre FederBio scriveva: “La preoccupazione riguarda la possibile contaminazione di falde acquifere e suoli che la norma potrebbe comportare in un’ottica di futura conversione al biologico”.

Tradotto in parole povere: “Quanti anni dovrà aspettare chi ha concimato un terreno con i fanghi ammessi dal Decreto Genova nel caso in cui volesse rispondere al giusto obiettivo della legge Maglione? Un anno? Due? Tre prima di passare al biologico?”

E siamo davvero certi che il modo migliore per far nascere un nuovo marchio italiano, sia quello di aver appena aver raddoppiato il contenuto di sostanze tossiche ammesse nei terreni coltivati rispetto, tanto per fare un esempio, a una Germania?

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/12/11/una-nuova-legge-per-il-biologico-italiano-con-qualche-schizzo-di-fango-di-troppo/44690/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 12 Dec 2018 12:31:45 +0000
Un modello 100% biologico è possibile: l’esempio del Sikkim http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3300-un-modello-100-biologico-e-possibile-l-esempio-del-sikkim http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3300-un-modello-100-biologico-e-possibile-l-esempio-del-sikkim

Un articolo di Terra Nuova

È stato il primo ministro dello Stato indiano del Sikkim, Pawan Kumar Chamling, a presentare a Roma, alla Camera dei Deputati, l'esperienza condotta nel suo territorio: la conversione a biologico del 100% della produzione agricola. Un esempio da seguire e che dimostra che è possibile abbandonare l'agricoltura che si basa sulla chimica tossica.

Un modello 100 biologico e possibile l esempio del Sikkim articleimagePawan Kumar Chamling, primo ministro dello stato indiano del Sikkim, ha spiegato, durante un incontro a Roma alla Camera dei Deputati, come il suo Stato ha convertito al biologico il 100% della propria produzione agricola. Era presente anche Vandana Shiva, presidente di Navdanya International  e membro del comitato esecutivo del World Future Council , oltre a diversi esponenti politici.

Il Primo Ministro del Sikkim si è recato a Roma, in occasione dell'assegnazione del Future Policy Award , per ritirare il primo premio dedicato alle migliori politiche globali per l'agroecologia e ha cosi commentato l’assegnazione del prestigioso riconoscimento allo Stato del Sikkim, riconosciuto come modello di agricoltura biologica e biodiversa a livello globale: “Dal momento in cui fu annunciata la risoluzione, presso l’Assemblea Legislativa, di convertire l’intero stato al biologico abbiamo incontrato diverse resistenze da parte dell’opposizione e dagli stessi agricoltori, ma abbiamo proseguito con determinazione. Siamo lieti che altri vogliano prendere ispirazione dal nostro lavoro, come il Kerala ed altri stati dell’India nord orientale. Per ottenere risultati siamo stati sempre in prima linea con diverse politiche pubbliche, per esempio la gestione dei rifiuti, la protezione delle foreste, dei ghiacciai e del clima, oltre all’educazione. Voi siete curiosi di conoscere la nostra esperienza, ma anche noi abbiamo un grande interesse nel conoscere altre esperienze in questo campo in altre parti del mondo. Un mondo 100% ad agricoltura biologica e’ possibile; non c’e’ ragione per cui gli agricoltori, le comunità e le istituzioni non possano continuare ad impegnarsi in questa direzione”.

Un futuro libero da veleni

Vandana Shiva ha cosi’ commentato il successo della conversione al 100% biologico del Sikkim a cui la sua organizzazione, Navdanya, ha contribuito attivamente: “E’ un premio meritatissimo, ma e’ anche un faro per il futuro. L’unico futuro possibile e’ creare un mondo libero dalla dipendenza dai combustibili fossili, libero dai veleni e dalla plastica, in cui si produca cibo sano e biodiverso. Abbiamo distrutto i nostri suoli, creato le migrazioni forzate dalle terre private, depredate delle risorse di base a causa anche della crisi climatica. Ci troviamo di fronte alla sesta estinzione di massa delle specie viventi, a crisi di siccità e inondazioni in ogni parte del mondo. Inoltre i piccoli agricoltori stanno abbandonando le loro terre, mentre il nostro sistema alimentare sta creando una crisi sanitaria globale. Nonostante ciò ancora vengono proposte false soluzioni con lo stesso paradigma ideologico che ha creato le crisi a cui assistiamo: per esempio la visione di un’agricoltura senza agricoltori, totalmente digitalizzata e controllata dalle grandi aziende dell’agrochimica e i nuovi ogm. E’ una visione senza futuro. Noi, insieme, abbiamo una visione differente, che salvaguardi la biodiversità, i territori, le comunità agricole, le economie locali, la democrazia, attraverso una transizione verso un sistema agroalimentare che rispetti la terra, la naturale evoluzione della biodiversità e la dignità delle persone e delle culture”.

Ha moderato la conferenza Lucio Cavazzoni, già presidente di Alce Nero, che ha dichiarato: “È possibile ‘ricontadinizzare’ molte delle nostre colline e montagne, con l’aiuto del digitale, di una rete diffusa e capace, dell’amore per il proprio territorio . È un lavoro nuovo quello che mira alla salute dell’uomo e del pianeta. Biologico è inno alla vita!”.


Un modello esportabile

Il primo ministro del Sikkim e Vandana Shiva, insieme alle donne dell'Himalaya hanno congiuntamente annunciato l'iniziativa per un Himalaya totalmente biologico e biodiverso, finalizzato a diffondere il modello che il Sikkim ha costruito nell'arco di 15 anni, che ha dimostrato come un modello agricolo 100% biologico e basato sui principi dell'agroecologia e dell'economia circolare locale sia non solo possibile, ma anche vantaggioso, in quanto le aziende agricole che praticano un' agricoltura biologica e biodiversa sono il 20% più produttive rispetto alle aziende monocolturali che utilizzano input chimici. Navdanya ha collaborato all'iniziativa di convertire l'intero paese al biologico, fornendo formazione agli agricoltori e ai responsabili istituzionali del settore agricolo.

Il modello agroecologico e' in grado di dare vita ad un ciclo virtuoso tra agricoltori, ambiente, territorio e comunità e rappresenta la base di un impegno congiunto mirato alla transizione globale verso un'alimentazione e un'agricoltura senza veleni entro il 2050.

La presentazione dell'iniziativa a favore della conversione dal sistema agro-alimentare convenzionale, avviene in seguito a una serie di dati recentemente raccolti rispetto alla maggiore profittabilità delle imprese che praticano il biologico all'interesse crescente dei consumatori nei confronti del settore, oltre all'evidenza degli effetti negativi dell'attuale sistema di produzione alimentare sull'ambiente e sulla salute, come ampiamente dimostrato dalla recente pubblicazione di Navdanya International, il Manifesto "Food for Health" (Cibo per la salute), edito da Terra Nuova Edizioni .

"Cibo e salute"

Cibo e salute cop fronte largeL'importanza di un cambio di paradigma in agricoltura, di tecniche di coltivazione che rispettino il suolo, di un cibo sano che garantisca salute; così come la necessità di mettere un freno allo strapotere delle multinazionali che stanno distruggendo ciò che mangiamo e il mondo in cui viviamo. È di questo che si parla nel libro "Cibo e salute" , grazie al contributo di quattro studiosi ed esperti impegnati in prima persona in questa battaglia di civiltà.

Il volume è edito da Terra Nuova Edizioni.

Vandana Shiva è presidente di Navdanya International, da anni impegnata a sostenere e diffondere un'agricoltura rispettosa di ambiente e salute; Bhushan Patwardhan è biochimico ed esperto di nutrizione; Mira Shiva è medico e attivista. Vi è inoltre il contributo esclusivo del dottor Franco Berrino, epidemiologo e presidente dell'associazione "La grande via".

Il libro contiene, in appendice, il Manifesto “FOOD for HEALTH”, un accorato appello alla resistenza alimentare sottoscritto da Vandana Shiva e altri undici esperti a livello internazionale.

Una vera rivoluzione oggi può e deve partire dalla produzione del cibo, un grande campo di azione dove il sistema agroalimentare globalizzato ha cancellato la biodiversità, avvelenato il suolo e reso la nostra dieta sempre più omologata e insostenibile.


Articolo originale:
https://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Un-modello-100-biologico-e-possibile-l-esempio-del-Sikkim


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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Thu, 18 Oct 2018 05:09:13 +0000
Galles - ritorno all'agricoltura medievale http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3291-galles-il-ritorno-all-agricoltura-medievale http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3291-galles-il-ritorno-all-agricoltura-medievale

PRIMAEDOPOLa sperimentazione di un metodo di coltivazione del XIII secolo ha trasformato in meglio un tratto di costa della penisola di Gower, nel Galles.

Il progetto, che riutilizza i metodi di coltivazione tradizionali (usati l'ultima volta in Inghilterra negli anni 40),  prevedeva la semina di colture floreali accanto a strisce di colture seminative e praterie tradizionali su 45 ettari di terreni agricoli vicino a Worm's Head, Rhossili. Due anni dopo, questo esperimento ha trasformato un tratto di costa gallese in un paradiso per animali rari, uccelli e fiori selvatici - aumentando il numero di alcuni di essi del 300 per cento. Infatti, l'area ora vanta una serie di uccelli considerati rari per quella zona, come il forapaglie macchiettato, il fanello e l'albanella reale. Sono tornate anche varie specie di farfalle come il cupido minore, l'hipparchia e la megera...dopo un lungo periodo di assenza da quello che un tempo era il loro habitat originale.

SPECIEGOWER

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quattro ranger del National Trust hanno trascorso gli ultimi 12 mesi assieme a 80 volontari per ricreare il tradizionale metodo di cotivazione dei campi del XIII secolo, riportando (come parte del progetto) 2.000 metri di banchi e siepi che vennero rimossi dopo la seconda guerra mondiale a favore di metodi di coltivazione più intensivi.

Invece di sei campi ora ce ne sono 17, e sono stati piantati con colture in fiore tra cui 400.000 girasoli, papaveri, lavanda e lupini. I fiori punteggiano le coloratissime strisce di miglio, grano, avena, grano saraceno, farro, lino e orzo. Altri 7,5 ettari sono stati lasciati come prati da fieno selvatico con erbe e flora tra cui la margherita, l'achillea e il trifoglio.

Alan Kearsley-Evans, direttore della campagna per il National Trust, ha dichiarato: "Siamo semplicemente tornati all'agricoltura in modo sostenibile e con risultati sorprendenti. Non ci costa di più, anzi, col tempo ci farà risparmiare perché non avremo bisogno di fare affidamento su risorse esterne. Il nostro metodo di rotazione e raccolta fa si che le colture siano autoregolanti".

Un vantaggio chiave del sistema a strisce utilizzato per questo progetto - assieme all'uso di banchi e siepi per dividere i campi - è che devia il vento proveniente dalla costa, proteggendo così i raccolti e permettendo alla fauna selvatica in via di ritorno di nutrirsi in un microclima protetto. Impedisce inoltre che l'umidità venga trascinata via, trattenendola invece nei campi.

Mark Hipkin, il ranger del National Trust, ha dichiarato: "La combinazione tra la scelta delle colture e l'agricoltura da campo ha creato un paradiso per gli impollinatori. Il clima è stato sicuramente a nostro favore quest'anno perché abbiamo avuto un raccolto molto produttivo."

Per aiutare a incoraggiare la fauna selvatica, la squadra lascia attivamente ad essa parte del raccolto. I restanti semi di girasole, ad esempio, nutriranno gli uccelli svernanti sulla costa. "Quello che abbiamo effettivamente creato è questo incredibile tavolo da pranzo gigante per uccelli", ha aggiunto Hipkin.

Fonte: https://www.positive.news/environment/return-to-strip-field-farming-creates-wildlife-haven/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Tue, 09 Oct 2018 08:40:33 +0000
Agricoltura, ministri Ue approvano testo per fermare le pratiche sleali della Gdo http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3288-agricoltura-ministri-ue-approvano-testo-per-fermare-le-pratiche-sleali-della-gdo http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3288-agricoltura-ministri-ue-approvano-testo-per-fermare-le-pratiche-sleali-della-gdo

UE VS GDOI ministri dell’agricoltura europea hanno approvato misure per porre fine alle pratiche commerciali sleali (Utp), nei confronti di produttori e agricoltori. I membri della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (Agri), hanno infatti votato lo scorso 3 ottobre a favore della bozza di relazione che dovrà essere discussa tra poche settimane al parlamento Ue.

di Leonardo Masnata

Stop a ritardi nei pagamenti

Come riporta FoodNavigator, il testo mira a porre fine ai pagamenti in ritardo e alla cancellazione degli ordini con breve preavviso da parte delle Gdo nei confronti dei fornitori,  nonché ad ampliare l’ambito di applicazione della legge per includere tutti i soggetti dell’industria alimentare, non solo piccoli e medi -imprese di dimensioni (PMI) e grandi acquirenti. Le nuove norme vietano pagamenti effettuati oltre 30 giorni per prodotti agricoli e alimentari deperibili e oltre 60 giorni per prodotti non deperibili. Viene conteggiato dall’ultimo giorno del mese in cui è stata ricevuta la fattura o il giorno di consegna concordato. Il testo approvato dai ministri dell’agricoltura Ue vieta le cancellazioni unilaterali degli ordini per prodotti deperibili a meno di 60 giorni dalla data di consegna concordata.

Stop al sottocosto sulle spalle dei fornitori

Secondo il testo, i termini di qualsiasi contratto di fornitura non devono derivare dalla dipendenza economica del fornitore dal compratore e, se non preventivamente concordato, gli acquirenti non dovrebbero vendere prodotti al di sotto del prezzo di acquisto (vendite sottocosto) per poi chiedere al fornitore di colmare il divario. Tra le pratiche utilizzate dalla Gdo per abbattere i prezzi a danno dei prodotti ci sono le aste online a doppio ribasso, come più volte raccontato dal Salvagente. La relazione andrà ora prima di una sessione plenaria completa con tutti i deputati al Parlamento europeo. De Castro ha invitato la Commissione e il Consiglio ad agire affinché possa entrare in vigore “entro la fine dell’anno”.

De Castro: garantire equità, cibo più sano e diritti sociali

Il relatore Paolo De Castro, (Pd) ex ministro dell’agricoltura italiana, ha dichiarato: “In questa battaglia di David contro Golia, stiamo armando i più deboli nella filiera alimentare per garantire equità, cibo più sano e diritti sociali. I piccoli produttori, i lavoratori, i consumatori, tutti noi, presto smetteremo di subire le conseguenze delle pratiche commerciali sleali imposte dai grandi attori della filiera alimentare”.

I produttori esultano

Il risultato è stato accolto con favore dai responsabili di sei organizzazioni industriali: il gruppo commerciale dei produttori FoodDrinkEurope, l’associazione del biologico IFOAM EU, la lobby dell’agricoltura Copa e Cogeca, il Consiglio europeo dei giovani agricoltori, CEJA, l’associazione europea dei marchi AIM e EFFAT, la Federazione europea dei prodotti alimentari , Sindacati per il commercio agricolo e turistico.

La grande distribuzione: “caccia alle streghe”

Eurocommerce, l’associazione che rappresenta i rivenditori europei, ha tuttavia affermato che gli emendamenti al progetto di regolamento non farebbero nulla per equità nella catena di approvvigionamento. “Imponendo maggiori restrizioni ai dettaglianti e la loro capacità di fornire servizi, renderà più difficile per i rivenditori negoziare i prezzi migliori che trasmettono ai consumatori, in particolare quando negoziano con grandi fornitori. “Gli agricoltori non guadagneranno nulla dalla legislazione che consente alle grandi marche multinazionali di imporre prezzi più alti a rivenditori e consumatori”. Il dg di Eurocommerce, Verschueren, ha dichiarato che l’attuale direttiva finirebbe per rendere ancora più forti gli attori più forti del mercato e anche i player più deboli – agricoltori, PMI e consumatori – ancora più deboli: “Una caccia alle streghe nei confronti del commercio al dettaglio e all’ingrosso per riempire le tasche degli azionisti multinazionali e non fare nulla per gli agricoltori non è sicuramente ciò che dovrebbe essere questa direttiva”.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/10/04/agricoltura-ministri-ue-approvano-testo-per-fermare-le-pratiche-sleali-della-gdo/41466/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Fri, 05 Oct 2018 07:23:16 +0000